Trump Mr. Veto, cosa significa e cos'è il potere di veto del presidente degli Stati Uniti
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Una sconfitta sonora, accettata a parole ma con il solito atteggiamento ondivago e quella foto col cappellino rosso e la scritta Veto che torna a sventolare la minaccia di blocco totale delle leggi del Congresso. Donald Trump sta vivendo ore particolari dopo il nettissimo successo dei democratici alle elezioni di Midterm. E per quanto abbia affermato a Politico di non voler "stare due anni a mettere il veto su tutto" e abbia confermato di essere pronto a collaborare con i suoi oppositori, la sua imprevedibilità e i poteri conferitigli dalla Costituzione rendono comunque concreta la minaccia del veto. Ma che cosa è il potere di veto del presidente degli Stati Uniti d’America?
Quello che devi sapere
Come funziona il potere di veto
A garantire la prerogativa del veto al capo dello Stato è l’articolo I sezione 7 della Costituzione statunitense. Il presidente ha la possibilità di bloccare le leggi del parlamento a lui non gradite in ragione della “presentment clause”, che prevede la necessità della sua firma su qualsiasi legge approvata dal Congresso. Il termine per la firma presidenziale è di 10 giorni entro i quali possono verificarsi diversi scenari: la legge viene firmata e diventa effettiva nei confronti di tutti i cittadini; il presidente oppone il veto e rimanda di fatto il disegno di legge al congresso con la motivazione del suo rifiuto; il presidente non firma né oppone il veto. In quest’ultimo caso specifico possono verificarsi due situazioni: se il Congresso è convocato e lavora il disegno di legge diventa norma; se i suoi lavori sono “rinviati” la restituzione del disegno di leggo diventa impossibile così come la sua trasformazione in legge.
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Come può essere superato il veto del presidente Usa
Nel caso in cui il presidente opponga il veto, il Congresso può comunque superarlo (override the veto). Per farlo, però, serve una maggioranza qualificata di due terzi dei componenti, una procedura particolare e complessa in un sistema bipartitico piuttosto rigido.
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Il primo a usarlo e quello che lo ha usato di più
Il primo veto fu opposto da George Washington il 5 aprile del 1792, che respinse un disegno di legge per la redistribuzione dei seggi nella Camera in favore degli Stati del Nord. Il presidente recordman dei veti è invece Franklin Delano Roosevelt, che nella sua lunga presidenza durata 12 anni attraversando la Seconda Guerra Mondiale, utilizzò questo potere ben 635 volte.
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Il tentativo di estensione nel 1996
Il veto viene posto su un disegno di legge nella sua interezza. Nel 1996 il Congresso tentò di modificarne i confini con il “Line Item Veto Act”, che ne estendeva l’applicazione anche solo ad alcune specifiche parti del disegno di leggo. La Corte Suprema respinse però la norma, dichiarandola incostituzionale, con la sentenza Clinton v. City of New York del 1998.
Il veto non libera il presidente dal controllo del parlamento
Il potere di veto permette al presidente di paralizzare l’attività legislativa del Congresso ma non di portare avanti il proprio programma scavalcando Camera e Senato. Il rischio concreto, quindi, è quello di un incrocio tra la situazione dell’Anatra Zoppa (un presidente non sostenuto da una maggioranza parlamentare e che quindi vede fortemente limitati i suoi poteri e la sua attività) e la paralisi legislativa prodotto da un uso indiscriminato del potere di veto. Per superare questa situazione, la soluzione più ovvia (ma non necessariamente semplice) è il dialogo e la mediazione tra le parti nel nome dell’interesse nazionale. Il presidente può comunque emettere ordini esecutivi che non necessitano del voto del Congresso, ma questi atti hanno poteri limitati: non possono stanziare nuovi fondi federali e rischiano di incorrere nei ricorsi legali delle opposizioni e nelle sentenze contrarie dei tribunali federali.
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Lo sprint dell'anatra zoppa
La strategia che verosimilmente sarà attuata dai repubblicani è quella del “lame-duck sprint”, lo scatto dell’anatra zoppa. Il nuovo Congresso si insedierà infatti a partire dal 3 gennaio del 2027, fino a quel momento il presidente e il suo partito hanno due mesi di tempo per approvare quanti più provvedimenti possibili, selezionando quelli che ritengono prioritari. Un punto, quest’ultimo, che divide già il Gop, in particolare sulla questione della spesa federale, su cui alcuni vorrebbero spingere e altri invece ritengono non sia possa calcare la mano più di tanto. Esistono diversi precedenti sull’utilizzo del “lame-duck sprint”, il più eclatante dei quali risale al periodo che seguì le dimissioni di Richard Nixon in seguito al Watergate e le elezioni di Midterm del 1974, quando il Congresso uscente a maggioranza repubblicana approvò 138 leggi sostanziali in un mese. Nel 1998 lo scatto dell’anatra zoppa fu utilizzato ancora dai repubblicani per approvare l’impeachment al presidente Bill Clinton per spergiuro e ostruzione alla giustizia prima che la loro maggioranza si riducesse nettamente per via dei risultati delle elezioni di metà mandato.
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