Iran Usa, Houthi controllano lo Stretto di Bab el-Mandeb. Attaccato oleodotto saudita LIVE
Gli Houthi avanzano lungo il Mar Rosso e aprono di fatto un secondo fronte nella guerra con l'Iran, ampliando il conflitto e aumentando ulteriormente la pressione sui mercati energetici e finanziari globali. Il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano a Roma, previsto per la settimana prossima, è stato rinviato a ottobre. Gli ambasciatori libanese e israeliano si incontreranno comunque la prossima settimana in Usa
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Gli Houthi avanzano lungo il Mar Rosso e aprono di fatto un secondo fronte nella guerra con l'Iran, ampliando il conflitto e aumentando ulteriormente la pressione sui mercati energetici e finanziari globali, con il petrolio che resta oltre i 100 dollari. Il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, previsto per la settimana prossima a Roma, è stato rinviato a ottobre. Lo dichiara un funzionario degli Stati Uniti. Gli ambasciatori libanese e israeliano si incontreranno comunque la prossima settimana presso il Dipartimento di Stato a Washington.
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Pezeshkian: 'Non ci piegheremo alle prepotenze degli Usa'
"Oggi l'Iran resta saldo di fronte agli Stati Uniti e al regime sionista e non cederà alle loro prepotenze". Lo afferma il presidente, Masoud Pezeshkian, incontrando esponenti religiosi e del mondo degli affari indiani nella tarda serata di ieri, a margine del Forum Brics a Nuova Delhi. "Questi sedicenti paladini dei diritti umani sono, in realtà, attori malevoli che ci etichettano come terroristi", ha aggiunto, citato dall'agenzia Irna, sottolineando: "Stiamo pagando il prezzo di questa posizione, eppure, finché vivremo, perseguiremo la verità e la giustizia e non ci piegheremo all'oppressione, alla tirannia o alle prepotenze".
Pasdaran: "Avanzata Houthi è trionfo divino"
Un ''trionfo divino''. Così i Guardiani della Rivoluzione iraniana, i Pasdaran, hanno definito la conquista da parte degli Houthi della costa sul Mar Rosso. Si tratta di un "trionfo divino e il frutto di anni di fermezza nei campi di battaglia più difficili", ha scritto il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Sardar Mohebi, su X.
Iran, Pezeshkian: 'Hormuz riaprirà dopo stop blocco navale Usa'
Lo Stretto di Hormuz riaprirà se gli Stati Uniti porranno fine al blocco navale contro l'Iran. Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian in un'intervista a India Today, rilasciata a margine del vertice Brics a Nuova Delhi. Pezeshkian ha affermato che lunedì a Muscat l'Iran e l'Oman firmeranno un accordo su una rotta condivisa attraverso lo stretto, alla presenza dei ministri degli Esteri arabi. L'accordo sarà poi presentato all'Organizzazione marittima internazionale, ha aggiunto.
"Gli stessi Paesi dal cui territorio siamo stati attaccati saranno presenti a questo incontro", ha affermato il presidente iraniano. Pezeshkian ha poi accusato Washington di aver fatto ricorso al blocco navale dopo aver fallito nel raggiungere i propri obiettivi con la guerra, aggiungendo che la pressione non fermerà l'Iran.
Baghaei attacca Hegseth per le dichiarazioni sull'Iran durante anniversario 11/9
"La narrazione sostenuta dal segretario statunitense alla Difesa, Pete Hegseth è costellata di contraddizioni fondamentali: non si può compiere un'aggressione, eseguire vili assassinii e causare vittime civili, pretendendo al contempo di avere l'autorità esclusiva per definire il terrorismo e stabilire di chi sia la violenza legittima". Lo afferma su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, accusando Washington di tentare di giustificare "una guerra sconsiderata e illegale contro l'Iran" invocando il 25esimo anniversario degli attentati dell'11 settembre al World Trade Center. Reagendo alle osservazioni fatte dal segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, durante la cerimonia commemorativa, Baghaei ha denunciato quelle che ha definito "contraddizioni fondamentali nella politica estera americana". L'affermazione è giunta dopo che Hegseth, nell'anniversario dell'11 settembre, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno ancora "mandando i terroristi dove meritano di stare: all'inferno" nel corso della guerra contro l'Iran. "Gli autori dell'11 settembre non erano iraniani, erano proprio quelle stesse persone che gli Usa avevano armato, organizzato o comunque sostenuto nei decenni precedenti", ha aggiunto Baghaei.
Ft: Usa limitano finestre per passaggio sicuro Hormuz
Gli Stati Uniti hanno chiesto alle petroliere che attraversano lo stretto di Hormuz di navigare soltanto in determinate fasce orarie per poter ricevere la protezione militare americana, dopo l'aumento degli attacchi iraniani contro le navi in transito durante la notte. Lo riferisce il Financial Times. Da maggio Washington offre una copertura aerea alle imbarcazioni che percorrono una rotta lungo la costa dell'Oman, sul lato meridionale dello stretto, nel tentativo di contrastare gli attacchi iraniani e mantenere attivo almeno in parte il flusso di petrolio dal Golfo. Gli armatori devono presentare una richiesta al centro di coordinamento navale statunitense per la cooperazione e la guida alla navigazione, l'Ncags, che fornisce le coordinate da seguire e l'autorizzazione al transito sotto la protezione degli aerei americani. Inizialmente le navi potevano attraversare lo stretto durante ampie finestre temporali notturne. Intorno all'inizio di settembre, però, il periodo è stato ridotto a due fasce orarie precise al giorno, secondo alcune email inviate dall'Ncags ai consulenti marittimi. Alle imbarcazioni viene ora indicato un orario esatto per iniziare il viaggio, per esempio le 9 del mattino. "Stiamo fornendo orari di transito raccomandati che variano a seconda del giorno. La vostra nave non è obbligata a rispettarli, ma è invitata a farlo per ricevere il miglior sostegno possibile", si legge in uno dei messaggi. "Il transito durante le ore di oscurità non si è dimostrato il momento più sicuro della giornata", avverte un'altra comunicazione, facendo riferimento alle minacce contro la navigazione commerciale. Il Centcom, responsabile delle operazioni militari americane in Medio Oriente, ha dichiarato che i messaggi dell'Ncags sono sufficientemente espliciti.
L'Iraq chiude la frontiera con l'Iran dopo attacco a oleodotto saudita
L'Iraq ha ordinato la chiusura del valico di frontiera di Shalamcheh, tra Iraq e Iran, come misura precauzionale in seguito ai recenti attacchi con droni contro l'Arabia Saudita: lo hanno riferito a Reuters due fonti della sicurezza. Secondo le fonti, è in corso un'operazione su larga scala per dare la caccia agli autori dell'attacco contro l'Arabia Saudita.
Arabia Saudita: 'Droni partiti da Iraq hanno costretto a chiusura oleodotto'
Le autorità saudite hanno dichiarato che droni lanciati dall'Iraq hanno provocato la chiusura temporanea di una fondamentale via di esportazione del petrolio utilizzata per aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz. Riad ha aumentato l'utilizzo dell'oleodotto East-West, che collega Abqaiq, nei pressi del Golfo Persico, al porto di Yanbu sul Mar Rosso, dall'inizio della guerra in Medio Oriente, per evitare gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran. Il ministero degli Esteri saudita ha condannato "l'attacco all'oleodotto East-West nelle regioni di Riyad e Medina da parte di diversi droni provenienti dall'Iraq, che hanno causato feriti e danni". L'oleodotto "è stato fermato a titolo precauzionale e gli attacchi hanno provocato alcuni feriti", aveva dichiarato in precedenza un funzionario del ministero dell'Energia all'agenzia di stampa Spa.
Immagini satellitari del programma Copernicus Sentinel, scattate giovedì, mostravano dense colonne di fumo nero nei pressi di Medina, lungo il tracciato generale dell'oleodotto East-West che trasporta il petrolio saudita verso la costa del Mar Rosso. L'ufficio del primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha confermato che l'attacco è partito dal territorio iracheno e ha annunciato su X la destituzione del comandante responsabile della provincia meridionale di Maysan. Il governo iracheno ha affermato di condannare "gli attacchi contro i nostri fratelli del Regno dell'Arabia Saudita, lanciati da una località situata all'interno del governatorato". Riad ha dichiarato che, su richiesta del primo ministro iracheno, ha scelto "di non rispondere in questa fase e di sostenere gli sforzi del governo iracheno per impedire attacchi lanciati dall'Iraq contro il Regno e i Paesi vicini". In passato l'Arabia Saudita aveva accusato le milizie irachene sostenute dall'Iran di aver preso di mira le sue infrastrutture petrolifere. Tuttavia, ha sottolineato che il Regno "si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità, la propria sicurezza, le proprie infrastrutture" e la propria popolazione.
'Iran ebbe immagini satellitari da entità cinesi prima di attacco mortale a forze Usa'
Prima di sferrare l'attacco che a luglio causò la morte di tre militari Usa, l'Iran ebbe da entità cinesi immagini satellitari ad alta risoluzione della base target in Giordania. Il Wall Street Journal, in base a quanto riferito da funzionari americani, ha osservato che si tratta della prova più evidente emersa finora sul fatto che il sostegno cinese all'Iran durante il conflitto abbia avuto conseguenze letali per i militari americani. I funzionari Usa non hanno voluto identificare le entità mandarine, né hanno ipotizzato un coinvolgimento diretto di Pechino. Teheran, tuttavia, si è procurata le immagini prima e dopo l'attacco. La scoperta potrebbe inasprire le tensioni tra Stati Uniti e Cina in vista del vertice programmato per il 24 settembre tra il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, giungendo dopo mesi di frustrazione per il rifiuto di Pechino di accogliere gli avvertimenti americani sulle aziende cinesi che danno immagini all'Iran. Alti funzionari Usa hanno sollevato la questione delle immagini collegate all'attacco del 17 luglio con le loro controparti cinesi, le quali hanno respinto le accuse chiedendo prove, ha riferito il Wsj. La Cina ha ripetutamente liquidato le preoccupazioni di Washington, rifiutandosi di ammettere che le sue aziende siano coinvolte in tali attività.
Libano: prossima settimana incontro con Israele a Washington
Gli ambasciatori di Libano e Israele si incontreranno la prossima settimana presso il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per discutere dell'attuazione del quadro trilaterale raggiunto a giugno e degli ultimi sviluppi, in un momento di stagnazione dei negoziati tra i due paesi. L'incontro è stato confermato questo venerdì da un funzionario del Dipartimento di Stato che ha osservato che il Quadro trilaterale rimane "l'unico meccanismo praticabile" per ripristinare la sovranità del Libano e garantire la sicurezza di Israele. La fonte ha inoltre confermato che il prossimo ciclo di colloqui formali si terrà a Roma in ottobre. Il processo è iniziato ad aprile con contatti diretti tra le delegazioni dei due paesi e ha portato il 26 giugno a Washington a un accordo quadro mediato dagli Stati Uniti. Il patto prevede un ritiro progressivo delle truppe israeliane da alcune aree del Libano meridionale e la loro sostituzione con l'esercito libanese attraverso la creazione di "zone pilota", nonché meccanismi per promuovere il disarmo verificabile dei gruppi armati. La prima fase di queste zone pilota è iniziata a luglio con il ritiro israeliano da tre città e il trasferimento del controllo all'esercito libanese, ma il processo è stato accompagnato da nuovi attacchi e dalla persistenza delle truppe israeliane nel territorio libanese. Il settimo round di negoziati, tenutosi a Roma all'inizio di agosto, ha cercato di consolidare il ritiro ed espandere il modello delle zone pilota, mentre i combattimenti continuavano nel sud.
Libano: slittano a ottobre colloqui con Israele a Roma
I colloqui diplomatici tra Israele e il Libano, inizialmente previsti per la prossima settimana a Roma, sono stati rinviati a ottobre; lo ha annunciato un funzionario del Dipartimento di Stato, dato che Washington funge da mediatore in queste complesse trattative. Sebbene gli ambasciatori di Libano e Israele negli Stati Uniti debbano comunque incontrarsi la prossima settimana a Washington, "il prossimo ciclo di negoziati formali si terrà a Roma a ottobre", ha dichiarato il funzionario del Dipartimento di Stato, chiedendo di rimanere anonimo.
Attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, la condanna del Bahrein
Il Bahrein ha condannato l'attacco con droni contro l'oleodotto saudita Est-Ovest, affermando che i droni sono stati lanciati dal territorio iracheno. In una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa del Bahrein, riferisce Al Jazeera, il ministero degli Esteri ha affermato che l'attacco ha causato feriti e danni materiali, definendolo una "palese violazione" del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi di buon vicinato. Il ministero ha affermato che il Bahrein è pienamente solidale con l'Arabia Saudita e ne sostiene il diritto di adottare misure per proteggere sovranità, sicurezza e infrastrutture.
Anthropic accusa l'Iran: 'Ha preso di mira navi della Marina Usa con l'IA'
L'Iran ha utilizzato modelli di intelligenza artificiale sviluppati negli Stati Uniti per tentare di prendere di mira navi della Marina Usa in Medio Oriente: è quanto emerge da un rapporto di Anthropic che mette in guardia sui rischi emergenti per la sicurezza nazionale. Secondo il rapporto, un gruppo legato all'Iran ha raccolto informazioni provenienti da transponder di navi e aerei, fotografie militari e immagini satellitari commerciali per tracciare le navi da guerra americane e individuare vulnerabilità nei loro sistemi di comunicazione di bordo. Anthropic, ha riportato il Wall Street Journal, ha dichiarato di aver sventato il piano di questo "attore della minaccia", che si è avvalso del modello di IA avanzata Claude. La scoperta fatta dalla startup guidata dall'italoamericano Dario Amodei è una delle diverse minacce delineate nel rapporto di 154 pagine, in cui sono illustrate le modalità inedite con cui gli avversari degli Stati Uniti stanno impiegando l'IA, creando gravi rischi per la sicurezza nazionale in un ampio raggio di attività: dallo sviluppo di nuovi missili e dalle campagne di disinformazione aggressiva allo spionaggio dei dissidenti, fino al possibile sviluppo di armi biologiche.
Media: 'Casa Bianca valuta il Defense Production Act per aumentare raffinazione petrolifera'
La Casa Bianca sta valutando come utilizzare il 'Defense Production Act', la legge sulla produzione per la difesa, allo scopo di espandere la capacità di raffinazione petrolifera degli Stati Uniti, mentre il conflitto con l'Iran mette ancora a nudo la vulnerabilità del Paese di fronte a interruzioni nelle forniture globali di petrolio con i relativi prezzi schizzati a 100 dollari al barile. Lo riporta Reuters sul suo sito, in base a quanto riferito da due fonti a conoscenza dei piani dell'amministrazione Trump. La valutazione di una misura così straordinaria evidenzia la crescente pressione sulla Casa Bianca perché dimostri di poter contenere l'impatto dell'impennata dei prezzi dei carburanti su consumatori e imprese, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La proposta di ricorrere a una legge d'emergenza è emersa durante un recente incontro tra il presidente Donald Trump e una dozzina di rappresentanti delle raffinerie Usa: in tale sede, i funzionari della Casa Bianca hanno cercato di stabilire come impiegare al meglio il sostegno federale per incrementare la capacità produttiva, hanno riferito le fonti. Non è stata presa alcuna decisione definitiva e i partecipanti hanno lasciato l'incontro con l'aspettativa che il dialogo proseguisse. Il Defense Production Act, considerato una misura di ultima istanza e mai utilizzata in precedenza per incrementare la capacità di raffinazione, dà al tycoon ampi poteri per indirizzare le risorse industriali e fornire incentivi finanziari alle aziende affinché espandano le proprie attività.