Gomorra - Stagione finale, la resa dei conti tra Ciro e Genny. Le anticipazioni

Serie TV

Nuovi dettagli sul capitolo conclusivo della produzione Sky Original sono stati svelati nella conferenza stampa di lunedì 15 novembre. Dieci episodi girati tra Napoli, Riga e Roma. Tornano anche Azzurra ed Enzo, tanti i nuovi personaggi. Gomorra - Stagione finale arriva su Sky Atlantic e in streaming su NOW da venerdì 19 novembre. Ecco tutto quello che c'è da sapere

Gomorra – Stagione finale (LEGGI TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPEREè l’atto conclusivo del cult Sky Original prodotto da Cattleya in collaborazione con Beta Film (LO SPECIALE), in prima TV mondiale il 19 novembre in Italia su Sky e in streaming su NOW. I primi due episodi sono stati presentati in anteprima, fuori concorso, al CanneSeries, come evento di chiusura del festival dedicato al meglio della serialità da tutto il mondo. Il 15 novembre membri di cast artistico e tecnico hanno preso parte alla conferenza stampa di presentazione (GUARDA LE FOTO).

Da un'idea di Roberto Saviano

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Nata da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo omonimo romanzo edito da Mondadori, la più famosa e apprezzata tra le serie italiane nel mondo - nella classifica del New York Times al quinto posto fra le produzioni non americane più importanti del decennio 2010/2020 - è stata venduta in più di 190 territori, ricevendo ovunque un’accoglienza entusiastica da parte di pubblico e critica, ottenendo numerosissimi premi e contribuendo in maniera decisiva a ridefinire gli standard della serialità italiana.

DIECI EPISODI GIRATI TRA NAPOLI, RIGA E ROMA

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I dieci nuovi episodi di Gomorra – Stagione finale, girati fra Napoli, Riga e Roma, sono scritti dagli head writer Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, che firmano anche il soggetto di serie con Roberto Saviano. Completano il team di scrittura Valerio Cilio e Gianluca Leoncini. I primi 5 episodi e il nono sono diretti da Marco D’Amore, già regista di due episodi di Gomorra 4 e del film L’Immortale, grande successo targato Cattleya e Vision Distribution che fa da ponte narrativo fra la quarta e la quinta stagione, mentre gli episodi 6, 7, 8 e 10 sono diretti da Claudio Cupellini, al timone fin dagli esordi della serie. Entrambi sono anche supervisori artistici. Alla colonna sonora anche di questi ultimi dieci episodi i Mokadelic.

IL RITORNO DI GENNY E CIRO

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Torna Salvatore Esposito nei panni di Genny Savastano, costretto alla latitanza, in un bunker, alla fine della quarta stagione. Accanto a lui, nel cast dell’ultima stagione anche il grande ritorno di Marco D’Amore, nuovamente protagonista nel ruolo di Ciro Di Marzio, creduto morto alla fine della terza stagione e – come svelato dal film L’immortale – clamorosamente tornato in scena, redivivo, in Lettonia.

TORNANO ANCHE AZZURRA ED ENZO

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Con loro ritornano anche Ivana Lotito nei panni di Azzurra, che abbandonata da Genny farà di tutto per tenere il piccolo Pietro al sicuro, lontano da suo padre e da tutto ciò che rappresenta, e Arturo Muselli che torna a interpretare Enzo Sangue Blu, l’ex re di Forcella divorato dai sensi di colpa per aver visto troppi compagni morire per colpa sua.

I NUOVI PERSONAGGI

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Oltre agli ormai storici protagonisti della serie Sky, prossimi a uno showdown che appare sempre più inevitabile, la stagione finale del cult Sky Original vede anche diversi nuovi ingressi nel cast: Domenico “Mimmo” Borrelli (5 è il numero perfettoL’equilibrio) è Don Angelo detto ‘O Maestrale, il feroce boss di Ponticelli che si rivelerà fondamentale per la guerra di Genny contro i Levante e per permettergli di riprendersi Secondigliano. Tania Garribba (Il Primo ReTutto il mio folle amore) interpreta invece Donna Luciana, la moglie di ‘O Maestrale, donna dal carattere feroce al pari del marito e un’intelligenza astuta e raffinata. Nei panni di ‘O Munaciello, uno dei capipiazza di Secondigliano, entra nel cast anche Carmine Paternoster (GomorraL’intervallo). E ancora Antonio Ferrante (Preferisco il rumore del mareTutti i soldi del mondo) e Nunzia Schiano (DogmanRealityBenvenuti al Sud), a interpretare rispettivamente Vincenzo Garignano detto ‘O Galantommo, anziano boss di un piccolo paese alle pendici del Vesuvio, e Nunzia, donna fiera e infaticabile, da quasi cinquant’anni sua devota moglie.

GOMORRA - STAGIONE FINALE: LA SINOSSI UFFICIALE

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Gomorra 5, il trailer della stagione finale. Dal 19 novembre su Sky

Gennaro aveva provato davvero a ripulirsi e a costruire una vita onesta per sé e per la sua famiglia. Ciro si è sacrificato per permetterglielo e quel sacrificio andava onorato. E c’era quasi riuscito: da narcotrafficante si era trasformato in imprenditore occulto riuscendo a realizzare il secondo polo aeroportuale campano. Ma poi è crollato tutto. La guerra scoppiata tra Patrizia e i Levante stava riducendo Secondigliano e Napoli intera ad un cumulo di macerie. Genny non poteva permetterlo ed è dovuto scendere di nuovo in campo per riportare l’ordine. Ha ucciso Patrizia, ha ucciso Gerlando. Ma ha pagato un prezzo altissimo: abbandonare Azzurra e Pietrino nel cuore della notte per garantire loro una vita migliore. E adesso è rinchiuso in un bunker di tre metri per tre, mentre fuori tutta la polizia di Napoli lo sta cercando, pieno di rabbia verso coloro che l’hanno costretto in quella condizione. Il suo unico alleato è ‘O Maestrale, il violento boss di Ponticelli, che vede nell’associazione con un Savastano la propria occasione di rivalsa dopo vent’anni passati in carcere. E proprio insieme a lui, Genny si appresta a condurre l’ultima battaglia contro i nemici ancora in piedi: Ciccio, Saro e Grazia Levante vanno eliminati. Ma i tre fratelli non sono gli unici ancora vivi, e tra i vivi c’è qualcuno che ha un’informazione che può sconvolgere Genny e gli equilibri in campo per sempre. Ciro è vivo, a Riga. È stato Don Aniello a mandarcelo, dopo averlo salvato quella notte in mezzo al golfo. Genny è sconvolto da quella notizia e parte subito per la Lettonia alla ricerca di risposte. Ed è lì che lo ritrova, Ciro. Dopo un anno di silenzio, i due sono di nuovo faccia a faccia, pronti finalmente a dirsi quello che non sono mai riusciti a dirsi prima. Per entrambi tutto sta per cambiare, perché pur lontani migliaia di chilometri dalla loro terra, adesso che sono insieme sentono forte il richiamo di Napoli. Napoli che ora è senza un re e solo nuove guerre e nuovo sangue sanciranno chi si siederà di nuovo sul trono.

I PERSONAGGI DI GOMORRA - STAGIONE FINALE

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Gomorra - Stagione finale: Salvatore Esposito racconta Genny Savastano

GENNY SAVASTANO | Salvatore Esposito

Gennaro ha provato a costruire una vita onesta per sé e per la sua famiglia. E c’era quasi riuscito, ma poi è crollato tutto. È dovuto scendere di nuovo in campo per fermare la guerra tra Patrizia e i Levante che stava riducendo Napoli in macerie. E per farlo ha pagato un prezzo altissimo: abbandonare Azzurra e Pietrino. E ora, rinchiuso in un bunker claustrofobico, braccato giorno e notte dalla polizia, vuole solo distruggere i fratelli Levante rimasti in vita e riprendersi indietro la sua famiglia. È il suo unico pensiero, almeno fino a quando non scoprirà che Ciro è vivo.

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Gomorra -Stagione finale, i personaggi: Marco D'Amore racconta Ciro

CIRO DI MARZIO | Marco D’Amore

Lo chiamano l’Immortale, perché a soli ventuno giorni fu l’unico sopravvissuto al terremoto che uccise tutti gli abitanti del palazzo dove viveva. E immortale lo è davvero, perché nemmeno il colpo che gli ha sparato Genny sullo yatch è riuscito ad ucciderlo: si è fermato a un centimetro dal cuore. Così gli ha detto don Aniello, dopo averlo salvato. E poi l’ha mandato a Riga, convincendolo che quello era l’unico modo per salvare Genny e che nessuno dovrà mai sapere che Ciro è sopravvissuto. Ma quando Genny scoprirà lo stesso la verità e lo andrà a cercare, Ciro non potrà sottrarsi al confronto.

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Gomorra - Stagione finale: Azzurra raccontata da Ivana Lotito. VIDEO

AZZURRA AVITABILE | Ivana Lotito

Genny l’ha lasciata, si è dato alla latitanza lasciando lei e Pietrino nel cuore della notte senza una parola. Tutti i sogni che avevano assieme sono crollati in un attimo: il consorzio, l’aeroporto, tutto perduto. Ma Azzurra non può lasciarsi abbattere. Suo marito ha fatto la sua scelta, ma lei ha Pietro di cui occuparsi e farà di tutto per tenerlo al sicuro, lontano da suo padre e da tutto ciò che rappresenta. Anche perché, ora lo sa, Genny non rinuncerà mai a quel mondo. Quello però che Azzurra non ha considerato è che da quel mondo non è facile fuggire. 

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Gomorra - Stagione finale, Enzo raccontato da Arturo Muselli. VIDEO

ENZO “SANGUE BLU” | Arturo Muselli

Del Sangue Blu che conoscevamo non è rimasta neppure l’ombra. Troppi compagni sono morti per colpa sua. Non è stato all’altezza di essere il loro capo, si meritavano di meglio. Anche Maria, l’amore della sua vita, non c’è più. E ora Enzo, divorato dai sensi di colpa, si è auto-inflitto una vita di penitenza. Abita in un vecchio magazzino decadente, ben lontano dagli antichi fasti da re di Forcella, in attesa della possibilità di fare ammenda. Ma quando scopre che Ciro è vivo, qualcosa in lui si riaccende: l’Immortale è tornato dal regno dei morti e la redenzione è vicina.

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Gomorra - Stagione finale, i nuovi personaggi

‘O MAESTRALE | Mimmo Borrelli

Don Angelo, detto ‘O Maestrale, è il feroce boss di Ponticelli. Ha passato vent’anni in prigione, senza mai farsi piegare da nessuno. In carcere, quando è stato necessario, ha mangiato il cuore del suo nemico. E un uomo così è proprio quello che serve a Genny per vincere la sua guerra contro i Levante e riprendersi Secondigliano. Ma i vantaggi di un’alleanza sono reciproci: Don Angelo e sua moglie, infatti, vedono in un’affiliazione con i Savastano la possibilità di espandersi e sedersi finalmente alla stessa tavola di chi comanda su Napoli.

DONNA LUCIANA | Tania Garribba

È la moglie di ‘O Maestrale, donna dall’aspetto minuto ma con un carattere feroce al pari del marito e un’intelligenza astuta e raffinata. È lei la mente della coppia. Ha conosciuto Angelo quando era ancora una ragazzina e se n’è innamorata subito. Quando lui è finito in prigione lei l’ha aspettato, perché nessun uomo era come il suo Angelo. Sono una coppia indissolubile, e ora che lui è libero è il momento di prendersi ciò che si meritano. Luciana non è più disposta ad aspettare, Ponticelli è troppo piccola per le loro ambizioni e Gennaro sembra l’uomo giusto per poterli aiutare.

‘O MUNACIELLO | Carmine Paternoster

È uno dei capipiazza di Secondigliano, forse quello che conta meno di tutti. Piccolo e taciturno, quasi mai fa parlare di sé e per lo più ama ascoltare quello che gli altri hanno da dire. E da dire ce n’è molto in questo momento, perché dopo la caduta di Patrizia le cose non vanno bene. Tra le vie del quartiere serpeggia il malcontento e ‘O Munaciello, subdolo e mellifluo, lo saprà indirizzare e poi sfruttare per i propri scopi e a favore dell’alleato più conveniente. Grazie anche all’aiuto del suo inseparabile fratello minore Canzuncella.

NUNZIA | Nunzia Schiano

Nunzia è sposata da quasi cinquant’anni con Vincenzo Carignano, detto ‘O Galantommo, boss di uno dei paesi alle pendici del Vesuvio. Moglie devota, come un’ombra silenziosa veglia sul marito anche quando è in disaccordo con le sue scelte. È una donna fiera e infaticabile, che porta con dignità e discrezione il lutto per la perdita del figlio, che ancora giovane morì di un male incurabile. Convinta di aver già provato tutto il dolore possibile, si accorgerà che non è così: nel mondo che si è scelta la sofferenza non ha mai fine.

‘O GALANTOMMO | Antonio Ferrante

Don Vincenzo Carignano è il boss di un piccolo paese alle pendici del Vesuvio dove tutto è rimasto fermo nel tempo. Lo chiamano ‘O Galantommo perché è sempre gentile e generoso con tutti ed è ancora legato ai valori antichi: per lui l’onore e la parola data sono sacri e inviolabili. Così è stato cresciuto e così è rimasto pure ora che ha settant’anni e sente la fine avvicinarsi. Ma le guerre di Napoli arriveranno anche sotto il vulcano e lui sarà costretto a confrontarsi con un mondo che il significato della parola “onore” l’ha da tempo dimenticato.

LE DICHIARAZIONI

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Gomorra - Stagione finale, quando esce e quello che c'è da sapere

ANTONELLA D’ERRICO - Executive Vice President Programming Sky Italia

Gomorra è la serie che ha permesso a Sky di esprimere appieno il suo DNA, fatto di contemporaneità, qualità, rilevanza e ricerca del talento. La prima grande serie italiana dal respiro internazionale, che pur raccontando una storia “locale” è stata in grado di farne racconto universale, superando i confini e proiettandola sui mercati di tutto il mondo. Una sfida enorme: scritta in Italia, diretta da talenti italiani, prodotta nel nostro Paese e recitata in napoletano da un cast di quasi esordienti. In pochi avrebbero scommesso che, in breve, sarebbe diventato un cult assoluto in tutto il mondo. Un racconto epico ma connotato da fortissimi elementi di realismo. Una storia nerissima e universale, su temi contemporanei eppure antichi come l’uomo. Dove, come in una tragedia greca, non c’è spazio per la dicotomia classica tra bene e male, non c’è consolazione possibile. Al centro, due personaggi che in cinque stagioni si incontrano, si scontrano, evolvono e vanno insieme all’inferno, dove diventano fratelli di sangue per poi tornare a farsi la guerra. Ora siamo arrivati alla fine e, ancora una volta ma comprensibilmente con un po’ di emozione in più, va reso merito a tutti quanti hanno contribuito al successo di una storia come questa. A Cattleya, al team produzioni originali Sky, a tutti i professionisti di infaticabile talento che hanno lavorato giorno e notte, per anni, alla realizzazione della serie. Da Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini, ai registi e agli attori tutti, di cui Marco D’Amore e Salvatore Esposito rappresentano con orgoglio l’impegno e la passione. A Roberto Saviano dal cui libro tutto è partito, a Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli e a chi negli anni ha collaborato con loro alla scrittura di questa serie. Una vera e propria cantera di giovani talenti, come l’ha definita lo stesso Marco D’Amore: un vivaio che ha visto nascere, crescere e affermarsi, anche a livello internazionale, un intero gruppo di lavoro, un vero e proprio collettivo artistico che ha dato e darà vita a molti altri progetti. Guarderemo a Gomorra come alla serie che ci ha fatti diventare grandi, pronti ad abbracciare con la stessa determinazione nuovi progetti e nuove sfide altrettanto coraggiosi, per continuare a dare valore all’intero potenziale creativo della nostra industria culturale e a portare le migliori storie al pubblico di Sky in Europa, e al pubblico di tutto il mondo, ancora una volta.

NILS HARTMANN - Senior Director Original Productions Sky Italia

Per il team di Sky e quello di Cattleya. Per i registi e gli attori tutti, naturalmente, ma anche per l‘industria dell’entertainment italiana, Gomorra ha cambiato il corso delle cose. Portando il sistema a un’apertura internazionale senza precedenti. E forse anche — e lo sosteniamo con il massimo rispetto per altre grandi serie, che già c’erano — verso un cambio di passo stilistico ed editoriale. Una svolta di modernità nel linguaggio. Aldilà di quel che i The Jackal hanno mostrato essere "l’effetto di Gomorra sulla gente", su questa svolta di Gomorra si è praticamente costruito un sistema industriale. La serie ha generato la sua propria filiera. Ha assorbito una legione di attori, caratteristi, talenti, maestranze; tanta occupazione, tanto lavoro, tanti volti nuovi e forze fresche. Ha creato e lanciato nuovi registi e interpreti, tra questi ultimi, solo per citarne due: Salvatore Esposito e Marco D’Amore. Quest’ultimo, poi, ha fatto il giro completo, diventando anche regista di questa serie oltre che di un film, L’immortale, su cui vale la pena di soffermarci. Lanciato tra la quarta e la quinta stagione, poteva sembrare quasi uno spoiler sotto forma di film, ed è stato un’operazione riuscita. Anche perché l’idea di un simile interludio cinematografico non si era ancora vista, né in Italia né all’estero. Anche questo spin-off ha ribadito la solidità, se ancora fosse necessario, della filiera di Gomorra. E la forza del brand. E però, adesso che la quinta stagione segna la chiusura di un cerchio, così come di un ciclo lavorativo, dobbiamo fare i conti anche con le emozioni: e riconoscere che questa operazione compiuta da Sky su Gomorra ha dato vita non solo a un sistema industriale, ma anche a un gruppo di lavoro che, legato fin dall’inizio da talento e voglia di fare, nel tempo si è saputo plasmare il proprio sistema valoriale e, indubbiamente, anche affettivo. Per questo, pur non nascondendoci che queste ultime puntate hanno un gran potenziale di far venire il magone agli affezionatissimi e numerosi spettatori così come a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare la serie, la chiusura del cerchio di Gomorra si può affrontare anche con un nuovo senso di orgoglio, dato dalla consapevolezza che è stato creato qualcosa di buono e di forte. Qualcosa che di certo non finisce qui. Grazie a tutti.

RICCARDO TOZZI - Fondatore di Cattleya

Gomorra è stato per Cattleya un passo decisivo nello sviluppo della sua linea, volta a riportare il genere nel cinema e nella serialità italiani. In questo progetto siamo andati fino in fondo e senza mezze misure. L’ancoraggio ineludibile alla realtà e al tempo stesso il rigore nell’applicare i codici di genere, la coerenza nell’esplorare il negativo senza annacquare moralisticamente il racconto con l’equivalenza del positivo. La ricerca di un cast totalmente autentico, nell’esclusione del divismo, la pratica di una lingua viva e vera, la fisicità autentica dei luoghi. E poi la ricerca di una precisione millimetrica della sceneggiatura, ma anche il perseguimento di una cinematografia che sancisse nell’immagine l’essenza del racconto. Così questa serie, locale al punto di essere rionale, è diventata un grande successo internazionale e un riferimento per la professione in tutto il mondo. Ora finisce. Nel modo in cui abbiamo pensato dovesse finire. E ci sentiamo di poter dire, noi di Cattleya e noi tutti che alla realizzazione di Gomorra abbiamo partecipato: la missione è compiuta.

NOTE DI REGIA

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CLAUDIO CUPELLINI

La quinta e ultima stagione di Gomorra racconta, secondo il mio personalissimo punto di vista, il crepuscolo di un mondo criminale e dei suoi protagonisti. Abbiamo visto crescere e cambiare, seppure attraverso dei movimenti laterali, Ciro e Genny. Oggi, in questa ultima edizione, ne osserviamo l’invecchiare in un mondo che diventa per loro sempre più asfittico. Ho pensato in prima persona all’ultima immagine della scorsa stagione, quella in cui vediamo Genny, chiuso dentro un bunker, guardare verso la macchina da presa, ed è da questa immagine che incomincia, metaforicamente, l’ultima stagione di Gomorra. Ho assecondato, dirigendo i miei episodi, il passare del tempo che ha segnato i corpi dei protagonisti. Non ho pensato a nessun abbellimento, non ho voluto ingentilire un mondo e dei personaggi che lentamente si accingevano a sprofondare dentro il contrappasso delle loro azioni. Il mio lavoro è stato sotto alcuni aspetti semplice: ho diretto più episodi di qualunque altro regista coinvolto in questa serie, quindi per me è sempre un po’ un tornare a casa. Mi sono posto nella posizione di chi cerca di mantenere una continuità linguistica e stilistica, provando però a non arrendermi di fronte alle lusinghe di una narrazione che dopo cinque stagioni avrebbe potuto ripiegarsi in un già detto che avrebbe mortificato la serie. Gomorra resta attaccata al presente, racconta le dinamiche criminali e illegali di nuovo attraverso il territorio e la realtà. Nei miei episodi, però, oltre ai nuovi mondi raccontati nelle puntate precedenti, anche Secondigliano e Scampia tornano prepotentemente protagonisti. Ma questi mondi sono cambiati e la regia non poteva non tenerne conto. Il mio sguardo ha dovuto di nuovo confrontarsi con il presente, con la realtà che mi si presentava davanti. Ed ecco che allora l’istintivo nervosismo della macchina da presa, i quadri maestosi dei quartieri con i loro palazzi ed i volti delle persone che li abitano, hanno dovuto fare un passo indietro e adattarsi al cambiamento che sentivo nel mondo che stavo raccontando. Ancora una volta, quindi, è stato fatto un grande lavoro d’introspezione sui nostri protagonisti, che lottano contro dei fantasmi che sono incancellabili. Il mio lavoro doveva tenere principalmente conto di questi elementi ed è andato esattamente in questa direzione, che è quella di un’architettura fatta di continuità e rinnovamento, di antichi riti e nuove sfide.

MARCO D'AMORE

Per raccontare la fine è necessario partire dall’inizio, ma quando hai gli occhi lucidi e il cuore in tumulto, le immagini appaiono sfocate, come in una nebulosa e i ricordi si confondono con le emozioni. Riemergono gli attimi dei primi provini, gli attori e le attrici che si avvicendano, l’attesa del responso, la buona notizia e l’avvio dei lavori. Avevo i capelli, mi raparono a zero. Dimagrii venti chili in due mesi per diventare un soldato spietato e freddo. Ricordo le prove costume e la pelle dei personaggi che saremmo diventati, i primi approcci nei quartieri che sarebbero stati palcoscenico del nostro racconto, le letture delle sceneggiature e l’eccitazione crescente per una storia che sentivamo poteva emozionare e turbare chi l’avrebbe ascoltata. Abbiamo lavorato insieme, sempre, e insieme abbiamo pianto e riso. Non ci siamo mai risparmiati, abbiamo avuto paura di noi stessi rivedendoci. Abbiamo benedetto e maledetto Gomorra ogni santo giorno. Abbiamo costruito una famiglia che ha condiviso lavoro e vita senza più lasciarsi. Abbiamo amato Napoli, la sua gente e le sue periferie e abbiamo sofferto quando l’abbiamo lasciata. Siamo invecchiati e con noi i nostri personaggi. Abbiamo aggiunto rughe alle maschere e barbe che si tingono di bianco. Siamo diventati loro e dato a loro quel che rimaneva di noi. Siamo morti e siamo rinati. Sono passati otto anni. Tanta fatica nelle ossa, tante notti e tante albe. Troppa gioia che scorre ancora nelle vene. Ma sembra volato il tempo e non ce ne siamo accorti. Ho debuttato alla regia durante la quarta stagione, osservando Gomorra per la prima volta dall’altra parte della barricata e in quest’ultima ho raccolto un testimone pesante. Prima di me grandi registi, con sapienza e talento, hanno costruito un progetto che ha saputo parlare al mondo, mettendo in scena personaggi obliqui, tridimensionali, neri eppure affascinanti. Gomorra – La serie ha raccontato sistemi criminali con precisione chirurgica, attraverso un linguaggio nuovo, innovativo che l’ha resa unica nel mondo. Una pesante eredità da rispettare dunque, eppure questo rischio mi ha esaltato fin da subito. Impegnato su vari fronti, come regista, attore e supervisore artistico, ho provato in ogni modo a tenere alta la qualità, con dedizione e amore. Lavorando su una dimensione estrema dei personaggi: notturna, vampiresca, quasi da incubo, mi sono impegnato per donarle una macabra sacralità senza perdere la tensione che l’ha sempre connotata. Da un punto di vista tematico, ho sempre inteso essere Gomorra il racconto di un luogo della coscienza più che di un semplice spazio geografico, sono per questo sicuro che le vicende di quest’ultima stagione sapranno parlare agli spettatori dei tanti Paesi in cui la serie è visibile e che riconosceranno ancora una volta in Gomorra il rigore della narrazione, la spettacolarità del linguaggio e la professionalità di chi l’ha realizzata. Quest’ultimo capitolo conclude un’avventura che è stata un’impresa, concepita per me nelle sue due accezioni più nobili: impresa come attività economica che ha creato lavoro ed introiti per otto anni ma soprattutto impresa come azione collettiva, concerto di talenti che di fronte alle difficoltà si uniscono per superarle. Abbiamo sempre lavorato sodo, sicuri di contribuire col nostro progetto, seppur in minima parte, ad accendere una luce sui posti meravigliosi ma troppo spesso dimenticati in cui abbiamo girato. Perché vogliamo che la realtà cambi, senza arrenderci all’idea che non si possano migliorare le cose. In questo senso, abbiamo fatto nostro un motto di sant’Agostino che recita: la speranza ha due figli bellissimi, lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per le cose come sono e il coraggio per cambiarle.

NOTE DI SCENEGGIATURA

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LEONARDO FASOLI E MADDALENA RAVAGLI

A maggio del 2014 ci fu la prima messa in onda di Gomorra - La serie. Con Bises, Bianconi, Rampoldi e Saviano avevamo creato questa serie partendo dal libro di Roberto, aprendo i capitoli che parlavano della Faida di Scampia, inventando dei personaggi, basandoci sugli eventi reali riportati nel libro. Da allora Gomorra - La serie ha fatto molta strada, cinque stagioni, un film, molti altri personaggi e storie sono state create partendo da quel primo nucleo narrativo, sono passati 7 anni, decine di personaggi hanno animato i 58 episodi della serie e le due ore del film. Ora, con questi ultimi dieci episodi ci apprestiamo a dire addio a questa creatura che ci ha dato tantissime soddisfazioni e si è imposta nell’immaginario collettivo. Questa stagione finale porta alle estreme conseguenze il tormentato percorso dei due protagonisti: Ciro Di Marzio e Gennaro Savastano. Loro hanno incarnato, più di tutti, lo spirito del racconto. Quasi fratelli, amici, nemici, in perenne lotta per affermare se stessi, per non soccombere, per ottenere più degli altri, per avere potere. L’orfano e il figlio che non si è mai liberato dell’ombra del padre, sono arrivati all’epilogo. Due maschere di sangue e morte, di predominio e ambizione, ma anche di grande e umana fragilità. Le loro tremende colpe non trovano riscatto, ma la loro dannazione è frutto del mondo che li ha partoriti. Le pagine di questa stagione finale ce le hanno dettate i loro personaggi. Urlavano di rabbia e pietà al tempo stesso. Noi ve le affidiamo.

FOTOGRAFIA

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GUIDO MICHELOTTI E FERRAN PAREDES RUBIO

Un obiettivo che è sempre stato chiaro, fin dalle prime stesure dei soggetti di Gomorra - Stagione finale, era la volontà di riportare i personaggi nei luoghi da cui tutto è partito. Una sorta di ritorno al passato, per chiudere un cerchio aperto ormai otto anni fa. Partendo perciò da questa suggestione abbiamo immaginato di ritornare a sporcare anche fotograficamente questa ultima stagione, tenendo a mente la lezione di Paolo Carnera: i personaggi che descriviamo vivono nell’ombra e lo spettatore dovrà sempre vedere il loro lato impenetrabile e dunque oscuro. Per questa ragione abbiamo scelto di lavorare spesso in silhouette, illuminando più gli ambienti e i paesaggi, che gli attori, e trattando i personaggi come vere e proprie ombre. I registi ci hanno aiutato ambientando molte scene di notte, mentre in quelle diurne hanno cercato di collocare le azioni in spazi in cui la luce solare non arrivasse (garage sotterranei, luoghi sotto ai cavalcavia, protetti da tettoie, ecc.). E quando, per ragioni narrative, non era possibile evitare la luce, abbiamo cercato di plasmarla dando carattere alle scene, spesso scegliendo di posizionare gli attori in controluce. Siamo andati alla ricerca di contrasti decisi: contrasti non solo tra luce e ombra ma anche a livello cromatico, per imprimere forza e personalità ai personaggi di Gomorra - La serie. Personaggi difficili da raccontare perché comuni e realistici, ma a loro modo profondamente tragici. I verdi dei vapori di mercurio in contrapposizione ai toni arancioni del sodio dei lampioni sono stati i colori intorno ai quali abbiamo costruito la nostra palette, per tornare anche qui a descrivere quegli agglomerati periferici creando in questo modo un ponte visivo con i luoghi che per la serie sono diventati iconici. Anche dal punto di vista grammaticale abbiamo deciso di rimanere fedeli a quegli stilemi che hanno reso celebre Gomorra. La scelta di ottiche medie per distorcere il meno possibile gli ambienti nei quali accadono le nostre azioni e l’utilizzo della macchina a mano fanno parte di un linguaggio volto a porre lo spettatore sempre al centro della scena, al fianco dei personaggi. Queste scelte hanno trovato ancora maggiore efficacia in questa ultima stagione, in cui l’azione è tornata prepotentemente al centro del racconto.

SCENOGRAFIA

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DANIELE FRABETTI

Questa quinta stagione di Gomorra porta con sé tantissime novità ed essendo quella conclusiva ci svela nuove verità sui nostri personaggi. Le sfide che abbiamo dovuto affrontare sono state molteplici. Riga prima di tutto. L’obiettivo era quello di non tradire le atmosfere già viste nel film L’Immortale ma di raccontare una Riga più notturna e cupa. Restituendo un immaginario suburbano fatto di casinò malfamati e ristoranti panoramici, ma mantenendo sempre una presenza costante e sinistra del vecchio regime sovietico. E poi la parte cittadina, in cui tutto come sempre cambia. Il ritorno di Genny alla vecchia vita impone la creazione di una nuova “fortezza“ e la sua nuova casa esprime da un lato l’ostentazione di ricchezza e lusso tipico della visione di Genny del mondo e, allo stesso tempo, vuole raccontare la caduta nel dolore cieco e nella vendetta: a tale proposito l’uso in maniera decisa di specchi e cristalli, spesso segmentati in linee verticali serve a raccontare la frammentazione dell’immagine stessa di Genny, asciugando il più possibile i colori e dando spazio al nero e all’oro, con un forte richiamo ai paramenti tradizionali del lutto. Pur se in modo diverso, anche per Ciro è stato fatto un lavoro analogo. Cercando di farlo muovere in degli ambienti dove l’esteriorità fungesse da cassa di risonanza per la sua interiorità inintelligibile. D’altronde pure il suo è il racconto di un “ritorno” alla vecchia vita. Per cui abbiamo ricercato location legate al suo passato e con una grande forza evocativa, vicine all’acqua, elemento sempre presente nell’iconografia del personaggio. Tra le novità assolute di questa stagione, invece, una delle sfide maggiori è stato il racconto del nuovo mondo criminale ambientato alle pendici del Vesuvio. Allontanandoci infatti dal cemento della periferia, siamo saliti in montagna, in un luogo composto da ville settecentesche, folti giardini e scorci di paesini fermi nel tempo. Un mondo fatto di vecchie luminarie, di piccole botteghe, molto lontano dall’immaginario di Gomorra, ma tuttavia esso stesso Gomorra. E infine il racconto del mondo di Ponticelli, altra fondamentale location che fa la sua comparsa in questa quinta stagione: tangenziali e grandi spazi vuoti si alternano ad anonimi edifici in cemento armato, il cui grigiore è però spezzato a contrasto da grandi opere di street art con curve, colori e linee moderne e enormi murales figurativi. Restano poi i nostri scenari familiari, Scampia e Secondigliano, che si evolvono di pari passo con i nostri personaggi storici. Ogni ambiente in Gomorra è protagonista della storia, potente e fragilissimo, che domina e al tempo stesso è dominato dal racconto attraverso un dialogo indissolubile e diventato ormai iconico.

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Gomorra 5, le foto del cast alla presentazione della stagione finale

ADRIANA MALINCONICO E VINCENZO BUSIELLO

In Gomorra – La serie la ricerca delle location può apparentemente sembrare semplice, ma in realtà è una sfida continua. L’iconografia della serie è fatta di spazi popolari, grandi aree abbandonate, complessi dismessi: questo è quello che lo spettatore si aspetta di vedere. E l’obiettivo del nostro lavoro consiste proprio nel restare fedeli a quell’immaginario, ma senza mai ripeterci, quindi proponendo costantemente nuove ambientazioni. Per questa nuova stagione, infatti, è stato svolto un meticoloso lavoro di ricerca e di studio sugli spazi industriali abbandonati e su complessi popolari mai visti prima. Fare scouting nelle zone industriali dismesse e in aree inaccessibili al pubblico è stata una delle fasi più emozionanti di tutto il nostro lavoro: avere la possibilità di accedere a spazi considerati ormai “archeologia industriale” è davvero incredibile, perché concede il privilegio di guardare la città con occhi diversi. Quest’anno siamo anche ritornati in uno dei luoghi simbolo della serie, ovvero le “Vele”. Un tributo finale alla location che maggiormente ha contribuito a creare il grande racconto per immagini che è Gomorra, diventandone il simbolo. Ma accanto alle storiche icone, la volontà di dare una conclusione epica alla serie ci ha spinto verso luoghi che visivamente potessero essere altrettanto potenti ed è così che siamo riusciti ad accedere per la prima volta al complesso residenziale progettato dell’architetto Loris Rossi e sito nel cuore di Napoli. Un vero e proprio anfiteatro realizzato da uno degli architetti più visionari dell’epoca moderna: l’arena perfetta che sarà sede di alcuni dei momenti salienti di questa attesissima stagione finale.

COSTUMI

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SUSANNA MASTROIANNI

In questa ultima stagione di Gomorra ci siamo ripromessi di sporcare il tutto, di tornare all’origine, ai bassifondi di Napoli, cercando la crudezza che spesso le periferie di tutto il mondo sono in grado di restituire, non di meno la periferia di Napoli. La lotta tra fazioni è il vero motore di tutta la serie e non c’è spazio per fronzoli o sfarzi: sono tutti in assetto da guerra. Come in ogni stagione, non sono mancati i nuovi personaggi: uomini e donne dai caratteri ferrei, mossi da una forza che trae la sua origine unicamente dal desiderio di comandare o di entrare nelle grazie di chi comanda. Abbiamo provato a renderli iconici, cementandone l’immagine fin da subito, senza mai cedere alla tentazione dell’eccessiva vanità. Ma anche per i grandi personaggi delle scorse stagioni ancora presenti non è più il tempo di farsi distrarre dall’apparire: sono ormai nudi e pronti a tutto, perché concentrati a conquistare. Senza allontanarci dalla loro immagine storica, abbiamo mantenuto i loro colori e le loro caratteristiche predominanti, ma c’è stata spesso una resa al dinamismo, non ci si può distrarre quando la tua vita è in gioco. Tutto è in gioco in questa stagione.

CASTING

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DAVIDE ZUROLO E FLORINDA MARTUCCIELLO

Sin dalla prima stagione la sfida è sempre stata quella di alimentare il grande gioco con il pubblico: “ma non sono attori! Non è possibile che lo siano, è la verità”. La sfida che abbiamo raccolto ereditando, a partire dalla terza stagione, il meraviglioso e puntuale lavoro di Laura Muccino e Sara Casani, è stata proprio questa: spingere su scelte attoriali di un realismo al limite del documentaristico. Per farlo, abbiamo unito gli elementi verso un mix, che crediamo equilibrato, tra attori professionisti formati e talentuosi e “l’uomo della strada”, che con la propria lingua e verità è in grado di raccontare un mondo in uno sguardo. L’ulteriore sfida di questa stagione è stata quella di continuare a mantenere altissimo il livello degli attori e attrici selezionati, nonostante il grande utilizzo che le quattro stagioni precedenti e il film “L’Immortale” avevano già fatto del bacino attoriale campano. Ma Napoli e la Campania tutta brulicano di risorse infinite, di un’energia recitativa battuta, ma che risulta sempre inesplorata, fucina di talenti ricchissima e variegata. Motivo per cui, anche per quest’ultima stagione, siamo andati a curiosare in quel magma pieno di vita che è il teatro napoletano, anche quello più avulso dai riflettori e più aperto alla sperimentazione come è il teatro di Mimmo Borrelli. Oppure abbiamo giocato sul capovolgimento della percezione che un’attrice come Nunzia Schiano ha nell’immaginario comune: da madre amorevole e accogliente a feroce e vendicativa donna di camorra. E ancora: come rinunciare al piacere di mostrare al pubblico di tutti i Paesi che accolgono e ammirano Gomorra, l’esperienza più che mai contemporanea di Antonio Ferrante o il giovanissimo ma già maturo enorme talento di Giampiero De Concilio, il profondo e affascinante carisma di Tania Garribba fino ad arrivare al poliedrico e importante apporto dato da Carmine Paternoster, che con il suo personaggio ha rappresentato forse la sfida più difficile e affascinante di questa quinta stagione. E una volta compiuto il casting, abbiamo affidato tutti loro, insieme ad altre numerosissime presenze vive e pulsanti, alle sapienti mani e alle cure di Claudio Cupellini e Marco D’Amore, consapevoli che proprio grazie a loro, questo ensemble di talenti avrebbe contribuito a comporre quel quadro storto e poliedrico a cui è affidata la conclusione di questa grande serie che è Gomorra.

MUSICHE

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MOKADELIC

La quinta stagione di Gomorra, l’epilogo, porta con sé il ricordo musicale dei suoi esordi caratterizzati da acidità, tensione, pulsazioni incalzanti, ma anche da momenti più riflessivi e sospesi in cui la musica segue l’intimità del racconto. Il viaggio di Genny e Ciro, arrivato fino in Lettonia con “L’Immortale”, integra musicalmente sonorità cinematografiche, elaborate per l’uscita del film nelle sale, con quelle televisive, arricchendo questa stagione finale. La musica accompagna l’ascoltatore nel viaggio della serie, integrandosi con le emozioni e con le situazioni vissute dai personaggi. La chiave musicale di Gomorra sta nell’evocare sensazioni attraverso un suono che integra il Rock con l’elettronica e la sperimentazione in una chiave minimale, fondendosi con le immagini in un’esperienza ricca di emotività.

GOMORRA - STAGIONE FINALE: IL CAST

SALVATORE ESPOSITO GENNY SAVASTANO

MARCO D’AMORE CIRO DI MARZIO

IVANA LOTITO AZZURRA AVITABILE

ARTURO MUSELLI ENZO SANGUE BLU

DOMENICO BORRELLI ‘O MAESTRALE

NUNZIA SCHIANO NUNZIA

TANIA GARRIBBA DONNA LUCIANA

CARMINE PATERNOSTER ‘O MUNACIELLO

GIAMPIERO DE CONCILIO CANZUNCELLA

GENNARO MARESCA WALTER RUGGIERI

ANTONIO GARGIULO SARO LEVANTE

GENNARO APICELLA CICCIO LEVANTE

CLAUDIA TRANCHESE GRAZIA LEVANTE

ANDREA DI MARIA ‘O DIPLOMATO

NELLO MASCIA DON ANIELLO CAPACCIO

ANTONIO FERRANTE ‘O GALANTOMMO

DANIELA IOIA TIZIANA PALUMBO

CIRO ESPOSITO RAFFAELE

GIANNI SPEZZANO FERNANDO

VINCENZO FABRICINO PITBULL

ALESSANDRO PALLADINO ‘O BELLEBBUONO

ROBERTO OLIVERI RONNI

RENATO DE SIMONE ‘O JACCIO

CREDITI PRODUTTIVI E TECNICI

Regia MARCO D’AMORE (EP. 1-5, 9)

CLAUDIO CUPELLINI (EP. 6-8, 10)

Da un’idea di ROBERTO SAVIANO

Tratta dal romanzo “GOMORRA” di ROBERTO SAVIANO Edito da ARNOLDO MONDADORI EDITORE

Supervisione artistica MARCO D’AMORE e CLAUDIO CUPELLINI

Soggetto di serie LEONARDO FASOLI

MADDALENA RAVAGLI

ROBERTO SAVIANO

Soggetti di puntata LEONARDO FASOLI

MADDALENA RAVAGLI

ROBERTO SAVIANO

Sceneggiature LEONARDO FASOLI (EP.1 -2, 5, 9-10)

MADDALENA RAVAGLI (EP.1 -2, 5, 9-10)

VALERIO CILIO (EP. 3-4, 6-8)

GIANLUCA LEONCINI (EP. 3-4, 6-8)

Casting DAVIDE ZUROLO (u.i.c.d.)

FLORINDA MARTUCCIELLO (u.i.c.d.)

Aiuto Regia GIAIME GRIECO

FEDERICA CICIARELLI

FABRIZIO IMPARATO

GIACOMO SCORTICHINI

Suono in presa diretta GIANLUCA COSTAMAGNA

Scenografo DANIELE FRABETTI

Costumista SUSANNA MASTROIANNI Costumista di puntata EP. 4 e 6 ROSSELLA APREA

Musiche MOKADELIC

Fotografia GUIDO MICHELOTTI (EP. 1-5)

FERRAN PAREDES RUBIO (EP. 6-8, 10)

STEFANO MELONI (EP. 9)

Montaggio PATRIZIO MARONE

Collaborazione al montaggio ANDREA PROSPERI

Stunt Coordinator ALESSANDRO BORGESE

Coordinatore Effetti Speciali LUCA RICCI

Organizzatore Generale KATIA FRANCO

Produttore Delegato GIULIA FORGIONE

Produttore Esecutivo MATTEO DE LAURENTIIS

Produttori Esecutivi Sky NILS HARTMANN

SONIA ROVAI

Produttore Delegato Sky CHIARA CUCCI

Una produzione Sky Studios e Cattleya

In collaborazione con BETA FILM

Prodotto da RICCARDO TOZZI

GIOVANNI STABILINI

MARCO CHIMENZ

GINA GARDINI

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