L'Iran, tramite i mediatori pachistani, ha presentato agli Usa una nuova proposta che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco americano dei porti e della fine della guerra. Solo in una fase successiva si avvierebbero colloqui sul programma nucleare di Teheran. Attesa la riposta Usa. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi incontra Putin a San Pietroburgo che assicura: 'Ho ricevuto un messaggio di Khamenei, Mosca farà il possibile per la pace in Medio Oriente'
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Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato a Fox News che una "normalizzazione" non è possibile alla luce del modo in cui l'Iran gestisce il passaggio nello Stretto di Hormuz, sottolineando che Washington "non può tollerarlo".
"Non accetterò di raggiungere un accordo umiliante" con Israele. Lo ha assicurato il presidente libanese Joseph Aoun, rispondendo indirettamente su X alle parole del segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, che lo aveva criticato per i negoziati diretti con lo Stato ebraico, esortandolo ad abbandonarli. Nel frattempo, vacilla la rinnovata tregua in Libano, con un'escalation degli attacchi reciproci tra l'Idf ed Hezbollah, la milizia filo-iraniana.
Intanto, l'Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz e per l'avvio di colloqui sul programma nucleare di Teheran in una fase successiva, dopo l'apertura dello stretto e la revoca del blocco. Lo riporta Axios. La proposta "si concentra sulla risoluzione della crisi relativa allo Stretto e al blocco statunitense".
Il cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, ha scritto una lettera pastorale ai fedeli, sottolineando che "il dolore è di tutti", ma "esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato".
"Penso che la guerra con l'Iran finirà molto presto e saremo vittoriosi", ha detto Trump a Fox News, auspicando che Teheran sia "smart". Ma il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto a Shehbaz Sharif, premier del Pakistan (Paese mediatore insieme all'Oman), che Teheran non entrerà in "negoziati imposti" sotto minacce e che gli Stati Uniti dovrebbero rimuovere gli ostacoli prima che i negoziatori possano iniziare a gettare le basi per un accordo.
Gli approfondimenti:
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- Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?
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Stretto di Hormuz, ipotesi navi italiane per rimuovere le mine. Quali sono e come operano
Il Vertice dei Volenterosi tenutosi a Parigi venerdì, che ha avuto al centro il futuro dello Stretto di Hormuz, ha fatto registrare un'importante novità per il nostro Paese annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "L'Italia farà la sua parte" in una eventuale missione internazionale post-bellica, anche mettendo "a disposizione proprie unità navali, sulla base di un’autorizzazione parlamentare" secondo le "regole costituzionali". Due navi cacciamine sono infatti già state approntate dalla Difesa e sono attraccate in porto in Italia, disponibili per essere inviate per un'eventuale missione.
Stretto Hormuz, come operano le navi italiane che trovano le mine
Vai al contenutoLibano: quattro morti e 51 feriti in raid Idf nel Sud
E' di quattro morti e 51 feriti il bilancio dei raid israeliani nel Sud del Libano. Lo riporta il ministero della Sanità della libanese.
Low cost e non solo, ecco quali compagnie aeree sono a rischio per il caro-carburante
La tensione nell’area del Golfo Persico continua e, mentre non sembra essere ancora arrivata una soluzione per il conflitto tra Stati Uniti e Iran, si riflette sul mercato dei carburanti. A essere in particolare sotto stress è l’approvvigionamento del combustibili per aerei, per il quale nei giorni scorsi l’Agenzia Internazionale dell'Energia ha lanciato l’allarme: l’Europa potrebbe avere a disposizione carburante per sole sei settimane, con gravi conseguenze per l'economia del continente. E oltre alle poche scorte, il tema che sta mettendo in difficoltà diverse compagnie aree è anche quello del prezzo del jet-fuel.
Caro carburante per aerei, ecco quali compagnie sono a rischio
Vai al contenutoGas e petrolio, ci sono alternative a Hormuz? Da nuovi oleodotti a rinnovabili, le ipotesi
Al momento non esistono alternative allo Stretto di Hormuz, ma sono già iniziate le discussioni per cercare di svilupparle nel corso degli anni e impedire all’Iran di ricattare ancora gli altri Paesi in futuro. Tra le ipotesi, la costruzione di nuovi tubi: i tempi, però, sono lunghi e i costi altissimi. Intanto, per sostituire il gas del Qatar non sembra necessario rivolgersi alla Russia. Anche di questo si è parlato a Numeri, l’approfondimento di Sky TG24
Gas e petrolio, ci sono alternative allo Stretto di Hormuz? Le ipotesi
Vai al contenutoRubio: "Se Iran pensa di tenere controllo di Hormuz, non significa riaprirlo"
Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato a Fox che la posizione dell'Iran sullo Stretto di Hormuz non soddisfa le richieste degli Stati Uniti. "Se ciò che intendono per aprire gli stretti è 'sì, gli stretti sono aperti a condizione che vi coordiniate con l'Iran, otteniate il nostro permesso o vi faremo saltare in aria e ci pagherete', questo non significa aprire gli stretti", ha detto Rubio in un'intervista. "Non possono normalizzare - né possiamo tollerare che cerchino di normalizzare - un sistema in cui gli iraniani decidono chi può usare una via navigabile internazionale e quanto bisogna pagare per usarla", ha affermato.
Da Teheran nuova proposta a Usa per risolvere crisi
Guerra Iran, trattative tra divisioni interne a Teheran e scadenza dei 60 giorni negli Usa
I dialoghi per cercare di porre fine al conflitto in Iran proseguono faticosamente. Mentre si cercano nuovi negoziati, dopo il tavolo di Islamabad andato deserto martedì, emerge come a pesare sulla risoluzione della guerra siano anche i fronti interni dei due Paesi. A partire dall’Iran dove, dopo la morte della Guida suprema Ali Khamenei all’inizio della guerra, si starebbe consumando una lotta di potere che ha portato Donald Trump a prorogare a tempo indefinito il cessate il fuoco "in attesa di una linea unitaria" da parte di Teheran.
Guerra Iran, trattative Teheran-Washington tra divisioni e scadenze
Vai al contenutoTeheran: "Ci insultavano ora ci supplicano per passaggio"
"I Paesi che un tempo ci insultavano e ci sminuivano e rifiutavano di esportarci carburante per jet, ora supplicano di poter far passare le loro navi nello Stretto di Hormuz e di garantire i loro rifornimenti energetici". Lo afferma il vicepresidente dell'Iran, Mohammad Reza Aref, secondo quanto riporta l'emittente pubblica Irib.
Libano, tregua estesa di 3 settimane. Trump: “Presto incontro con Netanyahu e Aoun”
L’annuncio è arrivato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che punta a sfruttare questo nuovo stop ai combattimenti per favorire un accordo di pace definitivo tra i due Paesi e si attende a Washington l'arrivo dei due leader. Resta centrale il nodo Hezbollah, mentre gli Stati Uniti chiedono anche all’Iran di interrompere il sostegno ai gruppi armati della regione.
Libano, tregua estesa di 3 settimane. Trump: “Vedrò i leader”
Vai al contenutoNetanyahu: "Lavoro non finito, Idf agisca contro Hezbollah"
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato "enormi successi" in Libano, esortando al contempo le forze armate ad agire contro le minacce che Hezbollah continua a porre. Intervenendo alla conferenza dello Stato maggiore dell'Idf, il capo di governo ha sottolineato che "il lavoro non e' finito". "Ci sono ancora due grandi minacce provenienti da Hezbollah: la minaccia dei razzi e quella dei droni", ha affermato, sostenendo che il gruppo sciita filo-iraniano "possiede ancora circa il 10% dei missili".
Netanyahu: lavoro non finito, Idf agisca contro Hezbollah
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato "enormi successi" in Libano, esortando al contempo le forze armate ad agire contro le minacce che Hezbollah continua a porre. Intervenendo alla conferenza dello Stato maggiore dell'Idf, il capo di governo ha sottolineato che "il lavoro non e' finito". "Ci sono ancora due grandi minacce provenienti da Hezbollah: la minaccia dei razzi e quella dei droni", ha affermato, sostenendo che il gruppo sciita filo-iraniano "possiede ancora circa il 10% dei missili". "Quello che mi aspetto da voi è che risolviate questi due problemi, perche' credo che possiamo risolvere anche la questione politica", ha concluso Netanyahu.
Merz: gli iraniani hanno umiliato gli Usa
Gli iraniani stanno "umiliando" gli americani. È quello che ha detto oggi il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nel corso dell'intervento in una scuola. "Non vedo quale sia l'exit strategy", ha affermato. "Inoltre gli iraniani trattano in modo molto abile. O meglio, in modo molto abile, non trattano. I cosiddetti Guardiani della rivoluzione hanno umiliato un'intera nazione", ha aggiunto. In serata, a Berlino, rispondendo a una domanda a riguardo, il cancelliere ha affermato: "sì sono disilluso. Usa e Israele ritenevano di poter risolvere in pochi giorni". "Come europei adesso vogliamo impegnarci per una soluzione diplomatica", ha aggiunto sottolineando che "pur accordandoci con gli Usa, in Europa prenderemo le nostre iniziative".
L'Egitto sente Iran, Turchia e Paesi del Golfo, 'priorità al negoziato'
In un ulteriore sforzo per spingere Usa e Iran al tavolo del negoziato, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha avuto numerose conversazioni telefoniche con i suoi omologhi di Iran e Turchia, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Pakistan, per discutere della de-escalation regionale. Le discussioni afferma una nota del ministero egiziano - si sono concentrate sulla rapida evoluzione della situazione nella regione e sull'importanza di intensificare gli sforzi a sostegno dei negoziati. "Ciò contribuirebbe a consolidare il cessate il fuoco, porre fine alla guerra, ridurre le tensioni regionali e garantire la libertà di navigazione - afferma la nota egiziana -, considerate le gravi ripercussioni che qualsiasi restrizione di tale libertà avrebbe sulle catene di approvvigionamento, sul commercio internazionale e sull'economia globale". Abdelatty ha infine ribadito che "il raggiungimento della stabilità richiede il rispetto della sovranità degli Stati e la considerazione delle preoccupazioni di sicurezza dei Paesi della regione, in particolare degli Stati del Golfo". "Dare priorità al dialogo - ha concluso - è l'unica via possibile per sostenere la pace, la sicurezza e la stabilità nella regione".
Difesa, Crosetto: 'incontro con omologo azero, Azerbaigian partner strategico settore energetico'
“Cordiale incontro con l’omologo azero, Colonel General Zakir Hasanov. Il ruolo dell’Azerbaigian è fondamentale nella regione euroasiatica e il Paese rappresenta per l’Italia un interlocutore di primario rilievo nonché un partner strategico nel settore energetico. Ho espresso vicinanza e ferma condanna per il recente attacco subito dall’Azerbaigian ad opera di droni iraniani, unitamente all’apprezzamento per l’equilibrio e il senso di responsabilità dimostrati da Baku nella gestione delle tensioni". Così Guido Crosetto, ministro della Difesa in un post su 'X'.
"Nel corso del colloquio è stata ribadita la solidità e la crescente importanza della cooperazione bilaterale, in particolare nell'ambito della difesa, anche attraverso attività formative e addestrative tra le rispettive Forze Armate, e nell'industria di settore. Confermata, inoltre, la comune disponibilità a promuovere ulteriori interlocuzioni per ampliare le aree di collaborazione. Condivisa, altresì, l’importanza di preservare la stabilità in Medio Oriente e nel Caucaso, anche alla luce delle ricadute dei conflitti in atto sulla sicurezza regionale”, conclude Crosetto.
Rubio: non possiamo tollerare che Iran gestisca Stretto Hormuz
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato a Fox News che una "normalizzazione" non è possibile alla luce del modo in cui l'Iran gestisce il passaggio nello Stretto di Hormuz, sottolineando che Washington "non può tollerarlo". Rubio ha criticato in particolare le condizioni poste da Teheran per una riapertura della rotta marittima tra cui il coordinamento con l'Iran, il pagamento di diritti di transito e le minacce di colpire le navi in transito affermando che tali richieste "non rappresentano una vera apertura". Il capo della diplomazia americana ritiene tuttavia che "gli iraniani siano seri nei loro tentativi di uscire dalla loro situazione difficile, dato che il loro paese ha sofferto molti problemi".
Araghchi dopo incontro con Putin: 'proposte idee molto buone'
"Idee molto buone" sono state proposte durante il colloquio che si è tenuto a Mosca tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Lo ha indicato in una nota il capo della diplomazia di Teheran, definendo "molto positivo" l'incontro con Putin, durato più di un'ora e mezza.
"Sono stati discussi e analizzati nel dettaglio tutti gli argomenti, dalle relazioni bilaterali alle questioni regionali, così come la guerra e l'aggressione del regime americano e del regime sionista", ha dichiarato Araghchi, parlando di "basi ottime" per la cooperazione con Mosca. "Putin ha anche affermato che non solo la Russia, ma ora il mondo intero ammira il popolo iraniano, per la sua resistenza contro l'America e per la sua vittoria in questa guerra iniqua e ingiusta - ha aggiunto Araghchi - Ringraziamo i nostri amici russi per il loro sostegno durante questa guerra e dichiariamo la volontà della Repubblica Islamica dell'Iran di continuare le relazioni strategiche e il partenariato strategico con la Russia nelle nuove condizioni".
Macron: 'colloqui con Teheran su Hormuz per affrontare il problema alla radice'
Emmanuel Macron promette di confrontarsi con le autorità iraniane per "affrontare il problema" dell'aumento dei prezzi del carburante "alla radice" e cercare di ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz. "La causa del problema è che oggi c'è questo blocco e lo Stretto di Hormuz è chiuso. Quindi bisogna affrontare il problema alla radice, permettere che le cose ripartano", ha dichiarato il presidente francese durante una visita ad Andorra, che spera di "convincere" le parti interessate "nei prossimi giorni".
"È importante poter riaprire il traffico da entrambe le parti per consentire a gas, petrolio, fertilizzanti, merci di passare attraverso questo stretto perché ciò ha un impatto sull'economia mondiale", ha aggiunto.
Israele trattiene 169 milioni euro fondi destinati ad Anp
Israele sta trattenendo 590 milioni di shekel, poco meno di 169 milioni di euro, di fondi destinati all'Autorità nazionale palestinese. Lo ha reso noto il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, precisando che tali risorse sono state dirottate per coprire presunti debiti dell'Anp nei confronti della compagnia elettrica, dell'acquedotto e delle società ambientali israeliane. Il ministro ha anche sostenuto che parte dei fondi era destinata da Ramallah a "gruppi terroristici". "La nostra politica è chiara: ogni shekel destinato a incoraggiare il terrorismo o attivita' ostili verra' bloccato", ha assicurato il leader di estrema destra. A febbraio, il ministro palestinese delle Finanze, Estephan Salameh, aveva denunciato gravi difficoltà finanziarie per l'Anp, nel mezzo della crisi economica piu' pesante dalla sua fondazione. All'origine, aveva sottolineato, c'è il continuo rifiuto delle autorità israeliane di trasferire le entrate fiscali e i dazi doganali riscossi per suo conto.
Borse europee: chiudono deboli e in calo
Le Borse europee chiudono deboli e in calo: le vacillanti speranze di un accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente hanno tenuto gli investitori in allerta. Gli occhi in settimana sono puntati anche sulle trimestrali e su una serie di riunioni delle banche centrali. A Francoforte il Dax cede lo 0,23% a 24.086,13-54,74, a Parigi il Cac 40 scende dello 0,19% a 8,141.92-15.90 punti e a Londra l'Ftse 100 perde lo 0,55% a quota 10.321,60 punti. A Milano l'Ftse Mib segna +0,04%.
Araghchi: 'le richieste eccessive degli Usa hanno fatto fallire i negoziati'
I tentativi di riavviare le discussioni sul cessate il fuoco e sulla riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz, avviati all'inizio di aprile a Islamabad, sono falliti a causa dell'approccio di Washington. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "L'approccio americano ha fatto sì che il precedente ciclo di negoziati, nonostante alcuni progressi, non raggiungesse i suoi obiettivi a causa di richieste eccessive", ha dichiarato Araghchi, che oggi ha San Pietroburgo ha incontrato il presidente Vladimir Putin e l'omologo russo Serghei Lavrov.
Katz: Qassem sta giocando con fuoco, rischio bruci Libano
"Naim Qassem sta giocando con il fuoco e Aoun sta mettendo a repentaglio il futuro del Libano. Non ci sarà alcuna possibilità di un cessate il fuoco in Libano se le nostre forze e le comunità della Galilea continuano a essere bersagliate dal fuoco". Lo ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz nell'incontro con la coordinatrice speciale Onu per il Libano, Jeanine Hennis. "Se il governo libanese continuerà a rifugiarsi all'ombra dell'organizzazione terroristica Hezbollah, il fuoco brucerà i cedri del Libano. Il fuoco brucerà Hezbollah e tutto il Libano", ha proseguito, esortando l'esecutivo di Beirut a "garantire il disarmo di Hezbollah, prima di tutto a sud del fiume Litani... e poi in tutto il Libano".
Metsola: ancora esecuzioni arbitrarie; liberate attivisti
"Nella nebbia della guerra e nonostante il cessate il fuoco, il regime iraniano continua a perpetrare esecuzioni arbitrarie e a detenere dissidenti". Lo ha detto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in apertura della sessione plenaria dell'Eurocamera, a Strasburgo. "Narges Mohammadi, attivista per i diritti umani e vincitrice del premio Nobel per la pace, e' stata condannata nuovamente a sette anni e mezzo di carcere a febbraio. Attualmente si trova in gravi condizioni dopo aver subito un infarto il mese scorso, mentre era in detenzione. Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani e vincitrice del premio Saharov, è stata recentemente arrestata a Teheran", ha aggiunto Metsola. "Due donne di straordinario coraggio, che hanno dato tutto per la giustizia e la dignità umana, e che rappresentano la volonta' e la resistenza di tantissime persone in Iran. Chiediamo la loro immediata e incondizionata liberazione. Questo parlamento sarà sempre la voce di coloro che sono stati messi a tacere e un palcoscenico per coloro che si alzano in piedi. Noi non distoglieremo lo sguardo", ha concluso Metsola.
Araghchi: valutiamo richiesta Usa di riavvio negoziati
L'Iran sta valutando la possibilità di avviare negoziati con gli Stati Uniti, ha dichiarato alla televisione russa il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi. "E' chiaro che l'Iran si trova di fronte alla piu' grande superpotenza mondiale che non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi. Per questo motivo (Donald Trump) chiede negoziati e noi stiamo studiando questa possibilita'", ha affermato Araghchi, parlando alla televisione di Stato russa.
Araghchi a Putin: 'Repubblica islamica è stabile e solida'
L'Iran è un Paese "stabile e solido" e la guerra con Stati Uniti ed Israele ha dimostrato al mondo la sua reale forza. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante un incontro a Mosca con il presidente Vladimir Putin, secondo quanto riportato dalla tv di Stato russa.
Nel colloquio a San Pietroburgo, Araghchi ha affermato che il conflitto ha "reso evidente la vera potenza dell'Iran" e che la Repubblica islamica si conferma "un sistema stabile, solido e forte". Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre sottolineato il sostegno di Mosca a Teheran, aggiungendo che i due Paesi continueranno a rafforzare la loro "partnership strategica".
Lavrov: colloquio Putin-Araghchi è stato "utile"
I colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sono stati "utili", ha affermato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, parlando con la stampa che gli ha chiesto dell'andamento dell'incontro a San Pietroburgo.
Putin: ho ricevuto un messaggio da Mojtaba Khameni
Il presidente russo Vladimir Putin, in un incontro con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ha annunciato di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. "La scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana. Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l'Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche", ha dichiarato Putin.
Araghchi ringrazia Russia, Putin: "Ci sarà la pace"
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ringraziato il presidente russo, Vladimir Putin, per l'appoggio di Mosca a Teheran. Dal canto suo il leader del Cremlino, che ha ricevuto a San Pietroburgo il rappresentante della Repubblica islamica, si è detto certo che il popolo iraniano supererà questo periodo e "ci sarà la pace".
Putin a Araghchi: "Mosca farà il possibile per la pace in Medio Oriente"
La Russia spera che il popolo iraniano superi questo periodo di difficoltà e che la pace arrivi: lo ha detto il presidente russo, Vladimir Putin, durante l'incontro con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a San Pietroburgo, come riferiscono le agenzie russe. Il presidente ha sottolineato che la Russia farà tutto il possibile, nell'interesse dell'Iran e degli altri Paesi della regione, "per portare la pace in Medio Oriente il più rapidamente possibile". Putin ha inoltre affermato di aver ricevuto la scorsa settimana un messaggio dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.
Teheran: l'esercito deve avere per legge l'autorità dello Stretto di Hormuz
Secondo la proposta di legge in discussione nel Parlamento iraniano per la gestione della via navigabile, le forze armate iraniane sarebbero l'autorità responsabile dello Stretto di Hormuz: lo ha dichiarato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, aggiungendo che le forze armate hanno già il controllo dello stretto e stanno cercando di vietare il passaggio di "navi ostili". Azizi ha anche affermato che la proposta di legge prevede che i proventi finanziari derivanti dallo stretto debbano essere pagati nella valuta locale, il rial.
Teheran: a esercito controllo Hormuz. Pedaggi in rial
Il controllo dello stretto di Hormuz sarà affidato strutturalmente all'esercito e i pedaggi per l'attraversamento dovranno essere pagati nella moneta locale, il rial. A riferirlo è stato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la Sicurezza nazionale nel parlamento iraniano, intervistato dalla televisione di stato. In discussione in parlamento c'è una proposta che prevede anche il pagamento del passaggio per lo stretto in rial locale.
Europa, Tajani: "Contro crisi serve nuovo Pnrr e sbloccare il Mes"
Per affrontare la crisi in corso "serve un nuovo Pnrr europeo e, perche' no, occorre cominciare a pensare se si possono usare i 400 miliardi del Mes che sono li' fermi". A dirlo questa mattina il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un incontro a Pistoia. "In un momento particolare come questo - ha proseguito Tajani riferendosi al Meccanismo europeo di stabilita' - noi teniamo congelati 400 miliardi che nessuno usa".
Idf: "Colpite posizioni Hezbollah nel Libano orientale"
L'esercito israeliano afferma di aver colpito le posizioni di Hezbollah nella valle della Bekaa (Libano orientale). - "Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno iniziato a colpire le infrastrutture di Hezbollah nella valle della Bekaa e in altre aree del Libano meridionale", si legge in un breve comunicato diffuso sui social media.
Carburanti, Tajani: "Già adottato due provvedimenti su accise"
"Abbiamo gia' adottato due provvedimenti come governo per ridurre le accise sui carburanti per venire incontro alle esigenze del mondo delle imprese e dei cittadini". A dirlo il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un incontro a Pistoia sul florovivaismo. "Continuiamo a monitorare la situazione - ha proseguito Tajani - e ci auguriamo che si possa concludere il prima possibile la guerra e si possa riaprire lo Stretto di Hormuz e si possa cosi' abbassare nuovamente il costo dei carburanti".
Tajani: "Parlato con Rubio e Iran per accelerare accordo"
Sul blocco dello Stretto di Hormuz "ho parlato con il ministro degli esteri iraniano e l'altra sera con il segretario di Stato americano Rubio insistendo sulla necessità di accelerare i tempi per trovare un accordo. Speriamo che i colloqui vadano avanti e le proposte possano essere accettate per aprire lo Stretto di Hormuz". A dirlo il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un incontro a Pistoia.
Tajani: "Pronti con Marina per sminare stretto di Hormuz"
"Siamo pronti come Italia a intervenire con la nostra Marina Militare per sminare lo Stretto di Hormuz". Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando a margine di un incontro a Pistoia. "Continuiamo a lavorare - ha proseguito ancora Tajani - sperando che prevalga il buon senso. Tutto dipende dall'accordo fra le parti. Noi spingiamo al massimo e abbiamo dato disponibilità a fare tutto ciò che serve continuando a parlare sia con gli iraniani che con gli americani".
Idf: "Attacchi contro Hezbollah anche nella Bekaa"
Le forze israeliane hanno dato il via ad attacchi "contro infrastrutture di Hezbollah" nella Bekaa e in altre zone del Libano meridionale. Lo ha comunicato l'Idf sui suoi canali social.
Aoun a Hezbollah: "Non accetterò accordo umiliante"
"Non accetterò di raggiungere un accordo umiliante" con Israele. Lo ha assicurato il presidente libanese Joseph Aoun, rispondendo indirettamente su X alle parole del segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, che lo aveva criticato per i negoziati diretti con lo Stato ebraico, esortandolo ad abbandonarli.
Aoun a Hezbollah: "Tradimento è trascinarci in guerra"
Il presidente libanese Joseph Aoun ha risposto alle dichiarazioni del segretario generale di Hezbollah Naim Qassem che l'aveva criticato per aver avviato negoziati diretti con Israele. "Ciò che stiamo facendo non è tradimento. Il tradimento è commesso da coloro che portano il proprio Paese in guerra per servire interessi stranieri", ha affermato il capo di Stato.
Pizzaballa: "Algoritmi che decidono elemento inquietante"
"La guerra in corso ha sollevato altri interrogativi etici a cui non eravamo preparati. Penso, in particolare, all'uso dell'intelligenza artificiale nelle operazioni belliche", un elemento "nuovo e inquietante". Lo scrive il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nella lettera alla diocesi "Tornarono a Gerusalemme con grande gioia". "Non si tratta piu' solo di armi sempre più sofisticate o di droni telecomandati: stiamo entrando in una fase in cui sono gli algoritmi a selezionare obiettivi, a compiere scelte che fino a ieri rimanevano esclusivamente umane. Cosa accade quando a decidere chi vive e chi muore è una macchina? Quale responsabilità resta all'uomo? Sono domande nuove, per le quali non abbiamo ancora risposte, ma che non possiamo più permetterci di ignorare", ha rimarcato il porporato che non intende "entrare in queste valutazioni così complesse, ma solo sottolineare che questa nuova epoca pone anche domande inedite, che dovremo prima o poi prendere in considerazione seriamente". "Va detto, comunque, che la crisi del multilateralismo, delle istituzioni, e questi nuovi interrogativi, non sono astrazioni intellettuali lontane dal nostro vissuto", ha aggiunto. Pizzaballa ha anche evidenziato "il ruolo dei media e delle comunicazioni" oggi è "più che mai centrale". Da un lato, "sono la finestra attraverso cui riceviamo informazioni da luoghi altrimenti irraggiungibili". Dall'altro, "sono diventati il vettore privilegiato per la diffusione di narrazioni, spesso contrapposte, e sempre più difficili da verificare". "In un conflitto come l'attuale, la guerra si conduce non solo sul terreno, ma anche con le parole e con le immagini: ogni fotografia, ogni video, ogni titolo può diventare un'arma. E' reale il rischio di smarrirsi, di non riuscire più a distinguere il vero dal falso, la cronaca dalla propaganda", ha proseguito.
Idf: "3 militanti Hezbollah uccisi vicino a linea del fronte"
L'esercito israeliano ha ucciso tre militanti di Hezbollah in un attacco aereo avvenuto ieri vicino alla linea di difesa avanzata nel Libano meridionale. Lo ha reso noto l'Idf, aggiungendo che i soldati hanno identificato i militanti a sud della linea in cui sono schierate le forze, e l'aviazione israeliana li ha successivamente colpiti e uccisi. L'esercito ha anche affermato che diverse strutture militari di Hezbollah sono state colpite nella stessa area, tra cui quello che ha descritto come il quartier generale del settore di Bint Jbeil. Ha aggiunto che, a seguito degli attacchi, sono state osservate esplosioni secondarie, indicative della presenza di armi immagazzinate.
Media: "Attesa oggi una riunione di Trump nella situation room sull'Iran"
Il presidente Usa, Donald Trump, dovrebbe tenere una riunione nella Situation Room sull'Iran con il suo team di punta per la sicurezza nazionale e la politica estera. Lo riporta Axios citando tre funzionari statunitensi. Il team di Trump - è stato riferito - discuterà dello stallo nei negoziati e dei possibili passi successivi.
Iran, Axios: "Trump riunisce suoi per prossimi passi"
Il presidente americano Donald Trump terrà oggi una riunione di crisi per decidere le prossime mosse con l'Iran. Lo ha riferito il sito Axios, Trump ha convocato nella Situation Room i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale e di politica estera. "L'incontro dovrebbe concentrarsi sull'attuale stallo nei negoziati con l'Iran e sulle possibili opzioni per le prossime fasi della guerra", ha spiegato Axios. L'Iran ha fatto arrivare a Washington una nuova proposta in cui accetterebbe di trattare sul suo programma nucleare a patto che gli Usa tolgano l'assedio allo stretto di Hormuz. Nei colloqui con i mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatarioti durante il fine settimana, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe chiarito che non c'è consenso nella leadership iraniana su come affrontare le richieste degli Stati Uniti. Gli Usa pretendono che l'Iran sospenda l'arricchimento dell'uranio per almeno un decennio e rimuova il materiale radioattivo dal Paese.
Ministro Esteri Oman: "Su Hormuz noi e Iran responsabili davanti al mondo"
"Ottima discussione sullo Stretto di Hormuz con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi. In quanto Stati costieri, riconosciamo la nostra responsabilità condivisa nei confronti della comunità internazionale e l'urgente necessità umanitaria di liberare i marittimi trattenuti fin troppo a lungo. Sono necessari molti sforzi diplomatici e soluzioni concrete per garantire una libertà di navigazione duratura". Lo scrive su X il ministro degli Esteri dell'Oman Badr Albusaidi.
Starmer: "Guerra contro l'Iran avrà ricadute economiche durature"
"Le conseguenze economiche della guerra contro l'Iran ci accompagneranno ancora a lungo". Lo ha dichiarato il premier britannico Keir Starmer al congresso annuale del sindacato Usdaw, che rappresenta i lavoratori del commercio al dettaglio e della distribuzione, annunciando per domani una riunione del comitato per le emergenze Cobra, con l'obiettivo di esaminare le ricadute del conflitto sull'economia del Regno Unito insieme ai rappresentanti della Bank of England. Starmer inoltre ha ribadito il "no" di Londra a un coinvolgimento diretto nella guerra scatenata da Usa e Israele contro Teheran, che "non è nel nostro interesse". Il primo ministro laburista ha inoltre sottolineato l'importanza di "ricostruire" l'alleanza con l'Europa nell'ambito del reset dei rapporti tra Londra e Bruxelles portato avanti da sir Keir e di recente accelerato a fronte delle tensioni con gli Usa del presidente Donald Trump. Infine ha promesso una stretta sul taccheggio nel Paese, con l'abolizione della norma che esclude l'avvio di indagini per i furti di merce sotto le 200 sterline, e l'introduzione di un reato specifico per le aggressioni ai lavoratori del settore.
Ghalibaf: "Nemici confusi e delusi per sacrificio nazione"
Il presidente del parlamento Iraniano, Mohammad Ghalibaf, si è detto "orgoglioso" di essere fra i "30 milioni di iraniani" pronti a sacrificarsi per la patria, "eroi" che hanno mandato in confusione e deluso le aspettative di vittoria di Stati Uniti e Israele. "Il sacrificio della nazione orgogliosa dell'Iran ha deluso e confuso i nemici", ha scritto su X a commento di un post della campagna Jan Fada (Sacrificio per l'Iran). "Voi, eterni eroi della storia, siete sempre al fianco della nostra cara Iran, e il sostegno del nostro Iran sarà sempre con voi, coraggiosi e patriottici figli", ha aggiunto.
Media: "Il Pakistan continua a mediare per colmare le lacune tra Usa e Iran"
Il lavoro del Pakistan per colmare le lacune tra Stati Uniti e Iran non si è fermato nonostante il fallimento del faccia a faccia dopo che Donald Trump ha annullato un viaggio dei suoi inviati e ha detto all'Iran di telefonare quando vorrà un accordo. Lo riporta Reuters sul sito.
Unicef porta aiuti nei villaggi libanesi vicino al confine
L'Unicef in Libano continua a distribuire aiuti nelle zone in prima linea, e con un singolo convoglio ha raggiunto Ain Ebel, Debel e Rmeish - tra le località più difficili da raggiungere finora. E' quanto si legge in una nota. A pochi chilometri dal confine, questi villaggi hanno subito un'intensificazione delle ostilità, che ha lasciato le famiglie prive di acqua potabile e dei servizi di base. Ad Ain Ebel, oltre 440 famiglie, tra cui 465 bambini, e a Debel, 441 famiglie, tra cui 311 bambini, hanno ricevuto acqua in bottiglia e filtri per uso domestico per far fronte alle gravi carenze. Per aiutare i bambini a proseguire la loro istruzione nonostante le continue interruzioni, sono stati distribuiti 1.410 kit didattici ad Ain Ebel, Debel e Rmeish.
Pizzaballa: "Potenze mondiali scelgono in base a interessi"
La guerra "agisce come fine a se stessa". "Alcune potenze mondiali, che un tempo si presentavano come garanti dell'ordine internazionale, rivelano oggi un volto diverso: scelgono da che parte stare non in base alla giustizia, ma in base ai propri interessi strategici ed economici". Lo scrive il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nella lettera alla diocesi "Tornarono a Gerusalemme con grande gioia". "Buona parte delle istituzioni - civili, politiche, religiose - finiscono così per rimanere spettatrici silenziose e impotenti di fronte all'emergere di questo nuovo disordine mondiale", sottolinea.
Ministero Esteri Israele contro Biennale: "Falso indottrinamento politico"
"Il boicottaggio dell'artista israeliano Belu-Simion Fainaru da parte della Giuria Internazionale della Biennale di Venezia rappresenta una contaminazione del mondo dell'arte. La giuria, di stampo politico, ha trasformato la Biennale da uno spazio artistico aperto, libero da idee e senza limiti, in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliano". Lo scrive in un post su X il ministero degli Esteri israeliano. La dichiarazione arriva a qualche giorno dalla decisione della giuria internazionale della Biennale Arte di escludere dai premi Russia e Israele.
Ayatollah Damad scrive al Papa: "Grazie per il no alla guerra"
L'ayatollah Mostafa Mohaghegh Damad, direttore del dipartimento di Studi Islamici all'Accademia delle Scienze, ha scritto a Leone XIV per esprimere il suo apprezzamento per le recenti dichiarazioni del Papa contro la violenza e la guerra. Nel messaggio, di cui dà notizia l'agenzia Irna, il religioso ha ringraziato il Papa per la sua posizione di principio che, ha spiegato, "mette in luce il contrasto tra valori spirituali e motivazioni politiche". L'ayatollah ha fatto riferimento ai danni causati dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran, compresi quelli alle aree residenziali, ai siti del patrimonio culturale e ai centri accademici. E ha sottolineato l'impatto umanitario, in particolare sui bambini. Damad ha inoltre accolto con favore i recenti commenti espressi da figure di spicco della chiesa cattolica, tra cui l'arcivescovo Timothy Broglio il cardinale Robert McElroy, le cui parole "hanno rassicurato coloro che sostengono la de-escalation", ha detto.
Libano, Qassem: "Non ci piegheremo, la gente tornerà alle sue terre"
Il leader di Hezbollah ha lanciato un appello a proseguire la lotta contro Israele per consentire al popolo libanese di tornare a vivere sulle proprie terre. "Non ci ritireremo, non ci piegheremo, non saremo sconfitti", ha dichiarato Naim Qassem, che ha ribadito che il suo gruppo non deporrà le armi e rifiuta categoricamente i negoziati diretti con Israele. "I sacrifici sono grandi, ma sono il prezzo della liberazione e della vita stessa, pagato dal nostro grande popolo libanese con la sua onorevole resistenza, di fronte a una scelta tra due opzioni: liberazione e orgoglio od occupazione e umiliazione", ha affermato il leader del gruppo filo-iraniano in una dichiarazione letta dall'emittente televisiva affiliata al-Manar. "Continueremo la nostra resistenza difensiva per il Libano e il suo popolo, non torneremo allo status quo pre-marzo, risponderemo all'aggressione israeliana e la affronteremo. Non importa quali minacce ci proponga il nemico", ha sottolineato il leader di Hezbollah. Qassem ha affermato che il loro potenziale è "inesauribile", promettendo che Israele non resterà in Libano e che "il nostro popolo tornerà nelle proprie terre fino all'ultimo centimetro del nostro confine meridionale con la Palestina occupata".
Pizzaballa: "La guerra è oggetto culto idolatra"
"La guerra è diventata oggetto di un culto idolatra: non ci si siede più ai tavoli per evitare in modo assoluto i conflitti, ma li si tiene ben presenti come scenario possibile o, addirittura, inevitabile". Lo scrive il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, nella lettera alla diocesi "Tornarono a Gerusalemme con grande gioia". Per il Patriarca "assistiamo al ritorno dell'uso della forza come strumento ritenuto decisivo per la risoluzione delle contese, laddove essa viene ridotta quasi esclusivamente alla sua forma violenta e militare, a scapito di ogni altra possibilità fondata sul diritto, sul dialogo e sulla responsabilità verso i civili". I civili che "non sono più considerati vittime collaterali - sottolinea Pizzaballa -, ma diventano danni da imputare alla mancata resa del nemico o strumenti funzionali al raggiungimento del proprio scopo".
L'Iran vieta l'esportazione di lastre e lamiere d'acciaio
L'Organizzazione iraniana per la promozione del commercio ha dichiarato, tramite una direttiva, che l'esportazione di lastre e lamiere d'acciaio è vietata fino al 30 maggio, a causa delle pressioni che l'industria siderurgica del Paese sta subendo in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani. Lo riporta Iran International. Il segretario dell'associazione dei produttori di acciaio iraniani aveva precedentemente affermato che erano in corso i lavori per un piano urgente di importazione di bramme e lamiere laminate a caldo e ha inoltre esortato le industrie a gestire con attenzione la domanda di materie prime per i prossimi due mesi.
Ministero Esteri Berlino: "L'Onu assuma responsabilità su guerra in Iran"
Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, chiede all'onu di assumere responsabilità sulla guerra in Iran. "Se il Consiglio di Sicurezza adesso assumerà responsabilità, questo rafforzerà anche l'ordine internazionale", ha affermato a Berlino, prima di partire per New York, dove è in programma una visita all'Onu.
Libano, Qassem: "Nemico a punto morto". Avanti dialogo interno
Dal leader di Hezbollah, Naim Qassem, è arrivato un plauso alla resistenza del movimento nei confronti del "nemico" e ha esortato il governo libanese a porre fine ai colloqui diretti con Israele per proseguire invece il "dialogo interno". Qassem ha dichiarato che Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, puntava a porre fine al gruppo, ma non ci è riuscito dal 23 settembre 2024, data in cui Israele ha iniziato una campagna di attacchi aerei in tutto il Libano. "Il nemico è arrivato a un punto morto, questa resistenza è continua, forte e non può essere sconfitta", ha insistito il leader di Hezbollah. Qassem ha nuovamente respinto i colloqui diretti avviati dal governo libanese con Israele, delineando cinque condizioni che devono essere soddisfatte prima che possano aver luogo colloqui diretti. "Cessare l'aggressione via terra, mare e aria, il ritiro di Israele dai territori occupati, il rilascio dei prigionieri, il ritorno della popolazione in tutti i propri villaggi e città e la ricostruzione", ha affermato. "L'Autorità libanese ha la responsabilità di interrompere i negoziati diretti con il nemico israeliano e di adottare quelli indiretti, nonché di annullare la sua decisione di marzo che criminalizza la resistenza e la sua base popolare, che rappresenta più della metà della popolazione libanese, in modo da poter perseguire un dialogo interno che metta l'interesse del Libano al di sopra di ogni considerazione, senza soccombere ai diktat israeliani e stranieri", ha insistito Qassem.
Voto a Gaza e Cisgiordania, vittoria candidati di Fatah (2)
A Deir el-Balah invece, alcuni candidati di una delle quattro liste in corsa erano considerati da residenti e analisti come vicini ad Hamas, rendendo il voto un potenziale indicatore di sostegno al gruppo dopo il conflitto con Israele. I risultati preliminari riportati da Al Jazeera indicano che questa lista, "Deir el-Balah ci unisce", ha conquistato solo due dei 15 seggi del consiglio. La lista Nahdat Deir el-Balah, sostenuta dal partito Fatah, si è invece aggiudicata sei seggi. Gli altri seggi sono stati vinti da altri due gruppi, Futuro di Deir el-Balah e Pace e Costruzione, non affiliati a nessuna delle due fazioni. Le elezioni si sono svolte "in un momento estremamente delicato, in un contesto di sfide complesse e circostanze eccezionali", ha ricordato il premier palestinese Mohammed Mustafa nella conferenza stampa tenuta ieri al fianco del presidente della Commissione elettorale centrale, Rami Hamdallah, che ha presentato i risultati del voto. Hamdallah ha rimarcato che la Commissione ha trattato la Cisgiordania e la Striscia di Gaza come "un'unica entità geografica", nonostante le grandi difficoltà incontrate durante il processo, in particolare a Deir el-Balah per far entrare il materiale elettorale. Sono stati i residenti di Gaza, ha aggiunto, a stampare localmente le schede elettorali e a preparare le urne, consentendo cosi' lo svolgimento delle elezioni nella sola città dell'enclave che ha subito meno danni dal conflitto. Hamdallah ha precisato che l'affluenza alle urne a Deir el-Balah è stata del 23%, pari a 15.962 votanti su 70.449 aventi diritto, mentre in Cisgiordania è stata del 56%, pari a circa 522.000 votanti.
Voto a Gaza e Cisgiordania, vittoria candidati di Fatah
In base ai risultati quasi definitivi, i sostenitori del presidente palestinese Mahmoud Abbas e del suo partito Fatah hanno conquistato la maggior parte dei seggi del consiglio comunale della citta' di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, e hanno vinto in Cisgiordania. Sabato, per la prima volta in 20 anni, oltre 70mila aventi diritto sono stati chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti locali. Hamas, che governa l'enclave palestinese dal 2007, non aveva formalmente presentato candidati a Gaza e ha boicottato le elezioni in Cisgiordania occupata, dove la vittoria di Fatah, il partito del presidente palestinese, era ampiamente prevista. Con il 95% delle schede scrutinate, in Cisgiordania Fatah, la formazione del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abbas, si aggiudica alcuni importanti comuni come Hebron, mentre in altri come Nablus o Ramallah, il risultato è stato ottenuto per acclamazione, non essendosi presentate altre liste. I candidati sono per lo più di indipendenti formatisi all'interno dell'opposizione di Fatah, nei confronti della quale i sondaggi evidenziano comunque un malcontento generale soprattutto sul tema del rinnovamento della leadership.
Von der Leyen: "Troppo presto per una revoca delle sanzioni all'Iran"
"È troppo presto per una revoca delle sanzioni all'Iran". Lo ha detto la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a Berlino per la giornata del conclave dell'Unione (Cdu-Csu). "Dobbiamo prima vedere un cambiamento fondamentale", ha aggiunto.
Leader Hezbollah: "Negoziare con Israele creerà un ciclo di instabilità"
Il leader di Hezbollah Naïm Qassem ritiene che i negoziati con Israele faranno precipitare il Libano in un "ciclo di instabilità", ribadendo il suo "categorico rifiuto" di negoziati diretti con Israele. Hezbollah inoltre non si tirerà indietro di fronte alle "minacce" israeliane, afferma il suo leader in una dichiarazione letta dall'emittente televisiva affiliata Al-Manar. "Questi negoziati e il loro esito non esistono e non ci riguardano minimamente - ha affermato - Continuiamo la nostra resistenza per difendere il Libano".
Hezbollah rifiuta negoziati con Israele: "Grave errore, non arretriamo" (2)
"Non tradiremo il sangue dei martiri, su tutti Sayyed Hassan Nasrallah'', così come ''le ferite dei feriti, i tormenti dei prigionieri e i sacrifici del nostro popolo in fuga, e tutti i loro sforzi e contributi'', ha detto Qassem. ''Non chiedeteci quali siano le nostre capacità, perché non si misurano in mesi o anni. Si fondano su tre pilastri: fede, forza di volontà e capacità, e questi tre pilastri sono inesauribili'', ha proseguito.
''Che la storia lo ricordi: il nemico israeliano non resterà su un solo centimetro del nostro territorio occupato e il nostro popolo tornerà nei suoi territori fino all'ultimo centimetro del nostro confine meridionale con la Palestina occupata'', ha promesso il leader di Hezbollah affermando che ''così come abbiamo resistito insieme, ricostruiremo insieme. Diamo il benvenuto a tutti coloro che aiutano il Libano e ne sostengono la liberazione e la ricostruzione, e non diamo il benvenuto a coloro che servono gli interessi del nemico e ostacolano la forza del Libano''.
Hezbollah rifiuta negoziati con Israele: "Grave errore, non arretriamo"
Hezbollah ha ribadito il ''rifiuto categorico'' di negoziati diretti tra la leadership del Libano e Israele. Lo ha dichiarato il Segretario generale di Hezbollah Naim Qassem, affermando che i colloqui diretti con Israele sono ''un grave peccato'' che mettono a rischio la stabilità del Libano. Hezbollah, ha proseguito Qassem, ''non indietreggerà mai'' davanti alle minacce israeliane e il gruppo ''non deporrà le sue armi''.
"Rifiutiamo categoricamente i negoziati diretti con Israele e chi è al potere deve sapere che le sue azioni non gioveranno né al Libano, né a se stesso", ha dichiarato Qassem in un comunicato, esortando le autorità di Beirut a "fare marcia indietro dal loro grave errore che sta trascinando il Libano in una spirale di instabilità".
"Questi negoziati diretti e i loro esiti sono come se non esistessero per noi e non ci riguardano minimamente", ha aggiunto, affermando che "continueremo la nostra resistenza difensiva per il Libano e il suo popolo". Perché "non importa quanto minaccioso sia il nemico, non ci tireremo indietro, non ci piegheremo e non ci faremo sconfiggere", ha affermato.
Idf: "Oltre 50 siti di Hezbollah distrutti in Libano negli ultimi giorni"
L'esercito israeliano ha dichiarato di aver distrutto negli ultimi giorni oltre 50 siti infrastrutturali di Hezbollah, tra cui un complesso sotterraneo utilizzato dal gruppo. Secondo un comunicato delle Forze di Difesa Israeliane, durante un raid mirato nella zona di Aadshit al-Qusayr, nel sud del Libano, le truppe hanno scoperto un deposito di armi all'interno di una stanza per bambini. L'esercito ha affermato che il sito conteneva esplosivi, fucili Kalashnikov, granate, lanciarazzi RPG, mitragliatrici e munizioni. "L'organizzazione terroristica Hezbollah sfrutta cinicamente la popolazione civile in Libano per compiere attacchi terroristici contro civili israeliani e truppe delle Forze di Difesa Israeliane", ha affermato l'esercito.
Pasdaran: "Al momento giusto a fianco Libano e Palestina"
I Guardiani della Rivoluzione si preparano a dare manforte a Hezollah in Libano e ai palestinesi. Ad annunciarlo è stato il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, Esmail Qaani. "L'eroica resistenza dell'Hezbollah libanese ha dimostrato che le narrazioni ingannevoli del regime sionista (Israele, ndr) per mettere alla resistenza e distruggere l'Hezbollah non sono altro che menzogne", ha dichiarato a quanto riportano i media iraniani. "Il regime sionista, nonostante abbia sostenuto costi esorbitanti, impiegato ingenti risorse umane e militari e sperperato il denaro dei contribuenti americani, è più disperato e impotente che mai di fronte all'iniziativa e alla fermezza dei coraggiosi giovani libanesi", ha assicurato. "I fronti della resistenza sono più forti e più uniti che mai, al fianco dell'eroico Hezbollah. Quando sarà il momento, interverranno per sostenere i popoli oppressi del Libano e della Palestina e faranno pentire i criminali sionisti delle loro azioni atroci", ha ammonito.
Pizzaballa: "Il dolore è di tutti ma c'è chi occupa e chi è occupato" (2)
Dopo il dramma di Gaza, ora emerge con forza quello della Palestina dove "la situazione si deteriora di giorno in giorno", "è lì che si sta decidendo il futuro del conflitto israelo-palestinese. Aumentano le aggressioni causate dall'occupazione - ricorda il cardinale Pizzaballa - e dalla totale assenza dello Stato di diritto, con un continuo aumento degli insediamenti". Per il Patriarca "se non si interrompe questa deriva, il rischio è la cristallizzazione di una situazione di occupazione permanente che erode ogni possibilità di una soluzione giusta e condivisa".
Pizzaballa: "Dolore è di tutti ma c'è chi occupa e chi è occupato"
Il dolore attraversa tutta la Terra Santa ma le situazioni "non sono tutte identiche". Non si può "stilare una graduatoria della sofferenza" ma "esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato". Lo scrive il cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, in una lettera pastorale ai fedeli della sua diocesi sottolineando che "le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità". Serve "guarigione dall'odio e dalla memoria tossica".
Giachero (Spediporto): "Crisi Medio Oriente produce effetti sistemici"
"E' dimostrato quanto una crisi localizzata possa produrre effetti sistemici: deviazione delle rotte intorno al Capo di Buona Speranza incremento della domanda di stiva, tempi di percorrenza più lunghi, rialzi assicurativi surcharge di guerra e bunker adjustment factors, pressione sui cicli di rotazione dei container". Lo dichiara il presidente di Spediporto Andrea Giachero a Genova all'ottantesima assemblea pubblica dell'associazione. "Il dossier Unctad dell'aprile 2026 sullo stretto di Hormuz aggiunge un ulteriore livello di gravità: tra febbraio e marzo i transiti giornalieri nello stretto sono diminuiti del 95% - sottolinea Giachero -. Immediati i riflessi sul Brent che ha toccato il 6 aprile 2026 il massimo del suo picco a 138,21 dollari al barile, pari a un +93,8% rispetto al 27 febbraio e a un +107,5% rispetto alla media di gennaio". "Quando un 'collo di bottiglia' energetico si blocca, l'effetto non si ferma al settore energetico. Si trasmette ai costi industriali, ai prezzi al consumo, ai noli, ai tassi di interesse, al costo del debito estero, alla fiducia degli investitori - continua -. Questa nuova 'economia della tensione' non riguarda soltanto il Medio Oriente, essa si compone di più linee di frattura che si sommano: la guerra russo-ucraina, la crisi israelo-palestinese, i| confronto strategico fra Stati Uniti e Cina, il ritorno di misure protezionistiche, la competizione per le terre rare, semiconduttori e tecnologie critiche, la crescente militarizzazione delle infrastrutture. Per questo, oggi, la parola chiave non può più essere soltanto l'efficienza, dev'essere l'affidabilità".
Gas, Gme: indice Igi in lieve salita a 45,64 euro/Mwh
Il valore dell’indice Igi (Italian Gas Index) per il 27 aprile è pari a 45,64 euro/Mwh, in lieve salita rispetto al 26 aprile attestatosi a 45,03 euro/Mwh. Lo comunica in una nota il Gestore dei Mercati Energetici - Gme.
Libano, un morto in raid Idf: distrutti 50 impianti Hezbollah
Nel contesto della fragile tregua tra Israele e Libano, si registrano ancora violenze nel sud del Paese dei cedri tra i contendenti. Almeno una persona e' rimasta uccisa in un attacco di droni israeliani nella citta' di Qalila (o Qlayle'), nell'area di Tiro, nel Libano meridionale, secondo quanto riportato dai media libanesi. Nelle scorse ore, le forze di difesa israeliane (Idf) hanno ordinato ai residenti del sud del Libano di lasciare sette localita' al di fuori della sua cosiddetta "zona cuscinetto". Avvisi di evacuazione e di non ritorno alle proprie case vengono diramati ogni giorno dalle Idf, poco prima da attuare raid e operazioni in loco. Al contempo, l'esercito israeliano ha riferito che i combattenti di Hezbollah hanno preso di mira un suo elicottero che stava evacuando truppe a Taybeh (sud Libano), facendo esplodere un drone nelle vicinanze. Al momento non ci sono segnalazioni di eventuali vittime ne' danni. Il portavoce dell'Idf ha annunciato che la Brigata Golani ha distrutto negli ultimi giorni oltre 50 infrastrutture terroristiche di Hezbollah a sud della Linea Gialla in Libano. Durante l'operazione, ha affermato, e' stato distrutto un complesso sotterraneo utilizzato dall'organizzazione terroristica per attaccare soldati e civili. Le forze israeliane riferiscono, inoltre, che esplosivi, armi, granate, razzi e altro equipaggiamento bellico sono stati rinvenuti all'interno di una stanza per bambini in un'abitazione nel Libano meridionale.
Gas e petrolio in rialzo, il Brent a 108 dollari
Gas e petrolio in rialzo mentre si attendono sviluppi dal Medio Oriente, dopo la proposta dell'Iran agli Stati Uniti per un accordo che prevede anche la riapertura dello stretto di Hormuz. Il petrolio si muove in netto rialzo. Il Wti guadagna il 2,5% a 96,72 dollari al barile. Il Brent sale del 2,8% a 108,25 dollari. Il gas riduce il rialzo rispetto all'avvio. Ad Amsterdam le quotazioni guadagnano lo 0,6% a 45,13 euro al megawattora.
Borsa: l'Europa debole tra Medio Oriente e trimestrali
Le Borse europee proseguono deboli mentre si guarda agli sviluppi in Medio Oriente dopo la proposta dell'Iran agli Stati Uniti, in particolare sulla riapertura dello stretto di Hormuz. Gli investitori sono alla ricerca di indizi sulle prossime mosse delle banche centrali, mentre entra nel vivo la stagione delle trimestrali. L'indice stoxx 600 cede lo 0,2%. In calo Londra (-0,2%), poco mosse Parigi (-0,04%) e Madrid (+0,07%), positiva Francoforte (+0,1%). I principali listini sono appesantiti dal settore tecnologico (-0,6%). Male anche le utility (-0,4%), con il prezzo del gas che riduce il rialzo. Ad Amsterdam le quotazioni si attestano a 45,23 euro al megawattora, con un aumento dello 0,8%. Seduta negativa per le auto (-0,4%) mentre sale il settore del lusso (+0,2%). In rialzo l'energia (+0,7%), con il prezzo del petrolio in aumento. Il Wti guadagna il 2,7% a 96,92 dollari al barile. Il Brent sale del 2,9% a 108,29 dollari. Poco mossi i rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 79 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,8% e quello tedesco al 2,01%. Sul fronte valutario il dollaro si indebolisce sulle principali valute internazionali. L'euro sale a 1,1742 sul biglietto verde, con un aumento dello 0,18 per cento.
Axios: "Araghchi ai mediatori, manca consenso nella leadership iraniana su richieste Usa"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi avrebbe chiarito ai mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatariani, durante il fine settimana, che non c'è consenso all'interno della leadership iraniana su come affrontare le richieste statunitensi. Lo riporta Axios citando una fonte. Gli Stati Uniti chiedono all'Iran di sospendere l'arricchimento dell'uranio per almeno un decennio e di rimuovere l'uranio arricchito dal Paese. La nuova proposta, presentata agli Stati Uniti tramite i mediatori pakistani, si concentra innanzitutto sulla risoluzione della crisi dello stretto di Hormuz e del blocco statunitense. Nell'ambito di tale accordo - ricorda il media americano - il cessate il fuoco verrebbe esteso per un lungo periodo oppure le parti si accorderebbero per una fine definitiva della guerra.
Iran, Facile.it: "A 2 mesi da inizio conflitto per italiani 'in fumo' 1,7 mld"
Due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, carburante e mutui, oltre 1,7 miliardi di euro in più. Il dato arriva dall’analisi di Facile.it, che ha calcolato quanto sia effettivamente pesata sulle tasche dei consumatori la guerra ad oggi. Ormai tutti sappiamo che le bollette luce e gas sono salite a causa del conflitto in Iran, ma di quanto? Secondo le stime di Facile.it, per gli italiani con un contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero l’aumento si tradurrà in un aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile. Più nello specifico, a salire maggiormente saranno le bollette del gas; guardando ai consumi di una famiglia tipo (consumo pari a 1.100 smc), per le utenze di marzo e aprile la spesa media sarà di circa 263 euro, vale a dire più o meno 36 euro in più (+16%) rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero aumentate. Minore l’impatto sulle bollette della luce; per una famiglia tipo (consumo pari a 2.000 kWh), le bollette di marzo e aprile arriveranno a 110 euro, in aumento del 5% rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe fossero rimaste stabili. È possibile stimare che gli aumenti di luce e gas di questi soli due mesi peseranno sulle tasche degli italiani con un contratto variabile, complessivamente, fino a 500 milioni di euro. Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell'energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno 2.165 euro tra luce e gas, vale a dire l’11% in più (217 euro) rispetto ai 1.948 euro previsti prima che scoppiasse il conflitto. Nonostante la Bce non sia ancora intervenuta sui tassi - gli esperti si aspettano il primo aumento a giugno - le rate dei mutui variabili hanno ripreso a crescere. La ragione è l’Euribor, indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti, che da prima dello scoppio del conflitto ad oggi è salito di circa 15 punti base, con picchi di +25 punti base (Euribor a 3 mesi). Questi movimenti si traducono in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio, calcolato su un finanziamento variabile standard sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile). E rischia di non essere l’ultimo aumento; guardando ai Futures aggiornati al 23 aprile 2026 si scopre che l’indice potrebbe salire ulteriormente, facendo passare la rata del mutuo standard dagli attuali 620 euro ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 660 euro entro fine anno. Se queste previsioni si avverassero, nel 2026 la rata mensile del mutuo variabile standard salirebbe quindi di quasi 40 euro. Soffermandoci su tassi offerti ai nuovi mutuatari, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni al 70%, oggi i migliori Tan disponibili partono dal 2,99% per il fisso e dal 2,35% per il variabile. Possibile immaginare che se la situazione di crisi continuerà, i valori cambieranno nei prossimi mesi. La spesa che è cresciuta maggiormente, si legge ancora nell’analisi di Facile.it, è quella per il carburante; secondo le stime elaborate a due mesi dallo scoppio del conflitto, per fare rifornimento di benzina e diesel nei mesi di marzo e aprile gli italiani hanno speso 1,2 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbero fatto se le tariffe fossero rimaste uguali a quelle pre-conflitto. L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a marzo 2026 (pari a 744.000 tonnellate di benzina e 1,25 milioni di tonnellate di gasolio) e le variazioni settimanali del prezzo di diesel e benzina. A marzo 2026 per rifornirsi alla pompa gli italiani hanno pagato, in media, 4,7 miliardi di euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero cresciute a causa del conflitto. Ad aprile invece, a parità di consumi, il totale dovrebbe arrivare a sfiorare, se non addirittura superare, i 4,9 miliardi, circa il 17% in più rispetto a febbraio. Nello specifico, il prezzo medio mensile della benzina alla pompa è passato da 1,65 euro/litro di febbraio intorno a 1,77 euro/litro di marzo e dovrebbe chiudere aprile a circa 1,76 euro/litro, rincaro che, nei due mesi, si tradurrebbe in un aggravio di circa 215 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio è salito da 1,70 euro/litro di febbraio a 1,99 di marzo e potrebbe chiudere aprile a circa 2,1 euro/litro, valori che peserebbero sulle tasche degli italiani per oltre 1 miliardo di euro in costi extra. Per un pieno di benzina (50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a 88 euro di marzo e aprile; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro di febbraio a 99 euro di marzo raggiungendo, ad aprile, i 105 euro. Secondo le stime di Facile.it, considerando il prezzo del carburante aggiornato al 26/4/2026 e una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in benzina, in un anno, circa 1.147 euro, vale a dire il 5% in più (+50 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026). Se si considera il prezzo del diesel, invece, la spesa annua è di 1.132 euro, in aumento del 20% (+192 euro). L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli autotrasporti: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende 262 euro in più, vale a dire 1.544 euro.
Petrolio, analisti: con blocco Hormuz India aumenta forniture da Russia
L’India, secondo gli analisti, ha intensificato gli acquisti di petrolio russo e ha ripristinato le forniture alternative provenienti da Africa, Iran e Venezuela per attenuare la grave carenza di greggio causata dalla crisi che attanaglia il Medio Oriente. L’India, terzo acquirente mondiale di petrolio, normalmente importa circa la metà del proprio greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, che, dal 28 febbraio dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha registrato solo un traffico sporadico. La forte dipendenza dell'India dalle importazioni, unita a riserve petrolifere modeste rispetto a grandi consumatori come la Cina, ha spinto gli analisti a ritenere che l'India potrebbe essere tra i paesi più vulnerabili a un improvviso aumento del prezzo del petrolio (pur evitando per ora la carenza di benzina che ha colpito alcune nazioni vicine). I dati sul tracciamento delle navi e sulle importazioni mostrano che l'India ha parzialmente colmato il vuoto rivolgendosi a vecchi alleati, espandendo legami promettenti e riattivando fornitori che non utilizzava da anni. Il principale sostegno è arrivato dal greggio russo, una fonte di combustibile da cui Nuova Delhi ha cercato di allontanarsi per gran parte dell'anno scorso a causa dei rigidi dazi statunitensi. Secondo gli analisti di Kpler, a marzo le raffinerie indiane hanno importato in media quasi 1,98 milioni di barili al giorno dalla Russia, un forte aumento rispetto ai due mesi precedenti: l'impennata è stata probabilmente favorita da una deroga temporanea concessa dagli Stati Uniti a marzo per il petrolio russo già in mare. “Le importazioni sono aumentate rispetto al milione circa di barili al giorno registrati a gennaio e febbraio”, ha spiegato Nikhil Dubey, analista di Kpler, parlando con l’Afp. “Questo quasi raddoppio suggerisce che tale volume aggiuntivo sia stato probabilmente concordato a seguito della deroga alle sanzioni”.
Petrolio, arrivato in Giappone primo carico greggio Usa da inizio crisi con Iran
E' arrivato ieri in Giappone il carico di petrolio greggio proveniente dagli Stati Uniti, acquistato dal distributore Cosmo Oil Co.: si tratta della prima spedizione daglu Usa - in una diversificazione delle fonti di approvvigionamento - dall'inizio degli attacchi di Usa e Israele contro l'Iran. La petroliera, che trasportava 910.000 barili è giunta a un molo al largo della baia di Tokyo. Il governo giapponese si sta adoperando per aumentare gli acquisti di petrolio greggio da fornitori non mediorientali: la petroliera è partita da un porto del Texas alla fine di marzo ed è arrivata in Giappone attraverso il Canale di Panama dopo un viaggio di circa un mese. Il petrolio greggio verrà trasportato tramite un oleodotto sottomarino collegato al molo alla raffineria di Chiba della Cosmo Oil, una filiale della Cosmo Energy Holdings Co., dove verrà raffinato e immesso sul mercato.
Carburanti, Mimit: prezzo medio sefl benzina a 1,738 euro/l
In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,738 euro/l per la benzina e 2,059 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,789 euro/l per la benzina e 2,118 euro/l per il gasolio. E' quanto comunica il ministero delle Imprese e del Made in Italy in una nota.
Iran, Pasdaran: disinnescate bombe anti-bunker Usa. Ora a studio
Gli artificieri dei Guardiani della rivoluzione hanno annunciato di avere disinnescato 15 ordigni tra bombe anti-bunker e droni statunitensi lanciati durante la guerra dei 40 giorni e rimaste inesplosi. I Pasdaran, si legge in un comunicato riportato dall'agenzia Irna, hanno "individuato e neutralizzato con successo piu' di 15 missili pesanti appartenenti al nemico" e in particolare bunker-buster del tipo Gbu e Blu "i cui meccanismi esplosivi non avevano funzionato". Ritrovati anche droni avanzati come gli Harop, i Lucas, gli Mq-9 e gli Hermes. Ora Teheran cerchera' di appropriarsi della tecnologia delle bombe, ha spiegato la nota. Gli ordigni "sono stati trasferiti alle unita' tecniche e di ricerca per capirne il funzionamento".
Iran, Bbc: 2.400 marittimi su 105 navi bloccate a Hormuz
Da settimane, 2.400 marittimi sono bloccati su oltre 105 petroliere cui viene impedito di attraversare lo Stretto di Hormuz. A riferirlo alla Bbc e' stato l'amministratore delegato dell'associazione di categoria Intertanko, Tim Wilkins. A bordo delle navi ferme c'e' "grande preoccupazione, stress e stanchezza", ha riferito. Gli equipaggi devono amministrare con oculatezza i beni di prima necessita', tra cui cibo e acqua, e occuparsi di mantenere le imbarcazioni in piena efficienza e liberarsi dei rifiuti. Molti di questi marinai "sono bloccati senza alcuna certezza su quando potranno tornare a casa", ha sottolineato.
Iran, Landini: "Rischio situazione peggio del Covid"
"Oggi c'è una situazione particolarmente complicata e io non voglio portare sfortuna, ma vedo davanti a noi, se non si bloccano le guerre, se non si inverte questa tendenza, il rischio che tra qualche settimana, tra qualche mese ci potremmo trovare in una situazione che è peggio anche del Covid, a partire dalla crisi energetica che stiamo vedendo, perché la vera sicurezza oggi non è fare armi, la vera sicurezza è l'autonomia e l'indipendenza energetica, perché senza energia non c'è industria, non c'è futuro e mai come adesso, allora bisogna bloccare le guerre". Lo ha detto il segretario generale della Cgil Maurizio Landini sabato a Porta San Paolo per la manifestazione in occasione del 25 aprile.
Libano, Idf: "Distrutto complesso sotterraneo di Hezbollah"
Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane ha annunciato che la Brigata Golani ha distrutto negli ultimi giorni oltre 50 infrastrutture terroristiche di Hezbollah a sud della Linea Gialla in Libano. Durante l'operazione, è stato distrutto un complesso sotterraneo utilizzato dall'organizzazione terroristica per attaccare soldati e civili. Inoltre, le forze hanno rinvenuto esplosivi, armi, granate, razzi e altro equipaggiamento bellico all'interno di una stanza per bambini. È stato anche riferito che ieri un drone esplosivo lanciato contro le forze è stato intercettato.
Ue, Tajani: ''Penso a un nuovo Pnrr'' per la crisi energetica
''Penso a un nuovo Pnrr'' per la crisi energetica. Lo ha detto il vicepremier, Antonio Tajani, nel suo intervento finale venerdì sera alla festa per i 50 anni del Ppe. ''L'Europa deve avere il coraggio di fare un passo in avanti. Basta con il voto all'unanimità su ogni questione. C'è un uso smisurato di questo voto all'unanimità che blocca le decisioni politiche più importanti'', ha detto ancora.
Imec, l'Inviato speciale Amb. Talò al Forum Economico di Delphi
L'Ambasciatore Francesco Talò, Inviato Speciale italiano per il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (Imec), il 23-24 aprile ha avuto incontri ad Atene e ha partecipato al Delphi Economic Forum. Nel corso della missione, Talò ha avuto incontri ad Atene con il vice ministro degli Esteri Haris Theocharis e la vice ministra Alexandra Papadopoulou. A margine del Forum, dove è intervenuto a due sessioni dedicate alla sicurezza nell'arco tra Balcani e Caucaso e all'iniziativa Imec, ha inoltre incontrato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Christos Dimas, oltre a interlocutori internazionali e del mondo accademico. "La mia partecipazione al Delphi Economic Forum mi ha permesso di constatare il forte interesse internazionale per l'IMEC. Ancora di più con la nuova guerra nel Golfo rafforzare e diversificare le connessioni commerciali, energetiche e digitali tra India ed Europa, attraverso il Medio Oriente, è uno strumento per sostenere la crescita economica e aumentare la resilienza. Il progetto, di cui l'Italia è membro fondatore, è aperto e inclusivo e mira a creare sinergie nell'interesse comune. Per questo da parte italiana c'è apertura rispetto al forte interesse greco ad essere coinvolti nel progetto. Vi sono infatti opportunità di cooperazione che i contatti avviati in questi giorni contribuiranno a sviluppare. L'Imec può inoltre contribuire alla stabilizzazione del Medio Oriente", ha dichiarato Talò, "e ad alimentare il Mediterraneo in un contesto strategico che deve assicurare al nostro mare un futuro cruciale nel contesto globale". Il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (Imec) è un progetto volto a rafforzare le connessioni commerciali, digitali ed energetiche lungo un asse geografico che si prevede sperimenterà uno sviluppo straordinario nel medio-lungo periodo. Oltre all'Italia, i firmatari del Memorandum d'Intesa del 2023 sono India, Emirati Arabi Uniti, Regno dell'Arabia Saudita, Francia, Germania, Commissione Europea e Stati Uniti d'America. Il 17 marzo il Ministro Tajani ha presieduto a Trieste la più importante conferenza internazionale finora dedicata a questo progetto e l'interesse con cui la Grecia guarda all'iniziativa IMEC è stato confermato dalla partecipazione dell'inviato speciale appositamente nominato da Atene per questo progetto.
Guardian: "Attacchi Idf e restrizioni, a Gaza poca acqua e malattie"
A metà aprile, le forze israeliane a Gaza hanno ucciso un tecnico idraulico e due autisti che trasportavano acqua alle famiglie sfollate per quattro giorni, aggravando la grave carenza di acqua potabile che sta alimentando la diffusione di malattie prevenibili. Lo scrive il Guardian. Le restrizioni israeliane sull'importazione di sapone, detersivo e altri prodotti per l'igiene a Gaza hanno inoltre fatto lievitare i prezzi, rendendo ancora più difficile mantenere l'igiene ed evitare le infezioni nei rifugi e negli accampamenti di tende sovraffollati. In oltre due anni e mezzo di guerra, gli attacchi israeliani hanno distrutto gran parte delle infrastrutture civili di Gaza, comprese le reti che fornivano acqua potabile e si occupavano della rimozione e del trattamento delle acque reflue. Hanno anche ripetutamente ucciso civili palestinesi che cercavano di mantenerle o ripristinarle. L'attacco più recente è stato quello al pozzo di al-Zein, nel nord di Gaza, lunedì scorso, mentre i tecnici idraulici stavano lavorando all'interno. L'attacco ha causato un morto, quattro feriti e ingenti danni strutturali a "una fonte idrica fondamentale per la popolazione circostante", secondo un rapporto sull'incidente visionato dal Guardian. Il documento avvertiva che l'interruzione dell'approvvigionamento idrico avrebbe colpito migliaia di persone. Le Nazioni Unite hanno riconosciuto l'accesso all'acqua potabile come un diritto fondamentale, stabilendo uno standard di 50-100 litri al giorno a persona, salvo in situazioni di emergenza. In tutta Gaza, la fornitura media giornaliera è di soli 7 litri di acqua potabile e 16 litri di acqua per uso domestico, secondo l'Unicef, e molte persone non hanno accesso nemmeno ai 6 litri minimi giornalieri di acqua potabile. All'inizio di questo mese, le schegge di un raid aereo israeliano hanno danneggiato la linea elettrica dell'impianto di desalinizzazione di Deir al-Balah, che fornisce acqua a circa 400.000 persone. La mancanza di pezzi di ricambio ha ritardato le riparazioni di una settimana e, durante quel periodo, l'impianto ha potuto funzionare solo al 20% della sua capacità con i generatori di riserva. Interpellati in merito alla sparatoria contro gli autisti di camion vicino a un punto di rifornimento umanitario, l'Idf ha dichiarato che i soldati che hanno aperto il fuoco avevano "percepito una minaccia", senza fornire ulteriori dettagli. Interpellati in merito all'ingegnere idraulico ucciso presso il pozzo di al-Zein, l'Idf si è rifiutato di commentare.
Petrolio, prezzi in aumento: Brent +2,3%
Prezzi del petrolio in aumento. Un barile di Brent viene scambiato in questi minuti a circa 101,4 dollari (+2,3%). Sotto quota 100 dollari il Wti, che incassa un aumento del 2,14% a 96,4 dollari a barile.
Iran, Araghchi punta il dito contro Usa: "Richieste eccessive"
Nuove accuse agli Stati Uniti arrivano dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Dalla Russia, Araghchi ha puntato il dito contro contro "richieste eccessive" degli Usa in riferimento al flop dei colloqui in Pakistan. Lo riferisce l'iraniana Press Tv dopo le notizie di Axios sulla proposta che sarebbe stata presentata dall'Iran agli Stati Uniti tramite i mediatori del Pakistan.Araghchi, riporta ancora Press Tv, ha ribadito come nei colloqui debbano essere "rispettati" i "diritti degli iraniani". Il capo della diplomazia di Teheran è arrivato in Russia per il faccia a faccia con il leader russo Vladimir Putin.
Iran, ministro Esteri: "Sicurezza Hormuz di importanza globale"
La questione "del transito sicuro nello Stretto di Hormuz è di importanza globale". Lo ha detto dalla Russia il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dopo aver accusato gli Stati Uniti di "approcci che hanno fatto sì il precedente round di colloqui" in Pakistan "non riuscisse a raggiungere gli obiettivi per le richieste eccessive". Durante la recente visita in Pakistan, come ha riferito ieri l'agenzia iraniana Fars, Araghchi ha presentato un elenco con le "linee rosse" dell'Iran da trasmettere agli Stati Uniti. Ci sono, secondo l'agenzia, "questioni relative al nucleare e allo Stretto di Hormuz". Tuttavia, stando all'agenzia, "lo scambio di messaggi non è collegato ai negoziati tra Usa e Iran", ma l'intento era "chiarire" la situazione nella regione e i punti fermi di Tehean.
Iran, cosa sono le “zanzare” di Teheran e perché minacciano Hormuz
Recenti foto satellitari hanno documentato la presenza nel Golfo Persico delle “zanzare”, una flotta speciale della marina iraniana costituita da centinaia di piccole imbarcazioni che compiono azioni di disturbo sulle navi. Ecco perché, in caso di una ripresa delle ostilità, rischiano di trasformarsi in un incubo per le forze armate Usa.
Iran, cosa sono le “zanzare” di Teheran e perché minacciano Hormuz
Vai al contenutoBorsa: Milano apre poco mossa (+0,05%)
La Borsa di Milano apre poco mossa. Il primo indice Ftse Mib (+0,05%) si attesta a 47.682 punti. Dopo i primi scambi scivola Nexi (-2,8%), sale Leonardo (+1,5%), con la promozione di Moody's, bene anche Avio (+1,1%) e Stm (+0,9%).
Borsa: Tokyo aggiorna record oltre 60.000 punti (+1,38%)
La Borsa di Tokyo conclude la prima seduta della settimana in rialzo, aggiornando il record di sempre trainata ancora una volta dal settore della tecnologia, dopo i massimi del listino Nasdaq oltreoceano, e nonostante lo stallo dei negoziati tra Iran e Stati Uniti. L'indice di riferimento Nikkei segna un progresso dell' 1,38%, a quota 60.537,36, con un guadagno di 821 punti. Sul mercato valutario lo yen guadagna leggermente terreno sul dollaro, a 159,20, mentre è poco variato sull'euro, a un valore di 186,80.
Borse europee: aprono caute dopo proposta Iran
Apertura incerta per le principali Borse europee, con gli investitori che mantengono un atteggiamento prudente alla luce delle novita' nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. L'Iran ha proposto agli Stati Uniti, tramite mediatori pakistani, un piano per riaprire lo Stretto di Hormuz, consolidare il cessate il fuoco e chiudere il conflitto, rinviando a una fase successiva i negoziati sul nucleare. Secondo Axios, i colloqui sul programma nucleare partirebbero solo dopo la revoca del blocco statunitense sullo Stretto. Oggi Donald Trump dovrebbe riunire il team per la sicurezza nazionale nella Situation Room. A Parigi il Cac 40 sale dello 0,12%, a Londra l'Ftse 100 e' piatto, a Francoforte il Dax sale dello 0,15%. Milano apre a -0,01%%. L'indicatore GfK sul clima dei consumatori in Germania e' sceso a -33,3 all'inizio di maggio 2026, rispetto al -28,1 di aprile, toccando il livello piu' basso da febbraio 2023.
Libano, attacco idf con drone nel sud: un morto
Una persona è stata uccisa in seguito a un raid condotto dalle Idf con un drone nel villaggio di al-Qlaila nel sud del Libano, vicino a Tiro. Lo riporta l'emittente al Mayadeen.
Borsa: l'Asia chiude positiva con la proposta dell'Iran agli Usa
Le Borse asiatiche chiudono in rialzo dopo la notizia della proposta di accordo dell'Iran agli Stati Uniti che prevede anche la riapertura dello stretto di Hormuz. Tra gli investitori c'è grande attenzione sull'evoluzione delle tensioni in Medio Oriente mentre si aspettano le mosse delle banche centrali sul fronte dei tassi d'interesse. Verso un avvio positivo per le Borse europee dove i future sono in rialzo. Sale Tokyo (+1,38%). Sul mercato valutario lo yen è poco variato sul dollaro, a 159,34, così come sull'euro, a un valore di 186,78. A contrattazioni ancora aperte positiva Shanghai (+0,1%), Shenzhen (+0,4%), Seul (+2,1%) e Mumbai (+0,5%). In controtendenza Hong Kong (-0,2%). Giornata scarna di dati macroeconomici. Dalla Germania è in arrivo la fiducia dei consumatori.
Libano, Idf: "Aereo ostile infiltrato scomparso. Sirene in Galilea"
L'esercito israeliano ha riferito che un aereo "ostile" partito dal Libano e' "scomparso", confermando che le sirene di allarme sono state attivate nel nord del Paese. Il portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha fornito un aggiornamento dopo che questa mattina diversi allarmi sono stati attivati in una dozzina di comunita' della Galilea occidentale. La fonte ha riferito che dopo l'attivazione degli allarmi alle 7:40, "si e' perso il contatto con un sospetto bersaglio aereo lanciato dalla direzione del Libano". L'Idf ha aggiunto che alle 8:05 sono stati attivati ulteriori allarmi a causa di una falsa identificazione. In una dichiarazione su Telegram, le forze di difesa israeliane hanno confermato che l'aereo e' "scomparso" e che non sono stati segnalati feriti.
Iran, Araghchi: "In Oman paese amico per coordinarci su Hormuz"
Dalla Russia, il ministro degli Esteri Seyyed Abbas Araghchi ha commentato la sua visita di ieri in Oman. "L'Oman e' un Paese amico e vicino, che ha svolto un ruolo molto positivo in questo conflitto. Era necessario un incontro per consolidare le relazioni con i nostri vicini, soprattutto nella regione del Golfo Persico, al fine di affrontare insieme le problematiche esistenti", ha dichiarato Araghchi all'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim. "Noi e l'Oman siamo i due Paesi che si affacciano sullo Stretto di Hormuz, ed era quindi fondamentale consultarci a questo proposito. La sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz e' una questione importante e di rilevanza globale, e noi e l'Oman, in quanto Paesi che si affacciano sullo Stretto, dobbiamo collaborare strettamente per tutelare i nostri interessi comuni. In qualsiasi azione intrapresa a questo riguardo, gli interessi dell'Iran e dell'Oman sono direttamente coinvolti", ha sottolineato Araghchi.
Media, "donne australiane legate all'Isis detenute a Damasco"
Un gruppo di quattro donne australiane legate all'Isis hanno lasciato il campo di detenzione di al-Roj in Siria con i loro figli tentando di tornare in Australia, dopo sette anni di detenzione in seguito alla caduta del cosiddetto califfato. Lo riporta il quotidiano The Australian. Le quattro famiglie hanno raggiunto Damasco e si prevede saranno "deportate sotto procedure di sicurezza" entro 72 ore, ha detto un funzionario dell'unità di protezione delle donne delle Forze Democratiche Siriane, Lana Hussein, che gestisce la sicurezza nel campo. E' il loro secondo tentativo di tornare in Australia dopo febbraio, quando come parte di un gruppo di 11 famiglie comprendenti 34 donne cittadine australiane e loro figli, avevano lasciato il campo ma sono state respinte dopo 50 km. Il gruppo è ora detenuto in un'operazione siriano-curda a Damasco dove il loro futuro rimane incerto, dato che la posizione del governo di Canberra è che le famiglie di combattenti Isis non saranno accolte in Australia. Si ritiene che altre sette donne australiane e 14 loro figli siano rimasti nel campo di al-Roj. Le donne australiane sono detenute in campi siriani dopo la caduta dello Stato Islamico e la morte o cattura dei loro padri o mariti combattenti Isis. "Il governo australiano non rimpatrierà persone dalla Siria", ha dichiarato un portavoce del governo stesso. "Queste persone devono sapere che hanno commesso un reato e che se tornano in Australia incontreranno la piena forza della legge", ha aggiunto.
Araghchi arrivato a San Pietroburgo per incontrare Putin
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a San Pietroburgo, dove è' previsto un incontro con il presidente Vladimir Putin, nell'ambito di un nuovo passaggio del suo tour diplomatico legato alla crisi in Medio Oriente, dopo il mancato incontro con gli Stati Uniti a Islamabad. "Il ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi è arrivato lunedi' mattina a San Pietroburgo per incontrare e tenere colloqui con il presidente russo Vladimir Putin", hanno riferito diversi media statali iraniani.
Urso: "Rischi da blocco Hormuz, sospendere patto Stabilità per consentire reazione"
"Se dovesse perdurare il blocco della navigazione, le conseguenze potrebbero essere gravi sia sul Pil sia sull’inflazione, che per ora resta contenuta; per questo abbiamo chiesto alla Commissione la sospensione del Patto di stabilità, per consentire agli Stati di reagire in tempi e modi adeguati, innanzitutto sul fronte energetico. Non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali". Lo dice, al 'Messaggero', il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Mentre sulla scadenza, in settimana, del taglio delle accise, e sulle conseguenti decisioni che andranno prese su risorse e aiuti anche in sede europea, aggiunge: "Il primo impatto sarà sull’energia, è quella la linea del fronte. Ma siamo consapevoli che occorre agire in modo sistemico, strutturale, per rendere più competitiva la nostra Europa anche sul piano dell’autonomia strategica. Dobbiamo agire insieme in direzione della crescita, con più risorse e meno ostacoli. In sede nazionale, per incentivare consumi e investimenti; in sede europea, liberando le imprese dai “dazi interni” che pesano. Basta discussioni, è il momento delle decisioni".
Axios, proposta Teheran a Usa: "Negoziamo su nucleare dopo riapertura Hormuz"
Una nuova proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine della guerra, e negoziati sul controverso programma nucleare iraniano da avviare in una seconda fase, è stata presentata dall'Iran agli Stati Uniti tramite i mediatori del Pakistan. Lo riferisce Axios che cita un funzionario americano e due fonti informate e scrive che nel mezzo dello stallo diplomatico e delle spaccature tra la leadership iraniana sulle eventuali concessioni sul nucleare, la proposta aggirerebbe il nodo per procedere verso un accordo in modo più rapido con l'avvio di trattative sul nucleare dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale. Come parte della 'soluzione' dalla prospettiva iraniana, viene prevista - secondo Axios - una proroga della tregua, che ha fermato le operazioni militari di Usa e Israele contro l'Iran e la 'risposta' di Teheran, o un accordo per la fine definitiva del conflitto. Secondo una fonte, nel fine settimana il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, avrebbe detto ai mediatori di Pakistan, Egitto, Turchia e Qatar che non c'è consenso all'interno della leadership della Repubblica islamica su come affrontare le richieste degli Stati Uniti, che tra l'altro vogliono l'Iran sospenda il programma di arricchimento dell'uranio per almeno dieci anni. Lo staff di Trump, ha riferito una fonte, dovrebbe parlare nelle prossime ore dello stallo nei negoziati e dei possibili prossimi passi. No comment da parte dei potenti militari pakistani e dal ministero degli Esteri di Islamabad. Ad Axios Olivia Wales, portavoce della Casa Bianca, ha risposto che si tratta di "colloqui diplomatici delicati" e che "gli Stati Uniti non negozieranno attraverso la stampa".
Nuova missione della Flotilla, 60 barche partite da Augusta
Le 60 barche a vela della Global Sumud Flotilla prendono il largo, verso Gaza, una alla volta, lentamente, dal porto Xiphonia di Augusta, nel Siracusano. Altre 40 se ne aggiungeranno dalla Grecia e dalla Turchia. In tutto tra volontari, medici, infermieri, educatori, ingegneri e giornalisti, nella missione umanitaria sono coinvolte un migliaio di persone. Gli organizzatori sono consapevoli che anche questa volta il viaggio potrebbe essere interrotto in acque internazionali, come accaduto nel settembre scorso. "Ma non ci fermeremo" spiega Maria Elena Delia, referente nazionale della Global Sumud Flotilla.
Nave Arctic Sunrise di Greenpeace salpa con la Global Sumud Flotilla
Stanno salpando dal porto di Augusta le barche della Global Sumud Flotilla, che saranno accompagnate dalla nave Arctic Sunrise di Greenpeace, impegnata a fornire supporto tecnico e operativo alle oltre 50 imbarcazioni della grande missione umanitaria e pacifica diretta a Gaza per sfidare il blocco illegale di Israele e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. "Le navi di Greenpeace sono nate per stare dove il diritto viene violato e dove l'ingiustizia viene normalizzata. - spiega l'associazione - Oggi essere accanto alla Global Sumud Flotilla significa questo: sostenere una missione civile e pacifica che sfida l'assedio di Gaza e afferma una verità elementare, cioè che nessun popolo può essere lasciato senza aiuti, senza protezione, senza futuro", afferma Chiara Campione, direttore esecutiva di Greenpeace Italia. "Non esiste un futuro sostenibile costruito sulla guerra, sulla fame, sull'occupazione e sulla devastazione di una terra.
Media, i sindaci del nord d'Israele chiudono le scuole per paura dei razzi
I sindaci delle città lungo il confine tra Israele e Libano hanno annunciato la chiusura di tutte le scuole a partire da martedì, a seguito dei continui lanci di razzi e droni da parte di Hezbollah contro il nord di Israele. "Nonostante l'annuncio del cessate il fuoco, i fatti sul campo dimostrano che la sicurezza nella zona di confine non è stata ripristinata", hanno affermato. Lo riporta Haaretz.
Centcom, la Marina Usa ha intercettato 38 navi collegate all'Iran
Navi ed elicotteri della Marina statunitense hanno intercettato 38 navi mercantili collegate all'Iran dall'inizio del blocco navale. Lo ha riferito il Comando Centrale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Lo riporta Interfax. "La Marina statunitense continua a far rispettare il blocco dei porti iraniani, impedendo alle navi di entrare o uscire. Le forze statunitensi hanno ordinato a 38 navi di invertire la rotta o di tornare in porto", si legge in una nota. In particolare, sabato, un elicottero della Marina statunitense decollato dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Pinckney ha intercettato la nave mercantile Sevan, soggetta a sanzioni statunitensi, nel Mar Arabico. Su ordine delle forze armate statunitensi, la nave è stata rimandata in Iran. Inoltre, la scorsa settimana, due petroliere soggette a sanzioni e appartenenti alla "flotta ombra" iraniana, la Majestic X e la Tifani, sono state sequestrate nell'Oceano Indiano dal Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti. "Continueremo le attività di contrasto marittimo a livello globale per smantellare le reti illecite e intercettare le navi soggette a sanzioni che forniscono supporto materiale all'Iran ovunque operino", ha sottolineato il comando.
Israele, due ex premier si uniscono per battere Netanyahu
L'ex primo ministro israeliano Naftali Bennett e il leader dell'opposizione Yair Lapid, che ha ricoperto brevemente la carica di primo ministro nel 2022, si candideranno insieme alle prossime elezioni, come annunciato oggi dai due. "Sono lieto di annunciare che stasera, insieme al mio amico Yair Lapid, compirò l'atto più sionista e patriottico che abbiamo mai intrapreso per il nostro Paese. Stasera uniamo le forze e fondiamo il partito 'Beyahad' ('Insieme') sotto la mia guida, un partito che porterà a una grande vittoria e all'alba di una nuova era per il nostro splendido Paese", ha dichiarato Bennett in conferenza stampa. Bennett (di destra) e Lapid (di centro) formarono un governo di coalizione nel giugno 2021, a cui succedette alla fine del 2022 l'attuale governo guidato da Benyamin Netanyahu. Secondo i sondaggi, Bennett è il favorito per sconfiggere Netanyahu alle elezioni di ottobre. "Bennett è un uomo di destra, ma un uomo di destra onesto, e tra noi c'è fiducia", ha aggiunto Lapid. Bennett ha promesso che, se eletto, nominerà una commissione d'inchiesta nazionale sulle mancanze che hanno portato al massacro del 7 ottobre 2023, cosa che l'attuale governo si rifiuta di fare. Ha anche invitato l'ex ministro Gadi Eizenkot (leader del partito centrista Yashar "Destra") ad unirsi a loro in questa lista congiunta.
Libano, 14 morti negli attacchi israeliani nel sud del Paese
Il ministero libanese della Salute ha annunciato che gli attacchi israeliani nel sud del Paese hanno causato oggi la morte di 14 persone, nonostante la recente proroga del cessate il fuoco. Tra le vittime figurano due donne e due bambini, ha dichiarato il ministero in un comunicato, aggiungendo che altre 37 persone sono rimaste ferite.
Il ministro degli Esteri iraniano a San Pietroburgo per colloqui con Putin
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a San Pietroburgo per incontrare e discutere con il presidente russo Vladimir Putin. Lo riporta l'agenzia di stampa statale iraniana IRNA su Telegram. L'agenzia di stampa moscovita TASS aveva precedentemente confermato che Putin aveva in programma di incontrare Araghchi.
Iran a Usa, proposta per un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz
L'Iran ha presentato agli Stati Uniti, tramite mediatori pakistani, una nuova proposta per raggiungere un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz in Medio Oriente e porre fine alla guerra, ma i negoziati sul nucleare devono essere rinviati a data da destinarsi. Lo riporta Axios. La proposta "si concentra sulla risoluzione della crisi relativa allo Stretto e al blocco statunitense". "Come parte di questo accordo - spiega Axios - il cessate il fuoco verrebbe esteso per un lungo periodo oppure le parti si accorderebbero su una fine definitiva della guerra. Secondo la proposta, i negoziati sul nucleare inizierebbero solo in una fase successiva, dopo l'apertura dello stretto e la revoca del blocco". Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe tenere lunedì un incontro sull'Iran con i suoi principali collaboratori per la sicurezza nazionale e la politica estera per "discutere dello stallo nei negoziati e dei possibili prossimi passi".