Manifestazioni anti-Ice a Minneapolis, Usa in protesta da Los Angeles a New York. FOTO
Dopo le violenze degli agenti federali dell'Ice che hanno portato anche all'uccisione dei due cittadini statunitensi Renee Good e Alex Pretti, gli abitanti del Minnesota proseguono con le proteste. A loro si sono aggiunti anche i cittadini di diverse altre città che, da New York a Los Angeles, sono scesi in strada per una giornata di sciopero nazionale al grido di "niente lavoro, niente scuola, niente shopping"
A MINNEAPOLIS
- Non si fermano le proteste a Minneapolis. Migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro l’Ice e contro le politiche anti migranti dell’amministrazione del presidente Donald Trump. Le persone hanno sfidato le gelide temperature sollevando sopra le teste cartelli contro l’Ice e intonando cori come: "Di chi sono le strade? Le Strade sono nostre".
A NEW YORK
- In seguito all’uccisione di due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti, in tutti gli Stati Uniti è stata indetta una giornata di mobilitazione totale, definita un "national shutdown", che ha coinvolto non solo il Minnesota ma anche altre città come New York.
A NEW YORK /2
- Migliaia di persone sono scese in strada a New York per manifestare contro l’Ice. Donald Trump, però, dal canto suo ha ribadito che non "ritireremo gli agenti dell'immigrazione dal Minnesota", "assolutamente no". Per riportare l’ordine nella città il presidente ha deciso di rimuovere il comandante della Border Patrol Greg Bovino, mandando al suo posto lo “zar dei confini” Tom Homan.
A NEW YORK /3
- Mentre il malcontento della popolazione americana cresce contro le politiche anti migranti di Trump, Homan si è rivolto agli Usa usando toni chiari ma concilianti: "Riporterò l'ordine e la legge in Minnesota".
A NEW YORK /4
- L’escalation in Minnesota è iniziata a dicembre con l’Operazione Metro Surge: una vasta azione federale dell’Ice (United States Immigration and Customs Enforcement) per individuare e arrestare persone sospettate di violazioni delle leggi sull’immigrazione.
A NEW YORK /5
- Il 7 gennaio si tocca un picco di violenza quando, durante una manifestazione dei cittadini contro il raid anti migranti dell’Ice, una donna statunitense di 37 anni, Renee Good, viene uccisa a colpi di arma da fuoco da un agente.
A LOS ANGELES
- L’uccisione di Renee Good è il casus belli che fa esplodere le proteste. Da quel momento Minneapolis si fa teatro di centinaia di arresti, altre manifestazioni e scontri anche violenti con gli agenti dell’Ice. Fino ad arrivare al 24 gennaio, quando un altro cittadino statunitense, l’infermiere 37enne Alex Pretti, viene ucciso dagli agenti federali.
A LOS ANGELES /2
- In segno di solidarietà al Minnesota e contro le politiche dell’amministrazione Trump, venerdì 30 gennaio tutti gli Stati Uniti si sono fermati. Anche a Los Angeles, come a New York, i cittadini sono scesi in strada con cartelli e striscioni in mano. Tutte le attività si sono fermate: niente lavoro, scuole e negozi chiusi per dire basta ai violenti raid anti migranti.
A LOS ANGELES /3
- I manifestanti hanno chiesto giustizia per tutte le vittime ma anche per le persone ingiustamente arrestate e tenute nelle strutture detentive dell'Ice. Alcuni cartelli invocano lo scioglimento dell'Ice e altri, scritti sia in lingua inglese che in spagnolo, invocano le dimissioni di Trump.
A SAN FRANCISCO
- Le proteste hanno raggiunto anche la città di San Francisco dove i cartelli stradali sono stati sostituiti con frasi contro l'Ice. I manifestanti anti-Ice si sono radunati al Mission Dolores Park della città della California per lo sciopero generale a livello nazionale, indetto con slogan come "niente lavoro, niente scuola, niente shopping".
A SAN FRANCISCO /2
- “It was murder”, ovvero “è stato un omicidio”: frasi come questa si leggono sui cartelli portati in strada dai manifestanti di San Francisco che puntano a richiamare l'attenzione sulle violente tattiche di controllo dell'immigrazione dopo le operazioni che, a Minneapolis, hanno provocato la uccisione di Renee Nicole Good e Alex Pretti.
IN GEORGIA
- A partecipare alle manifestazioni sono anche gli studenti della Decatur High School dell’omonima città in Georgia. Come loro, gli studenti di molte scuole in diverse città americane hanno indetto uno sciopero scolastico per tutta la giornata di venerdì 30 gennaio.