Lo speciale sulle elezioni Midterm negli USA
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Midterm 2026, Trump: "Elezioni truccate". Rubio: "Mio piano è restare fino alla fine"

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Il presidente Usa torna a ad attaccare il sistema elettorale americano, parlando nello Studio Ovale, ma non precisa a quale voto si riferiscano le sue parole

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L'onda blu temuta da Trump si è trasformata in uno tsunami. L'America boccia il presidente e consegna tutto il Congresso nelle mani dei dem. Dal Texas al Kansas, crollano le roccaforti rosse dopo decenni: under 30, latinos e donne voltano le spalle ai repubblicani (RISULTATI: TUTTI I DATI). I repubblicani perdono anche in Stati storicamente conservatori come il Texas (andato a James Talarico), l'Iowa (conquistato da Josh Turek) e il Kansas.

La vittoria dei democratici ha innescato uan fuga dai titoli legati all'intelligenza artificiale: Wall Street ha bruciato 3.200 miliardi di dollari di valore per una fuga dai titoli legati all'intelligenza artificiale. Intanto Donald Trump è tornato ad attaccare il sistema elettorale americano. "Le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea", ha dichiarato il presidente americano nello Studio Ovale senza precisare a quale voto si riferisse in particolare.

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Rubio smentisce voci su dimissioni, 'mio piano è restare fino alla fine'

Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha smentito le indiscrezioni su un suo possibile addio all'amministrazione Trump e ha assicurato che il suo "piano è sempre stato" quello di restare al governo fino alla fine del mandato. Lo ha riferito il New York Times dopo le indiscrezioni pubblicate dall'Independent, secondo cui Rubio starebbe considerando di prendere le distanze da Trump e dalla guerra contro l'Iran in vista della corsa presidenziale del 2028.

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Trump Mr. Veto, cosa significa e cos'è il potere di veto del presidente degli Stati Uniti

Una sconfitta sonora, accettata a parole ma con il solito atteggiamento ondivago e quella foto col cappellino rosso e la scritta Veto che torna a sventolare la minaccia di blocco totale delle leggi del Congresso. Donald Trump sta vivendo ore particolari dopo il nettissimo successo dei democratici alle elezioni di Midterm. E per quanto abbia affermato a Politico di non voler "stare due anni a mettere il veto su tutto" e abbia confermato di essere pronto a collaborare con i suoi oppositori, la sua imprevedibilità e i poteri conferitigli dalla Costituzione rendono comunque concreta la minaccia del veto. Ma che cosa è il potere di veto del presidente degli Stati Uniti d’America?

Trump Mr. Veto, cos'è il potere di veto del presidente Usa

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Elezioni midterm Usa, vincono i Democratici: che cosa cambia adesso per Trump

L'onda blu temuta da Trump si è trasformata in uno tsunami. L'America boccia il presidente e consegna tutto il Congresso nelle mani dei dem. Dal Texas al Kansas, crollano le roccaforti rosse dopo decenni: under 30, latinos e donne voltano le spalle ai repubblicani. El Sayed tra le star del voto, primo musulmano al Senato. Trump ammette la sconfitta, ma torna a minacciare veti a raffica. Vance si smarca: "Abbiamo perso per la guerra in Iran". Un trionfo largo dunque, che renderà la vita politica del presidente Donald Trump molto più difficile e certifica un alto livello di malcontento verso le sue politiche da parte degli elettori degli Stati Uniti.

Elezioni midterm Usa, vincono i Democratici: cosa cambia per Trump

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Trump ribadisce: "Hegseth ha fatto un lavoro fantastico"

"Pete Hegseth ha fatto un lavoro fantastico. Avevamo più generali di quanti ne avessimo durante la Seconda guerra mondiale. Avevamo così tanti generali. Erano tutti generali a quattro stelle. Non ho mai visto nulla del genere". Lo ha detto Donald Trump sulle voci di un siluramento del capo del Pentagono. "Molti di loro erano woke. Non mi piacciono i generali woke", ha aggiunto.

Trump: "Nostre elezioni truccate"

Donald Trump è tornato a sollevare dubbi sulla correttezza del voto negli Usa. "Le nostre elezioni sono così truccate, non potete immaginare quanto", ha detto il presidente alla Casa Bianca.

Wall Street affonda e brucia 3.200 miliardi

Wall Street affonda e brucia 3.200 miliardi di dollari di valore. la vittoria dei democratici ha innescato una fuga dai titoli legati all'intelligenza artificiale.

I risultati delle elezioni Midterm 2026 negli USA: dati e mappe

Schiacciante vittoria dei democratici che ottengono la maggioranza sia alla Camera che al Senato e conquistano così il controllo del Congresso. Vittoria "blu" anche in stati storicamente conservatori come Texas, Kansas e Iowa. TUTTI I DATI

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Hegseth: resistiamo e combattiamo

Dopo oltre un giorno di silenzio seguito alla sconfitta dei repubblicani alle elezioni di medio termine, è tornato a farsi sentire Pete Hegseth. In un lungo video postato su X, il segretario alla Difesa ha rivendicato l'azione del suo dicastero. Con una didascalia che sembra respingere al mittente le voci di una sua imminente partenza. "Al dipartimento della Guerra: Noi Resistiamo. Noi Combattiamo. Noi Difendiamo la Repubblica", ha scritto.

Perché queste Midterm sono così importanti (guardando al 2028)

Il rinnovo del Congresso avrà conseguenze sul resto del mandato presidenziale, ma soprattutto offrirà una misura della tenuta del movimento MAGA e della sua capacità di condizionare la politica americana in vista delle elezioni del 2028. L'APPROFONDIMENTO SU SKY TG24 INSIDER

Perché queste Midterm sono così importanti (guardando al 2028)

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I Dem hanno vinto, ma quanto pesano le colpe di Trump?

Se queste elezioni erano anche un referendum su Trump - e lo erano - il presidente ha incassato un'indiscutibile e sonora bocciatura. È stata un'ondata blu, o meglio uno tsunami, ma è stata anche una risacca rossa: i democratici hanno vinto meritatamente, certo, ma sono stati anche i repubblicani a perdere pagando le proprie colpe. L'APPROFONDIMENTO SU SKY TG24 INSIDER

I Dem hanno vinto, ma quanto pesano le colpe di Trump?

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Usa, che poteri avranno i democratici contro Trump dopo la vittoria alle Midterm?

I democratici hanno trionfato alle elezioni di metà mandato. Quando si insedierà il nuovo Congresso, a gennaio 2027, avranno la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Per il presidente e la sua squadra si apre una nuova fase politica: gli equilibri cambiano e i suoi avversari potranno ostacolarlo più di adesso. Dall'approvazione del bilancio all'impeachment, cosa potranno fare esattamente? Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri" di Sky TG24 del 4 novembre.

Usa, i poteri dei dem contro Trump dopo la vittoria alle Midterm

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Elezioni Midterm Usa, ecco come hanno reagito i mercati alla vittoria dei Dem su Trump

Irisultati delle Midterm, che hanno sancito il successo dei Dem e la sconfitta dei Repubblicani del presidente Trump, sono stati accolti con cauto ottimismo dai mercati: il giorno dopo le elezioni, dopo una prima fase di sbandamento legata soprattutto ai timori per gli impatti sugli investimenti per intelligenza artificiale e difesa, i listini sono tornati in territorio positivo. Il 4 novembre Wall Street ha messo a segno una delle sue migliori performance degli ultimi mesi. Giù difesa, rally di banche e tech.

Midterm Usa, la reazione dei mercati dopo la sconfitta di Trump

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Ex alleato di Trump: 'il voto un disastro, è la fine della sua era'

I risultati delle elezioni di metà mandato sono stati un "disastro": hanno segnato la "fine dell'era Trump". Tucker Carlson, ex volto noto di Fox ed ex alleato di ferro del presidente, non risparmia critiche al tycoon e ai repubblicani per quanto accaduto alle urne. Molti commentatori di destra si sono detti scioccati dell'esito del voto. Alcuni hanno paventato la possibilità che i repubblicani cerchino un nuovo candidato per il 2028, visto che JD Vance e Marco Rubio sono stati travolti con Trump. Altri hanno puntato il dito contro Jared Kushner e l'insider trading che ha caratterizzato l'amministrazione. Tutti hanno chiesto ai repubblicani una riflessione seria su come rinascere. 

Fedelissima Trump verso l'uscita dal Dipartimento di Giustizia dopo le midterm

Harmeet Dhillon, la responsabile della divisione dei diritti civili del Dipartimento di Giustizia, si appresta a lasciare l'amministrazione divenendo uno dei primi nomi eccellenti del ministero a fare un passo indietro dopo la sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali Dhillon potrebbe dimettersi già domani. Fedelissima di Donald Trump,  Dhillon ha trasformato la divisione a immagine e somiglianza dell'agenda del presidente causando un esodo di massa nei mesi. 

El-Sayed attacca Vance, 'è un codardo'

Abdul El-Sayed, il senatore dem eletto del Michigan, ha definito il vicepresidente JD Vance un "codardo", promettendo di continuare a criticarlo nel caso in cui decidesse di candidarsi alle presidenza. L'affondo è maturato intervenendo sulla Cnn: El-Sayed ha precisato di essere disposto a collaborare con Vance e il presidente Donald Trump nell'esercizio delle loro funzioni ufficiali, ma al di fuori di tale contesto li considera entrambi "odiosi", dopo una battaglia elettorale dai toni molto pesanti. "Guardate JD Vance adesso: sta cercando disperatamente di prendere le distanze da questa guerra terribile e disastrosa in Iran. Viene da dire: 'Non è questo il momento, amico mio'. Il momento giusto sarebbe stato otto mesi fa", ha rincarato l'epidemiologo 42enne, primo musulmano a strappare un seggio per la carica di senatore. "Avresti dovuto far sentire la tua voce. Ma non lo farai mai, perché sei un codardo che ha deciso di accettare tutto ciò che dice Donald Trump, almeno finché - com'è accaduto ora - lui non si ritrova a essere uno sconfitto alle urne". La candidatura eventuale di Vance alla presidenza "non è certo una novità. Voglio che la gente capisca esattamente chi sia come persona, proprio mentre tenta di intraprendere questo percorso", ha concluso.

Rubio valuta dimissioni per prendere distanze da Trump e candidarsi a Casa Bianca

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio starebbe valutando di dimettersi e di prendere le distanze dal presidente americano Donald Trump dopo la sconfitta dei Repubblicani nelle elezioni di Midterm. Lo scrive l'Independent citando proprie fonti e sottolineando che il passo successivo di Rubio sarebbe quello di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2028.  In realtà già prima della debacle elettorale per i Gop fonti di alto livello del partito Repubblicano negli Stati Uniti e figure di spicco del governo britannico avevano detto all'Independent che Rubio avrebbe potuto lasciare il suo incarico nell'amministrazione Trump. Le stesse fonti hanno confermato che, dopo le Midterm, le aspirazioni e le aspettative di Rubio si sono rafforzate. Una fonte interna a Washington ha dichiarato all'Independent che Rubio intende "prendere le distanze dalla guerra contro l'Iran e attribuirne la responsabilità a Trump". "Rubio è al momento il principale candidato alla nomination'' repubblicana ed ''è decisamente in vantaggio su Vance", ha aggiunto una fonte vicina al Segretario di Stato, considerandolo favorito sul vice presidente americano, anche lui intenzionato a candidarsi alle prossime presidenziali. Rubio, però, ''non può candidarsi'' alla nomination repubblicana ''finché è ancora segretario di Stato e, in ogni caso, il suo legame con l'amministrazione non farebbe altro che danneggiare le sue prospettive", per cui ''è logico che si dimetta e che lasci l'amministrazione''.

Alaska e Mississippi in bilico, Trump chiede spostare voti

Restano senza un vincitore le sfide per il Senato in Alaska e Mississippi, a due giorni dalle elezioni di midterm che hanno consegnato ai democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso. Donald Trump ha chiesto di trasferire al senatore repubblicano Dan Sullivan i voti raccolti da altri candidati in Alaska, dove la democratica Mary Peltola e' in lieve vantaggio. Secondo le stime di Nbc, con il 75,5% delle schede scrutinate Peltola ottiene il 48,2%, davanti al 47,9% di Sullivan, con un margine di poco superiore a 600 voti. Un altro candidato repubblicano, Gerald Heikes, raccoglie il 2,3%. Il risultato potrebbe arrivare soltanto il 18 novembre, quando e' previsto il conteggio delle preferenze successive qualora nessuno raggiunga la maggioranza al primo scrutinio. A rallentare le operazioni contribuiscono anche l'elevato ricorso al voto postale e i conteggi manuali. La sfida e' stata segnata dalle accuse secondo cui la campagna di Peltola avrebbe cercato di inserire nella scheda un candidato di nome Daniel J. Sullivan, quasi omonimo del senatore repubblicano, per confondere gli elettori. Peltola ha respinto le accuse, riportate dal New York Times e riprese da Trump e dai repubblicani per chiederne l'esclusione. 

Crosetto: io trumpiano? Non ho mai conosciuto il presidente Usa

"Trump non lo conosco, non l'ho mai conosciuto". E' la risposta del ministro della Difesa, Guido Crosetto, ai cronisti che al Senato gli chiedevano se si definisse o meno un trumpiano. Sostenitore di Trump o berlusconiano? Gli è stato chiesto ancora e Crosetto ha chiarito: "Berlusconi è un carissimo amico a cui ho voluto molto bene. Non sono un berlusconiano, mi considero amico di Berlusconi". 

Trump a Abc news: intendo mantenere Hegseth al suo posto

Donald Trump ha intenzione di mantenere Pete Hegseth alla guida del Pentagono. Lo ha detto il presidente in un'intervista telefonica a Abc news. Il tycoon ha ammesso, tuttavia, di aver ricevuto telefonate da persone scontente del segretario alla Difesa. "Ricevo queste telefonate sul suo conto. Non capisco perché". Trump ha anche riconosciuto che sarebbe più semplice ottenere la conferma di un nuovo segretario prima che i democratici assumano il controllo del Senato a gennaio. Ma alla fine ha ribadito: "Ho intenzione di mantere Hegseth al suo posto".

"Rubio valuta dimissioni per prendere le distanze da Trump e guardare al 2028"

Il segretario di stato Marco Rubio sta valutando di dimettersi dopo la sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato per prepararsi alle presidenziali del 2028. Lo riporta The Independent citando alcune fonti, secondo le quali già prima dell'esito del voto Rubio non escludeva un passo indietro. "Ha senso per lui lasciare l'amministrazione. E' uno dei papabili candidati alla Casa Bianca e non può correre se è segretario di stato e se è legato a un'amministrazione che potrebbe danneggiare le prospettive", ha detto un alleato di Rubio. 

Trump: ho amici tra democratici possiamo andare d'accordo

"Credo che possiamo andare d'accordo; sarebbe un bene per il Paese. Il Paese ne ha avuto abbastanza". Così Donald Trump parla dei Democratici, in un'intervista a Jonathan Karl, capo corrispondente a Washington dell'Abc. Trump, riferisce Karl, ha raccontato di aver parlato con alcuni Democratici dopo le elezioni: "Ci sono Democratici che mi hanno chiamato. Ho degli amici da quella parte".

Trump: "Ricevo lamentele ma terrò Hegseth"

Donald Trump ha affermato di voler mantenere Pete Hegseth alla guida del Dipartimento della Difesa. "Ho tutta l'intenzione di tenerlo", ha affermato il presidente degli Stati Uniti, a Jonathan Karl, capo corrispondente di Abc a Washington. Trump ha ammesso di aver ricevuto telefonate da persone scontente di Hegseth, ma ha commentato: "Ricevo queste chiamate sul suo conto. Non capisco perché". E - ha riferito Karl - ha inoltre riconosciuto che sarebbe più semplice ottenere la conferma di un nuovo segretario alla Difesa prima che i Democratici assumano il controllo del Senato a gennaio.

Wp: al Pentagono è tutti contro tutti, tremano anche Caine e Cooper

Al Pentagono è "tutti contro tutti" dopo che le elezioni di metà mandato hanno rivelato che la guerra in Iran è stata la principale responsabile della sconfitta dei repubblicani. Lo riporta il Washington Post. Oltre a Pete Hegseth, molti nell'entorurage di Donald Trump si chiedono se il presidente non debba invece rimuovere il generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congoiunto, o l'ammiraglio Brad Cooper, il responsabile del US Central Command.

'La Florida l'ultimo baluardo dei repubblicani dopo il crollo del Texas'

La Florida è l'unico stato che non è stato travolto dall'onda blu dei democratici alle elezioni di metà mandato. "Dopo la disfatta subita in Texas, la Florida è di fatto l'ultimo baluardo", ha ammesso il governatore della Florda Ron DeSantis. I repubblicani sono infatti riusciti a mantere un seggio al Senato, la carica di governatore e tutte le altre cariche elettive a livello statale, con dati che sembrano confermare la trasformazione della Florida. Un tempo era uno stato in bilico, oggi è una roccaforte repubblicana. 

Borse europee: listini in rialzo in scia vittoria dem

Le Borse europee procedono in rialzo a meta' seduta proseguendo il rally registrato sulla scia della schiacciante vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm negli Stati Uniti. Parigi avanza dello 0,76%, Francoforte sale dello 0,35% e Londra registra un progresso dello 0,54% dopo la stretta monetaria della Boe che ha alzato i tassi al 4% per la prima volta dopo oltre tre anni. Madrid guadagna l'1,34% e Milano cresce dello 0,23%. 

Dopo lo 'tsunami blu' Murdoch scarica Trump, a caccia di audience e nuovi leader

Per trovare il colpevole della disfatta repubblicana nel voto di Midterm "si guardi allo specchio, presidente Trump". Non è una testata liberal a puntare il dito contro l'inquilino della Casa Bianca, ma il 'New York Post', il sesto giornale americano per diffusione e il più 'popolare' nella galassia di Rupert Murdoch. Toni inimmaginabili fino a due giorni fa e che indicano un cambiamento sotterraneo di grande importanza. D'altronde, mentre si susseguivano i disastrosi dati elettorali, era già cambiato il tono adottato verso la Casa Bianca anche di Fox News, il canale all news più seguito d'America e sua 'cassa di risonanza' già dalla prima discesa in campo. E il primo a notarlo è stato lo stesso Donald Trump, che con una serie di messaggi furibondi ha attaccato la sua emittente preferita, contestando persino il tono di voce adottato dal conduttore di una trasmissione. Possono sembrare dettagli ma - come segnala il Financial Times - sullo sfondo c'è un impero mediatico che "sembra fare i conti con il dopo Trump". A urne appena chiuse il Wall Street Journal già puntava il dito contro Trump definito il “principale artefice” della sconfitta repubblicana, esortando il partito a riflettere sulla propria identità per il futuro. Il giornale economico ha attribuito a un secondo mandato, definito “erratico e autoreferenziale”, la responsabilità di aver sprecato una “rara opportunità per promuovere la causa delle riforme conservatrici”.

Usa, Ghalibaf replica a lungo post Vance: "Risparmiaci il Ted Talk e parla col tuo capo"

"Un giocatore d'azzardo perdente che non riesce ad abbandonare il tavolo. Il tuo capo sta preparando la prossima fase della guerra mentre l'America vacilla sull'orlo di un precipizio per aver messo Israele al primo posto. Risparmiaci il Ted Talk. Perché non dici queste cose al tuo capo?". Così il presidente del parlamento iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf, ha attaccato su X il vicepresidente americano Jd Vance, prendendo di mira il lungo messaggio pubblicato da quest'ultimo dopo la pesante sconfitta dei repubblicani alle elezioni di midterm. Nel post di 614 parole, Vance aveva riconosciuto il peso della guerra con l'Iran sul risultato elettorale, indicando quattro priorità per riconquistare gli elettori: "1) Porre fine alla guerra. 2) Concentrarsi sul costo della vita e sull'inflazione. 3) Mettere l'America al primo posto. 4) Cambiare il nostro rapporto con Israele". 

Media: "Rubio potrebbe lasciare per corsa presidenziali"

Marco Rubio potrebbe lasciare la guida del dipartimento di Stato per preparare una candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028 o nel 2032. È l'ipotesi che, secondo il Washington Sun, circola tra funzionari del dipartimento e ambienti politici repubblicani dopo la sconfitta del partito alle elezioni di meta' mandato. Il segretario di Stato non ha pero' indicato pubblicamente alcuna intenzione di lasciare l'amministrazione. Tra i nomi evocati per una possibile successione figura Sergio Gor, ambasciatore americano in India, inviato speciale per l'Asia meridionale e centrale e stretto alleato di Donald Trump. Secondo fonti a conoscenza delle discussioni interne citate dal giornale, Gor punterebbe a un incarico di maggiore rilievo nella seconda meta' del mandato presidenziale. L'ambasciatore ha smentito categoricamente sia l'interesse per un altro ruolo sia di averne discusso con qualcuno. "Il segretario Marco Rubio ha dimostrato di essere il segretario di Stato piu' qualificato, capace e grande della storia. E' insostituibile e un caro amico", ha dichiarato Gor. "Non ho alcun interesse per un altro incarico". Anche il dipartimento di Stato ha respinto la ricostruzione. "Il segretario Rubio e l'ambasciatore Gor hanno un ottimo rapporto di lavoro e un'amicizia personale. Sono voci inventate da fonti anonime", ha affermato Dylan Johnson, responsabile degli affari pubblici globali. Un funzionario della Casa Bianca ha definito l'articolo falso. Rubio e Gor hanno lavorato a stretto contatto negli ultimi mesi. Il segretario di Stato ha visitato l'India due volte quest'anno e i due sono apparsi insieme al vertice del G20 ad Atlanta la scorsa settimana. In precedenza Rubio aveva definito l'accesso diretto di Gor al presidente "un'enorme risorsa" per il dipartimento e per il Paese ospitante. Un'eventuale successione al vertice della diplomazia americana dovrebbe ottenere la conferma del Senato, passato sotto il controllo democratico. Tutti i senatori democratici avevano votato contro il pacchetto di nomine che comprendeva la designazione di Gor ad ambasciatore.

Foti: "Voto Usa? Rapporti con governo americano continueranno"

"I rapporti col governo americano continueranno a esserci perché non penso che qualcuno ritenga di dover rompere le relazioni con gli Stati Uniti e lo dice la stessa Unione europea nelle dichiarazioni ai massimi livelli rilasciate ieri. Dopodiché c'è stato un voto interno negli Usa che legittimamente dovranno valutare i politici americani per i riflessi che ha sul congresso". Lo ha detto a Catania il ministro per gli affari europei, Pnrr e politiche di coesione, Tommaso Foti parlando con i giornalisti a margine di un incontro organizzato da Confindustria etnea. 

Midterm, Bergamini: "Se stile Trump cambiasse sarebbe positivo"

"Certamente il modo muscolare e dirompente con cui Trump si è imposto sullo scacchiere geopolitico, al momento, non sembra incontrare il favore della maggioranza degli americani. Se lo stile dell'Amministrazione americana guidata da Trump dovesse cambiare, da qui alla fine del mandato, a nostro avviso sarebbe un fatto positivo". Così Deborah Bergamini, vicesegretario e responsabile Esteri di Forza Italia, ad Agorà su Rai3.

Midterm, Musk rimuove appelli pro-repubblicani dopo sconfitta

Elon Musk sembra aver iniziato a cancellare da X alcuni messaggi con cui invitava gli americani a votare repubblicano, dopo la conquista democratica di Camera e Senato e nonostante almeno 458 milioni di dollari investiti dal miliardario a sostegno dello schieramento conservatore. Lo riferisce Forbes. Tra i post rimossi figura un messaggio del 29 ottobre, fissato in cima al profilo, che sollecitava il voto per i candidati repubblicani al Senato. Musk lo avrebbe tolto nelle prime ore di mercoledì, mentre il democratico James Talarico rivendicava dal palco la vittoria in Texas contro Ken Paxton, sostenuto dal proprietario di X. Secondo Forbes, sulla base dei documenti della Commissione elettorale federale e di altre ricostruzioni, Musk ha destinato almeno 458 milioni di dollari a candidati e organizzazioni vicini ai repubblicani durante il ciclo delle midterm, diventando il maggiore donatore individuale della storia politica moderna statunitense. Circa 216 milioni sono confluiti nel suo America Pac, che ha finanziato mobilitazione degli elettori, attività sul territorio e pubblicità digitale mirata. Il miliardario aveva intensificato le spese nella seconda parte del ciclo elettorale per difendere le maggioranze repubblicane al Congresso. Tra i principali destinatari figurano la corsa al Senato in Texas, il Senate Leadership Fund, principale super PAC repubblicano per il Senato, e le sfide per la Camera in collegi contesi di New York, New Jersey e Iowa.

Midterm, a Teheran in fiamme volti Trump e Netanyahu

Un enorme cartellone che ritraeva, tra gli altri, Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è stato dato alle fiamme a Teheran, in seguito alla clamorosa sconfitta del presidente statunitense nelle elezioni di metà mandato. Le fotografie mostrano un grande striscione in fiamme, sul quale compaiono anche il vicepresidente americano JD Vance e l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff. Mentre il cartellone brucia, alcuni iraniani immortalano la scena con i propri telefoni o si scattano dei selfie davanti al rogo. Un video della televisione di Stato iraniana mostra anch'esso il manifesto che brucia, con una folla che agita delle bandiere. Ieri migliaia di iraniani si erano radunati davanti all'ex ambasciata statunitense a Teheran, dove sono state bruciate bandiere americane e israeliane e sono stati scanditi i consueti slogan: "Morte all'America, morte a Israele".

Midterm, Gasparri: "Trump? Ha creato condizioni per sconfitta"

"Lo slogan di Trump durante la campagna elettorale era 'Make America Great Again', ovvero 'Rendiamo di nuovo grande l'America'. Fin dall'inizio, Trump si e' presentato come il difensore degli interessi americani, arrivando persino a ipotizzare un ridimensionamento del ruolo internazionale degli Stati Uniti, da sempre impegnati a svolgere un ruolo di garanzia per la democrazia e la liberta' dell'Occidente. In realtà, questo non è avvenuto. Trump ha attaccato l'Iran, ma la guerra non e' stata vinta e ha evidentemente deluso un'ampia parte dell'elettorato americano, perché non è riuscito a rendere 'l'America più grande'. Oggi, infatti, subisce sconfitte elettorali". Cosi' il presidente della commissione Esteri del Senato, Maurizio Gasparri di Forza Italia, intervenendo a Coffee Break, su La7. L'esponente 'azzurro' ha peraltro sottolineato gli atteggiamenti, "spesso bizzarri e contraddittori" di Trump, "rispetto ai quali - ha detto - anche il governo italiano ha manifestato il proprio dissenso". Quanto alle posizioni prese dall'Italia, "siamo stati chiari sulla questione della Groenlandia - ricorda il senatore -, quando (Trump) ha attaccato il Papa e sulla politica dei dazi. Abbiamo anche annullato alcune visite di nostri rappresentanti, come fece il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani". Quanto alla questione iraniana, "e' evidente che non possiamo diventare difensori di un regime oscurantista che alimenta il terrorismo e massacra il proprio popolo, arrivando a uccidere migliaia di cittadini iraniani. Siamo tuttavia convinti che - ha proseguito Gasparri - l'alleanza tra Europa e Stati Uniti rappresenti un legame storico e strategico che deve continuare a funzionare indipendentemente da chi governa, che ci sia Clinton o Bush, Reagan o Trump". Secondo il senatore 'azzurro', quindi, "Trump sembra aver creato le condizioni per una sconfitta dei repubblicani, un partito nel quale, in realta', non si e' mai pienamente integrato, perche' Trump rappresenta qualcosa di diverso. Ho sempre detto che - ha concluso Gasparri - se fossi stato un elettore americano, tra Kamala Harris e Trump avrei votato Trump, ma avrei preferito un Reagan, un Bush o comunque un esponente della tradizione classica della politica repubblicana americana".

Midterm, Parolin: "Al Congresso si trovi modo per collaborare"

"Difficile rispondere a questa affermazione apodittica, se abbia vinto la democrazia. Speriamo ci sia capacità di collaborare, di trovare dei 'modi vivendi' per il bene del Paese che noi ci auguriamo". Questo il commento del segretario di Stato della Santa Sede, card. Pietro Parolin, sulle elezioni di midterm in Usa. "Immagino che il fatto che la maggioranza abbia prevalso in entrambi i rami porterà cambiamenti, adesso vediamo come si gestiranno", ha aggiunto il porporato a margine del Convegno sui vescovi cinesi all'Urbaniana.

Cremlino: "Nessun legame tra il cambio di rotta del diesel per gli Usa e il midterm"

La situazione relativa all'acquisto di gasolio russo da parte degli Stati Uniti, e in particolare la rotta delle petroliere che lo trasportano, non è in alcun modo collegata al processo elettorale statunitense, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, commentando un articolo del Financial Times secondo cui due delle tre petroliere che trasportavano gasolio russo destinate ai porti statunitensi avrebbero cambiato rotta e destinazione. "Non c'è motivo di vedere alcun collegamento con le elezioni, questo è certo", ha detto Peskov, citato da Interfax. "Sapete che le spedizioni sono state effettuate. Si tratta di spedizioni commerciali, quindi naturalmente i dettagli non possono essere resi pubblici. Tutto il gasolio troverà acquirenti", ha affermato inoltre Peskov, ripreso dalle agenzie russe.

Usa, Taiwan: "Vendite armi? Congresso ha sempre sostenuto rafforzamento nostra difesa"

Dopo le elezioni di Midterm negli Stati Uniti, Taiwan rimarca di aver sempre goduto negli Usa di un sostegno bipartisan e ribadisce la convinzione il Congresso continuerà a sostenere il rafforzamento delle capacità di difesa dell'isola, di fatto indipendente ma per la quale Pechino vuole la "riunificazione" senza escludere l'uso della forza. Interpellato su possibili ripercussioni a Taipei del voto negli Stati Uniti, il ministro della Difesa di Taiwan, Wellington Koo, ha risposto che "il Congresso ha sempre sostenuto in modo costante, a livello bipartisan, il lavoro di Taiwan per rafforzare le sue capacità di difesa". E, ha detto ai giornalisti come riporta l'agenzia Cna, il ministero della Difesa di Taipei continuerà a lavorare con i rappresentanti del Congresso e a mantenere stretti contatti con il Pentagono affinché non ci siano ripercussioni sulle vendite di armamenti all'isola.

Midterm, Erdogan: "Dialogo continua, relazioni solide"

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan assicura che il dialogo con gli Usa continua, nonostante la dura sconfitta subita dal presidente in carica Donald Trump nelle elezioni di Midterm. "Continueremo a mantenere uno stretto dialogo sia con il presidente americano sia con la Camera dei rappresentanti e il Senato. Ritengo che sia prematuro formulare valutazioni nette. Le relazioni tra Turchia e Stati Uniti sono consolidate. Siamo due Paesi alleati nella Nato, legati da una partnership strategica che dura da molti anni", ha detto Erdogan, che ha poi posto l'accento sulle crisi regionali. "Come sapete, la nostra regione attraversa da tempo una fase di profonda instabilita'. Il nostro obiettivo è che la regione possa ritrovare quanto prima la pace", ha aggiunto il presidente turco di rientro da una visita di Stato in Corea del Sud.

Usa, Parolin: "Il voto? prevalga ragione e buon senso, si collabori"

“Speriamo ci sia la capacità di collaborare”, “speriamo prevalgano ragione e buon senso”. E’ l’auspicio espresso dal segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin , sul voto del midterm in Usa nel quale i democratici hanno conquistato sia la Camera che il Senato. Ha vinto la democrazia? “Difficile rispondere a questa affermazione apodittica. Speriamo ci sia  capacità di collaborare,  di trovare dei ‘modi vivendi’ per il bene del Paese che noi ci auguriamo”, l’auspicio di Parolin ai margini di un evento dedicato alla Cina.   L’onda blu porterà dei cambiamenti? “Immagino che il fatto che la maggioranza abbia prevalso in entrambi i rami porterà cambiamenti, adesso vediamo come si gestiranno. Questo rimane un interrogativo  ma speriamo prevalga la ragione e il buon senso”.  Stupito del voto del Papa? “Io ho pensato che non è mai avvenuto in precedenza , però e’ un cittadino statunitense,  ha tutto il diritto di farlo”.

Fox: "Vance lavora alla 'nuova destra' dopo la disfatta Gop"

Jd Vance sta cercando di stringere una nuova alleanza con i repubblicani scontenti di Trump in vista delle elezioni del 2028: lo sostiene Fox News. Un funzionario dell'amministrazione Trump, interpellato da Fox News Digital, ha affermato che il grido di battaglia di Vance per la "nuova destra", definita in senso lato come una coalizione di repubblicani che si allinea al movimento originale del presidente America First, si basa su 4 parole chiave: rimanere fuori dai conflitti esteri, rendere gli Usa un luogo accessibile per gli americani che desiderano crescere una famiglia e chiudere le frontiere.

Cnn: repubblicani scaricano Hegseth, possibile avvio impeachment prossima settimana

La Camera potrebbe votare già la prossima settimana per mettere sotto accusa il capo del Pentagono Pete Hegseth dopo che molti legislatori repubblicani, allarmati dalla disfatta alle midterm, si stanno affrettando ad attribuirgli la colpa dei risultati elettorali, sostenendo dietro le quinte che abbia avuto un ruolo chiave nel convincere Trump ad attaccare l'Iran senza una strategia di uscita. Lo sostiene la Cnn. Il deputato repubblicano Thomas Massie ha dichiarato di voler avviare una votazione per l'impeachment di Hegseth alla ripresa del Congresso la prossima settimana, e fonti repubblicane credono che la mozione venga approvata. Secondo quanto affermato da diversi repubblicani alla Cnn, che hanno chiesto di rimanere anonimi, Hegseth, fervente sostenitore della guerra, avrebbe esagerato le capacità degli Stati Uniti di vincere il conflitto in modo rapido e semplice, spiegando perché molti nel loro partito si stiano ora rivoltando contro il segretario alla Difesa. Lo accusano di continuare a sostenere l'escalation nonostante vi siano pochi segnali che i continui bombardamenti abbiano avvicinato l'Iran alla resa. La campagna contro l'ex anchorman di Fox arriva nonostante gli strateghi repubblicani di Camera e Senato abbiano ammesso in privato che i problemi del partito vanno ben oltre la guerra, provocando perdite paragonabili a quelle del 2008, che richiederanno anni per essere recuperate. Ma per ora, i leader del partito - e molti tra le loro fila - restano restii ad attribuire direttamente la colpa dei loro problemi a Trump. Anche tra i repubblicani della Camera non c'è la minima aspettativa che improvvisamente prendano le distanze dal presidente, a due anni dalla fine del suo mandato. Eppure, questa lealtà non si estende a Hegseth, il combattivo segretario alla Difesa che si è fatto pochi amici a Capitol Hill da quando ha assunto il comando del Pentagono.

Nuovo post della Casa Bianca dopo midterm: "Non andiamo da nessuna parte. È solo l'inizio"

La pesante sconfitta alle elezioni di metà mandato apre una resa dei conti del Partito repubblicano. Mentre la Casa Bianca invita i sostenitori a restare uniti, crescono critiche interne contro Donald Trump e la sua amministrazione. Nel mirino finiscono la guerra in Iran, il caro vita e una serie di controversie che, secondo gli esponenti conservatori, hanno allontanato gli elettori.

Casa Bianca su X dopo le midterm: 'Non andiamo via. È solo l'inizio'

Casa Bianca su X dopo le midterm: 'Non andiamo via. È solo l'inizio'

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Conte: "Gli americani bocciano la capocrazia, è la stessa che voleva Meloni"

"La reazione degli americani è stata anche un secco no alla 'capo-crazia', all'uomo solo al comando. Un modello che anche la Meloni ha provato a introdurre con il premierato". E il "segnale" che arriva dagli Usa "ci conforta, perché ci dimostra che le persone quando vogliono il cambiamento scendono in campo". Ma "questa sconfitta di Trump non significa che abbiamo già la vittoria in tasca anche qui in Italia". Lo sostiene, in un'intervista alla Stampa e al Messaggero, il leader del M5s Giuseppe Conte, che commenta l'esito delle elezioni americane di Midterm, sostenendo che "il campo progressista può battere le destre lavorando e dando risposte concrete ai problemi urgenti del Paese". Alla domanda se la vittoria dei democratici negli Usa, non sia una lezione per un campo progressista ancora impegnato "nei veti reciproci", Conte risponde così: "Infatti non sono tra coloro che pretendono di imporre che al centro ci sia un solo partito. Perché varie soggettività politiche possono arricchire l'offerta e raggiungere una più ampia platea di elettori". "Cercheremo ai tavoli di arrivare a una convergenza, ma sia chiaro che questo è il tempo delle scelte coraggiose e di proposte radicali", aggiunge il leader del M5s, sostenendo in conclusione che è necessario "lavorare sodo per offrire risposte concrete al malessere diffuso e alle tante diseguaglianze che sono aumentate nel nostro paese".

Usa, che poteri avranno i democratici contro Trump dopo la vittoria alle Midterm?

I democratici hanno trionfato alle elezioni di metà mandato. Quando si insedierà il nuovo Congresso, a gennaio 2027, avranno la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Per il presidente e la sua squadra si apre una nuova fase politica: gli equilibri cambiano e i suoi avversari potranno ostacolarlo più di adesso. Dall'approvazione del bilancio all'impeachment, cosa potranno fare esattamente? Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri" di Sky TG24 del 4 novembre.

Usa, i poteri dei dem contro Trump dopo la vittoria alle Midterm

Usa, i poteri dei dem contro Trump dopo la vittoria alle Midterm

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Tajani: "Il rapporto con gli Usa non cambia, su pensioni e scuola si può fare di più"

Il rapporto con gli Stati Uniti, dopo le elezioni di Midterm e la vittoria dei democratici, "non cambia granché". Sono "i nostri principali alleati, perché costituiscono l'altra faccia dell'Occidente e rappresentano la più grande democrazia al mondo". E "con questa manovra stiamo cercando di aiutare il ceto medio, i giovani, gli anziani. Faremo di tutto per migliorare la legge, intervenendo sulle pensioni e sulla scuola". Lo ha affermato, in alcuni passaggi di un'intervista al Messaggero, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Essere alleati degli Usa per noi significa dialogare a testa alta e a schiena dritta. Io non sono Maga e non lo sarò mai", ha aggiunto Tajani sostenendo che "essere alleati non significa essere sottomessi. È questo che la sinistra non capisce, perché troppo spesso manca di senso patriottico dello Stato e non coglie il fatto che l'interesse nazionale deve prevalere sulle posizioni politiche o ideologiche". La sinistra, ha spiegato ancora il vicepremier, "è sempre convinta di vincere fino al giorno prima del voto e il giorno dopo si accorge che era stato soltanto un sogno. Non solo. Pensano che le vittorie delle altre sinistre negli altri Paesi siano le loro. Ma non è così". Alla domanda se non crede che l'onda blu americana diventi l'onda lunga del Campo Largo, Tajani risponde infine così: "Io mi auguro l'onda azzurra di Forza Italia alle prossime elezioni". 

Cresce il nome di Sergio Gor per il post-midterm, potrebbe sostituire Rubio

A Washington, l'attenzione si concentra su chi potrebbe emergere all'interno dell'amministrazione Trump all'indomani della pesante sconfitta subita dai Repubblicani alle midterm. Un nome continua a ricorrere: quello di Sergio Gor, ambasciatore degli Stati Uniti in India. A scriverlo è il Washington Sun citando dieci persone a conoscenza delle dinamiche interne, secondo le quali Gor - già stretto collaboratore di Trump alla Casa Bianca e suo fedelissimo - sta preparando il terreno per un importante avanzamento di carriera in seguito al voto di metà mandato. Grazie ai suoi solidi contatti e all'accesso diretto a Trump, Gor ha assunto un ruolo sempre più rilevante in incontri di alto livello ed è considerato una figura chiave nei rapporti tra Washington e gran parte dell'Asia, nonché un confidente del Segretario di Stato Marco Rubio. Negli ambienti vicini a Trump, il nome di Gor circola ora come possibile candidato a posizioni di vertice per la seconda metà del mandato presidenziale. Secondo alcune fonti, il nome di Gor è stato fatto in relazione a diversi incarichi di grande peso, tra cui quello di capo di gabinetto della Casa Bianca o di successore di Rubio alla guida del Dipartimento di Stato. Al momento, né Rubio né l'attuale capo dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles, hanno manifestato pubblicamente l'intenzione di lasciare l'amministrazione.

Meloni: "Ora la sinistra riscoprirà gli Usa come alleati"

"Per i rapporti tra Italia e Stati Uniti non cambia nulla: per noi gli Usa sono un alleato fondamentale indipendentemente da chi li governa o dalle maggioranze parlamentari. A differenza della sinistra, che ora riscoprirà, come per magia, che gli Stati Uniti sono un grande alleato". E "se così sarà, tuttavia, non possiamo che esserne contenti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, parlando sul nuovo Qn, in edicola oggi, dell'esito delle elezioni americane di Midterm. "Non siamo soliti commentare le dinamiche di politica interna di altre nazioni", sostiene poi la premier, aggiungendo in conclusione che "gli americani hanno votato e il loro giudizio merita rispetto". 

Medvedev: "La sconfitta dei Repubblicani non influirà sui rapporti con la Russia"

La Russia, "a prescindere dalle elezioni nella lontana America, deve annientare il nemico sul campo di battaglia fino alla vittoria completa". Lo ha dichiarato il vicesegretario del consiglio di sicurezza russo, l'ex presidente Dmitry Medvedev, secondo il quale la sconfitta del repubblicani alle elezioni di midterm "non dovrebbe avere un impatto significativo per ora". "Ci interessano principalmente due cose: il conflitto in Ucraina e le sanzioni", ha scritto Medvedev sulla piattaforma Max. "Sull'Ucraina, l'attuale amministrazione sta avendo delle utili consultazioni, ma niente di più", ritiene il vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo. "Per quanto riguarda le sanzioni, la questione è più complessa, perché i Democratici minacciano di ripristinare un sostegno più attivo ai nazisti ucraini. Ma questo ripristino dovrebbe avvenire attraverso la legge del defunto terrorista Graham, e ciò rafforzerebbe 'Donnie'", ha osservato Medvedev. Secondo l'ex presidente russo i Democratici "cercheranno di far girare la ruota dell'impeachment" per indebolire Trump.  "L'introduzione di 'sanzioni infernali' potrebbe essere il risultato di uno scambio: restrizioni in cambio dell'abbandono dell'impeachment", ha osservato inoltre Medvedev. 

Meloni: "Rispetto per voto americani, rapporto tra Italia e Stati Uniti non cambia"

"Non siamo soliti commentare le dinamiche di politica interna di altre nazioni. Gli americani hanno votato e il loro giudizio merita rispetto". A dirlo a Qn è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a proposito dell’esito delle midterm americane. "Per i rapporti tra Italia e Stati Uniti - sottolinea - non cambia nulla: per noi gli Usa sono un alleato fondamentale indipendentemente da chi li governa o dalle maggioranze parlamentari. A differenza della sinistra, che ora riscoprirà, come per magia, che gli Stati Uniti sono un grande alleato. Se così sarà, tuttavia, non possiamo che esserne contenti".

Voter Poll condotto da Ssrs: 73% degli under 30 ha votato dem

Il 73% degli elettori tra i 18 e i 29 anni ha votato per un candidato democratico alla Camera, contro il 25% che ha scelto un repubblicano. È quanto emerge dal Voter Poll condotto da Ssrs tra gli elettori delle midterm. Alle presidenziali del 2024, la stessa fascia d'età si era divisa quasi equamente tra Donald Trump e Kamala Harris. I giovani tra i 18 e i 29 anni rappresentano il 14% di quanti hanno votato democratico alla Camera e il 6% di chi ha scelto i repubblicani. L'indagine è stata condotta dal 19 ottobre al 3 novembre su 81.290 elettori, con un margine d'errore di più o meno 0,5 punti percentuali.

Le prime pagine dei quotidiani di oggi 5 novembre: la rassegna stampa

Il risultato delle elezioni di midterm americane domina le aperture dei quotidiani in edicola oggi. Largo spazio per le analisi post voto, con la sconfitta di Trump e "l'onda blu" democratica che ha conquistato la maggioranza del Congresso. Spazio poi anche per gli sviluppi del caso Garlasco, per la morte di Tinto Brass e per le gare in Europa delle squadre italiane, tra Champions ed Europa League.

Le prime pagine dei quotidiani di oggi 5 novembre: la rassegna stampa

Le prime pagine dei quotidiani di oggi 5 novembre: la rassegna stampa

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Prosegue lo scrutinio in Mississippi, candidato dem in vantaggio con margine minimo

A quasi 24 ore dal successo storico dei Democratici che hanno ottenuto il controllo del Congresso statunitense, restano ancora in palio due seggi al Senato. In Alaska, lo scrutinio dovrebbe proseguire nel corso della giornata, mentre in Mississippi — roccaforte repubblicana — i Democratici potrebbero essere vicini a un risultato clamoroso: al momento, il candidato democratico Scott Colom è in vantaggio sulla senatrice repubblicana uscente Cindy Hyde-Smith per poco più di un migliaio di voti, con quasi il 96% delle schede scrutinate. Sebbene in alcuni stati una competizione così serrata farebbe scattare automaticamente un riconteggio, il Mississippi non prevede alcuna normativa in merito. (

Repubblicani attaccano: "Da Epstein all'aereo del Qatar tutta colpa di Trump"

Tutta colpa di Donald Trump. Dalla guerra in Iran ai lavori per la sala da ballo alla Casa Bianca, dallo scandalo Jeffrey Epstein all'Air Force One ricevuto dal Qatar, il presidente ha sbagliato tutto. Fra i repubblicani la battaglia è già partita per capire cosa è andato storto e tutti puntano il dito contro l'amministrazione. "E' difficile pensare a una Casa Bianca che abbia sabotato i candidati alla Camera e al Senato più di questa. E' il momento di un esame di coscienza per i repubblicani", ha scritto Marc Short, l'ex direttore degli affari legislativi di Trump, su X. "Dopo Biden, gli americani volevano un'economia che funzionasse. Invece hanno ricevuto una guerra, un debito di 40.000 miliardi di dollari e i dazi. E' il momento per i repubblicani di ritornare ai valori conservatori che li hanno caratterizzati per anni", ha dichiarato John Curtis, senatore dello Utah. 

Wall Street chiude in rally dopo le midterm, Dj a +3,03% e Nasdaq a +1,44%

Wall Street chiude la seduta con un rally all'indomani delle elezioni di midterm che hanno visto uno tsunami blu, con i democratici che hanno ripreso il controllo del Congresso: il Dow Jones sale del 3,03%, a 53.356,12 punti, mettendo a segno il maggior rialzo giornaliero dal 9 aprile del 2025, il giorno in cui il presidente Donald Trump decise di sospendere molti dei cosiddetti dazi del 'giorno della liberazione'. Il Nasdaq guadagna l'1,44%, a 25.736,51 punti, mentre l'S&P 500 si attesta a quota 7.688,62 (+1,58%). 

Trump: "Posso collaborare con i dem al Congresso su più questioni di quanto si pensi"

Donald Trump ha detto di poter collaborare con le maggioranza democratica del prossimo Congresso su "molte più questioni di quanto si pensi", all'indomani della clamorosa sconfitta repubblicana alle midterm che hanno consegnato ai democratici una solida maggioranza sia al Senato sia alla Camera. In una breve conversazione telefonica con la Cnbc, il presidente americano ha espresso fiducia sugli ultimi due anni del suo mandato. 

I leader del movimento Maha pronti a collaborare con i democratici

I leader del movimento 'Make America Health Again' (Maha) hanno manifestato il desiderio di collaborare con i democratici, all'indomani della pesante sconfitta alle midterm degli alleati repubblicani. Alcuni esponenti dem, tra cui l'epidemiologo Abdul El-Sayed, senatore eletto nel Michigan ed ex funzionario della sanità pubblica, hanno aperto al dialogo con gli elettori Maha. Tony Lyons, a capo di diversi comitati politici e organizzazioni non profit legati al movimento che hanno sostenuto i repubblicani, ha detto che i Maha devono rafforzarsi collaborando con aziende e politici di qualsiasi schieramento. "Ci sono brave persone in tutto lo spettro politico che vogliono farne parte", ha dichiarato Lyons ai sostenitori durante una diretta streaming. "Il nostro obiettivo non è mai stato limitato a una singola tornata elettorale", ha aggiunto. 

Casa Bianca: "Trump rimarrà sempre impegnato contro tirannia"

“Il presidente Donald Trump rimarrà sempre impegnato nella lotta contro la tirannia di matrice statale”. Lo riferisce la Casa Bianca su X. “L'America non sarà mai, in nessun caso, un Paese comunista”, afferma il tycoon.

Bannon chiede a Trump di istituire "commissione per indagare su guerra con Iran"

Steve Bannon, l'ex consigliere del presidente Donald Trump, riposizionandosi come voce autorevole nei podcast Maga, ha chiesto all’inquilino della Casa Bianca di nominare una commissione presidenziale incaricata di indagare e rendere pubblici i risultati sulla guerra degli Stati Uniti con l’Iran, sostenendo che ciò è “necessario per riconquistare la fiducia degli americani”. Parlando nel suo podcast ‘Bannon’s WarRoom’, l'ex consigliere ha dichiarato che “abbiamo bisogno di una commissione presidenziale, composta da cittadini e istituzioni statunitensi, che indaghi formalmente su quanto accaduto il 7 ottobre. Se gli israeliani non intendono farlo per ragioni politiche, è una loro scelta: si tratta del loro Paese”. 

Casa Bianca: "Non andiamo da nessuna parte. Bloccatevi, patrioti. E' appena l'inizio"

"Non andiamo da nessuna parte. Bloccatevi, patrioti. Abbiamo appena iniziato". In un post su X, la Casa Bianca continua a ostentare tranquillità, mentre i leader del partito repubblicani di tutto il Paese continuano ad analizzare le ragioni della pesantissima sconfitta incassata alle midterm. Il presidente Donald Trump e molti dei suoi alleati hanno riconosciuto il peso della guerra in Iran e il crescente costo della vita sull'incapacità del Grand Old Party di tenere il controllo del Congresso, ora finito saldamente nelle mani dei democratici, suggerendo che gli elettori erano frustrati dall'aumento dei prezzi del gas che è stato uno degli effetti più penalizzanti del conflitto per i consumatori americani. 

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