Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, Trump: "Regime ha chiesto cessate fuoco". Ministro Teheran: "Falso"

©Getty

"Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro", ha aggiunto il presidente Usa. Portavoce Esteri iraniano smentisce Trump: dichiarazioni su tregua "false e prive di fondamento". La replica dei Pasdaran: "Hormuz è chiuso e non sarà aperto ai nemici di questa nazione per le ridicole messinscene di Trump". Secondo Axios sono in corso trattative Usa-Iran per cessate il fuoco in cambio apertura Hormuz. Rubio: Usa dovranno "riesaminare" il loro rapporto con la Nato

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"Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d'America un cessate il fuoco!". Lo ha annunciato su Truth il presidente americano, Donald Trump. "Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro", ha aggiunto. La replica dei Pasdaran: "Lo Stretto di Hormuz è saldamente e sotto il pieno controllo della Marina della Guardia Rivoluzionaria e non sarà aperto ai nemici di questa nazione per le ridicole messinscene del presidente degli Stati Uniti". Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano smentisce Trump: le dichiarazioni del presidente statunitense in merito alla richiesta di cessate il fuoco da parte dell'Iran sono "false e prive di fondamento". Axios: "Trattative in corso Usa-Iran per cessate il fuoco in cambio apertura Hormuz".

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha messo in discussione il rapporto transatlantico con la Nato come mai prima d'ora, dichiarando che gli Stati Uniti dovranno "riesaminare" la loro relazione con l'alleanza militare una volta terminata la guerra contro l'Iran. 

Un cittadino del Bangladesh è stato ucciso da schegge cadute dopo l'intercettazione di un drone negli Emirati Arabi Uniti. Attacchi dell'Iran a Israele: si aggrava il bilancio, passato da 14 a 25 feriti in diverse località del centro, di cui due bambini sono gravi. Lo riferiscono i media israeliani. L'ambasciata cinese a Beirut è stata danneggiata in un raid aereo condotto da Israele nella zona di Jnah nella periferia sud della  capitale libanese. Lo hanno riferito i media libanesi. I media iraniani hanno riferito che l'ex edificio dell'ambasciata  statunitense a Teheran è stato preso di mira in un attacco nelle prime  ore di stamattina, affermando che gli Stati Uniti avrebbero colpito la  struttura.

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007 Usa: "Iran non disposto a trattative sostanziali sulla fine della guerra'"

L'Iran non è disposto ad avviare negoziati sostanziali per mettere fine alla guerra perché non crede agli Stati Uniti e non ritiene Donald Trump serio nelle trattative. Lo riporta il New York Times citando diverse agenzie di intelligence americane, secondo le quali Teheran si ritiene in una posizione di forza nel conflitto e non ritiene di dover accogliere le richieste americane. 

Iran, ipotesi operazione di terra Usa: scorte di uranio nel mirino

Tra le molte indiscrezioni che sono circolate nelle ultime ore, c’è anche quella secondo cui il presidente americano Trump starebbe valutando un’operazione militare sul suolo iraniano per recuperare più di 450 chilogrammi di uranio arricchito. Si tratterebbe di una missione molto complessa e senza precedenti. Anche di questo si è parlato in una puntata di "Numeri", approfondimento di Sky TG24.

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Iraq avvia esportazione petrolio attraverso la Siria

Il Ministero del Petrolio iracheno ha dichiarato di aver avviato l'esportazione di petrolio attraverso la Siria per "sostenere l'economia nazionale". In una dichiarazione, il ministero ha affermato di collaborare con il governo siriano per "garantire il passaggio sicuro delle merci verso i mercati di esportazione" e ha sottolineato che le operazioni di esportazione saranno progressivamente intensificate per aumentare i volumi a sostegno dell'economia irachena.

Quali sono le basi Usa in Italia e quando e come possono essere usate. VIDEO

Quali sono le basi Usa in Italia e quando e come possono essere usate

Quali sono le basi Usa in Italia e quando e come possono essere usate

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Guerra all'Iran e crisi energetica, gli effetti nel mondo

La guerra in Iran, con la conseguente chiusura dello stretto di Hormuz e l’impennata dei costi dell’energia, sta causando problemi economici e commerciali di ampio respiro, in alcuni casi perfino globali. Una situazione che potrebbe essere destinata a durante a lungo: infatti il parlamento di Teheran ha approvato i piani per l'introduzione di un pedaggio per le navi che transitano in quel tratto di mare che divide l’Iran dall’Oman. La decisione potrebbe avere conseguenze durature, poiché dallo Stretto abitualmente transitano circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gnl.

Guerra all'Iran e crisi energetica, gli effetti nel mondo

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Trump: "Usa parlano con presidente parlamento Iran, sappiamo dove vive"

Gli Stati Uniti stanno parlando con il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che è abbastanza ragionevole. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista a Abc registrata martedì, secondo quanto riferito dal giornalista che l'ha condotta su X. Trump - aggiunge Abc - ha poi aggiunto, in tono quasi di minaccia: "sappiamo dove vive". Il riferimento è a tutti i leader del regime iraniano uccisi nei raid. 

Ex ministro degli Esteri iraniano gravemente ferito in un attacco

L'ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi è rimasto gravemente ferito oggi a Teheran in un attacco che ha ucciso anche sua moglie, secondo i media locali. Consigliere del governo, Kharazi aveva rilasciato un'intervista alla Cnn poche settimane prima. Secondo i quotidiani Shargh, Etemad e Ham Mihan, la sua casa a Teheran è stata presa di mira in un attacco condotto da Stati Uniti e Israele. È rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre sua moglie è rimasta uccisa, secondo le stesse fonti. Kharazi, che era stato ambasciatore del suo Paese presso le Nazioni Unite a New York, ha poi ricoperto la carica di ministro degli Esteri dal 1997 al 2005 sotto il presidente riformista Mohammad Khatami.

Onu, Guterres vuole indagine rapida su morte caschi blu

Il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si aspetta che l'indagine sulla morte di tre caschi blu nel sud del Libano "venga condotta il piu' rapidamente possibile, e nel modo più sicuro possibile". Lo ha dichiarato il portavoce, Stephane Dujarric, rispondendo alle domande dei giornalisti. "Stiamo parlando di condurre un'indagine forense in piena zona di conflitto", ha aggiunto, chiarendo che il personale della missione di pace "deve poter lavorare in piena sicurezza". Martedi' Dujarric aveva anticipato che i tre caschi blu erano stati uccisi dall'esplosione di un ordigno "improvvisato" piazzato lungo la strada percorsa dal convoglio dei caschi blu della missione Unifil. Israele ha attribuito al gruppo Hezbollah la responsabilità dell'incidente. 

Onu, traffico lungo lo Stretto di Hormuz calato del 95%

Il transito giornaliero delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz e' diminuito nell'ultimo mese del 95 per cento, a causa della guerra. Lo ha detto il portavoce dell'Onu, Stephane Dujarric, citando dati di Unctad, l'Ufficio Onu per il commercio e lo sviluppo. "Si prevede - ha aggiunto - un calo di almeno un punto percentuale nella crescita annuale del commercio di merci, oltre a un aumento dell'inflazione, alimentato da un'impennata dei prezzi del greggio".

Guerra Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e Usa

A oltre un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente sono diversi gli effetti globali prodotti sulla quotidianità dei consumatori, dai rincari dei carburanti agli effetti dell’inflazione. Anche a livello politico si notano le conseguenze, come dimostra la posizione della Spagna, fortemente critica nei confronti di Washington. Di questo si è parlato in una puntata di “Numeri”, approfondimento di Sky TG24. 

Guerra Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e Usa

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Pezeshkian: "Il mondo a un bivio, proseguire la guerra è costoso e inutile"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una lettera aperta agli americani ha affermato che "il mondo si trova a un bivio", sostenendo nella sua lettera al popolo degli Stati Uniti che proseguire su un percorso di ostilità verso l'Iran è "più costoso e inutile che mai". Pezeshkian ha poi parlato della scelta tra il confronto e il dialogo come "reale e di grande importanza", avvertendo che il suo esito "plasmerà il futuro per le generazioni a venire". 

Pezeshkian: "Usa mettono America al primo posto o agiscono per Israele?"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in una lettera aperta agli americani ha sollevato dubbi sul fatto che gli Stati Uniti stessero mettendo "l'America al primo posto" con la guerra all'Iran o se stessero agendo come "strumento" di Israele. "Non è forse evidente che Israele ora mira a combattere l'Iran fino all'ultimo soldato americano e all'ultimo dollaro del contribuente americano, scaricando il peso delle sue illusioni sull'Iran, sulla regione e sugli stessi Stati Uniti, perseguendo interessi illegittimi?", si è chiesto Pezeshkian, senza fare allusioni al cessate il fuoco che, secondo Donald Trump, Teheran ha chiesto agli Usa. 

Si tratta su Hormuz: "Tregua se Teheran riapre il passaggio"

Una tregua in cambio della riapertura dello stretto di Hormuz. È quanto starebbero negoziando Usa e Iran, nonostante la ridda di smentite e minacce incrociate. Lo riferisce Axios, sito solitamente ben informato sul Medio Oriente, citando tre funzionari statunitensi. Non è chiaro se i colloqui siano diretti o mediati, né se un accordo sia vicino. Ma anche Cina e Pakistan, Paese quest'ultimo promotore di una mediazione, hanno proposto un'iniziativa di pace simile. Fonti di sicurezza pakistane hanno riferito che Islamabad ha suggerito una tregua temporanea senza ricevere risposta. I mercati sembrano crederci, con le Borse in forte recupero mentre il prezzo del gas e del petrolio cala, benchè l'Agenzia Internazionale dell'Energia stia valutando se sia necessario un nuovo rilascio d'emergenza di petrolio in aprile per evitare l'aggravarsi della crisi energetica. Londra intanto ospita un vertice sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz con (finora) 35 Paesi, tra cui l'Italia, che sarà rappresentata in videocollegamento dal ministro degli esteri Antonio Tajani. Donald Trump, dopo aver previsto altre 2-3 settimane per "finire il lavoro", ha annunciato che considererà la tregua solo se lo Stretto verrà riaperto. "Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d'America un cessate il fuoco!", ha scritto su Truth, inciampando in una gaffe, dato che Teheran ha un nuovo leader supremo ma non un nuovo presidente. "Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, distruggeremo l'Iran o, come si dice, lo riporteremo all'età della pietra!!!", ha avvisato il presidente, che potrebbe fare nuovi annunci nel suo discorso alla nazione nella notte italiana dopo aver anche minacciato di uscire dalla Nato. Una posizione che il vicepresidente JD Vance, secondo Reuters, avrebbe confermato agli intermediari per la guerra in Iran, ammonendo che il tycoon sta perdendo la pazienza. L'Iran ha tuttavia negato qualsiasi richiesta di cessate il fuoco e qualsiasi negoziato diretto con Washington. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha affermato che lo Stretto di Hormuz resta saldamente sotto il suo controllo e che rimarrà chiuso ai "nemici" del Paese, mentre il ministero degli Esteri ha dichiarato che le affermazioni del presidente Usa su una richiesta di cessate il fuoco da parte di Teheran sono "false e infondate". 

Washington Post: "Trump ha richiesto piano per sequestrare l'uranio dell'Iran"

Il Pentagono ha presentato a Donald Trump un piano per sequestrare i quasi 500 chilogrammi di uranio altamente arricchito in Iran. Lo riporta il Washington Post, sottolineando che il piano è stato richiesto dal presidente e gli è presentato nell'ultima settimana. L'operazione prevede il trasporto aereo di attrezzature per scavare e la costruzione di una pista di atterraggio per consentire a velivoli cargo di prelevare il materiale radioattivo. A Trump sono stati spiegati i rischi operativi della missione.

New York Times: "Pentagono raddoppia la flotta di aerei d'attacco A-10 in Medioriente"

Il Pentagono sta raddoppiando la sua flotta in Medio Oriente di aerei d'attacco A-10, capaci di fornire supporto alle truppe di terra di avanzamento. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali l'aeronautica sta inviando 18 A-10 'Warthog', velivoli che volano a bassa quota e velocità ridotta. Gli aerei potrebbero essere usati a sostegno delle truppe di terra qualora Donald Trump decidesse di conquistare i territorio vicino allo Stretto di Hormuz o l'isola di Kharg. 

Arrestato per attentato sventato a Banca a Parigi, "è pro Teheran"

Un 20enne arrestato oggi a Parigi in relazione a un attentato sventato lo scorso fine settimana contro la sede parigina della Bank of America potrebbe essere legato a un gruppo filo iraniano, ha reso noto la procura anti terrorismo. Il sospetto, che avrebbe reclutato adolescenti per depositare un ordigno alla sede della banca, è stato incriminato per associazione a terroristi, fabbricazione, detenzione e trasporto di un ordigno esplosivo, e tentativo di distruzione legato a impresa di terrorismo, dopo essere stato interrogato da un giudice. Sarebbe legato al gruppo "Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya" (Hayi) che ha diffuso il mese scorso video di propaganda in rete e ha rivendicato attacchi contro la comunità ebraica in Belgio, Gran Bretagna e Paesi bassi. 

Gruppo coordinamento Fmi, Iea e Banca mondiale per massimizzare risposta su energia

I capi dell'Agenzia internazionale dell'energia, del Fondo monetario internazionale e del gruppo della Banca mondiale hanno concordato di ''formare un gruppo di coordinamento per massimizzare la risposta delle loro istituzioni all'impatto energetico ed economico della guerra in Medio Oriente''.  E' quanto si legge in una dichiarazione congiunta delle tre organizzazioni. La guerra in Medio Oriente ha causato ''gravi sconvolgimenti nella vita e nei mezzi di sussistenza della regione e ha innescato una delle più grandi carenze di approvvigionamento nella storia del mercato energetico globale'', si sottolinea. L'impatto è ''sostanziale, globale e fortemente asimmetrico, colpendo in modo sproporzionato i paesi importatori di energia, in particolare quelli a basso reddito'', dichiarano l'Fmi, la Iea e la Banca mondiale. ''Si sta già ripercuotendo sull'aumento dei prezzi del petrolio, del gas e dei fertilizzanti e sta suscitando preoccupazioni anche sui prezzi dei prodotti alimentari''. Le catene di approvvigionamento globali, ''sono colpite, così come il turismo, a causa delle interruzioni dei voli nei principali hub del Golfo. La conseguente volatilità dei mercati, l'indebolimento delle valute nelle economie emergenti e le preoccupazioni sulle aspettative di inflazione fanno presagire politiche monetarie più restrittive e una crescita più debole''.

Cosa pensano gli americani della guerra in Iran?

Il conflitto in Medio Oriente si è trasformato in un problema politico per la Casa Bianca. La maggioranza degli statunitensi boccia infatti sia l’intervento sia la gestione dell'operazione militare degli Usa. L’impatto economico, tra inflazione e benzina cara, domina le preoccupazioni dei cittadini, che hanno aspettative sempre più pessimistiche.

Cosa pensano gli americani della guerra in Iran?

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Cosa sappiamo del piano Cina-Pakistan per fermare la guerra in Iran

Un possibile spiraglio si apre nel conflitto tra Iran e Stati Uniti. Da un lato Trump parla di una fine vicina, dall’altro Teheran si dice pronta a fermare gli attacchi con adeguate garanzie. Un cambio di tono inedito per il regime iraniano. Sullo sfondo emerge il ruolo crescente di Pechino che, affiancata da Islamabad, ha avanzato una proposta articolata per la pace. Un’iniziativa che va oltre la semplice stabilizzazione regionale. In gioco ci sono anche i rapporti di forza con Washington.

Cosa sappiamo del piano Cina-Pakistan per fermare la guerra in Iran

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Pezeshkian annuncia: "A breve importante messaggio al popolo americano"

"Il testo di un'importante lettera del presidente Pezeshkian al popolo americano sarà pubblicata nelle prossime ore". E' quanto ha annunciato con un post su X Mehdi Tabatabei, dell'ufficio della comunicazione del presidente iraniano. L'annuncio arriva a poche ore dall'atteso discorso alla nazione di Donald Trump che, secondo quanto anticipato, dovrebbe dare un aggiornamento sulla guerra con l'Iran, rivendicando i successi degli Usa. 

L'Italia e altri 14 Paesi europei chiedono lo stop ai raid in Libano

I ministri degli Esteri di Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Islanda, Italia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, Polonia, San Marino, Spagna e Svezia hanno firmato una dichiarazione congiunta perché si fermino gli attacchi contro Beirut e si rispetti il diritto internazionale.

L'Italia e altri 14 Paesi europei chiedono lo stop ai raid in Libano

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Bahrein all'Onu su Hormuz: "Non possiamo accettare terrorismo economico"

"Non possiamo accettare che la situazione nello Stretto di Hormuz rimanga come e' ora e non possiamo accettare il terrorismo economico contro la nostra regione e tutto il mondo". Lo ha detto l'ambasciatore del Bahrein all'Onu Jamal Fares Alrowaiei, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza. Il Bahrein ha presentato una bozza di risoluzione per la sicurezza marittima nello Stretto. "Primariamente l'obiettivo del testo e' assicurare la sicurezza marittima e trovare una soluzione sostenibile a una questione che non e' nuova, ma e' un problema che esiste da 40 anni o piu'", ha aggiunto, sottolineando che la bozza arriva in un "momento cruciale". "C'e' un urgente bisogno di affrontare la questione, che si applica ad Hormuz e a qualsiasi altro corridoio marittimo nel mondo - ha spiegato - Speriamo venga adottata il prima possibile". 

Iran, attaccato l'aeroporto di Kashan

Il vice governatore di Isfahan ha dichiarato che l'aeroporto passeggeri di Kashan è stato attaccato questa sera dalle forze statunitensi e israeliane. Lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Mehr. Secondo quanto riferito, alcune parti dell'aeroporto hanno subito danni a seguito dell'attacco.

Trump fuori dalla Nato? Legge del 2023 lo impedirebbe senza ok del Congresso

Di fronte allo 'schiaffo' del mancato aiuto per riaprire Hormuz, Donald Trump continua a ripetere che sta considerando di uscire dalla Nato. Ma nonostante le sue affermazioni, dal punto di vista legale  sarebbe impossibile per lui decidere da solo di far uscire gli Stati Uniti dall'Alleanza Atlantica creata nel 1949 per "assicurare una pace duratura in Europa e Nord America". Nel 2023 infatti il Congresso ha approvato una legge che afferma che "il presidente non può sospendere, terminare, denunciare o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato del Nord Atlantico".  A meno che non sia fatto "con l'avviso e il consenso del Senato, a condizione che i due terzi dei senatori presenti siano d'accordo, oppure in conformità con una legge del Congresso".

Alla luce di questa legge, approvata durante il mandato di Joe Biden ma quando si temeva il ritorno alla Casa Bianca di Trump che già nel primo mandato aveva dato sfogo alla sua animosità e risentimento contro la Nato, Thom Tills, capogruppo repubblicano del Senate Nato Observer Group, sottolinea che "non è effettivamente vero" che il presidente Trump può uscire dalla Nato senza l'assenso del Congresso, ma potrebbe però fare molto per rendere inefficace l'alleanza.

"Il presidente degli Stati Uniti non può ritirarsi dalla Nato, ma detto questo il presidente può avvelenarne il pozzo, il presidente può renderla defunta dal punto di vista operativo, se vuole", ha aggiunto, intervistato da Abcnews, il senatore repubblicano diventato un acceso critico di Trump. Senza contare che in un parere legale diffuso dal dipartimento di Giustizia nel 2020, ultimo anno della prima presidenza Trump,  si sostiene che il presidente ha un'autorità esclusiva sui trattati. Secondo un rapporto del mese scorso del Congressional Research Service, intitolato proprio "Separazione dei poteri e ritiro dalla Nato", un ritiro unilaterale dall'Alleanza da parte del presidente aprirebbe la strada a contese legali, sintetizza la Cnn. 

La Casa Bianca: "Trump stasera aggiornerà sull'Iran, ribadirà scadenza di 2-3 settimane"

Nel discorso alla nazione Donald Trump fornirà un aggiornamento operativo sull'Iran, metterà in evidenza i successi nel  raggiungimento degli obiettivi nel paese e ribadirà la tabella di marcia per un'uscita dall'Iran in 2-3 settimane. Lo ha detto un funzionario della Casa Bianca, secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg. 

Nato, il presidente della Finlandia sente Trump: "I problemi vanno risolti"

Il presidente finlandese, Alexander Stubb, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano, Donald Trump. "Discussione costruttiva e scambio di idee su Nato, Ucraina e Iran. I problemi esistono e vanno risolti in modo pragmatico", scrive Stubb su X.

Ciriani: "Crosetto pronto a riferire su basi Usa martedì 7 aprile"

"Il ministro Ciriani ha informato il presidente della Camera Lorenzo Fontana della disponibilità del ministro della Difesa Guido Crosetto a riferire in Aula, così come richiesto da diversi gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. L'informativa sull'utilizzo delle basi militari nel territorio italiano da parte delle forze armate statunitensi si potrebbe svolgere martedì 7 aprile". Lo afferma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. 

L'ufficio di Pezeshkian smentisce Trump: "Illusioni e bugie"

L'ufficio del presidente iraniano Massould Pezeshkian ha smentito che vi siano cambiamenti nella posizione dell'Iran, dopo che Donald Trump ha dichiarato che Teheran ha chiesto un cessate il fuoco. "La posizione della Repubblica Islamica dell'Iran riguardo alla difesa patriottica dell'identità nazionale contro l'aggressione dei demoni e alle condizioni per la fine della guerra imposta non è cambiata", ha scritto il vice portavoce Seyyed Mehdi Tabatabaei su X. L'Iran, ha aggiunto, "non presta alcuna attenzione alle illusioni e le menzogne dei criminali. La nazione iraniana, determinata, salda e unita, difende l'integrità della sua terra".

Vance sente gli intermediari sull'Iran: "Trump sta perdendo la pazienza"

JD Vance ha avuto contatti con gli intermediari per la guerra in Iran. Lo riporta Reuters citando alcune fonti, secondo le quali il vicepresidente avrebbe fatto sapere in via riservata che Donald Trump si sarebbe mostrato favorevole a un cessate il fuoco a condizione che venissero soddisfatte alcune richieste americane, fra le quali la riapertura dello Stretto di Hormuz. Vance ha anche comunicato che Trump sta perdendo la pazienza. 

Media: "La guida suprema Khamenei è in buona salute"

Il nuovo leader iraniano, Mojtaba Khamenei, gode di ottima salute e non è apparso in pubblico a causa della guerra in corso. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei, secondo quanto riportano diversi media. "Per quanto riguarda la sua salute, se ne è parlato molto ultimamente. Ma vi assicuro che sta bene. Non credo sia sorprendente, in un contesto di operazioni militari, che possa passare un po' di tempo prima che faccia un'apparizione pubblica", ha dichiarato Baghaei in un'intervista all'egiziano Al-Masry al-Youm. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha inoltre sottolineato che, a prescindere dalle circostanze, "il Paese è governato e difeso in modo estremamente efficace". 

Fonti: "La coalizione di Hormuz punta a piano concreto quando possibile"

La coalizione dei Paesi che intendono impegnarsi per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz si riuniranno domani per discutere - a quanto si apprende - "un piano concreto" per la riapertura dello Stretto "quando le circostanze lo consentiranno". A coordinare sarà il ministero degli Esteri britannico, che riunirà i Paesi della coalizione, incluso quelli che hanno firmato la dichiarazione (in origine sottoscritta da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone). A questo primo incontro seguiranno "riunioni tecniche" per definire i dettagli. 

Idf, nuova ondata di raid su Teheran

L'Esercito israeliano ha "avviato una nuova ondata di attacchi contro decine di obiettivi del regime iraniano nel cuore di Teheran", mentre, contemporaneamente, "l'aviazione israeliana opera per intercettare le minacce su tutti i fronti''. Lo comunica il portavoce dell'Idf in una nota. In un messaggio in vista di Pesach, la Pasqua ebraica, il portavoce dell'esercito Effie Defrin ha anche ricordato ai cittadini che "le forze di difesa israeliane sono pronte alla difesa e all'attacco, via aria, mare e terra, determinate a proteggervi". Allo stesso tempo, ha invitato a "ricordare che la difesa non è ermetica" ed esortato a "seguire sempre le istruzioni del Comando per il Fronte Interno''. La festività inizia stasera, quando le famiglie si riuniscono per la cena tradizionale del 'Seder', che andrà condotta nell'ambito delle limitazioni agli assembramenti in vigore dall'inizio della guerra. Nell'ultima ora, nel centro d'Israele sono scattate le sirene consecutivamente più volte per via di lanci missilistici dall'Iran, con una intensità maggiore rispetto agli ultimi giorni. I vigili del fuoco stanno operando in quattro aree nel centro d'Israele, tra cui Tel Aviv, dove si sono registrati impatti da frammenti di intercettazioni e dalla dispersione di bombe a grappolo. I servizi di soccorso non riportano feriti per ora in nessuna delle aree colpite. 

Fonti Egitto: "Il valico di Rafah resterà chiuso per 4 giorni"

Il valico di frontiera di Rafah rimarrà chiuso per i prossimi quattro giorni, da mercoledì a sabato, secondo quanto riferito da una fonte della sicurezza presso il valico tra Egitto e Striscia di Gaza, e anche oggi non risulta che vi siano stati transiti nelle due direzioni. La fonte ha aggiunto che nessuna motivazione è stata fornita dalle autorità israeliane per la chiusura. Intanto, l'Alto rappresentante del Board of Peace Nikolay Mladenov ha avuto un colloquio al Cairo con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, in merito agli sviluppi della situazione palestinese e all'attuazione della seconda fase del piano Trump. Abdelatty ha ribadito il "pieno sostegno dell'Egitto agli sforzi dell'Alto Rappresentante per monitorare l'attuazione dei requisiti della seconda fase del piano del Presidente degli Stati Uniti", auspicando che l'escalation militare in atto nella regione non comprometta il raggiungimento degli obiettivi. Commentando la situazione, dalle incursioni israeliane agli attacchi dei coloni in Cisgiordania e all'approvazione della pena di morte per i prigionieri palestinesi, Abdelatty ha detto che "questi pericolosi sviluppi contribuiscono ad acuire le tensioni e a peggiorare la situazione sul terreno in Cisgiordania e a Gaza" e ha sollecitato il ritiro di Israele dai territori occupati. Ha quindi evidenziato l'importanza di mantenere aperto il valico di Rafah in entrambe le direzioni e di garantire il regolare flusso di aiuti umanitari, rifornimenti e assistenza medica. Da parte sua, Mladenov ha elogiato gli sforzi egiziani per allentare le tensioni a Gaza e in Medio Oriente e ha promesso di "proseguire il coordinamento con l'Egitto nel prossimo periodo per promuovere la piena attuazione della seconda fase del piano del presidente degli Stati Uniti". 

Rafah

©Ansa

Italia e altri 14 Paesi europei: "Stop alle azioni militari in Libano"

"Siamo sconvolti dalla drammatica situazione in Libano, dove si contano già 1,2 milioni di sfollati interni, pari a circa il 25% della popolazione totale. Le operazioni militari israeliane in Libano e gli attacchi di Hezbollah devono cessare. Esortiamo Israele a rispettare pienamente la sovranità e l'integrità territoriale del Libano e invitiamo tutte le parti, sia Hezbollah che Israele, a sospendere le azioni militari". E' quanto dichiarano in una dichiarazione congiunta i ministri di Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Islanda, Italia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, Polonia, San Marino, Spagna e Svezia. 

Iran, Zelensky: "In discussione accordi oltre a Golfo e Medio Oriente, con Turchia e altri Paesi"

L'Ucraina ha in programma contatti oltre il Medio Oriente e il Golfo per proporre i suoi sistemi di difesa aerea. Volodymir Zelensky rende noto oggi che il Consigliere per la sicurezza nazionale, Rustem Umerov, discuterà con la Turchia "e altri Paesi con potenziale significativo".  Zelensky ha reso noto che oltre alla cooperazione sostanziale già avviata con Arabia saudita, Emirati arabi uniti e Qatar, i tre Paesi in cui si è recato in visita la scorsa settimana, Kiev prosegue il suo lavoro con la Giordania, un altro Paese toccato dalla sua missione, e sono stati avviati contatti anche con l'Iraq, oltre che con il Bahrain e il Kuwait. 

Media: "Trattative in corso Usa-Iran per cessate il fuoco in cambio apertura Hormuz"

Sono in corso trattative fra gli Stati Uniti e l'Iran su un cessate il fuoco in cambio dell'apertura dello Stretto di Hormuz. Lo riporta Axios citando tre fonti americane, secondo le quali non è ancora chiaro se un accordo può essere raggiunto. 

Allarmi antimissile incessanti nel centro d'Israele

Allarmi incessanti stanno suonando nel centro di Israele in seguito al lancio di missili dall'Iran. Sui cieli di Tel Aviv si sentono diverse esplosioni. Lo constata l'ANSA sul posto. 

Iran: portavoce Esteri smentisce richiesta tregua a Usa

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, afferma che le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump in merito alla richiesta di cessate il fuoco da parte dell'Iran siano "false e prive di fondamento". Lo riporta la tv di Stato iraniana. 

Beirut: "Oltre 1.300 morti nella guerra tra Israele e Hezbollah"

Gli attacchi israeliani hanno causato 1.318 morti in Libano dall'inizio della guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo. Lo ha reso noto il ministero della Salute libanese in un comunicato, aggiungendo che il bilancio comprende 91 donne, 125 bambini e 53 operatori sanitari, mentre altre 3.935 persone sono rimaste ferite.

Araghchi: "In corso scambio messaggi con Usa, ma nessun negoziato"

"Non è in corso alcun negoziato tra Stati Uniti e Iran". Lo ha detto ad Al Jazeera il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "A volte i Paesi si scambiano messaggi attraverso altri Paesi, ma questa non è una negoziazione - ha spiegato - Ci sono arrivati messaggi diretti e indiretti dalla parte americana. Laddove necessario, abbiamo risposto. Ma non è in corso un negoziato. Rivendicazioni che dicono il contrario, non sono corrette". 

Ankara in contatto con Teheran per permettere transito a Hormuz di 11 navi turche

La Turchia è in contatto con l'Iran per cercare di ottenere il permesso per il passaggio nello stretto di Hormuz di 11 navi turche. Lo ha affermato il ministro turco dei Trasporti, Abdulkadir Uraloglu, aggiungendo che sono in totale 14 le navi turche che restano nei pressi dello Stretto di Hormuz, il canale da cui passa circa un quinto delle esportazioni di petrolio a livello mondiale mentre la Repubblica islamica ha fortemente limitato i transiti, quasi bloccando del tutto lo Stretto, da quando è iniziato il conflitto con gli Stati Uniti e Israele. Secondo quanto riferisce Daily Sabah, sono 11 le navi per cui Ankara ha chiesto a Teheran il via libera per il transito, dal momento che le altre tre si trovano lì per operazioni di produzione energetica e non hanno chiesto di lasciare lo stretto. Dall'inizio del conflitto, la Turchia ha ottenuto il permesso per il transito attraverso lo stretto per una nave di proprietà turca, che aveva utilizzato un porto iraniano, ha dichiarato Uraloglu nelle scorse settimane. 

Spagnola Volotea taglia alcuni voli per caro carburante a causa guerra Iran

Il forte aumento del prezzo del carburante legato al conflitto in Medio Oriente e "l'instabilità geopolitica" spingono la compagnia aerea lowcost Volotea a rivedere la programmazione con un taglio mirato dei voli. L'aerolinea fondata da Carlos Munoz - co-fondatore di Vueling - parla di un "aggiustamento chirurgico", che riguarda circa l'1% dell'operativo complessivo nei Paesi in cui opera, principalmente in Francia, Italia e Spagna (dove il taglio sarà dello 0,5%), per contenere l'impatto sul servizio. Nel 2025 Volotea ha effettuato circa 75.000 voli trasportando 11,2 milioni di passeggeri. Tra gli aeroporti iberici interessati, quelli delle Asturie e delle Canarie, con alcune rotte cancellate durante il mese di aprile, subito dopo Pasqua. La compagnia ha già informato i passeggeri offrendo il cambio gratuito del volo o il rimborso del biglietto. "Questi aggiustamenti sono necesari per garantire stabilità operativa e continuare un servizio solido, minimizzando l'impatto mentre durerà in conflitto", segnalano dalla compagnia, che per il 2026 aveva programmato un 12% in più di capacità dei suoi collegamenti. 

Trump: "Nucleare non ci interessa; Iran non vuole avere arma"

"Il materiale nucleare iraniano non ci interessa, lo osserveremo dai satelliti". Lo ha dichiarato il presidente americano, Donald Trump, in un'intervista alla Reuters. Il capo della Casa Bianca ha inoltre affermato che "l'Iran non avrà un'arma nucleare e nemmeno vuole averla". 

Pasdaran: "Petroliera colpita in Qatar è israeliana"

La petroliera colpita dalle forze israeliane vicino al Qatar è israeliana. A sostenerlo sono i Guardiani della Rivoluzione iraniani. L'imbarcazione Aqua1 centrata 17 miglia nautiche a nord di Doha era stata noleggiata da QatarEnergy. "Anche una petroliera appartenente al regime sionista illegittimo e assassino di bambini, di nome Aqua1, è stata colpita con precisione nel Golfo Persico centrale durante un attacco missilistico sferrato dagli eroi della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ed è ora in fiamme", si legge in una nota dei Pasdaran riportata dalla tv di Stato. 

Pasdaran: "Hormuz chiuso. Da Trump ridicola pantomima"

I Pasdaran hanno ribadito che lo stretto di Hormuz è e resta chiuso. "Lo Stretto di Hormuz è saldamente e sotto il pieno controllo della Marina della Guardia Rivoluzionaria e non sarà aperto ai nemici di questa nazione per le ridicole messinscene del presidente degli Stati Uniti", si legge in una nota riportata dalla Fars. 

Camporini: "La Nato sopravvive anche senza Usa"

"Se gli Stati Uniti uscissero dalla Nato, l'Alleanza sopravvivrebbe. Il problema non sarebbe economico né di una nuova struttura di comando, ma ciò che poi mancherebbe sono alcuni elementi chiave che altri Paesi non hanno se non non il supporto americano. Il punto di domanda gigantesco è il deterrente nucleare, di cui si avvalgono solo Gran Bretagna e Francia. Anche il sistema di sorveglianza satellitare è essenzialmente fornito dagli Usa mentre noi italiani abbiamo l'ottimo 'Cosmo Skymed' che non è comunque a livello americano. Di sicuro serviranno nuovi investimenti per la necessità di dover aumentare le capacità operative". Così il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell'Aeronautica e della Difesa.

Parroco libanese: "Preoccupati per il ritiro dell'esercito dal Sud del Paese"

Quattro comuni cristiani del Libano meridionale - Alma Sha'b, Rmeich, Debel e Aïn Ebel - hanno espresso la loro "profonda preoccupazione" riguardo all'inizio del ritiro dell'esercito libanese da diverse località di confine, che potrebbe avere "gravi ripercussioni sulla sicurezza". I firmatari sono determinati a rimanere sulla loro terra, "nonostante tutte le circostanze", e fanno appello allo Stato libanese, alle agenzie specializzate delle Nazioni Unite e alle organizzazioni umanitarie internazionali. Padre Maroun Youssef Ghafari, parroco di Alma Sha'b, ha parlato con Aiuto alla Chiesa che Soffre confermando questi timori.    "Il ritiro apre la strada a un futuro incerto - sottolinea il parroco - e a una situazione estremamente pericolosa, soprattutto perché, fino ad ora, l'esercito libanese ha scortato i convogli di aiuti destinati a questi villaggi. Inoltre, i funzionari israeliani dichiarano quotidianamente che rimarranno in Libano fino a quando Hezbollah non sarà disarmato e che distruggeranno i villaggi in prima linea, eppure i villaggi ancora abitati sono quelli cristiani, e i loro residenti sono pacifici. Gli abitanti di Rmeich e Aïn Ebel sono determinati a rimanere sulla loro terra".    Padre Maroun spiega poi che "tutti gli abitanti della parrocchia e del villaggio sono stati costretti a lasciare Alma Sha'b il 10 marzo. Sono sparsi in tutto il Paese. Solo un piccolo numero di famiglie si è trasferito nei centri di accoglienza. Insieme al nostro consiglio parrocchiale, al comune di Alma Sha'b e alla cellula di crisi, siamo riusciti a rintracciare tutti. Cerchiamo di rimanere in contatto con loro e di rispondere ai loro bisogni urgenti, secondo i nostri mezzi molto limitati. Ma Dio non abbandona i Suoi figli". Per quanto riguarda la Settimana Santa, "abbiamo deciso con il consiglio parrocchiale che i fedeli partecipino alle celebrazioni nelle parrocchie in cui risiedono attualmente. L'anno scorso, nonostante la distruzione, la chiesa di Alma Sha'b era piena. Quest'anno, l'incontro sarà limitato al sabato sera nella chiesa di Sant'Antonio il Grande a Jdeidé el-Metn, alla periferia della capitale", conclude il parroco libanese.

Mosca: "Cattedrale ortodossa a Teheran danneggiata da raid missilistici"

L'ambasciata russa in Iran ha denunciato in una nota due attacchi missilistici avvenuti stamane a Teheran che hanno provocato danni alla Cattedrale ortodossa di San Nicola a Teheran e alle infrastrutture adiacenti, tra cui una casa di riposo. Non si registrano morti o feriti.    "Constatiamo che la Cattedrale di San Nicola è stata danneggiata durante la Quaresima e alla vigilia di Pasqua, una delle principali festività religiose. A causa delle avventure militari degli Stati Uniti e di Israele, la comunità ortodossa in Iran non può frequentare la chiesa", si legge nel comunicato della rappresentanza diplomatica russa.    L'ambasciata russa ha precisato che i due attacchi avvenuti nelle vicinanze della Cattedrale hanno causato danni all'edificio principale, incluso nel patrimonio culturale nazionale, alle pertinenze e alla vicina casa di riposo, ancora abitata da anziani.    "Condanniamo risolutamente la continua aggressione americano-israeliana contro l'Iran, che colpisce sempre più obiettivi di infrastruttura civile e di patrimonio religioso e culturale", si legge ancora nella nota.

Sondaggio Cnn: "Trump bocciato sull'economia, solo il 31% lo approva"

Donald Trump bocciato dagli americani sull'economia. Secondo un sondaggio di Cnn, il tasso di approvazione del presidente è calato al 31%, il suo minimo. Circa due terzi degli americani ritengono che le politiche del presidente abbiano peggiorato le loro condizioni economiche. Solo il 27% approva Trump sull'inflazione, in calo dal 44% di un anno fa.

Trump: "Nuovo regime iraniano ha chiesto cessate fuoco"

"Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben piu' intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d'America un cessate il fuoco!". Lo annuncia su X il presidente americano, Donald Trump. "Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sara' aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, stiamo distruggendo l'Iran o, come si dice, lo stiamo riportando all'eta' della pietra!!!", aggiunge.

Iran, Anci: "Chiesto incontro a Pichetto per discutere su energia"

Il delegato Anci all'Energia ha chiesto al ministro Pichetto Fratin un incontro urgente per discutere di sostegno alle amministrazioni locali e alle comunita'. "Gli scenari internazionali di queste ultime settimane preoccupano molto le nostre comunita', ma preoccupano anche molto la comunita' dei sindaci italiani", afferma il delegato Anci all'Energia Mario Conte, sindaco di Treviso. "Ci preoccupa la tenuta dei bilanci comunali a fronte di un aumento importante dei costi energetici che si ripercuote nelle comunita' cosi' come nelle amministrazioni locali che sono chiamate a gestire i servizi essenziali per cittadini. Per questo motivo, in veste di delegato nazionale e a nome dell'Anci, ho sentito personalmente e chiesto un appuntamento urgente al ministro Pichetto Fratin, per capire quali prospettive e quali azioni il Governo intende mettere in campo per sostenere le amministrazioni locali che a loro volta vogliono sostenere i cittadini in un periodo caratterizzato da un'esplosione del costo della vita". Il delegato Anci per l'energia ricorda: "I cittadini ogni giorno riempiono i serbatoi delle loro macchine e hanno visto esplodere i costi dei carburanti, ma non solo quelli. Una situazione che ci preoccupa molto. Per questo - conclude Conte - vogliamo essere al fianco del Governo in questa fase delicata: serve un confronto per poter lavorare insieme verso un futuro che possa essere anche un futuro di indipendenza energetica per i nostri territori e per il Paese".

Iran, Teheran: 89esima ondata raid. Colpite forze Usa in Bahrein

L'Iran ha annunciato di avere condotto l'89esima ondata di attacchi dall'inizio della guerra. Nel mirino, riferiscono i media di Stato, "un raduno segreto e occulto di terroristi statunitensi nei pressi della Quinta Flotta nemica in Bahrein". Il sito della Quinta flotta e' stato centrato in Bahrein "da uno sciame di droni d'attacco e da una serie di missili balistici. Secondo i rapporti sul campo, un gran numero di alti ufficiali dell'unita' navale dei terroristi e' stato trasferito negli ospedali della citta' di Manama", si legge nella nota dei Pasdaran con il resoconto dei bombardamenti di oggi, pubblicata dalla tv di Stato. Nel primo attacco di giornata, "sono stati distrutti con precisione due sistemi radar aerei di allerta precoce appartenenti ai terroristi americani nella regione, posizionati su una struttura marina nelle acque e nelle isole degli Emirati Arabi Uniti". "Anche una petroliera appartenente al regime sionista illegittimo e assassino di bambini, con il nome in codice 'Aqua1' e' stata colpita con precisione nel Golfo Persico centrale durante un attacco missilistico", ha confermato la nota. Centrato anche "il centro di preparazione degli elicotteri Chinook e i suoi hangar di stoccaggio delle attrezzature presso la base di Al-Udeid (in Qatar, ndr)". Infine, riferiscono i Pasdaran, "nelle prime ore di questa mattina, diversi sciami di droni d'attacco sono stati lanciati verso il gruppo da battaglia della portaerei Abraham Lincoln, sotto assedio nell'Oceano Indiano settentrionale. Secondo le immagini satellitari, il gruppo si e' ritirato dalla sua posizione".

Indici finanziari in crescita in India, Sensex +1,65%, Nifty +1,56%

In India i mercati finanziari hanno chiuso oggi in rialzo. L'indice Bse Sensex a 30 azioni ha registrato una crescita dell'1,65% e l'indice Nse Nifty a 50 azioni ha registrato un incremento dell'1,56%. Lo riporta l'agenzia di stampa indiana Pti. Entrambi gli indici in mattinata evidenziavano crescite oltre il 2% e il Sensex era arrivato a toccare un rialzo del 2,80%. L'andamento appare influenzato da quello dei prezzi del greggio, che oggi era momentaneamente sceso sotto i cento dollari al barile sotto l'auspicio da parte dei mercati di una de-escalation nella guerra in Medio Oriente che sta ostacolando le forniture di idrocarburi.

Ambasciatore di Teheran a Mosca: "L'Iran sarà un cimitero per gli invasori"

L'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali, ha dichiarato che le forze armate dell'Iran sono preparate per qualsiasi possibile operazione di terra da parte degli Stati Uniti e di Israele e "trasformeranno il territorio iraniano in un cimitero per le forze dell'aggressore".    Il diplomatico, in un'intervista alla Tass, ha così commentato le notizie secondo cui il comando delle forze armate statunitensi potrebbe utilizzare l'82esima Brigata aviotrasportata per conquistare l'isola iraniana di Kharg. "Ci si potrebbe chiedere se l'aggressore ignori tale destino o non lo tenga in considerazione nei suoi calcoli", ha aggiunto l'ambasciatore.

Iran, Macron: "Critiche Trump? Francia non partecipa a guerra"

La Francia "non partecipa alla guerra". Cosi' il presidente francese, Emmanuel Macron, risponde alle critiche del presidente americano, Donald Trump, per aver negato lo spazio aereo a un volo militare americano.

Gaza, Piccolotti (Avs): "Basta querele e esposti per zittire media"

"Il governo non ha fatto nulla contro le querele temerarie, spesso promosse dallo stesso potere politico, anche da ministri in carica. Oggi assistiamo inoltre a un fenomeno collaterale: l'uso sistematico degli esposti ai consigli disciplinari dell'Ordine dei Giornalisti. Cio' che preoccupa, come segnalano la Rete No Bavaglio e Articolo21, e' che riguardano spesso articoli e prese di posizione sulla guerra e sul genocidio a Gaza, segno di un forte tentativo di limitare la liberta' di espressione e di informazione sul conflitto israelo-palestinese". A sottolinerarlo e' Elisabetta Piccolotti. "Avs, Pd e M5s - prosegue - stanno depositando un'interrogazione alla Presidenza del Consiglio e al ministro della Giustizia su entrambi i problemi, per sollecitare interventi contro l'abuso di questi strumenti. Non ci aspettiamo risposte significative: appare evidente il tentativo di oscurare chi continua a parlare di Gaza e Palestina. Quando si limita il confronto tra opinioni diverse e - conclude la deputata Avs - si impedisce di raccontare i fatti, attraverso censura o intimidazioni, si impoverisce la vita democratica del Paese e si lede il diritto dei cittadini a essere pienamente informati".

Valastro (Cri): "Negli ultimi giorni morti in Iran tre operatori della Mezzaluna Rossa"

"L'impatto del conflitto in Medio Oriente è sempre più devastante, tanto sulla popolazione che sugli operatori umanitari. Oggi piangiamo tre colleghi, la dottoressa Somayeh Mir Abo Eshagh, una Volontaria della Mezzaluna Rossa Iraniana (Ircs) di 44 anni che ha tragicamente perso la vita durante un raid aereo mentre era in servizio il 27 marzo, Alireza Sohbatloo, anche lui operatore della Ircs, deceduto in un raid aereo ieri, 31 marzo, mentre prestava supporto in una clinica medica a Zanjan, e Alireza Sohbatlou, operatore umanitario di 35 anni della Ircs, rimasto ucciso il 31 marzo a seguito di un attacco aereo nella provincia nord-occidentale di Zanjan". Lo fa sapere, in una nota, il presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro spiegando che dall'inizio del mese sono quattro gli operatori morti.    "Giorno dopo giorno, il costo umano di questo conflitto - aggiunge - diventa più grande. I nostri colleghi in Iran e in tutto il Medio Oriente operano per aiutare la popolazione. Ma non possiamo accettare che la loro dedizione, il loro impegno a supporto di chi ha bisogno di aiuto, li esponga alla possibilità di essere strappati alla vita. Queste donne e questi uomini vengono colpiti senza alcun rispetto per l'emblema che indossano, per il loro operato e per la missione che li vede impegnati quotidianamente: lenire le sofferenze di chi si trova in difficoltà. Di fronte a queste continue violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, non ci stancheremo mai di ripetere che la popolazione civile, i presidi sanitari e gli operatori umanitari non dovrebbero essere bersaglio di attacchi", ha concluso il presidente della CRI

Sigonella, Faraone: "Governo sempre più servile con Trump"

"Ogni giorno che passa, il governo dimostra sempre piu' nei confronti di Donald Trump l'assoluta e servile accondiscendenza di chi non lo considera un altro capo di Stato ma un padrone. La richiesta di Bignami di un'informativa a Crosetto di venirci a dire se nei decenni passati sia stata o meno negato agli Usa l'utilizzo delle nostre basi militari e' ridicolo. Denota un atteggiamento incredibile. Al momento Trump non si comporta da alleato: ha deciso di scatenare una guerra da solo, ha preteso che gli altri stati gli andassero dietro senza nemmeno averli avvertiti, ci offende ogni giorno. Ma in compenso Giorgia Meloni non ha osato dire una sola parola". Lo ha detto Davide Faraone in Aula alla Camera. "L'unica parola con cui si puo' descrivere questo atteggiamento e' 'servilismo'. Va anche aggiunto che nonostante Trump, l'Italia resta sempre un Paese Nato e la difesa Nato per i Paesi europei e' un patrimonio che non puo' essere messa in discussione da nessuno", ha concluso il vicepresidente Iv.

Onu: "Guerra Iran scusa per limitare diritti e libertà media"

L'Iran, i paesi di tutto il Medio Oriente, compreso Israele, e gli Stati Uniti stanno usando la guerra come scusa per reprimere i diritti civili e la liberta' di stampa. E' l'allarme lanciato oggi dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk. "Stiamo assistendo a una forte securizzazione dello spazio civico in tutta la regione, con severe restrizioni imposte dai governi alle persone che esercitano i loro diritti alla liberta' di espressione e alla riunione pacifica", ha dichiarato in un comunicato. Turk ha anche denunciato "i tentativi di limitare la liberta' dei media, come la censura imposta dalle autorita' militari israeliane e la minaccia della commissione federale statunitense per la Comunicazione di revocare le licenze di trasmissione per coperture della guerra ritenute critiche".

Axios: "I messaggi contrastanti di Trump lasciano perplessi anche i suoi consiglieri"

I messaggi contrastanti di Donald Trump sull'Iran lasciano perplessi anche i suoi consiglieri, molti dei quali ritengono che il presidente improvvisi piuttosto che seguire un piano chiaro. "Nessuno sa cosa stia realmente pensando", hanno ammesso alcuni consiglieri del presidente con Axios. A Trump, spiegano, piace tenere tutte le opzioni aperte in modo da poter capitalizzare su una di queste non appena intravede l'occasione. "C'era un piano per la prima settimana ma da quel momento in poi si sta improvvisando" in Iran, ha aggiunto un ex funzionario americano.

Fonti Nato: "Manteniamo la calma, da Trump spesso provocazioni"

Alla Nato al momento vige una parola d'ordine: "Mantenere la calma". E' quanto confidano fonti alleate interpellate dall'ANSA. Il presidente Donald Trump non è infatti nuovo a quelle che vengono definite "provocazioni" e, in un certo senso, la Nato ha sviluppato in questi ultimi mesi una sorta di tolleranza alle dichiarazioni forti. L'attitudine è di guardare ai fatti e, si sottolinea, sia l'opinione pubblica americana sia il congresso sono, in maggioranza, "favorevoli" all'alleanza transatlantica.

Morti 3 operatori Mezzaluna Rossa. Cri: "Impatto conflitto sempre più devastante"

“L’impatto del conflitto in Medio Oriente è sempre più devastante, tanto sulla popolazione che sugli operatori umanitari. Oggi piangiamo tre colleghi, la dottoressa Somayeh Mir Abo Eshagh, una volontaria della Mezzaluna Rossa Iraniana (Ircs) di 44 anni che ha tragicamente perso la vita durante un raid aereo mentre era in servizio il 27 marzo, Alireza Sohbatloo, anche lui operatore della Ircs, deceduto in un raid aereo ieri, 31 marzo, mentre prestava supporto presso una clinica medica a Zanjan, e Alireza Sohbatlou, operatore umanitario di 35 anni della Ircs, rimasto ucciso il 31 marzo a seguito di un attacco aereo nella provincia nord-occidentale di Zanjan. Sono quattro i colleghi della Mezzaluna Rossa Iraniana che hanno perso la vita svolgendo la loro opera umanitaria. È una vera e propria tragedia”. Con queste parole cariche di rammarico il presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, rende noto la morte dei tre colleghi della Consorella iraniana. “Giorno dopo giorno, il costo umano di questo conflitto diventa più grande. I nostri colleghi in Iran e in tutto il Medio Oriente operano per aiutare la popolazione. Ma non possiamo accettare che la loro dedizione, il loro impegno a supporto di chi ha bisogno di aiuto, li esponga alla possibilità di essere strappati alla vita. Queste donne e questi uomini vengono colpiti senza alcun rispetto per l’Emblema che indossano, per il loro operato e per la missione che li vede impegnati quotidianamente: lenire le sofferenze di chi si trova in difficoltà. Di fronte a queste continue violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, non ci stancheremo mai di ripetere che la popolazione civile, i presidi sanitari e gli operatori umanitari non dovrebbero essere bersaglio di attacchi”, ha concluso il presidente della Cri.

Ft: "'Una battaglia dopo l'altra' la nuova dottrina Netanyahu"

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, sta delineando - dall’attacco di Hamas del 7 ottobre - una nuova strategia di sicurezza fondata su conflitti prolungati e interventi preventivi. Lo riferisce il Financial Times, secondo cui "una battaglia dopo l'altra" - in omaggio al film trionfatore agli Oscar - è alla base del nuovo paradigma dettato da Netanyahu e ribadito anche in un recente discorso agli ufficiali militari: "Niente più contenimento delle minacce. Niente più l’idea della 'villa nella giungla', dove ci si nasconde dai predatori oltre il muro. Al contrario: se non vai nella giungla, la giungla viene da te". Un’impostazione che prepara il Paese a una fase di guerra aperta e prolungata contro nemici ritenuti ancora attivi, dal movimento palestinese a Hezbollah, fino all’Iran. E che è confermata dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar. "Non possiamo promettere che questa sarà l'ultima guerra", ha scritto in un post su X. Quella che alcuni analisti definiscono la nascente "dottrina Netanyahu" prevede attacchi preventivi contro ogni minaccia percepita, la creazione di zone cuscinetto attraverso il controllo di territori nei Paesi vicini e il ricorso costante alla forza come principale garanzia di sicurezza. Esperti come Michael Milshtein dell’Università di Tel Aviv la descrivono come una strategia "post-traumatica", nata sull’onda dell’attacco del 2023 ma priva di una reale visione diplomatica di lungo periodo. La critica si concentra anche sui costi umani e sull’erosione della posizione internazionale di Israele.

Emirati bloccano ingresso iraniani

Gli Emirati Arabi Uniti hanno vietato l'ingresso nel paese ai cittadini iraniani, con poche eccezioni. Lo hanno riferito le compagnie aeree con sede a Dubai, mentre le agenzie di viaggio hanno riferito un alto numero di rifiuti di visti per gli iraniani dall'inizio della guerra in Medio Oriente. "I cittadini iraniani non possono entrare e transitare", hanno dichiarato Emirates e Flydubai sui loro siti web. Si applicano esenzioni per i residenti che sono coniugi di emiratini, figli di una donna emiratina o "atleti, dirigenti bancari, medici, famiglie, ingegneri, investitori, professionisti senior o trader". Ammessi anche i titolari del golden visa.

Erdogan: "Umanità paga le azioni di Israele"

La Turchia rimane fuori dal conflitto e ribadisce le accuse a Israele, colpevole di una guerra le cui conseguenze saranno pagate "da tutta l'umanita". Messaggio ribadito oggi dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha messo in guardia dal fatto che "i rischi legati alla guerra iniziata il 28 febbraio scorso aumentano di giorno in giorno". "La nostra prioritaà è evitare ripercussioni negative per il nostro Paese. La nostra posizione è netta: siamo disposti a valutare qualsiasi soluzione diplomatica che porti alla fine del conflitto, metta a tacere le armi e fermi questo spargimento di sangue. Venga fermato il dolore che sta affligendo Paesi fratelli e amici", ha detto Erdogan, che ha poi accusato Israele. "Il peso destinato a gravare sulle spalle di tutta l'umanità a causa dei danni a infrastrutture ed energia ha un responsabile: Israele. Qualsiasi sviluppo sanguinoso gioca a loro favore", ha affermato Erdogan.

Media: "Pezeshskian in 'stallo politico', controllo Stato in mano a consiglio militare Pasdaran"

Crescenti tensioni tra il governo e la leadership militare iraniana hanno messo il presidente Masoud Pezeshskian in una "situazione di completo stallo politico", mentre le Guardie Rivoluzionarie - e in particolare un "consiglio militare" composto da alti ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana - hanno di fatto assunto il controllo di funzioni statali chiave, secondo quanto riferito al sito vicino all'opposizione 'Iran International' da fonti informate. Le Guardie Rivoluzionarie hanno bloccato nomine e decisioni presidenziali, erigendo un perimetro di sicurezza attorno al centro del potere e di fatto emarginando il governo dal controllo esecutivo. I tentativi di Pezshskian di nominare un nuovo ministro dell'intelligence giovedì scorso sono falliti dietro pressione diretta del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza della situazione. Tutti i candidati proposti, incluso Hossein Dehghan, sono stati respinti e si dice che Vahidi abbia insistito sul fatto che, data la situazione di conflitto, tutte le posizioni di leadership critiche e sensibili debbano essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie fino a nuovo ordine.Nel sistema politico iraniano, tradizionalmente i presidenti nominano i ministri dell'intelligence solo dopo aver ottenuto l'approvazione della Guida Suprema, che detiene l'autorità ultima sui principali portafogli della sicurezza. Tuttavia, con le condizioni e la posizione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei incerte nelle ultime settimane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) sta di fatto impedendo al presidente di promuovere il candidato da lui prescelto, consolidando ulteriormente la propria presa sull'apparato di sicurezza statale. Pezeshkian ha ripetutamente richiesto un incontro urgente con Mojtaba Khamenei negli ultimi giorni, ma tutte le richieste sono rimaste senza risposta e non è stato possibile stabilire alcun contatto, secondo la pubblicazione. Fonti informate affermano che un "consiglio militare" composto da alti ufficiali dell'IRGC esercita ora il pieno controllo sulla struttura decisionale centrale, imponendo un cordone di sicurezza intorno a Mojtaba Khamenei e impedendo che i rapporti governativi sulla situazione del paese lo raggiungano. Sono inoltre emerse speculazioni sul fatto che le condizioni di salute di Mojtaba Khamenei possano contribuire a determinare gli attuali equilibri di potere.

Teheran: "Stretti Hormuz riaprirà ma non per gli Usa"

Lo Stretto di Hormuz riaprirà sicuramente, ma non per voi''. Così il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano Ebrahim Azizi si è rivolto agli Stati Uniti in un post su 'X'. Lo Stretto di Hormuz, ha aggiunto, ''sarà aperto solo a coloro che si adegueranno alle nuove leggi iraniane''. Il Parlamento di Teheran ha di recente approvato di introdurre il pagamento di un pedaggio per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Azizi ha poi deriso il presidente americano Donald Trump scrivendo su 'X': ''Trump ha finalmente realizzato il suo sogno di 'cambiare di regime', ma nel regime marittimo della regione!'. 

Iran, Orsini: "Ue deve intervenire per industria, lavorare su Eurobond"

"Se questo conflitto" in Medioriente "continuerà non possiamo pensare che l'Italia ce la possa fare da sola. L'Europa deve intervenire, bisogna lavorare presto sugli Eurobond e aprire un debito pubblico, perché non possiamo permetterci di distruggere l'industria europea". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, al termine del tavolo al Mimit su Transizione 5.0.

Israele: "Solo parole da Beirut si dia una mossa"

Israele ha rivolto un messaggio dai toni duri al governo del Libano, mentre e' in corso una escalation militare tra l'Idf e Hezbollah. "In Libano si parla tanto, ma non si agisce. Hanno dichiarato l'ambasciatore iraniano persona non grata, eppure rimane. Hanno ordinato a Hezbollah di disarmarsi, eppure resta al potere, sotto il controllo dell'Iran. Nel frattempo, gli attacchi contro il nord di Israele continuano. È ora che il Libano si dia una mossa", ha scritto in un post su X il ministero degli Esteri israeliano.

Idf: responsabile Hezbollah per sud Libano ucciso in un raid a Beirut

Il comandante del Fronte Meridionale di Hezbollah, responsabile delle attività militari del gruppo nel Libano meridionale, Hajj Yusuf Ismail Hashem, è stato ucciso ieri in un attacco della Marina israeliana a Beirut. Lo ha annunciato l'Idf, secondo quanto riportato dal Times of Israel. Secondo una fonte della sicurezza libanese e una fonte di Hezbollah, citate dall'Afp, Hashem era "il capo militare del dossier Iraq". Hashem era un "comandante di alto rango con oltre 40 anni di esperienza e una figura centrale nell'organizzazione terroristica", afferma l'esercito israeliano.

Idf: ucciso comandante fronte meridionale Hezbollah

L'esercito israeliano afferma di aver ucciso il comandante del Fronte meridionale di Hezbollah, Hajj Yusuf Ismail Hashem. È stato eliminato ieri in un attacco mirato a Beirut, condotto dalla Marina israeliana, sotto la direzione della Direzione dell'Intelligence  e del Comando Nord.

Starmer difende Nato da accuse Trump: "È l'alleanza militare più efficace"

Il premier britannico Keir Starmer ha definito la Nato come l'alleanza militare "più efficace al mondo". La sua dichiarazione rappresenta una risposta alle dure accuse del presidente americano Donald Trump agli alleati europei rispetto al mancato o ridotto sostegno nella guerra contro l'Iran.

Trump: "Sto considerando seriamente il ritiro dalla Nato"

Donald Trump sta considerando seriamente il ritiro degli Usa dalla Nato: lo ha detto lo stesso presidente statunitense in un'intervista al Telegraph, definendo l'Alleanza "una tigre di carta" .

Iran, Adnoc Emirati: "Blocco Hormuz estorsione economica globale"

Il capo della compagnia petrolifera nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Adnoc, ha affermato che le azioni dell'Iran nello Stretto di Hormuz rappresentano "un'estorsione economica globale". Mentre gli effetti della chiusura di fatto dello Stretto si spostano verso ovest e i prezzi di cibo e carburante aumentano in tutta Europa, "il mondo deve agire insieme per proteggere il libero flusso di energia", ha dichiarato Sultan al-Jaber.

Iran, Tasnim: "Piano Trump invasione isole stupido e rischioso"

Da un punto di vista militare, il piano di entrare via terra e tentare di impadronirsi delle isole iraniane e' una cosa molto stupida e rischiosa per gli Stati Uniti. Lo afferma un rapporto del Gruppo di interpretazione della guerra dell'agenzia di stampa semi ufficiale Tasnim, che riferisce di aver analizzato il piano del presidente Donald Trump per l'accesso via terra alle isole iraniane. Alla luce dei rischi di tale piano, sottolinea Tasnim, "vediamo che i paesi europei hanno in gran parte evitato un coinvolgimento diretto in questo conflitto, e in alcuni casi hanno persino esplicitamente sottolineato che questa guerra non li riguarda". D'altra parte, valuta ancora l'agenzia stampa iraniana, sembra che parte del peso di questo confronto sia stato scaricato sulle spalle di alcuni paesi arabi della regione. Il punto importante a questo proposito, sottolinea Tasnim, e' la differenza fondamentale tra "creare sicurezza" e "creare insicurezza". "Per stabilizzare la sicurezza, sono necessari il massimo potere e il controllo completo, ma per destabilizzarla, a volte anche la minima perturbazione e' sufficiente a compromettere l'intera situazione. La situazione nello Stretto di Hormuz segue esattamente questa logica", valuta l'agenzia. Guardando oltre, anche ammesso che gli Stati Uniti possano conquistare alcuni territori o isole, la questione principale e' "stabilizzarli e mantenerne il controllo", un obiettivo ben piu' arduo dell'occupazione stessa. "Queste aree sono geograficamente vicine all'Iran e saranno costantemente minacciate dal punto di vista dell'accesso operativo. Inoltre, nel corso degli anni sono stati studiati e pianificati scenari relativi a tali situazioni", prospetta il Gruppo di interpretazione della guerra. D'altro canto, evidenzia ancora la Tasnim, l'esperienza militare dimostra che la superiorita' aerea o attacchi su larga scala da soli non sono sufficienti a cambiare definitivamente gli equilibri, e in definitiva, il compito si decidera' sul campo, il che comportera' naturalmente un significativo aumento di costi e perdite. "Di conseguenza, un ingresso via terra in un'area del genere non e' solo complicato, ma anche costoso e rischioso, e puo' essere considerato uno dei maggiori rischi possibili per gli Stati Uniti in uno scenario simile. Nel frattempo, la questione piu' importante e' fino a che punto i paesi della regione, in particolare alcuni paesi arabi, siano disposti ad accettare un tale livello di rischio, soprattutto in una situazione in cui un'eventuale espansione del conflitto potrebbe estendere il raggio d'azione dell'insicurezza all'intera regione", conclude Tasnim.

Doha, missile iraniano colpisce petroliera di QatarEnergy

Il ministero della Difesa del Qatar ha riferito che una petroliera noleggiata dalla compagnia QatarEnergy è stata colpita da un missile iraniano nelle acque territoriali del Qatar. Lo riporta il Times of Israel.    Secondo quanto riferito, il Qatar è stato preso di mira da tre missili dall'Iran, due dei quali sono stati intercettati, mentre il terzo ha colpito la petroliera Aqua 1, senza causare vittime. L'imbarcazione, situata a 31 chilometri a nord del polo industriale di Ras Laffan, ha riportato danni al di sopra della linea di galleggiamento, ma non si sono registrati impatti ambientali.

Il Papa: "Preghiamo per le vittime innocenti delle guerre"

"Avvicinandosi la festa della Pasqua, preghiamo per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre, affinché il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda a tutti la pace e la consolazione". Lo ha detto il Papa all'udienza generale nel saluto ai pellegrini di lingua araba. "Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male", ha concluso Leone XIV.

Israele, Ankara: "Pena di morte peggiora l'apartheid"

"Apartheid ancora piu' violento". Con queste parole il ministero degli Esteri turco ha commentato l'approvazione da parte del Parlamento israeliano (Knesset) di una legge che introduce la pena di morte per i cittadini palestinesi. "La nostra condanna, per questa legge che permettera' l'esecuzione di soli palestinesi, e' totale. Si tratta di un passo con cui l'apartheid di uno Stato invasore diventa ancora piu' violento, un mezzo illegale per eliminare i palestinesi", si legge nella nota.

Tensioni alla Camera su basi Usa e Conte, espulso un deputato M5s

Tensioni nell'Aula della Camera quando il centrodestra ha chiesto un'informativa al ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema delle basi americane e puntando il dito sul leader del M5s Giuseppe Conte. "Vogliamo comprendere" se i precedenti presidenti del Consiglio "hanno avanzato richieste di disattendere gli accordi che regolano l'uso delle basi militari americane. Non farò il nome di Giuseppe Conte", ha detto il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami. Che ha criticato chi "va in piazza a manifestare contro gli Usa insieme ai ProPal che sfasciano le vetrine ma poi va a pranzo con l'emissario speciale di Trump chiuso in una stanza". "Bisogna chiedersi quando si parla di politica estera se, dall'opposizione, si sta facendo la cosa giusta", gli ha fatto eco l'azzurra Deborah Bergamini. Durante i due interventi si sono registrate diverse tensioni in Aula, con la presidente di turno Anna Ascani (Pd) che ha cercato di mantenere l'ordine e alla fine ha espulso il pentastellato Antonino Iaria. "Vi stupirò ma sono favorevole a questa informativa - le parole di Marco Grimaldi di Avs -. Forse siamo l'unico gruppo parlamentare che ha depositato da tempo un'interrogazione sulle basi statunitensi. Sarebbe ora di fare una cosa: desecretare e riscrivere quegli accordi. Possiamo dirci che la prossima procedura sarà solenne? Se sì, siamo d'accordo", ha aggiunto rivolto ai meloniani. Per Enrico Cappelletti del M5s "Conte non ha ancora vinto le primarie, è inutile scaldarsi tanto".

Gerusalemme, la guerra svuota la città vecchia. VIDEO

Gerusalemme, la guerra svuota la città vecchia - Sky TG24

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Iran, media: "Sede ex ambasciata Usa a Teheran colpita da raid"

I media iraniani hanno riferito che l'ex edificio dell'ambasciata statunitense a Teheran e' stata attaccata questa mattina in un'ondata di raid sulla capitale. Secondo le stesse fonti di stampa, citate dal sito Iran International, sarebbero gli Stati Uniti ad aver preso di mira l'edificio. Secondo testimoni oculari, la parte orientale dell'edificio e' stata danneggiata all'incrocio tra le vie Taleghani e Mofateh Sud. Le autorita' non hanno ancora rilasciato dettagli sull'attentato ne' sull'entita' dei danni. Testimoni oculari hanno riferito che dopo l'esplosione che ha colpito l'ex edificio dell'ambasciata statunitense a Teheran, sarebbero arrivati degli operatori della Mezzaluna Rossa, "accompagnati da persone vestite di nero che gridavano che il segnale del cellulare stava arrivando e che nessuno doveva filmare", ha riferito Iran International. Dopo l'occupazione del novembre 1979, l'ex edificio dell'ambasciata statunitense e' stato trasformato in un museo e destinato principalmente a istituzioni affiliate alle Guardie Rivoluzionarie e ai Basij.

Borsa Milano: accelera su attese de-escalation in M.O., +3%

La Borsa di Milano accelera ulteriormente dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che avrebbe posto fine alla guerra contro l'Iran entro "due o tre settimane", aggiungendo che gli Usa potrebbero decidere di mettere fine al conflitto "indipendentemente dal fatto che ci sia un accordo o meno" con Teheran. Il Ftse Mib sale del +3,02% a quota 45.646 punti.

Foti: "Sulle basi rispettate intese e Consiglio europeo"

"C'è un'intesa bilaterale del 1954 che disciplina l'utilizzo delle basi statunitensi in Italia. Si è fatto quanto detto nel corso dell'ultimo Consiglio europeo". Lo ha sottolineato il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, parlando a Sky Tg24 della base di Sigonella.  Interpellato su come voterebbe la maggioranza sull'eventuale utilizzo delle basi a fini militari, Foti ha spiegato che "bisognerebbe vedere il tipo di domanda e le finalità". Di certo, "non siamo come D'Alema che ci ha avvisato a bombardamenti in corso", ha aggiunto riferendosi all'ex Jugoslavia.

Coordinatrice Onu per il Libano: "Il Paese solo un'ombra di se stesso"

"Il Libano è ormai solo un'ombra di se stesso". "Intere regioni di questo magnifico Paese, ricco di storia, sono state ridotte in rovina, trasformate in città fantasma". E' quanto ha  dichiarato la coordinatrice speciale delle Nazioni Unite per il Libano, Jeanine Hennis-Plasschaert, secondo cui "una cosa è certa: più a lungo durerà questa situazione, più difficile sarà riprendersi".    Il bilancio tracciato dal coordinatore delle Nazioni Unite per i soccorsi di emergenza, Tom Fletcher, che lunedì ha visitato il Libano, è di più di 1.240 persone uccise e 3.500 ferite nelle ultime quattro settimane. Nel Paese sono oltre 1,1 milioni gli sfollati. Inoltre più di 200.000 persone hanno attraversato il confine con la Siria, la maggior parte delle quali siriani che in precedenza avevano cercato rifugio in Libano. Fletcher ha inoltre sottolineato che sul fronte infrastrutturale, sei degli otto ponti a sud del fiume Litani sono stati distrutti e altre infrastrutture vitali sono sotto attacco. Intere comunità stanno diventando sempre più isolate dal resto del mondo, ha avvertito.    Dunque, secondo Jeanine Hennis-Plasschaert, è necessaria "una tregua immediata per porre fine alla devastazione. Un accordo su misure fondamentali per rafforzare la fiducia. Un'intensificazione degli sforzi libanesi per riportare lo Stato al centro delle decisioni di guerra e di pace, affrontando non solo i gruppi armati non statali, ma anche le preoccupazioni e le rimostranze utilizzate per giustificarne l'esistenza". E, infine, "l'avvio di colloqui tra Libano e Israele. Questi sono i primi passi, reciprocamente complementari, essenziali per spezzare i cicli ricorrenti di violenza" ha aggiunto.

Iran, Wsj: "Cambio rotta stati Golfo schierati contro regime"

Nel conflitto in corso in Iran e nel Medio Oriente, si registra un cambio di rotta di diversi stati del Golfo, a cominciare dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che "si stanno ora schierando contro il regime di Teheran e vogliono che la guerra continui fino a quando non sara' neutralizzato o rovesciato". Lo ha riferito il Wall Street Journal, secondo quanto affermato da funzionari arabi e altre fonti regionali, anche se al momento i paesi in questione non hanno ancora impegnato le proprie forze militari. Un impegno che in realta' riguarda gia' la diplomazia: il Bahrein, stretto alleato degli Stati Uniti e sede della Quinta Flotta della Marina statunitense, ha promosso in tal senso una risoluzione delle Nazioni Unite, la cui votazione e' prevista per domani. Ora il nuovo approccio assertivo degli Emirati Arabi Uniti, pronti a intervenire con la forza per sbloccare lo Stretto di Hormuz, "rappresenta un cambiamento fondamentale nella loro prospettiva strategica", secondo quanto affermato al Wsj da funzionari di uno Stato del Golfo Persico. "In effetti, Dubai, centro commerciale degli Emirati Arabi Uniti, finanzia da tempo il regime iraniano. Prima della guerra, i diplomatici emiratini si adoperavano per mediare tra Stati Uniti e Iran", prosegue il Wsj, ricordando la visita ad Abu Dhabi di Ali Larijani, funzionario iraniano della sicurezza nazionale, poi deceduto in un attacco aereo. Ora, invece lo Stato del Golfo si sta allineando alla posizione del presidente Trump, che chiede agli alleati di assumersi una maggiore responsabilita' nella guerra, in particolare per contribuire all'apertura dello Stretto di Hormuz. Il Wall Street Journal ha riportato, inoltre, che Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori la sua disponibilita' a porre fine alla guerra senza riaprire lo Stretto, lasciando la questione ad altri Paesi. "La partecipazione degli Emirati Arabi Uniti alla liberazione dello Stretto comporta dei rischi. Potrebbe creare le premesse per tensioni che si protrarranno anche dopo la fine della guerra", conclude l'analisi del Wsj.

De Cristofaro: "Alleanza con Trump e Netanyahu fallimentare per interessi paese"

"Sul no alla base di Sigonella siamo nel campo di una pantomima, una totale pantomima. Il governo deve dire parole chiare. Deve dire chiaramente che la guerra di Trump e Netanyahu è illegale. E deve venirlo a dire in Parlamento, non con le veline o i post sui social. Abbiano il coraggio politico di dire che l'alleanza che hanno perseguito nel corso di questi due anni con Trump è fallimentare per gli interessi del nostro paese. Ma del resto gli italiani con le 15 milioni di matite del referendum gli hanno mandato l'avviso di sfratto. Basta con le pantomime, rimettere al centro la Costituzione e l'articolo 11". Così ad Agorà il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.     "La destra si è resa conto che la batosta elettorale che hanno preso, è anche legata alle scelte scellerate di politica estera, e alla totale subalternità che hanno avuto in tutti questi mesi nei confronti di Trump e di Netanyahu, vista la popolarità pari a zero che c'è nel nostro paese di questi due signori. Quindi hanno cercato di tirare un colpo al cerchio e uno alla botte. Il punto è l'alleanza politica strutturale non tra l'Italia e gli Stati Uniti, ma tra la Meloni, Trump, Netanyahu, l'opposizione franchista a Sanchez. Tutti parte di un disegno politico, di un progetto politico, di una famiglia politica internazionale e un'alleanza strutturale", conclude De Cristofaro. 

Madrid condanna legge su pena di morte Israele: "Discriminatoria e implacabile"

La Spagna ha condannato con fermezza l'approvazione da parte del Parlamento israeliano di una legge sulla pena di morte applicabile in Israele e nel territorio occupato dello Stato di Palestina. In una nota del ministero degli Esteri, Madrid respinge "categoricamente" il contenuto della norma, definita "draconiana" e concepita, nei suoi stessi termini, come discriminatoria nei confronti della popolazione palestinese.   Secondo il governo spagnolo, "tale discriminazione assume una gravità estrema", poiché sancisce una disuguaglianza giuridica tra individui in una materia che incide direttamente sul diritto fondamentale alla vita.   Il testo comporterebbe anche l'esercizio illegale della giurisdizione israeliana nel Territorio Occupato appartenente allo Stato di Palestina, circostanza "particolarmente grave trattandosi dell'applicazione della pena di morte".   La Spagna ribadisce, infine, la propria ferma opposizione alla pena capitale in ogni circostanza, considerandola una punizione crudele, inumana e degradante, priva di comprovati effetti deterrenti e con conseguenze irreparabili in caso di errore giudiziario.

Iran, Idf: attacchi profondi e sistematici. ko 4mila obiettivi =

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf)ha dichiarato che "i nostri attacchi contro la Repubblica Islamica sono profondi e sistematici", con 4mila obiettivi gia' colpiti in un mese di guerra. "L'Iran non e' piu' solo un fronte, ma il cuore dell'Asse del Male, che ha fatto della distruzione dello Stato di Israele la sua missione principale", ha dichiarato il tenente generale Eyal Zamir. "Abbiamo ottenuto un successo combinato e letale che, insieme agli attacchi dei nostri partner americani, ha inferto un duro colpo all'Iran", ha sottolineato Zamir. In un lungo resoconto dell'operato dell'Idf, ha detto che e' stata distrutta gran parte della loro catena di comando, danneggiata gravemente le loro capacita' di comando e controllo, nonche' la capacita' di produrre armi, ridotta la capacita' di lanciare missili contro i cittadini israeliani e creata una liberta' d'azione senza precedenti nei cieli sopra l'Iran e in altri scenari. In un rapporto pubblicato alla fine del primo mese dell'attacco alla Repubblica Islamica, l'esercito israeliano ha affermato di aver effettuato finora oltre 800 sortite aeree con circa 16mila diversi tipi di munizioni, ucciso piu' di 2mila soldati e comandanti del regime e colpito piu' di 4mila obiettivi. In un comunicato, l'Idf ha ricordato, inoltre, "il colpo iniziale dell'operazione, con l'eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei e di circa altri 40 alti funzionari in meno di un minuto, che e' indimenticabile". Oltre all'attacco simultaneo al ministero dell'Intelligence e al Consiglio di Difesa, nello stesso giorno e' stato registrato il piu' grande volo operativo nella storia dell'Aeronautica israeliana. L'esercito israeliano ha annunciato che l'attacco iniziale contro la Repubblica Islamica, denominato "Bresheet", ha coinvolto circa 200 aerei da combattimento, centinaia di munizioni abbandonate e circa 500 obiettivi, garantendo la superiorita' aerea in Iran entro 24 ore. L'esercito israeliano ha inoltre riferito dell'attacco a una riunione segreta del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) in un hotel di Beirut durante la seconda settimana di guerra, in cui sono stati uccisi cinque alti comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Libanesi e del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Palestinesi.

Teheran accusa Kiev: "Partecipa attivamente agli attacchi contro di noi"

L'inviato iraniano alle Nazioni Unite ha accusato l'Ucraina di aver svolto un ruolo attivo nella guerra contro Teheran. In una lettera indirizzata al Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres e al Consiglio di Sicurezza, l'Iran ha affermato che il dispiegamento da parte di Kiev di specialisti anti-drone nei paesi mediorientali equivale a un "supporto materiale e operativo" per gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. Lo scrive il Kiev Post.    L'inviato di Teheran Amir Saeid Iravani ha dichiarato che le azioni dell'Ucraina dimostrano una "partecipazione attiva" all'uso della forza contro l'Iran, sostenendo che Kiev ne ha quindi la responsabilità ai sensi del diritto internazionale.    Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino Heorhii Tykhyi ha respinto le affermazioni dell'Iran definendole menzogne ;;e ha affermato che Teheran non ha alcun titolo per accusare Kiev dopo aver fornito alla Russia i droni utilizzati negli attacchi contro l'Ucraina. "Come si fa a sapere se un rappresentante del regime iraniano sta mentendo? Se muove le labbra, mente", ha scritto Tykhyi su X, aggiungendo che quasi 60.000 droni forniti dall'Iran alla Russia hanno colpito l'Ucraina dal 2022, mentre "nessun drone ucraino ha mai colpito l'Iran".    Lo scorso 14 marzo Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del parlamento iraniano, aveva affermato in un post sui social media che il territorio ucraino era "un obiettivo legittimo per l'Iran".    Dall'inizio dell'invasione russa su vasta scala dell'Ucraina nel 2022, i legami tra Mosca e Teheran si sono intensificati. I due Paesi hanno firmato un Trattato di partenariato strategico globale il 17 gennaio 2025, durante un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a Mosca. 

Borsa: l'Europa di corsa crede alla fine della guerra, giù petrolio e gas

Le Borse europee credono alla fine della guerra in Medio Oriente e consolidano il rialzo inziale. Sui mercati, dopo le parole di Trump sul conflitto con l'Iran, torna l'ottimismo con i listini del Vecchio continente in netto rialzo, in scia a quelli asiatici, ed il calo del petrolio e del gas. In positivo anche i future di Wall Street. Sul fronte valutario il dollaro si indebolisce sulle principali divise internazionali.    L'indice stoxx 600 guadagna il 2,4%. Avanzano Madrid (+2,9%), Francoforte (+2,7%), Parigi (+2,2%) e Londra (+1,7%). I principali listini sono sostenuti dal comparto tecnologico (+3,8%), le banche (+3,7%) e le assicurazioni (+2%). Positive le utility (+1,8%), con il prezzo del gas in calo. Ad Amsterdam le quotazioni calano del 5% a 48,24 euro al megawattora. In calo l'energia (-3%), con il petrolio che scende sotto la soglia dei cento dollari al barile. Il Wti cede il 3,5% a 97,76 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 3,3% a 100 dollari.    In forte calo i rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 85 punti, con il tasso del decennale italiano che scende di nove punti base al 3,81% e quello tedesco al 2,95%. In flessione anche i titoli di stato del Regno unito al 4,81%. In rialzo il prezzo dell'oro che sale a 4.721 dollari l'oncia, con un aumento del 3,8 per cento.

Rampelli: "Le guerre non portano mai consenso"

"Mi aspetto la prosecuzione di un lavoro che, al netto delle guerre e della crisi energetica, ha avuto effetti benefici sui cittadini italiani. Ora si tratta di lanciare la volata finale dopo una corsa lunga e faticosa, ma proficua". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. "Si è trattato di un referendum sulla giustizia - aggiunge -, non di un voto politico. Mi fa simpatia chi preconizza la sovrapposizione dei "no" con la somma dei voti delle opposizioni, peraltro divise. Piccole furbizie che gettano solo fumo negli occhi. Poi il fumo si dirada. Le guerre in Medioriente e nel Golfo Persico hanno rianimato i nostri ragazzi in chiave anti israeliana e anti americana, con il paravento di un pacifismo mai sincero, e li ha fatti orientare verso il No per comprensibile protesta".    "Le guerre - afferma ancora l'esponente di FdI - non portano mai consenso, anche se in questo caso c'è stato un gioco sporco a sovrapporre la postura del nostro governo con quella delle nazioni protagoniste dell'attacco militare all'Iran. Non abbiamo bombardato Belgrado come fece la sinistra. Abbiamo messo a disposizione dell'Europa le nostre relazioni con gli Usa e ottenuto dei buoni risultati commerciali".    Nel frattempo non accenna a fermarsi la slavina di dimissioni di esponenti di FdI, nel governo come nelle Regioni, dal Piemonte alla Sicilia. Che succede? "Le dimissioni erano necessarie. Chi ha fatto errori è giusto che abbia un'altra chance, in ruoli diversi" aggiunge ancora. "Un partito è un movimento, per definizione la sua vita non è mai eguale a quella del giorno prima" conclude Rampelli.

Borse asiatiche: chiusura euforica, Seul rimbalza del +8,5%

Borse asiatiche euforiche dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che avrebbe posto fine alla guerra contro l'Iran entro "due o tre settimane", aggiungendo che gli Usa potrebbero decidere di mettere fine al conflitto "indipendentemente dal fatto che ci sia un accordo o meno" con Teheran. Seul guida i rimbalzi e chiude con un +8,44%, grazie agli acquisti a prezzi scontati dopo le pesanti perdite registrate a marzo. I mercati sudcoreani sono stati inoltre incoraggiati dai dati che mostrano un'impennata record del 48,3% delle esportazioni a marzo. In Cina Shanghai archivia la terza seduta settimanale con un +1,46% mentre Hong Kong guadagna l'1,91%, ignorando i dati Pmi privati che mostrano una crescita dell'attivita' manifatturiera in Cina inferiore alle attese a marzo. In precedenza, la Borsa di Tokyo aveva chiuso con l'indice Nikkei in crescita del +5,31% a quota 53.773 punti.

Foti a Sky TG24: "Se la guerra va avanti pensare a sforare il 3%"

"In una situazione di emergenza, si devono dare risposte di emergenza. Se la guerra si chiude in 15-20 giorni possiamo, come si dice, tenere botta. Ma se perdura, come successo con il Covid, dobbiamo cercare di impedire che le imprese mettano i lavoratori in cig e che si blocchi il sistema produttivo". Lo ha detto il ministro degli Affari europei, Tommaso Foti, a Sky Tg24. "Sforare il 3% - ha aggiunto - potrebbe essere una decisione che il Consiglio europeo adotta in relazione al perdurare" del conflitto. "Noi stiamo facendo i conti a casa nostra", ha proseguito, citando le risorse già stanziate per il decreto bollette.

Foti a Sky TG24: "In settimana faremo il taglio delle accise

"Il taglio delle accise lo faremo in settimana, tra pochi giorni". Lo ha detto il ministro degli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, confermando a Sky Tg24 le indiscrezioni su una proroga del taglio in scadenza il 7 aprile. Il ministro ha poi precisato che il consiglio dei ministri che dovrebbe varare la proroga è atteso venerdì o al massimo martedì, dopo la pausa di Pasqua.    Per le accise è prevista una proroga del taglio varato il 18 marzo, ma nuovamente di breve durata, monitorando la situazione internazionale. Indiscrezioni riportate da alcuni quotidiani parlano di un rinnovo fino al 30 aprile.

Iran: bilancio raid su Israele sale a 25 feriti, gravi 2 bimbi

Si aggrava il bilancio degli attacchi dell'Iran a Israele, passato da 14 a 25 feriti in diverse localita' del centro, di cui due bambini sono gravi. Lo riferiscono i media israeliani che citano il servizio di soccorso Magen David Adom (Mda). Un bambino di 10 anni e una bambina di 11 anni feriti a Bnei Brak versano ora in condizioni critiche. Il ministero della Salute israeliano ha riferito che 104 persone sono rimaste ferite e sono ricoverate in ospedale nelle ultime 24 ore, escludendo le ultime vittime nel centro di Israele. Il numero totale di israeliani feriti durante il conflitto sale cosi' a 6.286, di cui 100 sono tuttora ricoverati in ospedale, secondo il ministero.

Iran: 3 missili su Qatar, salvo equipaggio petroliera colpita

Il ministero della Difesa del Qatar ha dichiarato che il paese e' stato preso di mira da tre missili da crociera lanciati dall'Iran, uno dei quali ha colpito una petroliera. In un post su X, il ministero ha affermato di aver intercettato due dei missili, mentre il terzo ha colpito una petroliera noleggiata da QatarEnergy. L'equipaggio di 21 persone della petroliera e' stato evacuato, ha aggiunto il ministero. In un comunicato, QatarEnergy, compagnia statale di gas naturale, ha confermato che la petroliera Aqua 1 e' stata attaccata da missili questa mattina presto nelle "acque territoriali settentrionali" del Qatar. Ha inoltre affermato che l'incidente non ha causato feriti tra i membri dell'equipaggio, evacuato, ne' ha avuto un impatto sull'ambiente.

Cruscotto Italia: Borsa, euro, spread (ore 09:30)

Prime fasi in netto rialzo per la Borsa di Milano dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che avrebbe posto fine alla guerra contro l'Iran entro "due o tre settimane", aggiungendo che gli Usa potrebbero decidere di mettere fine al conflitto "indipendentemente dal fatto che ci sia un accordo o meno" con Teheran. Il Ftse Mib sale del +2,57% a quota 45.449 punti. Sul listino, Tim +2,40%, Stellantis a +3,25% e Leonardo a +32,58%. In evidenza i finanziari: Unicredit +5,16%, Intesa +3,51%, Generali +1,97%, Mps +2,13%. Contrastati gli energetici principali con Enel ed Eni rispettivamente a +1,81 e -3,18 per cento. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi apre in netto calo a 84 punti base dai 90 punti della chiusura di ieri. Il rendimento dei titoli di Stato decennali scende al 3,777% dal precedente 3,90%. Dollaro in calo nei primi scambi della mattinata per le notizie di una potenziale de-escalation nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, dopo che comunque ha chiuso i suoi migliori tre mesi dal terzo trimestre del 2024, sostenuto dalla domanda di beni rifugio in un contesto di persistente incertezza sulla durata del conflitto. L'euro guadagna lo 0,20% a 1,1575 dollari e lo 0,16% sulla valuta nipponica a quota 183,61 yen. Il biglietto verde lima qualcosa anche sullo yen (-0,06%) a 158,70.

Borsa: Tokyo, chiusura in netto aumento (+5,24%)

La Borsa di Tokyo mette a segno un netto recupero dopo quattro sedute consecutive in negativo, grazie ai nuovi segnali che arrivano dall'amministrazione Trump su un possibile disimpegno in tempi brevi dalla guerra in Iran, con le quotazioni del petrolio in calo, malgrado continui la chiusura dello Stretto di Hormuz. L'indice di riferimento Nikkei segna un progresso del 5,24%, a quota 53.739,68, con un guadagno di 2.675 punti. Sul mercato valutario lo yen torna a perdere terreno sul dollaro, a 159,60, ed è stabile sull'euro a 183,10.

Il petrolio vede la pace in Medio Oriente e scende sotto i 100 dollari

Il petrolio scende sotto la soglia dei 100 dollari al barile mentre vede la possibilità di una fine del conflitto in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz. In netto calo anche il prezzo del gas.    Il Wti registra un calo del 4,3% a 97,05 dollari al barile. Il Brent lascia sul terreno il 4,9% a 98,07 dollari. Seduta in calo anche per il prezzo del gas. Ad Amsterdam le quotazioni segnano una flessione del 5,3% a 47,99 euro al megawattora.

Sirene nel centro d'Israele, feriti per lanci dall'Iran

Continuano gli allarmi nel centro del Paese per lanci di missili dall'Iran. Lo constata l'ANSA sul posto. A Bnei Berak, alla periferia est di Tel Aviv, un palazzo è stato colpito da frammenti di un missile a grappolo e i servizi di soccorso riportano 14 feriti, di cui due minori, di 11 e 13 anni, in gravi condizioni.

Borse europee: partenza sprint con attese fine guerra

Avvio sprint per le Borse europee, grazie al miglioramento della propensione al rischio dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che le operazioni militari in Iran potrebbero concludersi entro due o tre settimane. Sebbene tali dichiarazioni suggeriscano che gli Usa possano aver raggiunto in gran parte i propri obiettivi iniziali, permane l'incertezza riguardo alla tempistica esatta e la persistente chiusura dello Stretto di Hormuz mantiene elevati i rischi geopolitici. Dallo scoppio delle ostilita' il 28 febbraio, l'indice paneuropeo Stoxx Europe 600 ha registrato un calo dell'8% nel mese di marzo, segnando il calo mensile piu' consistente dal 2022. Sul fronte economico, sono attesi i dati definitivi del Pmi manifatturiero in tutta l'area euro. L'indice Cac 40 di Parigi sale del 2,35% a 8.000,41 punti, il Dax 30 di Francoforte avanza del 3,14% a 23.343,22 punti e l'Ftse 100 di Londra registra un progresso dell'1,65% a 10.342,95 punti. L'Ibex di Madrid guadagna il 2,83% a 17.528,26 punti e l'Ftse Mib a Milano parte con un +2,59% a quota 45.443 punti.

Borsa Milano: prime fasi in netto rialzo, Ftse Mib +2,59%

Prime fasi in netto rialzo per la Borsa di Milano dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che avrebbe posto fine alla guerra contro l'Iran entro "due o tre settimane", aggiungendo che gli Usa potrebbero decidere di mettere fine al conflitto "indipendentemente dal fatto che ci sia un accordo o meno" con Teheran. Il Ftse Mib sale del +2,59% a quota 45.443 punti. Sul listino, Tim +2,40%, Stellantis a +3,25% e Leonardo a +32,58%. In evidenza i finanziari: Unicredit +5,16%, Intesa +3,51%, Generali +1,97%, Mps +2,13%. Contrastati gli energetici principali con Enel ed Eni rispettivamente a +1,81 e -3,18 per cento.

Houthi rivendicano attacco contro Israele "assieme a Iran ed Hezbollah"

Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele, affermando di averlo condotto congiuntamente con il loro alleato Iran e il gruppo libanese Hezbollah: il terzo attacco di questo tipo da parte degli Houthi da quando sono entrati nella guerra in Medio Oriente.    Gli Houthi "hanno condotto la terza operazione militare... prendendo di mira obiettivi nemici israeliani sensibili... con una raffica di missili balistici", ha dichiarato il portavoce militare Yahya Saree in una dichiarazione video. "Questa operazione è stata condotta congiuntamente con i nostri fratelli mujahidin in Iran e Hezbollah in Libano", ha aggiunto.

Borsa: Milano apre in rialzo del 2,08%

La Borsa di Milano apre in netto rialzo, in scia con i listini asiatici con l'ottimismo sulla fine della guerra in Medio Oriente. Il primo indice Ftse Mib guadagna il 2,08% a 45.230 punti.

Borsa: l'Asia chiude di corsa, ottimismo per fine della guerra

Le Borse asiatiche chiudono in netto rialzo mentre torna l'ottimismo sulla fine della guerra tra Usa e Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Gli spiragli di pace indeboliscono il dollaro mentre il petrolio si muove ancora in rialzo. Sotto i riflettori le prossime mosse delle banche centrali sul fronte dei tassi d'interesse.    Chiusura brillante per Tokyo (+5,24%). Sul fronte valutario lo yen è andato rafforzandosi sul dollaro, a 158,31, e sull'euro, a un livello di 183,53. A contrattazioni ancora in corso vola Seul (+8,44%). In rialzo anche Hong Kong (+2,43%), Shanghai (+1,33%), Shenzhen (+1,48%) e Mumbai (+2,38%).

L'Argentina classifica come gruppo "terroristico" i pasdaran iraniani

L'Argentina ha ufficialmente dichiarato "organizzazione terroristica" i pasdaran iraniani, ovvero il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, ordinandone l'inserimento nel Registro pubblico delle persone e delle entità collegate ad atti di terrorismo e al loro finanziamento (RePET).    "La Repubblica Argentina è stata vittima di due dei più gravi attacchi terroristici della storia, perpetrati negli anni '90 dal braccio operativo delle Guardie rivoluzionarie nella regione, l'organizzazione Hezbollah", si legge in un comunicato stampa diffuso su X dalla Presidenza.    Buenos Aires ha ricordato che l'attentato del 1992 all'ambasciata israeliana in Argentina causò 29 morti e oltre 200 feriti, mentre l'attentato del 1994 nei pressi dell'Associazione mutualità israelita argentina (Amia) provocò 85 morti e oltre 300 feriti.    Da quando il presidente ultraliberista Javier Milei è salito al potere nel dicembre 2023, il governo argentino si è allineato con Stati Uniti e Israele, sostenendo da ultimo anche le loro azioni militari contro l'Iran. A gennaio aveva aggiunto alla lista di individui e organizzazioni "terroristiche" anche la Forza Quds, il corpo d'élite delle Guardie rivoluzionarie iraniane.

Iran all'Onu: "Se Usa distruggono nostre infrastrutture è crimine guerra"

Il rappresentante iraniano presso le Nazioni Unite Saeed Iravani ha protestato contro le minacce del presidente statunitense Donald Trump, il quale lunedì ha affermato che, in caso di mancato accordo con l'Iran, gli Stati Uniti distruggeranno le infrastrutture del Paese e l'isola di Kharg, nel Golfo Persico.    "Una dichiarazione così sfacciata e oltraggiosa causerà una catastrofe umanitaria... e sarà considerata un crimine di guerra; gli Stati Uniti si assumeranno la piena responsabilità delle sue conseguenze", ha dichiarato Iravani in una lettera inviata ieri sera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, esortando l'Onu "a impedire qualsiasi azione in tal senso e a ritenere gli Stati Uniti responsabili di tali minacce e misure coercitive".

Messaggio Mojtaba Khamenei a Hezbollah: "Vi sosteniamo pienamente"

La Guida Suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei, in un messaggio al segretario generale di Hezbollah libanese Sheikh Naim Qassem, ha promesso di continuare a sostenere il gruppo appoggiato dall'Iran contro Stati Uniti e Israele. "L'Iran sosterrà con tutto il cuore il movimento di resistenza", aggiungeva il messaggio, secondo quanto riportato da Mehr.

Iran: Houthi rivendicano attacco missilistico a sud Israele

Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, rivendicano l'attacco missilistico balistico di questa mattina contro il sud di Israele. In una dichiarazione, gli Houthi affermano di aver preso di mira "obiettivi nemici israeliani sensibili" nel sud del Paese con un "lancio di missili balistici". Secondo le Forze di Difesa Israeliane (Idf), un missile lanciato dallo Yemen e' stato intercettato. Al momento non sono stati segnalati feriti.Gli Houthi hanno rivendicato il loro terzo attacco missilistico contro Israele, in una dichiarazione diffusa dal loro portavoce su Telegram. "L'operazione e' stata condotta congiuntamente con i nostri fratelli" in Iran e Hezbollah, e ha raggiunto i suoi obiettivi", affermano gli Houthi, entrati in guerra sabato scorso. In una dichiarazione diffusa dall'emittente televisiva al-Masirah, affiliata agli Houthi, il gruppo yemenita ha affermato che "l'aggressione, i crimini e gli attacchi di Israele contro Libano, Iran, Iraq e Palestina non faranno altro che spingerci verso un'ulteriore escalation militare". La dichiarazione degli Houthi yemeniti, pro-Iran, e' giunta tre ore dopo che l'esercito israeliano ha annunciato l'intercettazione di un missile.

Libano: razzi e missili su Israele, allarme in Galilea

Proiettili provenienti dal Libano hanno fatto scattare l'allarme nel nord di Israele. Secondo il Canale 12 israeliano, a Margaliot, nella Galilea, sono state attivate le sirene che segnalano il lancio di razzi e missili provenienti dal Libano.

Borsa Tokyo: chiude in forte rialzo, Nikkei +5,31%

La Borsa di Tokyo chiude in forte rialzo la terza seduta settimanale dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che avrebbe posto fine alla guerra contro l'Iran entro "due o tre settimane", aggiungendo che gli Usa potrebbero decidere di mettere fine al conflitto "indipendentemente dal fatto che ci sia un accordo o meno" con Teheran. L'indice Nikkei rimbalza del +5,31% a quota 53.773 punti.

Iran, Wsj: "Emirati pronti a forzare apertura Hormuz con Usa"

Gli Emirati Arabi Uniti sono disposti a intervenire a supporto degli Stati Uniti per aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce in esclusiva il Wall Street Journal (Wsj), che cita alcuni funzionari arabi. Secondo la stessa fonte, lo stato del Golfo ha avviato un'azione per persuadere gli Stati Uniti e altri paesi ad aprire lo stretto con ogni mezzo necessario. Tale mossa farebbe degli Emirati il primo paese del Golfo Persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Per raggiungere il loro obiettivo di sblocco dello Stretto di Hormuz, sottolinea il Wsj, gli Eau stanno facendo pressioni per far approvare una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzi tale azione. In tal senso, i diplomatici emiratini hanno esortato gli Stati Uniti e le potenze militari in Europa e Asia a formare una coalizione per aprire lo stretto con la forza, hanno aggiunto alcuni funzionari. Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha affermato, inoltre, che il regime iraniano ritiene di combattere per la propria sopravvivenza ed e' disposto a trascinare con se' l'economia globale nella morsa dello Stretto. Tra le motivazioni che hanno spinto gli Emirati Arabi Uniti a prepararsi a un'azione con la forza, il Wsj fa riferimento a recenti dichiarazioni del ministero degli Esteri emiratino, secondo cui esiste un "ampio consenso globale sulla necessita' di preservare la liberta' di navigazione nello Stretto di Hormuz". In una dichiarazione, il ministero degli Esteri degli Eau ha citato una risoluzione separata approvata dalle Nazioni Unite che condanna gli attacchi iraniani contro le sue citta' e a una risoluzione di un altro organismo delle Nazioni Unite, l'Organizzazione Marittima Internazionale, che condanna la chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo Stato del Golfo ha affermato, inoltre, che gli Stati Uniti dovrebbero occupare le isole nello strategico stretto, tra cui Abu Musa, che e' sotto il controllo iraniano da mezzo secolo e rivendicata dagli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riferito da altri funzionari arabi. Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha sottolineato che il Paese ha gia' esaminato le proprie capacita' di contribuire alla sicurezza dello Stretto, compresi gli sforzi per la bonifica dalle mine e altri servizi di supporto.

Guerra Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e Usa

A oltre un mese dall’inizio del conflitto in Medio Oriente sono diversi gli effetti globali prodotti sulla quotidianità dei consumatori, dai rincari dei carburanti agli effetti dell’inflazione. Anche a livello politico si notano le conseguenze, come dimostra la posizione della Spagna, fortemente critica nei confronti di Washington. Di questo si è parlato nella puntata di “Numeri”, il programma di Sky TG24, andata in onda il 31 marzo 2026.

Guerra Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e Usa

Guerra Iran, dal gas ai carburanti: le conseguenze in Europa e Usa

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Media Iran: "Colpita l'ex ambasciata Usa a Teheran"

I media iraniani hanno riferito che l'ex edificio dell'ambasciata statunitense a Teheran è stato preso di mira in un attacco nelle prime ore di stamattina, affermando che gli Stati Uniti avrebbero colpito la struttura. Lo riporta Iran International.    Secondo le testimonianze citate dai media, il lato est del complesso, all'incrocio tra le vie Taleghani e Mofatteh Sud, è stato danneggiato. Le autorità non hanno ancora rilasciato dettagli sull'attacco né sull'entità dei danni.    L'ex ambasciata statunitense era stata trasformata in un museo dopo essere stata occupata nel novembre del 1979 ed è da allora in gran parte controllata da istituzioni legate alle Guardie Rivoluzionarie e ai Basij. Secondo quanto riporta la Afp, attacchi aerei avvenuti nelle prime ore di oggi hanno colpito la zona vicino all'ex ambasciata statunitense a Teheran, danneggiando alcune pareti dell'edificio. Altre immagini diffuse dall'agenzia di stampa Mehr mostrano le conseguenze degli attacchi nel centro di Teheran, con negozi danneggiati, finestre distrutte e detriti sparsi nella zona circostante l'edificio. Il muro dell'ex ambasciata, trasformata in un museo noto come 'Tana delle Spie', appare danneggiato nelle immagini.

Iran, Macron: "Prevedibilità Europa è un valore, siamo partner affidabili"

Il presidente francese Emmanuel Macron ha elogiato la "prevedibilità"  dell'Europa durante una visita in Giappone, contrapponendola a Paesi che  "potrebbero farti del male senza nemmeno informarti". Con un messaggio  apparentemente rivolto al presidente americano Donald Trump, che ieri ha  accusato la Francia di essere ''molto poco collaborativa'', ma parlando  a  imprenditori e investitori giapponesi a Tokyo, Macron ha detto di  essere "ben consapevole che a volte l'Europa può essere vista come un  continente più lento rispetto ad altri". Ma, ha aggiunto il capo  dell'Eliseo, ''la prevedibilità ha un valore e lo abbiamo dimostrato in  tutti questi anni. Oserei dire, anche nelle ultime settimane: siamo dove  sapete che andremo". Questo, ha sottolineato, ''non è male, in tempi  come questi, credetemi'' Macron  ha poi criticato i Paesi che affermavano di "procedere molto più  velocemente" dei loro alleati, ma "non si può sapere se dopodomani  saranno ancora in quella posizione e se domani non prenderanno una  decisione che potrebbe danneggiarvi senza nemmeno informarvi".  L'osservazione faceva riferimento alla guerra di Stati Uniti e Israele  contro l'Iran, a cui Teheran ha risposto chiudendo di fatto lo stretto  di Hormuz, vitale canale attraverso il quale transita una grande  quantità di petrolio importato dal Giappone.

Iran International: "Pezeshkian in stallo, decidono tutto i pasdaran"

Le crescenti tensioni tra l'amministrazione Pezeshkian e la leadership militare iraniana hanno spinto il presidente in una "completa situazione di stallo politico", con le Guardie Rivoluzionarie che di fatto hanno assunto il controllo di funzioni statali chiave. E' quanto riferito a Iran International da fonti informate, secondo le quali inoltre il presidente avrebbe richiesto un incontro, negatogli, con la guida suprema Mojtaba Khamenei. Ma anche nella cerchia ristretta del nuovo leader religioso ci sarebbero forti tensioni.    Secondo Iran International, le Guardie Rivoluzionarie hanno bloccato le nomine e le decisioni presidenziali, erigendo un perimetro di sicurezza attorno al centro del potere e di fatto emarginando il governo dal controllo esecutivo. I tentativi di Pezeshkian di nominare un nuovo ministro dell'intelligence giovedì scorso sono falliti sotto la pressione diretta del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, secondo quanto riferito a Iran International da fonti a conoscenza della situazione.    Tutti i candidati proposti, incluso Hossein Dehghan, sono stati respinti. Si dice che Vahidi abbia insistito sul fatto che, date le condizioni di guerra, tutte le posizioni di leadership critiche e sensibili debbano essere selezionate e gestite direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie fino a nuovo ordine.    Nel sistema politico iraniano tradizionalmente i presidenti nominano i ministri dell'intelligence solo dopo aver ottenuto l'approvazione della Guida Suprema, che detiene l'autorità ultima sui principali portafogli della sicurezza. Tuttavia, con le condizioni e la posizione della Guida Suprema Mojtaba Khamenei incerte nelle ultime settimane, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) sta di fatto impedendo al presidente di promuovere il proprio candidato preferito, consolidando ulteriormente la propria presa sull'apparato di sicurezza statale. Sempre secondo quanto risulta a Iran International, Pezeshkian ha ripetutamente richiesto un incontro urgente con Mojtaba Khamenei negli ultimi giorni, ma tutte le richieste sono rimaste senza risposta e non è stato possibile stabilire alcun contatto. Fonti informate affermano che un "consiglio militare" composto da alti ufficiali dell'Irgc esercita ora il pieno controllo sulla struttura decisionale centrale, imponendo un cordone di sicurezza intorno a Mojtaba Khamenei e impedendo che i rapporti governativi sulla situazione del Paese lo raggiungano. Sono inoltre emerse speculazioni sul fatto che le condizioni di salute di Mojtaba Khamenei possano contribuire agli attuali equilibri di potere.    Allo stesso tempo, si starebbe sviluppando una crisi interna senza precedenti all'interno della cerchia ristretta di Mojtaba Khamenei. Alcuni stretti collaboratori starebbero spingendo per rimuovere Ali Asghar Hejazi, una figura influente nell'ufficio della Guida Suprema e responsabile della sua sicurezza. Le tensioni derivano dalla palese opposizione di Hejazi alla potenziale successione di Mojtaba Khamenei. Secondo fonti attendibili, Hejazi aveva precedentemente avvertito i membri dell'Assemblea degli Esperti che Mojtaba non possedeva le qualifiche necessarie per la leadership e aveva sostenuto che la successione ereditaria è incompatibile con i principi enunciati dalla Guida Suprema Ali Khamenei.

Iraq, Iwmf: allarme per Kittleson autrice "reportage coraggiosi"

L'International Women's Media Foundation (IWMF) e' "profondamente allarmata" per il rapimento ieri a Baghdad della giornalista freelance americana Shelly Kittleson, autrice di "reportage coraggiosi" in tutto il Medio Oriente. La presidente della nota organizzazione per la liberta' di stampa, Elisa Lees Munoz, ha espresso preoccupazione per le condizioni di Kittleson, sottolineando che "le sue condizioni e il luogo in cui si trova rimangono sconosciuti", mentre le autorita' irachene sono alla ricerca dei suoi rapitori. Secondo l'IWMF, Kittleson e' una cittadina statunitense i cui "coraggiosi reportage hanno coperto le zone di conflitto in tutto il Medio Oriente" per testate come Al-Monitor, Foreign Policy, BBC e Politico. "E' una giornalista legittima che sta semplicemente facendo il suo lavoro per portare la verita' al pubblico globale", ha affermato Munoz.

Iran, Israele: ultimo attacco con missili in aree aperte

L'agenzia di stampa israeliana YNet riporta che tutti i missili lanciati dall'Iran negli ultimi attacchi "sono caduti in aree aperte" e che non si registrano vittime. Gli attacchi hanno destato allarme in tutto Israele, comprese le aree centrali, settentrionali e meridionali del Paese, secondo la stessa fonte. E' stato inoltre diramato un allarme per l'intrusione di un drone nella regione della Galilea occidentale, nel nord di Israele. Poco prima, un attacco missilistico iraniano contro il centro di Israele ha causato danni e 14 feriti a Bnei Brak, nel centro del paese.

Iran, Idf: "Ucciso capo genio militare Forza libanese Quds"

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno riferito di aver eliminato in Iran il capo del genio militare del Corpo d'armata libanese della Forza Quds. Lo ha annunciato un portavoce dell'Idf sottolineando che la vittima eccellente, uccisa ieri nella regione di Machlat, e' l'ingegnere Mahdi Vafaei. Secondo la stessa fonte, durante i suoi 20 anni di attivita' come capo del genio militare, Vafaei ha portato avanti progetti sotterranei in territorio libanese e siriano. Inoltre, ha gestito decine di progetti sotterranei in Libano utilizzati per lo stoccaggio di equipaggiamento militare avanzato.

Petrolio in altalena, lieve calo per il Brent e sale il Wti

Le quotazioni del Brent sono in calo questa mattina a 103,72 dollari al barile (-0,24%). In leggero rialzo invece il Wti che passa di mano a 101,69 dollari, con un progresso dello 0,24%.

L'oro sale ancora, a 4.686,78 dollari

Nuova giornata di rialzi per le quotazioni dell'oro: il metallo prezioso spot passa di mano a 4.686,78 dollari l'oncia segnando un +0,40%. Andamento contrario invece per l'argento che viene scambiato a 74,77 dollari, in calo dello 0,20%.

Gas: apre in calo, al Ttf sotto i 50 euro/Mwh (-2%)

Cala ancora in apertura il prezzo del gas naturale in Europa. All'hub di riferimento Ttf il contratto di maggio passa di mano a 49,765 euro per megawattora, in flessione dell'1,954%. I prezzi del gas sono aumentati di circa il 70% a marzo a causa della guerra in Medio Oriente, che ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del Gnl globale, e alla chiusura del piu' grande impianto di Gnl al mondo in Qatar.

Wall Street: ieri miglior seduta da maggio, speranze su fine guerra

Ieri, seduta in forte rialzo a Wall Street, dopo le ultime notizie che  hanno alimentato la speranza degli investitori in una prossima fine  della guerra tra Stati Uniti e Iran. Il Wall Street Journal ha riportato  che il presidente Donald Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori  la disponibilità a porre fine alle ostilità militari in Medio Oriente,  anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso. Il  New York Post ha poi riferito che il presidente avrebbe affermato di  credere che la guerra con l'Iran si concluderà presto. Sono poi state  diffuse indiscrezioni sulla disponibilità a mettere fine alla guerra da  parte del presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Il Dow Jones ha  guadagnato 1.125,37 punti (+2,49%), lo S&P 500 è salito di 184,80  punti (+2,91%), il Nasdaq ha aggiunto 795,98 punti (+3,83%); per i tre  indici, è stata la miglior seduta dallo scorso maggio. Il petrolio Wti  al Nymex ha perso 1,50 dollari, l'1,46%, a 101,38 dollari al barile,  registrando però un guadagno trimestrale del 77%. L'oro ha guadagnato  121,60 dollari, il 2,69%, a 4.647,60 dollari all'oncia; a marzo, ha  perso l'11,14%, ma nel primo trimestre dell'anno ha guadagnato il 7,44%.  Euro in rialzo dello 0,61% a 1,1534 dollari. Bitcoin in rialzo del  2,28% a 67.983 dollari.

Iran, Forum export: 3 mln container a rischio, esportazioni possono fermarsi

"Navi ferme, rotte deviate, catene logistiche sotto pressione" per le  interruzioni nello Stretto di Hormuz a causa della guerra contro l'Iran:  le stime indicano il coinvolgimento di centinaia di navi nell’area, tra  cui circa 200 portacontainer. Considerando una capacità media tra 8.000  e 15.000 TEU per nave, il volume potenziale interessato si colloca tra  1,6 e 3 milioni di container. E' l'allarme lanciato dal Forum italiano  dell'export secondo il quale "il rischio concreto è un blocco operativo a  catena: navi in attesa, terminal saturi, rallentamenti doganali,  perdita di competitività per le imprese esportatrici". “Non  è più una crisi logistica - sottolinea Lorenzo Zurino, Presidente del  Forum Italiano dell’Export — ma una crisi di accesso ai mercati. Se le  merci non arrivano nei tempi giusti, il danno per il sistema produttivo è  immediato”. Il tema è stato  oggetto del tavolo istituzionale presso il Ministero degli Affari Esteri  e della Cooperazione Internazionale del 25 marzo e della successiva  riunione del 30 marzo, a seguito dei quali il Forum Italiano dell’Export  ha trasmesso un dossier tecnico agli uffici competenti. Tra le priorità  evidenziate, la necessità di attivare fast corridor logistico-doganali  in andata e ritorno, condizione essenziale per evitare non solo il  blocco delle merci in uscita, ma anche il rischio di carenza di  container nel Mediterraneo per i flussi export successivi. Fondamentale  per il Forum, inoltre, un coordinamento pieno e operativo tra Dogane e  Farnesina, chiamate a lavorare all’unisono per garantire rapidità,  certezza dei tempi e continuità ai flussi commerciali. “In assenza di  una risposta coordinata e immediata — conclude Zurino — il rischio non è  solo il rallentamento delle rotte, ma il fermo strutturale dell’export  italiano”.

Iran: bomba a grappolo centro Israele, bimba tra i 14 feriti

Una bomba a grappolo lanciata dall'Iran nel centro di Israele ha causato almeno 14 feriti, di cui una bambina di 11 anni in gravi condizioni. Lo riferisce il quotidiano Times of Israel che cita il servizio di soccorso Magen David Adom (Mda). La stessa fonte ha dichiarato di aver prestato soccorso a una bambina di 11 anni in gravi condizioni, colpita da schegge, insieme a una donna di 36 anni e un ragazzo di 13 anni, anche loro colpiti dall'esplosione. Altre 11 persone sono state curate per ferite lievi, ha aggiunto l'Mda. Dalle prime indagini, e' risultato che il missile iraniano era dotato di una testata a grappolo, che ha disperso le bombe su una vasta area. Si e' trattato del primo attacco missilistico iraniano contro Israele in quasi 21 ore, sottolinea il quotidiano locale.

Sirene antimissili a Tel Aviv e nel centro d'Israele

Le sirene sono suonate a Tel Aviv e nel centro d'Israele per la seconda volta nel giro di pochi minuti, a causa di missili lanciati dall'Iran. Si sono sentite forti deflagrazioni a Tel Aviv. Lo constata l'ANSA sul posto.

Iran: negli Emirati cittadino Bangladesh ucciso da schegge

Negli Emirati Arabi Uniti, un cittadino del Bangladesh e' stato ucciso da detriti di un proiettile dopo che un attacco di droni e' stato intercettato. Lo ha riferito l'agenzia stampa ufficiale del Paese, citando le autorita' locali. L'incidente e' avvenuto nell'emirato di Fujairah, vicino allo Stretto di Hormuz, gia' colpito piu' volte da quando l'Iran ha iniziato a lanciare quotidianamente missili e droni contro i suoi vicini del Golfo in risposta all'offensiva israelo-americana sul suo territorio. "Le schegge cadute dall'intercettazione di un drone... hanno provocato la morte di una persona di nazionalità bengalese", ha scritto Wam su X, aggiungendo che l'incidente è avvenuto a Fujairah, vicino allo Stretto di Hormuz.

Wsj: "Emirati pronti a scendere in campo per forzare Hormuz"

Gli Emirati Arabi Uniti si stanno preparando ad aiutare gli Stati Uniti e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz, hanno affermato funzionari arabi, una mossa che li renderebbe il primo Paese del Golfo Persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Lo scrive il Wall Street Journal. Gli Emirati Arabi Uniti, riporta la testata Usa, stanno esercitando pressioni sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione, hanno aggiunto i funzionari. Lo stato del Golfo, scrive ancora il Wall Street Journal, ha avviato un'iniziativa per persuadere gli Stati Uniti e altri Paesi ad aprire la via navigabile con ogni mezzo necessario. In particolare, i diplomatici emiratini avrebbero esortato gli Usa e le potenze militari in Europa e Asia a formare una coalizione per aprire lo stretto con la forza, hanno affermato i funzionari. Un funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha osservato che il regime iraniano ritiene di combattere per la propria sopravvivenza ed è disposto a trascinare con sé l'economia globale nella morsa dello Stretto.

Borse asiatiche: avanzano euforiche, Seul +8,76%, Tokyo +5%

Borse asiatiche euforiche dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che avrebbe posto fine alla guerra contro l'Iran entro "due o tre settimane", aggiungendo che gli Usa potrebbero decidere di mettere fine al conflitto "indipendentemente dal fatto che ci sia un accordo o meno" con Teheran. Seul guida i rimbalzi con un +8,76%, grazie agli acquisti a prezzi scontati dopo le pesanti perdite registrate a marzo. I mercati sudcoreani sono stati inoltre incoraggiati dai dati che mostrano un'impennata record del 48,3% delle esportazioni a marzo. Anche Tokyo avanza del 4,92%, mentre in Cina Shanghai e Hong Kong guadagnano rispettivamente l'1,63% e il 2,27%, ignorando i dati Pmi privati che mostrano una crescita dell'attivita' manifatturiera in Cina inferiore alle attese a marzo.

Libano, media: "Danni ambasciata Cina in raid Idf a Beirut sud"

Negli attacchi notturni dell'Idf a Jnah, nella periferia meridionale di Beirut, sarebbe stata danneggiata l'ambasciata della Cina. Lo hanno riferito le emittenti televisive libanesi, sottolineando che gli obiettivi presi di mira dagli attacchi israeliani - tra cui diverse auto - si trovavano vicini all'ambasciata cinese e all'ambasciata dell'Oman. L'ambasciata iraniana si trova pochi chilometri piu' a sud, nella stessa zona. Anche l'ospedale Zahraa dista meno di un chilometro dal luogo dell'impatto. Diverse persone ferite nell'attacco sono state ricoverate in questa struttura, secondo il ministero della Salute libanese, che ha smentito qualsiasi evacuazione di pazienti dall'ospedale. La stessa fonte ha riferito che sette persone sono rimaste uccise e almeno 24 ferite negli attacchi aerei israeliani a Beirut delle ultime ore.

Petrolio: prezzi in rialzo, Brent +0,51% a 104,50 dollari

Prezzi del petrolio in rialzo a causa della situazione in Medio Oriente che resta incerta e con lo stretto di Hormuz sempre bloccato. I future del Brent con scadenza a giugno, che sono diventati il contratto di riferimento a partire da oggi, avanzano dello 0,51% a 104,50 dollari al barile (dopo aver terminato il mese di marzo con un guadagno storico del 63%) e i future del Wti che salgono dello 0,93% a 102,31 dollari al barile.

Libano: drone Idf abbattuto da Hezbollah nel sud

Un drone dell'aeronautica israeliana e' stato abbattuto da Hezbollah nel Libano meridionale durante la notte. Lo riferiscono fonti dell'esercitato citate dai media israeliani. Secondo l'Idf, il drone stava fornendo supporto alle truppe di terra quando e' stato colpito da un missile terra-aria ed e' precipitato. Le forze armate israeliane affermano che non vi e' alcun rischio di fuga di informazioni dal drone e che l'incidente e' oggetto di ulteriori indagini.

Wall Street: future in rialzo, Dow Jones +0,19%, Nasdaq +0,50%

Future di Wall Street in rialzo dopo la chiusura nettamente positiva di ieri, favorita dalle speranze di una fine a breve della guerra in Medio Oriente. I future del Dow Jones guadagnano lo 0,19%, quelli dell'S&P 500 lo 0,30% e i future del Nasdaq avanzano dello 0,50%.

Israele lancia 'vasto attacco' su Teheran, esplosioni nella capitale iraniana

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver effettuato oggi attacchi a Teheran, dove l'emittente statale iraniana Irib ha riportato esplosioni in diverse zone. Un breve comunicato militare ha affermato che le forze israeliane hanno "completato un'ondata di attacchi su vasta scala contro siti infrastrutturali del regime terroristico iraniano a Teheran". Esplosioni sono state udite "nei quartieri nord, est e centrali" della capitale iraniana, ha riferito l'Irib.

Rubio: gli Usa dovranno 'riesaminare' il loro rapporto con la Nato

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha messo in discussione il rapporto transatlantico con la Nato come mai prima d'ora, dichiarando che gli Stati Uniti dovranno "riesaminare" la loro relazione con l'alleanza militare una volta terminata la guerra contro l'Iran. "Credo che purtroppo non ci siano dubbi sul fatto che, una volta terminato questo conflitto, dovremo riesaminare questa relazione. Dovremo riesaminare l'interesse che presenta la Nato per il nostro Paese nel quadro di questa alleanza", ha detto Rubio a Fox News aggiungendo che spetterà al presidente Donald Trump decidere in merito. 

"Se siamo arrivati ;;al punto in cui l'alleanza Nato ci impedisce di utilizzare basi, in cui non possiamo più usarle efficacemente per difendere gli interessi degli Stati Uniti, allora la Nato è una strada a senso unico", ha affermato Rubio. "La Nato si riduce quindi semplicemente alla presenza delle nostre truppe in Europa per difendere l'Europa. Quando abbiamo bisogno del loro permesso per usare le loro basi militari, la loro risposta è 'no'? Allora perché siamo nella Nato? Dobbiamo porci questa domanda", ha aggiunto il segretario di Stato americano.

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