Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Libano, tregua estesa di 3 settimane. Trump: “Presto incontro con Netanyahu e Aoun”

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©Getty

L’annuncio è arrivato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che punta a sfruttare questo nuovo stop ai combattimenti per favorire un accordo di pace definitivo tra i due Paesi e si attende a Washington l'arrivo dei due leader. Resta centrale il nodo Hezbollah, mentre gli Stati Uniti chiedono anche all’Iran di interrompere il sostegno ai gruppi armati della regione

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Il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato esteso di tre settimane. L’annuncio è arrivato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che punta a sfruttare questo nuovo stop ai combattimenti per favorire un accordo di pace definitivo tra i due Paesi. L'iniziale tregua di dieci giorni, entrata in vigore venerdì 17 aprile, sarebbe dovuta scadere il prossimo lunedì. “Abbiamo avuto un ottimo incontro con i massimi funzionari del Libano e di Israele, e credo che il presidente del Libano e il primo ministro di Israele, nel corso delle prossime due settimane, verranno qui”, ha annunciato Trump al termine del secondo round di colloqui fra gli ambasciatori dei due paesi a Washington, ospitati alla Casa Bianca. (GUERRA IN IRAN: LE NOTIZIE IN DIRETTA)

Trump: “Tre settimane senza spari” 

 

Israele e Libano, ha annunciato il presidente Usa, “hanno concordato ulteriori tre settimane di, immagino, assenza di spari, un cessate il fuoco, niente più spari. Vedremo. Speriamo che ciò accada. Non avverrà direttamente tra loro, ma dobbiamo ancora tenere conto di Hezbollah”.  Il segretario di Stato Marco Rubio, che il 16 aprile aveva ospitato al dipartimento di Stato il primo round di colloqui, ha sottolineato che il coinvolgimento diretto del presidente americano è stato decisivo per ottenere l’estensione della tregua. “Il presidente ha voluto essere coinvolto personalmente, e sono lieto che lo sia stato, perché ciò ha reso possibile ottenere questa proroga e dà a tutti il tempo di continuare a lavorare per quella che sarà una pace duratura tra due Paesi che desiderano vivere in pace", ha dichiarato Rubio nello Studio Ovale. 

 

Il nodo Hezbollah resta centrale

 

Resta però da chiarire quale sarà la risposta di Hezbollah, che non partecipa ai colloqui. Rubio ha definito Israele e Libano “vittime del gruppo”, aggiungendo che “il popolo libanese merita di vivere in un Paese pacifico e prospero. “Ciò che ostacola tutto questo è un'organizzazione terroristica che opera all'interno del loro territorio nazionale. Questa minaccia deve essere eliminata. Sono molto ottimista sul fatto che, tra poche settimane, saremo più vicini a quel tipo di pace duratura che i popoli di Israele e del Libano meritano”, ha proseguito. L’ambasciatore Leiter ha affermato che Israele e il Libano “non sono mai stati così vicini come oggi”. “Continueremo ad andare avanti, lavorando per la pace. Speriamo di raggiungerla il prima possibile”, ha detto. Dello stesso tono, l'ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Hamadeh Moawad, che ha ringraziato Trump per aver presieduto “questo momento storico”. “Credo che, con il vostro aiuto e il vostro sostegno, potremo rendere nuovamente grande il Libano”, ha aggiunto.  

 

Trump: “Grande possibilità di pace tra Israele e Libano quest'anno”

 

Per quanto riguarda una possibile visita di Benjamin Netanyahu e di Joseph Aoun alla Casa Bianca per finalizzare l’accordo di pace, Trump si è detto convinto che esista una “grande possibilità” di raggiungere la pace entro quest’anno. “Non si sono mai incontrati; sono l'uno accanto all'altro, eppure non si sono mai incontrati”, ha dichiarato il presidente Usa.  “Sono alleati su determinate questioni, e nemici su altrettante. E la cosa riguarda, si potrebbe dire, un paio di Paesi; ma certamente, se si guarda a Hezbollah, è proprio su quel fronte che tutti sembrano essere uniti: contro di loro”, ha aggiunto. Sullo sfondo resta anche il ruolo dell’Iran: Washington continua a chiedere a Teheran di interrompere il sostegno ai gruppi armati della regione, compreso Hezbollah. “Sì, dovranno interromperlo”, ha affermato Trump in risposta alla domanda di un giornalista riguardo agli aiuti al gruppo, “è un requisito imprescindibile”. 

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