Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, gli Usa hanno attaccato l'isola di Kharg: perché la mossa è una svolta nella guerra

Mondo
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Gli Stati hanno attaccato l'isola iraniana di Kharg. Per il momento i raid si sono concentrati soltanto su obiettivi militari, mentre sono stati risparmiati quelli industriali-petroliferi: si tratta di infrastrutture vitali per la Repubblica islamica, perché da quei siti transita circa il 90% di tutto il suo greggio. Data la precarietà della situazione economica e sociale in Iran, alle prese con un'enorme crisi, se anche quelle strutture venissero danneggiate, le conseguenze sarebbero enormi.

Quello che devi sapere

Iran, dove si trova l’isola di Kharg

L’isola di Kharg, nel Golfo Persico, ha una superficie di poco superiore ai 22 chilometri quadrati e mezzo e si trova a 25 chilometri dalla costa iraniana e a 483 chilometri dallo Stretto di Hormuz

 

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La produzione di petrolio in Iran

Il motivo per cui questo piccolo isolotto è così importante, come detto, è quindi la sua centralità nella produzione di petrolio. La scarsa profondità delle acque del Golfo fa di Kharg un territorio più favorevole di altri per quanto riguarda il lavoro d’estrazione svolto dalle super petroliere, perché qui invece le acque sono più profonde della media e possono ospitare le giuste strutture.

 

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L’export di petrolio verso l’Asia

L’isola di Kharg ospita anche la più importante piattaforma per l’export di petrolio iraniano, che passando per oleodotti sottomarini raggiunge le petroliere che poi lo trasportano verso i Paesi asiatici, in primo luogo verso la Cina

 

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Kharg e il prezzo del petrolio

Finora gli Stati Uniti si erano astenuti dall’attaccare Kharg per vari motivi. Tra questi c’era anche il timore che una simile operazione potesse far schizzare ancora più in alto i prezzi del petrolio al barile, che venerdì 13 marzo hanno chiuso ancora in rialzo: il Wti a 98,95 dollari (+3,36%) e il Brent a 103,34 dollari (+2,87%). Secondo diversi analisti, un attacco diretto alle strutture petrolifere dell’isola rischierebbe di portare il prezzo anche intorno ai 150 dollari al barile. 

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Gli Stati Uniti in pressing sull’Iran

Il cambio di passo da parte di Washington, seppur (almeno per ora) escludendo le infrastrutture petrolifere, è un chiaro segnale: è una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca ulteriormente con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz tra mine piazzate e i missili lanciati contro le petroliere. "Qualora l'Iran - o chiunque altro - dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione", ha scritto infatti Trump sul suo social, Truth. Ma è anche un messaggio indirizzato alla Cina, unico Paese indicato come ancora destinatario del petrolio in uscita voluto dai Pasdaran, perché possa favorire un traffico marittimo regolare.   

La minaccia dell’Iran

L'obiettivo strategico delle incursioni sull'isola fa emergere la minaccia di futuri attacchi contro le infrastrutture petrolifere come una possibile futura escalation tra Iran e Stati Uniti. L'esercito di Teheran ha infatti promesso di distruggere le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Usa in tutta la zona del Medio Oriente. "Tutte le installazioni petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti alle compagnie della regione che sono in parte di proprietà degli Stati Uniti o che collaborano con gli Stati Uniti - ha detto ai media iraniani il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della rivoluzione - saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere".

 

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