Guerra Iran, no di Londra e Berlino a richieste Usa su Stretto Hormuz: “Nato non c’entra”
MondoA Bruxelles riunione sull'escalation in Medio Oriente, ma si è parlato anche di Ucraina e delle relazioni Ue-India. Presente anche il ministro degli Esteri Tajani: "Le missioni Atalanta e Aspides restano con il loro mandato". Kallas: "Lo stretto di Hormuz è fuori dal raggio d'azione della Nato"
Un confronto sull'escalation in Medio Oriente (GLI AGGIORNAMENTI LIVE) e le sue conseguenze sul piano economico, con un focus sul blocco parziale dello stretto di Hormuz e sulle misure adottate a livello internazionale per liberare riserve di petrolio. È stato questo il tema al centro del Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea che si è tenuto oggi, a cui ha partecipato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani che a margine ha avuto incontri bilaterali con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e con altri ministri dei Paesi Ue. In calendario anche una sessione sull'Ucraina, con la partecipazione da remoto del ministro degli Esteri Sybiha e un focus sugli effetti della guerra in Medio Oriente sul dossier ucraino, anche in vista del possibile contributo di Kyiv alla difesa dei Paesi del Golfo. Si è tenuta inoltre una riunione sulle relazioni Ue-India con la partecipazione del ministro degli Esteri indiano Jaishankar, con particolare attenzione ai settori della sicurezza e difesa e dell'energia, alla luce anche degli effetti della crisi in Medio Oriente.
Kallas: "A Hormuz ipotesi iniziativa Onu come nel Mar Nero sul grano"
"Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un'iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell'Ucraina", ha detto l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al Consiglio. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l'Asia, ma la situazione è problematica "anche per quanto riguarda i fertilizzanti - ha aggiunto - E se quest'anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l'anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo".
Kallas: "Hormuz fuori dal raggio d'azione della Nato"
"Siamo stati in contatto con la Nato in precedenza, ma questo è davvero al di fuori dell'area d'azione della Nato - ha detto poi Kallas parlando dello Stretto di Hormuz - Ecco perché abbiamo l'operazione Aspides, e ci sono Stati membri che sono anche disposti a contribuire, sia nella coalizione dei volenterosi che nell'operazione stessa. Ma è al di fuori dei territori della Nato. Non ci sono Paesi Nato nello stretto di Hormuz".
Kallas: "Per Aspides proposte sul tavolo, la sicurezza serve ora"
"Oggi cercheremo di capire se è possibile cambiare il mandato della missione Aspides, il punto è capire se gli Stati membri vogliono usare questa operazione per la sicurezza nell'area dello stretto di Hormuz - ha proseguito Kallas - Abbiamo proposte sul tavolo, oggi ne parleremo", ha aggiunto, precisando che la linea di comando di Aspides è "già pronta" ma si può immaginare anche una collaborazione nel quadro della coalizione dei volenterosi ventilata dalla Francia. Poi ha sottolineato che la sicurezza della navigazione "serve ora".
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Tajani: "Missioni Atalanta e Aspides restano con il loro mandato"
"Le missioni Atalanta e Aspides restano con il mandato che hanno. L'auspicio è che si possa rafforzarle", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. In precedenza il ministro aveva detto che l'Italia è "favorevole" al rafforzamento della missione europea Aspides che opera nel Mar Rosso, ma giudica "complesso" cambiare il mandato, per includere l'intervento nello stretto di Hormuz. "Continueremo a lavorare in quella direzione, siamo disposti anche a rinforzare la missione Aspides e la missione Atalanta. Però non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno il compito uno di anti-periateria e l'altra difensivo".
Berlino: "La Nato non è responsabile per lo Stretto di Hormuz"
"Fino a quando durerà la guerra, non parteciperemo inviando delle navi militari nello stretto di Hormuz. Fino ad oggi non è chiaro come un'operazione del genere potrebbe funzionare", ha confermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino, in conferenza stampa insieme al premier olandese Rob Jetten. "Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione né che possa assumersi la responsabilità per lo Stretto di Hormuz. Se così fosse, gli organi della Nato se ne occuperebbero", ha detto invece il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, rispondendo a una domanda sulla possibilità di un ruolo dell'Alleanza dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha avvertito di un "futuro molto negativo" per la Nato se non contribuirà alle operazioni legate alla guerra con l'Iran.
Starmer: “Riapertura Hormuz non può essere affidata a Nato”
Dello stretto di Hormuz ha parlato oggi anche il premier britannico Keir Starmer: per lui la riapertura del tratto di mare non può essere affidata a "una missione della Nato”. Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato", ha tagliato corto Starmer, interpellato sulle parole del presidente Donald Trump, il quale nelle scorse ore ha definito "molto negativo per la Nato" l'eventuale rifiuto degli alleati di farsi coinvolgere con l'invio di navi militari verso Hormuz.
Estonia: “Pronti ad aiutare Usa, ma necessario capire obiettivi”
"Siamo sempre pronti a discutere con gli Stati Uniti sulla situazione nello stretto di Hormuz. La cosa necessaria per farlo è tuttavia comprendere gli obiettivi e i piani che gli Stati uniti hanno in serbo per il conflitto in corso”, ha affermato invece il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, al vertice Esteri dell'Ue. Tsahkna ha aggiunto che l'Europa deve comprendere chiaramente i legami esistenti tra la guerra in Ucraina e nel Medioriente: "Il conflitto in Iran ha dimostrato che la sicurezza dell'Europa e del Medioriente è strettamente legata. Mentre la Russia sostiene l'Iran, l'Ucraina ha dimostrato la sua prontezza ad aiutare gli Stati del Golfo e a cooperare con gli Stati uniti nella regione. È pertanto chiaro che il sostegno all'Ucraina e la pressione sulla Russia devono continuare. L'aumento dei prezzi dei carburanti non può in nessun modo essere una scusa per togliere o alleggerire le sanzioni alla Russia".
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Berlino: "Allentare sanzioni a energia russa sarebbe sbagliato"
"Vediamo che quando i prezzi del petrolio e del gas aumentano si riempiono le casse di guerra della Russia. Proprio per questo la Germania e l'Ue sostengono pienamente le sanzioni energetiche contro la Russia. E vogliamo ridurre ulteriormente le entrate russe con nuove misure. Allentare ora le sanzioni sarebbe decisamente la strada sbagliata", ha detto poi il ministro degli Esteri tedesco Wadephul. "Nonostante la situazione estremamente delicata in Medio Oriente, l'Ucraina resta la nostra priorità europea di sicurezza numero uno".
Lituania: "Sanzioni contro Mosca? Non cadere nella trappola"
Anche per il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, "non dovremmo cadere nella trappola di rivedere le sanzioni contro la Russia, sarebbe un errore strategico. Non c'è niente di più costoso del petrolio russo a basso costo: significa perdita di autonomia politica, questa è la porta d'accesso alla corruzione, all'ingerenza politica, come vediamo già accadere in qualche modo in Europa". Il capo della diplomazia di Vilnius è poi tornato sul ventesimo pacchetto di sanzioni e sul prestito Ue da 90 miliardi di euro all'Ucraina, attualmente fermi per il veto di Ungheria e Slovacchia: "Va contro l'interesse fondamentale dell'Unione Europea. Quindi la questione principale è se siamo sulla stessa barca", ha osservato, dicendo di aspettarsi davvero che "i processi politici interni in Ungheria non influiscano su quelli che sono i nostri principali interessi di sicurezza, su ciò che ci sta a cuore. Non può essere così".
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Madrid: "Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna"
"Quanto sta accadendo in Libano è una vergogna. Abbiamo centinaia di migliaia di sfollati, una violazione sistematica della sovranità e del diritto umanitario, il rischio di un'invasione di terra, attacchi ad auna forza di pace dell'Onu", ha detto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares a margine del Consiglio Affari Esteri. "L'Europa deve dare un segnale", ha sottolineato Albares, spiegando al tempo stesso che "serve coerenza. In Ucraina e Medio Oriente dobbiamo difendere gli stessi valori, quando si tratta dei civili ucraini o dei civili libanesi. L'Europa deve essere un baluardo" del diritto.