Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, dai marines agli F-35B: il possibile piano Usa per liberare lo Stretto di Hormuz

Mondo
©Ansa

Introduzione

Il presidente americano Donald Trump ha chiesto ai "numerosi Paesi colpiti dalle prepotenze dell'Iran" di contribuire alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, un vitale passaggio marittimo per le petroliere. Tutto ciò mentre i prezzi del greggio registrano un balzo e mentre gli Usa starebbero pensando a sbarcare nell'area con uomini e mezzi.

Quello che devi sapere

La sicurezza di Hormuz

Nelle scorse ore, il presidente americano Trump ha riferito che diversi Paesi si sono impegnati, insieme agli Stati Uniti, a contribuire alla sicurezza dello Stretto. "Non solo si sono impegnati, ma ritengono si tratti di un'ottima iniziativa", ha affermato in un'intervista telefonica alla Nbc. Tuttavia, il tycoon si è rifiutato di fare nomi.

 

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L'auspicio di Trump

In un post pubblicato su Truth nella mattinata di sabato 14 marzo, Trump aveva scritto: "Molti Paesi, in particolare quelli penalizzati dal tentativo dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra, in coordinamento con gli Usa per garantire che lo Stretto rimanga aperto e sicuro". Il tycoon aveva inoltre auspicato "che la Cina, la Francia, il Giappone, la Corea del Sud, il Regno Unito e altri Paesi, colpiti da questa restrizione artificiale" inviassero "le proprie navi nell'area".

 

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Il piano di Washington

Sulla possibilità che la Marina americana avrebbe cominciato a scortare le navi che passano dallo Stretto, Trump non si è sbilanciato. "Non voglio dire nulla", ha detto il tycoon, anche se "è possibile". Del resto, come riportato dalle testate americane, Washington si sta preparando a inviare più soldati e navi da guerra in Medio Oriente in vista di un rafforzamento delle operazioni

 

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Marines e un gruppo anfibio

Secondo quanto rivelato da tre alti funzionari al Wall Street Journal, Pete Hegseth - il segretario della Difesa degli Stati Uniti - ha approvato una richiesta del Comando centrale americano dando l'ordine di dispiegare nello Stretto di Hormuz la USS Tripoli, che era di stanza in Giappone, con circa 5.000 marines. Stando al quotidiano economico, non si esclude l'invio di altre portaerei. In particolare il Centcom avrebbe chiesto al Pentagono un gruppo anfibio con annessa unità speciale per le incursioni di terra.

 

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Pronti anche i caccia F-35B

In seguito, l'Abc ha dato conto di piani ben più dettagliati: 2.200 i soldati della 31Ma Unità di Spedizione dei Marines diretti nella regione, insieme alle unità Uss Tripoli, Uss San Diego e Uss New Orleans, navi di assalto e da trasporto anfibio. La nuova forza - secondo l'emittente americana - è accompagnata da circa 20 caccia di quinta generazione F-35B Lightning II, capaci di decollo e atterraggio verticale.

 

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Il moto d'insofferenza di Trump

Anche i rappresentanti del G7, chiedendo che la guerra in Iran finisca il prima possibile, hanno evidenziato la necessità di mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz. Sullo stallo riguardante questo snodo strategico, in un'intervista a Fox news, Trump si è lasciato sfuggire un moto d'insofferenza, esortando le navi commerciali a "tirare fuori gli attributi e attraversarlo", nonostante gli attacchi iraniani continuino.

 

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Le presunte mine nello Stretto

Infine, Trump ha osservato alla Nbc che non è ancora chiaro se l'Iran abbia effettivamente sganciato mine nello Stretto. "Pattuglieremo con grande intensità e riteniamo che saremo affiancati da altri Paesi che incontrano ostacoli - e, in alcuni casi, sono impediti - nell'approvvigionamento di petrolio", ha spiegato il tycoon.

 

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Zona sotto controllo o pericolosa?

Mentre gli Usa si preparano a mandare marines e navi da guerra nello Stretto, il segretario alla Difesa Hegseth "sminuisce" la situazione nel cruciale corridoio d'acqua, assicurando che "non c'è nulla di cui preoccuparsi". L'Iran "nello stretto di Hormuz sta manifestando pura disperazione: è una situazione che stiamo gestendo ormai da tempo. Non c'è motivo di preoccuparsene", ha dichiarato durante il consueto briefing al Pentagono. Più realista, invece, il capo degli Stati maggiori  congiunti Usa, il generale Dan Caine, che ha parlato di un "ambiente tatticamente complesso".

 

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I recenti attacchi all'isola di Kharg

Il tycoon ha poi confermato che le forze americane hanno condotto attacchi contro l'isola di Kharg, un'isola strategica al largo delle coste iraniane. "Abbiamo totalmente demolito l'isola di Kharg, ma potremmo colpirla ancora qualche volta, giusto per divertimento. L'abbiamo totalmente decimata", ha rimarcato Trump, ricordando che nulla è stato fatto contro le linee energetiche, "poiché ricostruirle richiederebbe anni".

 

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