Governo, lasciano Delmastro e Bartolozzi. Meloni auspica dimissioni Santanchè. LIVE

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L'esecutivo fa i conti con la vittoria a valanga del No nel referendum sulla riforma della giustizia. Lasciano il sottosegretario Delmastro e la capa di gabinetto della Giustizia Bartolozzi. Ma la premier in una nota chiede le dimissioni anche della titolare del Turismo. Pd e Italia Viva annunciano la presentazione di una mozione di sfiducia alla ministra. L'opposizione intanto pensa alle primarie. In campo Conte e Schlein, disponibile a correre il centrista Ruffini. La sindaca di Genova Salis si sfila

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L'esecutivo fa i conti con la vittoria a valanga del No alla riforma della giustizia. Lasciano il sottosegretario Delmastro e la capa di gabinetto della Giustizia Bartolozzi. Ma la premier in una nota chiede le dimissioni anche della titolare del Turismo. Pd e Italia Viva annunciano la presentazione di una mozione di sfiducia alla ministra. L'opposizione intanto pensa alle primarie. In campo Conte e Schlein, disponibile a correre il centrista Ruffini. La sindaca di Genova Salis si sfila.

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Fratoianni: "Centrosinistra si impegni a non stravolgere la Carta ma ad attuarla"

"Prendiamo un impegno solenne, che sia il fondamento del programma di alternativa: quando saremo al governo, perché avremo vinto nelle urne, ci impegniamo a non stravolgere la Costituzione ma a attuarla e non perché sia un cimelio intoccabile ma perché è una forza dinamica e gli articoli indicano anche una traiettoria potente per una riforma del Paese". E' quanto afferma il leader di SI Nicola Fratoianni a Omnibus su La7. "Questo governo - aggiunge - considera invece la Costituzione un intralcio, un ostacolo".

Conte: "Meloni non riesce a far dimettere Santanchè. Indecoroso"

"Doveva essere il ponte dell'Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles... e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l'imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier.Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa Covid ai danni dello Stato, ora la presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinchè lasci il governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente!Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che 'Fratelli' d'Italia". Così, sui social, il presidente del M5s Giuseppe Conte. 

Centrosinistra, Salis: "Primarie divisive, c'è altro modo"

La sindaca di Genova Silvia Salis, ai microfoni di Rtl 102.5 è tornata a parlare delle primarie, ribadendo il no, perché considerate "Divisive, obbligano a fare campagna uno contro l'altro, si tirano in ballo temi su cui la destra poi fa la campagna elettorale". Salis ha ribadito che in caso di primarie non sosterrebbe nessun candidato, "Io non posso sostenere nessuno perché a Genova sono sostenuta da tutti i partiti, non sarebbe elegante, corretto né opportuno", spiega.Per quanto riguarda l'individuazione del prossimo leader del centrosinistra, Salis dà la sua ricetta: "Si può fare una discussione interna ai partiti e valutare qual è la figura in grado di vincere, andare in pubblico facendo campagna contro non so quanto si tradurrebbe in spostamenti del partito perdente sull'altro". Le primarie, ha ribadito la sindaca, "Non sono lo strumento utilizzato da tutti in tutto il mondo, c'è un altro modo".

Franceschini: "Per Meloni si apre un anno di calvario"

"Giorgia Meloni ha fatto un clamoroso errore di valutazione. Far votare la gente nell'ultimo anno di legislatura sulla richiesta, di fatto, di pieni poteri, equivale a chiamare a raccolta tutti quelli 'contro'. Ci sono autorevoli precedenti prima di lei. Poi lei ci ha messo del suo con una campagna, diciamo così, davvero scomposta". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, l'ex segretario del Pd Dario Franceschini. "Quindici milioni di voti contro - aggiunge -, ben oltre i confini del centrosinistra alle ultime politiche, certificano che il governo è minoranza nel paese. Non si è dimessa perché consapevole che, in quel caso, si andrebbe al voto e perderebbe. È evidente che Meloni non può adagiarsi a un rassegnato declino. Deve far vedere che cambia qualcosa. Certo, non è elegante scaricare dopo la sconfitta, chi ha difeso fino al minuto prima". 

Fedriga: "Il Sì vince dove governa la Lega, adesso rafforziamo l'essere squadra"

"Purtroppo questa campagna referendaria si è trasformata in uno scontro tra fazioni invece che in un confronto nel merito sulla riforma della giustizia". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia. "Quando si è cercato di estremizzare lo scontro - prosegue - invece di raccontare nel concreto le riforme. È stato un limite. Dall'altra parte, però, spesso si è evitato il merito con argomentazioni lontane dalla realtà". Qualcuno sostiene che il suo partito non si sia impegnato al massimo, vuoi perché sentivate meno questa riforma rispetto a quella dell'autonomia, vuoi per un vecchio retaggio 'giustizialista'. "I dati oggettivi dicono il contrario: le regioni governate dalla Lega, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia, sono le uniche dove il Sì ha prevalso" prosegue Fedriga. Giorgia Meloni ha perso il tocco magico? "Io penso che sia un errore pensare che un referendum possa condizionare la tenuta dell'esecutivo - afferma ancora l'esponente della Lega -. Gli elettori votano in modo diverso a seconda delle tornate: referendum, politiche o regionali non sono la stessa cosa. Non c'è un trasferimento automatico". "Credo - prosegue - che dobbiamo continuare sulla nostra strada rafforzando ancora di più l'essere comunità e squadra. La questione settentrionale è fondamentale, ma insieme vanno valorizzate anche le altre aree del Paese, in una logica non di contrapposizione ma di complementarità. Il tutto con identità e coerenza sui temi storici, senza inseguire i sondaggi: il consenso deve essere una conseguenza, non l'obiettivo. Se c'è da dare una mano al partito io ci sono e ci sarò sempre. Ma proprio per evitare personalismi, credo che ognuno debba contribuire all'interno di una squadra, senza protagonismi" conclude Fedriga. 

Delmastro: "Non ho fatto verifiche, sono stato sprovveduto"

- "Sono sereno nella scelta". Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Andrea Delmastro Delle Vedove, ex sottosegretario alla Giustizia, parlando della scelta di dimettersi. Pensa di aver fatto fallire il referendum? "Assolutamente no. Ho deciso di dimettermi  - aggiunge -perché, sin dall'inizio, ho improntato la mia azione di governo con provvedimenti incisivi contro la mafia. Non vorrei che una leggerezza indebolisse questa battaglia mia e del governo". Ha aperto una società con la figlia di un prestanome della camorra. Davvero la ritiene una leggerezza? "Sì. Non mi sono reso conto di chi avessi davanti fin quando il padre non è stato arrestato" prosegue Delmastro Delle Vedove. Come è entrato in contatto con loro? "Andando a cena in quel locale - afferma ancora -. Si mangiava bene. Lui sembrava il classico oste romano di una volta, di quelli che non ci sono più. Si lamentava del locale grande, delle spese alte. Voleva avviarne uno piccolo per la figlia. È nata l'idea di fare con lei questa attività, nella quale, ahimè, ho coinvolto amici biellesi. Abbiamo pagato quote societarie. E un finanziamento soci per far partire la società, mai riscosso. Mi sono fidato. Appena ho saputo che il padre era stato arrestato, ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi". Però ha ceduto le quote a sé stesso. "Quel passaggio - aggiunge l'esponente di FdI - è avvenuto prima che sapessi qualsiasi cosa e ben prima dell'arresto. Saputo con chi avevo a che fare me ne sono liberato completamente".

Prodi: "Questo governo si consumerà da solo"

La sconfitta del governo è pesante e certificata dai numeri, perché uno scarto di due milioni di voti presentando una proposta di riforma costituzionale che era stata blindata, cioè mai discussa in Parlamento, sono veramente un'enormità". Lo afferma, in un'intervista a La Repubblica, l'ex premier Romano Prodi. "Ed è una sconfitta che Meloni si è intestata comparendo sul finale della campagna a vario titolo in trasmissioni e con spot, anche sventolando la scheda elettorale" aggiunge. "Si può essere soddisfatti di un governo che non è nemmeno stato in grado di fare una minima obiezione al presidente americano che ha iniziato una guerra senza neanche avvisarci? Non l'ha fatto con nessuno, certo, ma almeno dopo ai francesi, ai tedeschi e ai polacchi una telefonate l'ha fatta" prosegue Prodi. "Il governo - aggiunge l'ex premier - ora è in seria difficoltà e andrà consumandosi da solo da qui al voto del 2027. Batterlo allora sarà più facile, se ci si arriverà preparati". Elly Schlein commentando il referendum ha detto a Repubblica che nel Paese c'è già una maggioranza alternativa e la si è vista nelle urne, è d'accordo? "Ho letto - afferma ancora l'ex premier -, ha ragione, concordo. Però quella maggioranza va conquistata con dei contenuti, non risponde ai partiti. In assoluto come potrei non essere favorevole alle primarie, avendole volute sperimentare per primo e anche con soddisfazione? Il punto però è un altro. È che le primarie sono utili alla fine di un percorso, non all'inizio. Ora c'è da ascoltare un Paese che reclama risposte sulla sanità, sui salari, sulla giustizia anche. E c'è pure una classe di imprenditori che reclama ascolto. Vanno costruiti dei pool di esperti, dei tavoli partecipati. E poi va cercata la sintesi. Che magari non potrà accontentare tutti ma che sia in grado di offrire una visione e delle soluzioni". E al Pd cosa suggerisce per arrivare preparato al 2027? "Aprirsi alla società, come vado dicendo da tempo. E aprire ai riformisti perché a me sta a cuore una proposta alternativa per guidare questo Paese" conclude Prodi.

Renzi: "Non dirò per cosa ho votato, ora mi concentro sulla politica"

"Io ora darò una mano per riportare il centrosinistra alla vittoria. In questi tempi di caos trumpiano serve un'Europa credibile e un'Italia protagonista. E su questi temi il centrosinistra è più autorevole di questo esecutivo". Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, l'ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi. "Quanto al voto - aggiunge -: ho già dichiarato in Aula due volte che per me la separazione delle carriere è una buona idea, questa legge non lo è. Per questo non ho dichiarato e non dichiarerò il mio voto. Ma dico che è iniziata una stagione nuova molto interessante. Per questo c'è bisogno di impegnarsi tutti e io ho iniziato a rinunciare ad alcuni incarichi professionali per concentrarmi solo sulla politica. E mi sono dimesso anche da alcuni incarichi internazionali. La priorità ora è costruire l'alternativa". Alla fine della battaglia referendaria sono arrivate le dimissioni del sottosegretario Delmastro e della capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi. "In ritardo, entrambe - prosegue Renzi -. Bene che se ne siano andati, ma il problema riguarda la Meloni, non i suoi collaboratori". Cioè lei sostiene che dovrebbe dimettersi anche la presidente del Consiglio? "La sconfitta - afferma ancora - non è semplicemente su un referendum: è sulla scelta del governo di cambiare la Costituzione senza permettere ai parlamentari di fare nemmeno un emendamento. Capisco che per i non addetti ai lavori questa sia una questione tecnica, ma qui sta la sostanza della divisione dei poteri tra legislativo ed esecutivo. Meloni è responsabile di questo patatrac: i partiti sostenitori del referendum avevano il 55/60% e dopo l'ingresso della premier in campo siamo passati al 46%. Ma per dimettersi da Palazzo Chigi occorre coraggio: i leader si assumono le responsabilità e si dimettono, gli influencer trovano un capro espiatorio e fanno dimettere i sottosegretari. Se gli italiani non vogliono più Meloni non è per i paragoni con dieci anni fa, ma per i risultati negativi di questo governo". 

Gratteri: "Contro di me campagna feroce e brutale"

"È stata una campagna referendaria feroce e brutale, e sono stato spesso esposto alla gogna mediatica". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. "Ho spalle larghe - aggiunge - e penso che oggi sia giusto guardare avanti: il passato è passato, e ora serve riportare il confronto su toni più seri e costruttivi, nell'interesse delle istituzioni e dei cittadini, che più di tutti, chiedono una giustizia effettivamente efficiente". "Questa riforma - prosegue Gratteri - era un atto di arroganza concepita per punire i magistrati ma i cittadini hanno percepito che toccava principi di fondo e non solo aspetti procedurali: per questo hanno scelto di difendere la Costituzione. Il fatto che abbia votato il 60% degli elettori dimostra che non si è trattato di una consultazione tecnica, ma di una scelta sentita come fondamentale per l'equilibrio del Paese. Molti cittadini hanno percepito che la riforma toccava principi di fondo". Quali sono le ragioni su cui si fonda la vittoria del No? "Soprattutto con la volontà di difendere la Costituzione - prosegue Gratteri -, considerata un punto di riferimento stabile e condiviso. A questo si è aggiunta una diffusa percezione di equivocità del testo. Adesso - afferma ancora il procuratore di Napoli - devono prevalere il dialogo e il confronto e credo sia necessario riportare la discussione su un piano istituzionale, fatto di rispetto reciproco e attenzione ai contenuti, nell'interesse del Paese e dell'equilibrio tra i poteri". 

Renzi: "Meloni non è credibile, non riesce a farsi ascoltare da Santanchè"

"Meloni sì è svegliata all'improvviso e ora chiede le dimissioni di molti Fratelli d'Italia. Ma come può essere credibile una premier che vorrebbe parlare al mondo se non riesce a farsi ascoltare nemmeno da Santanchè o da La Russa? Quando si perde un referendum costituzionale in questo modo, la botta si sente. E giorno dopo giorno la ferita cresce. Non finisce qui, credetemi". Lo scrive sui social il presidente di Iv, Matteo Renzi. 

Meloni: "Santanchè faccia la stessa scelta di Delmastro e Bartolozzi"

La presidente del Consiglio, in una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha espresso "apprezzamento per la scelta del sottosegretario alla Giustizia e del capo di gabinetto di rimettere gli incarichi finora ricoperti". La premier "auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo"

Meloni: 'Santanchè faccia la stessa scelta di Delmastro e Bartolozzi'

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Governo Meloni, lasciano Delmastro e Bartolozzi

Passo indietro del sottosegretario alla Giustizia, da giorni nella bufera per la vicenda della società in cui figurava con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese. Dopo un colloquio con Nordio si dimette anche il capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, che era stata criticata per alcune frasi sulla magistratura. La premier "auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè".

Meloni auspica dimissioni Santanchè. Lasciano Delmastro e Bartolozzi

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Delmastro si dimette: "Ma non ho fatto nulla di scorretto"

All'indomani del referendum, il sottosegretario si è dimesso con una nota, dopo aver incontrato il ministro Nordio. Ha consegnato le sue dimissioni anche la capo di gabinetto del ministero Bartolozzi

Giustizia, Delmastro si dimette: 'Ma non ho fatto nulla di scorretto'

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