Introduzione
Dopo le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro e del capo di gabinetto Bartolozzi, la premier Meloni in una nota ha chiesto le dimissioni anche della titolare del Turismo. Ma cosa succederebbe se davvero Santanché rinunciasse al suo incarico? Il suo ruolo verrebbe ricoperto da qualcuno ad interim? O verrebbe nominato un nuovo ministro? Intanto le opposizioni hanno presentato al Senato e alla Camera una mozione di sfiducia (TUTTE LE NEWS SUL CASO LIVE).
Quello che devi sapere
La posizione di Santanchè
Prima di tutto, queste sono ore cruciali per capire cosa succederà. La ministra stamattina è arrivata in ufficio, senza rilasciare dichiarazioni. In agenda ha appuntamenti fino al pomeriggio. Dai retroscena sui giornali, comunque, trapela che Santanchè non avrebbe intenzione di dimettersi: “Non ci penso nemmeno. Sono pronta a presentarmi al prossimo Consiglio dei ministri”, avrebbe detto. Del resto, a processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia e indagata per un'ipotesi di bancarotta e presunta truffa all'Inps, finora Santanchè ha sempre resistito alle pressioni, salvo promettere - a inizio 2025 - che in caso di richiesta esplicita proprio di Giorgia Meloni si sarebbe dimessa.
Per approfondire:
Daniela Santanchè, chi è la ministra del Turismo a rischio dimissioni
La fine dell'incarico per un ministro
Va chiarito che un ministro può lasciare il suo incarico per diversi motivi, ma che, in ogni caso, il presidente del Consiglio non può mai revocare un ministro. Le dimissioni possono essere volontarie, oppure ci può essere il caso della sfiducia votata da almeno un ramo del Parlamento.
Il primo passaggio: le dimissioni
Ad ogni modo, se la ministra decidesse di dimettersi, inizierebbe un iter istituzionale. Prima di tutto dovrebbero arrivare le dimissioni formali - nel caso di Sangiuliano, ad esempio, erano state presentate con una lettera diretta alla premier -. Poi, Meloni dovrebbe accettarle. E da qui in avanti si possono aprire diversi scenari.
Gli scenari post dimissioni
Come specificano anche diversi siti del settore giuridico, un ministro può venire sostituito con la procedura ad interim, cioè attribuendo la direzione del ministero rimasto scoperto ad un altro ministro che fa parte del governo, o allo stesso Presidente del Consiglio. Ma la copertura del ministero vacante può dar luogo anche a un rimpasto, quando viene effettuata una redistribuzione degli incarichi ministeriali tra i ministri già in carica. Oppure ancora, si procede alla nomina di un nuovo ministro.
Cosa era successo dopo le dimissioni di Sangiuliano?
Nel settembre 2024, per sostituire l’ex ministro della Cultura Sangiuliano, Meloni aveva scelto di nominare un nuovo titolare del dicastero, Alessandro Giuli. In quel caso, la premier si era recata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il capo dello Stato aveva firmato il decreto con il quale, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, venivano accettate le dimissioni. Contestualmente, nello stesso decreto, c’era stata la nomina del nuovo ministro.
La richiesta di Meloni e l’opzione della sfiducia
Ieri, 24 marzo, la premier Meloni, in una nota, aveva espresso "apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”. E aveva apertamente auspicato che, “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè". Ma, come detto, la ministra per il momento non arretra. E, se le sue dimissioni non dovessero arrivare a breve, e non dovessero essere spontanee, si potrebbe aprire anche un altro scenario, quello della sfiducia. Il caso Santanchè passerebbe quindi da un voto in Parlamento, con una sfiducia individuale. Potrebbe passare con l'astensione dei gruppi della maggioranza di governo, oppure addirittura con un voto favorevole dei gruppi stessi.
Opposizioni presentano al Senato e alla Camera mozione sfiducia
Intanto le opposizioni hanno presentato al Senato e alla Camera una mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo, Daniela Santanché. E a inizio seduta a Palazzo Madama, oggi, hanno chiesto di poter discutere al più presto proprio la mozione di sfiducia.
In aula è intervenuto per primo il capogruppo del M5s, Luca Pirondini chiedendo che la premier si assuma la responsabilità per "mettere fine a questo balletto indecente". Per il Pd, il senatore Antonio Nicita ha puntato il dito sul "documento inedito" con cui ieri la presidente del Consiglio ha sollecitato le dimissioni di Santanché, chiedendo quindi di sapere: "Che cosa è cambiato oggi rispetto al luglio 2023, al luglio 2024 e al febbraio 2025 quando sono state respinte dal Parlamento le dimissioni di Santanchè? Per capire sè un chiarimento o semplicemente se come diceva Churchill 'quando sei in grande difficoltà prendi un gatto morto e buttalo sul tavolo".
Per approfondire:
Dimissioni nel governo Meloni: da Schlein a Conte, tutte le reazioni politiche
Il caso Mancuso
Va ricordato, però, che, fino ad ora, solo un ministro è stato effettivamente sfiduciato: si tratta di Filippo Mancuso, ministro della Giustizia durante il governo Dini, nel 1995. Nel pieno dell'inchiesta di Mani Pulite, il guardasigilli inviò un'ispezione al Tribunale di Milano.
Per approfondire:
Da Almasri ai Caroccia, i casi che hanno travolto il ministero della Giustizia