Introduzione
Il lancio di due missili balistici contro la base congiunta anglo-americana sull'isola di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, a 3.810 chilometri dall'Iran, sembra smentire le parole del ministro degli Esteri Abbas Araghchi il quale - il mese scorso - aveva affermato che il Paese ha deliberatamente limitato la gittata delle proprie armi a 2.000 km. Teheran ha invece dato dimostrazione di poter minacciare obiettivi fino a 4.000 chilometri dal proprio territorio, un raggio d'azione che tocca buona parte dell'Europa, Italia compresa, come sottolineato dal capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir: "Berlino, Parigi e Roma, e sono tutte a portata di tiro diretta".
Quello che devi sapere
Cos’è successo
Nella mattinata del 21 marzo il Wall Street Journal ha diffuso la notizia del lancio due missili balistici a raggio intermedio contro Diego Garcia, specificando che la base congiunta anglo-americana sull'isola non è stata colpita. Secondo il quotidiano, uno dei missili ha avuto un malfunzionamento durante il volo, mentre una nave da guerra americana ha lanciato un intercettore SM-3 contro l'altro. Poco dopo, Teheran ha confermato il lancio che, secondo l’agenzia Mehr, "rappresenta un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti".
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Gb: Attacco a Diego Garcia avvenuto prima dell'ok a Usa per le basi
In seguito, una fonte ufficiale britannica ha confermato all'Afp che l’Iran non è riuscito a colpire la base militare congiunta anglo-americana, un importante snodo strategico per le forze statunitensi in quanto ospita bombardieri, sottomarini nucleari e cacciatorpediniere lanciamissili. La stessa fonte ha affermato che il lancio dei missili è avvenuto prima del via libera del Regno Unito agli Stati Uniti per l’utilizzo di alcune delle sue basi con lo scopo di colpire siti iraniani usati per attaccare navi nello Stretto di Hormuz.
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L’ipotesi Khorramshahr -4
Teheran ha sostenuto per anni di non avere missili con un raggio d'azione maggiore di 2.000 km, ma l'attacco all’isola Diego Garcia mostra che le cose potrebbero essere cambiate. Qual è allora l'arma usata dagli iraniani in questo caso? Fonti filogovernative hanno indicato che sono stati usati missili a raggio intermedio (Irbm, dalla sigla in inglese), senza ulteriori dettagli. Ma tra gli esperti indipendenti circolano ipotesi che vanno più nello specifico. Una è che si tratti di razzi classe Khorramshahr -4: un missile che i pasdaran hanno già annunciato di aver impiegato a inizio marzo, con testate di una o due tonnellate, per attaccare obiettivi nemici in Israele, nel Golfo o in Iraq. Anche se per arrivare così lontano come nel caso della Diego Garcia, secondo l'analista statunitense Decker Eveleth, sarebbe necessario "ridurre la carica utile" della testata "a un qualcosa di clamorosamente piccolo".
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Un prototipo?
Un’altra possibilità è che sia stato lanciato un "prototipo", quindi un modello non ancora inserito nelle classificazioni internazionali ritenute autorevoli sull'arsenale iraniano esistente. Le quali comprendono, oltre ai Khorramshahr, altri Irbm come i Shahab 3, i Fattah -1 e -2, i Ghadr, gli Emad, i Kheibar Shekan e i Sejjil, tutti però con una gittata massima finora riconosciuta inferiore ai 2.000 km, ad eccezione di questi ultimi. "Nessuno, e intendo nessuno, immaginava" che l'Iran avesse missili con quella gittata, ha dichiarato, citato da Bloomberg, William Alberque del Pacific Forum. "Ciò significa che probabilmente hanno usato un missile modificato", ha aggiunto.
I lanciatori spaziali
Dai media statunitensi arriva poi un ulteriore scenario considerato plausibile da alcuni esperti, ovvero che Teheran abbia fatto ricorso a lanciatori spaziali come il Simorgh o il Zoljanah: vettori in grado di coprire gittate anche doppie rispetto ai 2.000 km, anche se possibilmente "a discapito della precisione".
Quanti missili ha Teheran?
Ma quanti missili ci sono nell’arsenale di Teheran? Stime israeliane citate dal progetto Iran Watch, curato dal Wisconsin Project of Nuclear Arms Control, indicano che l'Iran aveva in dotazione circa 1.500 missili e 200 lanciatori alla fine della "guerra dei 12 giorni" del giugno 2025. Alla fine dell'anno scorso, inoltre, erano già stati osservati segni che Teheran fosse al lavoro per rifornire i propri stock. L'Iran ha in dotazione diversi tipi di missili a corto raggio, come i Shahab 1 e 2; missili a medio raggio, come i Shahab 3, i Khorramshahr-1, -2 e -4, i Kheibar e i Sejjil; e missili da crociera (in particolare i Paveh). Diverse fonti occidentali indicano che molti di questi proiettili sono nascosti in basi sotterranee scavate nelle montagne, conosciute come "città missilistiche".
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