Crisi energetica, il precedente in Italia: l'austerity del 1973 per la guerra del Kippur
EconomiaIntroduzione
La situazione in Medio Oriente, con la guerra all’Iran che ha coinvolto diversi Paesi e provocato il blocco dello Stretto di Hormuz, sta mettendo a rischio le forniture energetiche degli Stati europei. Tra prezzi delle materie prime in salita e conteggi sulle scorte a disposizione, l’Ue e i governi stanno ragionando sull’introduzione di misure che vadano a limitare i consumi energetici e contenere la crisi. Si è tornato a parlare, così, anche di lockdown energetico. E anche se la situazione è diversa rispetto a cinquant’anni fa e misure troppo impattanti sulle abitudini dei cittadini sono state per il momento escluse, a molti è tornato in mente l’unico precedente in Italia: ecco cos’è successo nel nostro Paese negli anni Settanta.
Quello che devi sapere
L'austerity del 1973 in Italia
Alla fine del 1973 in Italia sono entrate in vigore una serie di misure eccezionali che avevano l’obiettivo di risparmiare sui consumi energetici. Per indicarle si usò la parola inglese austerity. Queste misure di austerità andarono a modificare la quotidianità degli italiani, modificando le loro abitudini.
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La guerra del Kippur
Anche se la crisi energetica era già cominciata, a rendere necessario un cambio di abitudini collettivo per contenere i consumi fu la crisi petrolifera seguita alla guerra del Kippur. La guerra iniziò il 6 ottobre del 1973, quando Egitto e Siria attaccarono Israele, e si concluse il 25 dello stesso mese con un cessate il fuoco imposto dall’Onu.
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La crisi petrolifera
I combattimenti durarono tre settimane ed ebbero pesanti conseguenze su molti Paesi. Gli Stati arabi associati all’Opec, infatti, decisero di sostenere Egitto e Siria prima con robusti aumenti del prezzo del greggio e poi con un embargo verso chi appoggiava Israele. Iniziò, così, una importante crisi petrolifera che ebbe ripercussioni per anni in tutto il mondo. L’Occidente si trovò a pagare i conti del costo del greggio schizzato verso l’alto e di una diminuzione del 25% dell’export.
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La situazione in Italia
La crisi ebbe ripercussioni anche in Italia. Tanto che il governo guidato dal democristiano Mariano Rumor, in un Consiglio dei ministri fiume iniziato il 22 novembre e finito a tarda notte, varò un pacchetto di misure che mirava a ridurre i consumi e risparmiare petrolio e carburante. Provvedimenti simili furono presi anche in altri Paesi, dalla Repubblica federale di Germania alla Svizzera alla Francia.
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“Un inverno difficile”
Il decreto legge 304, il cosiddetto decreto austerity, vietava le auto e le moto a tutti gli italiani nei giorni festivi e nelle domeniche, ma anche le barche e gli aerei privati. Ma non solo. L’invito esplicito, per tutti, era di restare a casa il più possibile, andare a dormire presto e limitare i consumi. “Dovremo usare meno l’automobile e di più i servizi pubblici, dovremo abbassare il termostato del riscaldamento, nelle case e negli uffici, nel mio come nel vostro. Dove basta una lampada cerchiamo di non usarne due. Occorre però avere chiaro che l’epoca delle energie a basso costo e abbondanti è tramontata”, aveva spiegato Rumor in un appello agli italiani il 30 novembre. "Stiamo entrando in un inverno difficile", aggiunse.
Le misure
Tra le misure c’erano il divieto di circolazione dei mezzi privati nei giorni festivi, con multe salate che arrivavano al milione di lire, e lo spegnimento notturno delle grandi insegne luminose. Previsto anche il taglio della programmazione televisiva, con le trasmissioni Rai potenziate nel pomeriggio e nei festivi e sospese ogni giorno alle 22.45, tre quarti d’ora dopo cinema e teatri. Per risparmiare benzina, si livellarono al basso anche i limiti di velocità. Restrizioni anche sui riscaldamenti. Enel e le imprese distributrici di elettricità, invece, ridussero la tensione del 6-7% dalle 21 alle 7. Gli uffici pubblici anticiparono la chiusura alle 17.30, i negozi alle 19. I benzinai lasciavano il lavoro alle 12 del sabato e tornavano il lunedì. Per un periodo, quindi, addio alle gite domenicali o festive in auto, agli spettacoli di cinema e teatro notturni, ai locali aperti dopo le 23, alle luci e insegne accese per strada.
La prima domenica senza auto
Il 2 dicembre 1973 ci fu quella che è ricordata come la prima domenica senza auto: nella prima domenica di austerity, infatti, molta gente uscì a piedi, in bici, con i pattini, alcuni tirarono fuori i cavalli. Oltre dodici milioni di automobili, invece, rimasero parcheggiate. Ferme anche la auto blu, con il presidente della Repubblica Giovanni Leone e Papa Paolo VI che in quel periodo si spostarono in carrozza.
Le nuove abitudini
Dopo gli anni del boom e l'aumento del fabbisogno energetico, gli italiani si trovarono così a dover cambiare le proprie abitudini. Ma ne crearono presto di nuove. Per strada si organizzavano partite di calcio o carte, con le città che di giorno si riempivano di nuovi rumori e di sera piombavano nel silenzio e nel buio dell’illuminazione ridotta. Poi i nuovi mezzi di trasporto, dalle bici ai pattini. Le gite organizzate coi mezzi pubblici. Le piazze piene. Gli orari di chiusura di negozi e uffici, e anche della cena, anticipati.
La fine dell’austerity
Pochi mesi dopo, le restrizioni furono allentate. A marzo, infatti, l'embargo del petrolio finì e da aprile la crisi energetica iniziò a rientrare. Il 2 giugno 1974 l’austerity terminò del tutto.
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