Uss Lincoln, marinai allo stremo: nuovo caso per Trump, i dem chiedono chiarimenti
MondoI senatori democratici chiedono chiarimenti sulle condizioni di vita a bordo della portaerei Uss Abraham Lincoln, in mare da oltre 200 giorni consecutivi, un record. Dopo le segnalazioni di carenze alimentari, acqua contaminata e un grave deterioramento della salute mentale dell'equipaggio (con presunti tentativi di suicidio riferiti dai familiari) il caso si trasforma in un affondo politico contro Trump e la gestione della guerra all'Iran
I democratici al Congresso americano chiedono chiarimenti sulle condizioni di vita a bordo della portaerei nucleare Uss Abraham Lincoln, rimasta in mare per oltre 200 giorni consecutivi - un record - dopo le segnalazioni di carenze di generi di prima necessità, problemi igienici e un deterioramento della salute mentale tra i circa 5mila membri dell'equipaggio. Il pressing sui vertici della Difesa arriva mentre affiorano racconti allarmanti dei familiari dei marinai, alcuni dei quali parlano di tentativi di togliersi la vita a bordo. Un caso che si intreccia con la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran e che si sta rapidamente trasformando in una nuova grana per la Casa Bianca.
La lettera al Pentagono
A muoversi per primo è stato il senatore democratico Richard Blumenthal, che ha scritto al segretario alla Difesa Pete Hegseth chiedendo alla Marina di rendere conto della situazione a bordo. Nella missiva, Blumenthal ricorda che la portaerei è schierata da più di 250 giorni e non attracca da oltre 200, stabilendo così il primato per il maggior numero di giorni consecutivi in mare. Il senatore ha citato "numerose segnalazioni di carenze di beni di prima necessità, contaminazione dell'acqua, problemi idraulici, deterioramento della salute mentale e problemi di sicurezza sul ponte", tra le altre criticità.
Sulla stessa linea il senatore Ruben Gallego, che su X ha sollecitato "una visita ufficiale di controllo condotta dalla delegazione bipartisan del Senato a bordo della Uss Lincoln per indagare sulle condizioni allarmanti segnalate".
Duecento giorni in mare, dalla Cina all'Iran
La nave, della classe Nimitz, aveva lasciato San Diego, in California, il 21 novembre 2025 per una missione nel Mar Cinese Meridionale. Da lì è stata dirottata verso il Medio Oriente in vista dell'avvio, il 28 febbraio, dell'offensiva di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Il dispiegamento, inizialmente previsto in conclusione tra maggio e i sette mesi complessivi, si è progressivamente allungato fino a diventare il più lungo mai effettuato da una portaerei statunitense nell'era moderna.
Con il passare delle settimane, secondo diverse testimonianze, i disagi per i militari sono aumentati: scorte alimentari ridotte, condizioni igieniche al limite, turni sfibranti. La Marina non ha fornito cifre precise sui casi di autolesionismo, ma ha confermato che il comando della nave sta monitorando costantemente il benessere del personale a bordo.
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I racconti dei familiari
A rendere pubblico il caso, non potendo farlo direttamente i militari, sono stati i parenti. Alla rivista Military Times, i partner di alcuni marinai hanno riferito episodi in cui membri dell'equipaggio avrebbero tentato di gettarsi in mare. Annabelle Loma ha raccontato alla testata che l'ombudsman incaricato di assistere le famiglie le aveva riferito di un tentativo del marito di gettarsi in acqua: da allora, ha detto, è riuscita a parlargli solo poche volte e ora l'uomo è sotto osservazione medica. "Ha paura", ha spiegato, temendo un congedo con disonore dopo tredici anni di carriera "solo perché era completamente esausto".
Un'altra parente, Maria Rodriguez, ha riferito che il marito avrebbe fermato un commilitone mentre si preparava a lanciarsi in mare, riuscendo a metterlo in salvo. Episodi analoghi sono stati raccolti anche dalla rivista Stars and Stripes. La scorsa settimana, a San Diego, le famiglie di oltre duecento membri dell'equipaggio hanno incontrato il segretario ad interim della Marina, Hung Cao; in un secondo confronto, da remoto, hanno denunciato problemi di salute mentale, sicurezza a rischio e personale allo stremo dopo una missione di combattimento no-stop durata cinque settimane.
L'affondo politico su Trump
È su questo terreno che il caso diventa politico. "I racconti di membri dell'equipaggio che minacciano di gettarsi dalla nave sono un segnale d'allarme terrificante sulla gravità della situazione", ha denunciato Gallego, elencando "docce ammuffite, acqua calda disponibile a intermittenza, pasti e sapone razionati, servizi igienici fuori uso e turni estenuanti di 12-16 ore senza giorni di riposo". Poi l'attacco diretto: "Il modo in cui Trump tratta i nostri militari mentre conduce questa guerra illegale non è solo rivoltante, è pericoloso".
Il presidente aveva assicurato che il conflitto sarebbe durato "poche settimane". Cinque mesi dopo, le condizioni a bordo risultano peggiorate, gettando un'ombra sulla trasparenza della comunicazione del Pentagono, che finora aveva offerto un quadro celebrativo dell'operazione contro l'Iran.