Il tycoon apre un nuovo fronte nella guerra contro l'Iran: un isolamento economico senza precedenti per tentare di sbloccare una situazione in stallo. Per il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, "il cosiddetto 'D-Day economico è un diversivo per distogliere l'attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e tassi d'interesse alle stelle. Il terrorismo economico statunitense minaccia l'economia globale e la sovranità mondiale"
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Donald Trump apre un nuovo fronte nella guerra contro l'Iran: un isolamento economico senza precedenti per tentare di sbloccare una situazione in stallo. "Sarà l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese", ha annunciato, minacciando "conseguenze economiche tremende" per "qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all'Iran un'ancora di salvezza".
Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi commenta: "Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte". E i pasdaran minacciano: "Se dovesse scoppiare una guerra useremo armi più distruttive".
Gli approfondimenti:
- Stretto di Hormuz, dal transito allo sminamento: cosa prevede l’intesa Iran-Oman
- Cosa prevede il nuovo accordo Israele e Libano che Hezbollah respinge
- Iran, come funzionano le mine nello Stretto di Hormuz e perché è difficile rimuoverle
- Guerra in Iran, quanto hanno speso finora Usa e Israele?
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- Pasdaran, chi sono i Guardiani della Rivoluzione iraniana
- Guerra in Iran, la storia delle crisi e dei conflitti nel Golfo dal 1979 a oggi
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Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha paventato la possibilità di fare arrestare il primo ministro israeliano – sul quale pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità – qualora si recasse nella Grande Mela. Il 49% egli statunitensi si dice d’accordo.
Un americano su due vuole l'arresto di Netanyahu
Vai al contenutoPoco cibo e docce ammuffite: militari allo stremo sulla Uss Lincoln
Docce ammuffite, niente più sapone o dentifricio e pasti troppo scarsi. Le condizioni dei militari americani impegnati sulla portaerei Uss Lincoln sono arrivate allo stremo. Gli oltre 5mila soldati in missione sulla nave impegnata al largo dell’Iran non sono più in condizione di lavarsi, svolgono dei turni estenuanti e ricevono da mangiare solo mezza ciotola di riso e due tortillas a pasto. A denunciare lo stato in cui sono costretti a prestare servizio i marinai statunitensi sono i familiari che hanno raccontato molte testimonianze alla tv Ms Now.
Poco cibo e docce ammuffite: militari allo stremo sulla Uss Lincoln
Vai al contenutoIran, i possibili successori di Motjaba Khamenei a nuova Guida Suprema
Secondo il portale IranWire, l'attuale Guida Suprema verserebbe in gravi condizioni di salute. Il cinquantaseienne figlio di Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio scorso durante la prima ondata di raid israelo-americani, non è mai apparso in pubblico da quando, l'8 marzo, è stato eletto dall'Assemblea degli esperti. Mentre da mesi si rincorrono le voci su un presunto ferimento durante lo stesso attacco che ha ucciso suo padre, in caso di decesso si aprirebbe la seconda battaglia per la successione in pochi mesi.
Iran, i possibili successori di Motjaba Khamenei a nuova Guida Suprema
Vai al contenutoVance: "Guerra in nuova fase, pressione economica è strumento più efficace"
La guerra con l'Iran è "entrata in una nuova fase", nella quale lo strumento più efficace a disposizione degli Stati Uniti è la pressione economica su Teheran. Lo ha dichiarato il vicepresidente americano JD Vance al Clay Travis & Buck Sexton Show. "Siamo ora, per così dire, in una nuova fase in cui lo strumento più efficace che abbiamo è la pressione economica che possiamo esercitare su di loro", ha spiegato Vance, sottolineando che nelle ultime settimane l'Iran "ha subito molta più pressione di noi". Secondo il vicepresidente, gli Stati Uniti sono riusciti a far transitare quantità significative di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli attacchi iraniani alle navi commerciali, contribuendo così ad attenuare i prezzi dell'energia e contemporaneamente a colpire l'economia iraniana. "Vogliono che la loro economia venga strangolata per sempre oppure vogliono avere un rapporto migliore con l'Occidente?", ha chiesto Vance.
La guerra in Iran ha fatto sprofondare di nuovo la popolarità di Trump
Tutte le principali medie dei sondaggi statunitensi rilevano un nuovo picco di impopolarità del tycoon, con percentuali di disapprovazione mai toccate nemmeno durante il primo mandato presidenziale. A pesare sono soprattutto la guerra in Iran e il caro benzina. Un calo che coinvolge anche fasce dell’elettorato che avevano rappresentato alcuni dei suoi principali punti di forza.
La guerra in Iran ha fatto sprofondare di nuovo la popolarità di Trump
Vai al contenutoPirati prendono petroliera al largo dello Yemen
Sei uomini armati hanno preso il controllo di una petroliera sotto sanzioni statunitensi al largo dello Yemen e sono diretti verso la Somalia, dove e' in aumento la pirateria. Lo rendono noto le agenzie di sicurezza marittima. Si tratta, secondo la società di sicurezza britannica Vanguard, della petroliera SEAMULL, nota anche come SIBU 1, dirottata a 136 miglia nautiche (circa 250 km) al largo di Al-Mukalla, città del sud dello Yemen. A dicembre gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni sulla petroliera Seamull, una delle navi della "flotta fantasma" iraniana accusata di esportare petrolio iraniano attraverso pratiche ingannevoli.
Portaerei Lincoln ripartita, ora 4-5 settimane di viaggio per tornare in California
La portaerei Uss Abraham Lincoln ha lasciato il Medio Oriente e ha iniziato il viaggio di ritorno verso San Diego dopo un dispiegamento record di nove mesi, gran parte dei quali trascorsi a sostegno delle operazioni militari statunitensi contro l'Iran. Lo riporta il New York Times, ricordando come i circa 5mila marinai a bordo abbiano trascorso quasi tutti i 272 giorni di missione in mare, fatta eccezione per una breve sosta a Guam a dicembre e una in Oman per rifornimenti. La Lincoln dovrà ora affrontare un viaggio di circa 13mila miglia per raggiungere la California, che dovrebbe durare tra le quattro e le cinque settimane. A sostituirla in Medio Oriente è arrivata la Uss George Washington, di base in Giappone.
Nelle ultime settimane erano emerse notizie sulle difficili condizioni a bordo della Lincoln, tra carenze di beni essenziali, problemi all'approvvigionamento idrico e agli impianti idraulici e un peggioramento delle condizioni psicologiche dell'equipaggio. Le difficoltà logistiche sono state aggravate dalla distruzione da parte dell'Iran della base navale americana di Manama, in Bahrain, importante centro di rifornimento per le forze Usa nella regione. Il comandante del Centcom, l'ammiraglio Brad Cooper, ha tuttavia definito molte di queste criticità "notizie vecchie" e salutato l'equipaggio: "Buon viaggio e godetevi presto il meritato ricongiungimento con le vostre famiglie".
Uss Lincoln, marinai allo stremo: 'Sventati tentativi di suicidio'
Vai al contenutoCisgiordania, palestinesi marchiati con il pennarello: bufera sull'Idf
Un numero scritto sulla fronte e sulle braccia dopo un fermo dell'esercito israeliano. È la denuncia di alcuni palestinesi a Qabatiyah. I vertici militari di Tel Aviv hanno ammesso che i soldati hanno "esagerato". Ma il caso riaccende le polemiche sulla condotta delle forze israeliane. Intanto continuano le violenze dei coloni e gli attacchi anche a Gaza
Cisgiordania, palestinesi marchiati con il pennarello: bufera sull'Idf
Vai al contenutoBasi militari degli Stati Uniti in Italia e in Europa, ecco dove sono e che ruolo hanno
Il conflitto scoppiato in Medio Oriente nel febbraio 2026 - che ha coinvolto a vario titolo Paesi come Israele, il Libano, l’Iran e gli Stati Uniti - ha riacceso l’attenzione anche sulle basi militari nella disponibilità degli Stati Uniti e dislocate nel territorio europeo. In particolare il 19 agosto il Financial Times ha rivelato che Teheran avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari Usa in Europa qualora il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto. Ma dove si trovano queste basi e qual è la loro funzione?
Basi militari Usa in Italia e in Europa, dove sono e che ruolo hanno
Vai al contenutoOk Usa a vendita aerei a Qatar per 4,5 mld dollari
Gli Stati Uniti hanno approvato una potenziale vendita di aerei per il rifornimento in volo al Qatar, un progetto da 4,5 miliardi di dollari. Lo annuncia il Dipartimento di Stato. Il Qatar ha richiesto l'acquisto di un massimo di quattro velivoli KC-46A, equipaggiati con sensori di allarme missilistico, si legge in un comunicato del dipartimento. La vendita, che è stata inviata al Congresso per l'approvazione, contribuirà a sostenere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti "contribuendo a migliorare la sicurezza di un partner regionale strategico", si legge nel documento. L'accordo "aumenterà la capacità del Qatar di far fronte alle minacce attuali e future, potenziando le sue capacità di difesa e l'interoperabilità con le forze statunitensi e alleate", aggiunge il documento.
Il Qatar è uno dei mediatori che cercano di aiutare Washington e Teheran a raggiungere un accordo per porre fine a mesi di combattimenti, sebbene i colloqui siano attualmente in una fase di stallo. Il Paese si sta inoltre adoperando per mediare nel conflitto tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. Il Qatar ospita la base aerea di Al-Udeid, la più grande installazione militare statunitense in Medio Oriente. La base è stata bersaglio di diversi attacchi da parte dell'Iran durante il conflitto iniziato alla fine di febbraio. Lo Stato del Golfo ha donato al Presidente americano Donald Trump un aereo di linea di lusso, che ora è diventato il nuovo Air Force One.
Libano, Usa verso nuove sanzioni a Hezbollah: in evidenza legami con Iran
Gli Stati Uniti si preparano ad annunciare nuove sanzioni contro Hezbollah, ridefinendo il movimento libanese come "Specially Designated Global Terrorist" (Sdgt) per evidenziarne i legami con il governo iraniano. Secondo una dichiarazione visionata da Reuters e citata dai media israeliani, il Dipartimento del Tesoro rinnoverà la designazione di Hezbollah "per il suo servizio al regime iraniano sotto il comando della Forza Quds del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche dell'Iran". Un funzionario americano ha precisato che non si tratta di una designazione in base a una nuova autorità, ma di un aggiornamento volto a evidenziare che Hezbollah agisce per conto di Teheran e della Forza Quds. Hezbollah era stato inserito per la prima volta nella lista Sdgt nel 2001 ed è inoltre classificato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera. Washington imporrà sanzioni anche contro dieci persone accusate di aver contrabbandato denaro per conto del movimento libanese. Secondo il funzionario Usa, le misure sono separate dalle ulteriori azioni che Washington intende adottare contro l'Iran, mentre cerca una soluzione alla guerra iniziata insieme a Israele quasi sei mesi fa.
Idf chiede un'inchiesta penale sull'uccisione della piccola Hind Rajab a Gaza
L'esercito israeliano, a due anni da quel gennaio 2024, ha chiesto di indagare sugli spari che hanno portato alla morte della famiglia della bambina di 5 anni e degli operatori della Mezzaluna Rossa intervenuti per soccorrerli. L'Idf ha fatto sapere di aver completato le indagini su diversi "incidenti operativi eccezionali" di alto profilo avvenuti a Gaza durante la guerra e di aver trasmesso i risultati alla Procura militare per la valutazione
Idf chiede un'inchiesta penale sull'uccisione della piccola Hind Rajab
Vai al contenutoIran, commemorazione 40 giorni da sepoltura Ali Khamenei: assente il figlio Mojtaba
La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei non ha partecipato alla cerimonia odierna al santuario dell'Imam Reza, a Mashhad, per commemorare i 40 giorni dalla sepoltura del padre e predecessore, Ali Khamenei. Lo riferisce Iran International, sottolineando l'assenza di Mojtaba dalla commemorazione. Una fotografia diffusa dai media iraniani mostra invece la presenza dei suoi fratelli Mostafa, Masoud e Meysam Khamenei.
Il presidente del Libano Joseph Aoun in visita a Cascia
Cascia ha accolto oggi il Presidente della Repubblica Libanese Joseph Aoun, giunto in città dopo l'incontro avuto questa mattina a Roma con Papa Leone XIV. "Siamo profondamente onorati di ricevere questa visita" ha dichiarato il sindaco di Cascia Mario De Carolis. "È la terza volta - ha aggiunto il primo cittadino - che un presidente del Libano viene a Cascia, un segno concreto della profonda amicizia che lega la nostra città al popolo libanese e che si rinnova nel tempo. È anche la dimostrazione di quanto la nostra amata Santa Rita sia conosciuta e amata in tutto il mondo e di quanto il suo messaggio di fede, pace e speranza sappia unire popoli e culture". Il predecessore del presidente Aoun - ricorda il Comune - era infatti già stato in città in due occasioni. "Una presenza - sottolinea l'ente - che testimonia il profondo legame di amicizia tra Cascia e il Libano, consolidato nel tempo anche attraverso gesti concreti, come la statua donata dal Libano alla città, collocata all'ingresso di Cascia e divenuta simbolo di questo rapporto. Un'amicizia che Cascia tornerà a celebrare il prossimo 18 ottobre, con un evento dedicato al legame tra la città di Santa Rita e il Libano, anche nel segno della statua donata dal Paese alla comunità casciana".
Botta e risposta tra Regno Unito e Israele sugli insediamenti dell'area E1
Una prima reazione di Israele è arrivata in mattinata in risposta alla contestazione del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband sui bandi di gara per un nuovo insediamento tra Ma'aleh Adumim e Gerusalemme, il controverso piano dell'area E1, con i timori che la costruzione possa compromettere la continuità territoriale palestinese e rendere più difficile la creazione di uno Stato palestinese. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar, in un lungo post su X ha scritto: "Rifiuto categoricamente la dichiarazione del ministro degli Esteri britannico e il tono paternalistico delle sue parole. Più di un secolo fa, la Dichiarazione Balfour riconobbe formalmente il diritto storico del popolo ebraico a ristabilire la propria patria nazionale nella Terra d'Israele, compresa l'area in questione. La stessa Gran Bretagna controlla ancora oggi territori coloniali a migliaia di chilometri dalle proprie coste. Non ci sono state nuove decisioni riguardo allo sviluppo dell'area E1. La decisione è stata presa nel 2025. Il processo di gara d'appalto è in corso da diversi mesi, mentre alcuni documenti relativi alla gara sono stati pubblicati soltanto negli ultimi giorni". Sa'ar ha accusato la dichiarazione del ministro degli Esteri britannico di essere unilaterale. "Condanna Israele ignorando al contempo il terrorismo palestinese, l'incitamento alla violenza e il continuo sostegno finanziario al terrorismo da parte dell'Autorità Palestinese — la cosiddetta politica "pay for slay" («pagare per uccidere»). La politica sistematica del governo britannico di attribuire la colpa esclusivamente a Israele, ignorando l'estremismo palestinese, ha già contribuito a una massiccia ondata di odio antisemita e di attacchi contro la comunità ebraica britannica. Continuare su questa strada non farà che peggiorare la situazione. La decisione del governo britannico di danneggiare le relazioni tra i nostri due Paesi è profondamente deplorevole". In precedenza il ministro Miliband aveva scritto su X: "Il lancio da parte del governo israeliano delle gare d'appalto per il progetto di insediamento E1 è inaccettabile e distruttivo. La Gran Bretagna non resterà a guardare accettando la distruzione della soluzione dei due Stati".
Colloquio Turchia-Egitto-Arabia Saudita
Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha dichiarato di aver discusso diverse questioni regionali con i suoi omologhi egiziano e saudita. Fidan ha parlato con il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, e con il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, sugli ultimi sviluppi in Siria, sul piano di pace per Gaza e sulla situazione nello Stretto di Hormuz, ha dichiarato in un post su X. "In quanto tre Paesi fratelli che desiderano pace e prosperità nella nostra regione, continueremo a rafforzare la nostra cooperazione e il nostro coordinamento in ogni settore", ha affermato.
Cisgiordania, Italia-Francia-Germania-Uk a Israele: "Stop a insediamenti"
In una dichiarazione congiunta, i quattro Paesi dichiarano che "la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. L'insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati"
Italia-Francia-Germania-Uk a Israele: 'Stop insediamenti Cisgiordania'
Vai al contenutoEgitto rafforza legami con il Qatar, siglati 4 accordi
La firma di 4 accordi economici e un comune appello per il cessate il fuoco a Gaza hanno suggellato una giornata intensa di consultazioni tra Egitto e Qatar al Cairo. I due ministri degli Esteri, Badr Abdelatty e Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che ha incontrato nel corso della giornata anche il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, hanno presieduto la 7/a sessione del Comitato Congiunto Superioreaccordi e memorandum d'intesa (MoU) tra le due parti. Firmato un accordo di cooperazione tra l'Agenzia Egiziana per il Partenariato per lo Sviluppo e il Fondo del Qatar per lo Sviluppo, un altro per finanziare la costruzione dell'ospedale Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani nel governatorato di Sohag, in Egitto, un terzo tra l'Organizzazione Centrale di Revisione Contabile egiziana e l'Ufficio di Revisione Contabile dello Stato del Qatar in materia di vigilanza, e un quarto di mutua assistenza amministrativa in materia doganale. Durante gli incontri, Abdelatty ha sottolineato la qualità dei rapporti tra i due Paesi, sottolineando come la crescente frequenza delle visite di alto livello rifletta una comune volontà politica di elevare i legami bilaterali a livelli più ampi. Gli scambi commerciali sono aumentati dell'80% nel 2025 e ne è stato auspicato un raddoppio. Abdelatty ha inoltre ribadito la disponibilità dell'Egitto ad accogliere ulteriori investimenti dal Qatar, che è già coinvolto in vari progetti di sviluppo.
Teheran: "Sconfitto calcoli nemici con nostre armi nate da minacce"
Le minacce e gli attacchi contro l'Iran hanno contribuito ai progressi dell'industria della difesa del Paese, dando vita a capacità militari "nate dalle minacce". Lo ha affermato il ministero della Difesa iraniano, citato da Al Jazeera, sostenendo che con i sistemi sviluppati nel corso degli anni Teheran ha "sconfitto e sbalordito una parte significativa dei calcoli e degli obiettivi del nemico". "La guerra ha dimostrato che ogni volta che il nemico prende di mira la volontà della nazione iraniana di difendersi, si trova di fronte a un popolo che non solo resta saldo sul terreno della difesa e della resistenza, ma che, facendo affidamento sulle proprie forze, trasforma ogni minaccia in una nuova capacità di costruzione e progresso", ha aggiunto il ministero.
Cbs: "L'Ice e Teheran hanno collaborato per rimpatriare iraniani tra il 2025-2026"
Funzionari dell'immigrazione Usa hanno collaborato con l'Iran per rimpatriare almeno 100 iraniani tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026. Lo rivelano centinaia di email pubblicate di recente che svelano un rapporto tra i governi dei due Paesi nonostante le tensioni. Le email mostrano che i funzionari iraniani esercitavano una certa influenza sulla scelta degli immigrati da rimpatriare, a quanto risulta, e l'Ice ha accolto alcune modifiche dell'ultimo minuto agli elenchi su richiesta di Teheran. "Su richiesta dell'ambasciata iraniana, ho aggiunto alcuni casi", scriveva un funzionario dell'immigrazione ad agosto, secondo quanto riportato dalla Cbs. Una settimana dopo, una persona con la stessa qualifica ha proceduto a un'ulteriore modifica, non specificata, dell'elenco dei rimpatri, dopo aver riferito di aver incontrato il 'direttore dell'ambasciata iraniana'. "L'Iran ha chiesto di modificare il precedente elenco dei passeggeri e di accelerare la procedura di rimpatrio", riferiva il funzionario.
Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna a Israele: "Stop a insediamenti in Cisgiordania"
Francia, Germania, Italia e Regno Unito chiedono a Israele di bloccare l'espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. In una dichiarazione congiunta i quattro Paesi dichiarano che "la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell'ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. L'insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi".
Bessent agli alleati: "O siete con noi o contro di noi per isolamento economico Teheran"
"Questo sarà il più grande isolamento economico coordinato della storia del mondo. E noi andremo da lore per dire che o siete con noi o contro di noi". E' quanto afferma il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, parlando del messaggio inviato agli alleati d Donald Trump con l'annuncio della sua nuova offensiva economica all'Iran. Intervistato da Cnbc, Bessent ha detto che anche la Cina "deve entrare nel programma", rispondendo però a chi gli chiedeva se Washington farà pressioni su Pechino che "è meglio avere in privato molte di queste conversazioni".
Ministro degli Esteri libanese all'Iran: "Basta interferire nei nostri affari interni"
Il ministro degli Esteri libanese Youssef Raggi ha chiesto ai funzionari iraniani di smettere di interferire negli affari interni del Libano. In un post su X, Raggi ha rilanciato alcuni passaggi della sua intervista al quotidiano An-Nahar, affermando che "le normali relazioni con la missione iraniana in Libano potranno riprendere solo quando Teheran rispetterà la decisione dello Stato libanese, conformemente alle procedure diplomatiche stabilite".
"I funzionari iraniani devono smettere di interferire negli affari interni del Libano", ha aggiunto il ministro, indicando come "ultimo esempio" le recenti dichiarazioni del presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.
Msf condanna Israele per archiviazione inchieste per attacchi contro di loro
Medici Senza Frontiere (Msf) condanna la decisione dell'Avvocatura Generale Militare israeliana (Mag) di archiviare, senza aprire alcuna indagine penale, i casi presentati dalla Ong per una revisione: i numerosi attacchi contro un convoglio di Msf avvenuti a Gaza City nel novembre 2023, che hanno causato la morte di 2 persone, e l'attacco del febbraio 2024 contro un alloggio della Ong a Khan Younis, che ha ucciso 2 persone e ne ha ferite altre 6. "Questa non è giustizia - si legge nel comunicato- Due anni di silenzio, seguiti da archiviazioni che sollevano più interrogativi di quanti ne risolvano, sono inaccettabili. Tuttavia, rappresentano l'esito prevedibile di un apparato militare che indaga su sé stesso: un sistema che ha dimostrato di non essere disposto a rispondere alla portata delle violazioni che potrebbero configurare crimini di guerra commessi a Gaza". "Con questa decisione - continua il comunicato- il Mag ha chiarito che non vi è alcuna prospettiva di assunzione di responsabilità all'interno del sistema giuridico israeliano per l'uccisione del personale di Msf, proprio come non vi è stata alcuna assunzione di responsabilità per il genocidio in corso perpetrato da Israele contro i palestinesi". Da ottobre 2023, 15 membri del personale di Msf sono stati uccisi a Gaza dalle forze israeliane. Si tratta solo di una parte dei 1.700 operatori sanitari che sono stati uccisi in quel periodo. "Msf ribadisce quanto affermato sin dall'inizio di questa violenza: non esiste alcun obiettivo militare che giustifichi il sacrificio indiscriminato di civili. E non esiste alcuna indagine militare interna che possa sostituirsi a un'autentica, indipendente e imparziale assunzione di responsabilità. Chiediamo che i casi che coinvolgono i nostri colleghi siano esaminati da un organo investigativo imparziale".
Centcom: "Le forze Usa hanno deviato 67 navi commerciali nel blocco anti-Iran"
"Al 20 agosto, le forze statunitensi hanno deviato 67 navi commerciali, ne hanno rese inservibili tre e ispezionate due a bordo per garantirne la conformità". E' quanto scrive il Comando militare centrale Usa (Centcom), in merito agli aggiornamenti dei risultati del blocco navale da e verso i porti iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. Il post su X include anche una foto di "alcuni velivoli multiruolo MV-22B Osprey", in decollo dal ponte di volo della Uss Boxer, "mentre la nave attraversa il Mar Arabico e prosegue nell'attuazione del blocco statunitense contro l'Iran".
Media: "Procura Israele incrimina colono che investì gregge in Cisgiordania"
La procura israeliana ha dichiarato di aver incriminato il colono Yedidia Kaufman per reati che vanno maltrattamento di animali ad aggressione con motivazione razzista. Lo riferisce Haaretz. Secondo l'atto d'accusa, Kaufman avrebbe utilizzato un veicolo fuoristrada per investire un gregge di pecore appartenente a un pastore palestinese, uccidendo una pecora e ferendone un'altra. Dopo essersi rifiutato di spostare il fuoristrada mentre gli animali erano rimasti intrappolati sotto il veicolo, Kaufman avrebbe colpito con un pugno il pastore palestinese, facendolo cadere a terra. Secondo l'organizzazione non governativa israeliana Looking the Occupation in the Eye, l'incidente è avvenuto a maggio ad al-Tuwani, un villaggio palestinese sulle colline a sud di Hebron, nella parte meridionale della Cisgiordania. L'indagato avrebbe intimidito e aggredito residenti palestinesi e attivisti per la pace in altre zone della Cisgiordania.
Teheran: "Sanzioni Usa sono forma di terrorismo economico"
L'Iran ha definito le nuove sanzioni economiche annunciate dagli Stati Uniti una forma di "terrorismo economico" e un "crimine contro l'umanità". "La Repubblica islamica dell'Iran resta ferma e determinata nel difendere la propria sicurezza e i propri interessi nazionali e nel contrastare gli attacchi e le pressioni militari, economiche, politiche e psicologiche degli Stati Uniti", ha dichiarato il ministero degli Esteri di Teheran, aggiungendo che l'Iran farà ricorso a "tutti gli strumenti e le capacità nazionali" per contrastare le pressioni di Washington e tutelare i propri interessi nazionali.
Bessent: "Non capisco l'impennata dei prezzi del petrolio"
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha commentato l'andamento dei titoli di Stato, dicendo di essere fiducioso che i loro rendimenti continueranno a scendere. "Oggi abbiamo avuto un'impennata dei prezzi del petrolio che non riesco davvero a capire", ha aggiunto parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. "Il nostro annuncio di oggi riguarderà un'azione sul piano economico e penso che questa azione economica farà scendere i prezzi del petrolio più rapidamente".
Idf e Shin Bet: "Hamas usa ospedale Nasser a Gaza per interrogare e torturare palestinesi"
Hamas utilizzerebbe l'ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, come centro per interrogare e torturare i palestinesi, nel tentativo di mantenere il controllo della popolazione attraverso la paura. E' quanto emerge da un'indagine condotta dalle forze armate israeliane (Idf) insieme allo Shin Bet, secondo la quale il secondo piano dell'area ambulatoriale dell'ospedale sarebbe stato trasformato da Hamas in un centro per gli interrogatori.
Testimonianze palestinesi raccolte dall'esercito israeliano riferiscono inoltre della presenza di miliziani di Hamas all'interno dell'ospedale, anche nelle aree frequentate da pazienti e personale sanitario. Alcuni di loro, secondo le stesse fonti, indosserebbero passamontagna per non essere riconosciuti.
Le Idf sostengono che Hamas utilizzi il Nasser anche come centro di potere e di governo nel sud della Striscia, al di là della sua funzione sanitaria. Una delle strutture dell'ospedale, ritiene l'esercito, ha cambiato più volte destinazione dall'inizio della guerra: prima uffici amministrativi, poi una mensa, quindi un luogo di preghiera e infine, secondo l'indagine, un centro per gli interrogatori di Hamas.
Corte suprema annulla decisione governo Netanyahu di chiudere Army radio
La Corte suprema israeliana ha annullato all'unanimità la decisione del governo di chiudere la radio dell'esercito, Army Radio. Lo riferiscono i media israeliani. Secondo i giudici, infatti, la decisione è stata presa "sulla base di una considerazione estranea e illegittima. La sentenza è stata redatta dal giudice Yechiel Kasher che, nella conclusione della sentenza, ha sottolineato: "Non si può accettare che un'autorità pubblica decida che, poiché le parole di un conduttore non sono di suo gradimento, debba 'chiudergli il microfono'".
Libano, media: "Continuano raid israeliani nel sud del Paese"
Israele continua ad attaccare il Libano meridionale. Lo riportano i media libanesi che riferiscono di bombardamenti israeliani ad al-Tayri, nel distretto di Bint Jbeil. Anche Al-Mansouri, nel distretto di Tiro, è stata colpita da bombardamenti di artiglieria.In precedenza, Israele aveva attaccato Wadi al-Salouqi, al-Hujair e le valli di Qabrikha, Touline e Hula, nel Libano meridionale, secondo i media libanesi.
Media: "Gli Usa potrebbero confiscare gli asset iraniani per il D-Day"
Gli Stati Uniti potrebbero cercare di confiscare gli asset iraniani che sono sotto la loro giurisdizione nell'ambito della guerra economica lanciata da Donald Trump per schiacciare Teheran. La mossa prende spunto dall'iniziativa dell'amministrazione Bush dopo l'invasione dell'Iraq nel 2003. Secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg, gli asset iraniani raggiungibili dagli Stati Uniti sono però limitati e confiscarli sarebbe più complicato legalmente e diplomaticamente. La maggior parte della ricchezza iraniana è infatti in paesi terzi e Washington avrebbe bisogno della cooperazione di governi stranieri per confiscarli. Un'altra strada per aumentare la pressione economica sull'Iran passa per Dubai e gli Emirati Arabi Uniti, svincolo cruciale del regime per gli scambi commerciali e l'accesso alla valuta. Quando l'Iran vende petrolio, infatti, ha bisogno di uffici di cambio e intermediari per convertire i pagamenti spesso in yuan in una valuta che Teheran può usare.
Portaerei Washington arrivata in Medio Oriente per sostituire Lincoln
La portaerei statunitense Uss George Washington è arrivata in Medio Oriente e si prepara a sostituire la Uss Abraham Lincoln, da mesi impegnata nella regione a causa della guerra con l'Iran. "Il gruppo d'attacco della portaerei George Washington sta operando in Medio Oriente nell'ambito di un dispiegamento programmato, dopo essere arrivato ieri nell'area di competenza del Centcom", ha annunciato il Comando centrale degli Stati Uniti. La George Washington, diretta verso il Medio Oriente dopo una visita in porto in Vietnam il 5 agosto, rileverà la Lincoln, protagonista di un dispiegamento eccezionalmente lungo che ha suscitato preoccupazioni tra parlamentari e familiari dei militari per le condizioni di vita e la salute mentale dell'equipaggio. All'inizio del mese un marinaio è finito fuori bordo, secondo quanto riferito alla Cnn da tre funzionari statunitensi. La rotazione, che secondo fonti Usa era stata pianificata in precedenza, lascia al momento gli Stati Uniti senza una portaerei nel Pacifico.
Houthi attaccano aeroporto saudita e un impianto Aramco a Najran
I ribelli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, hanno dichiarato di aver preso di mira un aeroporto e un impianto appartenenti al colosso petrolifero statale Aramco nella regione meridionale saudita di Najran, vicino al confine con lo Yemen. Il gruppo "ha portato a termine con successo due operazioni militari utilizzando droni: la prima ha preso di mira un sito nemico saudita sensibile presso l'aeroporto di Najran, mentre la seconda ha preso di mira l'impianto Aramco a Najran", ha dichiarato il portavoce militare Yahya Saree in un comunicato su Telegram.
Ambasciatore Usa in Israele: "I coloni potrebbero essere puniti con sanzioni americane"
L'ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee ha affermato che i coloni estremisti israeliani che hanno partecipato all'assedio di alcune case nel villaggio di Qusra, in Cisgiordania, tra cui una appartenente al palestinese-americano Loui Ridi, potrebbero essere puniti con sanzioni statunitensi. Huckabee lo ha dichiarato in un'intervista a Reuters citata dai media israeliani. "Credo che il messaggio vada oltre la sola amministrazione Trump. È un messaggio di civiltà e di comportamento civile. Non ci si appropria di qualcosa che non ci appartiene", ha detto l'ambasciatore, che è anche un pastore battista e sostenitore degli insediamenti israeliani.
Ue: "Serve moderazione, solo diplomazia può portare a soluzione"
L'Unione europea chiede "moderazione a tutte le parti e un rinnovato impegno diplomatico" nell'ambito del conflitto in corso tra Usa e Iran. Lo dichiara la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper nel corso del briefing giornaliero con la stampa, risponendo a una domanda sull'ultimo annuncio del presidente Usa Donald Trump riguardo alla "guerra economica" che intende portare avanti contro Teheran. "Dal nostro punto di vista, solo la diplomazia può portare a una soluzione sostenibile per tutte le questioni aperte, e apprezziamo gli sforzi di mediazione dei partner regionali", aggiunge.
Idf: "Hamas usa l'ospedale Nasser di Khan Younis per interrogatori e torture"
L'Idf e lo Shin Bet rivelano che Hamas "ha individuato un calo del sostegno da parte della popolazione di Gaza e temendo di perdere il controllo sulla popolazione, sta intensificando le attività del proprio apparato di sicurezza cercando di imporre il proprio dominio attraverso intimidazioni, interrogatori e torture". Informazioni di intelligence - riferisce l'Idf - mostrano che l'organizzazione terroristica sta sfruttando l'ospedale Nasser di Khan Younis per interrogatori e torture. Hamas opera nell'edificio Yassin, al secondo piano degli ambulatori dell'ospedale e sta utilizzando l'ospedale come centro di governo, per finalità estranee alla sua funzione medica. Pazienti e personale ospedaliero riferiscono la presenza permanente di terroristi di Hamas, alcuni dei quali mascherati, in varie aree del complesso ospedaliero. Altri interrogatori vengono condotti in un edificio che in precedenza ospitava uffici dell'ospedale, che successivamente era stato utilizzato come mensa e poi trasformato in sala di preghiera.
Netanyahu sul caos in aeroporto: "Scalo funziona, chi si mette in mezzo va a casa"
Il premier Benjamin Netanyahu è intervenuto sulla vicenda del caos all'aeroporto di Tel Aviv dopo che lo scalo ha ripreso a funzionare e in un post su X ha scritto: "L'aeroporto continurà a funzionare regolarmente. Chi si metterà in mezzo verrà rimandato a casa". In precedenza, le operazioni erano state significativamente ridotte a seguito della sospensione delle attività ai banchi del check-in e si era parlato di uno sciopero selvaggio dei lavoratori, smentito dal sindacato.
Wafa: "Coloni attaccano un veicolo in Cisgiordania, cinque feriti"
Cinque palestinesi sono rimasti feriti dopo che alcuni coloni israeliani estremisti hanno attaccato un veicolo tra i villaggi di Al-Mughayyir e Abu Falah, a nord-est di Ramallah. Lo riporta l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Marzouq Abu Naim, vice capo del consiglio del villaggio di Al-Mughayyir, ha dichiarato che un gruppo di coloni si è infiltrato nella pianura di Marj Sia, tra Al-Mughayyir e Abu Falah, e ha attaccato un mezzo provocandone il ribaltamento. I coloni hanno poi aggredito i passeggeri. I feriti sono stati portati in un vicino centro medico per ricevere le cure necessarie.
Israele, torna operativo l'aeroporto Ben Gurion: ripresa graduale voli dopo caos legato a sciopero lampo
I lavoratori dell'aeroporto di Tel Aviv Ben Gurion in Israele hanno ripreso il lavoro dopo l'esito positivo dei colloqui tra il sindacato dei lavoratori e i dirigenti dell'Autorità degli Aeroporti Israeliani. Lo rende noto l'Iaa in un comunicato che precisa che saranno compiuti "sforzi significativi" per ampliare la forza lavoro al fine di affrontare le sfide operative affrontate dai dipendenti. L'attività di volo all'aeroporto sta riprendendo gradualmente, anche se l'Iaa riconosce che ci vorrà tempo per risolvere il collo di bottiglia creato da ore di ritardi e caos. Alcuni voli sono stati anche cancellati.
L'aeroporto di Tel Aviv Ben Gurion aveva chiuso alle 14 ora locale (13 in Italia) a causa dello sciopero selvaggio del personale di terra dello scalo israeliano che lamentava una mancanza di personale per gestire il crescente numero di passeggeri all'aeroporto. Oggi erano previsti 107.000 viaggiatori e 600 voli nello scalo israeliano.
Lo sciopero è arrivato il giorno dopo la visita all'aeroporto della ministra dei Trasporti Miri Regev, di alti funzionari del ministero e del primo ministro Benjamin Netanyahu, che avevano incontrato lavoratori e viaggiatori.
Egitto, Turchia e Qatar: "Attacchi Israele minano sforzi pace"
Ferma condanna di Turchia, Egitto e Qatar dei recenti attacchi israeliani nella Striscia di Gaza. In una dichiarazione congiunta, i tre Paesi chiedono che Israele rispetti gli obblighi previsti dall'accordo di cessate il fuoco e si astenga da azioni che potrebbero inasprire le tensioni. "I Paesi mediatori sottolineano che l'intensificarsi degli attacchi israeliani mina gli sforzi regionali e internazionali in un momento critico, poiché sono in corso intensi sforzi per attuare il piano globale per porre fine al conflitto di Gaza, compreso l'incontro tra il board of peace e i funzionari israeliani, e si stanno compiendo passi costruttivi nel processo negoziale", hanno affermato. La comunità internazionale e il board of peace - hanno aggiunto stando a quanto riporta al Jazeera - devono adottare le misure necessarie per garantire il rispetto del cessate il fuoco e prevenire un'ulteriore escalation.
Guterres: "Allarmato per nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata"
Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, "è profondamente allarmato dalle notizie relative a nuovi avamposti illegali di insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. E' particolarmente preoccupato per gli sviluppi legati all'insediamento E1, che interromperebbe di fatto il collegamento tra la parte settentrionale e quella meridionale della Cisgiordania. Ciò comporterebbe gravi conseguenze per l'integrità territoriale del Territorio Palestinese Occupato e rappresenterebbe una minaccia esistenziale per la soluzione a due Stati". Lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric. Guterres "esorta Israele ad astenersi dall'intraprendere ulteriori passi in tal senso e ad agire in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e in linea con il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024", ha aggiunto.
Iran minaccia l'Europa, quali e quanti sono i missili di Teheran
Secondo le analisi del Council on Foreign Relations (Cfr) e dell'intelligence americana, Teheran possiede il più grande arsenale balistico del Medio Oriente e i suoi vettori a maggiore gittata sono accreditati di un raggio di circa 2.000 chilometri - limite autoimposto che l'Iran ha storicamente indicato come soffitto politico del proprio programma - sufficiente a coprire l'intero Medio Oriente e il fianco sudorientale europeo.
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Vai al contenutoBenzina e diesel, i prezzi non si fermano: verde torna sopra i 2 euro
La benzina torna a sfondare il muro dei 2 euro al litro anche sulla rete stradale, e non solo autostradale. L'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit indica che il prezzo medio "self service" lungo la rete stradale nazionale sale a 2,002 euro al litro per la benzina (ieri era 1,997) e a 2,116 euro al litro per il gasolio (ieri 2,107). Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,077 euro al litro per la benzina (ieri 2,074) e 2,186 per il gasolio (ieri 2,178).
Benzina e diesel, i prezzi non si fermano: verde torna sopra i 2 euro
Vai al contenutoAnkara: "La Turchia non cadrà nella trappola tesa da Netanyahu in Siria"
La Turchia "non cadrà nella trappola" tesa dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha affermato la presidenza turca, in seguito al bombardamento israeliano di una base militare siriana. "Abbiamo sufficiente esperienza per non cadere nella trappola di figure come Netanyahu, che mirano a minare la pace e la stabilità nella nostra regione", ha dichiarato Burhanettin Duran, direttore della comunicazione della presidenza turca.
Libano, Aoun al Papa: "Sostenga ritiro completo di Israele da nostro territorio"
Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha chiesto a Papa Leone XIV e alla Santa Sede di sostenere il Libano nei suoi sforzi per ottenere il ritiro "completo" di Israele dai suoi territori, così da aprire la strada alla ricostruzione delle aree distrutte dalla guerra e al ritorno degli sfollati nei loro villaggi e nelle loro case. Aoun, come riporta l'agenzia di stampa Nna che cita una nota della presidenza, ha rivolto l'appello durante l'incontro avuto con il pontefice in Vaticano, e nei successivi colloqui con il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, e con il segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, l'arcivescovo Richard Gallagher. Stando alla nota, il presidente libanese ha rinnovato i ringraziamenti al Vaticano per gli sforzi compiuti a sostegno del Libano, in particolare dopo l'ultima visita di Leone XIV nel Paese e ha chiesto al Papa di proseguire l'azione diplomatica "in tutti i consessi internazionali" a favore delle richieste di Beirut. Tra queste, Aoun ha indicato come priorità l'attuazione da parte di Israele delle disposizioni previste dall'accordo quadro firmato lo scorso 26 giugno con la mediazione degli Usa e la fine immediata degli attacchi israeliani contro il sud del Libano, che, secondo Beirut, colpiscono in particolare civili e infrastrutture civili. Aoun ha sottolineato inoltre che il ritiro israeliano dovrà essere accompagnato dall'estensione della piena autorità dello Stato libanese su tutto il territorio nazionale e dalla concentrazione nelle mani dello Stato delle decisioni sulla guerra e sulla pace. Secondo il presidente, questa è l'unico modo per garantire sicurezza e stabilità lungo il confine. Nel corso della visita, Aoun ha donato al Papa un busto del patriarca Elias Howayek, contenente alcune sue reliquie.
Iran, Cina a Trump: "Intensificare pressione economica contro Teheran non aiuterà a risolvere problema"
"Le sanzioni e le pressioni economiche" sull'Iran "non aiuteranno a risolvere il problema". Ad affermarlo è il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, durante una conferenza stampa in merito alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su un'intensificazione della pressione economica contro l’Iran. "La Cina esorta tutte le parti coinvolte ad adottare misure responsabili e a risolvere la questione attraverso mezzi politici e diplomatici", sototlinea.
Papa, incontro con presidente Libano: focus su Trilateral framework agreement
Questa mattina, nel palazzo apostolico vaticano, Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza il presidente della Repubblica del Libano, Joseph Aoun, il quale si è successivamente incontrato con il segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato da Mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le organizzazioni Internazionali. Lo rende noto la Santa Sede. "I cordiali colloqui in segreteria di Stato -si legge nella nota della sala stampa vaticana- si sono concentrati sostanzialmente sul Trilateral framework agreement, firmato da Stati Uniti, Israele e Libano e inteso a stabilizzare i confini meridionali della Repubblica del Libano e a raggiungere una pace giusta e duratura". La Santa Sede, nell'esprimere "compiacimento per la sottoscrizione del documento", ha espresso "serie preoccupazioni per le difficoltà che si stanno sperimentando nel metterlo in esecuzione", assicurando il proprio "sostegno agli sforzi che vanno in tal senso".
Ankara: "Netanyahu mente e minaccia noi e la Siria perché è isolato"
"Le minacce e le menzogne di Netanyahu contro la Turchia e la Siria riflettono il suo isolamento internazionale, le sue paure politiche e le sue illusioni: abbiamo l'esperienza necessaria per non cadere nella trappola di figure come Netanyahu che cercano di indebolire la pace e la stabilità". Così il capo della comunicazione del governo della Turchia, riportato dall'agenzia Anadolu. "La Turchia - aggiunge - è rispettata in tutto il mondo per i suoi sforzi a favore della pace". "La storia dimostra chiaramente - ha aggiunto il funzionario turco - che non c'è limite a ciò che la Turchia può fare per proteggere la propria sicurezza, il proprio Stato e la propria nazione. La Turchia continuerà a sostenere la Siria e gli Stati regionali che perseguono politiche pacifiche nella lotta contro le attività destabilizzanti del genocida Netanyahu". Il direttore della comunicazione turca Burhanettin Duran, rispondendo alle domande di Anadolu, ha aggiunto che i tentativi di ingannare la comunità internazionale creando "minacce e nemici immaginari" non sono più efficaci perché la comunità internazionale ha raggiunto un consenso sulla natura delle politiche di Israele. Netanyahu "considera l'ostilità verso la Turchia come un'ancora di salvezza politica. Inoltre, in competizione con altri partiti radicali, sta alimentando l'ostilità verso la Turchia e altri paesi della regione. Le sue politiche aggressive, da Gaza alla Siria e al Libano, la violenza dei coloni che ha tollerato e le dichiarazioni di figure estremiste, in particolare ministri del suo governo, hanno ridotto l'immagine di Israele a uno dei punti più bassi della sua storia". "L'intera regione si sta unendo contro un attore strategico destabilizzante. La dinamica principale alla base dell'atteggiamento di Israele nei confronti della Turchia non è che quest'ultima rappresenti una minaccia per Israele, bensì che la Turchia, grazie alla sua attuale forza e influenza, persegue politiche sensate che si oppongono ai danni che Israele arreca alla sicurezza e alla stabilità regionale. Come Turchia, continueremo a contrastare le attività destabilizzanti del genocida Netanyahu e a sostenere tutti i Paesi della nostra regione, in particolare la Siria, che perseguono politiche pacifiche - ha dichiarato Duran. "Nessuno può turbare la pace della nostra nazione e dei nostri amici. La Turchia non lo permetterà mai", ha aggiunto.
Il Papa vede Aoun: "Santa Sede sostiene l'intesa per la pace"
Il Papa ha ricevuto in udienza il presidente del Libano, Joseph Aoun. I colloqui in Segreteria di Stato "si sono concentrati sostanzialmente sul Trilateral Framework Agreement, firmato da Stati Uniti, Israele e Libano e inteso a stabilizzare i confini meridionali della Repubblica del Libano e a raggiungere una pace giusta e duratura. La Santa Sede, nell'esprimere compiacimento per la sottoscrizione del documento, ha espresso serie preoccupazioni per le difficoltà che si stanno sperimentando nel metterlo in esecuzione, e ha assicurato il proprio sostegno agli sforzi che vanno in tal senso".
Tagikistan punta a importare 2,5 mln di tonnellate di carburante da Teheran
Il Tagikistan punta ad importare dall’Iran 2,5 milioni di tonnellate di petrolio e prodotti petroliferi. Lo ha annunciato il ministero dei Trasporti tagiko. In una nota pubblicata sul sito del ministero, citata da 'Al Jazeera', il Tagikistan ha richiesto 2,55 milioni di tonnellate di carburante, così suddivise: 2 milioni di tonnellate di petrolio greggio; 150.000 tonnellate di benzina; 300.000 tonnellate di diesel e 100.000 tonnellate di jet fuel. A luglio, il ministro dell’Energia del Tagikistan aveva dichiarato che le autorità stavano negoziando con Kazakistan, Turkmenistan, Iran, Iraq e Bielorussia per ottenere forniture aggiuntive di prodotti petroliferi. Il Tagikistan normalmente ottiene dalla Russia circa l’80% delle proprie forniture di prodotti petroliferi. La Russia, tuttavia, sta affrontando a sua volta carenze di carburante a causa della guerra in Ucraina e ha recentemente imposto un divieto sulle esportazioni di carburanti. L’annuncio arriva dopo che Trump ha minacciato i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran.
Sciopero selvaggio al Ben Gurion, aeroporto chiude a causa protesta dei lavoratori
L'aeroporto di Tel Aviv Ben Gurion ha chiuso oggi a causa dello sciopero selvaggio del personale di terra dello scalo israeliano che lamentava "una situazione di crisi" dovuta a difficoltà operative tra i quali problemi nelle operazioni di carico e scarico degli aerei. Uno sciopero, questo, che arriva proprio il giorno in cui è prevista un giornata record con 107.000 viaggiatori e 600 voli. Le immagini mostrano la sala partenze gremita di passeggeri in attesa di sottoporsi ai controlli di sicurezza e completare il check-in. I lavoratori, che hanno abbandonato anche i banchi del check-in, riferiscono i media israeliani, protestano a causa della mancanza di personale per gestire il crescente numero di passeggeri all'aeroporto. Secondo i media israeliani, piloti e compagnie aeree sono stati informati che l’aeroporto avrebbe chiuso alle 14 ora locale (ore 13 in Italia) a causa della protesta. Almeno un volo ha già dovuto invertire la rotta mentre era in volo, mentre secondo le notizie diffuse altri decine di voli potrebbero essere costretti a farlo. In una dichiarazione, la Israel Airports Authority (Iaa) ha chiesto ai dipendenti di tornare al lavoro e ha minacciato di intraprendere azioni legali contro il sindacato dei lavoratori aeroportuali. Funzionari del ministero dei Trasporti, citati dal sito di informazione Ynet, hanno dichiarato che "ci saranno conseguenze e i lavoratori perderanno il posto di lavoro" nel caso di uno sciopero.
Ue: "Solo la diplomazia può portare a una soluzione duratura"
L’Unione europea invita tutte le parti alla moderazione e chiede la ripresa degli sforzi diplomatici per affrontare il conflitto con l’Iran. Lo ha indicato un portavoce della Commissione europea. "Dal nostro punto di vista, soltanto la diplomazia può portare a una soluzione sostenibile di tutte le questioni ancora aperte", ha dichiarato un portavoce della Commissione Europea esprimendo apprezzamento per gli sforzi di mediazione dei partner regionali. Bruxelles non ha voluto commentare le indiscrezioni secondo cui Teheran avrebbe valutato possibili attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Europa qualora il presidente Donald Trump intensificasse il conflitto. L’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera Kaja Kallas è stata in contatto con le autorità iraniane, ma la Commissione non ha fornito aggiornamenti né indicato se la presunta minaccia sia ritenuta credibile. L’esecutivo comunitario ha inoltre evitato di pronunciarsi sulle nuove minacce di sanzioni statunitensi contro i Paesi che forniscano sostegno economico all’Iran, affermando di non voler avanzare ipotesi sulle possibili conseguenze per l’Unione.
Teheran: "Usa lascino regione e accettino nostro nuovo ordine"
"Stiamo monitorando ogni vostra mossa. Qualsiasi altro errore o calcolo sbagliato avrà conseguenze molto più gravi di prima". Lo ha scritto su X Ebrahim Azizi, presidente della commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Parlamento iraniano, rivolgendosi agli Stati Uniti. "Ponete immediatamente fine alla vostra presenza nella regione, prima che sia troppo tardi, e accettate il nuovo ordine regionale dell'Iran", ha aggiunto Azizi.
Qatar: "Basta ricatti Usa-Israele-Iran, Hormuz torni come prima"
Il ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, ha dichiarato che il traffico nello Stretto di Hormuz deve tornare ai livelli precedenti alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, senza che nessuna delle parti in conflitto "ricatti" l'altra. Lo scrive Al-Jazeera. "Le conseguenze di questa guerra sono state gravi, non solo nella regione del Golfo, ma anche in altre parti del mondo", ha affermato Sheikh Mohammed ai giornalisti durante una conferenza stampa al termine di colloqui di alto livello a El Alamein, in Egitto. "È necessario che la situazione torni a essere quella di prima", ha aggiunto. "Condanniamo qualsiasi minaccia o ostacolo in tal senso".
Papa: "La guerra è un fallimento politico e morale"
La guerra è "un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace". Lo afferma il Papa nel messaggio per la Giornata della cura del creato. "I veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l'amore".
Netanyahu:"No ricostruzione Gaza fino a disarmo Hamas"
La ricostruzione della Striscia di Gaza non iniziera' fino al completo disarmo di Hamas. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un breve messaggio diffuso dal suo ufficio. "Israele ha chiarito che non ci sara' alcuna ricostruzione nella Striscia fino a quando Hamas non sara' completamente disarmato", ha dichiarato Netanyahu. L'ufficio del premier ha inoltre precisato che il governo israeliano non ha ancora approvato l'ingresso nella Striscia della forza internazionale che dovrebbe contribuire a garantire la sicurezza del territorio palestinese
Egitto al lavoro con Iran e Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz
L'Egitto è in contatto con l'Iran e altre parti regionali e internazionali nell'ambito degli sforzi per allentare le tensioni e ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz, e spinge per una ripresa dei negoziati. Lo ha detto il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty a Al Arabiya. Il Cairo - ha aggiunto - sta inoltre collaborando con l'Oman alla stesura di una dichiarazione congiunta per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Abdelatty ha avvertito che "un'ulteriore escalation potrebbe avere gravi conseguenze per la sicurezza regionale e l'economia globale, soprattutto perché le interruzioni delle rotte marittime minacciano le catene di approvvigionamento e i mercati energetici". L'Egitto ha anche partecipato alle discussioni su una proposta di coalizione marittima multinazionale per proteggere la navigazione nel Mar Rosso e a Bab el-Mandeb dagli attacchi degli Houthi.
Manifestazione Pro Pal in aeroporto Cagliari, volo El Al per Tel Aviv subirà ritardi
Manifestazione in corso all'aeroporto di Cagliari-Elmas di attivisti aderenti al 'Giovedì Bianco' per “denunciare – si legge in una nota - la complicità del governo italiano con Israele in generale, e in particolare il mantenimento delle rotte aeree, mentre a Gaza prosegue quello che anche l'Onu definisce un genocidio e in Cisgiordania si inasprisce la pulizia etnica (come dimostrano i fatti di Qusra)”. Un gruppo di circa 30 persone con bandiere della Palestina sta manifestando all'area antistante il gate delle partenze con lo slogan 'Free Palestine'. In attesa del volo El Al per Tel Aviv, previsto per le 11 (ma subirà ritadi), ci sono famiglie con bambini. L'ex presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Michele Pais, ha espresso solidarietà alla comunità ebraica dopo le segnalazioni dell'associazione Chenàbura Sardos Pro Israele sugli episodi a Cagliari e negli altri scali italiani.
Trump minaccia sanzioni economiche contro qualsiasi Paese che aiuti Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il lancio di una nuova importante campagna contro l'economia iraniana, minacciando "gravissime" sanzioni contro qualsiasi Paese che aiuti o intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica islamica. Riporta l’Afp, che "L'intensificarsi della pressione economica arriva mentre la guerra si avvicina al sesto mese, senza che si intraveda una via d'uscita diplomatica o militare immediata". "Trump si trova inoltre - Secondo l’agenzia - ad affrontare un rinnovato esame politico interno a causa della guerra, con le elezioni di novembre che si avvicinano rapidamente". "Oggi annuncio l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Questa sarà una guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti", ha scritto Trump su Truth Social. "Annuncio inoltre che qualsiasi paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno all'Iran dovrà affrontare enormi conseguenze economiche", ha affermato. Non ha specificato quali sanzioni sarebbero state inflitte ai vari Paesi, e nessun Paese, a parte l'Iran, è stato menzionato esplicitamente. Le dichiarazioni del presidente giungono quasi una settimana dopo che il Segretario del Tesoro Scott Bessent aveva affermato che gli Stati Uniti avrebbero imposto un isolamento economico al Paese "come il mondo non ha mai visto prima".
Idf evacua avamposto in Cisgiordania, scontri con i coloni
Durante la notte, l'Idf ha evacuato un avamposto illegale vicino al villaggio palestinese di Deir Istiya, in area B, a sud di Nablus in Cisgiordania e sono scoppiati scontri violenti con i coloni. Lo riporta la radio militare. Dopo l'evacuazione, alcuni dei coloni hanno eretto un blocco stradale con delle petre nell'adiacente incrocio e hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi e delle forze dell'ordine, che hanno risposto con misure di dispersione della folla. Alcuni israeliani hanno tentato di incendiare degli alberi palestinesi. Quattro israeliani sono stati arrestati dalla polizia.
Berri: "Hezbollah pronto a disarmo nel sud se Israele mette fine all'occupazione"
Il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, offre una garanzia personale sul disarmo di Hezbollah a sud del fiume Litani, condizionandolo però alla fine delle operazioni militari israeliane e dell'occupazione del sud del Libano. Lo ha detto Berri, storico interlocutore di Hezbollah, rivolgendosi a un gruppo di lobbisti statunitensi in missione a Beirut. La proposta, riportata stamani dai media libanesi, non risponde però alle richieste dello Stato ebraico, che punta a un disarmo di Hezbollah esteso a tutto il territorio libanese e rifiuta di ritirarsi ulteriormente senza prove concrete di progressi in tal senso. La stessa condizionalità è alla base della posizione statunitense, secondo cui Israele fermerà attacchi e occupazione solo dopo il disarmo del partito di Dio. Questa logica circolare, e il reciproco rifiuto di Hezbollah e Israele di muoversi per primi, blocca da novembre 2024 ogni progresso verso una tregua duratura. Un tentativo di procedere in parallelo sui due fronti ha già mostrato i suoi limiti: al ritiro israeliano da Zawtar Gharbiye, accompagnato dal dispiegamento dell'esercito libanese nell'area, Beirut ha chiesto la replica del modello altrove, mentre Israele si è opposto in attesa di segnali più netti sul disarmo di Hezbollah.
Trump: "Abbiamo pronte sanzioni draconiane, vediamo quello che succede"
"Abbiamo sanzioni draconiane da imporre all'Iran, vediamo quello che succede". Lo ha detto Donald Trump parlando ieri sera alla Casa Bianca, aggiungendo che "al momento lo stretto di Hormuz è aperto, ci sono molte navi che passano. Il blocco navale è stato estremamente efficace".
Presidente libanese Aoun in Vaticano per incontro con Leone XIV
Il presidente libanese Joseph Aoun è in Vaticano per l'udienza con Papa Leone XIV. Aoun aveva già incontrato il Papa il 13 giugno 2025 e Leone era poi andato nel Paese dei Cedri nel dicembre dello stesso anno. L'agenzia di stampa libanese ha riferito che Aoun era partito ieri pomeriggio dal'aeroporto internazionale 'Rafic Hariri' di Beirut diretto a Roma.
Iran minaccia attacchi in Europa, quali e quanti sono i missili nell'arsenale di Teheran
Secondo le analisi del Council on Foreign Relations (Cfr) e dell'intelligence americana, Teheran possiede il più grande arsenale balistico del Medio Oriente e i suoi vettori a maggiore gittata sono accreditati di un raggio di circa 2.000 chilometri - limite autoimposto che l'Iran ha storicamente indicato come soffitto politico del proprio programma - sufficiente a coprire l'intero Medio Oriente e il fianco sudorientale europeo.
Iran minaccia l'Europa, quali e quanti sono i missili di Teheran
Vai al contenutoPasdaran: "In caso di nuova guerra le nostre armi saranno più distruttive"
"La potenza distruttiva delle testate utilizzate nei missili delle Guardie Rivoluzionarie supera di gran lunga i modelli impiegati nelle guerre precedenti e, se dovesse scoppiare una guerra, le nostre armi sarebbero completamente diverse da quelle del passato sotto ogni aspetto. Con lo scoppio di una nuova guerra, useremo armi più distruttive". Lo ha afferma il generale di brigata Hossein Mohebi, portavoce delle Guardie Rivoluzionarie. La notizia è riportata dalla tv di Stato iraniana Irib. "Stiamo facendo progressi giorno dopo giorno nel campo di tutti gli armamenti e stiamo producendo armi più precise, più distruttive e tecnologicamente più avanzate - aggiunge - Se dovesse scoppiare una nuova guerra, le nostre armi sarebbero sicuramente diverse da quelle del passato; questa differenza potrebbe riflettersi nella generazione delle testate, nella precisione del colpo, nella gittata dei missili o in qualsiasi altro campo". Il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie ha dichiarato che la Repubblica Islamica dell'Iran non ha mai smesso di produrre e sviluppare armi, aggiungendo: "Facciamo progressi ogni giorno e qualsiasi possibilità in tal senso è concepibile".
Codacons: "La guerra economica la pagheranno anche i cittadini italiani"
L’annuncio del presidente americano Donald Trump di una vera e propria 'guerra economica' contro l’Iran apre un nuovo fronte di preoccupazione per i consumatori italiani. Alle tensioni nell’area del Golfo si aggiunge ora una escalation economica e commerciale, con ripercussioni sui mercati internazionali e, a cascata, sui prezzi pagati dalle famiglie. Lo afferma il Codacons, commentando le parole di Trump, che ha annunciato un isolamento economico senza precedenti dell’Iran e pesanti conseguenze anche per i Paesi e i soggetti che continueranno a sostenere Teheran. "Il pericolo, assolutamente tangibile, è che la guerra economica finisca per essere pagata anche dai cittadini italiani – afferma il Codacons - In una situazione già estremamente delicata sul fronte energetico, una nuova instabilità può tradursi in aumenti per carburanti ed energia e, attraverso trasporti e logistica, trasferirsi sui prezzi di beni e servizi".
Media: nella notte e in mattinata attacchi Idf nel sud Libano
Aerei da guerra israeliani hanno preso di mira il Libano meridionale durante la notte. Secondo quanto riportato dall'Agenzia Nazionale di Stampa libanese Nna, ripresa da Al-Jazeera, aerei da guerra israeliani hanno lanciato una serie di raid aerei nel Libano meridionale durante la notte, prendendo di mira la collina di Ali al-Taher e la vicina area di al-Dabsheh, alla periferia settentrionale di Nabatieh al-Fawqa e Dawhet Kfar Reman. L'agenzia ha inoltre riferito che le aree bersaglio sono state soggette a bombardamenti di artiglieria intermittenti durante le prime ore del mattino. Nel distretto di Tiro, le forze israeliane hanno condotto operazioni di demolizione controllata nelle città di Majdal Zoun e al-Mansouri durante la notte e all'alba, accompagnate da bombardamenti di artiglieria su entrambe le località, ha riferito l'Nna. La Nna riferisce inoltre, questa mattina, di attacchi sulla città di Houla e sulle località di Adi al-Salouqi, al-Hujair e le valli di Qabrikha e Toulene.
Generale Camporini: "Italia tenga la guardia alta, Ue trovi sistemi di difesa, ma su attacco sono cauto"
L’Iran non ha oggi le potenzialità per colpire direttamente dal suo territorio le basi Usa in Europa. E nemmeno l’Europa. Ma questo non esclude che possa farlo con azioni terroristiche, visti i suoi rapporti con i proxy diffusi in Occidente. Nulla impedisce a una cellula dormiente di compiere un’azione di questo genere, ma è una cosa differente da un attacco missilistico". Lo ha detto il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, in un'intervista al 'Il Corriere della Sera' aggiungendo che la minaccia "da un punto di vista balistico non esiste, almeno per il momento. Non hanno strumenti per colpire l’Europa da oltre 3 mila chilometri di distanza. Con l’arsenale in suo possesso l’Iran potrebbe arrivare fino a metà della Grecia, al massimo, nella peggiore delle ipotesi".
Pasdaran: "Houthi troppo forti, Riad non potrà sconfiggerli"
"Il regime occupante di Gerusalemme combatte a Gaza da più di due anni e non è ancora riuscito a infliggere danni significativi ad Hamas. Come è possibile, quindi, che l'Arabia Saudita, le cui capacità militari sono inferiori a quelle del regime sionista, possa competere con Ansar Allah (gli Houthi, ndr) e i combattenti yemeniti? È impossibile". Lo ha affermato il generale di brigata Hossein Mohebi, portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, alla tv di Stato iraniana Irib. Sardar Mohebbi ha sottolineato che ogni nazione si sforza di difendere la propria esistenza e i propri beni e si considera capace di farlo, aggiungendo: "In questo contesto, l'Arabia Saudita non sarà certamente in grado di contenere lo Yemen e Ansar Allah e rimanere al sicuro dai loro attacchi; come abbiamo visto negli ultimi giorni, più l'Arabia Saudita attacca, più viene colpita". Il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie ha concluso affermando: "Le capacità acquisite da Ansar Allah nel corso degli anni aumentano di giorno in giorno e la resistenza yemenita prosegue con forza il suo cammino di progresso".
Ben-Gvir mostra in un video il cantiere della forca per i palestinesi
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha diffuso un video in cui mostra il cantiere del patibolo sul quale, sostiene, saranno impiccati i terroristi palestinesi. Nel video, che sta circolando sui social, il ministro dell'ultradestra afferma inoltre che nella struttura ci saranno dei punti da cui si potrà assistere alle esecuzioni capitali "come negli Stati Uniti". "Ecco la struttura, è qui che verranno giustiziati i terroristi - afferma Ben-Gvir di fronte a un cantiere - Ci sarà una forca per l'impiccagione, sale da cui le vittime dei crimini potranno venire ad assistere come si fa negli Usa. Stiamo mantenendo la promessa fatta, c'era chi la sottovalutava, c'era chi la prendeva in giro: questo posto ora sta iniziando a prendere forma, la struttura è in costruzione".
Pasdaran: "In caso di guerra useremo armi distruttive"
"In caso di nuova guerra, utilizzeremo armi più distruttive". Lo ha dichiarato il portavoce dei pasdaran.
Trump ad Axios: "Non posso parlare dell'attacco israeliano in Siria"
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ad Axios in una telefonata di essere stato informato dell'attacco israeliano, ma non lo ha criticato. "Non posso parlarne", ha detto. Si è rifiutato di specificare se il briefing fosse avvenuto prima o dopo l'attacco. Israele, prosegue Axios, ha sganciato almeno otto bombe sulle piste e sugli hangar della base aerea di Abu al-Duhur, nel nord della Siria, a circa 70 chilometri dal confine turco. L'attacco ha danneggiato le piste, che erano state recentemente ricostruite. Non ci sono state vittime. Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi e israeliani, Israele ha comunicato all'amministrazione Trump che l'attacco mirava a impedire un rafforzamento militare turco nella base aerea
Cnn: "Oltre 750 i militari americani feriti in guerra"
E' salito a 757 il numero di militari statunitensi rimasti feriti dall'inizio della guerra contro l'Iran, mentre 18 sono morti. E' quanto emerge dalla banca dati sulle vittime di guerra del dipartimento della Difesa americano, aggiornata ieri con oltre 50 nuovi feriti, ripresa dalla Cnn. Secondo la Defense Casualty Analysis System (Dcas), sommando i dati relativi all'operazione "Epic Fury" e quelli inseriti nella nuova categoria "Overseas Operations", dall'inizio della guerra contro l'Iran, il 28 febbraio, 18 militari americani sono morti e 757 sono rimasti feriti. Il Pentagono ha creato il mese scorso la categoria "Overseas Operations" per registrare i militari uccisi o feriti "a partire dal 7 luglio", senza pero' specificare ufficialmente a quale conflitto siano riconducibili le perdite. La data coincide con il giorno in cui l'amministrazione del presidente Donald Trump comunico' al Congresso, attraverso una notifica prevista dal War Powers Act, l'inizio di un nuovo conflitto con l'Iran.
Araghchi su X: "D-Day Usa minaccia economia mondiale, sarà sconfitto"
Il D-Day economico annunciato dal presidente americano, Donald Trump, contro l'Iran e' un "terrorismo economico che minaccia l'economia globale e portera' solo ulteriori sconfitte politiche" per gli Usa. E' la reazione del ministro degli Esteri della Repubblica Islamica, Abbas Araghchi, all'annuncio fatto dal capo della Casa Bianca. "Il cosiddetto 'D-Day economico' e' un diversivo dalla crisi stessa dell'America: debito senza precedenti e costi degli interessi in forte aumento", scrive Araghchi su X. "Insistere su politiche fallimentari portera' soltanto a ulteriori sconfitte e all'ostilita' degli iraniani", aggiunge il ministro secondo cui "terrorismo economico degli Stati Uniti minaccia l'economia globale e la sovranita' in tutto il mondo".
Katz: "Erdogan trascina la Turchia in avventure pericolose in Siria"
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di trascinare la Turchia in "avventure pericolose in Siria", due giorni dopo che l'aviazione israeliana ha bombardato un aeroporto militare a Idlib sostenendo che fosse destinato ad accogliere truppe turche. "Erdogan sta trascinando la Turchia in avventure pericolose in Siria. Israele non permettera' a nessuno di minacciare la sua sicurezza", ha scritto Katz su X. "Sarebbe meglio che Erdogan continuasse a pronunciare discorsi vuoti e fantasiosi contro Israele nel Parlamento turco e non mettesse alla prova la determinazione di Israele a difendersi", ha aggiunto.
Australia: convocazione ambasciatore Israele dopo archiviazione inchiesta sull'uccisione di operatori umanitari
L'Australia convocherà l'ambasciatore israeliano Hillel Newman in merito alla decisione e ha chiesto all'inviato di Canberra nel Paese di "trasmettere direttamente le nostre opinioni" al governo israeliano. Ha dichiarato il ministro degli Esteri Penny Wong in un comunicato, di essere "indignata" per la decisione di Israele di non avviare un'indagine penale sull'uccisione dell'operatrice umanitaria australiana Lalzawmi "Zomi" Frankcom e dei suoi colleghi a Gaza. "Il governo australiano ha appreso della decisione di Israele nella tarda serata di ieri, pochi istanti prima che venisse annunciata, nella Giornata Mondiale Umanitaria, il che è particolarmente offensivo per i cari di Zomi, per gli operatori umanitari e per tutti gli australiani", ha affermato Wong. Ha detto Afp, che "Frankcom era tra i sette membri dello staff di World Central Kitchen uccisi nell'aprile del 2024 quando il loro convoglio di aiuti umanitari fu colpito per errore da un raid aereo israeliano".
Reuters: Trump ha stanziato oltre 206 milioni per la forza di peacekeeping a Gaza
Donald Trump ha comunicato al Congresso l'invio di oltre 206 milioni di dollari per una forza di mantenimento della pace a Gaza. Lo riporta la Reuters in esclusiva sul suo sito. Si tratta del primo finanziamento significativo nell'ambito del piano americano per la ricostruzione della Striscia. In due notifiche datate 30 luglio, il dipartimento di Stato ha informato il Congresso che stanzierà 200 milioni di dollari per equipaggiamenti, infrastrutture, veicoli e costi operativi della Forza di Stabilizzazione Internazionale (ISF). Ulteriori 6 milioni di dollari serviranno ad adattare veicoli blindati statunitensi a supporto della forza. Il finanziamento rappresenta la prima spesa concreta degli Stati Uniti per la forza di peacekeeping e segnala la determinazione dell'amministrazione a portare avanti la "roadmap" di Trump per Gaza, nonostante sia Israele che Hamas abbiano sollevato obiezioni riguardo alle condizioni necessarie per l'avanzamento del piano. "L'Isf guiderà le operazioni di sicurezza, sosterrà una smilitarizzazione completa e consentirà la consegna in sicurezza di aiuti umanitari e materiali per la ricostruzione a Gaza", si legge in una delle notifiche, la quale precisa tuttavia che la composizione definitiva della forza è ancora oggetto di negoziato.
Archiviazione per morte operatori umanitari a Gaza, Australia "indignata"
Il ministro degli Esteri australiano Penny Wong ha detto di essere "indignata" per la decisione di Israele di archiviare l'indagine penale sulla morte dell'operatrice umanitaria australiana Zomi Frankcom e dei suoi colleghi a Gaza. "Convocherò l'ambasciatore israeliano in Australia, Hillel Newman, e ho chiesto all'ambasciatore australiano in Israele di comunicare direttamente la nostra posizione a Israele, mentre il governo australiano valuta i prossimi passi da compiere" ha dichiarato in un comunicato.
Trump: "Guerra economica contro l'Iran". E minaccia chi aiuta Teheran
Donald Trump apre un nuovo fronte nella guerra contro l'Iran, un isolamento economico senza precedenti per tentare di sbloccare una situazione in stallo. "Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell'Iran un'opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l'hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l'operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti", ha annunciato il presidente americano su Truth dopo che da giorni si rincorrevano le voci di nuove durissime sanzioni di Washington contro i pasdaran. Il tycoon ha anche avvertito che "qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all'Iran un'ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende". Trump si riferisce in particolare al contrabbando di petrolio, i trasferimenti di denaro e le società di facciata fornite da paesi terzi, per lo più Russia e Cina, che in questi anni hanno consentito a Teheran di aggirare le misure occidentali. "Sapete bene chi siete. Sarà un 'D-Day economico' e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall'Iran", ha insistito The Donald.