Introduzione
I piani nucleari e le capacità militari dell'Iran, ma anche le sue alleanze internazionali, le sanzioni che da tempo ne colpiscono duramente l'economia e il controllo dello Stretto di Hormuz. Sono questi i principali nodi che restano irrisolti tra Washington e Teheran, i temi più spinosi e divisivi tra le due parti, senza la risoluzione dei quali sembra difficile che si possa arrivare a un accordo.
E la tensione non sembra allentarsi, con Donald Trump che sabato su Truth ha annunciato: "Ho appena annullato il viaggio dei miei rappresentanti (Steve Witkoff e Jared Kushner, ndr) in Pakistan per incontrare gli iraniani. Troppo tempo sprecato negli spostamenti, troppo lavoro. Inoltre, vi sono fortissime lotte intestine e confusione all'interno della loro 'leadership'. Nessuno sa chi comandi, nemmeno loro stessi. Per di più, abbiamo tutte le carte in mano noi, loro non ne hanno nessuna. Se vogliono parlare, non devono far altro che chiamare". "Il documento che ci ha proposto l'Iran non era abbastanza". - ha aggiunto Trump parlando con i giornalisti qualche ora dopo - Stranamente dieci minuti dopo che ho cancellato il viaggio dei miei inviati in Pakistan ce ne hanno mandato un altro".
Quello che devi sapere
L’arricchimento dell’uranio e le armi nucleari
Tornando ai punti più complicati della trattativa, innanzitutto per Donald Trump - così come per Israele - è cruciale che l'Iran "non possa mai avere l'atomica", arma che Teheran nega di voler sviluppare, mentre continua invece a rivendicare il diritto di arricchire l'uranio per scopi civili. Secondo gli ispettori internazionali citati dal New York Times, l'Iran ha in totale circa 11 tonnellate di uranio arricchito che, con ulteriore lavorazione, potrebbero permettere di sviluppare fino a 100 armi nucleari. I media Usa hanno riportato che, nel primo round di colloqui a Islamabad, Washington ha chiesto alla controparte di stoppare il programma di arricchimento per 20 anni. Gli iraniani, da parte loro, avrebbero aperto a una pausa di cinque anni al massimo.
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L’arsenale missilistico dell’Iran
Altro nodo indicato in passato come trascendentale da Washington è quello dell'arsenale missilistico iraniano. Gli Stati Uniti puntano a limitare le capacità di Teheran di ricostruirlo, dopo i danni infitti dalle recenti campagne israelo-statunitensi, e svilupparlo ulteriormente. Mentre l'Iran, sottolinea Al Jazeera, oltre ad avervi fatto ampio ricorso anche nella risposta agli attacchi partiti lo scorso 28 febbraio, ha più volte inviato segnali di non ritenere ciò un aspetto negoziabile. A partire dalla tregua annunciata da Trump lo scorso 8 aprile, la questione non è più stata sollevata apertamente dalla parte americana, sottolinea la stessa fonte.
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Il sostegno a Hezbollah, Houthi, Hamas e milizie in Iraq
Un ulteriore obiettivo di Washington è ottenere che l'Iran tagli i sostegni alla rete di alleati regionali (Hezbollah in Libano, Houthi in Yemen, Hamas a Gaza e le milizie in Iraq). Tuttavia, al momento non ci sono segnali su questa linea da parte di Teheran. Come esempio di ciò, il regime degli ayatollah ha mantenuto anche nelle ultime settimane il sostegno all'alleato in Libano nel conflitto con Israele (ora in apparente stand-by per la fragile tregua in vigore).
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Lo Stretto di Hormuz e i blocchi da entrambe le parti
Poi c'è lo Stretto di Hormuz. La situazione resta di alta tensione nell’area, cruciale per il commercio internazionale, e la questione è quella di più stringente attualità. Dopo il primo round di colloqui a Islamabad e l'imposizione da parte degli Stati Uniti di un blocco navale nell'area, Teheran si è mostrata non disposta a intraprendere nuovi negoziati diretti finché tale misura resterà in vigore. Allo stesso tempo, l'Iran stesso ha imposto a sua volta un blocco di fatto sullo Stretto di Hormuz, disseminandolo di mine e consentendo solo a un numero limitato di navi di attraversarlo previo pedaggio, con il conseguente caos per i mercati energetici globali. L'esercito iraniano, sabato, ha dichiarato che risponderà se gli Stati Uniti manterranno il blocco dei porti iraniani. In una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa statale IRIB, il comandante centrale dell'esercito, Khatam Al-Anbiya, ha affermato che se "l'esercito statunitense invasore continuerà con il blocco, il banditismo e la pirateria nella regione, dovrà essere certo che dovrà affrontare una risposta da parte delle potenti forze armate iraniane". Poi ha aggiunto: "Siamo pronti e determinati, e monitoriamo il comportamento e i movimenti dei nemici". "Controllare lo Stretto di Hormuz e mantenere l'ombra del suo effetto deterrente sull'America e sui sostenitori della Casa Bianca nella regione è la strategia definitiva dell'Iran islamico", hanno poi affermato le Guardie Rivoluzionarie iraniane in una dichiarazione sul loro canale Telegram ufficiale.
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La revoca delle sanzioni
Ultimo punto, ma non di secondaria importanza, come parte dell’accordo l'Iran ha chiesto la revoca di tutte le sanzioni statunitensi e internazionali in vigore a suo carico. E, inoltre, Teheran insiste sulla richiesta di riparazioni di guerra.
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