Guerra Iran, caro-carburante spinge prezzi cibo: ecco quali prodotti sono aumentati di più
EconomiaIntroduzione
La guerra scoppiata in Medio Oriente, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz e l’interruzione delle consegne di petrolio e gas dai Paesi del Golfo ha fatto schizzare verso l’alto il prezzo dei carburanti. E questo, secondo quanto dichiarato da Assoutenti, ha avuto un forte impatto anche sul costo dei prodotti alimentari che viaggiano in massima parte su gomma e risentono dunque delle variazioni del prezzo di diesel e benzina. L’associazione ha realizzato uno studio sulla base dei dati Istat, rivelando così quali son o i beni più colpiti dai rincari dei listini alla pompa.
Quello che devi sapere
I cibi che costano di più
Per quanto concerne i prodotti alimentari, sono state le melanzane a registrare nell’ultimo mese il più forte rialzo dei prezzi al dettaglio: il costo, secondo i calcoli dell’associazione, è infatti salito del 21,5% su base annua. Al secondo posto si piazzano poi i piselli, che sono invece aumentati negli ultimi 30 giorni del 19,6% su base annua.
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Crescono i prezzi di zucchine e pomodori
A seguire nella classifica dei beni che stanno facendo registrare i maggiori aumenti di prezzo ci sono i frutti a bacche come mirtilli, lamponi, more e ribes, il cui costo è cresciuto del 16,3%. Le zucchine invece fanno segnare un rincaro dell’11,1% su base annua, mentre i limoni aumentano del 10,8%, le fragole del 10,4%, i legumi del 9,9% e i pomodori del 9%.
Sale il prezzo di carne e uova
L’elenco dei beni alimentari che hanno subito forti rincari nell’ultimo mese, purtroppo, non si ferma qui: a vedere cresce il prezzo sono stati infatti anche i carciofi, che hanno fatto registrare un +8,8%, le uova (+8,5%), la carne bovina (+8,4%), quella ovina (+7,2%), cavolfiori e broccoli (+7,2%), agrumi (+6,6%), peperoni (+6,4%).
Aumenta il prezzo dei voli
Per quanto riguarda invece i beni non alimentari, Assoutenti segnala rincari pesanti per i gioielli, i cui prezzi nell'ultimo mese salgono in media del 33,5% su anno sulla scia delle quotazioni dell'oro.
Inoltre cresce il costo dei voli nazionali, per l'effetto combinato della Pasqua e dell'aumento del jet-fuel, aumentano del 12,6%, mentre un 6% viene registrato per i biglietti dei voli europei.
E ancora, legna da ardere e pellet registrano un incremento dell’8,2%, e costano di più anche i servizi di corrieri e consegna pacchi: in questo caso l’aumento è del 6,5%.
“Serve intervento del governo”
Il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso ha detto che “sui prezzi del comparto alimentare sta incidendo l'escalation dei carburanti che ha aggravato i costi di trasporto specie per i prodotti freschi che vengono trasportati su gomma lungo la Penisola. Per questo il governo deve prorogare fino a fine emergenza il taglio delle accise su benzina e gasolio e al tempo stesso vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini”.
Istat: “Possibile inflazione fino a 2,2% nel 2026”
A fotografare la situazione in Italia è stata anche l'Istat che ne giorni scorsi ha fatto sapere che l'inflazione acquisita a marzo per il 2026 è pari a +1,5% ed è il tasso ipotetico che si realizzerebbe in caso di variazioni mensili nulle per il resto dell'anno. Nell'ipotesi di una "dinamica moderata", con aumenti dei prezzi dello 0,1% su su base mensile da aprile a fine anno, l'inflazione media del 2026 sarebbe dell'1,8%. Con una crescita congiunturale “leggermente più ampia", dello 0,2% per i prossimi mesi, il tasso di inflazione sarebbe del 2,2% nell'intero anno.
Le proiezioni dell’Fmi sull’inflazione
Invece il capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale Alfred Kammer ha scritto in una analisi che l’Ue potrebbe "sfiorare la recessione, con l'inflazione in avvicinamento alla soglia del 5%. Nessun Paese europeo ne è immune". La regione "deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza", ha aggiunto Kammer. Lo shock energetico, di entità inferiore rispetto a quello del 2022 e radicato ora nel conflitto in Medio Oriente, "sta pesando sulla crescita e spingendo l'inflazione al rialzo". L'Fmi stima l'inflazione 2026 al 2,8% dal 2,5% del 2025.
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