Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran-Usa, nuovi negoziati o ripresa della guerra? Cosa succede ora

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Dopo che gli Usa non hanno raggiunto un accordo con l'Iran durante la sessione di negoziati in Pakistan, a cui ha partecipato il vicepresidente JD Vance, si aprono diversi scenari. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, uno dei punti su cui non si è trovata l’intesa è quello del programma nucleare iraniano: "Non c'è la promessa da parte di Teheran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare", ha spiegato lo stesso Vance. Secondo Teheran, invece, "i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa". Ma nelle discussioni hanno pesato anche la situazione dello Stretto di Hormuz, degli attacchi israeliani Libano, delle sanzioni e degli asset congelati. Immediata la reazione del presidente Trump: ha annunciato su Truth il blocco "con effetto immediato" di tutte le navi da e per lo Stretto di Hormuz. Non solo: "Altri Paesi saranno coinvolti nel blocco navale", ha annunciato (TUTTE LE NEWS SUL CONFLITTO LIVE).

Quello che devi sapere

Le opzioni degli Usa

Come scrive anche il New York Times, il fallimento dei colloqui in Pakistan, per quanto prevedibile, lascia l'amministrazione Trump di fronte a diverse opzioni, tutte “poco allettanti”:

  • da una parte, ci potrebbe essere una nuova e lunga negoziazione con Teheran sul futuro del suo programma nucleare;
  • dall’altra, invece, ci potrebbe essere la ripresa della guerra con la prospettiva di una lunga lotta anche per il controllo dello Stretto di Hormuz.

 

Per approfondire:

Libano, nuovi raid israeliani. Martedì i colloqui a Washington

La reazione di Trump

Qualsiasi sia lo scenario che si prospetta, le prime dichiarazioni di Trump dopo il fallimento dei primi colloqui vanno nella direzione di alimentare, di nuovo, le tensioni. Il presidente americano ha annunciato il blocco navale immediato dello Stretto di Hormuz. E ha spiegato: "Inizieremo a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto!”. Non solo: "Altri Paesi saranno coinvolti nel blocco". In un’intervista a Fox News il tycoon ha poi dato altri dettagli: "La Gran Bretagna e un paio di altri Paesi stanno inviando dei dragamine" nello Stretto. Per poi precisare, però, che le operazioni potrebbero richiedere "un po' di tempo". Poi una nuova minaccia all'Iran: gli Usa distruggeranno le infrastrutture energetiche di Teheran in mancanza di un accordo.

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I negoziati

Trump, come ha detto più volte, crede di essere uscito vincitore dal conflitto e, pertanto, che l'Iran dovrebbe semplicemente "capitolare". Ma, nella pratica, non sta andando così. E non è andata così nemmeno in passato: l’ultimo importante accordo tra Teheran e Washington, raggiunto durante l'amministrazione Obama, ha richiesto due anni di negoziati. Ed era pieno di compromessi, tra cui la possibilità per l'Iran di mantenere una piccola parte del suo arsenale nucleare e la graduale revoca delle restrizioni sulle sue attività nucleari fino al 2030, quando all'Iran sarebbe stato permesso di svolgere qualsiasi attività nucleare consentita dal Trattato di non proliferazione nucleare. Va ricordato anche che, lo scorso febbraio, c’erano stati altri negoziati, che si erano conclusi con un nulla di fatto. E ora quella situazione di stallo, sottolinea il New York Times, è la stessa in cui si è imbattuto Vance in Pakistan, dopo 38 giorni di guerra.

 

I negoziati rappresentano comunque un progresso

È comunque importante ricordare che, anche se i negoziati si sono conclusi senza un accordo, il fatto stesso che ci siano stati rappresenta un segno di progresso. Solo sei settimane prima, gli Stati Uniti e Israele avevano ucciso la Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, in un attacco aereo, e i funzionari iraniani avevano giurato vendetta. All'epoca, la prospettiva di un incontro di alto livello tra funzionari iraniani e americani sembrava remota. E invece è accaduto. 

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Il cessate il fuoco e il fattore Hormuz

All’orizzonte, intanto, rimane una scadenza: quella del 21 aprile, giorno in cui termina il fragile cessate il fuoco deciso settimana scorsa tra Washington e Teheran. E, anche se la minaccia di riprendere le operazioni militari potrebbe essere invocata nei prossimi giorni, questa sarebbe una scelta non molto praticabile per Trump. Pesa, infatti, il fattore Hormuz: il conflitto, con il blocco del canale, ha  portato alla perdita del 20% delle riserve petrolifere mondiali, facendo impennare il prezzo della benzina e creando carenze di fertilizzanti e, tra le altre materie prime essenziali, di elio per la produzione di semiconduttori. Se la guerra dovesse riprendere, i mercati molto probabilmente crollerebbero e le carenze si aggraverebbero, facendo crescere la pressione globale nei confronti di Washington.

Lo stallo e la posizione dell'Iran

Del resto, se è vero che il nucleare ha pesato, e molto, nei negoziati, è anche vero che è proprio la questione legata a Hormuz che è la più urgente da risolvere. Gli iraniani, nella loro descrizione dell'incontro, l'hanno posta al primo posto tra i temi discussi. Di fatto, ora, il controllo del canale è legato alle richieste iraniane, tra cui il risarcimento da parte degli Stati Uniti per i danni arrecati al Paese durante il conflitto e la revoca di oltre vent'anni di sanzioni contro il Paese. Gli Stati Uniti hanno respinto la prima richiesta, affermando che la seconda potrà avvenire solo gradualmente, man mano che gli iraniani adempiranno alla loro parte dell'accordo. E lo stallo continua.

 

Per approfondire:

Guerra Iran, la situazione nello stretto di Hormuz. VIDEO

 

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