Un proiettile lanciato dagli Houthi dello Yemen ha ferito due persone nel sud dell’Arabia Saudita. Lo ha riferito la Difesa civile dell'Arabia Saudita. Gli Houthi avanzano lungo il Mar Rosso e aprono di fatto un secondo fronte nella guerra con l'Iran. Il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano a Roma, previsto per la settimana prossima, è stato rinviato a ottobre. Pezeshkian: "Non siamo in guerra con l'Arabia Saudita"
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Un proiettile sparato dagli Houthi nello Yemen ha ferito due persone nel sud dell'Arabia Saudita. Lo rende noto la Difesa civile saudita. "Un incidente causato da un proiettile lanciato dalla milizia terroristica Houthi ha fatto due feriti e provocato danni a una moschea, edifici e veicoli", ha precisato la Difesa civile nella regione di Jizan, governatorato di Al Tuwal.
Gli Houthi avanzano lungo il Mar Rosso e aprono di fatto un secondo fronte nella guerra con l'Iran, ampliando il conflitto e aumentando ulteriormente la pressione sui mercati energetici e finanziari globali, con il petrolio che resta oltre i 100 dollari. Il movimento filo-iraniano ha inoltre smentito di avere contattato gli Stati Uniti per chiedere di non essere attaccato, come invece sostenuto dal presidente Donald Trump. Le forze governative yemenite, sostenute da Riad, hanno tentato il contrattacco a Mocha, attaccando i combattenti Houthi nella città portuale sul Mar Rosso. Nel Golfo, intanto, milizie filo-iraniane in Iraq hanno colpito l’oleodotto Est-Ovest, infrastruttura chiave per Riad con una capacità di 7 milioni di barili al giorno.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha preso le distanze, a nome del suo governo, dal confronto tra l'Arabia Saudita e gli Houthi: "Non siamo in guerra con l'Arabia Saudita. Gli Houthi hanno le loro questioni". I Paesi BRICS hanno espresso "preoccupazione per la situazione. Esortiamo al massimo contenimento in Medio Oriente". Xi Jinping: "Cina pronta a lavorare con Brics per mediare pace".
È stato invece rinviato a ottobre il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, inizialmente previsto per la prossima settimana a Roma. Lo ha riferito un funzionario statunitense. Gli ambasciatori libanese e israeliano si incontreranno comunque la prossima settimana al Dipartimento di Stato, a Washington.
Gli approfondimenti:
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Araghchi sente omologo iracheno: "Approcci responsabili e evitare escalation"
Colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein. Sul tavolo delle questioni bilaterali e gli sviluppi regionali. Araghchi e Hussein, riferisce 'Al Jazeera', hanno sottolineato la necessità di adottare approcci responsabili di fronte agli sviluppi regionali e l’importanza di evitare "l’escalation delle tensioni e l’espansione dei conflitti nella regione". I due ministri hanno "sottolineato la situazione di stabilità e sicurezza lungo i confini comuni dei due Paesi e la necessità di proseguire il coordinamento", si legge in una nota diffusa da Araghchi. La telefonata arriva dopo che l’Iraq ha temporaneamente chiuso tre dei suoi valichi di frontiera con l’Iran, in seguito al ritrovamento di siti di lancio di droni in territorio iracheno, scoperti dopo gli attacchi contro l’oleodotto petrolifero East-West dell’Arabia Saudita.
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Hormuz 6 mesi dopo: la situazione nello Stretto conteso. Dati e mappe
Il transito di materie prime attraverso quel tratto di mare continua ad essere quasi nullo rispetto a prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. E le conseguenze sul prezzo del petrolio, dei GNL e dei carburanti non diminuiscono.
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Vai al contenutoCisgiordania, 12 Paesi impongono sanzioni a colonie israeliane
Il ministro degli Esteri britannico Miliband ha accusato il governo di "chiudere gli occhi" davanti alla "pulizia etnica" in corso nei territori palestinesi occupati. Altri 11 Paesi in una dichiarazione congiunta hanno annunciato che intendono applicare sanzioni agli scambi commerciali con quei territori. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar: "Affermazioni scandalose e false, tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale". Chiuso il consolato britannico a Gerusalemme Est
Cisgiordania, 12 Paesi impongono sanzioni a colonie israeliane
Vai al contenutoQuanto è concreta l’ipotesi di un attacco iraniano all’Europa?
La notizia riportata dal Financial Times e ricevuta da fonti interne al regime, secondo cui gli iraniani starebbero considerando la possibilità di attaccare basi Usa in Europa e reti di cavi sottomarini da cui dipende gran parte del traffico mondiale di dati, apre scenari inediti. Ma quanto è reale, praticabile (e conveniente per Teheran) questa minaccia?
Quanto è concreta l’ipotesi di un attacco iraniano all’Europa?
Vai al contenutoGuerra in Iran? Per la metà degli americani porterà solo instabilità
In un momento di grande incertezze sul conflitto in Medio Oriente, crescono le preoccupazioni sulle conseguenze. La metà degli americani pensa che l'intervento Usa renderà l'area ancora più instabile e il 58% si aspetta un peggioramento dei prezzi della benzina, ma ciò che rende la posizione del presidente particolarmente critica è l'insofferenza che cresce tra i suoi e più in generale un cambiamento in negativo nella percezione di come i Repubblicani gestiscano il dossier guerre e terrorismo.
Guerra in Iran? Per la metà degli americani porterà solo instabilità
Vai al contenutoIran, ambasciata Usa negli Emirati emette allerta
L'ambasciata statunitense ad Abu Dhabi ha rilasciato una dichiarazione in cui esorta i propri cittadini a prestare attenzione durante le festività ebraiche e israeliane nei luoghi frequentati dalle comunità ebraiche e israeliane negli Emirati Arabi Uniti, precisando che l'avvertimento include anche i luoghi di culto. "Si raccomanda la massima cautela nelle aree associate a luoghi di culto ebraici e comunita' israeliane. Si raccomanda di rimanere vigili, di mantenere un'elevata consapevolezza della situazione e di adottare buone misure di sicurezza personale", ha scritto l'ambasciata.
Arabia Saudita, Houthi attaccano il sud: due feriti
Un proiettile sparato dagli Houthi nello Yemen ha ferito due persone nel sud dell'Arabia Saudita. Lo rende noto la Difesa civile saudita. "Un incidente causato da un proiettile lanciato dalla milizia terroristica Houthi ha fatto due feriti e provocato danni a una moschea, edifici e veicoli", ha precisato la Difesa civile nella regione di Jizan, governatorato di Al Tuwal.
Yemen, Miliband parla con Al Saud e condanna attacchi Houthi
Il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha dichiarato di aver discusso con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, "dell'escalation degli Houthi in Yemen e degli attacchi al Regno". Il ministro britannico ha aggiunto, in un tweet sulla piattaforma X, che il suo Paese è fermamente al fianco dell'Arabia Saudita e del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale di fronte a questi attacchi.
Riad: "Due feriti da un missile Houthi lanciato contro la zona di A-Tawal"
La protezione civile saudita ha reso noto in serata che due persone sono rimaste ferite da un missile Houthi lanciato contro la zona di A-Tawal. Lo riporta Ynet. Riad ha inoltre affermato che una moschea, diversi edifici e veicoli sono stati danneggiati.
Iran, media: due esplosioni al largo isola di Qeshm
I media statali iraniani riferiscono di aver udito delle esplosioni al largo della costa di un'isola situata nello Stretto di Hormuz. "Pochi minuti fa, sull'isola di Qeshm si sono udite due esplosioni provenienti dal mare", riferisce l'agenzia di stampa ufficiale IRNA. Nelle ultime settimane, l'Iran ha preso di mira petroliere che transitano attraverso la strategica via navigabile, nonchè basi statunitensi nei paesi del Golfo, in rappresaglia per gli attacchi condotti dall'esercito americano contro obiettivi iraniani.
Iran, gemelle di 19 anni torturate e condannate: una sarà impiccata
Le giovani Taraneh e Romina Rahimi, arrestate dopo aver partecipato a una manifestazione a Isfahan a gennaio, furono prelevate di notte da uomini mascherati. Quando la madre le ha riviste in carcere, presentavano lividi, fratture e segni di isolamento prolungato. Taraneh denuncia confessioni estorte sotto tortura. Il tribunale ha condannato la prima a morte e Romina a 25 anni: i familiari temono un'esecuzione rapida e hanno reso pubblica la vicenda.
Iran, gemelle di 19 anni torturate e condannate: una sarà impiccata
Vai al contenutoIran: "Comunicate a Usa le sette condizioni per riaprire Hormuz"
L'Iran, tramite intermediari, ha comunicato alla parte americana sette condizioni, dal cui adempimento dipende dall'apertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l' agenzia di stampa Tasnim, citando una fonte. "L'Iran, tramite intermediari, ha comunicato alla parte americana sette condizioni per l'apertura dello Stretto di Hormuz, e finché queste sette condizioni, approvate dalle piu' alte autorita' della Repubblica Islamica dell'Iran, non saranno soddisfatte, lo Stretto di Hormuz rimarra' chiuso. Pertanto, l'accordo tra Iran e Oman non implica l'apertura dello Stretto di Hormuz", ha precisato la fonte dell'agenzia. Secondo la fonte, l'apertura dello stretto dipende interamente dalle azioni di Washington.
Iran, media: "Udite due esplosioni a largo isola di Qeshm nello Stretto di Hormuz"
Due esplosioni sono state udite su un’isola nel sud dell’Iran, situata nello strategico Stretto di Hormuz. "Pochi minuti fa, sull’isola di Qeshm, sono state udite due esplosioni provenienti dal mare", ha riferito l’agenzia ufficiale iraniana Irna. Nelle ultime due settimane, l’Iran ha preso di mira petroliere in transito attraverso lo stretto, oltre a basi statunitensi nei Paesi del Golfo, in risposta agli attacchi condotti dall’esercito Usa contro obiettivi iraniani.
Yemen, allarme saudita nella città di Abha
La Protezione Civile saudita ha diramato un allarme nel governatorato di Khamis Mushait e nella citta' di Abha, nel sud-ovest del Regno, per segnalare una minaccia alla sicurezza.
Perché in Yemen rischiamo una nuova fase del conflitto
Non solo ostilità incrociate tra Yemen e Arabia Saudita: il Paese rischia di diventare un campo di battaglia per procura. La prospettiva di una saldatura con la guerra in Iran si delinea tra gli scenari e non sarebbe una buona notizia per nessuna delle parti in causa.
Perché in Yemen rischiamo una nuova fase del conflitto
Vai al contenutoHormuz 6 mesi dopo: la situazione nello Stretto conteso. Dati e mappe
Il transito di materie prime attraverso quel tratto di mare continua ad essere quasi nullo rispetto a prima dell’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. E le conseguenze sul prezzo del petrolio, dei GNL e dei carburanti non diminuiscono.
Hormuz 6 mesi dopo: la situazione nello Stretto conteso. Dati e mappe
Vai al contenutoYemen, Houthi: "Liberati oltre 200 miliziani, erano nelle carceri controllate dalle forze filogovernative"
Gli Houthi dello Yemen hanno liberato più di 200 loro membri detenuti dalle forze filogovernative sostenute dall’Arabia Saudita nelle aree conquistate negli ultimi giorni. Il funzionario Houthi Abdelkader al-Murtada ha affermato che si trattava di prigionieri di guerra, alcuni dei quali erano rimasti in carcere anche otto anni. "Abbiamo liberato 210 dei nostri che erano nelle carceri del nemico saudita sulla costa occidentale", ha sottolineato Murtada durante una conferenza nella capitale Sanaa. A bordo dei grandi autobus che li stavano portando nella capitale, i detenuti liberati hanno celebrato la ritrovata libertà scandendo "Morte all’America, morte a Israele", prima di essere accolti dai loro sostenitori. A maggio, l’Onu aveva annunciato un accordo tra il governo riconosciuto a livello internazionale e gli Houthi per lo scambio di oltre 1.600 prigionieri tra le due parti, ma l’accordo non è mai stato attuato. Uno scambio di prigionieri andato a buon fine era stato effettuato nell’aprile 2023, quando erano stati liberati circa 900 detenuti, il più grande scambio dal precedente accordo che aveva coinvolto 1.000 prigionieri nell’ottobre 2020. La guerra in Yemen, in gran parte rimasta congelata dal 2022, è tornata a infiammarsi a luglio.
Iran: "Accordo con Oman non prevede immediata riapertura Hormuz"
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo omanita, Badr Albusaidi, hanno avuto un colloquio telefonico per discutere degli ultimi sviluppi nella regione. Secondo una dichiarazione diffusa sul canale Telegram di Araghchi, i due massimi diplomatici hanno discusso "degli ultimi sviluppi regionali e delle questioni di interesse comune". Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle discussioni. La telefonata giunge mentre l'Oman si prepara ad ospitare lunedi' l'Iran e gli Stati del Golfo per colloqui sullo Stretto di Hormuz, a seguito di settimane di negoziati tra Teheran e Mascate per il ripristino della navigazione sicura attraverso questa via d'acqua strategica.
Yemen, forze governative tentano contrattacco a Mocha
Le forze governative dello Yemen, sostenute da Riad, hanno riferito di aver attaccato combattenti Houthi nella strategica citta' portuale di Mocha sul Mar Rosso. Dopo un'offensiva durata una settimana, gli Houthi hanno conquistato ieri la costa yemenita del Mar Rosso, consolidando il loro controllo sullo stretto di Bab el-Mandeb. "Le forze armate hanno distrutto veicoli, armi e ucciso membri della milizia terroristica houthi sostenuta dal regime iraniano" vicino al porto di Mocha, ha riferito sabato l'agenzia di stampa governativa Saba. Il portavoce delle forze governative yemenite, Majed Abdulah al Nazili, ha precisato di avere anche attaccato veicoli e combattenti houthi sulla strada Mocha-Dhubab, appena fuori citta', secondo Saba. Al Nazili ha riferito che le forze governative hanno iniziato a bombardare aree a Mocha. Il controllo della citta' da parte degli Houthi ha portato molti residenti a fuggire ad Aden, dove ha sede il governo riconosciuto a livello internazionale. Venerdi', i media Houthi hanno riferito che due attacchi sauditi hanno colpito l'aeroporto di Mocha, mentre un funzionario locale ha affermato che il porto marittimo della citta' e' stato colpito da sei missili di origine sconosciuta. Secondo il canale digitale americano Axios, Bin Salman ha chiamato due volte Trump giovedi' per chiedere agli Stati Uniti di attaccare gli Houthi, ma l'idea e' stata respinta da Washington. Trump ha affermato sabato che i ribelli Houthi hanno chiesto a Washington di non intervenire nel conflitto yemenita.
Libano, attacchi nel sud del Paese
Il Libano ha segnalato attacchi nel villaggio di Tabnit e nelle zone di Al-Dabsha e Ali al-Taher, nella parte meridionale del Paese.
Iran: "Accordo con Oman non prevede immediata riapertura Hormuz"
Un funzionario iraniano ha dichiarato all'agenzia di stampa Tasnim che gli accordi tra Iran e Oman non prevedono un'apertura immediata dello Stretto di Hormuz, ma pongono le basi per una sua possibile apertura in futuro. Secondo il funzionario, l'accordo rappresenterà un passo avanti verso la realizzazione della sovranità iraniana sullo stretto e la sua riapertura dipenderà interamente dal rispetto da parte degli Stati Uniti delle condizioni poste da Teheran.
Iran, Teheran in vista riunione lunedì in Oman: "Sicurezza regionale sia garantita dai paesi dell'area"
Iran e Oman informeranno i Paesi della regione sui risultati delle loro consultazioni riguardo al passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, durante un incontro previsto per lunedì. Ad affermarlo è il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei in un'intervista ad 'Al Jazeera'. All’incontro, ha confermato, dovrebbero partecipare i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo, oltre a quelli di Iran e Iraq. "Tra i punti all’ordine del giorno ci sarà l’informazione alle delegazioni sui risultati delle consultazioni tra Iran e Oman riguardo al passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz", ha spiegato. Baghaei ha sottolineato che Iran e Oman hanno svolto queste consultazioni in quanto "i due Paesi costieri dello Stretto di Hormuz" e che condivideranno i risultati con gli altri Paesi della regione. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran ritiene che la sicurezza regionale debba essere garantita dai Paesi della regione "senza l’intervento di stranieri, delle potenze esterne": "Riteniamo che, in quanto Paesi vicini, dobbiamo dialogare tra noi e costruire la fiducia, così da creare una sicurezza regionale basata sulla volontà e sugli interessi comuni di tutti i Paesi della regione", ha aggiunto.
Iran, Teheran: "Aggressione militare Usa continua e noi ci difendiamo"
L'aggressione militare degli Stati Uniti contro L'Iran continua. Ad affermarlo in un'intervista ad 'Al Jazeera', è il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baghaei. "Ci stiamo difendendo. Stiamo difendendo l’Iran dall’aggressione militare degli Stati Uniti, che, tra l’altro, continua ancora oggi", ha affermato. Baghaei ha affermato che l’Iran ha il diritto di difendersi ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. "Finché la loro aggressione militare continuerà, non avremo altra scelta se non quella di difendere la nostra integrità territoriale e la nostra sovranità nazionale", ha spiegato aggiungendo che Teheran rimane disposta a ricorrere a "ogni mezzo possibile, compresa la diplomazia", per proteggere la propria sicurezza nazionale e i propri interessi.
Iran, scontri in provincia Sistan e Baluchistan: 8 morti tra cui 3 membri forze sicurezza
Tre membri delle forze di sicurezza iraniane e cinque uomini armati definiti "terroristi" sono stati uccisi oggi durante scontri nella provincia del Sistan e Baluchistan, nel sud-est dell’Iran. "Nel corso di un’operazione congiunta dei Guardiani della Rivoluzione, della Direzione generale dell’intelligence e della polizia, quattro terroristi sono stati uccisi", ha riferito la televisione di Stato, citando un comunicato dei Pasdaran. Il bilancio è stato successivamente portato a cinque "terroristi" da un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione. Il comunicato iniziale, che non specifica l’affiliazione del gruppo, indica che quest’ultimo "stava pianificando un’operazione terroristica" nella città di Saravan, situata a oltre 1.300 chilometri da Teheran. Le forze iraniane hanno sequestrato "armi, munizioni ed esplosivi". "Nel corso di questa operazione, che è proseguita fino alle prime ore del mattino, tre membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi", si sottolinea nel comunicato. L’incidente è avvenuto nella provincia del Sistan-Baluchistan, una delle regioni più povere dell’Iran, al confine con Pakistan e Afghanistan, dove si verificano regolarmente scontri tra le forze di sicurezza e gruppi armati, jihadisti o trafficanti. Martedì, un comandante dei Basij, la forza paramilitare affiliata alle Guardie della Rivoluzione, era stato ucciso durante un attacco nella stessa provincia. La regione ospita un’importante popolazione appartenente alla minoranza etnica baluci, che pratica l’islam sunnita, distinto dall’islam sciita predominante nella Repubblica islamica.
Pezeshkian: "Non siamo in guerra con l'Arabia Saudita"
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha preso le distanze, a nome del suo governo, dal confronto tra l'Arabia Saudita e gli Houthi, sostenuti dall'Iran. "Non siamo in guerra con l'Arabia Saudita. Gli Houthi hanno le loro questioni", ha dichiarato Pezeshkian a India Today TV, a margine del vertice Brics a Nuova Delhi, ripreso dai media internazionali. "Ho ripetutamente affermato che tutti i paesi della regione dovrebbero sedersi allo stesso tavolo per instaurare pace e sicurezza nell'area", ha aggiunto. "Non vi è alcuna logica o motivo per cui dovremmo essere in guerra o in conflitto gli uni con gli altri". Le sue dichiarazioni giungono in un momento di crescente tensione tra Iran e Arabia Saudita, a seguito degli attacchi Houthi contro il territorio saudita e di un distinto attacco con droni all'oleodotto Est-Ovest del Regno.
Gli Houthi smentiscono di aver chiesto a Trump di non intervenire
Gli Houthi hanno smentito l'affermazione di Donald Trump, secondo cui il gruppo avrebbe chiesto a Washington di non intervenire nel conflitto in corso nello Yemen. In un post su X ripresa dalla tv iraniana PressTV, Hazem al-Assad, membro dell'ufficio politico di Ansarullah (Partigiani di Dio), l'organizzazione armata dei ribelli, ha definito l'affermazione "infondata e falsa", sottolineando che nessun funzionario del governo di Sana'a ha contattato la Casa Bianca. "Come al solito, con la sua abitudine di parlare a vanvera e raccontare bugie ridicole, il criminale Trump tesse narrazioni prive di fondamento. Ma la realtà lo descrive bene con il vecchio proverbio: 'La mano che non puoi spezzare, baciala e prega affinché si spezzi'", ha scritto Assad su X.
Iran, Centcom su blocco navale Usa nello Stretto di Hormuz: 100 navi deviate in ultimi 60 giorni
Negli ultimi 60 giorni, ossia da quando Washington ha ripristinato il blocco navale contro l'Iran, le forze armate Usa hanno deviato 100 navi commerciali. E' quanto sottolinea in un post su 'X' il Comando centrale delle forze armate Usa "Zero navi hanno attraversato il blocco senza l’autorizzazione delle forze statunitensi. I militari americani restano totalmente concentrati su questa missione".
Yemen, Houthi: "In ultimi 2 giorni 73 navi sono transitate nello Stretto di Bab al-Mandeb, flusso regolare"
Attraverso lo Stretto di Bab al-Mandeb, che collega il mar Rosso con l'oceano indiano, sono transitate 73 navi il 10 e l'11 settembre: 36 giovedì e 37 venerdì. E' quanto afferma una fonte del ministero dei Trasporti degli Houthi alla televisione yemenita Al-Masirah. La fonte ha affermato che il divieto imposto dallo Yemen alle navi saudite non ha influito sul regolare flusso del traffico marittimo internazionale attraverso lo stretto, sottolineando che il volume dei transiti nelle 48 ore ha rappresentato il 98,6% della media dei transiti registrati prima dell’introduzione del divieto. Secondo la fonte, questi dati smentiscono le affermazioni secondo cui la navigazione internazionale attraverso Bab al-Mandeb sarebbe a rischio dopo che gli Houthi hanno preso il controllo della costa yemenita sul Mar Rosso.
Brics, Pezeshkian incontra l'indiano Murmu
Il Presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha incontrato il suo omologo indiano a Nuova Delhi, dove ha esortato i due Paesi a sfruttare il loro potenziale per espandere le relazioni economiche. Pezeshkian ha dichiarato a Droupadi Murmu che l'Iran "ha assistito alle azioni criminali di America e Israele" negli ultimi mesi, ma ha aggiunto che il popolo iraniano "ha resistito con tutte le sue forze e si e' opposto alle loro prepotenze". L'Iran non e' stato "l'aggressore, ma piuttosto ci siamo opposti all'aggressione del nemico", ha aggiunto. Durante la discussione, Murmu ha ribadito l'impegno dell'India a perseguire una "pace duratura attraverso il dialogo e la diplomazia", secondo quanto riportato in una dichiarazione sull'account Instagram del Presidente. I due leader hanno inoltre parlato dei "legami di amicizia di lunga data tra Iran e India, compresi i nostri forti legami culturali e tra i popoli".
Da 7/10/23 oltre 73mila palestinesi uccisi a Gaza
Il ministero della Salute di Gaza afferma che 10 palestinesi sono stati uccisi e 56 feriti negli attacchi israeliani nelle ultime 48 ore. Il ministero ha aggiunto che numerose vittime rimangono sepolte sotto le macerie e nelle strade, e che i soccorritori e le squadre della protezione civile non riescono a raggiungerle. Secondo il ministero, 1.369 palestinesi sono stati uccisi e 4.627 feriti dall'entrata in vigore del cessate il fuoco dell'11 ottobre. Dall'inizio della guerra di Israele contro Gaza, il 7 ottobre 2023, almeno 73.783 palestinesi sono stati uccisi e 174.738 feriti.
Yemen, Houthi: "Regolare flusso navi nel mar Rosso"
Una fonte del Ministero dei Trasporti Houthi ha riferito all'emittente televisiva yemenita Al-Masirah che 73 navi hanno attraversato lo stretto di Bab al-Mandeb il 10 e l'11 settembre: 36 il primo giorno e 37 il secondo. La fonte ha affermato che il divieto imposto dallo Yemen alle navi saudite non ha influito sul regolare flusso del traffico marittimo internazionale attraverso lo stretto, rilevando che il volume registrato nelle 48 ore precedenti rappresentava il 98,6% del volume medio di transito prima dell'imposizione del divieto. La fonte ha affermato che questi dati smentiscono le affermazioni secondo cui la navigazione internazionale attraverso Bab al-Mandeb sarebbe a rischio dopo la presa del controllo della costa yemenita del Mar Rosso da parte degli Houthi.
Video shock, soldato israeliano spara a palestinese disarmato e lo ferisce alla gamba
Un soldato israeliano ha ferito a colpi d'arma da fuoco un palestinese disarmato a Faqqua, in Cisgiordania. L'episodio, documentato da un video shock di Reuters rilanciato dal Guardian, è avvenuto durante gli scontri scoppiati tra coloni israeliani e residenti locali. Secondo testimoni oculari, un gruppo di coloni era entrato nell'area con il proprio bestiame, spingendo i residenti a tentare di fermarli. Le forze israeliane sono quindi intervenute e, stando a quanto riferito dalle persone presenti, hanno aperto il fuoco contro i residenti. Uno dei militari ha sparato a Qassem Hussam, un palestinese di circa 35 anni, ferendolo a una gamba. Contattata dal Guardian, l'Idf ha confermato di aver ricevuto una segnalazione dell'incidente e che la persona che ha aperto il fuoco era un suo soldato, aggiungendo che la vicenda è al vaglio dei comandanti e che gli esiti dell'indagine interna saranno trasmessi alle autorità competenti per ulteriori accertamenti. Hussam è stato ricoverato in ospedale in condizioni da lievi a moderate, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa Palestinese. L'episodio è l'ultimo a sollevare interrogativi sulla capacità o sulla volontà del governo israeliano di arginare i coloni violenti nella Cisgiordania occupata, dove gli attacchi continuano ad aumentare.
In migliaia protestano in Irlanda contro Trump, tra Palestina e guerra all'Iran
Oltre 10.000 persone hanno sfilato per le strade di Dublino per manifestare contro il presidente statunitense Donald Trump, in visita in Irlanda. La protesta ha avuto inizio nei pressi di O'Connell Street, nel centro della città, e il corteo ha impiegato 30 minuti per il transito completo, a conferma della massiccia partecipazione. Il percorso ha toccato il General Post Office, edificio simbolo delle manifestazioni a Dublino da molti anni. Malgrado Trump avesse lasciato la città proprio mentre la protesta iniziava, gli organizzatori hanno dichiarato di voler lanciare un messaggio di dissenso nei confronti suoi e delle sue politiche, tra il conflitto in Iran e la scarsa sensibilità alla causa palestinese. Il tema ricorrente di cartelli e slogan è stato il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto tra Israele e Gaza. L'Irlanda è tra i Paesi dell'Ue più favorevoli alla causa palestinese e molti dei partecipanti alla protesta speravano di lanciare un messaggio chiaro. Le proteste sono state programmate lungo tutte le tappe del viaggio del presidente Usa in Irlanda, incluse quelle nelle vicinanze del suo campo da golf di Doonbeg.
Yemen, da luglio almeno 76.000 sfollati nel Paese
Almeno 76.000 persone sono state sfollate in Yemen da luglio; il loro numero e' quadruplicato nell'ultima settimana a causa di una recrudescenza dei combattimenti, ha annunciato l'ONU. "L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) lancia l'allarme su una crisi di sfollamento che si sta aggravando rapidamente in Yemen e che evolve di ora in ora", ha dichiarato l'agenzia dell'ONU in un comunicato. "Almeno 76.000 persone sono fuggite dalle proprie abitazioni da luglio (...) ovvero quattro volte il totale della settimana scorsa, man mano che i combattimenti si intensificano", ha aggiunto.
Iraq, scoperte rampe di lancio per droni al confine con l'Iran
Le forze di sicurezza irachene hanno rinvenuto postazioni di lancio per droni vicino al confine con l'Iran, in seguito a un attacco contro un oleodotto saudita che, secondo Riad e Baghdad, è stato lanciato dall'Iraq. Un funzionario della sicurezza ha dichiarato che "le forze di sicurezza hanno trovato postazioni di lancio per droni vicino al confine tra Iraq e Iran, nella remota zona di al-Tib", nella provincia meridionale di Maysan. Una seconda fonte della sicurezza ha confermato la notizia.
Iran, Xi: "Cina pronta a lavorare con Brics per mediare pace"
La Cina si è offerta di mediare tra Iran e Stati Uniti. "La Cina è disposta a lavorare con i colleghi membri Brics per svolgere un ruolo nel raggiungimento della pace e della stabilita' in Medio Oriente e nella regione del Golfo", ha detto il presidente Xi Jinping all'agenzia ufficiale Xinhua, a margine della riunione dei Brics a Nuova Delhi. "La guerra ha causato gravi perdite alle popolazioni in tutta la regione e non serve gli interessi comuni della comunita' internazionale", ha sottolineato.
Iran, Wsj: "Foto satellitari cinesi usate in attacco a soldati Usa"
Alcuni enti cinesi hanno fornito all'Iran immagini satellitari di una base in Giordania, sia prima che dopo un attacco costato la vita a tre soldati americani nel mese di luglio; lo riferisce il Wall Street Journal, in un clima di tensione tra Washington e Pechino. Tre soldati sono rimasti uccisi il 17 luglio in seguito ad attacchi missilistici iraniani contro la base aerea Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono di stanza forze statunitensi. Funzionari americani, citati in forma anonima nell'articolo pubblicato dal Wall Street Journal, non hanno identificato le entita' cinesi coinvolte ne' hanno suggerito una responsabilita' diretta di Pechino. La questione e' stata discussa con funzionari cinesi, i quali hanno chiesto prove del trasferimento di tali immagini satellitari e non hanno ammesso il coinvolgimento di aziende cinesi nella loro fornitura a Teheran. L'argomento potrebbe tornare al centro del dibattito in occasione dell'incontro alla Casa Bianca tra il presidente americano Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, previsto per il 24 settembre. Trump ha messo in guardia le autorita' cinesi contro la vendita di armi all'Iran e, a maggio, Washington ha imposto sanzioni a tre aziende satellitari con sede in Cina per aver agevolato le operazioni militari iraniane.
Iraq, trovati lanciatori droni vicino al confine con l'Iran
Le forze di sicurezza irachene hanno rinvenuto postazioni di lancio per droni vicino al confine con l'Iran; lo hanno riferito alcune fonti della sicurezza, in seguito a un attacco contro un oleodotto saudita che, secondo Riad e Baghdad, e' stato lanciato dall'Iraq. Un funzionario della sicurezza ha dichiarato che "le forze di sicurezza hanno trovato postazioni di lancio per droni vicino al confine tra Iraq e Iran, nella remota regione di al-Tib", nella provincia meridionale di Missan. Una seconda fonte della sicurezza ha confermato la notizia.
Brics: approvata all'unanimità dichiarazione finale "contro ogni atto unilaterale di guerra"
I leader dei Paesi Brics riuniti a Nuova Delhi hanno approvato all'unanimità una lunga dichiarazione congiunta, un passo tutt'altro che scontato considerate le profonde divergenze che dividono alcuni dei Paesi, a partire da Iran ed Emirati arabi uniti. Nel suo discorso di apertura del vertice, il Premier indiano Narendra Modi ha spiegato che per il blocco degli 11 Paesi con il 40 per cento del pil globale, è arrivato il momento di tradurre unità e consenso in risultati concreti sulla scena internazionale globale. Secondo i media indiani, la dichiarazione congiunta chiede la riforma delle istituzioni internazionali, un "aggiornamento strutturale" del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, respinge "atti unilaterali di guerra", e chiede che sia garantita la sicurezza dei marittimi e delle rotte marittime commerciali nel quadro delle tensioni militari in corso in Medio Oriente. "Tenendo a mente la necessità di adattare l'architettura attuale delle relazioni internazionale per meglio riflettere le realtà contemporanee, ribadiamo il nostro impegno al rafforzamento del multilateralismo e del multipolarismo e al potenziamento del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite", si legge inoltre nel documento.
Yemen, Houthi: "Contatti con Usa? Parole Trump prive di fondamento"
"Come al solito, con le sue menzogne da clown, il criminale Trump se ne esce con affermazioni prive di fondamento". Lo ha dichiarato l'esponente Houthi Hizam al-Assad, citato da Al Jazeera, replicando al presidente americano Donald Trump, secondo il quale gli Houthi avrebbero contattato gli Stati Uniti per far sapere di non volere uno scontro con Washington. "Ma la realtà lo riassume con un vecchio proverbio: 'La mano che non puoi spezzare, baciala e prega che si spezzi'", ha aggiunto al-Assad.
Brics: "Seria preoccupazione per violenze a Gaza nonostante accordo tregua"
I Paesi Brics, in una dichiarazione congiunta pubblicata dal ministero degli Esteri indiano, hanno espresso "profonda preoccupazione per le continue violenze a Gaza, nonostante l'accordo di cessate il fuoco dell'ottobre 2025". "Chiediamo di porre fine a qualsiasi politica volta allo spostamento forzato dei palestinesi dalla Striscia di Gaza ed esprimiamo preoccupazione per disposizioni che possano pregiudicare i diritti inalienabili del popolo palestinese e legittimare o prolungare l'occupazione", si legge nella dichiarazione congiunta. I Paesi Brics chiedono inoltre "l'attuazione delle pertinenti risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite" e dicono di esortare "tutte le parti a garantire il mantenimento del cessate il fuoco e un accesso umanitario pieno e senza ostacoli nella Striscia di Gaza.
Ft: "Gli Usa rafforzano le modalità di protezione nello Stretto di Hormuz"
Gli Stati Uniti stanno rafforzando le modalità di protezione del traffico mercantile nello Stretto di Hormuz, imponendo alle petroliere di navigare esclusivamente in fasce orarie prestabilite per poter beneficiare della copertura di difesa aerea militare, in uno scenario che vede gli attacchi iraniani contro il transito mercantile sempre più verso le ore notturne. Secondo il Financial Times, Washington fornisce protezione aerea sin dal mese di maggio alle navi che percorrono la rotta meridionale lungo la costa dell'Oman. Tuttavia, all'inizio di settembre, il passaggio sicuro è stato circoscritto a due fasce orarie giornaliere specifiche, consentendo alle forze americane di concentrare la copertura sui momenti di effettivo transito delle navi scortate, anziché mantenere un livello di protezione costante e ininterrotto. L'adeguamento evidenzia come la prolungata tensione nell'area di Hormuz costringa Washington a gestire con maggiore oculatezza le limitate risorse difensive a disposizione. All'Iran non è necessario bloccare completamente lo stretto per imporre costi agli Stati Uniti e al settore marittimo globale: attacchi ripetuti possono infatti rendere necessarie le scorte, alterare i programmi di navigazione e accrescere i rischi legati al trasporto. Più la situazione si protrae, più la contesa si trasforma in una prova di resistenza, in cui le forze statunitensi cercano di preservare la libertà di navigazione senza permettere a Teheran di dettare i ritmi del traffico commerciale.
Bahrein: non andremo a riunione in Oman su Hormuz
Il Baherin non parteciperà alla riunione di lunedì in Oman tra i paesi rivieraschi del Golfo Persico per discutere dello stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri. Il regno, ha spiegato, non prenderà parte a riunioni con l'Iran finche' non saranno state ristabilite le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.
Yemen, Houthi: falso che abbiamo contattato gli Usa
Gli Houthi hanno smentito di avere contattato gli Stati uniti per chiedere di non essere attaccati, come invece sostenuto dal presidente Donald Trump. In una nota riportata dall'agenzia iraniana Tasnim, Hazam al-Asad, membro del movimento Ansarallah, ha definito "una menzogna l'affermazione del presidente terrorista e criminale degli Stati Uniti".
Scontro armato nel Belucistan, almeno 7 morti; 3 pasdaran
Almeno sette persone, tra cui tre membri dei pasdaran, sono rimaste uccise sabato durante scontri armati nella città di Saravan - nell'ambito di un'operazione contro una "cellula terroristica" - segnando l'ultimo episodio di violenza nella turbolenta provincia del Sistan-Baluchistan, dove gli scontri si sono intensificati negli ultimi giorni.
Paesi BRICS: "Esortiamo al massimo contenimento in Medio Oriente"
In una dichiarazione congiunta, i paesi che partecipano al vertice in corso dei BRICS hanno commentato la situazione in Medio Oriente. "Esprimiamo profonda preoccupazione per la continuata escalation delle tensioni in Medio Oriente e, richiamando le nostre rispettiva posizioni nazionali, esortiamo a esercitare il massimo contenimento e a evitare azioni che possano ulteriormente aggravare la situazione". I Paesi BRICS hanno espresso "profonda preoccupazione" per la continua violenza nella Striscia di Gaza nonostante l'accordo di cessate il fuoco raggiunto quasi un anno fa, nell'ottobre del 2025: per questo si chiede pieno e incondizionato accesso umanitario nell'enclave palestinese. I BRICS hanno anche chiesto la cessazione di qualsiasi politica volta allo sfollamento forzato dei palestinesi da Gaza e hanno espresso preoccupazione per gli accordi che potrebbero legittimare o prolungare l'occupazione.
Vertice dei BRICS: Pezeshkian ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi
Come riporta l'agenzia Reuters, il presidente iraniano Pezeshkian ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi a margine del vertice BRICS in India, lo sceicco Khaled bin Mohamed Al Nahyan. Nella foto, Pezeshskian stringe la mano al primo ministro indiano Narendra Modi.

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Masoud Pezeshkian, presidente della Repubblica Islamica dell'Iran insieme al primo ministro indiano Narendra Modi.
Houthi conquistano stretto Bab El-Mandeb
Trump: gli Houthi ci hanno chiesto di non intervenire contro di loro
Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che i combattenti Houthi yemeniti, alleati dell'Iran - che hanno conquistato uno strategico punto di passaggio tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden in Yemen - hanno chiesto a Washington di non intervenire. "Gli Houthi ci hanno chiamato e non vogliono combattere con noi", ha detto Trump ai giornalisti durante una visita a Dublino. "Non vogliono che li attacchiamo", ha aggiunto.
Capo commissione Sicurezza: per ora negoziati inutili
L'Iran non intende trattare con gli americani fino a quando non vi saranno le dovute premesse. Ad assicurarlo è stato Ebrahim Azizi, capo della commissione Sicurezza nazionale del parlamento iraniano. "Nessun negoziato. Finché le condizioni dell'Iran non saranno soddisfatte, i colloqui sono inutili", ha scritto su X.
Pezeshkian: non vogliamo guerra; priorità alla pace
"Non cerchiamo la guerra né vogliamo che continui. Nonostante tutte le ingiustizie subite dal nostro popolo, diamo priorità alla pace". Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, a margine del summit dei Brics a New Delhi. "Non abbiamo bisogno di un gendarme nella regione. L'integrità territoriale degli Stati e la sicurezza regionale possono essere garantite soltanto dagli attori della regione stessa", ha aggiunto.
Aoun conferma: 'Al momento non sono previsti nuovi colloqui con Israele'
Il presidente libanese, Joseph Aoun, conferma che "al momento non ci sono nuovi colloqui con Israele". Lo riferiscono i media locali. Le dichiarazioni, effettuate durante la visita a sorpresa a Nabatieh, nel sud del Libano, insieme al comandante delle forze armate libanesi, giungono dopo che un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha reso noto che il prossimo ciclo di negoziati mediati dagli Stati Uniti - previsto inizialmente a Roma per la prossima settimana - è stato rinviato a ottobre.
Teheran: 'Colloqui con Usa inutili finché non accettano nostre condizioni'
I colloqui tra l'Iran e gli Stati Uniti sono inutili, a meno che Washington non accetti tutte le richieste di Teheran. Lo ha scritto in un post su X il presidente della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, Ebrahim Azizi. "Finché la parte americana non accetterà tutte le condizioni dell'Iran, il dialogo e i negoziati saranno inutili", ha detto Azizi.
In un altro post su X, Azizi ha aggiunto: "Nessun negoziato. Finché non saranno soddisfatte le condizioni dell'Iran, i colloqui sono inutili".
Media: centinaia di rifugiati yemeniti salvati in mare e trasferiti a Gibuti
Circa 500 rifugiati provenienti dallo Yemen hanno raggiunto la città costiera di Obock, a Gibuti, dopo essere stati salvati in mare: lo ha reso noto un funzionario, scrive Al Jazeera. Il gruppo comprendeva donne e bambini "recuperato da imbarcazioni rimaste alla deriva senza carburante", ha scritto su X il ministro dell'Economia e delle Finanze di Gibuti, Ilyas Dawaleh, aggiungendo che le istituzioni stanno conducendo operazioni di salvataggio e fornendo assistenza. Almeno 46.000 persone sono state sfollate in Yemen da quando, la scorsa settimana, i combattimenti si sono intensificati, secondo quanto rende noto l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) delle Nazioni Unite. Il dato è in aumento "di ora in ora", ha avvertito l'agenzia.
Libano, Aoun visita città colpita da Israele: 'Non sono in corso negoziati'
Il presidente libanese Joseph Aoun è arrivato a sorpresa in visita nella città di Nabatieh, nel sud del Paese, colpita ieri da raid israeliani. "Al momento non sono in corso nuove negoziazioni con Israele", ha dichiarato il presidente del Libano, accompagnato dal comandante dell'esercito, il generale Rodolphe Haykal. Secondo Aoun, "il ritiro di Israele, il ritorno dei prigionieri e degli sfollati e la ricostruzione'' del Libano meridionale ''sono principi nazionali che ci impegniamo a realizzare". Il presidente libanese ha quindi smentito il rinvio a ottobre dei colloqui con Israele che erano stati programmati per settembre a Roma.
Pezeshkian: 'Non ci piegheremo alle prepotenze degli Usa'
"Oggi l'Iran resta saldo di fronte agli Stati Uniti e al regime sionista e non cederà alle loro prepotenze". Lo afferma il presidente, Masoud Pezeshkian, incontrando esponenti religiosi e del mondo degli affari indiani nella tarda serata di ieri, a margine del Forum Brics a Nuova Delhi. "Questi sedicenti paladini dei diritti umani sono, in realtà, attori malevoli che ci etichettano come terroristi", ha aggiunto, citato dall'agenzia Irna, sottolineando: "Stiamo pagando il prezzo di questa posizione, eppure, finché vivremo, perseguiremo la verità e la giustizia e non ci piegheremo all'oppressione, alla tirannia o alle prepotenze".
Pasdaran: "Avanzata Houthi è trionfo divino"
Un ''trionfo divino''. Così i Guardiani della Rivoluzione iraniana, i Pasdaran, hanno definito la conquista da parte degli Houthi della costa sul Mar Rosso. Si tratta di un "trionfo divino e il frutto di anni di fermezza nei campi di battaglia più difficili", ha scritto il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Sardar Mohebi, su X.
Iran, Pezeshkian: 'Hormuz riaprirà dopo stop blocco navale Usa'
Lo Stretto di Hormuz riaprirà se gli Stati Uniti porranno fine al blocco navale contro l'Iran. Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian in un'intervista a India Today, rilasciata a margine del vertice Brics a Nuova Delhi. Pezeshkian ha affermato che lunedì a Muscat l'Iran e l'Oman firmeranno un accordo su una rotta condivisa attraverso lo stretto, alla presenza dei ministri degli Esteri arabi. L'accordo sarà poi presentato all'Organizzazione marittima internazionale, ha aggiunto.
"Gli stessi Paesi dal cui territorio siamo stati attaccati saranno presenti a questo incontro", ha affermato il presidente iraniano. Pezeshkian ha poi accusato Washington di aver fatto ricorso al blocco navale dopo aver fallito nel raggiungere i propri obiettivi con la guerra, aggiungendo che la pressione non fermerà l'Iran.
Baghaei attacca Hegseth per le dichiarazioni sull'Iran durante anniversario 11/9
"La narrazione sostenuta dal segretario statunitense alla Difesa, Pete Hegseth è costellata di contraddizioni fondamentali: non si può compiere un'aggressione, eseguire vili assassinii e causare vittime civili, pretendendo al contempo di avere l'autorità esclusiva per definire il terrorismo e stabilire di chi sia la violenza legittima". Lo afferma su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, accusando Washington di tentare di giustificare "una guerra sconsiderata e illegale contro l'Iran" invocando il 25esimo anniversario degli attentati dell'11 settembre al World Trade Center. Reagendo alle osservazioni fatte dal segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, durante la cerimonia commemorativa, Baghaei ha denunciato quelle che ha definito "contraddizioni fondamentali nella politica estera americana". L'affermazione è giunta dopo che Hegseth, nell'anniversario dell'11 settembre, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno ancora "mandando i terroristi dove meritano di stare: all'inferno" nel corso della guerra contro l'Iran. "Gli autori dell'11 settembre non erano iraniani, erano proprio quelle stesse persone che gli Usa avevano armato, organizzato o comunque sostenuto nei decenni precedenti", ha aggiunto Baghaei.
Ft: Usa limitano finestre per passaggio sicuro Hormuz
Gli Stati Uniti hanno chiesto alle petroliere che attraversano lo stretto di Hormuz di navigare soltanto in determinate fasce orarie per poter ricevere la protezione militare americana, dopo l'aumento degli attacchi iraniani contro le navi in transito durante la notte. Lo riferisce il Financial Times. Da maggio Washington offre una copertura aerea alle imbarcazioni che percorrono una rotta lungo la costa dell'Oman, sul lato meridionale dello stretto, nel tentativo di contrastare gli attacchi iraniani e mantenere attivo almeno in parte il flusso di petrolio dal Golfo. Gli armatori devono presentare una richiesta al centro di coordinamento navale statunitense per la cooperazione e la guida alla navigazione, l'Ncags, che fornisce le coordinate da seguire e l'autorizzazione al transito sotto la protezione degli aerei americani. Inizialmente le navi potevano attraversare lo stretto durante ampie finestre temporali notturne. Intorno all'inizio di settembre, però, il periodo è stato ridotto a due fasce orarie precise al giorno, secondo alcune email inviate dall'Ncags ai consulenti marittimi. Alle imbarcazioni viene ora indicato un orario esatto per iniziare il viaggio, per esempio le 9 del mattino. "Stiamo fornendo orari di transito raccomandati che variano a seconda del giorno. La vostra nave non è obbligata a rispettarli, ma è invitata a farlo per ricevere il miglior sostegno possibile", si legge in uno dei messaggi. "Il transito durante le ore di oscurità non si è dimostrato il momento più sicuro della giornata", avverte un'altra comunicazione, facendo riferimento alle minacce contro la navigazione commerciale. Il Centcom, responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, ha dichiarato che i messaggi dell'Ncags sono sufficientemente espliciti.
L'Iraq chiude la frontiera con l'Iran dopo attacco a oleodotto saudita
L'Iraq ha ordinato la chiusura del valico di frontiera di Shalamcheh, tra Iraq e Iran, come misura precauzionale in seguito ai recenti attacchi con droni contro l'Arabia Saudita: lo hanno riferito a Reuters due fonti della sicurezza. Secondo le fonti, è in corso un'operazione su larga scala per dare la caccia agli autori dell'attacco contro l'Arabia Saudita.
Arabia Saudita: 'Droni partiti da Iraq hanno costretto a chiusura oleodotto'
Le autorità saudite hanno dichiarato che droni lanciati dall'Iraq hanno provocato la chiusura temporanea di una fondamentale via di esportazione del petrolio utilizzata per aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz. Riad ha aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che collega Abqaiq, nei pressi del Golfo Persico, al porto di Yanbu sul Mar Rosso, dall'inizio della guerra in Medio Oriente, per evitare gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran. Il ministero degli Esteri saudita ha condannato "l'attacco all'oleodotto East-West nelle regioni di Riyad e Medina da parte di diversi droni provenienti dall'Iraq, che hanno causato feriti e danni". L'oleodotto "è stato fermato a titolo precauzionale e gli attacchi hanno provocato alcuni feriti", aveva dichiarato in precedenza un funzionario del ministero dell'Energia all'agenzia di stampa Spa.
Immagini satellitari del programma Copernicus Sentinel, scattate giovedì, mostravano dense colonne di fumo nero nei pressi di Medina, lungo il tracciato generale dell'oleodotto East-West che trasporta il petrolio saudita verso la costa del Mar Rosso. L'ufficio del primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha confermato che l'attacco è partito dal territorio iracheno e ha annunciato su X la destituzione del comandante responsabile della provincia meridionale di Maysan. Il governo iracheno ha affermato di condannare "gli attacchi contro i nostri fratelli del Regno dell'Arabia Saudita, lanciati da una località situata all'interno del governatorato". Riad ha dichiarato che, su richiesta del primo ministro iracheno, ha scelto "di non rispondere in questa fase e di sostenere gli sforzi del governo iracheno per impedire attacchi lanciati dall'Iraq contro il Regno e i Paesi vicini". In passato l'Arabia Saudita aveva accusato le milizie irachene sostenute dall'Iran di aver preso di mira le sue infrastrutture petrolifere. Tuttavia, ha sottolineato che il Regno "si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità, la propria sicurezza, le proprie infrastrutture" e la propria popolazione.
'Iran ebbe immagini satellitari da entità cinesi prima di attacco mortale a forze Usa'
Prima di sferrare l'attacco che a luglio causò la morte di tre militari Usa, l'Iran ebbe da entità cinesi immagini satellitari ad alta risoluzione della base target in Giordania. Il Wall Street Journal, in base a quanto riferito da funzionari americani, ha osservato che si tratta della prova più evidente emersa finora sul fatto che il sostegno cinese all'Iran durante il conflitto abbia avuto conseguenze letali per i militari americani. I funzionari Usa non hanno voluto identificare le entità mandarine, né hanno ipotizzato un coinvolgimento diretto di Pechino. Teheran, tuttavia, si è procurata le immagini prima e dopo l'attacco. La scoperta potrebbe inasprire le tensioni tra Stati Uniti e Cina in vista del vertice programmato per il 24 settembre tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, giungendo dopo mesi di frustrazione per il rifiuto di Pechino di accogliere gli avvertimenti americani sulle aziende cinesi che danno immagini all'Iran. Alti funzionari Usa hanno sollevato la questione delle immagini collegate all'attacco del 17 luglio con le loro controparti cinesi, le quali hanno respinto le accuse chiedendo prove, ha riferito il Wsj. La Cina ha ripetutamente liquidato le preoccupazioni di Washington, rifiutandosi di ammettere che le sue aziende siano coinvolte in tali attività.
Libano: prossima settimana incontro con Israele a Washington
Gli ambasciatori di Libano e Israele si incontreranno la prossima settimana presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per discutere dell'attuazione del quadro trilaterale raggiunto a giugno e degli ultimi sviluppi, in un momento di stagnazione dei negoziati tra i due paesi. L'incontro è stato confermato questo venerdì da un funzionario del Dipartimento di Stato che ha osservato che il Quadro trilaterale rimane "l'unico meccanismo praticabile" per ripristinare la sovranità del Libano e garantire la sicurezza di Israele. La fonte ha inoltre confermato che il prossimo ciclo di colloqui formali si terrà a Roma in ottobre. Il processo è iniziato ad aprile con contatti diretti tra le delegazioni dei due paesi e ha portato il 26 giugno a Washington a un accordo quadro mediato dagli Stati Uniti. Il patto prevede un ritiro progressivo delle truppe israeliane da alcune aree del Libano meridionale e la loro sostituzione con l'esercito libanese attraverso la creazione di "zone pilota", nonché meccanismi per promuovere il disarmo verificabile dei gruppi armati. La prima fase di queste zone pilota è iniziata a luglio con il ritiro israeliano da tre città e il trasferimento del controllo all'esercito libanese, ma il processo è stato accompagnato da nuovi attacchi e dalla persistenza delle truppe israeliane nel territorio libanese. Il settimo round di negoziati, tenutosi a Roma all'inizio di agosto, ha cercato di consolidare il ritiro ed espandere il modello delle zone pilota, mentre i combattimenti continuavano nel sud.
Libano: slittano a ottobre colloqui con Israele a Roma
I colloqui diplomatici tra Israele e il Libano, inizialmente previsti per la prossima settimana a Roma, sono stati rinviati a ottobre; lo ha annunciato un funzionario del Dipartimento di Stato, dato che Washington funge da mediatore in queste complesse trattative. Sebbene gli ambasciatori di Libano e Israele negli Stati Uniti debbano comunque incontrarsi la prossima settimana a Washington, "il prossimo ciclo di negoziati formali si terrà a Roma a ottobre", ha dichiarato il funzionario del Dipartimento di Stato, chiedendo di rimanere anonimo.
Attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, la condanna del Bahrein
Il Bahrein ha condannato l'attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, affermando che i droni sono stati lanciati dal territorio iracheno. In una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa del Bahrein, riferisce Al Jazeera, il ministero degli Esteri ha affermato che l'attacco ha causato feriti e danni materiali, definendolo una "palese violazione" del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi di buon vicinato. Il ministero ha affermato che il Bahrein è pienamente solidale con l'Arabia Saudita e ne sostiene il diritto di adottare misure per proteggere sovranità, sicurezza e infrastrutture.
Anthropic accusa l'Iran: 'Ha preso di mira navi della Marina Usa con l'IA'
L'Iran ha utilizzato modelli di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti per tentare di prendere di mira navi della Marina Usa in Medio Oriente: è quanto emerge da un rapporto di Anthropic che mette in guardia sui rischi emergenti per la sicurezza nazionale. Secondo il rapporto, un gruppo legato all'Iran ha raccolto informazioni provenienti da transponder di navi e aerei, fotografie militari e immagini satellitari commerciali per tracciare le navi da guerra americane e individuare vulnerabilità nei loro sistemi di comunicazione di bordo. Anthropic, ha riportato il Wall Street Journal, ha dichiarato di aver sventato il piano di questo "attore della minaccia", che si è avvalso del modello di IA avanzata Claude. La scoperta fatta dalla startup guidata dall'italoamericano Dario Amodei è una delle diverse minacce delineate nel rapporto di 154 pagine, in cui sono illustrate le modalità inedite con cui gli avversari degli Stati Uniti stanno impiegando l'IA, creando gravi rischi per la sicurezza nazionale in un ampio raggio di attività: dallo sviluppo di nuovi missili e dalle campagne di disinformazione aggressiva allo spionaggio dei dissidenti, fino al possibile sviluppo di armi biologiche.
Media: 'Casa Bianca valuta il Defense Production Act per aumentare raffinazione petrolifera'
La Casa Bianca sta valutando come utilizzare il 'Defense Production Act', la legge sulla produzione per la difesa, allo scopo di espandere la capacità di raffinazione petrolifera degli Stati Uniti, mentre il conflitto con l'Iran mette ancora a nudo la vulnerabilità del Paese di fronte a interruzioni nelle forniture globali di petrolio con i relativi prezzi schizzati a 100 dollari al barile. Lo riporta Reuters sul suo sito, in base a quanto riferito da due fonti a conoscenza dei piani dell'amministrazione Trump. La valutazione di una misura così straordinaria evidenzia la crescente pressione sulla Casa Bianca perché dimostri di poter contenere l'impatto dell'impennata dei prezzi dei carburanti su consumatori e imprese, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La proposta di ricorrere a una legge d'emergenza è emersa durante un recente incontro tra il presidente Donald Trump e una dozzina di rappresentanti delle raffinerie Usa: in tale sede, i funzionari della Casa Bianca hanno cercato di stabilire come impiegare al meglio il sostegno federale per incrementare la capacità produttiva, hanno riferito le fonti. Non è stata presa alcuna decisione definitiva e i partecipanti hanno lasciato l'incontro con l'aspettativa che il dialogo proseguisse. Il Defense Production Act, considerato una misura di ultima istanza e mai utilizzata in precedenza per incrementare la capacità di raffinazione, dà al tycoon ampi poteri per indirizzare le risorse industriali e fornire incentivi finanziari alle aziende affinché espandano le proprie attività.