Introduzione
Mentre non è chiaro quale sarà il destino delle trattative di pace tra gli Stati Uniti e l’Iran dopo che il presidente Trump ha cancellato il viaggio di Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan per i colloqui, è emerso un dato che mostra l’impatto del conflitto sulle scorte belliche di Washington: la guerra infatti, secondo quanto riportato dal New York Times, avrebbe assorbito una quota significativa delle munizioni a disposizione dell’esercito americano. E questo avrebbe costretto il Pentagono a trasferire bombe, missili e attrezzature belliche dall’Asia e dall’Europa verso il Medio Oriente, causando una potenziale scarsezza di materiale in quelle aree del mondo.
Quello che devi sapere
Le munizioni usate dagli Stati Uniti
Intanto, i numeri: secondo valutazioni interne del Dipartimento della Difesa, confermate anche da fonti del Congresso che hanno parlato con il quotidiano newyorkese, le scorte di missili statunitensi e di altre armi particolarmente costose si sono notevolmente ridotte a causa della guerra con l'Iran. Secondo le stime, gli Stati Uniti hanno consumato 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio, progettati per una guerra con la Cina; 1.000 missili da crociera Tomahawk, circa 10 volte il numero che acquistano attualmente ogni anno; 1.200 missili intercettori Patriot, ognuno dei quali costa più di 4 milioni di dollari; e 1.000 missili di precisione e missili terrestri.
Leggi anche: Trump contro la Nato, il presidente Usa sta cercando di "vendicarsi" con gli alleati?
Quanto hanno speso gli Usa
Si tratta di numeri rilevanti, anche per alcune fonti che stimano che gli Stati Uniti abbiano speso tra i 28 e i 35 miliardi di dollari durante la guerra: si tratta di quasi un miliardo di dollari al giorno, fino al momento dell’inizio della tregua. A rendere ancora più chiaro lo scenario è arrivata anche la notizia, riportata dal Wall Street Journal, secondo cui per far fronte al deterioramento delle forniture di armi gli Stati Uniti si sono rivolti alle case automobilistiche affinché partecipassero alla produzione di armamenti, come era consuetudine durante la Seconda Guerra Mondiale.
La dipendenza da armi costose
Inoltre, sempre secondo quanto riportato dal New York Times, la guerra avrebbe anche messo in luce la dipendenza del Pentagono da intercettori e munizioni per la difesa aerea estremamente costosi. In questo contesto non risulta essere chiaro se l'industria della difesa statunitense sia in grado di sviluppare armi economiche, soprattutto droni, in tempi brevi.
I tempi per ricostituire l’arsenale
A essere centrale è anche il tema di quanto tempo sarà necessario agli Stati Uniti per ripristinare le scorte di armamenti a livelli pre guerra. Secondo il senatore Jack Reed del Rhode Island, il più importante esponente democratico nel Comitato per le forze armate del Congresso, “all’attuale livello di produzione ricostituire quello che è stato consumato potrebbe richiedere anni”.
Qual è la situazione attuale
Secondo Mark Cancian, già colonnello dei Marines e senior advisor del Center for Strategic and International Studies, “gli Stati Uniti hanno diverse munizioni con scorte adeguate, ma ci sono alcuni sistemi d’attacco via terra e difesa missilistica che erano disponibili in bassi numeri prima della guerra e sono ancora meno adesso”. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, non ha voluto commentare “qualsiasi requisito specifico del teatro” mediorientale “o fornire dettagli sulle nostre disponibilità di risorse a livello globale”, citando ragioni di sicurezza.
I nodi per l’incremento della produzione
A rendere la situazione spinosa per il Pentagono c’è anche l’attesa del Dipartimento della Difesa, che deve ancora avere via libera dal Congresso per nuovi fondi così da poter pagare i produttori di armi per ricostituire le scorte impiegate. E sebbene a gennaio l’amministrazione Trump abbia stretto un accordo con i maggiori contractor del settore militare, secondo il New York Times non ci si sarebbe mossi ancora verso l’aumento della produzione perché il Pentagono non avrebbe i necessari fondi a disposizione.
Il rapporto con Russia e Cina
Infine, come detto, il consumo delle scorte di munizioni nel corso della guerra ha costretto il Pentagono a inviare bombe e missili da altre aree del mondo verso il Medio Oriente, potenzialmente scoprendo i comandi in Asia e in Europa. Questo implica che le forze armate statunitensi in quei settori sarebbero oggi meno pronte a fronteggiare eventuali minacce provenienti da Paesi come Russia o Cina, mettendo l’esercito in una posizione difficile in attesa che le scorte di armamenti vengano nuovamente incrementate.
Leggi anche: Armi, Europa mercato mondiale. Vola l’export bellico italiano