Prezzo gasolio, pieno più caro dopo riduzione sconto sulle accise: ecco di quanto aumenta
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Riduzione dello sconto delle accise sui carburanti da 20 a 10 centesimi al litro per il gasolio. La conseguenza, secondo alcuni calcoli delle associazioni dei consumatori, sarà 6,1 euro in più in media per un pieno di gasolio ad automobilista. Ecco cosa sapere
Quello che devi sapere
I prezzi
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha reso noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, domenica 24 maggio 2026 il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale era pari a 1,968 euro a litro per la benzina e 2,037 euro a litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,057 euro a litro per la benzina e 2,123 euro a litro per il gasolio.
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Gli aumenti
Secondo il Codacons, il decreto del governo sui prezzi petroliferi dimezza lo sconto sulle accise del gasolio: considerando anche l’Iva, il beneficio scende da 24,4 a 12,2 centesimi al litro, con un aumento di 6,1 euro per un pieno diesel. Fino al 6 giugno le accise sul gasolio salgono da 472,90 a 572,90 euro per mille litri, mentre quelle sulla benzina restano ferme a 622,90 euro. Lo sconto sulla benzina resta invece invariato a 6,1 centesimi al litro.
Per effetto di tale decisione, ribadisce il Codacons, il prezzo medio del gasolio sulla rete nazionale tornerà al self a superare i 2 euro al litro, attestandosi a 2,09 euro al litro, mentre in autostrada salirà a una media di 2,18 euro/litro. "In termini di spesa la riduzione del taglio fiscale determina un aggravio su un pieno di gasolio di ben 6,1 euro ad automobilista", sottolinea.
Codacons: “Italia ai primi posti in Europa per prezzo gasolio”
Sempre secondo l’associazione dei consumatori, la riduzione dello sconto riporterà l’Italia tra i Paesi europei con il gasolio più caro, al sesto posto dietro Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio. Spiega il Codacons: "Per effetto della decisione del governo l'Italia tornerà ai vertici della classifica europea del caro-gasolio, piazzandosi al 6/o posto tra i Paesi col prezzo medio del diesel più elevato, dietro solo a Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Francia e Belgio".
Dona (Unc): “Automobilisti polli da spennare”
Critiche anche altre associazioni. Per Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori (Unc) "per il governo gli automobilisti sono polli da spennare" mentre Riccardo Verona, presidente An.bti Confcommercio, Associazione Nazionale Bus Turistici Italiani parla di "scelte miopi, unidirezionali e incomprensibili". Sul fronte dell'autotrasporto, rileva poi la Cgia, dopo 3 mesi di crisi, il caro-gasolio è costato 2,1 miliardi, con rincari più importanti in Lombardia (257,9 milioni di euro), Campania (251,6) e Sicilia (232,2). Per la Cna, agli artigiani il caro bolletta costa tra i 3 e i 4 miliardi e il furgone, dice il presidente Dario Costantini "sta diventando una bolletta viaggiante da migliaia di euro".
Prezzi e consumo
Di diverso avviso Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Gli aumenti, sottolinea, sono solo un lato della medaglia: dall'altro c'è uno scenario di emergenza scorte. Il gasolio diesel è salito, al netto di tasse, di 52 centesimi fra il 27 febbraio e il 13 aprile. "E, in quel momento, una riduzione di 20 centesimi dell'accisa del diesel, con Iva 24,4 centesimi litro, era giustificato. Poi dal 13 aprile a venerdì scorso i prezzi netti sono scesi di 15 centesimi e ciò giustifica un dimezzamento dello sconto di accisa da oggi", spiega Tabarelli, che invita a dare un "segnale di scarsità" per frenare il consumo di carburanti.
Il confronto con il resto d’Europa
Secondo i parametri forniti da Tabarelli, il 21 maggio in Italia i prezzi del gasolio diesel erano 14 centesimi più bassi della Francia, 1 centesimo più alti della Germania, 30 centesimi più bassi dell'Olanda e 30 centesimi più cari della Spagna. E rispetto alle misure prese dagli altri Paesi, sempre secondo l'analisi di Nomisma Energia, "la Spagna ha scelto di tagliare al massimo, dal 21 marzo, le tasse riducendo sia le accise che l'Iva, mentre, al contrario la Francia le tiene alte. La Germania ha adottato riduzioni simili a quelle dell'Italia, fino ad oggi". "Abbiamo una crisi in corso e la riduzione dei prezzi sui carburanti è un incentivo a consumare, contrario - spiega Tabarelli - alla prospettiva di scarsità".
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Il confronto con dieci anni fa
Sulla base dell’ultimo report della Commissione europea, il Codacons evidenzia invece che, senza gli sconti sulle accise introdotti dal governo per l’emergenza Medio Oriente, il prezzo medio del gasolio in Italia sarebbe aumentato del 75,5% negli ultimi dieci anni, contro una media Ue del 69,2%, mentre la benzina costerebbe il 38% in più rispetto al 2016. Confrontando metà maggio 2016 con la settimana del 18 maggio 2026, il Codacons calcola che in Italia un pieno di gasolio costa oggi 35,7 euro in più rispetto a dieci anni fa, cifra che salirebbe a 48 euro senza il precedente sconto da 24,4 centesimi al litro terminato il 22 maggio. Per la benzina, invece, la maggiore spesa è pari a 24,5 euro a pieno, che diventano 27,6 euro senza lo sconto fiscale.
Gli aumenti negli ultimi dieci anni degli altri Paesi europei
Per il diesel, Lituania e Lettonia registrano gli aumenti maggiori nell’ultimo decennio (+106%), seguite da Paesi Bassi (+103%) e Lussemburgo (+102%). Grazie al taglio temporaneo delle accise, l’Italia si colloca invece al penultimo posto della classifica europea degli aumenti, con un +56,3% e un prezzo medio passato da 1,268 euro al litro nel maggio 2016 a 1,982 euro il 18 maggio 2026. Tuttavia, sottolinea il Codacons, senza lo sconto il rincaro reale sarebbe del +75,5%, superiore alla media europea. Anche per la benzina gli aumenti più elevati si registrano in Lettonia (+71,5%) e Lituania (+69,3%). L’Italia è invece terzultima con un incremento del 34%, davanti solo a Spagna (+33,8%) e Malta (+4,7%). Secondo il Codacons, il dato dipende dal riordino delle accise entrato in vigore a gennaio e dallo sconto di 6,1 centesimi deciso dal governo per l’emergenza Medio Oriente.
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