Il ministro degli Esteri britannico Miliband ha accusato il governo di "chiudere gli occhi" davanti alla "pulizia etnica" in corso nei territori palestinesi occupati. Altri 11 Paesi in una dichiarazione congiunta hanno annunciato che intendono applicare sanzioni agli scambi commerciali con quei territori. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar: "Affermazioni scandalose e false, tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale". Chiuso il consolato britannico a Gerusalemme Est
È scontro diplomatico tra il Regno Unito e Israele. Londra ha formalizzato la decisione di sanzionare l'interscambio commerciale con gli insediamenti dei coloni israeliani nei territori palestinesi occupati, come annunciato alla Camera dei Comuni dal ministro degli Esteri, Ed Miliband, in un atto che segna una netta svolta del governo laburista del nuovo premier Andy Burnham rispetto a quello precedente di Keir Starmer. Miliband ha accusato Israele di "chiudere gli occhi" rispetto a una "pulizia etnica" in corso in Cisgiordania. L'annuncio è stato seguito da una dichiarazione congiunta di condanna dell’occupazione dei coloni di 12 Paesi, tra cui anche Francia, Canada e altri 9 Stati europei (ma non l'Italia). Non si è fatta attendere la risposta israeliana. Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha definito le affermazioni di Miliband "scandalose e false", parlando di "un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale". Chiuso il consolato britannico a Gerusalemme. A Londra anche l'accusa di alimentare "l'antisemitismo dilagante nel mondo".
Le sanzioni britanniche
“Abbiamo già sospeso oltre 30 licenze per armi utilizzate dalle forze armate israeliane a Gaza" e "tale sospensione rimane pienamente in vigore. Ora rifiuteremo anche tutte le richieste di licenza per armi e altre esportazioni che contribuiscono materialmente all'occupazione, di fatto un doppio blocco contro la vendita di armi", ha annunciato Miliband, sottolineando che questo provvedimento "rimarrà in vigore finché persisterà l'occupazione" israeliana. Poi ha annunciato "azioni contro specifiche aziende e individui che forniscono servizi quali costruzioni, infrastrutture, finanziamenti o immobili per l'espansione degli insediamenti" in Cisgiordania. Nella lista delle misure, anche il divieto per le aziende di pubblicizzare immobili in vendita negli insediamenti e nuove sanzioni contro i "coloni estremisti", insieme all'estensione del regime globale dei diritti umani, in modo da consentire "un'azione più rapida per scoraggiare l'espansione degli insediamenti". Le misure richiederanno dai sei ai nove mesi per essere elaborate ed entrare in vigore.
Miliband: "Terrorismo dei coloni in Cisgiordania"
Miliband ha quindi formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità "illegali" secondo il diritto internazionale. Nato nel Regno Unito da genitori di origine ebraico-polacca in fuga dal nazismo, ha poi rivendicato le sue radici di ebreo e ricordato i suoi familiari uccisi nell'Olocausto, i suoi legami con Israele e ha condannato ogni forma di antisemitismo nel Regno Unito, così cpme l'attacco "dei terroristi di Hamas" del 7 ottobre 2023. Questo, ha spiegato, non è però in contrasto con il suo sostegno "allo Stato d Palestina" nel quadro di una pace fondata sulla "soluzione dei due Stati". Poi ha parlato delle "traumatiche" devastazioni a Gaza degli ultimi anni, le "sofferenze indicibili" patite dai palestinesi Striscia e "il terrorismo dei coloni" estremisti in Cisgiordania. Ha quindi riconosciuto come provati i "crimini di guerra" commessi da Israele, aprendo anche a un eventuale riconoscimento del reato di “genocidio” qualora fosse così appurato dalla giustizia internazionale. Miliband ha infine annunciato sanzioni anche contro il braccio armato di Hezbollah in Libano, in aggiunta a quelle ulteriori inflitte dal precedente governo laburista all'Iran e ai pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica di Teheran.
Vedi anche
Haaretz: "Netanyahu avvisato da Emirati degli attacchi del 7 ottobre"
La risposta di Israele
Il ministro degli Esteri israeliano Sa'ar risponde accusando il Regno Unito di non aver imposto sanzioni all'Autorità palestinese "per il loro sostegno ai terroristi con il meccanismo 'pay for slay'''. Poi ha annunciato, oltre alla chiusura del consolato inglese a Gerusalemme Est, l'espulsione dei rappresentanti del Regno Unito nel centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della forza 'British support team' a Ramallah, che addestra forze dell'Autorità palestinese, insieme al divieto di ingresso di 12 funzionari di Londra "attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele".
Vedi anche
Primarie Likud, la destra israeliana è sempre più estrema?
Il fronte dei 12 Paesi contro le colonie israeliane
Le sanzioni commerciali e la condanna contro le colonie israeliane sono messe nere su bianco in un comunicato congiunto anche con Canada e Francia, come già anticipato dalle indiscrezioni dei media delle scorse ore, e da Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. Alcuni, a partire da Dublino e Madrid, avevano già sanzionato formalmente a livello commerciale le colonie israeliane. Nel comunicato si legge che "le azioni del governo d'Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati" fondata sulla convivenza "pacifica" di uno Stato israeliano e uno palestinese fianco a fianco. Il documento parla di “livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti". Per questo, si chiede che il governo di Netanyahu metta “immediatamente" fine a questo processo, assicurando che "i coloni rispondano" dei loro crimini e "le accuse all'esercito israeliano siano investigate" seriamente. In conclusione, tutti e 12 i Paesi "confermano l'intenzione di introdurre restrizioni nazionali o di sostenere quelle europee contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale", mentre annunciano di valutare "attivamente ulteriori misure".
Francia: "Cisgiordania sta per esplodere, stop a commerci con colonie israeliane"
“La Cisgiordania è sull'orlo dell'esplosione", scrive su X il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, annunciando le sanzioni alle colonie. Barrot parla di “espansione sfrenata della colonizzazione, in violazione del diritto internazionale; impennata delle violenze commesse dai coloni estremisti contro i palestinesi; atti di terrore denunciati dalle stesse autorità israeliane”. Una situazione “deleteria” che “viola gravemente la dignità del popolo palestinese” e “mette a repentaglio la sicurezza di Israele, alla quale la Francia è indissolubilmente legata”, oltre a compromettere “la soluzione dei due Stati, l'unica alternativa a uno stato di guerra permanente”. Condanna al contempo "l'attacco terroristico del 7 ottobre 2023 perpetrato da Hamas, il peggior massacro antisemita dalla Shoah”, e conclude dicendo che “la Francia non può, attraverso i propri scambi commerciali, sostenere una situazione che minaccia la sicurezza sia degli israeliani sia dei palestinesi, oltre alla pace e alla stabilità nella regione”. L'Europa, dice, “deve fare altrettanto".
Tajani: "Decisioni sulle sanzioni ai coloni siano prese dall'Ue"
"Io sono sempre per le decisioni che vengono dell'Unione Europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non fanno parte dell'Unione Europea: è una scelta loro, però le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo", ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando con i giornalisti la decisione di sanzionare il commercio con i coloni israeliani.