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Ferie brevi e low cost, il caro carburanti incide sul Ponte del 2 giugno

Economia
©Ansa

Introduzione

Ferie più brevi e low cost. L'aumento dei prezzi e l'incertezza internazionale stanno modificano le abitudini degli italiani, che scelgono mete più vicine e riducono le spese per i ristoranti, comfort e giorni di permanenza. E gli effetti del caro carburante si avvertono già sul Ponte del 2 giugno, con un pieno di diesel che costa 22 euro in più rispetto allo scorso anno. A delineare un quadro di vacanza più contenuto e improntato sul risparmio e la prudenza sono le principali associazioni dei consumatori italiani. Vediamo i loro dati. 

Quello che devi sapere

Carburanti in forte aumento

Secondo il Codacons, confrontando i listini dei carburanti con quelli in vigore nello stesso periodo dello scorso anno, la benzina costa in media il 15,4% in più rispetto al 2025, mentre il gasolio registra un incremento addirittura del 27,5%. Questo si traduce in una spesa di 13 euro in più per un pieno di benzina rispetto al ponte del 2 giugno del 2025, mentre un pieno di diesel costa addirittura 22 euro in più. Ipotizzando una media di un pieno ad autovettura, e considerato il parco auto italiano (circa il 40% alimentato a gasolio, il 41,4% a benzina), il costo complessivo di rifornimenti per chi si sposterà in auto raggiunge la cifra di 640 milioni di euro.

 

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Rincaro alloggi e trasporti

Per Assoutenti i listini di alberghi e motel risultano in aumento del 3,5% su anno, mentre villaggi vacanze, e campeggi costano il 5,4% in più. Per un pacchetto vacanza tutto compreso, la crescita dei prezzi è del 3,7%, mentre i traghetti rincarano di quasi il 6% a causa del carburante alle stelle; per i treni gli aumenti sono del 0,8%, bus e pullman +1,2%, noleggio mezzi e sharing +1,4%. In controtendenza, l'aereo. La minore domanda di viaggi all'estero legata all'emergenza jet-fuel e alla possibilità di vedersi cancellato il volo ha portato a una forte riduzione delle tariffe aeree, che scendono in media del 3,4% rispetto allo scorso anno, con punte del -13,5% per i voli nazionali.

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Ferie più corte

Una ricerca dell'Istituto Piepoli per l'Udicon indica che il 31% degli intervistati ridurrà la durata delle ferie. Tra questi, il 45% indica come causa principale la minore disponibilità economica familiare, mentre il 21% accusa l'aumento dei costi di viaggio e il 13% i rincari degli alloggi. Il quadro conferma una tendenza a vacanze più brevi e misurate in base alle risorse disponibili.

Scelte di viaggio condizionate da costi e geopolitica

In risposta ai costi maggiorati, la maggior parte degli italiani opterà per mete nazionali (59%) o europee (24%), anche a causa delle tensioni geopolitiche. Circa 6,1 milioni di italiani - il 12% del campione considerato da Udicon - avrebbero annullato le vacanze programmate per questa estate a causa di guerre e instabilità. Una percentuale simile (11%, altri 5,5 milioni di individui) ha visto cancellato il proprio volo per le stesse ragioni e per il caro carburanti. Ne risulta che più della metà degli italiani non prenderà un aereo, ma si sposterà in automobile (51%) o in treno (18%). Nel complesso, il contesto internazionale, tra guerre e prezzi dei carburanti, influenza le scelte estive del 62% degli italiani.

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Come non rinunciare alle vacanze

Le soluzioni per continuare ad andare in vacanza, mantenendo un occhio di riguardo al portafoglio, sono disparate. Per contenere le spese, il 31% degli intervistati sceglie soluzioni di alloggio più economiche, il 27% sceglie destinazioni più vicine, il 23% risparmia al ristorante e riduce le attività, il 19% viaggia in bassa stagione e il 18% riduce il periodo di permanenza. Quando è costretto a una scelta, il 29% degli italiani si accontenta di una vacanza più breve, senza abbassare i propri standard di comfort, mentre il 28% preferisce rinunciare a qualche comodità, avendo più giorni a disposizione.

I prodotti più colpiti

L'Unione nazionale consumatori è andata nel dettaglio degli aumenti dei prezzi e ha individuato una top 20 dei prodotti più aumentati da quando è iniziata la guerra in Iran. Otto voci sono direttamente legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz (carburanti e costi energetici), sette voci riguardano frutta e verdura, e dipendono dal rialzo dei costi di trasporto e dell'energia.

 

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