Guerra Iran, crolla produzione di petrolio. E Usa autorizzano l'acquisto di quello russo
EconomiaIntroduzione
In meno di due settimane la guerra in Medio Oriente, iniziata lo scorso 28 febbraio, ha già causato “la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”, costringendo i produttori di greggio del Golfo a tagliare la produzione. Lo fa notare l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel suo ultimo report mensile, rilasciato l’11 marzo: la produzione di petrolio è in calo di almeno otto milioni di barili al giorno, a cui si aggiungono due milioni di barili bloccati di prodotti petroliferi (come i condensati). Si tratta di quasi il 10% della domanda mondiale. Intanto il 13 marzo gli Usa hanno autorizzato l'acquisto di petrolio russo già in transito.
Quello che devi sapere
Crisi petrolio, la linea dura dell'Iran per lo Stretto di Hormuz
E la situazione sembra destinata a peggiorare, con il nuovo leader iraniano, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, che ha ordinato di mantenere ancora chiuso lo Stretto di Hormuz, tratto marittimo che collega le coste dell'Iran alla penisola arabica, da cui solitamente transitava un quinto del greggio e del gas naturale liquefatto a livello mondiale. Un portavoce del comandato operativo dell'esercito ha poi lanciato un'altra minaccia: l'Iran, ha detto, devasterà l'industria petrolifera (e del gas) della regione se le sue infrastrutture energetiche dovessero essere attaccate durante la guerra con Stati Uniti e Israele.
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Il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile
Intanto, le quotazioni del petrolio a New York ieri hanno chiuso di nuovo in salita. Il Wti si è assestato sul +9,67%, per 95,69 dollari al barile. Il Brent è arrivato a +9,33%, per un valore di 100,56 dollari al barile.
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L’Italia rilascia quasi 10 milioni di barili di riserve
Visto che "senza una rapida ripresa dei flussi di spedizione" attraverso lo Stretto di Hormuz "le perdite" di petrolio "aumenteranno", come avverte l'Aie, gli Stati membri hanno deliberato di rilasciare una quota delle proprie riserve strategiche. Per l’Italia si tratta di 9 milioni e 966 mila barili, corrispondenti a circa il 2,5% del totale di quelli messi a disposizione complessivamente dai Paesi Iea (400 milioni). In termini di prodotti effettivamente rilasciati, si tratta di circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep). Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell'Italia ammontano a 11.903.843 tep, pari a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa Ue, spiega il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Dagli Usa rilascio di 172 milioni di barili
Gli Stati Uniti, per fare un altro esempio, rilasceranno 172 milioni di barili di petrolio, che saranno a disposizione "a partire dalla prossima settimana", anche se in tutto ci vorranno circa "120 giorni per finire" l'operazione, ha precisato il Dipartimento per l’Energia Usa.
L’Asia in crisi per il petrolio senza i Paesi del Golfo
A livello mondiale, il Paese più dipendente dall’area del Golfo per il suo import petrolifero è la Cina, che da lì acquista circa il 50% del suo fabbisogno. Ma anche altri Stati asiatici, come il Giappone, la Corea del Sud e l'India, si trovano più o meno nella stessa situazione.
L’India spinge per diversificare le proprie fonti
Nel tentativo di prevenire il peggio, Nuova Delhi ha annunciato di aver già spinto per diversificare le sue fonti di approvvigionamento. Il ministro del Petrolio, Hardeep Puri, ha detto che le scorte di greggio "non provenienti da Hormuz" per l'India sono aumentate a “circa il 70% delle importazioni, rispetto al 55% registrato prima dell'inizio del conflitto".
Chi guadagna dalla crisi? La Russia
In questo nuovo scenario geopolitico a guadagnarci sembra essere in particolare la Russia, che "sta incassando fino a 150 milioni di dollari al giorno di entrate aggiuntive grazie alle vendite di petrolio", come scrive il Financial Times. Finora Mosca ha guadagnato un extra stimato tra 1,3 e 1,9 miliardi di dollari dalle tasse sulle esportazioni di petrolio, dopo che la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz ha portato a una maggiore domanda di petrolio russo proprio da parte di India e Cina, spiega il quotidiano londinese.
Usa autorizzano l'acquisto di petrolio russo già in transito
Intanto il 13 marzo, il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent ha annunciato: "Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti di petrolio il dipartimento del Tesoro ha concesso un'autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare". Si tratta di "una misura, circoscritta e di breve durata che si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione".
Cremlino: "Impossibile stabilizzare mercato energia senza Russia"
La stabilizzazione del mercato globale dell'energia nella crisi scatenata dalla guerra nel Golfo Persico è "impossibile" senza i significativi volumi produttivi di petrolio della Russia, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aggiungendo che Mosca e Washington hanno interessi simili nel cercare questa stabilizzazione. La revoca delle restrizioni Usa sulle esportazioni di greggio russo aiuterà a stabilizzare il mercato, ha aggiunto il portavoce.
Sanzioni alleggerite per Mosca
Gli Stati Uniti hanno già alleggerito le sanzioni contro Mosca che erano state prese in risposta alla guerra in Ucraina, in corso dal 24 febbraio 2022. Secondo i calcoli del Financial Times, basati su dati del settore e sulle valutazioni di diversi analisti, il governo russo potrebbe adesso ricevere tra i 3,3 e i 4,9 miliardi di dollari di entrate aggiuntive complessive entro la fine di marzo. Questo presuppone che il prezzo del greggio russo Urals si mantenga in media tra 70 e 80 dollari al barile questo mese, invece di restare vicino alla media dei due mesi precedenti di 52 dollari al barile. Molto dipenderà ora da quanto durerà il conflitto in Medio Oriente.
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Ue: "Nostre sanzioni e price cap sul greggio russo rimangono validi"
La portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, ha invece confermato la linea europea: "Le nostre sanzioni" sul petrolio russo "ed il price cap deciso a livello Ue rimangono validi. Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia: Mosca non può essere la beneficiaria della guerra in Iran. L'eccezione presentata dagli Stati Uniti è in ogni caso limitata solo petrolio già in viaggio", ha aggiunto. Sul tema si è espresso anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: "La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea. Aumentare la pressione economica sulla Russia è fondamentale affinché accetti di avviare negoziati seri per una pace giusta e duratura. L'indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l'Ucraina".
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