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Elezioni europee 2019

Reportage europee
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Tribù - Italia 19

REPORTAGE EUROPEE

Tutto quello che c'è da sapere sulle elezioni europee

Domenica 26 maggio si tengono le elezioni europee, a cui si aggiungono le elezioni regionali in Piemonte e le elezioni comunali in circa 3.800 città. Sono circa 400 milioni i cittadini europei che con il loro voto rinnovano il Parlamento europeo, unico organo dell’Unione europea a elezione diretta. In Italia le urne sono aperte domenica 26 maggio dalle 7 alle 23. L’esito del voto sarà determinante per l’elezione del nuovo presidente della Commissione europea, su cui l’Europarlamento ha un ruolo importante. Su questa tornata elettorale incide inoltre anche il nodo Brexit, dopo la concessione di Bruxelles a Londra di una nuova proroga che fa slittare il divorzio dal 12 aprile al 31 ottobre 2019. Con il Regno Unito che partecipa alle elezioni europee, il numero dei parlamentari resta fissato a 751 deputati e non viene ricalcolato come inizialmente previsto in vista dell’uscita del Paese dall’Unione.

 

Quando e come si vota

Le elezioni europee si tengono in Italia domenica 26 maggio, con le urne aperte dalle 7 alle 23. Le modalità di voto nel nostro Paese sono regolate dalla legge n. 18 del 1979 (anno della prima elezione a suffragio universale del Parlamento europeo). Possono votare tutti i cittadini che hanno compiuto 18 anni. Il voto di lista si esprime tracciando sulla scheda un segno “x” sul simbolo corrispondente alla lista prescelta. Si possono esprimere fino a tre preferenze per candidati della stessa lista. Nel caso si esprimano tre preferenze, queste devono riguardare almeno due candidati di sesso diverso o il voto verrà annullato. Il sistema elettorale è proporzionale: ogni partito conquista quindi un numero di seggi al Parlamento europeo direttamente proporzionale ai voti ottenuti a livello nazionale. Oltre al voto di preferenza è prevista una soglia di sbarramento per le liste del 4%. Ai fini del voto, secondo quanto prevede il sistema elettorale, l'Italia è divisa in cinque circoscrizioni. I seggi vengono assegnati a ogni circoscrizione a seconda della popolazione, come previsto dal D.p.r. del 22 marzo 2019: Nord occidentale (20 seggi, regioni: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia), Nord orientale (14 seggi, regioni: Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna), Centrale (14 seggi, regioni: Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Meridionale (17 seggi, regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria), Insulare (8 seggi, regioni: Sicilia, Sardegna).

 

Come votare se si risiede all’estero

Gli elettori italiani che risiedono negli altri Stati membri dell’Unione europea e che non intendono votare per i membri dello Stato in cui risiedono, possono votare nelle sezioni elettorali istituite per l’occasione in quei Paesi e che si trovano nei consolati d’Italia, negli istituti di cultura, nelle scuole italiane e negli altri locali messi a disposizione dagli Stati membri dell’Unione. Votando all'estero nelle sezioni elettorali istituite dagli uffici consolari, si vota per le liste dei candidati italiani presentate nella circoscrizione alla quale appartiene il Comune di iscrizione elettorale del votante. Chi vive in un Paese dell’Unione europea e vuole votare invece i candidati del Paese ospite, dovrà semplicemente presentarsi al seggio del comune in cui risiede. Tutte le istruzioni per il voto degli italiani all'estero sono disponibili sul sito della Farnesina.

 

Il nodo Brexit: il Regno Unito parteciperà alle elezioni

Al voto partecipano anche gli elettori britannici e il Regno Unito porterà in Parlamento i suoi deputati. Uno scenario inevitabile dopo che l’Unione europea ha concesso al Regno Unito una proroga della Brexit, facendo slittare il divorzio dal 12 aprile al 31 ottobre dopo i ripetuti no del Parlamento britannico all’accordo di divorzio raggiunto dalla premier Theresa May con Bruxelles. L’Ue aveva ricalcolato il numero dei deputati senza il Regno Unito, che sarebbe passato da 751 a 705. Sui 73 seggi assegnati a Londra, 46 sarebbero stati rimossi e 27 distribuiti a un totale di 14 Paesi.

 

La composizione del Parlamento europeo

Nella nona legislatura, l’Europarlamento resta quindi formato da 751 deputati. I seggi vengono assegnati a ciascun Paese membro in base alla sua popolazione, da un minimo di sei a un massimo di 96. La Germania, Stato più popoloso dell’Unione, ha il maggior numero di seggi: 96. Seguono Francia con 74 seggi, poi Italia e Regno Unito, entrambe a 73. Per la Spagna 54 seggi, poi via via a scendere tutti gli altri.


I gruppi parlamentari europei e i partiti italiani

Nel Parlamento europeo le forze politiche nazionali si aggregano in gruppi parlamentari più ampi che al loro interno vedono i deputati dei singoli partiti degli Stati membri, a seconda del gruppo al quale hanno deciso di aderire. I più noti sono il Partito popolare europeo (Ppe), europeista, moderato e di centrodestra, e il Partito socialista europeo (Pse), di centrosinistra, riformista e socialdemocratico. Sono anche i due gruppi più numerosi nella legislatura uscente del Parlamento europeo. Le due forze dell’attuale maggioranza in Italia aderiscono a due gruppi diversi. La Lega all’Alleanza europea delle nazioni e delle libertà (Eapn), che include altre forze "sovraniste" e di destra, come Afd in Germania e i francesi del Rassemblement National (ex Front National) di Marine le Pen. Il Movimento 5 stelle aderisce, invece, al gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta (Efdd), populista ed euroscettico, di cui fa parte anche lo Ukip, il “partito della Brexit”, guidato da Nigel Farage fino al referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Ue. Per quanto riguarda gli altri partiti italiani, il Partito democratico fa parte del Partito socialista europeo (Pse), mentre Forza Italia di quello Popolare europeo (Ppe). Fratelli d'Italia ha annunciato invece la propria adesione al gruppo dei Conservatori e riformisti europei (Ecr). Sinistra italiana è inserita all'interno del gruppo Sinistra unitaria europea/Sinistra Verde Nordica (Gue/Ngl). I Verdi in Italia si presentano con la lista Europa verde, aderendo all'European green party. +Europa, infine, si presenta con il Partito democratico europeo (Pde) anche se il gruppo Alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (Alde) ha inserito Emma Bonino, leader di +Europa, tra i nomi per la futura Commissione europea. Il gruppo Alde si scioglierà dopo le elezioni per formare un gruppo più grande insieme a En Marche, il partito del presidente francese Emmanuel Macron.

 

L’elezione del Parlamento europeo e la Commissione europea

La composizione del prossimo Parlamento europeo sarà determinante per l’elezione del nuovo presidente della Commissione europea. Per stabilire un legame tra l’esito delle elezioni europee e la scelta del presidente della Commissione, infatti, come si legge sul portale dell’Europarlamento dedicato al voto, dal 2014 ogni gruppo parlamentare indica un candidato presidente alla presidenza della Commissione europea (o “Spitzenkandidat”, in tedesco “candidato principale”). Il presidente uscente Jean-Claude Juncker è stato eletto nel 2014 con questa procedura, che comunque è informale e non fa parte dei trattati europei. Il candidato presidente deve poi essere eletto dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta. La procedura formale indicata nei trattati europei prevede che il presidente della Commissione sia proposto dal Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata, e, a partire dal trattato di Lisbona (2009), che la scelta debba tenere conto dei risultati delle elezioni europee.

 

I candidati indicati dai partiti europei per la presidenza della Commissione

Come previsto dalla procedura dello Spitzenkandidat, quindi, ogni gruppo ha indicato il proprio candidato alla presidenza della Commissione europea. Il Ppe ha scelto Manfred Weber (CHI È), tedesco del Csu (Unione cristiano-sociale, storico alleato della Cdu) e capogruppo del partito nell’ultima legislatura a Bruxelles. Il Pse indica Frans Timmermans (CHI È), olandese attuale vicepresidente della Commissione europea. L’Alde, invece, ha preferito indicare un gruppo di sette candidati, tra cui Emma Bonino, la danese Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza, e Guy Verhofstadt, presidente del gruppo Alde al Parlamento europeo. Invece Ska Keller e Bas Eickhout, entrambi già eurodeputati, sono i due candidati principali nominati dal Partito europeo dei Verdi. Il partito della sinistra europea (Gue/Ngl) ha scelto Violeta Tomič, membro del Parlamento sloveno dal 2014, e Nico Cué, figura di spicco del movimento sindacale vallone e internazionale dei lavoratori siderurgici.