Bovino, ex dirigente Border Patrol al Nyt: "Rimpiango di non aver arrestato più illegali"
MondoFigura controversa per linguaggio e metodi, lascia l'incarico in Minnesota. Secondo alcuni media, potrebbe puntare a un futuro politico
Il capo della polizia di confine Greg Bovino, figura al centro di numerose polemiche per la gestione delle operazioni dell'Ice a Minneapolis durante le quali hanno perso la vita Renee Good e Alex Pretti, ha dichiarato di aver un solo rimpianto: non aver arrestato un numero maggiore di migranti. In una lunga intervista al New York Times, Bovino ha raccontato che, pur avendo agito "nel modo più duro possibile", avrebbe voluto "prendere più illegali".
Una figura controversa
Bovino, entrato nella polizia di confine negli anni '90 e prossimo alla pensione, è stato sostituito da Tom Homan alla guida delle operazioni in Minnesota. Nel tempo è diventato un personaggio mediatico, spesso associato alla linea dura dell'amministrazione Trump in materia di immigrazione. Il suo linguaggio, più volte definito offensivo, ha contribuito alla sua notorietà: ha chiamato i migranti che tentavano di attraversare il confine durante la pandemia "zombie ambulanti", ha definito Los Angeles "la nostra fottuta città" e ha inviato gli agenti ad "arrestare tutte le persone che vi toccano, quante ne volete", oltre a riferirsi a Barack Obama come "Hussein". In passato aveva persino dichiarato di aver sognato di deportare fino a cento milioni di persone.
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L'immaginario pubblico
La sua figura è diventata così divisiva da essere paragonata al colonnello Steven J. Lockjaw, antagonista del film premio Oscar Una battaglia dopo l'altra interpretato da Sean Penn. Anche il suo abbigliamento ha attirato critiche: il governatore della California Gavin Newsom lo ha accusato di vestoirsi come un gerarca nazista o un membro delle SS. Secondo alcuni media americani la carriera di Bovino non è finita qui e, anche se non lo ha mai detto pubblicamente, punterebbe ad un futuro nella politica.