Guerra Iran, cosa sono le “zanzare” di Teheran e perché minacciano lo Stretto di Hormuz
MondoIntroduzione
Recenti foto satellitari hanno documentato la presenza nel Golfo Persico delle “zanzare”, una flotta speciale della marina iraniana costituita da centinaia di piccole imbarcazioni che compiono azioni di disturbo sulle navi. Ecco perché, in caso di una ripresa delle ostilità, rischiano di trasformarsi in un incubo per le forze armate Usa
Quello che devi sapere
Le caratteristiche
Secondo gli analisti, il pericolo principale costituito dalle navi “mosquitos” deriva soprattutto dalla dimensione ridotta che le rende difficilmente visibili dal satellite. Questi speciali motoscafi d’attacco sono custoditi all’interno di appositi moli ricavati all’interno di grotte naturali ma in pochi minuti possono lanciarsi a tutta velocità in attacchi coordinati contro natanti di ogni stazza.
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I modelli più utilizzati
Oltre alla velocità elevata, questi piccoli bolidi marini trasportano armi d'attacco a distanza, dalle mitragliatrici ai razzi fino ai missili antinave. Le "zanzare" agiscono sempre in gruppo con unità a copertura delle "sorelle" incaricate di sferrare i colpi. Non è poi esclusa la presenza di motoscafi diretti da piloti kamikaze in grado di far esplodere contro il nemico potenti cariche annidate nella chiglia. Tra i modelli figurano anche i droni telecomandati che sono stati già impiegati dagli Houthi nel Mar Rosso.
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Il precedente del 2019
Non è la prima volta che gli Stati Uniti hanno a che fare da vicino con le "zanzare" iraniane. Nel dicembre 2019 almeno diciotto motoscafi d’attacco affiancarono la portaerei Lincoln in transito attraverso lo stretto di Hormuz. Distanti appena 300 metri, l’ammiraglia della US Army venne scortata in sicurezza da un cacciatorpediniere e da un incrociatore ma l’interrogativo sul potenziale distruttivo è rimasto. Oltre alla portaerei Lincoln, i pasdaran hanno autorizzato altre tre volte l'utilizzo dei motoscafi contro la flotta Usa.
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La missione europea
Il pericolo costituito da queste imbarcazioni "pirata" è noto anche nell'Unione Europea che nel 2020 ha avviato la missione EMASoH - presente anche una fregata italiana - per limitare l'aumento delle incursioni a protezione delle navi commerciali che passano nel Golfo.
Il modello persiano
A suggerire la tecnica è la storia militare persiana. L’azione delle "zanzare" si ispira infatti agli antichi arcieri a cavallo dei Parti specializzati nel colpire velocemente il nemico tramite dardi e poi dileguarsi. Dopo la guerra con l’Iraq nel 1988, i Guardiani della Rivoluzione hanno costituito il primo nucleo degli scafi da combattimento a presidio dello Stretto di Hormuz.
Lo sviluppo della flotta
Dalla Svezia a Hong Kong fino al Regno Unito: negli anni il regime degli ayatollah si è procurato progetti sulle imbarcazioni che venivano poi prodotte in patria. Alcuni modelli, come le Seraj-1, replicano le caratteristiche dei Bladerunner51 britannici che per la loro velocità detengono il record di circumnavigazione.
Gli accordi con l'Italia
Tra gli accordi sottoscritti negli anni ci sono anche quelli con aziende nautiche italiane come la FB Design. Tra il 1998 e il 2005, anno del blocco deciso dall'allora governo Berlusconi su pressione Usa, Teheran ha importato dall'Italia battelli, disegni e stock di motori Isotta Fraschini utilizzati per la costruzione di bolidi in grado di toccare punte di 133 chilometri orari. Negli ultimi anni lo sviluppo delle "zanzare" è passato tramite accordi con Cina e Corea del Nord, incluso un modello che rimane in gran parte sommerso ad eccezione del posto di guida.
La caccia alle zanzare
Dallo scoppio della guerra, il 28 febbraio scorso, le "zanzare" iraniane sono finite nel mirino di raid aerei americani condotti da caccia F18 Hornet e velivoli A10 Wathog. Nonostante le azioni mirate alla neutralizzazione di queste piccole imbarcazioni, la marina di Teheran ha nascosto con cura la flotta e la maggior parte dei motoscafi rimangono mimetizzati tra gli scogli o sono stati portati lontani dalle coste.
I timori della marina Usa
Come riporta il New York Times, le "zanzare" iraniane rappresentano tuttora unità difficili da neutralizzare. "Rimane una forza destabilizzante", ha affermato l'ammiraglio Gary Roughead, ex capo delle operazioni navali statunitensi. "Non si sapeva mai con certezza cosa stessero combinando e quali fossero le loro intenzioni", ha aggiunto.
La possibile risposta Usa
Nell'ipotesi di un fallimento dei negoziati di pace e di una ripresa delle ostilità, il Pentagono potrebbe impiegare i circa 40 elicotteri d'attacco Apache e Super Cobra attualmente schierati nel Golfo per eliminare le imbarcazioni "zanzare". Nel 1988 gli elicotteri sono stati protagonisti dell'operazione "Mantide Religiosa" che portò alla distruzione, in ventiquattro ore, di alcune navi e petroliere iraniane dopo che un cacciatorpediniere Usa era stato squarciato da una mina.
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