Onu: tratta schiavi africani "il più grave crimine contro l'umanità"

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Mirea D'Alessandro

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Slave Voyages database 1600 - 1800

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è riunita e per votare la risoluzione la cui bozza è stata presentata dal Ghana. Il Presidente del Paese ha commentato: “Non intendiamo riaprire vecchie ferite, ma riconoscerle e lavorare collettivamente per la guarigione e la giustizia”. Il 25 marzo è la data scelta dall'organizzazione per commemorare le vittime della schiavitù e della tratta transatlantica verso le Americhe

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L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato la tratta transatlantica degli schiavi africani come "il più grave crimine contro l'umanità". La risoluzione è stata adottata al Palazzo di Vetro con 123 voti a favore, tre contrari – Stati Uniti, Israele e Argentina – e 52 astensioni, inclusi la Gran Bretagna e gli Stati membri dell'Unione Europea. "La tratta transatlantica degli schiavi è stata un crimine contro l'umanità che ha colpito l'essenza della persona, ha distrutto famiglie e devastato comunità - ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres - Per giustificare l'ingiustificabile, i sostenitori e i beneficiari della schiavitù hanno costruito un'ideologia razzista, trasformando il pregiudizio in una pseudoscienza". 

Il presidente del Ghana John Mahama, uno dei più accesi sostenitori africani delle riparazioni per la schiavitù, era presente al quartier generale delle Nazioni Unite per sostenere il voto. La risoluzione è andata oltre il semplice riconoscimento, chiedendo alle nazioni coinvolte nella tratta degli schiavi di impegnarsi nella giustizia riparativa. "Oggi, ci uniamo in solenne solidarietà per affermare la verità e perseguire una via verso la guarigione delle ferite e la giustizia riparativa. L'adozione di questa risoluzione serve da salvaguardia contro l'oblio", ha detto Mahama. 

La risoluzione ha dichiarato "il traffico di africani schiavizzati e la schiavitù su base razziale degli africani come il più grave crimine contro l'umanità". Il testo ha anche evidenziato l'eredità della schiavitù attraverso "la persistenza della discriminazione razziale e del neocolonialismo" nella società odierna.

 

Dramani Mahama: “Vogliamo rafforzare il nostro futuro”

Il Presidente del Ghana aveva affermato che, con questa risoluzione, il Paese non intendeva anteporre il proprio dolore a quello di chiunque altro, ma intendeva documentare un fatto storico. Il Ghana, uno dei principali punti di transito per questo commercio, è da tempo un fervente sostenitore delle riparazioni. Il Ghana sta intensificando le iniziative per documentare e preservare le testimonianze storiche sulla schiavitù, rafforzando la propria richiesta di riconoscimento e di responsabilità a livello globale. “Non intendiamo riaprire vecchie ferite, ma riconoscerle e lavorare collettivamente per la guarigione e la giustizia, in modo da rafforzare il nostro futuro comune”, aveva scritto Dramani Mahama sul Guardian.

Collaborare per garantire giustizia riparativa

L’obiettivo è riunire istituzioni, stati, studiosi e comunità per elaborare insieme approcci costruttivi affinché venga garantita una giustizia riparativa. Per poter concretizzare questo obiettivo, è necessario investire in opportunità economiche, sanità, istruzione e cultura ed è fondamentale riconoscere la dimensione umana del problema: la schiavitù ha reso possibile un sistema basato sulle disuguaglianze e sul doppio standard culturale. Ricostruire, passo dopo passo, le responsabilità del passato permette di affrontare anche le numerose sfide interconnesse contemporanee. Per i funzionari dell'Unione Africana, il linguaggio della risoluzione è fondamentale per il suo scopo. Amma Adomaa Twum-Amoah, Commissario dell’UA per la Salute, gli Affari Umanitari e lo Sviluppo, ha affermato che nominare chiaramente questi eventi elimina qualsiasi ambiguità residua sulla loro natura. “Significa affermare che ciò che è stato fatto agli africani non è stato un tragico incidente della storia, ma il risultato di politiche deliberate le cui conseguenze plasmano le disuguaglianze odierne”, ha affermato. “La giustizia inizia con il chiamare le cose con il loro nome”.

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Nave negriera, Liverpool 1781
Nave negriera, Liverpool 1781

La giustizia riparativa per la tratta transatlantica degli schiavi

La richiesta di giustizia riparativa non è una rivendicazione recente. Essa, infatti, affonda in una tradizione secolare di resistenza, rivendicazione dei diritti e riflessione morale che attraversa i continenti. Dai primi sovrani e attivisti africani che denunciarono apertamente la cattura e la commercializzazione del loro popolo, passando per la rivoluzione haitiana del 1791, tra l’altro primo e unico caso nella storia di una rivolta di schiavi culminata nell'indipendenza nazionale, fino ai movimenti post-indipendenza che hanno contribuito a ridefinire l'ordine internazionale nel Novecento, la domanda di giustizia non ha mai cessato di farsi sentire.

La rotta transatlantica tra il XVI e il XIX

Secondo il database SlaveVoyages, raccolta accademica internazionale di dati sulla tratta, tra il XVI e il XIX secolo circa 12,5 milioni di africani furono deportati nelle Americhe, dei quali solo 10,7 milioni sopravvissero alla traversata oceanica. Il numero complessivo di africani morti attribuibili direttamente alla traversata è stimato in due milioni, mentre un bilancio più ampio delle morti causate dalla schiavitù tra il 1500 e il 1900 porta la cifra a quattro milioni. Sul piano demografico, la tratta ha determinato lo spopolamento in vaste aree del continente africano: i molti milioni di esseri umani forzati a lasciare la loro terra erano per lo più  giovani uomini e donne in età riproduttiva che avrebbero quindi potuto contribuire allo sviluppo demografico, sociale ed economico del loro Paese. 

I documenti e le dichiarazioni del passato

Nel 2007 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto la schiavitù e la tratta transatlantica come una delle più gravi violazioni dei diritti umani nella storia dell'umanità. Con la Dichiarazione e nel Programma d'Azione di Durban del 2001, i rappresentanti di Zambia, Tanzania, Lesotho, Venezuela, Angola, Giamaica, Messico, Namibia e Burkina Faso hanno poi chiesto la messa a punto di forme di risarcimento da parte delle nazioni colonizzatrici. E ancora. La Proclamazione di Abuja del 1993 ha riconosciuto la schiavitù e la tratta degli africani come un crimine senza precedenti. Nel 2013, come riporta Africa Rivista, è stata istituita la Commissione per le Riparazioni CARICOM, un organismo regionale per promuovere e rafforzare la richiesta del pagamento delle riparazioni da parte dei governi di tutte le ex potenze coloniali ai Paesi dei Caraibi, per i crimini commessi nell'area, inclusi il genocidio dei nativi, la tratta transatlantica degli schiavi e la creazione di un sistema pubblico razzializzato. La Commissione ha elaborato nel 2014 un piano in dieci punti che delinea le forme concrete di riparazione richieste. La Proclamazione di Accra ha poi riaffermato l'impegno collettivo del continente africano in questa causa, istituendo, tra l'altro, un Fondo Globale per le Riparazioni, le cui risorse sono stimate — secondo il Rapporto del Giudice Patrick Robinson della Corte Internazionale di Giustizia — in almeno 100.000 miliardi di dollari.

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