Trump e lo stop ai rifugiati: la protesta arriva alla Casa Bianca

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"Servono confini ora, guardate il caos in Europa" twitta il presidente Usa. Forte contestazione negli aeroporti e nelle città: in migliaia manifestano contro l'ordine esecutivo firmato dal tycoon. I procuratori di 16 Stati: "Bando incostituzionale". Condanna dalla comunità internazionale

Scoppia la protesta negli Usa, dopo l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump col quale ha congelato per tre mesi gli arrivi da sette paesi a maggioranza islamica e per quattro mesi il programma dei rifugiati. Si ribella la società civile, che scende per la strada armata di slogan e cartelli e si riversa nei principali aeroporti americani per unire la propria voce: (FOTO). Poi nel corso della giornata la protesta dilaga nelle città e arriva anche davanti alla Casa Bianca (FOTO).

E si mobilita anche la comunità internazionale, da Gentiloni ("la società aperta è un pilastro per la Ue") ad Angela Merkel ("lo stop agli ingressi è ingiustificato") fino al presidente canadese Trudeau che ribadisce "da noi siete i benvenuti". 

 

Trump: servono confini -  Ma Trump tira dritto per la sua strada e, in mezzo alle polemiche, ribadisce con un nuovo tweet il suo punto di vista: "Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo - un caos orribile!". 

 

 

Nyt: Casa Bianca depotenzia bando Trump - Anche la Casa Bianca difende l'ordine esecutivo del presidente. "Non è caos", ha detto alla Nbc il capo dello staff Reince Priebus. Tuttavia, secondo il New York Times, Washington starebbe depotenziando la portata dell'ordine esecutivo di Trump. Priebus, infatti, avrebbe fatto sapere che verranno esentati dal divieto di ingresso i possessori della carta verde, quella che garantisce il soggiorno su territorio americano.

 

Rilasciato un iracheno fermato ieri - La svolta di Trump, infatti, è subito entrata in vigore: sono già 200 le persone fermate negli aeroporti Usa dopo il decreto firmato dal 45esimo presidente degli Stati Uniti appena una settimana dopo la sua investitura.
Altrettanto immediata, però, è stata la reazione di un giudice del distretto di Brooklyn, New York, che ha annullato parte dell'ordine esecutivo del tycoon e ha disposto che i rifugiati e in generale tutte le persone bloccate negli aeroporti degli Stati Uniti non possano essere rimandate indietro nei loro paesi. 

 


16 procuratori generali: "Bando incostituzionale" - I procuratori generali di 15 stati e della capitale hanno invece emesso una dichiarazione congiunta con cui condannano come incostituzionale il bando del presidente Trump. Gli “attorney general” sostengono che la libertà religiosa è un principio fondamentale del Paese, auspicando che l'ordine esecutivo sia ritirato e impegnandosi nel frattempo a garantire che il minor numero possibile di persone soffrano per questa situazione.

Proteste – Contro il decreto è intervenuta anche l'Onu, che ha chiesto agli Usa di rispettare "la lunga tradizione di proteggere coloro che fuggono da conflitti e persecuzioni".

Ed è sceso in campo pure il New York Times, che sostiene che il provvedimento sia "illegale" perché viola la legge Usa che dal 1965 vieta qualsiasi discriminazione contro gli immigranti basata sull'origine nazionale. 
 

Caos negli aeroporti - Forte e compatta, intanto, è la reazione della società civile. L'aeroporto JFK di New York, la principale porta d'ingresso per i passeggeri internazionali, sta diventando il simbolo del caos (per i controlli e le espulsioni) ma anche della protesta. Diverse centinaia di persone hanno manifestato per ore contro il provvedimento e per la liberazione dei passeggeri detenuti in base al nuovo bando (FOTO). Tra loro anche il regista Michael Moore. 

 


Le foto delle proteste davanti alla Casa Bianca

 

 

 

Giudice blocca espulsioni - Contemporaneamente si registra la prima vittoria delle associazioni a tutela dei diritti contro Trump. La decisione del giudice di New York di bloccare il decreto contro l’immigrazione è arrivata in risposta alla denuncia presentata dall'Unione per le Libertà civili (ACLU) in America che ha messo in dubbio la costituzionalità del provvedimento. "Vittoria", ha twittato l'organizzazione dopo l'ordinanza.

 

Data ultima modifica 29 gennaio 2017 ore 22:13

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