Guerra Iran, l’Italia tra i Paesi più penalizzati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz
L'inflazione cresce, la crescita rallenta. Le tensioni in Medio Oriente si faranno sentire più sul nostro Paese che su altri, sia in Europa che altrove, anche a causa della nostra dipendenza dal gas come fonte di energia. Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri" del 14 aprile
L'ITALIA E LA CRISI IN MEDIO ORIENTE
- L’Italia è uno degli Stati che più ha da perdere con la crisi energetica legata alla guerra lanciata da Usa e Israele verso l’Iran e il braccio di ferro sullo Stretto di Hormuz che ne è scaturito. Pesano i timori sugli effetti a lungo termine dal punto di vista economico, sia per l’approvvigionamento di energia che, ad esempio, per quanto riguarda l’inflazione. Anche di questo si è parlato nella puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24, andata in onda il 14 aprile.
LE PREVISIONI PER L'INFLAZIONE
- Secondo le stime di Oxford Economics, l’Italia è uno dei grandi Paesi che rischia di vedere l’inflazione schizzare più in alto a causa della guerra: +1,1% nel 2026, contro lo 0,6% della media europea, lo 0,3% della Cina, lo 0,2% di Stati Uniti e Giappone e lo 0,1% del Canada.
LA DIPENDENZA ITALIANA DAL GAS
- La posizione italiana è più difficile perché siamo il primo Stato in Europa per dipendenza dal gas, che copre il 35,1% del fabbisogno energetico totale.
L'ITALIA E IL GAS DEL QATAR
- Il gas è un grosso problema al momento. Il Qatar, uno dei più grandi esportatori al mondo, ha messo in pausa la sua produzione, dopo che il suo principale stabilimento è stato colpito durante il conflitto. E la maggior parte del gas qatariota in arrivo in Europa, il 54%, prima era diretto proprio verso l’Italia.
L'ITALIA IN TESTA AI PAESI CON LA MINOR CRESCITA NEL 2026
- È in questo contesto che sono arrivate le ultime stime del Fondo monetario internazionale sulla crescita dei Paesi nel 2026. L’Italia, in tutto il continente europeo, è quello con i dati più bassi, con previsioni fissate a +0,5%.
LA PREOCCUPAZIONE DI GIORGIA MELONI
- Non è un caso che la premier Giorgia Meloni abbia dichiarato “di essere preoccupata in merito all’andamento dell’economia, se non si riesce a mandare avanti il round di negoziati e ad aprire lo stretto di Hormuz”.