Gas e petrolio, ci sono alternative a Hormuz? Da nuovi oleodotti a rinnovabili, le ipotesi
Al momento non esistono alternative allo Stretto di Hormuz, ma sono già iniziate le discussioni per cercare di svilupparle nel corso degli anni e impedire all’Iran di ricattare ancora gli altri Paesi in futuro. Tra le ipotesi, la costruzione di nuovi tubi: i tempi, però, sono lunghi e i costi altissimi. Intanto, per sostituire il gas del Qatar non sembra necessario rivolgersi alla Russia. Anche di questo si è parlato a Numeri, l’approfondimento di Sky TG24
HORMUZ
- Esistono alternative allo Stretto di Hormuz? Al momento no, ma nel corso degli anni si potrebbero sviluppare per impedire all’Iran di ricattare gli altri Paesi in futuro. In proposito sono già iniziate le discussioni, accelerate dalla situazione in Medio Oriente. Anche di questo si è parlato a Numeri, l’approfondimento di Sky TG24. Un’alternativa potrebbe essere usare un petrolio diverso: in giro per il mondo ci sono giacimenti ingenti, ma aumentare così tanto la produzione per arrivare a coprire il 20% della domanda globale è irrealizzabile in tempi medi.
NUOVI OLEODOTTI
- I Paesi di quell’area, invece, stanno discutendo - anche pubblicamente - su un altro punto che appare più realizzabile: costruire nuovi oleodotti. L’ipotesi è quindi quella di costruire altri tubi che portino petrolio e gas altrove, in luoghi in cui queste materie possono essere imbarcate ed esportate, senza passare dallo Stretto di Hormuz.
I TUBI ESISTENTI
- La situazione oggi è questa che si vede nella grafica: c'è un tubo che attraversa l'Arabia Saudita e uno più piccolo negli Emirati Arabi. Entrambi servono a bypassare lo stretto di Hormuz. Poi ce n'è un altro che parte dal nord dell'Iraq e arriva in un porto turco sul Mediterraneo, evitando la Siria.
IL TUBO IN DISUSO
- C'è poi un tubo esistente ma in disuso da decenni: è quello che andava dall'Arabia Saudita al Libano. Si sta valutando se rimetterlo in funzione, ma non è chiaro quali interventi servano.
LE IPOTESI
- Molto interessante è il dibattito sui nuovi tubi, anche se costruirli non è facile dato che si tratta di infrastrutture complicate che richiedono tempo e soldi. Secondo le ultime ipotesi, un nuovo tubo servirebbe per allungare quello che oggi dall'Iraq arriva in Turchia per farlo giungere fino al Golfo Persico. Un secondo tubo, lunghissimo, dovrebbe partire sempre dall'Iraq e arrivare in Oman.
TEMPI E COSTI
- Questi nuovi tubi servirebbero per impedire all’Iran di ricattare ancora gli altri Paesi con la chiusura di Hormuz. Ma i tempi sono lunghi: per costruire il nuovo ipotetico oleodotto che dall'Iran arriva all'Oman, passando per Kuwait e Arabia Saudita, ci vorrebbero almeno 7 anni. I costi totali, secondo le stime, sarebbero di 55 miliardi di dollari.
IL GAS
- Quali sono, allora, le alternative nel breve periodo? Per sostituire il gas del Qatar, che ha smesso di produrlo e quindi di esportarlo, si parla spesso dell'opzione gas russo. Tuttavia, al momento la sostituzione del gas del Qatar non rappresenta un problema. Il contratto più grosso ce l'ha Edison, che ha comunicato di aver già sostituito il 70% di quello che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Come? Soprattutto andandolo a comprare negli Stati Uniti.
IL GAS USA
- Spesso si dice che il gas americano costa di più: in realtà negli Usa il gas costa pochissimo, poi però bisogna liquefarlo e trasportarlo e infine ci sono i profitti della vendita sul mercato europeo.
EDISON
- A proposito del gas russo, anche l'amministratore delegato di Edison Nicola Monti ha detto che "ci sono opzioni sufficienti per approvvigionarci su altri mercati". Una dichiarazione che, appunto, è arrivata dal principale cliente del gas russo e conferma che al momento il gas di Mosca non è necessario.
LE RINNOVABILI
- Ma serve davvero altro gas? In base al piano del governo italiano comunicato all’Europa, noi dovremmo installare circa 10 gigawatt di solare ed eolico: ogni anno questi farebbero più di un terzo di tutto quello che come elettricità ci dà il gas del Qatar. Quindi, se mettessimo in atto questo piano, nel giro di un anno e mezzo sostituiremmo il gas del Qatar con le rinnovabili.