Iran, esistono vere alternative allo Stretto di Hormuz per il commercio di petrolio?
I leader mondiali si interrogano su come aggirare la chiusura del corridoio marittimo che separa le coste iraniane dalla penisola arabica. Ma ci sono opzioni davvero valide? Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri" andata in onda l’11 marzo
LO STRETTO DI HORMUZ
- I leader mondiali discutono su come ovviare all’interdizione dello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo tra le coste dell’Iran e la penisola arabica: da qui, prima della guerra scoppiata a fine febbraio, passava circa il 20% della produzione mondiale di petrolio, oltre che di gas naturale liquefatto. Il presidente Usa Trump assicura che non c’è pericolo per le navi, anche se da lì non passa quasi più nessuno. Quali sarebbero le alternative? Anche di questo si è parlato nella puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24, dell’11 marzo.
DALLO STRETTO DI HORMUZ NON PASSA QUASI PIÙ NESSUNO
- Il 27 febbraio, un giorno prima dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, per lo Stretto erano transitate 148 navi. Tre giorni fa, il 9 marzo, ne sono passate solamente tre, almeno sulla base dei dati disponibili: ormai è difficile anche sapere esattamente cosa succede in quel lembo d’acqua, a causa delle forti interferenze radio nella zona.
LE NAVI COMMERCIALI ATTACCATE DALL'IRAN SONO IN MINIMA PARTE AMERICANE
- L’Iran assicura che “qualsiasi nave appartenga agli Usa, a Israele o trasporti petrolio di loro proprietà sarà un obiettivo legittimo delle forze armate iraniane nello Stretto di Hormuz". Solo ieri ne sono state prese di mira almeno tre, che però non battevano bandiera né israeliana né americana. Dai dati emerge come, dal 28 febbraio in poi, 20 imbarcazioni che sono state attaccate appartenevano ad altri Stati.
SCORTARE LE NAVI PER LO STRETTO? LA MARINA USA LO ESCLUDE
- Una prima opzione per assicurare il passaggio delle navi da Hormuz sarebbe scortarle. Fonti della Marina Usa, parlando con Reuters, hanno però escluso questa strada per il momento. I problemi logistici e di sicurezza sono troppi, considerando le mine, i razzi e i droni (sia aerei che subacquei) che vengono lanciati nella zona.
GLI OLEODOTTI DELLA ZONA
- Si potrebbe quindi evitare del tutto di passare dallo Stretto, facendo passare ad esempio il petrolio prodotto dai Paesi del Golfo direttamente dagli oleodotti già esistenti. Quello più grande attraversa l’Arabia Saudita, che può spingere la capacità fino a sette milioni di barili al giorno. Un altro, negli Emirati, può arrivare a 2,6 milioni. Anche sommandoli, sarebbe comunque meno di quanto normalmente transita da Hormuz: 19 milioni di barili.
IL VIETNAM INVITA A LAVORARE DA CASA PER RISPARMIARE BENZINA
- Un’altra alternativa ancora, più drastica, viene proposta dal Vietnam, dove il governo ha invitato la popolazione a lavorare da casa per risparmiare benzina. In realtà sta già accadendo in alcuni Stati asiatici, che risentono più di noi della crisi in corso. Come tutte le altre opzioni, è però una via molto problematica da mettere in atto in modo efficace.