Caro gasolio, allarme Cgia sull’autotrasporto: un’impresa su cinque a rischio chiusura

Economia
©IPA/Fotogramma

Introduzione

La crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente rischia di polverizzare, entro la fine di quest’anno, un quinto delle imprese dell’autotrasporto attive in Italia. È lo scenario negativo tracciato dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre (Cgia) che lancia l’allarme sulla crisi di liquidità delle aziende se il prezzo del diesel restasse sopra la soglia 'psicologica' di 2 euro al litro. Ipotizzando una stabilizzazione del prezzo per tutto il 2026, l’Ufficio studi Cgia stima che oltre 13mila imprese del trasporto su strada sulle 67.350 totali potrebbero finire per chiudere i battenti.

Quello che devi sapere

Sostenibilità finanziaria a rischio

Secondo i calcoli dell’associazione che riunisce artigiani e pmi italiane, il gasolio copre nel settore dell'autotrasporto circa un terzo dei costi operativi totali sostenuti dalle aziende. L’impennata delle tariffe seguita al blocco dello stretto di Hormuz mette a dura prova la tenuta finanziaria delle imprese che operano spesso con contratti a lungo termine e tariffe negoziate mesi prima. Se il prezzo del carburante dovesse fermarsi sui livelli attuali che dall’inizio del conflitto hanno registrato rincari medi del 24%, il trasportatore sarebbe costretto ad anticipare una cifra enorme senza riuscire a bilanciare le perdite "scaricando" i costi extra sul cliente.

 

Per approfondire: Carburanti, dov'è finito lo sconto del taglio delle accise su benzina e diesel?

Il confronto con il 2025

L’Ufficio studi Cgia calcola che il rincaro del gasolio rispetto al 31 dicembre 2025 si attesta su 0,50 euro al litro, un incremento pari al 30% in tre mesi. Considerando che un mezzo pesante viaggia in media con un pieno di 500 litri, un rifornimento completo arriva oggi a costare 1.067 euro, 250 in più paragonato alla fine dello scorso anno. Ipotizzando una proiezione sull’intero 2026, un trasportatore dovrebbe mettere in conto una spesa complessiva di 76.860 euro, quasi 17.500 in più di quanto sostenuto negli ultimi dodici mesi.

 

Per approfondire: Carburanti, scende il prezzo di benzina e diesel: risparmio di 2 euro sul pieno di gasolio

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Crisi in atto da dieci anni

Come evidenzia l’analisi, la choc energetico che ha come epicentro il Golfo Persico rischia di peggiorare la crisi in atto nel comparto con lo stock complessivo di imprese attive nell’autotrasporto che negli ultimi dieci anni si è assottigliato da 87mila a 67mila unità.

 

Per approfondire: Caro petrolio, rischio nuovi rincari del carburante: incognite per aerei e autotrasporti

Criticità regionali

Per quanto riguarda le singole regioni, le difficoltà maggiori si registrano in Valle d’Aosta con una contrazione di imprese dal 2015 pari al 34,1% seguita da Marche e Lazio, rispettivamente in calo del 33,4 e del 32,5%. Non va meglio in Friuli-Venezia Giulia e in Sardegna dove le imprese del trasporto su strada sono calate di un terzo. Fa eccezione il Trentino-Alto Adige con una crescita di 165 attività, pari a un incremento del 12,1%. Come rileva la Cgia, il Centro-Nord patisce più che altrove la concorrenza dei vettori stranieri, a partire dalle realtà provenienti dall’Est Europa. 

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Napoli prima provincia per imprese autotrasporti

L’analisi è anche l’occasione per fare il punto sulla distribuzione geografica delle imprese dell’autotrasporto. Al primo posto tra le province svetta Napoli che ad oggi conta 3.984 attività, davanti a Milano e Roma, rispettivamente 3.102 e 2.854 unità. Insieme a Torino e Salerno, queste cinque realtà raggiungono un quinto del totale nazionale.

Le province più colpite

Per quanto riguarda le province più colpite dalla crisi, al primo posto c'è Imperia che nel periodo 2015-2025 ha perso 90 attività, una contrazione pari al 40,2%. L'affanno del trasporto su gomma ha investito duramente anche la Città metropolitana di Roma e Ancona, entrambe in calo del 39%. A segnare un incremento positivo sono invece le province di Caserta, Palermo e Bolzano che hanno visto un aumento di imprese di autotrasporto tra il 5 e il 35% in dieci anni.

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Anita al governo: “Confronto urgente sul caro gasolio”

Di fronte alla corsa del prezzo del gasolio, l’Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici (Anita) esprime “forti preoccupazioni” per le ricadute sull’equilibrio economico e finanziario delle imprese. In una nota, l’associazione chiede al governo “indispensabili e tempestivi correttivi” sulle misure finora adottate, a partire dal taglio temporaneo delle accise che non ha portato benefici economici. 

Credito d’imposta per recuperare i mancati rimborsi

Dall’associazione degli autotrasportatori arriva la proposta di applicare un credito d’imposta per i mancati rimborsi sulle accise nel periodo compreso tra il 19 marzo e il 1° maggio 2026. "Restituire alle imprese quanto hanno perso dal taglio è un atto dovuto da parte del Governo, un atto di giustizia”, afferma il presidente Anita Riccardo Morelli che chiede di bilanciare la riduzione temporanea del prezzo alla pompa. “È necessario rimediare al danno che ne è derivato alle imprese con il parco veicolare più moderno e sostenibile, che beneficiano da diversi anni del rimborso delle accise secondo le regole europee", dice.

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L'ipotesi di concessioni Ue

Secondo il numero uno di Anita, un primo passo nella direzione di aiuti alla categoria è rappresentato dalla proposta, lanciata dalla Commissione Europea, di istituire un “temporary framework” che consentirebbe a diversi Paesi di approvare misure specifiche a sostegno del settore autotrasporto. "L'appello che rivolgo al Governo è dunque che apra un confronto urgente con le rappresentanze della categoria per mettere a terra le misure e relative coperture che Anita, insieme a tutte le associazioni del settore ha formulato in queste settimane, così che si possa ripristinare un clima di certezza e fiducia nel settore e raffreddare la crescente tensione che si registra nel comparto", conclude Morelli.

La spinta all’elettrico, rifornimenti meno cari del 53%

Un ulteriore effetto della guerra in Medio Oriente riguarda l’allargamento della forbice tra veicoli termici ed elettrici. Secondo uno studio realizzato da Federcarrozzieri, la crisi ha dato una spinta all’elettrico i cui costi di rifornimento risultano oggi il 53% meno cari rispetto ad una vettura a gasolio.

 

Per approfondire: Sky Cube 16/04 - Quando scenderanno i prezzi dei carburanti?

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