Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Israele-Libano, colloqui in Usa "costruttivi": concordato di iniziare negoziati

Mondo
©Getty

I rappresentanti dei due Paesi si sono incontrati a Washington, nel primo meeting tra vertici di alto livello dal 1993. In una nota congiunta si legge che avvieranno colloqui "diretti" in una data e in un luogo da stabilirsi successivamente, ma comunque sotto la mediazione degli Stati Uniti. Hezbollah già dichiara battaglia, mettendo in chiaro che "non rispetterà" alcun accordo

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I rappresentanti di Israele e Libano "hanno avuto discussioni costruttive sulle misure necessarie per avviare negoziati diretti tra i due Paesi. Le parti hanno concordato di avviare negoziati diretti in una data e in un luogo da stabilirsi successivamente", si legge in una nota congiunta pubblicata dopo gli incontri a Washington (GUERRA IN MEDIO ORIENTE, GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA). Ma Hezbollah, assente dal tavolo dei colloqui, già dichiara battaglia, mettendo in chiaro che "non rispetterà" alcun accordo che possa derivare da futuri negoziati. 

"Il primo contatto di alto livello tra Israele e Libano dal 1993"

L'incontro, prosegue la nota ufficiale, "ha segnato il primo contatto di alto livello tra i governi israeliano e libanese dal 1993". Un riferimento anche agli Usa, che "si sono congratulati con entrambi i Paesi per questo storico traguardo, esprimendo il proprio sostegno alla prosecuzione delle discussioni, nonché ai piani del governo libanese volti a ripristinare il monopolio statale sulle armi e a porre fine all'eccessiva influenza dell'Iran".

Il diritto di Israele di "difendersi dagli attacchi di Hezbollah"

Le parti "hanno inoltre espresso la speranza che tali discussioni vadano oltre il quadro dell'accordo del 2024 e conducano a un accordo di pace globale" ribadendo "il proprio sostegno al diritto di Israele di difendersi dagli attacchi in corso da parte di Hezbollah".

"Qualsiasi cessate il fuoco dovrà essere concluso con mediazione Usa"

E ancora, i due Stati "hanno inoltre sottolineato che qualsiasi accordo di cessate il fuoco debba essere concluso tra i governi, sotto la mediazione americana, e non attraverso un canale parallelo". E hanno indicato "che tali negoziati potrebbero aprire la strada a significativi aiuti per la ricostruzione e la ripresa economica del Libano, nonché a maggiori opportunità di investimento per entrambi i Paesi"

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Il rappresentante israeliano: "Uniti contro Hezbollah"

Il rappresentante israeliano Yechiel Leiter, al termine di due ore d’incontro, si è mostrato ottimista sul futuro. “Abbiamo scoperto oggi che siamo dalla stessa parte dell'equazione: siamo uniti nel liberare il Libano da Hezbollah", ha detto. Le intenzioni sembrano buone, almeno dalle dichiarazioni: "Spero che l'incontro a Washington segni l'inizio della fine delle sofferenze del nostro popolo", ha dichiarato il presidente libanese Joseph Aoun, aggiungendo che "la stabilità non tornerà nel sud se Israele continuerà a occupare i suoi territori". Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha espresso la "volontà di raggiungere la pace e la normalizzazione con lo Stato libanese", sottolineando che "il problema è Hezbollah". 

Marco Rubio: "Per la pace ci vorrà tempo"

La strada resta in salita: l’incontro è un primo timido passo in un percorso verso veri e propri colloqui di pace. "Ci vorrà tempo", ha affermato il segretario di Stato Uso, Marco Rubio: il dialogo a Washington si è concentrato - stando a un funzionario del dipartimento di Stato citato da Axios - su "come garantire la sicurezza a lungo termine del confine settentrionale di Israele e su come sostenere il governo libanese nell'impegno per riappropriarsi della piena sovranità sul territorio".

Israele contro un vero e proprio cessate il fuoco

Restano poi da valutare le intenzioni reali di Israele. Il percorso negoziale è nato infatti dalla pressione americana su Benyamin Netanyahu per allentare le tensioni nel quadro del fragile cessate il fuoco tra Iran e Usa, messo a dura prova proprio dalla mancata inclusione del conflitto libanese nell'accordo. E sebbene il premier israeliano abbia accettato di ridurre la frequenza degli attacchi su Beirut, ha rifiutato qualsiasi pausa nell'offensiva contro Hezbollah. Questo nonostante i continui appelli degli alleati alla de-escalation, per ultima una dichiarazione sottoscritta oggi dai ministri degli Esteri di 17 Paesi - europei e non - raccolti attorno al Regno Unito, che hanno chiesto ha Israele e Libano di cogliere "l'opportunità" del negoziato.

La vittime della guerra

Intanto, la conta delle vittime del conflitto continua a salire. Il governo di Beirut continua a rivedere al rialzo il bilancio delle vittime nel Paese per gli attacchi israeliani, che nell'ultima giornata ha raggiunto 2.124 uccisi dalla ripresa delle ostilità il 2 marzo. Tra questi, 168 sono bambini, mentre gli sfollati sono circa un milione di persone, un quinto della popolazione. L'esercito israeliano ha riferito oggi di un soldato ucciso e di almeno altri dieci feriti negli scontri nel sud del Libano.

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