Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, negoziati falliti. Trump: "Da lunedì blocco di tutti i porti iraniani"

©Ansa

L'esercito statunitense poi precisa che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani. Il presidente Usa: "Torneranno e ci daranno tutto ciò che vogliamo. Teheran non avrà mai l'arma nucleare. La Gran Bretagna e un paio di altri Paesi stanno inviando dei dragamine". Ma Londra si sfila. Pezeshkian: "Se gli Usa mostrano rispetto troveremo un accordo". Il premier pakistano: "Colloqui in stallo, non ancora falliti"

in evidenza

L'annuncio di Vance arriva da Islamabad nel pieno della notte e gela il mondo: 'Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l'Iran'. Secondo il vicepresidente americano, già partito dal Pakistan, 'non c'è la promessa da parte dell'Iran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare'. Secondo Teheran, invece, 'i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa'. Ma, aggiunge, 'nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati'. Il Pakistan chiede a Washington e Teheran di rispettare comunque il cessate il fuoco. Hormuz, Libano, nucleare, sanzioni, asset congelati e riparazioni di guerra: questi i principali scogli che hanno impedito un accordo. Due navi da guerra americane nello Stretto di Hormuz, ma l'Iran smentisce gli Usa. I Pasdaran: 'Agiremo severamente con le navi militari che transitano a Hormuz'. Grido del Papa: 'Basta morte in nome di Dio'.

Gli approfondimenti:

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Wall Street Journal: "Nuovo giro negoziati con Usa possibile a giorni"

Nonostante la dura retorica adottata da entrambe le parti, i contatti diplomatici tra Usa e Iran non si sono affatto interrotti e un nuovo giro di negoziati potrebbe svolgersi gia' tra pochi giorni. E' quanto riferiscono fonti ben informate al Wall Street Journal. Secondo il quotidiano Usa, i Paesi del Golfo stanno premendo sia su Washington che su Teheran perche' riprendano le trattative ed estendano il cessate il fuoco di due settimane

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Usa autorizzeranno passaggio di Hormuz da e per porti non iraniani

Dopo aver annunciato il blocco dei porti iraniani da domani, il Comando centrale americano ha precisato che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani. 

Usa annunciano il blocco di tutti i porti iraniani

Gli Stati Uniti hanno annunciato il blocco di tutti i porti iraniani da domani alle 16 ora italiana. Il Comando Centrale americano ha annunciato che da domani alle 10, le 16 italiane, su ordine di Donald Trump "sarà applicato in modo imparziale un blocco nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano nei porti e nelle aree costiere iraniane o ne escono, inclusi tutti i porti iraniani situati nel Golfo Arabico e nel Golfo dell'Oman". 

Netanyahu: "Se non avessimo attaccato due volte, Iran avrebbe l'arma nucleare"

Israele ha deciso di entrare in guerra con l'Iran a febbraio perché il paese "era molto vicino a dotarsi di un'arma nucleare" e ad acquisire la capacità di produrre migliaia di missili. A dichiararalo è stato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una dichiarazione video. Se Israele non avesse attaccato l'Iran due volte nell'ultimo anno, ha affermato, la Repubblica Islamica "avrebbe già avuto un'arma nucleare". Il premier ha affermato che il suo paese era in possesso di informazioni di intelligence lo scorso anno secondo cui l'Iran si stava preparando a trasformare il suo uranio arricchito in un'arma nucleare. "Nel momento stesso in cui abbiamo ricevuto queste informazioni, siamo entrati in azione".

Netanyahu: "Sotto la mia guida continueremo a combattere l'Iran e i suoi alleati"

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele resta determinato a continuare a combattere l'Iran, nonostante i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran. "Israele sotto la mia guida continuerà a combattere il regime terroristico iraniano e i suoi alleati, a differenza di Erdogan che li asseconda e ha massacrato i suoi stessi cittadini curdi", ha scritto Netanyahu sui social media. Israele non è presente ai colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. 

Netanyahu: "Con Beirut vogliamo accordo di pace che duri per generazioni"

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il suo Paese desidera un accordo di pace con il Libano "che duri per generazioni", a pochi giorni dall'inizio dei colloqui previsti a Washington tra Israele e Beirut. "Il Libano si è rivolto a noi per avviare negoziati diretti... Ho posto due condizioni: vogliamo il disarmo di Hezbollah e vogliamo un vero accordo di pace che duri per generazioni", ha affermato in un discorso televisivo.

A Londra oltre 200 arresti durante manifestazione di sostegno a Palestine Action

Oltre 200 manifestanti sono stati arrestati  nel centro di Londra durante una manifestazione per chiedere la revoca del divieto del gruppo Palestine Action. In un messaggio su X, la polizia della capitale britannica ha dichiarato di aver effettuato 212 arresti di persone di età compresa tra i 27 e gli 82 anni. Tra le 300 e le 400 persone si erano riunite a mezzogiorno a Trafalgar Square per una manifestazione silenziosa, una sorta di sit-in pacifico, durante la quale molti esponevano il cartello proibito: "Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action". Palestine Action è impegnata in una battaglia legale contro il governo laburista di Keir Starmer, che l’ha vietata lo scorso luglio dopo atti di vandalismo compiuti dai suoi attivisti, in particolare su una base dell’aeronautica militare. A febbraio, la giustizia britannica ha ritenuto che questo divieto fosse "sproporzionato" ma il governo ha presentato ricorso e la misura resta quindi in vigore in attesa dell’esame dell’appello. Il gruppo denuncia la guerra nella Striscia di Gaza, iniziata dopo l’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023.

Guerra in Iran e chiusura di Hormuz, perché il prezzo della benzina corre anche negli Usa?

Gli Stati Uniti sono produttori di petrolio e dipendono meno di altri dallo Stretto di Hormuz, ma la situazione internazionale sta spingendo verso l’alto il costo del rifornimento alla pompa: anche di questo si è parlato nell’ultima puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24

Guerra in Iran, perché il prezzo della benzina corre anche negli Usa?

Guerra in Iran, perché il prezzo della benzina corre anche negli Usa?

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Ft: “Aeroporti Ue a rischio carburante se Stretto Hormuz non riapre entro tre settimane”

Il Financial Times, che ha visionato una lettere inviata dall'associazione Aci Europe al commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, riporta che gli scali europei rischiano una carenza "sistemica" di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane. Le riserve di carburante per aerei si stanno esaurendo mentre "l'impatto delle attività militari" sta mettendo ulteriormente a dura prova le forniture

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

Aeroporti Ue a rischio carburante se Hormuz non riapre in 3 settimane

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Capo Marina: ridicole minacce Trump su Stretto Hormuz

Il capo della marina iraniana, Shahram Irani, ha definito "ridicola" la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di bloccare lo Stretto di Hormuz, dopo il fallimento dei negoziati tra i due Paesi in Pakistan. "I coraggiosi uomini della marina della Repubblica Islamica dell'Iran stanno monitorando e controllando tutti i movimenti dell'aggressiva forza militare statunitense nella regione", ha affermato l'alto ufficiale in dichiarazioni trasmesse dalla televisione di Stato, "le minacce del presidente americano di bloccare l'Iran via mare sono assolutamente ridicole e risibili".

Ipotesi pedaggio Stretto Hormuz, cosa dice diritto internazionale e i costi per l'Italia

Lo Stretto di Hormuz è al centro di una sfida al diritto internazionale della navigazione, con l’Iran che, progressivamente, lo sta trasformando in una leva di pressione. L’8 aprile gli Stati Uniti e Teheran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane. Il presidente americano Donald Trump ha precisato subito che lo stop sarebbe valso a condizione che l'Iran acconsentisse "all'apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz". Di fatto, però, la riapertura del canale non è stata immediata e, in questi primi giorni, solo poche navi sono riuscite effettivamente a superare lo Stretto. "L'Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio. Questo non è l'accordo che abbiamo", ha attaccato Trump il 10 aprile, dal sul suo social Truth.

Ipotesi pedaggio Stretto Hormuz, cosa dice il diritto internazionale?

Ipotesi pedaggio Stretto Hormuz, cosa dice il diritto internazionale?

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Ex capo della Cia Brennan: "Trump è pericoloso, deve essere rimosso"

L'ex direttore della Cia, John Brennan, si è unito al coro sempre più nutrito di voci che chiedono la cacciata di Donald Trump sostenendo che sia inadatto al suo incarico e argomentando che il 25esimo emendamento della Costituzione, che disciplina la rimozione involontaria dalla carica, sia stato "scritto pensando proprio a lui". Brennan, che ha guidato l'agenzia di spionaggio durante la presidenza di Barack Obama, ha dichiarato in un'intervista che le recenti affermazioni del tycoon sulla distruzione della civiltà iraniana, nonché il pericolo che egli rappresenta per così tante vite, giustificano la sua rimozione dallo Studio Ovale. "Questa persona è chiaramente fuori di sé", ha affermato.

Media: "Idf si prepara alla ripresa del conflitto con l'Iran, alzata l'allerta"

Tutte e tre le principali emittenti televisive ebraiche riportano che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) si stanno preparando alla ripresa del conflitto con l'Iran, in seguito al fallimento dei colloqui tra Washington e Teheran. Ynet ha riportato che il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha ordinato all'esercito di passare a uno "stato di massima prontezza" e di prepararsi a una ripresa delle ostilità con l'Iran. Channel 12 riporta questa sera, senza citare alcuna fonte, che l'esercito non solo si sta preparando a un rinnovato conflitto con l'Iran, ma si sta anche preparando a un potenziale attacco a sorpresa iraniano contro Israele. Nel frattempo, l'emittente pubblica Kan cita un "alto funzionario della difesa" secondo il quale "Israele è interessato a riprendere la guerra contro l'Iran", poiché il conflitto si è concluso "troppo presto, senza che sia stata esercitata una pressione sufficiente sull'Iran in merito alla questione nucleare e ai missili balistici". Anche Channel 13 riporta che il livello di allerta dell'Idf è stato innalzato "significativamente" e che Zamir ha incaricato i militari "di prepararsi a una ripresa immediata dei combattimenti e ha ordinato l'avvio delle procedure di prontezza al combattimento". L'Idf non ha commentato le notizie.

Premier Libano: "Lavoriamo al ritiro delle forze israeliane"

Il premier libanese Nawaf Salam ha dichiarato di essere al lavoro per porre fine alla guerra tra Israele e Hezbollah e per garantire il ritiro delle forze israeliane, dopo la visita del premier israeliano Benyamin Netanyahu alle truppe nel sud del Libano. Continueremo a lavorare per porre fine a questa guerra, per garantire il ritiro israeliano da tutte le nostre terre, il ritorno di tutti i prigionieri, la ricostruzione dei nostri villaggi e città distrutti e il ritorno in sicurezza degli sfollati", ha affermato Salam in un discorso alla vigilia dell'anniversario dell'inizio della guerra civile libanese (1975-1990). "Continuiamo i nostri sforzi per negoziare la fine della guerra", ha aggiunto nel discorso televisivo in vista dei colloqui previsti martedì a Washington tra funzionari libanesi, israeliani e statunitensi.

Premier Libano: "Al lavoro per stop guerra Israele contro Hezbollah"

Il Premier del Libano Nawaf Salam ha reso noto di essere al lavoro per cercare di fermare la guerra di Israele contro Hezbollah per arrivare al ritiro delle forze israeliane, dopo che il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, dal sud del Libano, ha detto invece che la guerra prosegue. "Continueremo a lavorare per fermare questa guerra, arrivare al ritiro delle forze israeliane dalle nostre terre, al ritorno di tutti i prigionieri, per la ricostruzione dei villaggi e delle città distrutte e il ritorno degli sfollati", ha dichiarato. "Stiamo proseguendo i nostri sforzi per negoziare la fine della guerra", ha aggiunto, in anticipo sui negoziati di martedì a Washington con Israele e gli Stati Uniti. 

Ghalibaf: "Non cediamo alle minacce"

L'Iran non cede alle minacce degli Stati Uniti e di Donald Trump, che ha ordinato il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, al suo ritorno a Teheran dopo aver guidato i negoziati a Islamabad: "Se combattono, combatteremo, e se si presentano con la logica, useremo la logica. Non ci piegheremo ad alcuna minaccia, che mettano di nuovo alla prova la nostra volontà in modo che possiamo dare loro una lezione più grande".

Libano, carri armati Idf speronano mezzi di Unifil: nessun ferito

Due episodi sono stati segnalati dalle forze Onu su X. "I soldati", si legge, "avevano bloccato una strada a Bayada utilizzata per accedere alle posizioni di Unifil". Secondo Ansa sarebbero veicoli italiani.

Libano, carri armati Idf speronano mezzi di Unifil: nessun ferito

Libano, carri armati Idf speronano mezzi di Unifil: nessun ferito

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Guerra Iran, la partita di Hormuz tra blocco navale e sminamento

Media: "Gb non sarà coinvolto nel blocco dello stretto di Hormuz"

Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz. Lo riporta Sky News Uk citando un portavoce del governo. "Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita in patria. Lo Stretto di Hormuz non deve essere soggetto a pedaggi", ha detto il portavoce. "Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per formare un'ampia coalizione a tutela della libertà di navigazione". Trump aveva  dichiarato che Londra avrebbe inviato dragamine per contribuire alle operazioni di bonifica dello stretto.

Pasdaran: "Avvicinamento navi militari a Hormuz viola cessate fuoco"

L'avvicinamento di navi militari allo Stretto di Hormuz sarà vista come "una violazione del cessate il fuoco". Lo si legge in un comunicato della marina del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica (Pasdaran), il quale dichiara che, "contrariamente alle false affermazioni di alcuni funzionari nemici, lo stretto di Hormuz è sotto controllo e gestione intelligente, aperto al passaggio innocuo di navi non militari in conformità con regolamenti specifici". Qualsiasi nave militare "che tenti di avvicinarsi allo stretto di Hormuz con qualsiasi pretesto o scusa sarà considerata una violazione del cessate il fuoco e sarà trattata con durezza e decisione", si legge nel testo, rilanciato dal Guardian.

Carri armati Idf speronano mezzi di Unifil, nessun ferito

In due occasioni oggi, soldati delle Forze di difesa israeliane hanno speronato veicoli  dell'Unifil con un carro armato Merkava, in un caso causando danni significativi. I soldati avevano bloccato una strada a Bayada utilizzata per accedere alle posizioni dell'Unifil. Lo si apprende da fonti informate, secondo cui non ci sarebbero feriti. 

Teheran: 3.375 morti nella guerra con Israele e gli Usa

Le autorità hanno annunciato domenica la morte di 3.375 persone durante i 39 giorni di bombardamenti israeliani e americani sul Paese, tra cui 383 bambini, secondo quanto riportato da Abbas Masyedi, capo dell'Organizzazione di Medicina Legale iraniana. "Sonostati identificati i resti di 3.375 persone e la loro identità è stata determinata utilizzando metodi scientifici e specializzati dall'Organizzazione di Medicina Legale", ha dichiarato Masyedi, secondo l'agenzia di stampa Irna.

Iran-Usa, nuovi negoziati o ripresa della guerra? Cosa succede ora

Dopo che gli Usa non hanno raggiunto un accordo con l'Iran durante la sessione di negoziati in Pakistan, a cui ha partecipato il vicepresidente JD Vance, si aprono diversi scenari. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, uno dei punti su cui non si è trovata l’intesa è quello del programma nucleare iraniano: "Non c'è la promessa da parte di Teheran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare", ha spiegato lo stesso Vance. Secondo Teheran, invece, "i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa". Ma nelle discussioni hanno pesato anche la situazione dello Stretto di Hormuz, degli attacchi israeliani Libano, delle sanzioni e degli asset congelati. Immediata la reazione del presidente Trump: ha annunciato su Truth il blocco "con effetto immediato" di tutte le navi da e per lo Stretto di Hormuz. Non solo: "Altri Paesi saranno coinvolti nel blocco navale", ha annunciato.

Iran-Usa, nuovi negoziati o ripresa della guerra? Cosa succede ora

Iran-Usa, nuovi negoziati o ripresa della guerra? Cosa succede ora

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Premier Pakistan: "I negoziati non sono morti, c'è uno stallo"

"I colloqui non sono falliti. Siamo in una fase di stallo". Lo ha dichiarato il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, che ha ospitato i negoziati di ieri a Islamabad, intervenendo al programma 'Face the Nation' della Cbs. Lo riporta il New York Times nel suo liveblog sulla crisi iraniana.

Trump: "Desalinizzatori e ponti potenziali obiettivi"

Pur affermando che le infrastrutture militari iraniane sono state sostanzialmente "distrutte" nel corso di oltre 40 giorni di guerra con gli Stati Uniti, il presidente Usa Donald Trump ha detto che rimangono alcuni potenziali obiettivi per un'azione militare statunitense, tra cui gli impianti di desalinizzazione dell'acqua, la rete elettrica e i ponti del Paese. "Abbiamo praticamente spazzato via tutto il loro Paese", ha dichiarato il presidente a "Sunday Morning Futures With Maria Bartiromo" su Fox News. "L'unica cosa che resta davvero e' la loro acqua, e colpirla sarebbe davvero devastante", ha aggiunto. Il presidente ha anche affermato che il Paese possiede ancora "alcuni stabilimenti per la produzione di missili", aggiungendo poi: "Li conosciamo tutti". "Abbiamo ancora altre cose da fare", ha detto

Trump: "Torneranno a negoziare e avremo quel che vogliamo"

"Prevedo che torneranno e ci daranno tutto cio' che vogliamo", ha detto Donald Trump a "Sunday Morning Futures with Maria Bartiromo" su Fox News. "Voglio tutto Loro non hanno carte", ha aggiunto. Il presidente Usa ha inoltre difeso la sua minaccia della scorsa settimana, secondo cui "un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai piu' riportata in vita", affermando che è stata proprio quella dichiarazione a portare Teheran al tavolo dei negoziati. "Quando parlo di una civiltà, intendo dire che è davvero cambiata. Davvero. Ma pensateci. A loro è permesso dire: "Morte all'America. Morte a questo"", ha detto Trump. "E io faccio una sola affermazione. Loro dicono: "Oh, che grande cosa!". Quell'affermazione li ha portati al tavolo delle trattative e non l'hanno piu' abbandonato".

Trump: "Potrei eliminare impianti energia in un'ora"

Potrei eliminare l'Iran in un solo giorno", ha detto Trump a Fox News. "In un'ora potrei avere tutta la loro energia, tutto, ogni loro impianto, ogni loro centrale elettrica, che è una cosa enorme. E mi dispiace farlo, perche' se lo facessi, ci vorrebbero 10 anni per ricostruire, non sarebbero mai in grado di farlo. E un'altra cosa che distruggerei sono i ponti", ha detto nell'intervista a Maria Bartiromo.

Israele stima in 11,5 mld dlr costo guerra con Teheran

Secondo una prima stima del ministero delle Finanze di Israele, la guerra con l'Iran e' costata a Israele circa 35 miliardi di nuovi shekel (11,5 miliardi di dollari) in spese di bilancio; lo riferisce il Times of Israel. Il ministero delle Finanze afferma che la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha comportato elevati costi economici, tra cui una perdita di PIL e un aumento della spesa pubblica, alcuni dei quali saranno pienamente chiari solo in futuro. La maggior parte dei costi è costituita da circa 22 miliardi di shekel destinati alle spese per la difesa e militari delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), del ministero della Difesa, del Ministero della Sicurezza Nazionale e di altre organizzazioni di sicurezza. Tale importo è già stato incluso nel bilancio del ministero della Difesa nell'ambito del bilancio statale per il 2026, secondo quanto dichiarato dal ministero delle Finanze. Il costo totale dei piani di risarcimento del governo per i danni diretti causati dai missili, la perdita di produzione economica per le imprese e i congedi non retribuiti per i dipendenti e' stimato in 12 miliardi di NIS. Un ulteriore miliardo di NIS viene speso per costi civili, tra cui la gestione degli ospedali, la risposta alle emergenze e le spese del ministero degli Affari Sociali. "Il buon funzionamento del ministero delle Finanze e la gestione responsabile dell'economia del Paese sono stati fattori cruciali per il grande successo operativo", ha dichiarato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. "I dipendenti del ministero delle Finanze sono partner a pieno titolo nei grandi successi sul fronte e negli straordinari risultati ottenuti contro l'Iran"

Trump avverte la Cina: "Dazi al 50% se invierà armi all'Iran"

Donald Trump ha avvertito la Cina che imporrà dazi del 50% se invierà armi all'Iran. Si tratta del secondo avvertimento del tycoon in due giorni a Pechino.

Pasdaran minacciano: "Intrappoleremo i nemici nel vortice mortale di Hormuz"

Le Guardie iraniane minacciano di intrappolare i nemici nel "vortice mortale" di Hormuz.

Trump insiste: "Distruggeremo centrali elettriche Iran senza accordo"

Donald Trump ha ribadito la minaccia all'Iran di distruggere le infrastrutture energetiche dell'Iran in mancanza di un accordo. Lo ha detto in un'intervista a Fox News, la prima dopo il fallimento dei colloqui in Pakistan.

Trump: "Gb e un paio di Paesi invieranno dragamine a Hormuz"

La Gran Bretagna e un paio di altri paesi stanno inviando dei dragamine", nello stretto di Hormuz. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Fox News.

Media: "'Diplomazia frenetica' durante colloqui in Pakistan"

Nel corso dei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan è andata in scena una forma di "diplomazia frenetica", stando a quanto dichiarato all'emittente statunitense Cnn da una fonte pakistana. Entrambe le parti avrebbero espresso ottimismo e riconosciuto che la diplomazia è l'unica strada percorribile, ha aggiunto, sottolineando come nessuno dei due volesse tornare al 28 febbraio, il giorno in cui è scoppiata la guerra. Il capo dell'esercito pakistano, feldmaresciallo Asim Munir, è stato "molto coinvolto" nel guidare la mediazione, ha spiegato la fonte. I colloqui sono iniziati con l'arrivo della delegazione iraniana a Islamabad venerdì sera, la notte prima dei colloqui tenutisi sabato, ed è durata oltre 29 ore. Ufficialmente, i colloqui, poi rivelatisi inconcludenti, sono durati 21 ore in totale. La fonte ha riferito alla Cnn che entrambe le parti cercavano anche di "recitare per il proprio pubblico interno" e avvertito di diffidare dei "detrattori" nella regione e oltre che non volevano che i colloqui avessero successo. Nel complesso, il Pakistan si è assicurato che l'operazione fosse "ermeticamente sigillata" per garantire che nessuna informazione trapelasse e che ci fosse uno spazio equilibrato e sicuro per entrambe le parti.

Guerra Iran, Trump: "Blocco navale immediato da e per Hormuz"

Guerra Iran, Trump: 'Blocco navale immediato da e per Hormuz'

Guerra Iran, Trump: 'Blocco navale immediato da e per Hormuz'

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Media: "Iran schiera forze speciali della Marina sulla costa sud"

I media statali iraniani hanno affermato che il Paese ha schierato forze speciali della Marina lungo la sua costa meridionale, segnalando i preparativi per una potenziale invasione terrestre da parte delle forze statunitensi, dopo il fallimento dei colloqui di pace in Pakistan. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui l'agenzia di stampa statale iraniana Student News Network ha pubblicato immagini di soldati in mimetica schierati vicino a una costa sabbiosa per "contrastare qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese".

Trump: "Teheran non avrà mai l'arma nucleare"

Teheran non degve avere l'arma atomica; lo ribadisce il presidente Usa Donald Trump su Truth. Ricapitolando l'esito dei colloqui in Pakistan, Trump scrive che "l'Iran aveva promesso di riaprire lo Stretto di Hormuz, ma ha consapevolmente omesso di farlo. Ciò ha causato ansia, disagi e sofferenza a molte persone e Paesi in tutto il mondo.

Trump: "Altri Paesi coinvolti nel blocco navale dello stretto di Hormuz"

"Altri Paesi saranno coinvolti nel blocco navale dello stretto di Hormuz. Lo ha scritto Donald Trump su Truth senza precisare quali. "A un certo punto", ha continuato "giungeremo a una condizione in cui a tutti è consentito entrare e a tutti è consentito uscire. Tuttavia, l'Iran ha impedito che ciò accadesse". "Questa è un'estorsione a livello mondiale e i leader delle nazioni - in particolare quelli degli Stati Uniti - non si lasceranno mai estorcere", ha detto il presidente riferendosi alla minaccia di Teheran di aver piazzato mine nello stretto.

Trump: "Inizieremo a far saltare le mine nello stretto di Hormuz"

"Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto. Qualsiasi iraniano che spari contro di noi o contro imbarcazioni pacifiche verrà fatto saltare in aria!". Lo ha scritto Donald Trump su Truth.

Trump: "Usa fermeranno qualsiasi nave abbia pagato il pedaggio all'Iran"

"Ho ordinato alla nostra Marina di individuare e intercettare ogni imbarcazione nelle acque internazionali che abbia versato un pedaggio all'Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà libero transito in mare". Lo ha annunciato Donald Trump su Truth.

Trump annuncia: "Blocco navale immediato dello stretto di Hormuz"

Donald Trump ha annunciato su Truth il blocco "con effetto immediato" di tutte le navi da e per lo stretto di Hormzu dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan.

Trump: "Iraniani che apriranno il fuoco contro di noi saranno spediti all'inferno"

Il presidente americano Donald Trump è tornato a minacciare nuovamente l'Iran dopo il fallimento dei negoziati di Isamabad: "Chiunque aprirà il fuoco contro di noi sarà spediti all'inferno". Trump ha anche annunciato che le forze militirari statunitensi inizieranno a distruggere le mine piazzate nello Stretto di Hormuz e promesso un blocco navale con effetto immediato nella stessa area.

Trump

Putin a Pezeshkian: "Pronto a contribuire agli sforzi di pace"

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto all'omologo iraniano Masoud Pezeshkian di essere pronto a contribuire agli sforzi di mediazione per raggiungere la pace in Medio Oriente. Lo ha reso noto il Cremlino. "Vladimir Putin ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica al conflitto e a mediare gli sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura in Medio Oriente", ha affermato il Cremlino nel suo comunicato stampa sulla telefonata.

Ben Gvir al Monte del Tempio: "Mi sento il padrone di casa"

Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha pregato sul Monte del Tempio e in un video diffuso dal sito ha affermato: "Oggi mi sento il padrone di casa", aggiungendo "continuo a sollecitare il primo ministro a fare sempre di più. Dobbiamo andare ancora oltre, sempre più in alto". Lo scrive il Times of Israel. In base a un accordo consolidato, gli ebrei possono visitare il complesso, ma non pregarvi, poiché è amministrato dal Waqf giordano, un ente religioso musulmano. Ben Gvir rivendica da tempo il diritto di preghiera per gli ebrei sul sito e sue precedenti visite hanno suscitato aspre condanne nel mondo arabo.

Putin si offre per mediazione con Usa e Israele

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto al suo omologo iraniano Masoud Pezeshkian di essere pronto a contribuire agli sforzi di mediazione per raggiungere la pace in Medio Oriente, ha fatto sapere il Cremlino. "Vladimir Putin ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica al conflitto e a mediare gli sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura in Medio Oriente", ha affermato il Cremlino nel comunicato stampa relativo alla telefonata.

Cottarelli: "Il Patto di Stabilità non va sospeso"

"Il ministro Giorgetti ha fatto bene a sollevare la questione, però giustamente la Commissione europea ha detto che adesso questa necessita' non c'è. Non si può paragonare questa crisi a quella dovuta al Covid. Sono due situazioni di proporzioni completamente diverse: nel 2020 il Pil italiano è caduto del 9%, ora si parla di una revisione della crescita dell'Italia di qualche decimale per quest'anno". A parlare è l'economista Carlo Cottarelli intervistato da 'La Stampa' anche in merito alla proposta italiana di sospendere il patto di stabilita' Ue per mitigare i contraccolpi della guerra in Medio Oriente. Cosa si potrebbe fare a livello Ue? Secondo Cottarelli: "La Banca centrale europea dovrebbe evitare di aumentare i tassi di interesse anche se l'inflazione cresce leggermente, perchè si tratta di uno choc dell'offerta che non è dovuto alla domanda. I tasso solitamente si aumentano per frenare la domanda". Quanto all'ipotesi di tassazione degli extra profitti delle aziende energetiche, Cottarelli commenta: "A me in generale la tassazione degli extra profitti non piace, perche' il sistema fiscale deve essere chiaro, trasparente, senza sorprese. Poi ci sono delle eccezioni, come gli eventi bellici. Però al momento non siamo in una situazione estrema". Mentre sulla possibilità che non ci siano ancora i margini per uscire dalla procedura di infrazione Ue visto il deficit poco sopra il 3%, l'economista analizza con 'La Stampa': "Bisognerebbe scendere al 2,99%, non è impossibile, anche se parecchio difficile. Comunque, non sarebbe un trauma se restassimo in procedura per deficit eccessivo per un importo così modesto".

Iran: Vicepresidente Aref: "Risarcimenti di guerra e controllo Hormuz sono diritti"

Le principali richieste avanzate da Teheran in sede di negoziato a Islamabad includono le riparazioni di guerra e il controllo dello Stretto di Hormuz. Ad affermarlo, sui social, è stato il primo vicepresidente iraniano, Reza Aref. Avere "l'autorità sullo Stretto di Hormuz" e perseguire un risarcimento per i danni causati dagli attacchi statunitensi e israeliani sono "diritti del popolo [iraniano]". "Questo è il nostro fermo impegno per un Iran forte", ha concluso.

Ex min Esteri: "Usa imparino, non possono dettarci condizioni"

L'ex ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha dichiarato via social che i colloqui in Pakistan tra Stati Uniti e Iran sono falliti perché Teheran non accetterà condizioni dettate da Washington, e che gli Usa "devono imparare" questo, aggiungendo che al momento "non è troppo tardi" per farlo. "Volete sapere perché i negoziati non hanno avuto successo?", ha scritto, citando la dichiarazione del vicepresidente Usa JD Vance secondo cui l'Iran ha "scelto di non accettare i nostri termini". "Esatto. Nessun negoziato, almeno con l'Iran, avrà successo sulla base di 'i nostri/i vostri termini'. Gli Usa devono imparare: non si possono dettare condizioni all'Iran. Non è troppo tardi per impararlo. Per ora. Zarif è stato ministro degli Esteri tra il 2013 e il 2021 nel governo del presidente Hassan Rouhani, percepito come relativamente moderato, in carica quando gli Usa raggiunsero l'accordo sul nucleare con l'Iran nel 2015 sotto Barack Obama. Donald Trump uscì dall'accordo tre anni dopo, sostenendo che l'Iran stesse sviluppando un programma nucleare.

Hormuz, in settimana vertice "volenterosi" coordinato da Uk

Iran, i nodi irrisolti nella trattativa con gli Usa

Nyt: "Ora per Trump dilemma tra lunghe trattative, guerra e lotta per Hormuz"

Il fallimento del primo round negoziale tra Usa e Iran "non è stato una sorpresa" e questo esito mette l'amministrazione Trump di fronte a diverse opzioni poco allettanti: una lunga negoziazione con Teheran sul futuro del suo programma nucleare, oppure la ripresa di una guerra che ha già causato la più grande crisi energetica dei tempi moderni, e la prospettiva di una lunga lotta per il controllo dello Stretto di Hormuz". Lo scrive il New York Times, che ricorda come la principale leva a disposizione di Trump ora sia la minaccia di una ripresa delle operazioni militari su larga scala, in vista della fine del fragile cessate il fuoco il 21 aprile. Ma per il media americano questa non è una scelta "politicamente praticabile per Trump, e gli iraniani lo sanno". Trump, ricorda il Nyt, ha dichiarato il cessate il fuoco la scorsa settimana in gran parte per arginare le conseguenze della perdita del 20% delle riserve petrolifere mondiali, che stava facendo impennare il prezzo dei carburanti e creando carenze di fertilizzanti e, tra le altre materie prime essenziali, di elio per la produzione di semiconduttori. I mercati avevano riguadagnato terreno sulla prospettiva di un accordo e se la guerra dovesse riprendere, molto probabilmente crollerebbero, e l'inflazione Usa, già al 3,3%, aumenterebbe inevitabilmente. "Resta quindi la questione più urgente: la riapertura dello Stretto di Hormuz. Gli iraniani, nella loro descrizione dell'incontro, l'hanno posta al primo posto tra i temi discussi", sottolinea il media.

Media: "Dopo fine colloqui Teheran rimarca di avere il controllo su Hormuz"

Diversi alti funzionari iraniani hanno sottolineato che Teheran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz dopo la conclusione senza accordo dei colloqui a Islamabad, presentando il nodo su questo passaggio marittimo come una conseguenza centrale del conflitto. Lo mette in evidenza Iran International. "Oggi la chiave dello Stretto di Hormuz è nelle nostre mani", ha scritto su X Ali Akbar Velayati, consigliere dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, uccisa in raid di Usa e Israele all'inizio dell'attuale conflitto. "Dalla forza nello Stretto di Hormuz alla ricerca di risarcimenti, restiamo fermi sui diritti del popolo", ha scritto su X il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref. "L'unico vantaggio della Repubblica Islamica da questa guerra è lo Stretto di Hormuz. Ecco perché né la squadra negoziale né il parlamento hanno ceduto sulla supervisione e sul controllo iraniano di questo stretto", ha affermato il parlamentare Mohammad Taqi Naghdali.

Tajani: "Come detto dal Papa Leone 'basta guerre'"

Speriamo che si possa riaprire Hormuz. Continuiamo a sostenere anche i Paesi dell'area del Golfo che sono attaccati dall'Iran e speriamo che si possa raggiungere un accordo. Mi associo alle parole di papa Leone: basta guerra in quell'area, lavoriamo concretamente". Cosi' il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con la stampa a margine della cerimonia di apertura del Vinitaly a Verona. "Ho parlato l'altro giorno con il Ministro degli Esteri egiziano, la presidente del Consiglio ha parlato con il presidente al Sisi. L'Egitto può svolgere un ruolo importante, quindi continuiamo a lavorare per tessere una tela diplomatica che deve essere alternativa alla guerra" ha poi aggiunto ricordando come "l'Italia voglia essere protagonista della costruzione di pace in tutta area del Medioriente".

Libano, Tajani: "Aoun è garanzia per intera area Medio Oriente"

"Sosteniamo il presidente Aoun, che è un amico dell'Italia. Domani sarò a Beirut, per una serie di incontri compreso il presidente Aoun, per dimostrare quanto l'Italia voglia essere protagonista della costruzione di pace in tutta l'area del Medio Oriente, garantendo anche la stabilità e l'incolumità della popolazione civile libanese che non è Hezbollah". L'ha detto il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani parlando a margine dell'inauguraizone del Vinitaly di Verona. Aoun, ha poi aggiunto il vicepremier, "rappresenta una garanzia per tutti quanti nell'area del Medio Oriente".

Papa: obbligo morale proteggere popolazione civile in Libano

Starmer sente sultano Oman: "Evitare ulteriore escalation"

Il premier britannico Keir Starmer e il Sultano Haitham bin Tariq dell'Oman hanno discusso del fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad e hanno sottolineato la necessità di evitare un'ulteriore escalation. lo ha riferito Downing Street, sottolineando che i due leader hanno "esortato entrambe le parti a trovare una soluzione". "È fondamentale che il cessate il fuoco continui e che tutte le parti evitino qualsiasi ulteriore escalation, hanno concordato i leader", ha affermato la portavoce Sophie Clare in un comunicato stampa. Starmer ha dichiarato che i partner internazionali continuano a lavorare per ripristinare il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.

Tajani: "Liberare Hormuz nodo fondamentale per nostra economia"

"La questione del dialogo tra Iran e Stati Uniti ci preoccupa e il nostro appello è che si possa riprendere un'altra tornata per cercare di sbloccare la situazione, continuare con il cessate il fuoco e liberare Hormuz, quello è il nodo fondamentale anche per la nostra economia". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine di Vinitaly, a proposito del fallimento del primo round negoziale in Pakistan.

Tajani: "Molto preoccupato per andamento colloqui con Usa, sarò a Beirut per dare segnale"

"Io sono molto preoccupato per l'andamento dei colloqui tra Iran e Usa, speriamo vadano meglio quelli tra Israele e Libano, domani .... Sarò a Beirut per dare un segnale di grande attenzione a questo paese che sta soffrendo e dove l'Italia è presente con i suoi militari e dove c'era una vita economicamente florida in passato". Lo dice il ministro degli Esteri antonio Tajani intervenendo al Vinitaly.

Il Papa: "In Libano obbligo morale di proteggere la popolazione civile"

"Non venga meno l'attenzione della comunità internazionale verso il dramma della guerra" in Ucraina. "Anche all'amato popolo libanese sono più che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza, il principio di umanità inscritto nella coscienza di ogni persona è riconosciuto nelle leggi internazionali" e "comporta l'obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra, faccio appello alle parti in conflitto a cessare il fuoco e a ricercare con urgenza una soluzione pacifica". Sono gli appelli lanciati da papa Leone al Regina Caeli da piazza San Pietro.

Urso: "Europa valuti sospensione patto stabilità"

"Certamente è opportuno valutare insieme la sospensione del patto di stabilità e altri interventi emergenziali a cui l'Europa non può sottrarsi". L'ha detto il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parlando con i giornalisti a margine del Vinitay di Verona. "Il perdurare del blocco di Hormuz - ha aggiunto - non riguarda solo i prodotti energetici ma anche alcune materie prime fondamentali per i fertilizzanti e quindi nel settore agricolo, o per la microelettronica: il Qatar per esempio è uno dei più grandi produttori al mondo di elio e noi importiamo l'elio soprattutto dal Qatar".

Urso: "Se profitti ingiustificati tasseremo extraprofitti compagnie petrolifere"

“Pronti a intervenire e ove si verificassero profitti ingiustificati si interverrà come abbiamo fatto nel settore energetico con il decreto bollette ed e’ quanto ho detto con chiarezza  e determinazione alle compagnie aeree che ho riunito giovedì pomeriggio anche alla luce di quanto il presidente del Consiglio aveva già’ detto in Parlamento ove si verificassero profitti ingiustificati”. È quanto ha detto il ministro delle Imprese e del Made n Italy Adolfo Urso all’apertura di Vinitaly.

Urso: "Rischio recessione per Europa se continua blocco"

Se dovesse perdurare il blocco dello stretto di Hormuz o si dovesse estendere a un blocco navale nell'intera area, comprendete tutti che le conseguenze per l'economia globale, per l'economia europea e quindi italiana, potrebbero essere più gravi del previsto e potrebbero portare anche a una recessione nel nostro continente". L'ha detto il ministro delle Imprese e dal Made in Italy Adolfo Urso parlando a margine della sua visita al Vinitaly di Verona.

Urso: "Molto preoccupati per fallimento negoziati"

"Purtroppo le notizie che giungono sulla conclusione negativa del primo round negoziale in Pakistan ci inducono a essere molto preoccupati su quello che potrà accadere nelle prossime ore nei prossimi giorni. Ancorchè si sia annunciato che proseguiranno le trattative occorre capire cosa accadrà sui mercati internazionali certamente per quanto riguarda i prodotti energetici e non solo visto il blocco che perdura sullo stretto di Hormuz". L'ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a margine della sua visita a Verona al Vinitaly.

Vance: "Durante la trattativa costantemente in contatto con Trump"

l vicepresidente americano J.D. Vance ha dichiarato di aver parlato "costantemente" con il presidente Donald Trump durante i colloqui trilaterali con l'Iran in Pakistan. "Ovviamente, abbiamo parlato con il presidente in modo costante. Non so quante volte gli abbiamo parlato, una mezza dozzina, una dozzina nelle ultime 21 ore", ha detto Vance ai giornalisti nella conferenza tenuta prima di lasciare Islamabad. Lo scrive la Cnn. Vance ha aggiunto di aver parlato anche con altri alti funzionari statunitensi durante i negoziati, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il Segretario al Tesoro Scott Bessent e l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti. "Siamo stati in costante contatto con il team perché stavamo negoziando in buona fede", ha concluso Vance.

Ghalibaf ringrazia Pakistan per ruolo in negoziati

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Ghalibaf, alla guida delle delegazione per i colloqui a Islamabad, che si sono conclusi nella notte senza successo, ha ringraziato il Pakistan per il suo ruolo di mediazione. "Sono grato per gli sforzi del Paese amico e fratello Pakistan nel facilitare il processo di questi negoziati", ha scritto su X.

Ghalibaf: "Usa incapaci di guadagnare nostra fiducia"

Gli Stati Uniti non sono stati in grado di guadagnare la fiducia della delegazione iraniana durante i negoziati a Islamabad. Lo ha affermato su X il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, alla guida del team inviato in Pakistan, dopo il fallimento dei colloqui. Prima dei negoziati ho sottolineato che noi abbiamo la buona fede e la volontà necessarie, ma a causa delle esperienze delle due guerre precedenti, non abbiamo fiducia nella controparte", ha sottolineato Ghalibaf nel post. "I miei colleghi nella delegazione iraniana - ha aggiunto - hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati".

Ex ministro Iran: "Colloqui falliti perché gli Usa hanno imposto le loro condizioni'

"Volete sapere perché i negoziati non hanno avuto successo?", ha chiesto l'ex ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, dopo il fallimento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad. "Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni... Bingo. Nessun negoziato - almeno con l'Iran - avrà successo alle nostre/vostre condizioni". "Gli Stati Uniti devono imparare: non si possono dettare le condizioni all'Iran. Non è troppo tardi per impararlo. Ancora", ha aggiunto.

Media: "Ben-Gvir si reca su Spianata Moschee e prega"

Il ministro per la Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir si è recato sulla Spianata delle Moschee, il Monte del Tempio per gli ebrei, a Gerusalemme e ha pregato. Lo ha riferito il Times of Israel, citando filmati pubblicati dai media arabi. Si tratta di una violazione dello status quo del sito religioso che permette l'accesso a fedeli non musulmani ma vieta loro di pregare. Da tempo Ben-Gvir chiede il riconoscimento del diritto di preghiera per gli ebrei e le sue ricorrenti visite hanno suscitato aspre condanne in tutto il mondo arabo-musulmano.

In due settimane 1,3 miliardi di dollari di danni climatici da guerra in Iran

Soltanto nelle prime due settimane, la guerra in Iran ha inquinato come un milione di automobili a benzina e provocato danni climatici superiori a 1,3 miliardi di dollari. So i dati emersi da un'analisi della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute. Tra il 28 febbraio e il 14 marzo, sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (CO2): più di quante ne produca l'Islanda in un intero anno. Se la crisi in Medio Oriente dovesse protrarsi per un anno, spiega lo studio, l'inquinamento prodotto peserebbe come un'economia ad alta intensità di combustibili fossili come il Kuwait, oppure come gli 84 Paesi con le emissioni più basse messe insieme: 131 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente. 

Delegazione Hamas al Cairo, incontro su violazioni della tregua

Incontro al Cairo tra una delegazione di Hamas e i mediatori egiziani per discutere delle violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza. Lo hanno riferito due funzionari del gruppo militante palestinese. Per Hamas, Israele deve cessare tutte le violazioni della tregua, smantellare le sue posizioni militari a Gaza, riaprire completamente i valichi di frontiera, aumentare il flusso di viaggiatori e consentire un maggiore afflusso di aiuti umanitari nella Striscia. Tra gli obiettivi, l'ingresso nell'enclave dell'organismo amministrativo istituito dagli Stati Uniti e composto da tecnocrati palestinesi in modo che possa assumere il governo di Gaza. Nell'agenda della delegazione al Cairo ci sono anche incontri con rappresentanti di altre fazioni palestinesi. 

Media: "A Islamabad vengono rimossi i cartelloni sui colloqui di pace"

Nella capitale pachistana vengono rimossi i cartelloni con la scritta "Islamabad Peace Talks" ("Colloqui di pace di Islamabad"): lo riportano la Bbc e il New York Times. 

Media: "Hormuz, uranio e asset congelati sono stati i nodi della trattativa"

La riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di quasi 900 libbre (408 kg) di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset congelati all'estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare la trattativa tra Iran e Usa. Lo scrive il New York Times che cita due funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui. Gli Stati Uniti avevano chiesto all'Iran di riaprire immediatamente lo stretto a tutto il traffico marittimo, ma l'Iran si è rifiutato di rinunciare alla sua influenza su questo punto strategico per le petroliere, affermando che lo avrebbe fatto solo dopo un accordo di pace definitivo. L'Iran ha anche chiesto un risarcimento per i danni causati da sei settimane di raid aerei e lo sblocco delle entrate petrolifere congelate in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione, hanno aggiunto i funzionari, ma gli americani hanno respinto tali richieste. Un altro punto di contesa è stata la richiesta del presidente Trump che l'Iran consegnasse o vendesse l'intero stock di uranio arricchito di grado quasi nucleare. L'Iran ha presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso, hanno affermato i funzionari. "Abbiamo chiarito in modo inequivocabile quali sono le nostre linee rosse, su quali punti siamo disposti a cedere e su quali no", ha dichiarato il vicepresidente JD Vance dopo 21 ore di incontri con alti funzionari iraniani presso l'hotel Serena di Islamabad, senza specificare quali fossero le linee rosse. 

Londra: "Deludente la mancata svolta nei negoziati Usa-Iran"

La mancata svolta nei negoziati per un accordo tra Usa e Iran, con i colloqui di Islamabad dati per falliti, "è ovviamente deludente": lo ha dichiarato il ministro della Salute britannico, Wes Streeting, intervistato da Sky News. "E' ovviamente deludente non aver ancora visto una svolta nei negoziati e la fine di questa guerra in Iran in modo duraturo", sono state le sue parole. "Ma, come sempre nella diplomazia, si fallisce finché non si ha successo. Quindi, anche se questi colloqui potrebbero non essersi conclusi con successo, ciò non significa che non abbia senso continuare a provarci", ha aggiunto. 

Media: "11 morti in ultimi raid israeliani in Libano"

E' di 11 morti il bilancio degli ultimi attacchi israeliani sul sud del Libano. Secondo quanto riporta l'agenzia libanese Nna, sei persone sono rimaste uccise in un attacco sulla città di Maaroub, nel distretto meridionale di Tiro. La stessa fonte riferisce di cinque morti e diversi feriti a seguito di un attacco israeliano sulla città meridionale libanese di Qana. 

Media: "Tre petroliere cariche di greggio passate attraverso Hormuz"

Nonostante il fallimento dei negoziati a Islamabad, ieri tre superpetroliere cariche di greggio avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz. A riferirne è SkyNews che cita dati di tracciamento delle navi ed analisi del traffico maritimo globale. Si tratterebbe delle prime navi ad uscire dal Golfo dopo l'accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, precisa il sito, ricordando che centinaia di petroliere sono ancora bloccate nel Golfo, nella speranza di poter uscire durante il periodo di cessate il fuoco.

Libano, media: "6 morti in raid Idf al sud"

Sei persone sono rimaste uccise in un attacco israeliano sulla città di Maaroub, nel distretto di Tiro, nel sud del Libano. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale libanese.

Delegazione di Hamas al Cairo per discutere di violazioni tregua Gaza

Una delegazione di Hamas è arrivata al Cairo dove incontrerà oggi funzionari egiziani con cui discutere delle violazioni del cessate il fuoco in vigore nella Striscia di Gaza da sei mesi. A riferirlo all'Afp sono state due fonti interne al movimento islamista palestinese.

Guidata da Khalil al-Hayya, la delegazione "è arrivata al Cairo sabato sera, dove ha iniziato incontri e discussioni con funzionari dell'intelligence egiziana che si occupano della questione palestinese", secondo un funzionario di Hamas. La delegazione incontrerà "funzionari egiziani questa mattina per discutere della cessazione delle violazioni israeliane e dell'attuazione delle restanti disposizioni della prima fase dell'accordo di cessate il fuoco", ha aggiunto il funzionario. Israele e Hamas si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, entrato in vigore il 10 ottobre. Questa è la seconda delegazione di Hamas a visitare il Cairo in meno di un mese, con l'obiettivo di promuovere l'attuazione dell'accordo. Secondo un funzionario, il movimento insisterà affinché Israele cessi ogni violazione della tregua, smantelli le sue postazioni militari a Gaza, riapra completamente i valichi, aumenti il flusso di viaggiatori e consenta l'ingresso di maggiori quantità di aiuti umanitari nel Paese. Secondo un'altra fonte di Hamas, seguirà un incontro con l'Alto Rappresentante per Gaza, il diplomatico bulgaro Nikolai Mladenov.

Riad, oleodotto Petroline di nuovo operativo

L'oleodotto che attraversa l'Arabia Saudita da est a ovest, cruciale per le esportazioni di greggio durante il blocco dello Stretto di Hormuz, è di nuovo "operativo" dopo gli attacchi. Ad annunciarlo sono state oggi le autorità saudite. "Le infrastrutture energetiche e l'oleodotto est-ovest danneggiati dagli attacchi sono ora di nuovo operativi, migliorando l'affidabilità delle forniture", ha dichiarato il Ministero dell'Energia saudita all'agenzia di stampa ufficiale saudita SPA. Il Financial Times ha riportato che un importante attacco con droni ha preso di mira l'oleodotto Petroline mercoledì, nonostante l'entrata in vigore del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Né il governo saudita né il colosso petrolifero statale Aramco, proprietario dell'oleodotto, hanno commentato la notizia.

Vance: "Dagli Usa offerta finale e migliore, condizioni flessibili"

Gli Stati Uniti hanno presentato la loro "offerta finale e migliore" alla controparte. Ad affermarlo, riconoscendo il mancato accordo a Islamabad, è stato il vicepresidente americano J.D. Vance prima di ripartire dal Pakistan a maratona negoziale conclusa. Vance ha affermato che i negoziatori iraniani si sono rifiutati di accettare le condizioni per un accordo, che a suo dire erano state "piuttosto flessibili". "Siamo stati piuttosto accomodanti. Il presidente ci ha detto: 'Dovete venire qui in buona fede e fare del vostro meglio per raggiungere un accordo'. Lo abbiamo fatto e, sfortunatamente, non siamo riusciti a fare alcun progresso", ha dichiarato.

In sostanza, secondo il vicepresidente, dopo ore di negoziati, l'Iran non si è impegnato a rinunciare alla costruzione di un'arma nucleare. "La domanda è: 'Vediamo un impegno fondamentale da parte degli iraniani a non sviluppare un'arma nucleare non solo ora, non solo tra due anni, ma a lungo termine?' Non l'abbiamo ancora visto, ma speriamo di vederlo", ha affermato.

Vance ha infine reso noto di aver parlato con il presidente Donald Trump "costantemente" durante i colloqui. Ha affermato di aver parlato anche con altri alti funzionari, tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti. 

Arabia Saudita: "Ripristinato oleodotto Est-Ovest"

Il ministero dell'Energia saudita ha annunciato il ripristino dell'oleodotto Est-Ovest e di altre infrastrutture dopo gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo. "Le infrastrutture energetiche e l'oleodotto Est-Ovest danneggiati dagli attacchi sono stati ripristinati e hanno riacquistato la loro capacità operativa, migliorando l'affidabilità delle forniture", ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale saudita, citando una dichiarazione del ministero dell'Energia. Ha aggiunto che gli attacchi hanno portato a una "perdita di circa 700.000 barili al giorno di capacità di pompaggio attraverso l'oleodotto Est-Ovest" e che sono in corso i lavori per ripristinare la piena capacità produttiva del giacimento petrolifero di Khurais.

Media: "Nuovi raid israeliani nel sud del Libano, almeno 11 morti"

Almeno 11 persone sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei Maaroub, dove è stata presa di mira un'intera famiglia: lo riporta l'agenzia libanese Nna. La stessa fonte aggiunge che ci sono stati attacchi anche in altre località del Libano meridionale e che, oltre ai morti, si contano pure diversi feriti. 

Teheran: "I colloqui non hanno prodotto risultati ma la diplomazia non si ferma"

I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad, in Pakistan, non hanno prodotto risultati, ma la diplomazia non si ferma mai. A dichiararlo è stato il portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, citato dall'agenzia iraniana Tasnim. 

Iran e Stati Uniti - ha affermato - hanno "raggiunto un'intesa su diverse questioni" e  permangono "divergenze di opinione su 2-3 questioni importanti". Il portavoce ha inoltre osservato che questo ciclo di colloqui è stato il più lungo dell'ultimo anno, con una durata complessiva di 24 o 25 ore. "Questi negoziati si sono svolti dopo 40 giorni di guerra imposta e in un clima di sfiducia e sospetto. È naturale che non ci si aspettasse, fin dall'inizio, di raggiungere un accordo in un solo incontro", ha dichiarato. "Nessuno se lo aspettava", ha detto, per poi sottolineare che "la diplomazia non si ferma mai" e ha affermato: "Questo strumento serve a proteggere gli interessi nazionali e i diplomatici devono svolgere il loro dovere sia in tempo di guerra che di pace". Baqaei ha dichiarato che il successo dei colloqui dipendeva dalla "serietà e dalla buona fede della controparte" e dal riconoscimento dei legittimi diritti e interessi dell'Iran. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha inoltre evidenziato la complessità delle questioni, affermando: "A questi negoziati sono state aggiunte nuove questioni, come quella dello Stretto di Hormuz, ognuna delle quali presenta le proprie complessità". Baqaei ha poi sottolineato che "in qualsiasi situazione, il sistema della diplomazia deve perseguire i diritti e gli interessi del popolo iraniano". Ha infine ringraziato il governo e il popolo del Pakistan e i suoi funzionari, tra cui il Primo Ministro Shahbaz Sharif, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il Feldmaresciallo Asim Munir, e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar. "Li ringraziamo per la loro gentile ospitalità e siamo fiduciosi che i contatti tra l'Iran, il Pakistan e gli altri nostri amici nella regione continueranno".

Vance: "Accordo non raggiunto, cattiva notizia per l'Iran"

Protestanti: "Condanna per escalation in Libano"

Il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) è particolarmente colpito dal drammatico peggioramento della situazione in Libano e a Beirut, in particolare dopo i raid aerei israeliani dell'8 aprile: a Beirut la Federazione opera da tempo, anche con collaboratori locali, per l'organizzazione di corridoi umanitari e con interventi sanitari (Medical Hope) a sostegno della popolazione duramente provata ed è così costantemente informata sulle condizioni di chi ormai vive sotto la minaccia delle bombe. Il Consiglio esprime la sua ferma condanna della catastrofica escalation dei bombardamenti sulla città di Beirut che provocano un numero crescente di vittime e di feriti nella popolazione civile inerme; esorta le parti interessate e la comunità internazionale ad adoperarsi per una immediata sospensione di queste azioni e per la protezione dei diritti umani e la tutela della fornitura di aiuti umanitari; si impegna a continuare la fornitura di aiuti umanitari alla popolazione così colpita.

Israele, ok della procura a no processo a Netanyahu prossima settimana

La procura israeliana ha annunciato di non opporsi alla richiesta del premier Benjamin Netanyahu di annullare la sua testimonianza in tribunale la prossima settimana. Il legale del premier aveva presentato domanda venerdì scorso, giustificandola con "ragioni di sicurezza e politiche classificate, naturalmente legate ai drammatici eventi in Israele e in tutto il Medio Oriente". Nella richiesta si indicavano due settimane, ma per la settimana successiva la procura si è riservata di decidere in seguito.

Teheran: "Nessuno si aspettava accordo in una sessione" (2)

Il vicepresidente statunitense ha deplorato la mancanza di una "ferma promessa" da parte di Teheran sull'abbanono del suo programma di armi nucleari:  "Usciamo da qui con una proposta molto semplice, un approccio che è la nostra offerta finale e il meglio che possiamo fare. Vedremo se gli iraniani lo accetteranno," ha aggiunto, prima di risalire sul suo aereo e lasciare il paese. Da parte iraniana si è attribuita la mancanza di un accordo alla controparte: "La delegazione iraniana ha negoziato continuamente e intensamente per 21 ore al fine di proteggere gli interessi nazionali del popolo iraniano; nonostante varie iniziative della delegazione iraniana, le richieste irragionevoli della parte americana hanno impedito il progresso dei negoziati. Così si sono concluse le trattative," ha dichiarato IRIB su Telegram.

Teheran: "Nessuno si aspettava accordo in una sessione"

Nessuno si aspettava che i colloqui con gli Stati Uniti potessero giungere a un accordo in una sola sessione. Così il ministero degli Esteri di Teheran commenta l'esito negativo delle trattative in Pakistan tra le delegazioni americana e iraniana, dopo la partenza da Islamabad dei negoziatori delle due parti a colloqui conclusi con un nulla di fatto. 

“Naturalmente, fin dall'inizio non avremmo dovuto aspettarci di raggiungere un accordo in una sola sessione. Nessuno aveva tale aspettativa”, ha detto il portavoce del ministero Esmaeil Baqaei, secondo l'emittente statale iraniana IRIB. Teheran, ha poi aggiunto, è “fiduciosa che i contatti tra noi e il Pakistan, così come con i nostri altri amici nella regione, continueranno”.

"Stiamo tornando negli Stati Uniti senza aver raggiunto un accordo," ha dichiarato il vicepresidente americano J.D. Vance in una breve conferenza stampa a Islamabad, prima di ripartire. "Penso che questa sia una cattiva notizia per l'Iran molto più che per gli Stati Uniti d'America," ha aggiunto.

Appello Pakistan alle parti: "Continuate a rispettare il cessate il fuoco"

Il Pakistan ha esortato gli Stati Uniti e l'Iran a continuare a rispettare il cessate il fuoco di due settimane attualmente in vigore, nonostante il fallimento dei negoziati di pace tenutisi a Islamabad. "È imperativo che le parti continuino a rispettare il loro impegno a favore del cessate il fuoco", ha dichiarato il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, il cui Paese ha ospitato i negoziati e ha svolto il ruolo di mediatore. "Il Pakistan ha svolto e continuerà a svolgere il proprio ruolo per facilitare il dialogo tra la Repubblica islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America nei prossimi giorni", ha aggiunto.

Media: "Due petroliere arrivate a Hormuz hanno fatto marcia indietro"

Due "superpetroliere" vuote dirette verso il Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz hanno "fatto marcia indietro all'ultimo minuto" una volta avvicinatisi all'isola iraniana di Larak, proprio mentre i colloqui tra Washington e Teheran in corso a Islamabad venivano dati per falliti: lo riferisce sul suo sito Bloomberg. Le due navi in questione, una battente bandiera maltese e una battente bandiera pakistana, hanno invertito la loro roccia una volta avvicinatisi a un "checkpoint" controllato da Teheran, secondo dati di tracciamento citati da Bloomberg. Una terza petroliera, battente bandiera liberiana, avrebbe invece proseguito la propria rotta, ma non è chiaro dove si stia dirigendo di preciso. 

Guerra Usa-Iran, l’economia italiana non si riprenderà prima del 2027: lo studio

Lo choc energetico innescato dal conflitto rischia di rinviare di fatto all’anno prossimo la ripresa dell'economia italiana. E anche nell'ipotesi di una tregua duratura e di un graduale rientro dei prezzi dell'energia, sarebbero comunque necessari almeno sette-otto mesi per tornare a una piena normalizzazione. Un tempo sufficiente a compromettere in modo significativo l'andamento del 2026. È quanto emerge dalle previsioni contenute in un'indagine Confesercenti-CER, secondo la quale l'impatto della crisi energetica dimezza, in soli due mesi di conflitto, le attese di crescita dell'economia italiana per il 2026.

Guerra Usa-Iran, l’economia italiana non si riprenderà prima del 2027

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Media Iran: "Senza l'ok Usa a un accordo la situazione a Hormuz non cambia"

L'Iran "non ha fretta di avviare un nuovo negoziato con gli Stati Uniti, dopo il fallimento dei colloqui di sabato a Islamabad": lo ha affermato nelle prime ore di oggi una fonte informata all'agenzia Fars, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie. "Non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz, a meno che gli Stati Uniti non accettino un accordo ragionevole", ha aggiunto la stessa fonte. Teheran, ha anche detto la persona informata citata dalla Fars, "non ha in programma di tenere un prossimo round di colloqui. Gli americani avrebbero dovuto essere realistici, ma cercavano un pretesto per lasciare il negoziato. Ora la palla è nel loro campo". Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato che il fallimento dei colloqui è stato dovuto alle "eccessive richieste degli Stati Uniti" su questioni come lo Stretto di Hormuz e il dossier nucleare, sottolineando tuttavia che "la diplomazia non finisce mai". 

Media Qatar: "Hormuz e Libano i principali ostacoli"

I principali ostacoli al progresso dei negoziati tra Stati Uniti e Iran a Islamabad sono stati la gestione dello Stretto di Hormuz e gli attacchi israeliani in Libano. Lo ha riferito il quotidiano qatariota Al-Araby Al-Jadeed citando fonti pakistane ben informate. Una di queste ha sottolineato che "in particolare Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno chiesto di separare la questione libanese da quella iraniana e che Israele la gestisse autonomamente". Ha inoltre riferito che la delegazione americana ha chiesto di rinviare la questione dello Stretto di Hormuz a una data successiva, puntando alla riapertura ora dello stretto senza un coinvolgimento significativo dell'Iran.

Libano, Idf: "Colpito lanciarazzi nel sud pronto a sparare"

Le forze armate israeliane hanno annunciato di aver individuato durante la notte "un lanciarazzi posizionato e pronto a lanciare contro Israele nella zona di Jouaiyya, nel Libano meridionale". Poco dopo, "il lanciarazzi è stato colpito e distrutto, sventando il lancio prima che potesse essere effettuato", ha aggiunto l'Idf.

Media Iran: "Anche la delegazione di Teheran ha lasciato il Pakistan"

Anche la delegazione di Teheran inviata a Islamabad per i colloqui con gli Usa ha lasciato il Pakistan dopo che i negoziati sono stati dati per falliti. Lo riferisce l'agenzia iraniana Mehr. 

Pasdaran: "Hormuz resta chiuso fino ad accordo ragionevole"

Lo Stretto di Hormuz è chiuso e rimarrà tale finché Washington non accetterà un accordo ragionevole. E' quanto ha riferito l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte informata dei Pasdaran, dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad tra Usa e Iran. Tra i principali punti di contrasto, la gestione del cruciale passaggio marittimo.

Media: "La palla in campo Usa, Teheran non ha urgenza"

"La palla è nel campo americano" nei negoziati e Teheran non ha urgenza di raggiungere un accordo. Lo ha affermato l'agenzia di stampa iraniana Fars, citando una fonte ben informata, secondo la quale Teheran ha "avanzato iniziative e proposte ragionevoli nei colloqui". Washington deve "esaminare le questioni con un approccio realistico" , ha aggiunto, accusando gli Stati Uniti di aver frainteso la situazione, sbagliando "i loro calcoli sui negoziati, così come in quelli militari". Secondo la fonte, l'Iran "non ha urgenza" e "finché gli Usa non accetteranno un accordo ragionevole, non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz".

Trump rilancia un articolo: "Blocco navale come con il Venezuela?"

"La carta vincente che il presidente ha in mano se l'Iran non cede: un blocco navale". E' il titolo dell'articolo rilanciato dal presidente Usa Donald Trump su Truth, dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad. Nel pezzo pubblicato da Just the News, si suggerisce di imporre alla Repubblica islamica, come la Casa Bianca ha fatto in precedenza con il Venezuela, "un'efficace strategia di blocco per strangolare un'economia iraniana già vacillante e aumentare la pressione diplomatica su Cina e India, tagliando loro una delle principali fonti di petrolio".

Teheran: "I contatti con il Pakistan proseguiranno" (2)

"Sono certo che i nostri contatti con il Pakistan, così come con i nostri altri amici nella regine, continueranno", ha detto Esmaeil Baqaei alla televisione di Stato iraniana.

Teheran: "I contatti con il Pakistan proseguiranno"

"Teheran è certa che i contatti con il Pakistan proseguiranno". A farlo sapere, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, riferendosi ai colloqui di pace a Islamabad tra Usa e Iran con la mediazione del Pakistan.

Australia: "Proseguire la tregua dopo il fallimento dei colloqui"

La ministra degli Esteri australiana Penny Wong ha esortato a proseguire il cessate il fuoco in Medio Oriente dopo che i colloqui tra Stati Uniti e Iran si sono conclusi senza un accordo. "La priorità ora deve essere quella di continuare il cessate il fuoco e tornare ai negoziati", ha dichiarato la responsabile della diplomazia in un comunicato, aggiungendo che è "deludente che i colloqui di Islamabad tra Stati Uniti e Iran si siano conclusi senza un accordo".

Teheran: 'Nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati'

Teheran ha affermato domenica che "nessuno si aspettava" che gli Usa e l'Iran raggiungessero un accordo già dal primo round di negoziati. "Era evidente fin dall'inizio che non dovevamo aspettarci di raggiungere un accordo in una sola sessione. Nessuno se lo aspettava", ha dichiarato Esmaeil Baqaei, portavoce della diplomazia iraniana, alla televisione di Stato iraniana, dopo l'annuncio del fallimento dei colloqui a Islamabad per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Il portavoce del ministero degli Esteri si è detto "certo che i nostri contatti con il Pakistan, così come con gli altri nostri amici nella regione, proseguiranno".

Pakistan: 'Iran e Usa rispettino il cessate il fuoco'

Il ministro degli Esteri pakistano ha ribadito oggi che Washington e Teheran devono rispettare l'accordo di cessate il fuoco, dopo che i colloqui maratona tra le due parti per porre fine alla guerra in Medio Oriente si sono conclusi senza un accordo. "È imperativo che le parti continuino a rispettare il loro impegno al cessate il fuoco", ha affermato Ishaq Dar, il cui governo ha ospitato i colloqui e ha agito da mediatore. "Il Pakistan ha svolto e continuerà a svolgere il proprio ruolo per facilitare il coinvolgimento e il dialogo tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America nei giorni a venire", ha dichiarato in una breve dichiarazione trasmessa dai media statali.

Negoziati falliti con l'Iran, Vance lascia il Pakistan

Vance lascia il Pakistan dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran.

Iran: 'Negoziati falliti per le richieste irragionevoli degli Usa'

Le "richieste irragionevoli" degli Stati Uniti hanno fatto fallire i negoziati. È la versione della Tv di Stato iraniana riguardo al fallimento dei colloqui in Pakistan, secondo quanto riporta Al Jazeera.

Vance: 'Noi flessibili ma non abbiamo fatto progressi'

"Siamo stati piuttosto flessibili, ma non siamo riusciti a compiere progressi". Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance al termine dei colloqui. Lo riferisce la versione online di Al Jazeera.    "Non siamo riusciti a raggiungere una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni. Penso che siamo stati piuttosto flessibili, siamo stati piuttosto accomodanti", ha detto.

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