Crans-Montana, Jacques Moretti ammette: "La porta di sicurezza era chiusa da dentro"

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Lo ha riportato la televisione svizzera Rts, citando fonti confidenziali. Intanto nelle scorse ore e a più di una settimana dalla strage costata la vite a 40 persone, tra cui 6 teenager italiani, sono arrivate le scuse della vicesindaca di Crans-Montana. I presenti agli inquirenti: “Non c'erano vie di fuga segnalate”. Secondo Le Temps, slitterà almeno a domani la decisione del Tribunale vallesano sulla convalida del fermo di Jacques Moretti. Al Niguarda anche Leonardo Bove, il sedicenne ferito ricoverato a Zurigo

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Iniziano a delinearsi a poco a poco i vari pezzi del puzzle legato alle indagini sulla strage di Capodanno a Crans-Montana. Jacques Moretti, proprietario del Constellation, avrebbe infatti ammesso di fronte agli inquirenti che la porta di emergenza situata nel seminterrato del locale in cui sono morte 40 persone era bloccata dall'interno e di aver sostituito lui stesso la schiuma fono assorbente che ha poi preso fuoco. Lo ha riportato la televisione svizzera Rts, citando fonti confidenziali. Moretti, che era arrivato al locale dopo l'incendio, avrebbe anche affermato di aver sbloccato lui stesso la porta dall'esterno e di aver trovato diversi corpi senza vita.

 

Arresto Moretti, slitta a domani decisione tribunale su convalida

 

L'uomo, destinatario di una misura di arresto cautelare, è accusato con la moglie Jessica Maric, di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. Tali circostanze, adesso, potrebbero indurre la procura a valutare la contestazione del reato di omicidio per dolo eventuale, ha spiegato ancora Rts. Era attesa per oggi, ma slitterà almeno a domani la decisione del Tribunale vallesano sulla convalida del fermo di Jacques Moretti. Lo scrive il quotidiano Le Temps sul proprio sito web. Moretti è in custodia cautelare da venerdì perché, secondo la procura, esiste il "rischio di fuga". 

Anche Leonardo Bove a Niguarda

È arrivato verso le 20 all'Ospedale Niguarda di Milano un altro paziente italiano ferito nell'incendio di Crans-Montana. Si tratta di Leonardo Bove, ragazzo milanese di 16 anni, finora ricoverato all'Ospedale di Zurigo. Il giovane ha riportato ustioni su oltre il 50% della superficie corporea e danni causati dall'inalazione di fumi velenosi. Sale così a 12 il numero dei pazienti ricoverati a Niguarda: ciascuno di loro è considerato in condizioni gravi ed è in prognosi riservata.

 

I presenti agli inquirenti: “Non c'erano vie di fuga”

 

“Non c'erano uscite di sicurezza segnalate a Le Constellation”, lo hanno ribadito alcuni dei presenti sentiti, le cui parole sono riportate nelle 350 pagine del fascicolo penale dell'inchiesta che sta portando avanti la procura di Sion. A renderle note è la televisione RTS. Si tratta di una dozzina di testimonianze di persone che si trovavano soprattutto al piano sotterraneo. Fra di loro una ex dipendente che si era fermata a salutare una amica cameriera, che è deceduta, e a cui la titolare avrebbe chiesto di dare una mano. Per questo è scesa al piano di sotto. "Mi chiedete se c'erano dispositivi di sicurezza visibili in caso d'incendio nel bar? Io rispondo negativamente”, ha riferito. "Non ho visto dispositivi con i piccoli cartelli verdi per le uscite di sicurezza”, ha confermato un ragazzo. Una sedicenne ha aggiunto che "c'era tantissima gente che tentava d'uscire dalla piccola porta d'ingresso. Non sono sicura che ci fosse una uscita d'emergenza nel seminterrato". Un diciassettenne che aveva un tavolo da 320 euro al piano terra ma è sceso di sotto, ha detto che quello che lo ha "sorpreso era la mancanza di uscite di sicurezza". 

Le scuse della vicesindaca di Crans-Montana

Ieri, a più di una settimana dalla strage costata la vite a 40 persone, tra cui 6 teenager italiani, sono arrivate le scuse della vicesindaca di Crans-Montana per i mancati controlli. In un’intervista alla televisione svizzera, la stessa Rts, la vicesindaca Nicole Bonvin Clivaz ha rivolto un “messaggio di vicinanza alle famiglie che soffrono” e una richiesta di “perdono”, dopo le polemiche seguite alla conferenza stampa del sindaco Nicolas Féraud, criticato per non aver espresso scuse alle vittime all’indomani della tragedia. "Sui controlli c'è stata una mancanza, non li abbiamo fatti e ammettiamo di non averli fatti e ci prendiamo la responsabilità per questa mancanza ma sarà l'inchiesta a dirlo, adesso non abbiamo ancora le vere risposte”, ha aggiunto.

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Il fronte delle indagini

E in queste ore proseguono, come detto, le indagini degli inquirenti. Le attenzioni sono concentrate anche sull'amministrazione comunale di Crans-Montana su cui la procura generale del Cantone del Vallese vuole cercare di fare chiarezza. Oltre alle responsabilità dei coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari del disco bar, gli inquirenti vogliono cercare di comprendere meglio il ruolo delle istituzioni. Soprattutto su quello del Comune di Crans-Montana che negli ultimi 5 anni non ha svolto i dovuti controlli di sicurezza, come ammesso dal sindaco Nicolas Féraud. E luce andrà fatta pure sull'articolazione dei livelli di responsabilità tra lo stesso Comune e il Cantone del Vallese, titolare della competenza legislativa sulla protezione contro gli incendi.

Un fitto scambio di documenti

A testimonianza del lavoro di queste ore è stato riferito di un fitto scambio di documenti e informative tra il municipio di Crans-Montana, gli uffici del Pubblico Ministero di Sion e Nicole Bonvin Clivaz, albergatrice e vice sindaca del comune, che a sua volta ha ammesso i mancati interventi dell'amministrazione: "Sui controlli - ha ribadito - c'è stata una mancanza, non li abbiamo fatti e ammettiamo di non averli fatti e ci prendiamo la responsabilità per questa mancanza, Ma sarà l'inchiesta a dirlo, adesso non abbiamo ancora le vere risposte". E ancora: "Non ci sono scuse per non aver chiesto scusa, - ha ammesso la vicesindaca - quando si è sulla linea di fuoco a volte si è maldestri, ma oggi noi dobbiamo farlo: siamo con le famiglie, siamo con le vittime, queste persone che soffrono".

L'interrogatorio

Al vaglio, ovviamente, c'è la posizione dei coniugi Moretti che venerdì scorso sono stati interrogati per sei ore e mezza. Gli inquirenti, coordinati dalla procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, attendono di capire se possono sussistere le misure restrittive sugli arresti domiciliari per Jessica Maric. Intanto l'avvocato Patrick Michod, che difende Jacques Moretti, attualmente in carcere, presenterà un dossier per dimostrare l'assenza del pericolo di fuga. 

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Un precedente risalente al 2022

Tra l'altro, in queste ore, è venuto a galla un precedente legato ad omessi controlli sulle misure di sicurezza nella zona di Crans-Montana. Era il febbraio 2022 quando si scatena un incendio in un condominio che dista meno di 400 metri dal bar Constellation. Nel rogo restano intossicate diverse persone e il responsabile della sicurezza del municipio di Lens viene incriminato. Lo ha rivelato la trasmissione "Mise au Point", in onda sulla tv elvetica Rts. Il rogo era scoppiato perchè non era stata spenta correttamente la sauna di un'abitazione privata e per questo era stato rinviato a giudizio anche il proprietario dell'unità immobiliare. Il dipendente del comune di Lens, villaggio distinto da Crans-Montana, ha ammesso di non aver effettuato l'ispezione periodica richiesta per mancanza di tempo. L'addetto ha anche riferito che i suoi predecessori non avevano effettuato alcuna ispezione periodica al condominio, in quanto si dava priorità a bar, ristoranti e alberghi.

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