Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, trattative tra divisioni interne a Teheran e scadenza dei 60 giorni negli Usa

Mondo
©Getty

Introduzione

I dialoghi per cercare di porre fine al conflitto in Iran proseguono faticosamente. Mentre si cercano nuovi negoziati, dopo il tavolo di Islamabad andato deserto martedì, emerge come a pesare sulla risoluzione della guerra siano anche i fronti interni dei due Paesi. A partire dall’Iran dove, dopo la morte della Guida suprema Ali Khamenei all’inizio della guerra, si starebbe consumando una lotta di potere che ha portato Donald Trump a prorogare a tempo indefinito il cessate il fuoco "in attesa di una linea unitaria" da parte di Teheran. 

Quello che devi sapere

Le parole di Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti è intervenuto su Truth, usando parole che sembrano confermare le difficoltà interne al regime di Teheran che già erano state evidenziate da diversi analisti: “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ci è stato chiesto di sospendere l'attacco all'Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria", ha detto Donald Trump.

 

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Le due correnti dell’Iran

A conferma di quanto detto da Trump è arrivata anche un’analisi dell’Economist, secondo cui il sistema di potere dell’Iran sarebbe attraversato da una profonda competizione tra due differenti correnti: una è quella maggiormente pragmatica, favorevole a un'intesa per ottenere un alleggerimento delle sanzioni; l’altra invece è composta dei membri più radicali del regime legati ai Guardiani della Rivoluzione, che sono contrari a concessioni agli americani.

 

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Le divisioni nei negoziati

Questa situazione avrebbe pesato anche sul primo round di colloqui tenuti in Pakistan: secondo diverse ricostruzioni apparse sui media, la delegazione iraniana si sarebbe presentata numerosa e priva di una linea condivisa tra le diverse anime del governo. E dunque i mediatori di Islamabad si sarebbero trovati a dedicare molto del tempo disponibile a ricomporre le divergenze interne agli inviati di Teheran più che a negoziare con gli Stati Uniti.

 

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Il peso crescente dei Pasdaran

A peggiorare poi il quadro di instabilità politica a Teheran ci sarebbe anche il ruolo sempre più importante dei Guardiani della Rivoluzione: secondo il Wall Street Journal infatti i Pasdaran avrebbero assunto una posizione via via più autonoma su diversi dossier, compresa la situazione di Hormuz. Episodi come le decisioni alterne sull'apertura e chiusura dello Stretto, arrivate in contrasto con le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, rifletterebbero una catena di comando frammentata in cui le autorità civili e quelle militari non sempre agiscono in modo coordinato.

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La scadenza dei 60 giorni negli Usa

Se Teheran sembra dunque essere avviluppata in questa faida tra le diverse anime del regime, anche gli Stati Uniti si trovano ad affrontare difficoltà interne. Si sta infatti avvicinando la scadenza del primo maggio: quel giorno infatti, come riportato dal New York Times, saranno passati 60 giorni dall’inizio ufficiale del conflitto e la legge americana prevede che il presidente richieda l'autorizzazione al Congresso per proseguire. Una situazione che potrebbe aumentare la pressione su Donald Trump per mettere fine alla guerra in Iran.

Che cosa accadrà il 1° maggio

Sebbene la guerra contro l'Iran sia iniziata alla fine di febbraio, Trump ha notificato formalmente al Congresso l’operazione il 2 marzo facendo dunque scattare il conteggio dei 60 giorni che scadono il primo maggio. Finora i Repubblicani hanno sostenuto il loro presidente, bloccando anche tutte le risoluzioni per i poteri di guerra presentate dai Democratici. Tuttavia sembra che siano molti i membri del Parlamento di entrambi i partiti a non voler soprassedere su questa scadenza.  

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Cosa può fare Trump

Se si arriverà a quella data con il conflitto ancora in corso, le opzioni a disposizione di Trump per continuare la campagna senza l'autorizzazione del Congresso sarebbero poche: chiedere al Congresso di continuare, iniziare a ridurre il coinvolgimento americano o concedersi un'estensione. La legge infatti prevede un'estensione di 30 giorni se il presidente certifica per iscritto che c'è bisogno di più tempo per facilitare il ritiro sicuro delle forze statunitensi. 

Cosa può fare il Congresso

In ogni caso, l’attivazione di questa estensione non permetterebbe al presidente di continuare l’offensiva in Iran. Da parte sua invece il Congresso ha la facoltà in ogni momento di garantirgli esplicitamente il permesso di proseguire la guerra, approvando un'autorizzazione per l'uso della forza militare. Non è chiaro però se i Repubblicani avrebbero o meno i numeri: Trump potrebbe poi decidere, come hanno fatto alcuni presidenti in passato, di ignorare le scadenze esponendo però il partito a molti rischi politici in un anno dove sono in programma le elezioni mid-term.

 

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