Nuova scure israeliana sugli aiuti umanitari a Gaza. Il ministero per gli affari della diaspora e la lotta all'antisemitismo ha comunicato a 37 grandi organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Medici senza frontiere, che dovranno cessare tutte le operazioni entro 60 giorni, a meno che non forniscano informazioni personali sui propri dipendenti per motivi di "sicurezza". Una mossa che ha suscitato lo sdegno dell'Onu e la protesta dell'Ue
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Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, afferma che Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi nel territorio sono "ospiti" a cui Israele si limita a permettere di vivere lì per ora.
Nuova scure israeliana sugli aiuti umanitari a Gaza. Il ministero per gli affari della diaspora e la lotta all'antisemitismo ha comunicato a 37 grandi organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Medici senza frontiere, che dovranno cessare tutte le operazioni entro 60 giorni, a meno che non forniscano informazioni personali sui propri dipendenti per motivi di "sicurezza". Una mossa che ha suscitato lo sdegno dell'Onu e la protesta dell'Ue, per il timore di nuovi rallentamenti nella fornitura di aiuti e la sicurezza del personale. L'Alta Corte di Giustizia israeliana ha bloccato l'indagine disposta dal governo di Netanyahu sulle falle nella sicurezza che hanno consentito l'eccidio del 7/10 e sulla gestione dell'emergenza.
Gli approfondimenti:
- Piano di pace per Gaza: il testo integrale dell'accordo
- Da Oslo a Sharm el Sheik, i piani di pace degli ultimi decenni
- Chi sono gli ostaggi israeliani rilasciati da Hamas
- Dagli ostaggi rilasciati alle vittime, i numeri della guerra
- Quali Paesi riconoscono lo Stato palestinese e quali sono contrari. LA MAPPA
- Blocco E1: cos’è l’insediamento di Israele che divide la Cisgiordania
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Per tutti gli aggiornamenti segui il liveblog sul Medioriente di sabato 3 gennaio.
Gaza, Guterres chiede a Israele di revocare il bando delle Ong. LIVE
Vai al contenutoGuterres chiede a Israele di rivedere decisione su divieto accesso Ong a Gaza
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha chiesto a Israele di rivedere la sua decisione di vietare l’accesso alla Striscia di Gaza a numerose organizzazioni umanitarie internazionali. Antonio Guterres, "è molto preoccupato per l’annuncio delle autorità israeliane di sospendere le operazioni di diverse Ong internazionali nei territori palestinesi occupati" e "chiede che questa misura venga annullata", ha sottolinea in una nota il portavoce Stéphane Dujarric.
Iran, almeno 10 morti da inizio proteste contro carovita
Almeno dieci persone sono morte nelle proteste contro il carovita esplose in Iran mercoledì scorso. Lo riferiscono i media statali e le associazioni per i diritti umani iraniane. Tra le vittime, secondo le autorità di Teheran, c'è un uomo che le autorità hanno identificato come un membro della forza paramilitare Basij affiliata alle Guardie Rivoluzionarie d'élite. La televisione di Stato riporta anche l'arresto di un numero imprecisato di persone in un'altra città occidentale, Kermanshah, accusate di aver fabbricato bombe molotov e pistole artigianali. I media iraniani affermano che due individui pesantemente armati sono stati arrestati nell'Iran centrale e occidentale prima che potessero compiere gli attacchi. Sulle reti sociali girano video che mostrerebbero violenti scontri tra dimostranti e forze dell'ordine a Kermanshah, con spari da entrambe le parti.
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Gaza, ipotesi divisione della Striscia in due parti: cosa sappiamo
La possibile nuova idea americana per la Striscia di Gaza vedrebbe una divisione in due aree, una sotto il controllo di Israele e l'altra sotto Hamas. L'ipotesi è circolata dopo la visita del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in Israele. Ecco di cosa si tratta.
Gaza, ipotesi divisione della Striscia in due parti: cosa sappiamo
Vai al contenutoYemen, Emirati annunciano completamento ritiro truppe
Il ministro della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato in un comunicato il completamento del ritiro di tutte le truppe dallo Yemen. Gli Emirati si erano impegnati a "porre fine alla presenza limitata di squadre speciali" presenti dal 2019. Il Paese del Golfo ha così riferito "la fine delle attività di combattimento in contrasto al terrorismo nel quadro di una valutazione complessiva delle necessità della fase attuale, in linea con gli impegni degli Emirati e del loro ruolo nel sostegno alla sicurezza e alla stabilità regionali". Gli Emirati sono accusati dall'Arabia Saudita di sostenere i movimenti separatisti nel Sud del Paese, da 12 anni straziato da una guerra civile che ha visto i ribelli filoiraniani Houthi strappare vaste aree, inclusa la capitale Sana'a, al governo riconosciuto dall'Onu, sostenuto militarmente da Riad.
Israele, l'Alta Corte blocca i lavori della commissione sul 7 ottobre
"Il governo non può indagare su sé stesso", la tesi di gran parte dell'opposizione, di attivisti per i diritti civili e anche di alcuni dei familiari delle vittime.
Israele, l'Alta Corte blocca i lavori della commissione sul 7 ottobre
Vai al contenutoPolizia iraniana: 'Comprendiamo la protesta ma non tollereremo il caos'
Un portavoce della polizia iraniana ha dichiarato ai manifestanti che da giorni protestano per il carovita che le autorità comprendono le loro richieste di miglioramento economico, ma ha avvertito che i servizi di sicurezza non tollereranno il "caos". "Queste proteste di natura puramente economica e civica esprimono la volontà del popolo di migliorare le proprie condizioni di vita", ha dichiarato il portavoce Said Montazeralmahdi in una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa Isna. "La polizia distingue chiaramente tra le legittime richieste del popolo e le azioni distruttive... e non permetterà ad alcun nemico di trasformare i disordini in caos".
Media: 'In Iran almeno 10 morti nelle proteste in tre giorni'
In Iran i media e i gruppi per i diritti umani affiliati allo Stato hanno segnalato almeno 10 morti da mercoledì, tra cui un uomo che le autorità hanno dichiarato essere un membro della forza paramilitare dei Basiji: lo scrive la Reuters sul suo sito.
Gaza, ipotesi 'Project Sunrise' per la ricostruzione: ecco l'idea Usa
Il progetto dell'amministrazione americana vede una Striscia completamente rinnovata con resort di lusso sul mare, treni ad alta velocità e reti digitali ottimizzate con l'IA. Secondo il "Wall Street Journal", il piano sarebbe già stato presentato a potenziali Paesi donatori, tra cui ricchi emirati, Turchia e Egitto. Ma ci sono dubbi sulla sua fattibilità.
Gaza, ipotesi 'Project Sunrise' per la ricostruzione: ecco l'idea Usa
Vai al contenutoMedia: 'Usa non hanno cambiato assetto militare dopo minaccia Trump a Iran'
Gli Usa non hanno apportato cambiamenti significativi ai livelli delle loro truppe e non sono stati avviati preparativi in Medio Oriente dopo la minaccia di Donald Trump di intervenire in soccorso dei manifestanti iraniani se verranno uccisi dal regime di Teheran. Lo ha detto un dirigente statunitense alla Cnn. Secondo funzionari a conoscenza della questione, Washington ha diverse opzioni per sostenere i manifestanti iraniani, anche se molte non arrivano a un intervento militare completo. Tra queste vi sono misure già adottate dall'amministrazione Biden durante le vaste proteste del 2022, come il rafforzamento della connettività internet tramite satelliti, che ostacolerebbe i tentativi del regime di interrompere l'accesso alle informazioni. Potrebbero inoltre includere nuove sanzioni contro esponenti del regime o settori dell'economia iraniana. E se Trump desse l'ordine, gli Stati Uniti potrebbero perseguire azioni più riservate, comprese operazioni informatiche per interrompere le attività del regime.
La guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anni
Il 7 ottobre del 2023 i terroristi sono penetrati nel Sud dello Stato ebraico, attaccando i kibbutz vicini al confine con la Striscia di Gaza, uccidendo famiglie e sequestrando persone. Le vittime del massacro, in totale, sono state circa 1.300.
Israele ha risposto lanciando l’operazione 'Spade di Ferro' con massicci bombardamenti su Gaza, a cui poi è seguita un'offensiva di terra che ha portato all’invasione della Striscia, che ancora oggi è stretta nella morsa israeliana. Si contano oltre 60mila morti. Nel corso dei mesi, il conflitto si è allargato a Hezbollah nel Sud Libano e all'Iran.
La guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anni
Vai al contenutoLa questione israelo-palestinese, cos'è e come è nata
L'attacco del 7 ottobre 2023 lanciato da Hamas contro Israele e la conseguente offensiva a Gaza hanno riacceso i riflettori su una contrapposizione che va avanti da decenni e su cui finora non si è riusciti a trovare una soluzione definitiva. Anche se, negli anni, qualche tentativo è stato fatto. Ultimo, il piano Usa accettato dalle due parti (anche se solo per quanto riguarda la prima fase) nell'ottobre del 2025.
La questione israelo-palestinese, cos'è e come è nata
Vai al contenutoUnifil: "Colpi dall'Idf a 50 metri dai nostri peacekeeper in sud Libano"
Spari partiti da una "posizione dell'Idf" situata "a sud della Linea blu" tra Libano e Israele sono arrivati in due occasioni ravvicinate a "circa 50 metri" da pattuglie di membri dell'Unifil vicino a Kafer Shouba: lo ha reso noto la forza militare Onu su X. "In entrambi i casi non sono stati riportati danni o feriti", ha aggiunto l'Unifil. "I peacekeeper impegnati in un pattugliamento vicino a Kafer Shouba hanno segnalato quindici colpi di armi leggere a non più di cinquanta metri da loro", si legge nella nota. "Meno di venti minuti dopo, una seconda pattuglia nella stessa zona ha segnalato circa 100 colpi di mitragliatrice arrivati a circa cinquanta metri". "Ribadiamo il nostro invito all'Idf a cessare gli atteggiamenti aggressivi e gli attacchi contro o vicino ai nostri peacekeeper", dice la nota della forza Onu, che denuncia come tali situazioni "stanno accadendo ripetutamente".
Jared Kushner, chi è il genero di Trump e il ruolo tra Israele e Hamas
Del genero del presidente americano Donald Trump (marito della figlia Ivanka), si è tornati a parlare dopo l'accordo di tregua tra Israele e Hamas, siglato dopo oltre due anni di conflitto. Insieme a Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Ucraina e in Medio Oriente, Kushner ha avuto un ruolo attivo nelle trattative tra le parti: ecco chi è.
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Vai al contenutoAccordi di Abramo, cosa sono e cosa prevedono
Nel 2020 gli sforzi diplomatici hanno portato a una serie di intese con l’obiettivo di normalizzare le relazioni tra Israele e diversi Paesi arabi. Gli accordi furono mediati dagli Usa durante la prima presidenza di Donald Trump. L’escalation in Medio Oriente degli ultimi due anni ha più volte fatto vacillare gli accordi. Ecco cosa sapere.
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Vai al contenutoL'Unifil denuncia spari da parte dell'Idf, nessun ferito
Il contingente delle Nazioni Unite Unifil, di stanza al confine tra Israele e Libano, ha riferito su X che le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro le loro posizioni. Non si registrano feriti.
Israele-Palestina, da Oslo a Sharm: i piani di pace negli anni
Dagli accordi di Camp David al vertice di Sharm el-Sheikh, da tempo si cerca una via diplomatica per la pace in Medio Oriente. Un percorso costellato da tanti fallimenti. Ora, con la firma dell'accordo sulla prima fase del piano Trump per Gaza, l'impressione è di essere a una svolta. Dalla stretta di mano Rabin-Arafat alle proposte per “Due Stati, due popoli”: ecco le tappe per risolvere la questione israelo-palestinese.
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Vai al contenutoMedia: "Israele gestirà valico di Rafah tramite un sito d'ispezione"
Le forze di sicurezza israeliane si stanno preparando a ricevere una direttiva dai vertici politici per riaprire il valico di frontiera di Rafah in entrambe le direzioni nei prossimi giorni. Lo riferisce Channel 12, aggiungendo che domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu terrà una riunione consultiva sulla sicurezza, durante la quale dovrebbe condividere le concessioni concordate durante l'incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, anzitutto la riapertura del valico.
Per soddisfare le preoccupazioni di sicurezza israeliane, Israele sta pianificando di gestire un "sito di ispezione" sul lato palestinese del valico di frontiera di Rafah per verificare cosa entra ed esce dalla Striscia, afferma la rete. Non viene specificato se il sito di ispezione sarà gestito da soldati sul territorio o con mezzi tecnologici.
Ong a Tajani: "Deregistrazione in Palestina è restrizione dello spazio umanitario"
Le reti della società civile italiana Aoi - Associazione delle Ong Italiane, Cini - Coordinamento Italiano delle Ong Internazionali, Link 2007 e la Piattaforma delle Organizzazioni della Società Civile in Medio Oriente e Mediterraneo hanno inviato una lettera formale al ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e all'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) per denunciare le gravi restrizioni imposte dal Governo israeliano all'operatività delle Ong internazionali nei Territori Palestinesi Occupati. Le reti firmatarie denunciano che il nuovo quadro normativo israeliano sulla registrazione delle Ong internazionali è "iniquo, sproporzionato e fortemente discrezionale, e consente l'esclusione delle organizzazioni sulla base di criteri vaghi e non verificabili". Particolare preoccupazione suscita, sottolineano, "il recente comunicato del ministero israeliano per la Diaspora e la Lotta all'Antisemitismo, che assimila l'azione umanitaria a una possibile copertura per attività terroristiche, delegittimando l'intero settore umanitario attraverso accuse gravi formulate al di fuori di procedimenti giudiziari indipendenti". "Non si tratta di casi isolati, ma di una politica sistematica di restrizione dello spazio umanitario. Impedire l'operatività di decine di Ong internazionali - sottolineano nella lettera - significa colpire direttamente il diritto dei civili a ricevere assistenza salvavita e compromettere l'azione della cooperazione internazionale, inclusa quella italiana. L'intero sistema internazionale dell'aiuto umanitario è a rischio".
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ActionAid: "La cancellazione delle organizzazioni umanitarie da Gaza costerà vite umane"
"La decisione del governo israeliano di cancellare ActionAid e altre organizzazioni umanitarie internazionali dalla registrazione è un atto deliberato che avrà conseguenze mortali". Lo afferma il direttore nazionale di ActionAid Palestine Jamil Sawalmeh. "In un momento di catastrofica necessità, questa decisione - aggiunge - interromperebbe l'assistenza salvavita ai civili nei Territori Palestinesi Occupati e costituirebbe una chiara e documentata violazione degli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale umanitario. In quanto potenza occupante, Israele è legalmente tenuto a garantire il benessere della popolazione occupata e a consentire il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari quando le risorse locali sono insufficienti. Questa decisione viola direttamente questi obblighi. L'impatto delle organizzazioni umanitarie internazionali è vasto e non c'è dubbio che questa decisione costerà vite umane. Solo nel 2025, ActionAid e i nostri partner hanno sostenuto più di 634.000 persone nei territori palestinesi occupati con cibo, acqua, alloggio e servizi essenziali. Il nostro lavoro è visibile ogni giorno attraverso incredibili partner locali che lavorano instancabilmente per mantenere aperte le cliniche, raggiungere le famiglie con cibo e alloggio e garantire che donne e famiglie possano accedere alle cure nelle circostanze più disperate". Secondo il direttore, "non si tratta di pratiche burocratiche o processi, ma di ostacolare gli aiuti e mettere a tacere gli attori umanitari indipendenti. Prove crescenti e resoconti di prima mano confermano che Israele sta commettendo un genocidio e accelerando l'annessione". ActionAid sta "perseguendo urgentemente vie legali e diplomatiche - conclude - per contestare questa decisione e non smetterà di invitare la comunità internazionale ad agire con decisione per prevenire un collasso umanitario del tutto prevedibile".

©Ansa
Mamdani revoca misure sull' antisemitismo. L'ira di Israele
Nel suo primo giorno da sindaco di New York, dopo aver giurato sul Corano, Zohran Mamdani finisce nel mirino di Israele e di parte della comunità ebraica per aver cancellato una serie di misure emanate dal suo predecessore Eric Adams contro l'antisemitismo. Tra queste anche un ordine per adottare la definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), che equipara alcune forme di critica a Israele, come l'opposizione al carattere etnicamente ebraico dello Stato, all'antisemitismo. Mamdani ha revocato anche il provvedimento che vietava alle agenzie cittadine di perseguire politiche economiche punitive come boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni contro Israele. Un altro ordine annullato incaricava il commissario della polizia di New York di valutare proposte per regolamentare le attività di protesta in prossimità dei luoghi di culto, dopo le manifestazioni davanti ad una sinagoga dell'Upper East Side che ospitava un evento a favore dell'immigrazione in Israele e che avevano suscitato accuse di antisemitismo. Il neo primo cittadino ha invece mantenuto l'ufficio per la lotta all'antisemitismo. Immediata la reazione del ministero degli esteri israeliano: "Già nel suo primissimo giorno da sindaco di New York, Mamdani mostra il suo vero volto: elimina la definizione Ihra di antisemitismo e rimuove le restrizioni al boicottaggio di Israele. Questa non è leadership. È benzina antisemita gettata su un fuoco acceso". Critiche anche da alcuni leader ebraici di orientamento conservatore ed esponenti politici repubblicani, come la consigliera comunale Inna Vernikov: "Gli antisemiti filo-Hamas incoraggiati" dal sindaco "stanno arrivando!", ha scritto sui social.
Ministro israeliano: "La guerra con la Siria una questione di tempo"
Una guerra tra Israele e la Siria "è solo questione di tempo". Lo ha dichiarato il ministro israeliano per gli Affari della Diaspora, Amichai Chikli, in un'intervista a I24. "Il presidente siriano è un membro dell'Isis e un sostenitore dell'Islam radicale", ha affermato Chikli. Un mese fa il ministro aveva condiviso su X un video della parata militare tenuta a Damasco a un anno della caduta di Assad nel quale i soldati cantano slogan che invocano la liberazione di Gaza. "Una guerra con la Siria è inevitabile", aveva commentato Chikli.
Protesta di 53 ong: "Con le norme di Israele assistenza umanitaria a Gaza a rischio"
Le nuove norme di registrazione delle ong introdotte da Israele "minacciano di bloccare le operazioni" delle stesse a Gaza e in Cisgiordania, "in un momento in cui i civili affrontano bisogni umanitari urgenti e diffusi": è quanto denunciato in un comunicato firmato da 53 organizzazioni, tra cui Medici senza frontiere (Msf), Oxfam e Amnesty International. La nota ricorda che il 30 dicembre scorso "37 ong internazionali hanno ricevuto notifica ufficiale che le loro registrazioni sarebbero scadute il 31 dicembre 2025", circostanza che avrebbe avviato "un periodo di 60 giorni dopo il quale alle ong verrà richiesto di cessare le attività a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est". Rispetto ai requisiti stabiliti da Israele per concedere le autorizzazioni per operare in queste zone, tra cui informazioni dettagliate sul personale delle diverse organizzazioni, le 53 firmatarie del comunicato sostengono che "non si tratta di una questione tecnica o amministrativa, ma di una scelta politica deliberata con conseguenze prevedibili" e che "le ong non possono trasferire dati personali sensibili a una parte del conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari". Il comunicato avverte dunque che "se le registrazioni venissero lasciate scadere, il governo israeliano ostacolerebbe l'assistenza umanitaria su larga scala". Le ong chiedono a Israele di "sospendere immediatamente le procedure di de-registrazione" e ai "governi donatori" di "usare tutta la capacità di influenza possibile per garantire la sospensione e l'annullamento di queste misure".
Ex ostaggio israeliana accusa Hamas di abusi sessuali
Una donna israeliana, ex ostaggio di Hamas, ha dichiarato in un'intervista televisiva di essere stata vittima di molteplici aggressioni sessuali all'inizio della sua prigionia a Gaza. "Nessuno mi dirà più di stare zitta. Sono qui, ho vinto", ha dichiarato la venticinquenne Romi Gonen in due interviste a Canale 12, l'ultima delle quali è andata in onda giovedì sera. La giovane ha descritto "diverse forme di violenza sessuale in prigionia, perpetrate da quattro uomini diversi, con diversi gradi di gravità". Senza mai usare esplicitamente la parola "stupro", ha chiaramente lasciato intendere di essere stata vittima. Diversi uomini israeliani e un'altra donna hanno già affermato di aver subito aggressioni sessuali durante la prigionia. Hamas non ne ha mai ammesso nessuna. Un giorno, ha raccontato, "è successo tutto nella stanza, senza alcun rumore. Ho iniziato a piangere in modo incontrollabile". A un certo punto, ricorda, "ho pensato tra me e me: 'Romi, tutto Israele pensa che tu sia morta, quando in realtà sarai la loro schiava sessuale per sempre.'". Romi Gonen si trovava al festival musicale Nova a Reim, vicino a Gaza, quando fu rapita il 7 ottobre 2023. Non fu rilasciata fino al gennaio 2025. Contattata dall'Afp, Hamas ha "tutte false" le accuse. Il mese scorso, Amnesty International ha accusato Hamas e altri gruppi armati palestinesi di crimini contro l'umanita', tra cui tortura, sparizioni forzate, stupri e "altre forme di violenza sessuale". Hamas ha respinto fermamente il rapporto, ritenendo "dolosi" i motivi della sua pubblicazione.
Iran, Araghchi: "Le parole di Trump avventate e pericolose, nostro esercito in allerta"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato duramente alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si è detto "pronto a intervenire in soccorso" dei manifestanti iraniani vittime, a suo dire, di violenze da parte delle autorità. "Dal momento che il presidente Trump ha dispiegato la Guardia Nazionale all’interno dei confini degli Stati Uniti, dovrebbe sapere più di chiunque altro che gli attacchi criminali contro la proprietà pubblica non possono essere tollerati", ha affermato Araghchi.
Il capo della diplomazia di Teheran ha definito le parole di Trump "avventate e pericolose", sostenendo che siano "probabilmente influenzate da chi teme la diplomazia o ritiene erroneamente che sia inutile". Araghchi ha precisato su X che in Iran "alcuni cittadini colpiti dalla volatilità temporanea dei tassi di cambio hanno recentemente protestato in modo pacifico, come è loro diritto", ma ha anche ammesso che si sono verificati "episodi isolati di violenza", tra cui l’attacco a una stazione di polizia e il lancio di bottiglie Molotov contro agenti.
"Come già accaduto in passato, il grande popolo iraniano respingerà con forza qualsiasi interferenza nei propri affari interni - ha aggiunto il ministro, avvertendo che - le nostre potenti forze armate sono in stato di allerta e sanno esattamente dove colpire in caso di violazione della sovranità iraniana”.
Dal Medioriente al Sudan alla Cambogia: tutti i fronti aperti del 2026
Nel 2025 la guerra è tornata centrale e il 2026 si annuncia altrettanto instabile. Dal Medioriente all’Ucraina, passando per Africa e Pacifico, report internazionali segnalano conflitti in corso e nuovi focolai pronti a esplodere, con rischi globali e umanitari crescenti.
Dal Medioriente al Sudan alla Cambogia: tutti i fronti aperti del 2026
Vai al contenutoIdf: "Colpiti siti infrastrutturali terroristici di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale"
Media, Israele chiese a Qatar più fondi a Hamas prima del 7/10
Circa un mese prima dell'attacco del 7 ottobre, Israele avrebbe chiesto al Qatar di aumentare i fondi trasferiti a Hamas nella Striscia di Gaza, dopo minacce di una possibile escalation violenta da parte del gruppo. Lo riporta il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth. Secondo il giornale, la richiesta, avanzata nel settembre precedente, sarebbe stata trasmessa all'inviato del Qatar a Gaza, Mohammed al-Emadi, per conto del governo israeliano dall'allora capo del Distretto Sud dello Shin Bet, dal coordinatore israeliano delle attività governative nei Territori e da altri rappresentanti di Israele. L'incontro si sarebbe svolto in un hotel di Gerusalemme. Il quotidiano aggiunge che circa un mese prima di quell'incontro un alto funzionario qatariota avrebbe incontrato a Gaza l'allora leader di Hamas, Yahya Sinwar, per preparare i colloqui di al-Emadi con i funzionari israeliani. Dopo aver lasciato la Striscia, il Qatar avrebbe informato Israele che Hamas puntava a mantenere la stabilità. L'inchiesta dello Shin Bet sugli eventi del 7 ottobre, pubblicata nel marzo 2025, ha sostenuto che i finanziamenti qatarioti hanno contribuito all'armamento di Hamas. "Hamas ha sfruttato quegli anni per rafforzare le proprie capacità militari, in larga misura grazie al sostegno strategico dell'Iran e all'uso dei fondi provenienti dall'Iran e dal Qatar", si legge nel rapporto. L'ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu, aveva confermato a marzo che, secondo le conclusioni dell'apparato di sicurezza, a partire dal marzo 2022 Hamas avrebbe dirottato circa 4 milioni di dollari verso la propria ala militare.
Angelina Jolie visita valico di Rafah in Egitto
La star di Hollywood Angelina Jolie ha visitato il lato egiziano del valico di Rafah verso Gaza, dove ha parlato con membri della Mezzaluna rossa e camionisti che trasportavano aiuti umanitari. Secondo i media locali, l'attrice ed ex inviata speciale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha compiuto la visita per verificare le condizioni dei palestinesi feriti trasferiti in Egitto e per verificare la distribuzione degli aiuti nel territorio devastato.
Israele: Mamdani è benzina sul fuoco dell'antisemitismo
L'insediamento di Zohran Mamdani come nuovo sindaco di New York "e' come gettare benzina sul fuoco dell'antisemitismo". E' quello che si legge sul profilo X del ministero degli Esteri israeliano, secondo cui "Mamdani sta mostrando la sua vera natura: sta rimuovendo la definizione di antisemitismo dell'IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) e revocando le restrizioni al boicottaggio di Israele. Questa non e' leadership". Il governo israeliano aveva gia' mostrato la sua antipatia per Mamdani quando ha vinto le elezioni il 4 novembre: diversi ministri - soprattutto quelli piu' radicali - che lo avevano accusato di essere un "islamista dichiarato", "antisemita" e "nemico di Israele".
Accendono candela, madre e figlio morti in rogo tenda Gaza
Una madre e il suo bambino sono morti ieri sera dopo che la tenda in cui vivevano ha preso fuoco nello stadio Yarmouk di Gaza City. Lo ha riferito la Protezione Civile Palestinese. Sebbene non ci sia ancora una spiegazione ufficiale per l'incendio, fonti locali nell'enclave, citate da organi di stampa palestinesi, riferiscono che l'incendio e' divampato quando la famiglia ha acceso una candela all'interno della tenda per proteggersi dal freddo e dalla mancanza di elettricita'. Da meta' dicembre forti temporali con pioggia e vento si sono abbattuti sulla devastata Striscia di Gaza, causando allagamenti nei campi improvvisati dove vive la maggior parte dei palestinesi sfollati o di coloro che hanno perso la casa.
Israele impedisce accesso a Gaza a 37 organizzazioni internazionali
Israele ha approvato il divieto di accesso alla Striscia di Gaza per 37 organizzazioni internazionali che non avrebbero fornito gli elenchi dei propri dipendenti, come richiesto da una nuova normativa. Secondo il Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta contro l'Antisemitismo, "le licenze saranno sospese per le organizzazioni che non hanno rispettato gli standard di sicurezza richiesti".
Ministri israeliani sostengono sui social le proteste in Iran
Un account social del Ministero degli Esteri israeliano sembra esprimere sostegno alle proteste di massa contro il costo della vita in Iran, mentre un ministro esprime la speranza che le manifestazioni segnino la caduta del regime teocratico del Paese. Lo scrive il Times of Israel. Un post sull'account in lingua persiana del Ministero degli Esteri mostra una vignetta raffigurante un leone e un sole - un'immagine che era sulla bandiera iraniana fino alla Rivoluzione islamica del 1979 - con la zampa del leone appoggiata su una clessidra. In fondo alla clessidra si trova l'emblema dell'attuale bandiera iraniana. "L'ascesa dei leoni e delle leonesse iraniani per combattere contro l'oscurità", recita il post in persiano. "La luce trionfa sull'oscurità". Un altro post sull'account, pubblicato in precedenza nella stessa giornata, include una vignetta che mostra i leader iraniani in preda al panico di fronte ai manifestanti.
Ministro Israele: "Gaza è nostra, i palestinesi sono ospiti"
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, del partito al governo Likud, afferma che Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi nel territorio sono "ospiti" a cui Israele si limita a permettere di vivere lì per ora. "Gaza è anche nostra. Li lasciamo lì come ospiti fino a un certo punto, ma Gaza è nostra", afferma Zohar in un'intervista all'emittente pubblica Kan, ripresa dal Times of Israel. Zohar aveva espresso opinioni simili in passato. Il ministro stava spiegando perché sta valutando la possibilità di negare fondi all'industria cinematografica israeliana per aver assegnato il premio Ophir, il più prestigioso premio cinematografico israeliano, a un film su un ragazzo palestinese della Cisgiordania a cui viene negato il permesso di ingresso per visitare una spiaggia in Israele. Sebbene Zohar ammetta di non aver visto il film, sostiene che ritrae l'Idf in modo negativo e presenta Israele come un occupante. "La Giudea e la Samaria sono nostre", afferma, usando il termine biblico per la Cisgiordania. "Non siamo occupanti nella nostra terra". Aggiunge che i registi che desiderano ricevere fondi governativi dovrebbero "produrre film che gli israeliani amano vedere. Non quelli che gli europei amano vedere".