Migranti, linea dura di Roma: i casi in cui l’Italia ha negato sbarco

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Dall’insediamento a Palazzo Chigi, il governo Conte ha mostrato fermezza sul tema dell'immigrazione, arrivando allo scontro con Bruxelles e alcuni Paesi europei: tensione culminata nella chiusura degli scali, come negli episodi delle navi Diciotti, Aquarius e Lifeline

Tensioni, accuse reciproche e duri botta e risposta. Sul tema migranti, i rapporti tra Italia, Ue e alcuni Paesi europei sono arrivati ai minimi storici. Il dossier immigrazione era uno dei capisaldi del contratto di governo Lega-M5s. E sin dall’insediamento dell’esecutivo Conte, Roma ha indurito le proprie posizioni in materia, arrivando più volte allo scontro con Bruxelles nella gestione di alcuni casi eclatanti, negando l’attracco ai propri porti e impedendo gli sbarchi di alcune navi che avevano a bordo migranti salvati in mare. Ecco gli episodi degli ultimi mesi che hanno contraddistinto questa battaglia politica a distanza:

Le dichiarazioni di Salvini da neo-ministro

Ad appena poche ore dal giuramento, il neo-ministro degli Interni Matteo Salvini ha subito lanciato la sfida all’Europa indicando la sua linea dura sui migranti. In visita a Pozzallo, il 3 giugno, ha detto: “Basta con la Sicilia campo profughi d’Europa”. Un tono ribadito su Twitter il giorno seguente, quando il vicepremier ha scritto: “O l’Europa ci aiuta o sceglieremo altre vie, quello degli sbarchi non può essere un problema solo italiano".

Il primo caso Aquarius

A inizio giugno il nuovo governo si è ritrovato a gestire concretamente il primo caso spinoso: la nave Aquarius della ong Sos Mediterranee con 629 persone non è stata autorizzata ad approdare nei porti italiani. Il ministro Di Maio ha chiesto all’Europa di “battere un colpo, questa vicenda dimostra che siamo stati lasciati soli. Questa Europa non è solidale e o l'Ue diventa solidale o è un problema per il Paese”. Dopo giorni di altissime tensioni, Aquarius è sbarcata il 17 giugno a Valencia. Il ministro Salvini ha esultato dicendo: “Abbiamo finito di fare gli zerbini, stiamo conquistando un ruolo centrale”. Questo episodio ha innescato un durissimo scontro diplomatico tra Italia e Francia, poi chiuso dall’incontro Macron-Conte.

L’incontro Conte-Tusk

Il 20 giugno, durante un faccia a faccia Conte-Tusk, il premier ha ribadito che l’Italia non può farsi carico di tutti i migranti, soprattutto dei cosiddetti movimenti secondari. Il presidente del Consiglio europeo su Twitter: “Discussione positiva su necessità di estirpare l'immigrazione illegale”. Pochi giorni dopo, l’Italia ha concesso lo sbarco a Pozzallo della Alexander Maersk, cargo danese fermo da giorni nelle coste del Ragusano con 108 migranti soccorsi. "Abbiamo il cuore buono, a differenza di Macron", ha commentato Salvini promettendo che da quel momento le Ong non avrebbero “mai più toccato un porto italiano”.

Il caso della Lifeline

Negli stessi giorni c’è stato il violento scontro sulla sorte della Lifeline, approdata a Malta dopo un’odissea di 8 giorni. Salvini l’ha definita una “nave fuorilegge” e ha invitato la Francia ad aprire i propri porti: “I francesi a parole sono i più buoni di tutta l’Unione”. I 234 migranti sono stati ricollocati in 8 Paesi europei, tra cui l’Italia ma non la Germania.

Il vertice di Bruxelles

Il vertice Ue del 28-29 giugno ha impresso una nuova svolta ai rapporti Italia-Bruxelles. “L'Italia da oggi non è più sola”, ha detto Conte secondo cui gli altri Stati hanno “recepito e sottoscritto molte delle richieste del piano in dieci punti presentato da Roma”. Salvini ha interpretato le conclusioni del summit dicendo che "ha sancito lo stop alle Ong, i porti sono chiusi. Nell’Ue se ti rispettano, ti ascoltano. Se no, ti ignorano”.

Lo sbarco a Pozzallo di metà luglio

Dopo l’ennesimo braccio di ferro con Malta, il 16 luglio a Pozzallo sono sbarcati 450 migranti che si trovavano da giorni a bordo delle navi Protector di Frontex e del pattugliatore Monte Sperone. "Per la prima volta arrivano in Europa, finalmente l'Italia è ascoltata", ha commentato Palazzo Chigi dopo una trattativa con altri Paesi europei che hanno dato disponibilità ad accoglierne una parte. Bruxelles anche in questo caso, ha ribadito di condividere "pienamente il senso di urgenza" espresso dal premier italiano: “La Commissione crede che soluzioni ad hoc non siano sostenibili a lungo termine e chiede una nuova spinta sulla base del Consiglio europeo".

Lo scambio Conte-Juncker

Il 18 luglio, il ministro degli Esteri Moavero ha chiesto formalmente all’Ue che l’Italia non sia più luogo esclusivo di sbarco, non ritenendo più attuabile il piano Sophia. Il giorno dopo il premier Conte ha esposto con una nuova lettera a Bruxelles la necessità di un comitato di crisi in Ue per gestire gli arrivi. Il presidente della Commissione Juncker ha convenuto che "l'Italia invoca da tempo, e a ragione, una cooperazione regionale sugli sbarchi", ma le “soluzioni ad hoc non rappresentano un modo di procedere sostenibile”. Qualche giorno dopo l’Ue ha proposto per i migranti piattaforme di sbarco in Paesi terzi con tanto di finanziamento. Un’idea che Salvini ha bocciato seccamente: "L'Italia non ha bisogno di elemosina. Se vogliono dare soldi a qualcun altro lo facciano”.

Il caso Open Arms

Il 21 luglio la nave Open Arms è arrivata a Palma di Maiorca, in Spagna, con a bordo la naufraga Josefa, salvata in mare quattro giorni prima e ritrovata accanto ad altri cadaveri. In quel caso ci sono state accuse per mancati soccorsi, ma la Guardia costiera italiana ha replicato di non essere mai stata coinvolta nell’operazione di salvataggio del gommone: “Data piena disponibilità a trasferire la donna, ancora in vita, in Italia, per ricevere assistenza sanitaria". Ed "è stata data anche la possibilità di raggiungere il porto di Catania, dove sarebbero state effettuate le operazioni di sbarco per tutti i migranti a bordo”. Dall'Italia era arrivata in quel caso l'autorizzazione allo sbarco ma la Ong ha preferito andare in Spagna. Salvini aveva scritto su Twitter: "Nonostante la nostra disponibilità di porti siciliani, la nave Ong va in Spagna con donna ferita e due morti... Non sarà che hanno qualcosa da nascondere?". La risposta dell’Ong è stata immediata: "Andiamo in Spagna perché l'Italia non è un porto sicuro, né per noi né per le persone che salviamo e che tu vuoi rimandare in Libia. Ti manderemo una cartolina!". E il fondatore di Proactiva ha mantenuto la promessa mandando provocatoriamente una cartolina social a Matteo Salvini

Il secondo caso Aquarius

A fine luglio, il ministro Moavero ha detto che sui migranti, “l’Ue non ha mostrato le sue capacità migliori, e questo è un eufemismo”. A metà agosto, è stata di nuovo la nave Aquarius a scatenare polemiche: inizialmente Italia, Malta e Spagna hanno negato l’accoglienza alle 141 persone salvate. Salvini l’ha invitata ad andare “dove vuole, non in Italia". Il 14 agosto è stato raggiunto un accordo per lo sbarco a La Valletta e la suddivisione in 5 Paesi Ue dei naufraghi.

Il caso della nave Diciotti

Il caso più recente che ha infiammato l’asse Roma-Bruxelles è quello della Diciotti, l’imbarcazione della Guardia costiera, da giorni al largo di Lampedusa con 177 migranti a bordo soccorsi in mare. Oltre allo scontro con Malta per concedere un porto di sbarco, il ministro dell’Interno Salvini ha invitato "l'Europa a decidersi seriamente ad aiutare l'Italia in concreto oppure saremo costretti a riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare”. Una linea condivisa dal ministro delle Infrastrutture Toninelli: “L'Ue si faccia avanti e apra i propri porti alla solidarietà, altrimenti non ha motivo di esistere”.

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