Israele, ministro della cultura: “Gaza è nostra, palestinesi sono ospiti”. LIVE

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Nuova scure israeliana sugli aiuti umanitari a Gaza. Il ministero per gli affari della diaspora e la lotta all'antisemitismo ha comunicato a 37 grandi organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Medici senza frontiere, che dovranno cessare tutte le operazioni entro 60 giorni, a meno che non forniscano informazioni personali sui propri dipendenti per motivi di "sicurezza". Una mossa che ha suscitato lo sdegno dell'Onu e la protesta dell'Ue

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Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, afferma che Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi nel territorio sono "ospiti" a cui Israele si limita a permettere di vivere lì per ora. Nuova scure israeliana sugli aiuti umanitari a Gaza. Il ministero per gli affari della diaspora e la lotta all'antisemitismo ha comunicato a 37 grandi organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui Medici senza frontiere, che dovranno cessare tutte le operazioni entro 60 giorni, a meno che non forniscano informazioni personali sui propri dipendenti per motivi di "sicurezza". Una mossa che ha suscitato lo sdegno dell'Onu e la protesta dell'Ue, per il timore di nuovi rallentamenti nella fornitura di aiuti e la sicurezza del personale. L'Alta Corte di Giustizia israeliana ha bloccato l'indagine disposta dal governo di Netanyahu sulle falle nella sicurezza che hanno consentito l'eccidio del 7/10 e sulla gestione dell'emergenza.

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Israele impedisce accesso a Gaza a 37 organizzazioni internazionali

Israele ha approvato il divieto di accesso alla Striscia di Gaza per 37 organizzazioni internazionali che non avrebbero fornito gli elenchi dei propri dipendenti, come richiesto da una nuova normativa. Secondo il Ministero per gli Affari della Diaspora e la Lotta contro l'Antisemitismo, "le licenze saranno sospese per le organizzazioni che non hanno rispettato gli standard di sicurezza richiesti".

Ministri israeliani sostengono sui social le proteste in Iran

Un account social del Ministero degli Esteri israeliano sembra esprimere sostegno alle proteste di massa contro il costo della vita in Iran, mentre un ministro esprime la speranza che le manifestazioni segnino la caduta del regime teocratico del Paese. Lo scrive il Times of Israel. Un post sull'account in lingua persiana del Ministero degli Esteri mostra una vignetta raffigurante un leone e un sole - un'immagine che era sulla bandiera iraniana fino alla Rivoluzione islamica del 1979 - con la zampa del leone appoggiata su una clessidra. In fondo alla clessidra si trova l'emblema dell'attuale bandiera iraniana. "L'ascesa dei leoni e delle leonesse iraniani per combattere contro l'oscurità", recita il post in persiano. "La luce trionfa sull'oscurità". Un altro post sull'account, pubblicato in precedenza nella stessa giornata, include una vignetta che mostra i leader iraniani in preda al panico di fronte ai manifestanti. 

Ministro Israele: "Gaza è nostra, i palestinesi sono ospiti"

Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, del partito al governo Likud, afferma che Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi nel territorio sono "ospiti" a cui Israele si limita a permettere di vivere lì per ora. "Gaza è anche nostra. Li lasciamo lì come ospiti fino a un certo punto, ma Gaza è nostra", afferma Zohar in un'intervista all'emittente pubblica Kan, ripresa dal Times of Israel. Zohar aveva espresso opinioni simili in passato. Il ministro stava spiegando perché sta valutando la possibilità di negare fondi all'industria cinematografica israeliana per aver assegnato il premio Ophir, il più prestigioso premio cinematografico israeliano, a un film su un ragazzo palestinese della Cisgiordania a cui viene negato il permesso di ingresso per visitare una spiaggia in Israele. Sebbene Zohar ammetta di non aver visto il film, sostiene che ritrae l'Idf in modo negativo e presenta Israele come un occupante. "La Giudea e la Samaria sono nostre", afferma, usando il termine biblico per la Cisgiordania. "Non siamo occupanti nella nostra terra". Aggiunge che i registi che desiderano ricevere fondi governativi dovrebbero "produrre film che gli israeliani amano vedere. Non quelli che gli europei amano vedere". 

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