Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che "l'Iran non dovrebbe commettere errori di calcolo". Dall'altra parte, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato: "Il nostro obiettivo non è negoziare ma continuare a resistere", ribadendo che lo stretto di Hormuz è "chiuso solo ai nemici"
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Donald Trump "non bluffa ed è pronto a scatenare l'inferno" se l'Iran non accetta la sconfitta. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che "l'Iran non dovrebbe commettere errori di calcolo". Secondo gli Usa, intanto, le trattative con l'Iran continuano e sono costruttive. Lo ha confermato ancora Leavitt rispondendo a chi le chiedeva della bocciatura dell'Iran al piano di pace in 15 punti.
Ma dall'altra parte il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato: "Non abbiamo intenzione di negoziare: finora non ci sono stati negoziati e credo che la nostra posizione sia assolutamente di principio: parlare di negoziati ora equivale ad ammettere la sconfitta".
Fonti del Golfo hanno riferito al Telegraph che gli iraniani non intendono sedersi al tavolo con Steve Witkoff e Jared Kushner, accusandoli di "tradimento", a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenuti a febbraio. JD Vance, il vicepresidente rimasto in gran parte in silenzio durante il conflitto, è ora indicato come principale negoziatore in caso di nuovi colloqui a Islamabad.
Approfondimenti:
- Carburanti, cosa prevede il decreto legge: da taglio accise a sostegni ai tir. Le misure
- Perché Trump ha deciso di attaccare adesso l’Iran e cosa può succedere ora
- Iran, quale sarà l’impatto sui mercati? Dal petrolio allo Stretto di Hormuz, cosa sapere
- Pasdaran, chi sono i Guardiani della Rivoluzione iraniana
- Guerra in Iran, la storia delle crisi e dei conflitti nel Golfo dal 1979 a oggi
- Petrolio e missili: perché Russia e Cina si rafforzano e l’Ucraina rischia
- Guerra Iran, chi vince e chi perde in economia a causa del conflitto
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Raid aereo Israele su Libano causa due morti e 8 feriti
L'agenzia di stampa statale libanese NNA ha riferito che due persone sono rimaste uccise in un raid aereo israeliano che ha colpito la città di Harouf, nel distretto di Nabatieh, nel Libano
meridionale. Secondo la notizia, l'attacco aereo ha anche causato il ferimento di otto persone.
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Allarme sulle forniture di gas: l'Italia cerca strade alternative
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento dei combustibili è essenziale: lo hanno insegnato i conflitti in Ucraina e, ora, quello in Iran. Anche l'Italia, come altri Paesi, si sta muovendo per cercare strade alternative in tal senso. Ecco il piano.
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Vai al contenutoIran, Mohammad Zolghadr: chi è il successore di Larijani
Nato nel 1954 a Fasa, è comandante militare in pensione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. La nomina a segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano è stata confermata dai media locali.
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Vai al contenutoUsa: 92% delle navi iraniane è stato distrutto
Il 92% delle navi più grandi della marina iraniana è stato affondato. Lo ha detto il capo del Comando Centrale americano, l'ammiraglio Brad Cooper, in un video sull'operazione 'Epic Fury'. "Siamo convinti che Teheran abbia perso la capacità di proiettare in modo significativo la propria potenza navale e la propria influenza nella regione e nel mondo".
Come funzionano le mine con cui l'Iran minaccia lo stretto di Hormuz
La guerra che sta interessando l'area del Golfo ha fatto registrare una nuova escalation soprattutto nelle acque dello stretto di Hormuz, arteria strategica del traffico commerciale internazionale. I Pasdaran, proprio nelle scorse ore, hanno colpito tre navi cargo e hanno rilanciato la sfida a Stati Uniti e Israele: "Dallo Stretto non passerà un litro di petrolio, preparatevi a pagare 200 dollari per un barile", è stata la minaccia. Ma come agisce l'Iran per alimentare il caos in questa zona?
Come funzionano le mine con cui l'Iran minaccia lo stretto di Hormuz
Vai al contenutoSvolta nella guerra in Iran: gli Usa hanno attaccato isola di Kharg
Gli Stati Uniti hanno attaccato l'isola iraniana di Kharg. Per il momento i raid si sono concentrati soltanto su obiettivi militari, 90 in tutto quelli colpiti, mentre sono stati risparmiati quelli industriali-petroliferi: si tratta di infrastrutture vitali per la Repubblica islamica, perché da quei siti transita circa il 90% di tutto il suo greggio, grazie a una capacità di carico di circa 7 milioni di barili al giorno. Data la precarietà della situazione economica e sociale in Iran, alle prese con un'enorme crisi, se anche quelle strutture venissero danneggiate, le conseguenze sarebbero enormi.
Svolta nella guerra in Iran: gli Usa hanno attaccato isola di Kharg
Vai al contenutoAraghchi: "Con gli Usa scambi di messaggi non negoziati"
Un conto è lo scambio di messaggi, un altro conto è il dialogo. Lo ha chiarito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghch in un'intervista alla tv di Stato, durante la quale ha smentito che ci siano negoziati in corso con gli Stati Uniti, mentre la Casa Bianca sostiene che "i colloqui continuano". "Il fatto che vengano inviati messaggi attraverso Paesi amici e che noi rispondiamo con avvertimenti o esprimiamo le nostre posizioni non si chiama negoziazione o dialogo, è uno scambio di messaggi - ha scandito il capo della diplomazia di Teheran - In questi messaggi sono state sollevate idee che sono state trasmesse alle massime autorità, e se dovrà essere presa una posizione, la annunceranno".
La guerra del petrolio
L’attuale crisi dimostra qualcosa che spesso si tende a dimenticare: nonostante la transizione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, l’economia globale resta ancora profondamente dipendente dal petrolio e dagli idrocarburi in generale.
La guerra del petrolio
Vai al contenutoEsiste davvero una trattativa di pace Usa-Iran?
Tra propaganda e mediazioni indirette, Usa e Iran sembrano esplorare uno spazio di trattativa, mediata da Egitto, Oman e Qatar. Obiettivo possibile: cessate il fuoco e riapertura dello Stretto di Hormuz, ma ostacolato dagli obiettivi strategici di Israele.
Esiste davvero una trattativa di pace Usa-Iran?
Vai al contenutoAraghchi: "Nostro obiettivo non è negoziare, ma continuare a resistere"
"Il nostro obiettivo non è negoziare" con gli Usa, ma "continuare a resistere". Lo afferma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha anche ribadito che lo stretto di Hormuz è "chiuso solo ai nemici".
Iran, Trump scommette su Ghalibaf: è lui l’uomo per il dopo-regime?
Il confronto tra Washington e Teheran sui negoziati resta avvolto nell’incertezza, tra versioni opposte e segnali contraddittori. Tra indiscrezioni e smentite, prende quota il nome di Mohammad Bagher Ghalibaf come possibile mediatore iraniano. Ma il contesto interno della Repubblica islamica e la sfiducia verso bli Stati Uniti complicano ogni scenario.
Iran, Trump scommette su Ghalibaf: è lui l’uomo per il dopo-regime?
Vai al contenutoCosa c'è nei '15 punti di Trump' per un cessate il fuoco con l'Iran?
Il piano, mai confermato ufficialmente, riaccende le ipotesi di un negoziato: includerebbe limiti al nucleare e alleggerimenti delle sanzioni. Ma Washington appare divisa e senza una strategia chiara e le condizioni ricalcano schemi già respinti in passato da Teheran. Anche gli osservatori internazionali dubitano della serietà dell’iniziativa. E intanto il presidente degli Stati Uniti rafforza la presenza militare nel Golfo.
Cosa c'è nei '15 punti di Trump' per un cessate il fuoco con l'Iran?
Vai al contenutoEgitto, si allarga task force contro escalation in Medio Oriente
La guerra Usa-Israele Iran "allarma il mondo intero" e l'Egitto, "impegnato a fare di tutto per far finire il conflitto", ha allargato l'orizzonte dei suoi contatti, non solo a Pakistan, Turchia e Paesi del Golfo, ma anche a Stati Uniti, Unione europea, Cina e Russia. Lo ha detto il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ad una conferenza per la stampa estera, assicurando che "continuerà a lavorare senza sosta" finché il risultato di una pace possibile non sarà raggiunto. Per questo - ha detto - "è in corso uno sforzo extra" per tenere aperti "i canali del dialogo e della diplomazia". Uno sforzo che Il Cairo ha profuso fin da prima del conflitto facendo tornare l'Iran al tavolo con l'Aiea, l'agenzia Onu per il nucleare, e che nei prossimi giorni potrebbe concretizzarsi in un incontro tra mediatori a Islamabad, se non a un incontro diretto Usa-Iran. La prossima settimana è atteso anche un Consiglio dei Paesi africani e del Golfo, ai quali l'Egitto si stringe, sicuro com'è che il caos in atto non riguardi solo l'Iran ma anche la questione palestinese, il Sudan, l'Africa. Abdelatty è tornato a condannare gli attacchi iraniani nel Golfo, in particolare quelli ad infrastrutture e civili chiedendone la cessazione. Ha ribadito che la sicurezza dei "Paesi fratelli" è parte integrante della sicurezza egiziana. Concetto ribadito anche oggi in alcune telefonate a Riad e nel Bahrein e come già era stato fatto in vari tour nel Golfo di Abdelatty e dello stesso presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Durante la conferenza stampa Abdelatty ha parlato anche della questione palestinese "che non deve essere oscurata dal conflitto Usa-Iran e che vede la Cisgiordania sotto l'attacco israeliano, come pure il sud del Libano". Attacchi che - ha detto - "devono cessare al più presto e far posto alla messa in atto della fase due del piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per Gaza". Agli Usa si rivolge l'Egitto "con fiducia" anche per porre fino al conflitto in Sudan, dove chiede di "isolare le entità criminali e le milizie irregolari", sostenendo le istituzioni nazionali, a difesa della "sovranità e dell'integrità del Paese". L'Egitto spera, infine, che Trump non dimentichi l'impegno preso a suo tempo per risolvere il contenzioso con l'Etiopia sull'acqua del Nilo, e sul quale l'Egitto, pur eterno mediatore e voce del dialogo ad ogni costo, "si riserva di difendere i suoi interessi".
Iran, Casa Bianca: "Truppe di terra? Non sarebbe necessaria autorizzazione del Congresso"
"Il presidente vuole mantenere tutte le opzioni a sua disposizioni". Così la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riposto a chi le chiedeva dei mille parà della 82ma aviotrasportata che si preparano ad essere dispiegati nei prossimi giorni in Medio Oriente. Rispondendo poi a chi le chiedeva se il presidente Trump si impegnerà a chiedere l'autorizzazione del Congresso prima di un eventuale invio di truppe di terra in Iran, la portavoce ha detto che "in questo momento non è necessaria".
"L'autorizzazione formale del Congresso non sarebbe necessaria perché siamo in questo momento impegnati in maggiori operazioni di combattimento in Iran", ha detto ancora Leavitt, aggiungendo poi che l'amministrazione "rispetterà sempre la legge" a riguardo. Infine ha evitato di rispondere a chi le chiedeva se le truppe di terra siano l'unica opzione per riaprire lo stretto di Hormuz, affermando di non voler rispondere a domande ipotetiche e ribadendo che la decisione a riguardo spetta solo al presidente.
Mef: "Se la guerra si prolunga effetti negativi sulla crescita"
"Qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, gli effetti negativi sulla crescita potrebbero estendersi oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori". E' quanto scrive il Mef nel programma sulle emissioni di titoli di stato. "Questi sviluppi - sottolinea il ministero dell'economia - saranno incorporati nell'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche nell'ambito della Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025, all'interno del Documento di Finanza Pubblica che sarà pubblicato in aprile".
Casa Bianca: "Le trattative con l'Iran continuano"
Le trattative con l'Iran continuano e sono costruttive. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt rispondendo a chi le chiedeva della bocciatura dell'Iran al piano di pace in 15 punti.
Iran, la Casa Bianca: "Siamo molto vicini a raggiungere gli obiettivi"
Gli Usa sono "molto vicini" a raggiungere gli obiettivi dell'operazione contro l'Iran. Lo ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. La portavoce ha spiegato che Washington è "in anticipo di 20 giorni" sulla tabella di marcia di un'offensiva che era stata studiata per durare "dalle quattro alle sei settimane".
La Casa Bianca avverte l'Iran: "Trump non bluffa, pronto a scatenare l'inferno"
Donald Trump "non bluffa ed è pronto a scatenare l'inferno" se l'Iran non accetta la sconfitta. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che "l'Iran non dovrebbe commettere errori di calcolo".
La Casa Bianca: "L'Iran vuole parlare e Trump è disposto ad ascoltare"
"L'Iran vuole parlare e Donald Trump è disposto ad ascoltare". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che gli Stati Uniti sono "molto vicini al raggiungimento degli obiettivi dell'operazione in Iran".
Iran, media: "Potremmo prendere le zone costiere di Bahrein ed Emirati"
L'Iran potrebbe prendere territori costiere del Bahrein e degli Emirati se gli Stati Uniti "commettessero degli errori". La minaccia arriva da un analista iraniano, Morteza Simiyari, citato dalla tv di Stato, secondo quanto rilancia il Times of Israel. "Se gli americani commetteranno qualche errore nella regione, ci impadroniremo delle coste del Bahrain e degli Emirati Arabi Uniti", dice, affemando che l'esercito si è addestrato per l'operazione e la conquista delle coste "è all'ordine del giorno delle nostre forze armate".
Ft: "Rutte irrita l'Europa sostenendo la guerra di Trump"
Secondo il Financial Times il segretario generale della Nato Mark Rutte "ha irritato" le capitali europee con il suo sostegno senza ambiguità alla guerra di Donald Trump contro l'Iran, mentre il continente è alle prese con uno shock energetico provocato dal conflitto, che mette ulteriormente sotto pressione l'alleanza transatlantica. Il suggerimento di Rutte secondo cui gli alleati europei finirebbero per "unirsi" all'appello del presidente statunitense a schierare assetti navali nello Stretto di Hormuz ha irritato funzionari in diverse capitali europee, hanno riferito diplomatici dell'Alleanza al Ft, aggravando le tensioni interne alla Nato su quanto spingersi nel sostenere il suo membro più grande. "Ci mette in una posizione davvero scomoda e difficile", ha detto un diplomatico dell'Ue. "Vogliamo mostrare disponibilità, ma è anche vero che non siamo nella posizione di essere coinvolti" in alcun modo. Domenica, ricorda l'Ft, Rutte ha affermato che Trump ha deciso di bombardare l'Iran "per rendere il mondo più sicuro", aggiungendo come sia "logico che i Paesi europei impieghino un paio di settimane per coordinarsi". Trump da parte sua ha rimproverato gli alleati Nato per non aver risposto immediatamente al suo appello, definendoli "codardi", avvertendo che senza gli Usa la Nato sarebbe "una tigre di carta". Tre diplomatici europei di Paesi membri della Nato hanno espresso all'Ft preoccupazione per la divergenza tra le dichiarazioni di Rutte e la posizione della maggioranza delle capitali europee. Pur non vedendo motivo di criticare direttamente Trump, non concordano neppure nel sostenere la sua decisione di entrare in guerra. Un funzionario Nato ha dichiarato al quotidiano finanziario che l'Alleanza "non è coinvolta nella guerra in Iran, ma monitora attentamente la situazione per garantire la sicurezza degli alleati. Il segretario generale è in costante contatto con i leader alleati".

©Ansa
Nyt: "Israele intensifica attacchi prima di possibili colloqui Usa-Teheran"
Israele starebbe accelerando gli attacchi contro l'industria militare iraniana nel timore che un possibile piano di pace tra Stati Uniti e Iran possa portare a una rapida sospensione delle ostilità prima del raggiungimento degli obiettivi strategici di Tel Aviv. Secondo quanto riferito da fonti israeliane al New York Times, il premier Benjamin Netanyahu avrebbe ordinato alle forze armate di intensificare le operazioni nelle prossime 48 ore, puntando in particolare su programmi missilistici e nucleari iraniani.
La decisione sarebbe stata presa dopo che il governo israeliano ha ottenuto la bozza del piano statunitense in 15 punti per la fine del conflitto, che sarebbe stato trasmesso a Teheran. Israele teme che un eventuale accordo promosso dal presidente Donald Trump possa portare a un' interruzione della guerra senza che siano stati raggiunti i tre obiettivi dichiarati da Tel Aviv: neutralizzare la minaccia dei missili balistici iraniani, impedire lo sviluppo di armi nucleari e creare le condizioni per la caduta del regime di Teheran.
Pasdaran: "Abbattuto F-18 Usa"
I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato l'abbattimento di un F-18 degli Stati Uniti. Secondo l'ufficio stampa dei Guardiani della Rivoluzione, il caccia è stato colpito sopra Chabahar, nel sud dell'Iran, ed è poi precipitato nell'Oceano Indiano.
Iran, Netanyahu: "La campagna continua a pieno ritmo"
La campagna contro l'Iran "sta continuando a pieno ritmo, nonostante quanto riportato dai media". Lo sostiene il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante un incontro in video con i capi dei governi locali dell'area di confine con il Libano.
Media: "Operazione Usa via terra scatenerà attacchi a Bab al-Mandab"
Un'eventuale azione di terra degli Stati Uniti nelle isole iraniane causerà una "sorpresa al nemico: l'Iran ha sia la volontà che la capacità di portare una minaccia nello Stretto di Bab al-Mandab". Lo ha affermato una fonte militare iraniana all'agenzia di stampa Tasnim, riferendosi allo snodo strategico tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden teatro, durante la guerra a Gaza, di attacchi lanciati dagli Houthi yemeniti contro le navi commerciali in segno di solidarietà con i palestinesi.
"Se gli americani vogliono una soluzione nello Stretto di Hormuz, non dovrebbero aggiungere un altro stretto ai loro problemi", ha aggiunto la fonte, precisando che l'Iran è pronto a "un'escalation e, se il nemico non ha imparato la lezione, che ci metta alla prova di nuovo, come è successo nel giacimento di gas di Pars".
Cnn: "La Casa Bianca lavora a incontro sull'Iran nel weekend in Pakistan"
La Casa Bianca sta lavorando per organizzare colloqui sulla guerra in Iran nel fine settimana in Pakistan. Lo riporta Cnn citando due funzionari dell'amministrazione, secondo le quali i piani attuali prevedono che JD Vance voli in Pakistan insieme ad altri rappresentanti dell'amministrazione. La Turchia, riporta Cnn, è un'altra delle possibili sedi per i colloqui.
Sa'ar all'Onu: "Dal 2 marzo Hezbollah ha lanciato 3.500 ordigni su Israele"
In una lettera indirizzata all'Onu e postata sull'account X, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha reso noto che "dal 2 marzo, Hezbollah ha lanciato indiscriminatamente oltre 3.500 missili, droni e razzi contro Israele". "Proprio ieri, la ventisettenne Nuriel Dubin è stata uccisa da un attacco missilistico di Hezbollah", scrive il ministro. "Chiedo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di condannare inequivocabilmente Hezbollah e di designare questo gruppo terroristico affiliato all'Iran come organizzazione terroristica". Sa'ar ha postato la foto della lettera inviata al Consiglio di sicurezza.
Iran, speaker Camera Usa: "L'operazione militare si concluderà a breve"
"Stiamo concludendo l'operazione Epic Fury". Lo ha detto lo speaker della Camera Usa, Mike Johnson, intervenuto in conferenza stampa sull'operazione militare in corso in Iran. "Sarà conclusa a breve", ha precisato.
Cremlino: "Usa e Iran non hanno ancora richiesto la mediazione della Russia"
Il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, ha dichiarato che Stati Uniti e Iran non hanno ancora richiesto la mediazione della Russia per possibili negoziati. "Finora non sono stati richiesti servizi di mediazione. Sentiamo e leggiamo informazioni secondo cui alcuni negoziati sarebbero in corso con la mediazione di diversi Paesi", ha affermato Peskov citato dall'agenzia Interfax. In precedenza era stato riportato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran potrebbero svolgersi a Islamabad nel prossimo futuro.
Trump: "I democratici creano caos per distrarre dai successi in Iran"
I "democratici che odiano il proprio Paese stanno cercando di creare il caos interno per distogliere l'attenzione dal grande successo militare che stiamo ottenendo in Iran. Odiano vederci vincere in modo così totale e decisivo, ma il pubblico americano vede ciò che sta accadendo". Lo ha detto Donald Trump sul suo social Truth facendo probabilmente riferimento al caos causato dallo shutdown.

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Pasdaran: "Attacchi ad Israele risposta all'ultimatum di Trump"
I massicci attacchi iraniani di oggi su Israele sono stati la risposta all'ultimatum del presidente americano Donald Trump. A sottolinearlo è stato il generale Seyyed Majid Mousavi, comandante dell'aviazione dei Guardiani della Rivoluzione. "Trump deve capire che ogni minaccia e ultimatum all'Iran è un atto di guerra", ha scritto su X. "Oltre a perseguire la strategia militare iraniana, gli attacchi sferrati contro punti strategici di Dimona e Haifa nelle ultime ore sono stati un chiaro messaggio in risposta alle minacce di due e cinque giorni lanciate dagli Stati Uniti", ha spiegato.
Spiegel: "Dagli Usa pressione sull'Iran per il cessate il fuoco"
Gli Stati Uniti stanno esercitando pressioni sull'Iran affinché accetti un cessate il fuoco. È quanto riporta lo Spiegel, citando fonti diplomatiche europee. Secondo quanto riferito, il cessate il fuoco è uno degli obiettivi negoziali principali di Washington. Inoltre, gli Stati Uniti vorrebbero ottenere che in futuro non vi sia più alcuna attività di arricchimento dell'uranio. Gli Usa chiedono anche una moratoria sul programma missilistico balistico. Questi missili rimangono uno degli obiettivi principali dell'attuale guerra. Un'altra richiesta di Washington è che l'Iran cessi il sostegno alla rete di milizie sciite controllata dai Guardiani della Rivoluzione.
Ue: "Dalla guerra serio impatto sulla sicurezza energetica globale"
"La situazione in Medio Oriente e il blocco nello Stretto di Hormuz stanno avendo un impatto serio sulla sicurezza energetica globale e sui prezzi delle materie prime. Due settimane fa, abbiamo assistito al rilascio strategico di petrolio più grande di sempre, coordinato dall'Agenzia Internazionale dell'Energia". Lo ha detto alla Plenaria dell'Eurocamera il commissario Ue all'Energia Dan Jorgensen sottolineando, al tempo stesso, come il "phase-out dai fossili russi andrà avanti". "!Nella Commissione, siamo in stretto contatto con gli Stati Membri su base regolare, per valutare gli impatti" della guerra in Medio oriente. "Per il momento, la sicurezza fisica dell'approvvigionamento energetico nell'Ue è assicurata. Tuttavia, dobbiamo adottare misure mirate e temporanee per affrontare i picchi sui combustibili fossili importati, in modo da poter proteggere i nostri cittadini, soprattutto i gruppi più vulnerabili della nostra società e salvaguardare la nostra economia e i posti di lavoro", ha spiegato Jorgensen.
Media: "Già schierati alcuni elementi dell'82 Divisione"
Il Pentagono sta schierando in Medio Oriente elementi dell'82 Divisione Aviotrasportata insieme alla 1 Brigata di Combattimento, lo hanno confermato a Fox News da un funzionario del Dipartimento della Guerra. "Possiamo confermare che elementi del quartier generale dell'82 Divisione Aviotrasportata, alcune unità di supporto divisionale e la 1 Brigata di Combattimento saranno schierati nell'area di responsabilità del CENTCOM. Per motivi di sicurezza operativa, al momento non abbiamo altro da aggiungere", ha dichiarato il funzionario. Lo schieramento avviene circa un giorno dopo l'invio, da parte del Pentagono, del comando dell'82 Divisione Aviotrasportata in Medio Oriente, avvenuto ieri. L'82 Divisione paracadutisti è in grado di essere mobilitata in 18 ordine dal momento in cui il Pentagonon ne decide l'impiego.
Guterres: "La guerra in Medio Oriente è fuori controllo"
La guerra in Medio Oriente è "fuori controllo". Lo dice il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Subito dopo l'inizio degli attacchi israelo-americani contro l'Iran "ho avvertito che i combattimenti rischiavano di innescare una reazione a catena che nessuno avrebbe potuto controllare", ha detto Guterres ai giornalisti. "Dopo più di tre settimane, la guerra è fuori controllo", ha aggiunto.

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Merz: "Espresso a Trump le mie preoccupazioni, evidenziato i rischi"
Friedrich Merz ha "espresso le sue preoccupazioni" a Donald Trump ed "evidenziato i rischi che questa guerra comporta per l'intera economia globale". Ad assicurarlo è stato lo stesso cancelliere tedesco, rispondendo al Bundestag ad una domanda sulla guerra in Medio Oriente e gli sforzi in atto per contribuire a porvi fine. "Stiamo cercando di fare tutto il possibile per persuadere gli Stati Uniti e Israele a cercare una soluzione diplomatica a questa guerra", ha quindi aggiunto il capo del governo tedesco.
Israele: non passa legge "Qatar Stato nemico". Gantz assente
La proposta di 'legge Urich', per dichiarare il Qatar uno Stato nemico di Israele, è stata bocciata alla Knesset, con 28 voti a favore e 45 contrari. Lo ha riferito Channel 12. A promuoverla è stato il leader centrista Yair Lapid, che nel suo intervento in Parlamento ha ricordato il Qatargate che vede coinvolto il consulente del premier Benjamin Netanyahu, Yonatan Urich. Quest'ultimo è indagato, insieme a Eli Feldstein e Israel Einhorn, con l'accusa di aver preso soldi dal Qatar - Stato sostenitore e finanziatore di Hamas - per promuovere una copertura mediatica a favore di Doha mentre lavoravano nell'ufficio del primo ministro, prima e dopo il massacro del 7 ottobre 2023 e l'avvio della guerra a Gaza. "Proprio a causa della vicenda Urich, la coalizione dovrebbe sostenere la legge. Proprio nell'ufficio di Netanyahu sanno meglio di chiunque altro quanto siano estesi i tentacoli del polpo qatarino. Questi tentacoli devono essere recisi", ha affermato Lapid. Parole che non hanno convinto il partito Blu e Bianco di Benny Gantz che si è sfilato dal fronte delle opposizioni, assentandosi al voto, perché convinto che sia "inopportuno, durante una guerra, fare provocazioni su questioni diplomatiche. Anche Lapid, che è stato e rimane in contatto con i qatarini, lo sa".
Media: "Pakistan informato di no Teheran a proposta Usa"
L'Iran ha informato il Pakistan che ritiene inaccettabile la proposta americana in 15 punti per mettere fine alla guerra. Lo riferisce l'agenzia iraniana Tasnim citando il portale Al-Mayadeen.
Cremlino: "Domanda di petrolio russo nel mondo è elevata"
La domanda di petrolio russo a livello globale è elevata e la Russia potrebbe presto avere difficoltà a soddisfarla, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. "C'è un'elevata domanda, una domanda di destinazioni alternative, quindi, naturalmente, potrebbe arrivare un momento in cui, diciamo, sarà difficile soddisfare l'ulteriore domanda", ha detto Peskov parlando con la tv di Stato russa.
Media Iran: "Teheran pone 5 condizioni, proposta Usa eccessiva"
L'Iran ha respinto la proposta Usa definendola "eccessiva" e rilancia le sue condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Lo riporta l'iraniana Press Tv, che cita un alto funzionario: "L'Iran porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni. Prima di allora non si terranno negoziati". Il funzionario ha delineato le richieste, tra cui "la cessazione degli attacchi e degli assassinii, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento dell'autorità iraniana sullo Stretto di Hormuz".
Fonti Teheran: "Richieste Usa eccessive, fine guerra non la decide Trump"
L'Iran ritiene "eccessive" le richieste avanzate dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Lo affermano fonti di Teheran citate dall'emittente Press Tv, che pochi minuti fa ha pubblicato - tramite appunte fonti anonime - quella che ha presentato essere la risposta della Repubblica islamica alla proposta di Washington. "L'Iran ha esaminato le proposte e le ritiene eccessive", sostengono le fonti, confermando implicitamente che Teheran ha ricevuto un piano americano per concludere le ostilità. "L'Iran non pemetterà a Trump di dettare i tempi della fine della guerra", aggiungono le fonti, precisando che "la Repubblica islamica metterà fine alla guerra nel momento in cui lo riterrà opportuno".
Secondo l'emittente pubblica, le fonti governative hanno sottolineato che l'Iran, a sua volta, pone cinque condizioni per concludere le ostilità. Tra le condizioni avanzate da Teheran figurano al primo posto "la fine degli attacchi e degli omicidi", poi garanzie concrete per impedire il ripetersi delle guerra, la fine delle ostilità su tutti i fronti, compresi gli attacchi contro i cosiddetti "gruppi della resistenza", il pagamento dei danni di guerra e, infine, il riconoscimento internazionale e garanzie sul diritto dell'Iran ad esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz.
Meloni: "Bene colloqui Usa-Iran, Italia per stabilità"
"Chiaramente credo che l'ipotesi di colloquio in corso tra gli Stati Uniti e l'Iran costituirebbe un'ottima notizia, l'Italia sosterrà e intende sostenere anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell'area". Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo la bilaterale, ad Algeri, con il capo dello Stato algerino, Abdelmadjid Tebboune. Con Tebboune, ha aggiunto Meloni, "Abbiamo parlato dei molti dossier internazionali che sono sul tavolo, a partire ovviamente dalla crisi in Medio Oriente, crisi che coinvolge tutti e se dovesse prolungarsi nel tempo potrebbe causare chiaramente conseguenze economiche e sociali che finirebbero per colpire più di altre nazioni, le nazioni più vulnerabili a partire proprio dal suo continente africano".
Russia evacua altro personale da centrale nucleare Bushehr
La Russia ha evacuato altro personale dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr. Lo ha reso noto il capo dell'agenzia atomica russa, dopo un attacco notturno al complesso. "Oggi, intorno alle 7.20 ora di Mosca, 163 persone hanno lasciato Bushehr per il confine irano-armeno", ha dichiarato il ceo di Rosatom, Alexey Likhachev, citato dall'agenzia di stampa srussa Ria. "In questo momento, ne rimangono circa 300", ha aggiunto in dichiarazioni ai giornalisti. La Russia ha contribuito alla costruzione dell'impianto sulla costa iraniana del Golfo Persico e i suoi tecnici contribuiscono a gestirlo.
Teheran: "Guerra finirà quando e come vogliamo noi"
Non saranno gli Stati Uniti a dettare i tempi della fine del conflitto in Iran. A chiarirlo è stato un alto funzionario del regime citato dalla tv di Stato. "L'Iran metterà fine alla guerra quando deciderà di farlo e quando le proprie condizioni saranno soddisfatte", ha detto il funzionario. Teheran continuerà a difendersi e a infliggere "colpi pesanti" al nemico fino a quando non otterrà ciò che vuole. La proposta in 15 punti degli Usa è "eccessiva" e "scollegata dalla realtà del fallimento dell'America sul campo di battaglia".
Tajani: "Dialogo e rafforzare missione Aspides"
"Quanto sta avvenendo nel Golfo e nello Stretto di Hormuz evidenzia un punto fondamentale: la fragilità" delle vie commerciali. "Di fronte a questa crisi il governo è in prima linea nella de-escalation diplomatica. Quella del dialogo deve essere la strada maestra", ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al Question Time alla Camera. "Con l'Unione europea stiamo lavorando per rafforzare le missioni Aspides e Atalanta per garantire la sicurezza dal Golfo Persico all'Oceano Indiano che sono vitali per le nostre imprese". "Nei giorni scorsi abbiamo riassunto il comando di Aspides che dall'avvio del suo mandato ha protetto oltre 1.600 navi mercantili". Per aiutare le imprese che esportano "abbiamo approvato le prime misure; con Sace Ice e Simest stiamo poi lavorando per ulteriori misure per aiutare le imprese esportatrici".
Metsola: "Regime cessi attacchi nella regione"
"Colgo l'occasione per condannare i continui e brutali attacchi del regime iraniano contro i civili negli Stati del Golfo e in tutta la regione. Devono cessare. So che continueremo a fare tutto il possibile per promuovere la de-escalation, il dialogo, il rispetto del diritto internazionale, una rapida conclusione di questo conflitto e il diritto del popolo iraniano di scegliere il proprio destino in libertà". Lo ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, aprendo la sessione plenaria dell'Eurocamera, a Bruxelles. "Questo Parlamento ha condannato fermamente il regime iraniano, che continua a opprimere e uccidere il proprio popolo, causando instabilità e attaccando indiscriminatamente. Questo Parlamento è al fianco del popolo iraniano e continuerà a esercitare pressioni a suo favore", ha aggiunto. "All'inizio di questo mese, il soldato francese Arnaud Frion è stato ucciso da un drone iraniano mentre prestava servizio in Iraq in una missione di addestramento contro il terrorismo e migliaia di europei sono rimasti bloccati nella regione. Permettetemi di esprimere la nostra gratitudine per tutti gli sforzi compiuti dagli Stati membri e dai nostri partner nel Golfo per rimpatriare coloro che dovevano tornare in Europa", ha concluso Metsola.
Iran, dallo stop all'aggressione a Hormuz: da Teheran 5 condizioni
L'Iran ha respinto la proposta americana per fermare la guerra e ha dettato le sue cinque condizioni per una tregua. A riferirlo è la televisione iraniana citando un alto funzionario del regime. Primo, "uno stop completo ad aggressione e uccisioni" per parte di Stati Uniti e Israele, ha spiegato la fonte. Secondo, "l'istituzione di meccanismi concreti per garantire che una guerra non sia nuovamente imposta alla Repubblica islamica". Terzo, "il pagamento garantito e chiaramente definito dei danni e delle riparazioni di guerra". Quarto, "la conclusione della guerra su tutti i fronti e di tutti i gruppi di resistenza coinvolti in tutta la regione". Quinto e ultimo, il "riconoscimento internazionale e garanzie in merito al diritto sovrano dell'Iran di esercitare l'autorità sullo stretto di Hormuz".
Teheran smentisce i negoziati con gli Usa
L'Iran ha smentito le notizie di negoziati con gli Stati Uniti. Lo riporta l'agenzia Fars.
Media Iran: "Negoziato illogico, Teheran non accetta il cessate il fuoco"
Teheran non accetta il cessate il fuoco e definisce "illogici" i colloqui con parti che violano gli accordi. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando l'agenzia iraniana Fars che cita una fonte informata, dopo il pressing degli Stati Uniti per il negoziato.
Hezbollah: "Negoziare con Israele mentre attacca equivale alla resa"
Negoziare con Israele mentre si è sotto attacco equivale a ''una resa''. Lo ha dichiarato il Segretario generale di Hezbollah Sheikh Naeem Qassem dopo che il governo di Beirut ha fatto appello al dialogo con Israele. Qassem ha anche chiesto alle autorità libanesi di revocare la decisione di "criminalizzare" le azioni militari di Hezbollah, che Beirut ha deciso di mettere al bando.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno ripreso ad attaccare Hezbollah dal 2 marzo, quando i miliziani libanesi si sono schierati a fianco dell'Iran dopo l'operazione militare israelo-americana.
Hezbollah: "Non è guerra per conto di altri ma per il Libano"
"Non stiamo combattendo una guerra per conto di altri sul suolo libanese, ma una guerra di Israele e Stati Uniti contro il Libano". Lo ha affermato il segretario generale di Hezbollah, in un messaggio, rispondendo alle accuse di aver trascinato il Paese in guerra per conto dell'Iran.
Teheran, per la Mezzaluna Rossa "uccisi 66 bimbi sotto i 5 anni"
Secondo il capo della Mezzaluna Rossa iraniana, Pirhossein Kolivan, "oltre 85.000 siti civili sono stati danneggiati, 66 bambini sotto i 5 anni uccisi, con centri sanitari e scuole presi di mira. Le violazioni vengono documentate e segnalate agli organismi internazionali". Lo riporta l'account X del Governo della Repubblica Islamica Iraniana.
Escalation Iran-Israele, attacchi e tensione nel Golfo. VIDEO
L'Italia condanna gli attacchi dell'Iran contro i Paesi del Golfo e la Giordania
L'Italia ha oggi condannato gli "ingiustificati attacchi militari" dell'Iran contro i Paesi dell'area, specialmente su obiettivi e infrastrutture civili, esprimendo "forte preoccupazione per il grave impatto dell'escalation militare sulla popolazione civile e i diritti umani". In un intervento a Ginevra nel quadro della 61ma sessione del Consiglio dei Diritti Umani, in occasione del dibattito urgente "per discutere la recente aggressione militare lanciata dalla Repubblica islamica dell'Iran contro Bahrein, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, l'Italia ha richiamato al rispetto del diritto internazionale umanitario. Nel ribadire la richiesta di immediata cessazione degli attacchi - riferisce un comunicato della Rappresentanza - l'Italia ha inoltre espresso forte solidarietà ai Paesi colpiti. Al termine del Dibattito Urgente, richiesto dal Bahrain, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, è stata adottata una risoluzione sostenuta anche dal nostro Paese.
Raid Usa contro militari iracheni, Baghdad convoca l'ambasciatore americano
Il governo iracheno ha convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata americana a Baghdad per consegnare una nota di protesta formale, "ferma e inequivocabile", dopo il raid Usa che ha colpito la base di Habbaniya, causando 7 morti e 13 feriti tra i militari. Lo ha dichiarato il portavoce del comandante in capo delle forze armate, Sabah Numan, citato dall'agenzia governativa Nina. Baghdad ha definito l'attacco "un crimine a tutti gli effetti" e una violazione del diritto internazionale, affermando che "non resterà in silenzio" di fronte all'uccisione dei propri soldati e avvertendo del rischio di un deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti. Il primo ministro ha inoltre incaricato il ministero degli Esteri di formalizzare la protesta per ribadire la sovranità irachena e condannare "comportamenti irresponsabili". Le autorità irachene presenteranno anche un ricorso al Consiglio di sicurezza dell'Onu, corredato da documenti e dettagli sull'accaduto, per rivendicare i diritti del paese e dei suoi cittadini di fronte a queste violazioni.
Idf: "Decine di lanci di Hezbollah contro il nord di Israele"
Le squadre di soccorso israeliane stanno prestando assistenza medica a due uomini sulla cinquantina, in condizioni lievi, rimasti feriti da schegge edi razzi lanciati da Hezbollah a Carmiel, nel nod di Israele. Altri impatti sono stati identificati a Kiryat Shmona, mentre le sirene d'allarme missilistico sono risuonate a Misgav Am, nell'Alta Galilea.
Iraq: "Ci riserviamo il diritto di rispondere al raid americano contro i nostri soldati"
Il governo iracheno e le forze armate "hanno il diritto di rispondere con tutti i mezzi disponibili, nel rispetto della Carta delle Nazioni Unite", dopo il bombardamento americano che ha colpito la base di Habbaniya nella regione occidentale di al-Anbar. Lo ha dichiarato il portavoce del comandante in capo delle forze armate, Sabah Numan. In un comunicato citato dall'agenzia di notizie governativa Nina, Numan ha affermato che, "nonostante gli sforzi politici e operativi dell'Iraq per restare fuori dal conflitto regionale e l'impegno diplomatico per il cessate il fuoco e la stabilità", sono proseguiti gli attacchi contro le forze irachene. L'ultimo, ha aggiunto, è avvenuto questa mattina contro l'ambulatorio medico-militare di Habbaniya, causando 7 uccisi e 13 feriti tra i membri dell'esercito.
Hezbollah rivendica una serie di attacchi contro militari israeliani in Libano
Hezbollah ha rivendicato una serie di attacchi contro Israele nel sud del Libano a ridosso della linea di demarcazione con Israele. Il gruppo armato ha dichiarato di aver "colpito" un gruppo di soldati israeliani nelle località di Quzah, Alma sahib, Beit Lif, Debel, Khiam. Gli attacchi sono stati registrati dall'alba di stamani fino a poco fa.
Media: "Tank israeliani avanzano verso la cittadina cristiana di Debel in Libano"
Mezzi e carri armati israeliani avanzano verso la località libanese a maggioranza cristiana di Debel, nel distretto di Bint Jbeil, a meno di 10 chilometri dalla linea di demarcazionecon Israele. Lo riferisce un corrispondente nel sud del Libano al quotidiano L'Orient-Le Jour. Secondo le stesse fonti, nelle prime ore della giornata un colpo di artiglieria israeliano ha colpito un'abitazione nella zona, causando due feriti. Hezbollah ha affermato di aver preso di mira due volte, alle 8:30 e alle 12:00, un gruppo di soldati israeliani nella stessa area.
Sanchez: "Importante che dal Congresso esca un clamoroso no alla guerra"
"Voglio fare una rivendicazione dell'empatia, un appello a non rassegnarsi ad avere migliaia di morti in Ucraina, in Iran, a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Sudan e in tutte le parti del mondo in cui ci sono conflitti e si viola il diritto internazionale". È l'esortazione fatta dal premier spagnolo, Pedro Sanchez, nella controreplica nel dibattito parlamentare sulla posizione dell'esecutivo rispetto al conflitto in Iran, che ha definito "coraggiosa e coerente". "Mi sembra importante, trascendentale, che da questo Congresso dei deputati esca un clamoroso no alla guerra", ha aggiunto Sánchez. Il premier spagnolo ha anche rinfacciato al leader del Partido Popular, Alberto Nunez Feijoo, di "non aver ancora detto che questa guerra è illegale", nascondendosi dietro "gli stessi argomenti spuri utilizzati da Aznar per giustificare l'intervento in Iraq" nel 2003. "Il dilemma è se si sta o no con il diritto internazionale, con il multilateralismo, con la pace", ha incalzato Sanchez. Il primo ministro spagnolo ha sostenuto che "dei 27 Stati membri dell'Ue, 24 hanno finito con l'unirsi alla posizione della Spagna" antibellicista.
Starmer: "De-escalation della guerra con Iran vitale per costi energia"
"Una de-escalation" nella guerra con l'Iran è l'obiettivo "più importante" in questa fase, anche per frenare l'impennata dei costi globali dell'energia e il loro impatto sulle bollette britanniche. Lo ha ribadito il premier laburista Keir Starmer nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni, nell'ambito di un acceso botta e risposta con la leader dell'opposizione conservatrice Kemi Badenoch sullo stop nelle estrazioni di petrolio e gas nella acque britanniche del Mare del Nord. Badenoch ha contestato il premier sul mancato via libera a una nuova licenza d'estrazione in Scozia, accusandolo di nascondersi "pateticamente" dietro le prerogative ministro dell'Energia, Ed Miliband. Accuse a cui Starmer ha replicato richiamandosi insistentemente alla "legge" che assegna il potere normativo sulle licenze al titolare dell'Energia ed evocando la necessità di puntare in prima battuta "sulle fonti rinnovabili e sul nucleare" per evitare che la sicurezza energetica del Paese venga condizionata da produttori petroliferi quali "Iran o Russia". Ma soprattutto rinfacciando alla leader Tory d'avere inizialmente cercato di spingere il Regno Unito a entrare in guerra contro l'Iran al fianco di Usa e Israele, salvo fare poi "marcia indietro". Una guerra in cui "io ho invece deciso di non trascinare il Paese" in nome "dell'interesse nazionale", puntando al contrario su una strategia di "sicurezza collettiva concordata con gli alleati", ha rivendicato sir Keir.
Idf: ok mobilitazione di massimo 400mila riservisti
L'esercito israeliano ha autorizzato la mobilitazione di un massimo di 400.000 riservisti, a seconda delle esigenze operative. Questo, ha sottolineato l'Idf, non significa una chiamata immediata di 400.000 militari, ma stabilisce un quadro che definisce il numero massimo di riservisti che potrebbero essere mobilitati. La decisione è stata presa "sulla base di una valutazione della situazione basata su molteplici scenari, nell'ambito dei preparativi per varie eventualità e con l'approvazione del governo israeliano", ha fatto sapere l'esercito.
Sanchez: "Netanyahu vuole infliggere al Libano la stessa distruzione di Gaza"
Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha ribadito la posizione pacifista della Spagna intervenendo al Congresso sulla crisi legata alla guerra con l'Iran, criticando duramente l'azione di Israele e le conseguenze del conflitto. "Netanyahu vuole infliggere al Libano la stessa distruzione di Gaza", ha dichiarato Sánchez, accusando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di voler replicare nel Paese dei cedri "la stessa distruzione e la stessa sofferenza" già viste nella Striscia. Nella controreplica al dibattito in Aula, il premier ha difeso la linea del governo: "La Spagna dice no alla guerra" e si è detto "orgoglioso" della posizione pacifista del Paese. Sánchez ha criticato duramente gli effetti del conflitto in Iran: "Cos'hanno ottenuto i promotori di questa guerra? Minare la legalità internazionale, riaccendere i conflitti in Iraq e Libano e seppellire Gaza nell'oblio. Dare a Putin oltre 8 miliardi per finanziare la sua guerra, cambiare un Khamenei per un altro anche peggiore che, questo sì, è a favore delle armi nucleari", ha replicato. "Questo è un disastro assoluto", ha aggiunto Sanchez.
Scerra (M5S): "Crosetto riferisca su caccia a Sigonella"
"Richiediamo un'informativa urgente del ministro della Difesa Crosetto sul crescente coinvolgimento della base di Sigonella nelle operazioni militari americane in Iran, ora anche con il transito di cacciabombardieri in assetto di combattimento, come da noi denunciato nei giorni scorsi. Questo non può accadere senza che il governo informi il Parlamento. La Sicilia e l'Italia non devono diventare un trampolino di lancio di questa guerra folle e illegale che sta destabilizzando l'intero Medio Oriente, ma che Meloni non ha avuto il coraggio di condannare. Fra gli innumerevoli errori di questo governo, il più grave che ricorderemo sarà la totale sottomissione alle folli politiche di Trump e del genocida Netanyahu". Lo ha dichiarato in aula il deputato siciliano del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra.
Teheran: "Proposta Trump ennesima menzogna e va ignorata"
L'Iran sembra bocciare ogni ipotesi di negoziato con gli Stati Uniti su un piano in 15 punti. "I nemici hanno elencato le aspirazioni che non sono riusciti a realizzare con il loro attacco", ha detto Elias Hazrati, presidente del Consiglio per l'informazione del governo, a quanto riportano i media iraniani. "La proposta in 15 punti all'Iran è l'ennesima menzogna di Trump e va ignorata", ha ammonito. Dunque "la notizia dei negoziati e' falsa", ha assicurato.
Iraq convoca incaricato affari Usa, 'protesta decisa'
Il primo ministro iracheno, Mohammed al-Sudani, ha dato mandato al ministero degli Affari Esteri di convocare l'incaricato d'affari dell'ambasciata statunitense a Baghdad e di consegnargli una "lettera di protesta dai toni decisi". Lo dice un portavoce dell'esercito iracheno. La dichiarazione del portavoce è stata pubblicata sull'account social del primo ministro iracheno. L'annuncio è giunto dopo un attacco che ha ucciso sette soldati in una base delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene nella parte occidentale della provincia di Anbar, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa iracheno. Si è trattato del secondo attacco mortale in due giorni contro infrastrutture militari nell'Iraq occidentale. Gruppi filo-iraniani hanno attaccato le forze statunitensi nella regione, provocando rappresaglie da parte degli Stati Uniti contro le Forze di Mobilitazione Popolare, nominalmente sotto il controllo del governo iracheno.
Iran, governo Israele autorizza Idf a richiamare fino a 400.000 riservisti
Il governo israeliano ha approvato la chiamata alle armi di un massimo di 400.000 riservisti, nel contesto dei conflitti in corso con l'Iran e Hezbollah. L'esercito afferma che questo non rappresenta il numero effettivo di riservisti che le Forze di Difesa Israeliane richiameranno, bensì un "limite massimo che consente flessibilità in base alle esigenze operative".
"Il quadro di riferimento è concepito per affrontare le sfide nei vari ambiti, in particolare nel contesto dell'Operazione Leone Ruggente", afferma l'Idf, riferendosi all'attuale guerra con l'Iran. Il limite precedente, approvato a dicembre, era di 280.000. Dall'inizio della guerra con Hamas nell'ottobre 2023, la richiesta di autorizzare le Forze di Difesa Israeliane a arruolare riservisti con ordini di chiamata d'emergenza è stata sottoposta all'approvazione del governo ogni pochi mesi. In periodi non di emergenza, le Forze di Difesa Israeliane possono richiamare i riservisti solo con largo anticipo, non con breve preavviso, e non possono richiamarli per periodi prolungati.
Pakistan: "Teheran ha ricevuto piano Usa in 15 punti" (2)
Anche secondo Al Jazeera il piano Usa sarebbe stato consegnato dal Pakistan a Teheran. Il Pakistan ha condiviso con l'Iran le richieste di cessate il fuoco avanzate dagli Stati Uniti, riporta l'emittente. "Possiamo ora confermare che fonti pakistane di alto livello hanno riferito ad Al Jazeera che un documento fornito al Pakistan dall'amministrazione Trump è stato presentato agli iraniani dal Pakistan. Si attende ora una risposta", secondo Al Jazeera. Sono alcune indiscrezioni funzionari statunitensi e iraniani potrebbero incontrarsi a Islamabad nei prossimi giorni.
Iran: "Arrestati 39 mercenari e terroristi sionisti-americani"
Il ministero dell'Intelligence dell'Iran ha annunciato l'arresto di 39 persone ritenute "membri di gruppi terroristici e mercenari nemici sionisti-americani" a Teheran. "Ventisette di questi mercenari erano membri di due gruppi secessionisti e intendevano creare una cellula operativa nella provincia del Sistan e Baluchistan", nel sud est del Paese, "per fomentare l'insicurezza, ma sono stati arrestati prima di poter agire", ha affermato il ministero, riferisce l'agenzia iraniana Fars, aggiungendo che durante le operazioni sono stati sequestrati "49 ordigni esplosivi artigianali, 2 fucili d'assalto Kalashnikov, 16 pistole, 50 caricatori e oltre 1500 proiettili, insieme a 7 dispositivi Starlink", la compagnia per l'accesso a internet satellitare di Elon Musk. Tra le altre persone arrestate, alcuni "avevano il compito di destabilizzare l'ambiente psicologico della società nel cyberspazio", mentre altri sono ritenuti responsabili di avere inviato "al nemico" la posizione di alcuni membri delle forze di sicurezza e di soldati. Da quando è iniziato il conflitto con gli Stati Uniti e Israele, Teheran ha annunciato l'arresto di centinaia di persone accusate di essere "mercenari" o "agenti" che lavorano per Israele o per gli Usa.
Media: "Teheran sospettosa, teme nuovo inganno di Trump"
L'Iran non ci starà a farsi "ingannare" per la terza volta in pochi mesi dal presidente americano Donald Trump e lo ha chiarito a Pakistan, Egitto e Turchia che stanno negoziando un cessate il fuoco. A riferirlo è il sito Axios. Teheran, spiega, "ha detto ai paesi che cercano di mediare i colloqui di pace con gli Stati Uniti che è stata ingannata due volte dal presidente Trump e "non vogliamo essere ingannati di nuovo". A giugno si era nel pieno di colloqui indiretti quando gli Usa si unirono a Israele nella guerra dei 12 giorni. Tre settimane fa si era arrivati a un'intesa provvisoria a Ginevra ma il 28 febbraio gli alleati hanno attaccato di nuovo. A far insospettire ancora di più il regime è l'annuncio che saranno inviati nella regione altri 2.000 paracadutisti americani. Secondo fonti dell'amministrazione citate da Axios però, la maggiore presenza militare Usa è proprio la prova della serietà e della buona fede di Trump nei negoziati. Tanto che potrebbe affidarli al vicepresidente JD Vance.
Idf: "Colpito il centro di ricerca navale iraniano a Isfahan"
L'Aeronautica militare israeliana, sotto la direzione dell'intelligence delle Idf, ha portato a termine una vasta ondata di attacchi contro le industrie produttive del regime iraniano a Isfahan. Lo riportano i media israeliani. Nell'ambito degli attacchi, le forze di Difesa Israeliane, guidate dall'intelligence della Marina israeliana, hanno preso di mira il Centro iraniano di ricerca subacquea a Isfahan. Secondo quanto riportato nel comunicato, il centro è l'unica struttura in Iran responsabile della progettazione e dello sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la Marina iraniana.
Pakistan: "Teheran ha ricevuto piano Usa in 15 punti"
L'Iran ha ricevuto il piano in 15 punti messo a punto dagli Stati Uniti. Lo dicono funzionari pakistani all'agenzia AP. Secondo i funzionari pakistani la proposta copre in linea generale i seguenti punti: allentamento delle sanzioni a Teheran, cooperazione nucleare civile, un ridimensionamento del programma nucleare iraniano, monitoraggio da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, limiti ai missili e accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha fatto sapere che Islamabad è pronta a ospitare colloqui per una soluzione del conflitto. La Casa Bianca non ha ancora confermato i dettagli del piano. L'esercito iraniano ha negato di essere in trattative con gli Stati Uniti.
Fonti Islamabad: "Entro 48 ore possibile svolta su colloqui con Usa"
Una "svolta" sui possibili colloqui fra Iran e Stati Uniti per la fine alla guerra arriverà entro 48 ore, anticipano fonti del ministero degli Esteri in Pakistan all'agenzia turca Anadolu. Sempre secondo le fonti, "in assenza di alcune garanzie" - la garanzia prima di tutto che non ci saranno operazioni militari future contro l'Iran, contro il suo programma missilistico e la richiesta di risarcimenti - Teheran "è ancora riluttante" all'avvio di tali trattative. "Sono in corso sforzi da parte di Pakistan, Turchia ed Egitto, con tutte le parti", ha aggiunto la fonte per cui esponenti di spicco pachistani, fra cui il Premier Shehbaz Sharif e il ministro degli Esteri Ishaq Dar, sono "in costante" contatto con la leadership iraniana per convincere Teheran a partecipare ai colloqui.
Idf, raid contro centro ricerca subacqueo a Isfahan
L'Aeronatutica militare israeliana ha condotto una vasta ondata di attacchi contro infrastrutture industriali del regime iraniano a Isfahan, sotto la direzione dell'intelligence delle Forze di Difesa israeliane (Idf). Lo riferisco lo stesso esercito israeliano in una nota, citata da Haaretz, precisando che tra gli obiettivi figura anche un centro di ricerca subacqueo.
Secondo l'Idf, la struttura - individuata grazie all'intelligence della Marina israeliana - sarebbe l'unico sito in Iran dedicato alla progettazione e allo sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la marina militare. Nello stesso impianto, aggiunge la nota, sarebbero stati prodotti anche diversi modelli di mezzi navali senza equipaggio.
Pasdaran: "Lanciato missile contro la Lincoln"
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato di avere lanciato un missile contro la portaerei americana Abraham Lincoln. "Un missile da crociera terra-mare della Marina iraniana ha preso di mira la Uss Abraham Lincoln", si legge in una nota diffusa dai media iraniani con le immagini del lancio.
Ankara in pressing: "I Paesi del Golfo non entrino in guerra"
La Turchia insiste con i Paesi del Golfo affinché non prendano parte al conflitto che vede contrapposti Usa e Israele all'Iran. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha avuto negli ultimi giorni una serie di telefonate con i colleghi di Emirati, Kuwait e Arabia Saudita ed è poi volato in Qatar, Paese alleato di Ankara. Obiettivo è cercare di placare la rabbia per gli attacchi iraniani alle infrastrutture energetiche e ai porti ed evitare un allargamento del conflitto. Allo stesso tempo lo stesso Fidan ha invitato l'Iran a rivedere la propria strategia ed evitare attacchi nel Golfo Persico.
Media: "In settimana riunione tecnica Gb-Francia-alleati su missione per Hormuz"
Regno Unito e Francia presiederanno in settimana una riunione tecnica fra capi di stato maggiore con una trentina di Paesi alleati, europei e non, per definire i piani di una futura missione navale impegnata a garantire la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz: chiuso a gran parte del traffico commerciale e petrolifero dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo riporta il Guardian. Ieri il Times aveva riferito d'una rinnovata disponibilità britannica, e di un possibile incontro a Portsmouth, dopo la dichiarazione di Londra firmata da 22 Paesi (Italia compresa) in cui s'ipotizzavano iniziative dopo una tregua.
Tajani: "Se guerra non finisce costretti rinnovare taglio accise"
"Vorrei che non fosse necessario, ma se la guerra non finisce saremo costretti a rinnovare la scelta di ridurre le accise". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, all'evento Confindustria. "Intanto procediamo con la politica energetica anche di autosufficienza" e "il nucleare e' l'obiettivo numero uno per quanto mi riguarda. Questo ci permetterà in qualunque caso di non dipendere da nessuno". Per Tajani, "ci vorrà tempo, però andiamo avanti. La rivoluzione che dopo il referendum su Chernobyl ci bloccò, adesso siamo riusciti a ripartire e ad andare verso la giusta direzione".
Idf: "Colpito centro sviluppo sottomarini e droni Marina"
Le forze armate israeliane hanno preso di mira un centro di ricerca a Isfahan responsabile della progettazione e dello sviluppo di sottomarini e sistemi di supporto per la Marina iraniana. In questo sito, inoltre, il regime produceva diversi modelli di veicoli senza equipaggio. E' quanto si legge in una nota dell'Idf.
Pezeshkian loda Erdogan: "Fermo contro il sionismo"
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha ringraziato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per "la ferma posizione presa contro il regime sionista", ovvero Israele. "Il mio caro fratello Erdogan ha preso una lodevole e decisa posizione di condanna del regime sionista. La Turchia, nostro Paese fratello, conferma il ruolo centrale che ha da anni all'interno della comunità islamica", ha scritto su X.
Pezeshkian ringrazia Erdogan: "Lodevoli sue posizioni risolute su Israele"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ringraziato l'omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, e definito "lodevoli" le sue "posizioni risolute" di "condanna del regime sionista guerrafondaio". "La fiera nazione del nostro paese amico e fratello, la Turchia, ha svolto per molti anni un ruolo risoluto in solidarietà con le aspirazioni della Umma islamica. Con l'aiuto di Dio, percorreremo insieme questo cammino orgoglioso", ha scritto Pezeshkian su X.
Katz: "Approvati nuovi obiettivi da colpire, anche in Libano"
Israele ha approvato nuovi obiettivi da colpire in Iran e in Libano. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz al termine di una riunione con i vertici della sicurezza a cui ha partecipato anche il capo di Stato Maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il generale Eyal Zami.
Katz ha poi affermato che finora in Iran sono state lanciate oltre 15mila bombe dal 28 febbraio. Si tratta di un numero quattro volte superiore rispetto a quelle uitlizzate nei 12 giorni di guerra con l'Iran a giugno dello scorso anno, ha aggiunto il ministro.
Tajani: "Se guerra finisce rapidamente export cresce anche in 2026"
“Nonostante i problemi e le difficoltà, e nonostante quanto accaduto con gli Usa” l’export è “cresciuto del 3,3%”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, intervenuto alla presentazione dell’ultimo rapporto di primavere del Centro studi di Confindustria. “Il mio obiettivo è più ambizioso – ha sottolineato Tajani – ma questo dato ci mostra che comunque, nonostante la tempesta, la ‘nave Italia’ va nella giusta direzione”. E rispetto alla possibilità che la situazione, dato il conflitto in Ira, possa peggiorare, il vicepremier ha aggiunto: “Mi auguro che la guerra finisca in tempi abbastanza rapidi” perché “se le cose andranno bene, credo che anche quest’anno le esportazioni potranno crescere”.
Media: "Entro 48 ore prevista svolta nei negoziati Usa-Iran"
Fonti pakistane riferiscono ad Anadolu che entro 48 ore è prevista una svolta nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre Teheran chiede garanzie, mantiene il programma missilistico fuori discussione e pretende un risarcimento. La Turchia sta svolgendo insieme al Pakistan da mediatore per risolvere il conflitto in Medio Oriente.
A Ginevra Consiglio diritti umani Onu su attacchi al Golfo
Nel corso di un dibattito in corso a Ginevra, il Consiglio dei diritti umani dell'Onu, composto da 47 membri, ha esaminato una bozza di risoluzione che "condanna con la massima fermezza i gravissimi attacchi" perpetrati dall'Iran. Il testo, che sarà sottoposto a votazione, condanna inoltre le azioni di Teheran volte a chiudere lo Stretto di Hormuz ed esprime "grave preoccupazione per gli attacchi iraniani contro le infrastrutture energetiche". La risoluzione chiede all'Iran di "cessare immediatamente e incondizionatamente tutti gli attacchi non provocati" contro gli Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) e la Giordania e di "fornire un risarcimento completo, efficace e tempestivo a tutte le vittime per i danni e le lesioni causati dai suoi attacchi". Al termine del dibattito odierno, il Consiglio sarà chiamato ad approvare lo svolgimento di un secondo dibattito urgente venerdì sulla sicurezza dei bambini nel conflitto in Medio Oriente, incentrato sulla strage alla scuola elementare femminile iraniana di Minab, presumibilmente colpita da un missile americano, che ha causato 168 morti, di cui un centinaio di bambini. Il presidente del Consiglio dei diritti umani dell'Onu, Sidharto Reza Suryodipuro, ha affermato che una mozione dovrebbe essere approvata oggi stesso per confermare lo svolgimento del dibattito di venerdì.
Premier Iraq convoca incaricato d'affari Usa dopo raid su Fmp
Il primo ministro iracheno Mohammed Shia al-Sudani ha incaricato il ministero degli Esteri di convocare l'incaricato d'affari statunitense a Baghdad in merito agli attacchi che hanno preso di mira le sue "unità militari". Lo si legge in una nota dell'ufficio del primo ministro iracheno. Raid attribuiti agli Stati Uniti hanno ucciso ieri 15 membri delle Forze di mobilitazione popolare (Fmp) e oggi altri sette.
Iran, venerdì dibattito Consiglio diritti Onu su scuola Minab
Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite è pronto a tenere in settimana, sulla carta venerdì, un secondo dibattito urgente sulla sicurezza dei bambini nel contesto della guerra in Medio Oriente. Il dibattito sarà incentrato sul micidiale attacco aereo alla scuola iraniana di Minab. Il presidente del Consiglio, Sidharto Reza Suryodipuro, ha comunicato oggi al massimo organo delle Nazioni Unite per i diritti umani che la richiesta di un dibattito urgente sulla "protezione dei bambini e delle istituzioni educative nei conflitti armati internazionali" potrebbe tenersi venerdì. Il dibattito, richiesto da Iran, Cina e Cuba, fa esplicito riferimento al raid aereo contro una scuola elementare femminile nella città meridionale di Minab, avvenuto il primo giorno di guerra, il 28 febbraio, che ha causato la morte di almeno 165 persone, la maggior parte delle quali bambini. Il presidente statunitense Donald Trump ha inizialmente negato qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti nel bombardamento della scuola di Minab, attribuendo la colpa all'Iran, per poi parzialmente ritrattare e indicare che avrebbe "accettato" l'esito dell'inchiesta. Secondo il New York Times, che cita funzionari statunitensi e fonti vicine all'inchiesta, il missile che ha colpito la scuola è stato effettivamente lanciato dall'esercito americano. Un missile da crociera Tomahawk ha raggiunto la scuola a causa di un errore di puntamento, secondo i risultati preliminari di un'indagine militare statunitense riportati dal New York Times. Questo attacco "costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani internazionali", recita il titolo del dibattito convocato dal Consiglio per i diritti umani dell'Onu. La decisione dell'Ufficio di presidenza su questa nuova riunione, che dovrà essere formalmente approvata nella sessione plenaria di oggi, giunge mentre il Consiglio in corso oggi a Ginevra sta esaminando gli attacchi iraniani nel Golfo e il loro impatto sulle popolazioni civili, su richiesta dei sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e della Giordania.
Hacker iraniani usano Telegram per attaccare dissidenti e giornalisti
L'Fbi ha emesso un avviso rivolto agli esperti di sicurezza informatica riguardante le attività di gruppi hacker legati al Ministero delle informazioni e della sicurezza dell'Iran (Mois). Secondo il rapporto, gli attori malevoli utilizzano Telegram per inviare virus informatici e colpire giornalisti, dissidenti e gruppi di opposizione al governo di Teheran. La stessa agenzia federale aveva segnalato analoghe campagne condotte da hacker riconducibili all'intelligence russa contro personale militare, figure politiche e giornalisti che usano WhatsApp e Signal. Come riporta il sito specializzato Bleeping Computer, le indagini collegano gli attacchi a collettivi specifici, tra cui il gruppo Handala, noto anche come Handala Hack Team, e Homeland Justice, entità sponsorizzata dallo stato iraniano e affiliata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc). Le tecniche impiegate mirano a infettare sistemi Windows, consentendo agli aggressori di rubare file e catturare screenshot dai dispositivi compromessi. Per l'Fbi, sarebbe ad opera di Handala l'attacco al colosso medico statunitense Stryker, che ha provocato il blocco di circa 80.000 dispositivi aziendali e personali, tramite la compromissione di account amministrativi. Un portavoce di Telegram ha dichiarato a Bleeping Computer che la piattaforma rimuove regolarmente gli account coinvolti nella diffusione di software dannosi, pur ammettendo che l'uso della messaggistica per il controllo dei malware non rappresenta una dinamica inedita nel panorama del cybercrime. "i malintenzionati possono utilizzare, e di fatto utilizzano, qualsiasi canale disponibile per controllare i malware", afferma Telegram.
Egitto a inviato Usa: "Disinnescare escalation militare"
La necessità di "sforzi concertati a livello regionale e internazionale per disinnescare la situazione e prevenire un'ulteriore escalation del caos e del conflitto" in Medio Oriente è stata riaffermata dal ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, che ha sentito questa mattina anche l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, in una telefonata con il consigliere senior del presidente degli Stati Uniti, Massad Boulos. Il ministro egiziano - riferisce una nota egiziana - ha evidenziato "le gravi ripercussioni economiche della guerra in corso sull'economia egiziana e globale, tra cui l'interruzione dei trasporti marittimi internazionali e delle catene di approvvigionamento, le scosse dei prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari". L'incontro ha affrontato anche la situazione in Sudan, per cui si è parlato dell'ipotesi di una tregua umanitaria temporanea che aprirebbe la strada a un cessate il fuoco e all'avvio di un dialogo politico guidato dallo stesso Sudan. "Entrambe le parti - conclude la nota - hanno concordato sull'importanza di intensificare gli sforzi internazionali a sostegno degli aiuti umanitari e per facilitarne la distribuzione in tutto il Paese".
Emirati: "Intercettati 9 droni. Sono 1.815 da inizio guerra"
Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato oggi 9 droni lanciati dall'Iran. Lo riporta un comunicato ufficiale delle autorità emiratine. "Dall'inizio della palese aggressione iraniana, le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno intercettato 357 missili balistici, 15 missili da crociera e 1.815 droni. Questi attacchi hanno provocato il martirio di 3 membri delle forze armate mentre svolgevano il loro dovere nazionale, nonché 6 vittime di nazionalità pakistana, nepalese, bengalese e palestinese", si legge nella nota.
Media: "Pakistan ha consegnato a Teheran proposta Usa"
Il Pakistan ha consegnato all'Iran la proposta in 15 punti elaborata dagli Stati Uniti per mettere fine alla guerra. Lo riporta l'emittente al Jazeera citando proprie fonti. ''Autorevoli fonti pakistane hanno confermato ad al-Jazeera che un documento dato al Pakistan dall'Amministrazione Trump è stato consegnato agli iraniani dal Pakistan. Ora si attende una risposta'', ha affermato l'emittente. Nei prossimi giorni potrebbe anche essere possibile un incontro tra funzionari americani e iraniani a Islamabad.
Marina iraniana: "Pronti a colpire la Lincoln se in raggio missili"
L'Iran è pronto a colpire la portaerei americana Abraham Lincoln se dovesse rientrare nella gittata dei suoi missili. A lanciare l'avvertimento è stato il comandante della Marina dell'Esercito, l'ammiraglio Shahram Irani. "Le attività e i movimenti del gruppo da battaglia della portaerei Abraham Lincoln nemica sono costantemente monitorati e, non appena il gruppo da battaglia entrerà nel raggio d'azione dei nostri sistemi missilistici, sarà preso di mira per un attacco devastante della Marina dell'Esercito", ha dichiarato a quanto riportano i media iraniani.
Stasera riunione Netanyahu su sicurezza, focus su "tutti fronti"
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu terrà questa sera una riunione sulla sicurezza con una ristretta cerchia di consiglieri, per poi convocare il gabinetto allargato. Lo ha riferito il suo ufficio al Times of Israel, precisando che il focus sarà su "tutti i teatri operativi".
Feijoo a Sanchez: "Il regime iraniano l'ha ringraziata"
"La difesa della pace difficilmente si può sostenere se il regime iraniano stampa la tua faccia sui missili". Lo ha detto il leader del conservatore Partido Popular, nel replicare all'intervento del premier Pedro Sanchez nel dibattito parlamentare sulla posizione della Spagna nel conflitto in Medio Oriente. Feijoo ha fatto riferimento a un video fake, circolato negli ultimi giorni, in cui presunti membri delle forze armate iraniane stampavano adesivi con il volto di Sanchez e ringraziamenti su missili lanciati nella risposta di Teheran agli attacchi di Stati Uniti e Israele. "Il regime iraniano l'ha ringraziata", ha sostenuto Feijoo rivolto a Sanchez, al quale ha rinviato le accuse di "cinismo". "Si risparmi i sermoni, non sceglieremo fra la guerra e il governo. Le riassumo la nostra posizione: no alla guerra e no a lei", ha aggiunto il leader dei 'popolari'. "Quest'uomo così pacifista presiede il governo con la maggiore spesa militare della storia di Spagna. Ha triplicato l'acquisto di armamenti agli Stati Uniti, ha ancora contratti in vigore con Israele", ha affermato il capo dell'opposizione, in relazione all'aumento della spesa del 2% del Pil in difesa nel 2025, deciso da Madrid, che tuttavia è lontano dal 5% impegnato dagli alleati Nato e richiesto dall'amministrazione statunitense di Donald Trump. "A Cipro lei non ha mandato la flotilla di Ada Colau", da detto Feijoo riferendosi alla Flotilla per Gaza, "ha mandato due navi della Marina spagnola", ha aggiunto, dopo che il premier socialista aveva chiarito che la fregata inviata nel Mediterraneo orientale era per "la difesa europea".
Katz: "Approvati nuovi obiettivi da colpire in Iran e Libano"
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato di aver approvato, insieme al capo di Stato maggiore Eyal Zamir, una nuova serie di obiettivi da colpire in Iran e Libano. Katz ha sottolineato che dall'inizio della guerra contro la Repubblica islamica, l'aviazione israeliana ha sganciato oltre 15.000 bombe sul Paese, un numero quattro volte superiore a quello utilizzato durante la guerra dei 12 giorni del giugno 2025.
Pezeshkian loda Erdogan per le critiche a Netanyahu e Israele
"La posizione risoluta del Presidente della Repubblica di Turchia, del mio ;;stimato fratello, Sua Eccellenza R.T. Erdogan, nel condannare l'aggressivo regime sionista, è davvero encomiabile. La fraterna nazione turca ha assunto, per molti lunghi anni, un ruolo importante in solidarietà con la umma islamica. Continueremo su questa onorevole strada, insieme, con la grazia divina". Lo ha affermato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in un messaggio su X scritto in lingua turca. A partire dalla scorsa settimana, Erdogan ha duramente contestato Israele, auspicando che Dio "possa distruggere" lo Stato ebraico, e contestato il suo premier Benjamin Netanyahu, accusandolo di "terrorismo" e di essere il responsabile della guerra contro l'Iran. Da quando è iniziato il conflitto, il ministero della Difesa turco ha dichiarato che tre missili dall'Iran diretti verso lo spazio aereo turco sono stati intercettati dal sistema difensivo della Nato, mentre Teheran ha negato di avere colpito la Turchia.
Media: "Diverse esplosioni in Bahrein"
Diverse esplosioni sono state udite in Bahrein. Lo riferiscono media iraniani.
Ghalibaf avverte Usa: "Non testate nostra determinazione a difenderci"
"Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti nella regione, in particolare il dispiegamento di truppe. Ciò che i generali hanno rotto, i soldati non possono aggiustare: rischiano invece di diventare vittime delle illusioni di Netanyahu. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra". Così su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, dopo le notizie secondo le quali gli Usa stanno inviando paracadutisti e soldati in Medio Oriente.
Teheran: "Colpiremo portaerei Usa Abraham Lincoln"
La Marina iraniana annuncia che colpirà la portaerei americana Abraham Lincoln non appena possibile. Il gruppo di battaglia dell'imbarcazione - ha annunciato l'ammiraglio Shahram Irani, comandante della Marina iraniana - viene "costantemente monitorato". "Non appena il gruppo di attacco ostile sarà a portata dei sistemi missilistici, diventerà bersaglio di attacchi schiaccianti", ha aggiunto.
Iran, cinese Cosco riavvia prenotazioni spedizioni verso Golfo
Il colosso cinese del trasporto marittimo Cosco ha annunciato di aver ripreso ad accettare nuove prenotazioni per le spedizioni verso alcuni paesi del Golfo, tre settimane dopo aver sospeso la maggior parte delle prenotazioni a causa della guerra in Medio Oriente. Secondo un comunicato della società, l'azienda statale "ha ripreso ad accettare nuove prenotazioni per container di merci generiche destinati" agli Emirati Arabi Uniti, all'Arabia Saudita, al Bahrein, al Qatar, al Kuwait e all'Iraq "con effetto immediato". "Le nuove modalità di prenotazione e il trasporto effettivo sono soggetti a modifiche a causa della situazione instabile nella regione del Medio Oriente", ha aggiunto Cosco.
Sanchez: 'La guerra in Medio Oriente è molto peggiore del conflitto in Iraq"
"Non si tratta dello stesso scenario di guerra illegale in Iraq. Ci troviamo davanti a un disastro molto peggiore, con un potenziale impatto molto più ampio e profondo". E' quanto ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez riferendo al Congresso sulla posizione della Spagna nel conflitto in Medio Oriente. Nel ricordare che il conflitto in Iraq nel 2003 provocò 300mila vittime e oltre 5 milioni di sfollati, Sanchez ha insistito sul fatto che l'attuale scenario in Medio Oriente "è molto peggiore", poiché l'Iran è "una potenza militare che da 40 anni di prepara a una guerra come questa".
Guerra in Iran, cosa c'è dietro il passo indietro di Trump su Teheran
Dopo aver minacciato raid su impianti e infrastrutture energetiche iraniane, Donald Trump ha parlato per la prima volta di uno “stop di cinque giorni” del conflitto in Medio Oriente. L'obiettivo, secondo il presidente Usa, sarebbe quello di “favorire i buoni colloqui” con Teheran. Ma proprio sui tentativi di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco, si è espresso un portavoce militare iraniano, che ha “deriso” gli Stati Uniti. "I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi?”, ha detto, ribadendo che “non scenderemo mai a compromessi con qualcuno come voi, né ora, né mai". Ma cosa c'è dietro il passo indietro di Trump?
Guerra in Iran, cosa c'è dietro il passo indietro di Trump su Teheran
Vai al contenutoIraq: raid colpisce base a ovest, 7 morti e 13 feriti
È di almeno sette morti e 13 feriti tra le forze di sicurezza il bilancio di un raid aereo che ha colpito una base militare nell'ovest dell'Iraq. Lo ha riferito il ministero della Difesa. La stessa base è già stata oggetto ieri di un raid aereo attribuito agli Stati Uniti. Il bombardamento odierno, confermato poco prima, ha preso di mira ex membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), una coalizione che include gruppi filo-iraniani. Il raid ha colpito in particolare una clinica militare, secondo una dichiarazione del ministero della Difesa, che ha riportato sette morti e 13 feriti tra i "combattenti", precisando che "le operazioni di soccorso sono in corso".
Baghaei: "Casa regista Kiarostami colpita da raid"
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che la casa del regista defunto di fama mondiale Abbas Kiarostami è stata colpita durante i bombardamenti israelo-americani sull'Iran. "La casa di Kiarostami faceva forse parte della presunta 'minaccia imminente' per gli Stati Uniti?! La verità è che questa guerra arbitraria tra americani e israeliani non è diretta solo contro uno Stato, ma contro una cultura, una civiltà un'identità profondamente radicate", ha scritto Baghaei su X.
Idf: colpiti siti produzione missili navali a Teheran
Le Forze di difesa israeliane e l'aeronautica israeliana hanno colpito due importanti siti di produzione di missili da crociera navali a Teheran. Lo ha reso noto l'Idf, aggingendo che l'attacco è stato deciso dopo aver ricevuto informazioni di intelligence. "I caccia dell'aeronautica israeliana hanno preso di mira le strutture utilizzate dal regime iraniano per sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio in grado di distruggere obiettivi in mare e a terra", ha scritto l'esercito sui social.
Sullivan: "Proposta Teheran su nucleare non capita da Usa"
Gli inviati del presidente Donald Trump "semplicemente non hanno capito" le proposte sul nucleare avanzate dall'Iran prima del via all'attacco congiunto Usa-Israele del 28 febbraio. Ad affermarlo è Jake Sullivan, ex consigliere per la sicurezza nazionale nell'amministrazione Biden, ospite del "Daily Show" di Jon Stewart. Sullivan conosce bene il dossier del nucleare iraniano, dopo aver partecipato ai negoziati tra Stati Uniti e Iran durante l'amministrazione Obama, in cui l'attuale ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, era presente come negoziatore.
Baghaei: "Trump che vuole un dialogo non è credibile"
L'affermazione del presidente Donald Trump di voler avviare un dialogo "non è credibile". Lo ha affermato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, in dichiarazioni a India Today. "Guardate i fatti. L'Iran è costantemente sotto bombardamento e lancio di missili da parte di Stati Uniti e Israele. Quindi la loro affermazione di voler avviare un dialogo e mediare non è credibile. Perché sono stati loro a iniziare questa guerra e continuano ad attaccare l'Iran. Quindi, qualcuno puo' davvero credere che la loro affermazione di voler mediare sia credibile?", ha dichiarato Baghaei.
Libano: 30 razzi su Israele, Idf uccide miliziani Hezbollah
Pioggia di razzi su Israele da parte di Hezbollah che afferma di aver lanciato 30 razzi dall'alba, colpendo la caserma di Birya nell'Alta Galilea (nord). I miliziani sciiti libanesi pro-Iran, in una loro dichiarazione pubblicata dai media locali, hanno riferito di aver intercettato ieri sera un aereo da combattimento israeliano nel sud del Libano. Hezbollah ha sottolineato che l'aereo e' stato costretto a tornare indietro dopo essere stato colpito da missili terra-aria. In merito a questi ultimi sviluppi sul fronte di guerra, non ci sono stati commenti ufficiali da parte di Israele. Da parte sua, l'Idf ha invece dichiarato di aver ucciso diversi esponenti di Hezbollah, di cui uno armato di lanciarazzi.
Iran deride Trump: "Siete così nei guai che negoziate con voi stessi"
Un portavoce militare iraniano ha deriso i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. La notizia è riportata dai media internazionali. "Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati ;;al punto in cui state negoziando con voi stessi?. La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai".
Cnn: "1.000 paracadutisti Usa presto in Medio Oriente"
Circa 1.000 soldati statunitensi dell'82ª Divisione Aviotrasportata dell'Esercito dovrebbero essere schierati nei prossimi giorni in Medio Oriente, secondo quanto riferito da fonti alla CNN, contribuendo al crescente dispiegamento militare nella regione, mentre l'amministrazione Trump afferma di essere in trattative con l'Iran per porre fine al conflitto. Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio stanno guidando i negoziati con l'Iran , esprimendo ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo. Una fonte iraniana ha riferito alla CNN che Teheran è disposta ad ascoltare proposte "sostenibili" per porre fine alla guerra.
New York Times, Difesa Usa ordina invio 2mila paracadutisti in Medioriente
Due funzionari del Pentagono hanno dichiarato al New York Times che il Dipartimento della Difesa statunitense ha ordinato l'invio di circa 2mila paracadutisti dell'82esima Divisione Aviotrasportata in Medio Oriente. Una decisione per fornire al presidente Donald Trump "ulteriori opzioni militari", per una possibile un'invasione di terra dell'Iran o dei suoi alleati, mentre al contempo sta portando avanti i negoziati per porre fine alla guerra.
Teheran: "Usa stanno negoziando con se stessi"
Gli Stati Uniti stanno negoziando con se stessi. Lo ha dichiarato un portavoce militare iraniano, secondo quanto riportato dai media statali, dopo che ieri il presidente americano Donald Trump aveva affermato che Teheran vuole raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente. "Il vostro conflitto interiore ha raggiunto il punto in cui state negoziando con voi stessi?" ha detto Ebrahim Zolfaqari, portavoce del comando unificato delle forze armate iraniane, il Quartier Generale Centrale di Khatam al-Anbiya, riferendosi alla leadership statunitense. "Persone come noi non potranno mai andare d'accordo con persone come voi". Zolfaqari ha aggiunto che gli investimenti statunitensi e i prezzi dell'energia prebellici non torneranno finché Washington non accetterà che la stabilità regionale sia garantita dalle forze armate iraniane. Intanto, Ismail Kouthari, membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, ha commentato l'annuncio del presidente statunitense Donald Trump riguardo ai contatti in corso con Teheran nel tentativo di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra. "Trump è instabile nelle sue dichiarazioni", ha affermato. "Qualunque azione intraprenda il nemico, noi siamo pronti a rispondere. Questa stessa prontezza ha costretto il nemico alla ritirata".
Wall Street Journal: per Iran "richieste fine guerra ridicole e irrealistiche"
In vista di possibili negoziati tra Iran e Stati Uniti, un funzionario americano ha dichiarato al Wall Street Journal che le richieste dell'Iran per un accordo che ponga fine alla guerra sono "ridicole e irrealistiche". Secondo la fonte, tra le richieste avanzate dalle Guardie Rivoluzionarie c'e' la chiusura di tutte le basi americane in Medio Oriente, il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran, un "nuovo regime" di gestione nello Stretto di Hormuz in cui l'Iran potrebbe riscuotere tasse dalle navi che attraversano la strategica via navigabile "come fa l'Egitto nel Canale di Suez". Il regime di Teheran chiederebbe, inoltre, garanzie che la guerra non riprenda in futuro, la rimozione di tutte le sanzioni contro l'Iran e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano, opponendosi del tutto a qualsiasi negoziato su questa prospettiva.
Media, quattro persone uccise nella Striscia di Gaza
Quattro persone sono state uccise in un attacco aereo israeliano nella zona di az-Zawayda, nella Striscia di Gaza. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa.
Drone colpisce deposito di carburante, incendio nell'aeroporto di Kuwait City
Un deposito di carburante dell'aeroporto internazionale di Kuwait City ha preso fuoco dopo essere stato colpito da un attacco con droni. Lo ha annunciato l'Autorità per l'aviazione civile dell'emirato. "Secondo le prime informazioni, i danni sono limitati a danni materiali e non ci sono state vittime", ha scritto l'autorità sul social network X.
Attacchi israeliani uccidono sei persone in Libano
Gli attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno sei persone in una città e in un campo profughi palestinese nella zona meridionale di Sidone. Citando il ministero della Salute, l'agenzia di stampa ufficiale National News Agency ha riferito che quattro persone sono state uccise in un "raid nemico israeliano" sulla città di Adloun e altre due in un attacco al campo profughi di Mieh Mieh.
Guerra Usa e Israele all'Iran, solo un australiano su quattro è favorevole
Solo un australiano su quattro si dice a favore della guerra degli Usa e di Israele contro l'Iran. E solo un terzo è a favore delle azioni del governo federale, nel dispiegare nella regione un aereo militare e truppe. Secondo l'ultimo sondaggio Essential del quotidiano Guardian, gli australiani vorrebbero che il governo di Canberra stringesse legami più stretti con le cosiddette 'medie potenze' come Canada e Giappone, mentre circa un terzo vorrebbe più distanza dagli Stati Uniti. Il sondaggio di 1008 persone indica che il 43% disapprova i bombardamenti degli Usa e di Israele sull'Iran, e solo il 26% si dice a favore. Circa il 31% non era sicuro o ha risposto "non so". Riguardo alla risposta dell'Australia all'intervento militare, il 34% si è detto a favore e il 25% disapprova, con un 40% che non è sicuro o non sa. A domande specifiche sulla guerra all'Iran, solo il 32% approva della decisione del governo di mandare negli Emirati Arabi Uniti un aereo di sorveglianza E-7 Wedgetail e ottantacinque militari, mentre l'85% si oppone.
Il Kuwait risponde agli attacchi con missili e droni
L'esercito kuwaitiano ha annunciato di stare "rispondendo alle minacce ostili provenienti da missili e droni" e ha esortato la popolazione a seguire le istruzioni relative alla sicurezza fornite dalle autorità. Lo riferisce l'edizione online di Al Jazeera. In una dichiarazione pubblicata su X, l'esercito ha inoltre precisato che eventuali esplosioni udite sono il risultato di intercettazioni. L'annuncio è arrivato dopo che la Guardia Nazionale kuwaitiana ha dichiarato di aver abbattuto cinque droni nelle sue "aree di competenza". In precedenza, un altro attacco con droni aveva causato l'incendio di un deposito di carburante all'aeroporto internazionale del Kuwait.