Caro petrolio, rischio nuovi rincari del carburante: incognite per aerei e autotrasporti
EconomiaIntroduzione
Dopo il fallimento nelle trattative tra Stati Uniti e Iran in Pakistan e il blocco navale intorno allo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico, riparte la corsa delle quotazioni di gas e petrolio. Secondo l’Unione Energie per la Mobilità (Unem) i prezzi dei carburanti in Italia sono destinati a salire nuovamente sulla scia del greggio, vanificando di fatto il raffreddamento seguito nei giorni successivi all’annuncio del cessate il fuoco.
Quello che devi sapere
Fmi-Bm-Iea: "Azione comune su impatto guerra"
Di impatto "rilevante, globale e fortemente asimmetrico" causato dalla guerra in Medio Oriente, parlano Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Banca Mondiale (Bm) e Agenzia internazionale dell’energia (Iea), che in una nota congiunta al termine di un summit a Washington hanno ribadito l’impegno a "monitorare attentamente l'impatto della guerra sui mercati energetici, sull'economia globale e sui singoli Paesi, coordinando al contempo la risposta e il sostegno" ai Paesi interessati.
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Preoccupazioni per l'incertezza su Hormuz
Come si legge nella nota diffusa alla vigilia dei lavori di Fmi e Banca mondiale, le preoccupazioni riguardano soprattutto il "drastico calo dei ricavi derivanti dalle esportazioni" per alcuni produttori di petrolio e gas in Medio Oriente. A questi si aggiungono le incertezze per la situazione nello Stretto di Hormuz "dove il transito marittimo non si è ancora normalizzato". Secondo i due istituti finanziari, "occorrerà tempo perché le forniture globali delle principali materie prime ritornino ai livelli pre-conflitto".
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Le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento
Fmi e Banca Mondiale, che non escludono interventi finanziari mirati, sottolineano come le interruzioni nelle catene di approvvigionamento (supply chain) avranno ripercussioni sui "settori energetico, alimentare e su altre industrie". A pesare è inoltre lo sfollamento forzato di persone che ha ridotto l’occupazione e i flussi turistici.
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Codacons: "Prezzi poco mossi ma incombe rischio petrolio"
In Italia il caro carburante registra una situazione di stallo. Secondo il Codacons, negli ultimi giorni i prezzi di benzina e gasolio risultano "poco mossi" ma i listini hanno rallentato la discesa. "Il rischio concreto è che, in assenza di un accordo sullo Stretto di Hormuz, il petrolio torni a impennarsi portando nei prossimi giorni a una nuova ondata di rialzi su tutta la rete", afferma l'associazione dei consumatori.
Prezzi carburanti in stallo
Alla luce dei recenti rincari sul Brent e gasolio, Gianni Murano, presidente dell'associazione che riunisce produttori e distributori di carburanti (Unem), stima che i prezzi dei carburanti "dovranno tornare a salire, perché stanno salendo in maniera abbastanza vivace in queste ultime ore".
Il nodo delle scorte
Secondo il presidente Unem, la chiusura dello Stretto di Hormuz da dove, prima della guerra, transitava un quinto del petrolio mondiale, rischia di minacciare le scorte di carburante nel medio-lungo periodo. "Per aprile e maggio le coperture sono garantite", spiega Murano, che indica vie alternative ad Hormuz per colmare la domanda, a partire dalla produzione nazionale di raffinati. Nei prossimi due mesi sono al riparo anche i rifornimenti di gasolio e olio combustibile per le navi pur tenendo conto di un prezzo maggiore. "Certo il prezzo si alza perché si aggiunge la domanda dall’Asia che non riceve più dal Golfo", sottolinea.
Le incognite sul settore aerei
Per quanto riguarda i singoli comparti, l’emergenza si concentra soprattutto sul jet fuel, il carburante per gli aerei. Stando ai calcoli dell’associazione Unem, all’appello mancano circa 10 milioni di tonnellate, la metà di consumi totali dei velivoli di Unione Europea e Regno Unito, prima raffinati nel Golfo Persico.
Raffinerie chiuse in Europa
Il blocco prolungato di Hormuz rappresenta una minaccia ai voli estivi. Dopo la chiusura, negli scorsi anni, di 35 raffinerie in Europa, per colmare la domanda di carburante jet fuel Bruxelles non può più contare sulla produzione domestica ma è costretta a importare da Paesi terzi la metà del fabbisogno totale. "Per aprile e maggio siamo coperti dopo non sappiamo", ammette Murano.
Le richieste degli autotrasportatori
Non solo i voli. A fare i conti con le conseguenze della crisi in Medio Oriente è anche il settore dell’autotrasporto che protesta contro l’aumento delle tariffe del gasolio. Contro il caro carburanti che minaccia di erodere i margini di guadagno, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali di settore Unatras valuta "il blocco il servizi di trasporto su strada". Venerdì 17 aprile il comitato esecutivo nazionale sarà chiamato a pronunciarsi sull’eventuale agitazione se il governo non non accoglierà le richieste della categoria, come l’applicazione del credito d’imposta e la dilazione di sei mesi dei contributi fiscali e previdenziali.
Le preoccupazioni di Regione Lombardia
Oltre ai trasporti, anche nel settore manifatturiero aumentano le preoccupazioni legate alla situazione energetica. Come trapela da fonti di Regione Lombardia, che ospita uno dei più poli produttivi della Penisola, dall’inizio della guerra in Ucraina, Commissione europea e governo centrale "non hanno costruito gli anticorpi adatti" per evitare una nuova impennata dei prezzi.
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