Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Libano, Trump: "Ho parlato con Netanyahu, non ci saranno truppe a Beirut"

Mondo
©Ansa

Il premier Benjamin Netanyahu, nelle scorse ore, aveva ordinato all'Idf "di attaccare obiettivi terroristici nel quartiere di Dahiyeh a Beirut". Ma Trump assicura: "Ho parlato con lui, non ci saranno truppe a Beirut". Hezbollah: "Sosteniamo un cessate il fuoco completo in tutto il Paese"

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Ancora tensione altissima in Libano, dopo gli ultimi sviluppi dell'offensiva israeliana.

Il premier Benjamin Netanyahu, nelle scorse ore, aveva ordinato all'Idf "di attaccare obiettivi terroristici nel quartiere di Dahiyeh a Beirut", nella periferia Sud. Ma il presdiente americano, Donald Trump, in serata, ha fatto sapere dal social Truth di aver avuto "una telefonata molto produttiva" proprio con Netanyahu, e ha garantito che "non ci saranno truppe dirette a Beirut". Sempre in serata il deputato di Hezbollah, Hassan Fadlallah, ha affermato che "un cessate il fuoco totale sarebbe il preludio al ritiro delle truppe israeliane da tutto il territorio libanese". "Sosteniamo un cessate il fuoco completo in tutto il Libano", ha aggiunto. Nei giorni scorsi l'esercito israeliano era avanzato in profondità, circa 25 chilometri oltre il fiume Litani, dichiarando “campo di battaglia” un'area fino a 50 chilometri dal confine. Israele ha anche occupato il castello di Beaufort, altura strategica che domina Nabatiye e le vie verso Tiro e Sidone. Gli attacchi sono poi proseguiti e L'Orient Le Jour ha dato notizia che sei persone sono state uccise e 23 ferite dopo raid aerei israeliani sull'area intorno all'ospedale Jabal Amel di Tiro.

Le reazioni

 Tra minacce e ritorsioni dichiarate, la giornata ha registrato la reazione in chiaro di Teheran, che si è spinta a minacciare il blocco totale dei negoziati, alle parole di Netanyahu: "Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è inequivocabilmente un cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso quello in Libano", ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, su X. Il presidente del Libano, Aoun, ha esposto la sua posizione pubblicamente incontrando una delegazione di imprenditori: "Il negoziato è più sicuro della guerra. Tuttavia, i colloqui non risolveranno il problema in pochi istanti, richiedono tempo e non abbiamo altra scelta. Purtroppo, alcuni li considerano una resa, ma non è così. Non si tratta nemmeno di una concessione, bensì di una soluzione per fermare le guerre con il minor danno possibile. Non arretreremo, stiamo facendo l'impossibile", ha detto.

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Riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu

La Francia intanto ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che si tiene l'1 giugno. "Siamo molto preoccupati", ha dichiarato Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale. "Invitiamo tutti gli attori a rispettare la cessazione delle ostilità e ad evitare un'ulteriore escalation", ha aggiunto. 

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Gente in fuga da Beirut - ©Ansa

Crosetto: "In Libano come in Ucraina pace parta da fine ostilità"

Su quanto sta accadendo in Libano è intervenuto anche il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, a Cinque Minuti. L'avanzata in Libano di Israele rende "lontano un serio piano di pace perché un serio piano di pace anche in Libano, come in Ucraina, parte dalla cessazione dell'ostilità, dalla cessazione della guerra. Perché così il nostro contingente non è in grado di assolvere il suo compito, quello dell'Unifil, non è in grado di assolvere il suo compito con una guerra in corso sopra la testa", ha detto. 

Mattarella condanna gli attacchi 

La guerra "colpisce brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano", il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, davanti agli ambasciatori accreditati in Italia, riuniti al Quirinale in occasione del 2 giugno. 

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