Un anno di Trump presidente su Twitter, tra ironie e attacchi ai media

Mondo

Federica Scutari

I cinguettii del tycoon, nei suoi 365 giorni alla Casa Bianca, sono diventati lo strumento prediletto per parlare al mondo dei temi che ne hanno segnato il mandato: Russiagate, Corea del Nord, muslim ban, fino alla polemica con gli sportivi e al litigio con Meryl Streep

Dalle tensioni con la Corea del Nord al muslim ban, passando per gli attriti con atleti e star di Hollywood. Il Russiagate, gli attacchi ai media e le polemiche dopo il corteo dei suprematisti bianchi a Charlottesville. E poi, il suo account personale su Twitter "scomparso"per 11 minuti. Gli eventi che hanno segnato il primo anno della presidenza di Donald Trump sono impressi nei post che il tycoon ha scritto su Twitter annunciando decisioni, esprimendo opinioni e, talvolta, lanciando accuse ai suoi avversari. Nel corso dei suoi primi 365 giorni alla Casa Bianca, con i suoi cinguettii Trump ha inventato uno stile, caratterizzato dagli onnipresenti punti esclamativi e da alcune parole ricorrenti come “Enjoy!”, “Thank you!”, “Sad!” e “Nice!”, e ha fatto sì che il mondo intero potesse seguire le tappe del suo percorso semplicemente cercando l’account @realDonaldTrump. Profilo decisamente più utilizzato di quello ufficiale da presidente @POTUS, ereditato da Barack Obama e dedicato quasi unicamente a retwittare i cinguettii del presidente, della first lady e degli account ufficiali legati alla Casa Bianca.

Il muro con il Messico, il muslim ban e i Dreamers

Uno dei temi che ha caratterizzato maggiormente la politica di Donald Trump in questo primo anno da presidente è l’immigrazione: dal muro al confine con il Messico, annunciato il 25 gennaio e mai realizzato, al muslim ban, voluto dal tycoon perché “il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo - un caos orribile!".

Senza dimenticare il provvedimento, definito “crudele” dal suo predecessore Barack Obama, dell’abrogazione del programma Daca che tutela i Dreamers, ovvero i giovani arrivati negli Stati Uniti da bambini con genitori immigrati illegali, poi stoppato per sei mesi in vista dell’intervento del Congresso.

“Rocket Man” 

Uno dei tweet che più ha suscitato l’ilarità mondiale è stato quello dello scorso 17 settembre in cui, dopo mesi di minacce, provocazioni e lanci di missili, il presidente statunitense ha chiamato il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, “Rocket Man”, ossia “l’uomo dei razzi”, riprendendo il titolo di una famosa canzone di Elton John per sminuire le ambizioni nucleari di Pyongyang. Nomignolo riutilizzato poi meno di un mese dopo, quando Trump ha detto al suo Segretario di Stato, Rex Tillerson, che stava “sprecando il suo tempo nel cercare di trattare con Little Rocket Man".

Intercettazioni, indagini e Comey: il Russiagate

Sin dai tempi della campagna elettorale contro Hillary Clinton l’ombra delle influenze russe sulle elezioni è stato uno spettro difficile da scacciare. È il cosiddetto Russiagate, una vicenda piena di colpi di scena che il presidente Trump non ha mancato di condividere con il mondo via Twitter. A partire da quando, il 16 giugno, annuncia di essere “indagato per aver licenziato il direttore dell'Fbi dall'uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dell'Fbi!”, salvo poi essere smentito dal suo legale.

Cruciale, all’interno del Russiagate, il licenziamento dell’allora capo dell’Fbi James Comey, definito “gola profonda” dopo aver accusato Trump di averlo mandato via per non aver rinunciato alle indagini sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn.
Ma anche la reazione rabbiosa nei confronti di Barack Obama, accusato a marzo di aver messo sotto controllo i telefoni del tycoon: “Questo è Nixon/Watergate”.

Il rapporto critico con i media

In questi primi 365 giorni di presidenza è diventato evidente anche il rapporto burrascoso che Trump ha con la stampa, specialmente con New York Times, Washington Post e Cnn, accusati di essere produttori di fake news fabbricate per danneggiare il suo operato. Quando il 28 maggio è stata diffusa un’indiscrezione sull’uscita degli Usa dagli accordi di Parigi, il tycoon l’ha subito bollata come una notizia falsa costruita dai media, colpevoli di “non volere che l’America senta la vera storia”.

Eclatante inoltre il fatto che il presidente non abbia partecipato alla tradizionale cena organizzata dall’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, decisione annunciata con un tweet ironico nel quale il presidente augurava agli invitati di passare “una grande serata” senza giustificare minimamente la sua assenza.

La polemica sui suprematisti bianchi: Charlottesville

Uno degli episodi che più ha scosso gli Stati Uniti nel 2017 è stata la morte di Heather Heyer, la 32 enne uccisa il 12 agosto da un ragazzo che è piombato con la sua auto su un corteo anti suprematisti bianchi a Charlottesville, in Virginia. In questo caso a scatenare la bufera su Trump è stato quello che, con i suoi tweet, non ha detto: il presidente è stato accusato di non aver condannato l’ultradestra razzista perché, dopo i fatti, ha commentato con un tweet generico contro la violenza e, di nuovo qualche ora dopo, pur menzionando esplicitamente Charlottesville ancora non ha nominato i suprematisti.

Hollywood e atleti: tutti contro Trump

Una delle categorie che in questo primo anno di presidenza ha attaccato con più frequenza Trump è quella delle star di Hollywood. A farlo davvero arrabbiare è stata l’attrice premio Oscar Meryl Streep che, ai Golden Globe 2017, pur senza citarlo l’ha attaccato duramente per le sue posizioni sui migranti e per un episodio in cui aveva imitato un giornalista disabile. “Meryl Streep, una delle attrici più sopravvalutate di Hollywood, non mi conosce ma mi ha attaccato ieri sera ai Golden Globe - è sbottato il tycoon su Twitter - È una lacchè di Hillary che ha perso tutto”.

Trump voleva invece ricorrere al licenziamento quando alcuni giocatori della Nfl (la Lega nazionale football) si sono inginocchiati durante l’inno americano in segno di dissenso per le discriminazioni razziali: “Se un atleta vuole il privilegio di incassare milioni di dollari con la Nfl, a lui o lei non dovrebbe essere permesso di mancare di rispetto alla nostra grande bandiera americana. Altrimenti, SIETE LICENZIATI! Trovatevi altro da fare!”.

L’Ivanka sbagliata e il mistero “covfefe”

Anche qualche gaffe, però, c’è stata. Il 17 gennaio Trump scrive un tweet in cui loda la figlia Ivanka, “una donna con carattere e classe veri”: peccato che, nel menzionarla, tagga la Ivanka sbagliata, facendo arrivare il suo messaggio a una consulente informatica di Brighton.

Qualche mese dopo un cinguettio spiazza il mondo: “Nonostante la costante stampa contraria covfefe”. Il tweet dopo qualche ora è stato cancellato e Trump, a chi da ore si sbizzarriva con ipotesi e meme sul significato di quella strana parola, risponde: “Chi sa cosa vuol dire covfefe?? Divertitevi!".

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