Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, Teheran: "No a flessibilità su nucleare. Ci aspettiamo risposta Usa su Hormuz"

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L'Iran attende ancora una risposta ufficiale da Donald Trump alla proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz. Il vicepresidente Usa afferma: "Esiste un universo in cui possiamo raggiungere un accordo con l'Iran, ma questo richiede che gli iraniani si comportino di conseguenza". Rubio: "L'economia di Teheran è nel caos e si avvia rapidamente verso la bancarotta". Scontri tra coloni e forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania, il presidente Herzog condanna le violenze: "Una macchia morale"

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L'Iran attende ancora una risposta ufficiale dal presidente Usa Donald Trump alla proposta che porterebbe alla riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre il vicepresidente americano J.D. Vance lascia aperto uno spiraglio a patto che Teheran rispetti gli accordi: "Esiste un universo in cui possiamo raggiungere un accordo con l'Iran, ma questo richiede che gli iraniani si comportino di conseguenza".

Intanto il segretario di Stato Usa Marco Rubio afferma in un'intervista a Fox che lo Stretto di Hormuz è aperto fatta eccezione per il petrolio iraniano. Rubio ha sottolineato che se l'Iran avesse l'arma nucleare la userebbe. "L'Iran è un paese con grande potenziale", ora è "esausto" dal blocco americano, ha aggiunto. L'economia iraniana è nel "caos e si avvia rapidamente verso la bancarotta". 

Nella notte sono scoppiati scontri nel villaggio di Jalud, nella Cisgiordania centrale, tra circa 100 coloni e le forze di sicurezza israeliane, giunte sul posto per far rispettare un'ordinanza dell'Alta Corte di Giustizia che impone lo sgombero dei coloni che a luglio avevano occupato tre case palestinesi alla periferia della città. Il presidente Herzog condanna le violenze: "Una macchia morale"

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Cisgiordania, decine di coloni attaccano Jalud. Netanyahu: "Facinorosi"

Oltre 100 rivoltosi israeliani hanno partecipato alle violenze nel villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus, dando fuoco a edifici e veicoli, bloccando strade e lanciando pietre contro le forze di sicurezza. Condanna del premier e del presidente Herzog

Cisgiordania, coloni violenti attaccano Jalud. Netanyahu: 'Facinorosi'

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Il principe ereditario saudita ha incontrato a Riad il vicepresidente degli Emirati

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha incontrato oggi a Riad il vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan: lo hanno riferito i media ufficiali sauditi, a distanza di mesi dalle tensioni nei rapporti tra i due Paesi a causa della questione yemenita. L'incontro avviene mentre il Regno è sotto pressione a seguito di settimane di attacchi da parte degli Houthi yemeniti contro petroliere, impianti petroliferi, aeroporti e persino la capitale, dopo che il gruppo ha sottratto il controllo della costa del Mar Rosso alle forze governative yemenite sostenute dai sauditi. Da settimane Riad sollecita l'aiuto degli alleati internazionali per contrastare gli Houthi. Il principe ereditario e il vicepresidente si sono riuniti per "esaminare le relazioni bilaterali fraterne e gli sviluppi regionali", ha dichiarato la Saudi Press Agency, aggiungendo che all'incontro ha partecipato anche il ministro della Difesa saudita, Khalid bin Salman. Lo scorso dicembre, Riad aveva accusato Abu Dhabi di minacciare la sicurezza nazionale sostenendo i separatisti yemeniti del sud, autori di una breve offensiva nelle aree controllate dal governo. Tuttavia, a luglio, alti funzionari e ministri di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno iniziato a pubblicare sui social media messaggi di amicizia e unità, segnale di un riavvicinamento. Nello stesso mese, la guerra civile in Yemen si è riaccesa quando gli Houthi hanno lanciato una nuova campagna contro le forze governative sostenute dai sauditi, conquistando vaste aree di territorio e sferrando attacchi sul suolo saudita. Da tempo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono in disaccordo su questioni di politica estera, dallo Yemen e dal Sudan fino al Corno d'Africa, aree in cui hanno sostenuto fazioni rivali. 

Guerra in Iran e rincari, settori più colpiti e impatto su famiglie

Il Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), in collaborazione con Assoutenti, ha analizzato - sulla base dei dati ufficiali Istat - l'andamento di prezzi e tariffe di beni e servizi dallo scoppio del conflitto in Iran fino a oggi. Dallo studio emerge che i rincari non riguardano solo carburanti ed energia e che l’impatto sulle famiglie italiane, a fine anno, potrebbe essere di 24,6 miliardi di euro.

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Lapid dopo briefing con Netanyahu: "Nessun motivo di gettare popolazione nel panico"

Dopo aver incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per un briefing sulla sicurezza, il leader dell'opposizione Yair Lapid ha dichiarato che "non c'è motivo di gettare la popolazione nel panico", criticando implicitamente il premier per aver sostenuto l'esistenza di un complotto pre-elettorale volto ad attaccare Israele. In un post sui social media rilanciato da Times of Israel, Lapid ha affermato: "Le minacce alla sicurezza vanno gestite con professionalità e responsabilità. La sicurezza di Israele e le basi dell'Idf non sono lo scenario adatto per video elettorali". "In ogni caso, le elezioni si terranno regolarmente e nessuno ha scuse per ostacolarle", ha aggiunto. Lapid ha riferito di aver chiesto a Netanyahu di convocare un incontro a cui partecipassero loro due insieme al capo dello Shin Bet e al presidente della Commissione elettorale centrale, "per garantire che tutti siano aggiornati e coordinati in vista delle elezioni".

Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi

A trainare i rincari è soprattutto il gas, in crescita del 13,5%, seguito dall'elettricità con un più 10,1%. L'impatto, però, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio del Paese.

Guerra Iran, rincari per le famiglie: 1,8 miliardi in 6 mesi

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Board of Peace, quali sono i progetti presentati per rilanciare Gaza

A New York il Consiglio di Pace ha presentato un piano da 2,45 miliardi per la ricostruzione della Striscia, frutto di un anno di lavoro con il governo tecnocratico palestinese. Previsti 66 progetti, una base Isf a Rafah e fondi per la polizia e la gestione dei valichi, mentre resta irrisolto il nodo del disarmo di Hamas. Israele ha dato un assenso di principio ma rinvia l'attuazione per la campagna elettorale del 27 ottobre.

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Trump: "Iran si sta comportando molto male"

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che gli iraniani "si stanno comportando molto male". "Non so se si arrenderanno, ma si stanno comportando molto male", ha  aggiunto, rispondendo alle domande dei giornalisti.

Polemiche per Albanese su magazine: "Capi di marchi vicini a Israele"

La questione è stata tirata fuori da un articolo de Il Foglio nel quale si specifica come la relatrice Onu abbia indossato abiti dei brand Loro Piana e Celine, entrambi appartenenti al colosso francese del lusso LVMH, attenzionato dai pro-Pal.

Polemiche per Albanese su magazine: 'Capi di marchi vicini a Israele'

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Al Thani: "Netanyahu ha commesso un genocidio"

Il Primo Ministro del Qatar, Mohammed al-Thani, ha rivelato in un'intervista di essere stato informato dagli Stati Uniti solo mezz'ora prima dello scoppio dell'offensiva in Iran. Ha aggiunto che il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è un "criminale di guerra", affermando che nella Striscia di Gaza si stanno commettendo "crimini di guerra e genocidio".

Idf uccide comandante di Hamas che rapì Noa Argamani il 7 ottobre

L'esercito di Tel Aviv ha annunciato di aver eliminato a Gaza Saher Nidal Latfi Sakr, descritto come un membro di organizzazioni jihadiste internazionali attive nella Striscia. Secondo i militari, avrebbe partecipato all'attacco contro Israele tre anni fa, entrando nel Paese e guidando la motocicletta utilizzata per portare nella Striscia Noa Argamani e Avinatan Or, rapiti dal festival musicale Nova. Ucciso anche un altro leader di Hamas, Ghabain: sarebbe stato coinvolto nel sequestro di nove israeliani.

Idf uccide comandante di Hamas che rapì Noa Argamani il 7 ottobre

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Petrolio, chiude in calo per ripresa flussi in Medio Oriente

Chiusura in calo per i prezzi del petrolio grazie ai segnali di ripresa delle esportazioni di greggio dal Medio Oriente. Il Brent ha ceduto il 2,56% a 102,59 dollari al barile, il Wti ha perso il 3,48% a 89,38 dollari al barile. L'Arabia Saudita ha ripreso le operazioni di carico delle petroliere dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, dopo aver riavviato l'oleodotto East-West - secondo fonti commerciali e dati sulle spedizioni - migliorando così le prospettive per le esportazioni petrolifere dal Medio Oriente. Anche le esportazioni di greggio dai principali produttori mediorientali hanno registrato una ripresa a settembre, attestandosi a 16,328 milioni di barili al giorno: il livello più alto dall'inizio della guerra Usa-Israele contro l'Iran, avvenuto a fine febbraio, come emerso dai dati diffusi lunedì da Kpler. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di non aver offerto nulla all'Iran per porre fine al conflitto, smentendo le notizie di stampa secondo cui sarebbe stato disposto ad allentare le sanzioni e a sbloccare fondi congelati in cambio di misure "concrete" sul programma nucleare iraniano. Oggi i futures sul diesel in Europa hanno registrato un lieve calo, mentre quelli negli Stati Uniti sono saliti dell'1%. Secondo alcune fonti, la Casa Bianca ha esortato l'Unione Europea a utilizzare le scorte di emergenza di diesel per contribuire ad abbassare i prezzi globali. L'amministrazione del presidente Donald Trump ha affermato che diversi Stati membri dell'Ue non hanno rilasciato dalle riserve le quantità di petrolio e prodotti raffinati promesse. Trump sta valutando un allentamento normativo che consentirebbe una vendita più ampia di diesel colorato di rosso (tipicamente destinato a usi agricoli o industriali e soggetto a tassazione ridotta), nel tentativo di ridurre i prezzi in forte ascesa; la misura potrebbe permettere ad alcuni acquirenti di evitare l'imposta federale sui carburanti. La proposta è emersa come principale alternativa a un eventuale divieto di esportazione del diesel. Un sondaggio preliminare condotto lunedi' da Reuters indicava un previsto calo delle scorte statunitensi di greggio e benzina per la scorsa settimana, a fronte di una probabile invarianza delle riserve di distillati.

"Gli Usa condannano l'attacco contro i palestinesi in Cisgiordania"

L'amministrazione Trump è al corrente degli eventi verificatisi nella notte nel villaggio di Jalud, in Cisgiordania, e condanna l'attacco contro i residenti palestinesi. Lo riporta Barak Ravid di Axios, citando un funzionario del dipartimento di Stato. "Condanniamo la violenza criminale perpetrata da qualsiasi parte in Cisgiordania e sosteniamo indagini appropriate, l'accertamento delle responsabilità legali e i procedimenti giudiziari a carico dei responsabili", ha dichiarato il funzionario, aggiungendo che gli Stati Uniti sono in costante contatto con Israele per migliorare la stabilità e la sicurezza in Cisgiordania.

Iran, Trump nega concessioni su sanzioni: "Bufale"

All'Iran "non ho offerto nulla". Lo ha detto Donald Trump smentendo le indiscrezioni riportate da Axios. "Axios ha appena pubblicato la notizia secondo cui Trump avrebbe offerto all'Iran un allentamento delle sanzioni e lo sblocco di fondi congelati. Non è vero. Non ho offerto nulla. La notizia di Axios, come la maggior parte delle altre, è una bufala, diffusa solo per soddisfare la loro sindrome da ossessione patologica per Trump", afferma il presidente.

Iran, Trump nega concessioni su sanzioni: 'Bufale'

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A chi parlavano davvero Netanyahu e Abbas nei loro discorsi all'Onu?

A dare la misura del quadro politico è il fatto che Netanyahu abbia pronunciato il suo discorso dal palco della sala centrale del Palazzo dell'Onu, cioè di un'istituzione verso la quale ha più volte mostrato disprezzo, e che al contrario il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abbas sia stato costretto a intervenire in video. Perché l'amministrazione Usa gli ha negato il visto d'ingresso.

A chi parlavano davvero Netanyahu e Abbas nei loro discorsi all'Onu?

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Guerra in Iran, l'unica arma rimasta a Trump è il tempo

Il conflitto, che sta paralizzando lo Stretto di Hormuz e quindi il mondo, appare a sua volta paralizzato. Nella strategia del presidente americano hanno un peso l'appuntamento delle midterm e i calcoli sugli effetti che avrà la pressione economica esercitata su Teheran, ma il suo temporeggiare ha come conseguenza il protrarsi di una guerra che nei piani iniziali dove essere "lampo".

Guerra in Iran, l'unica arma rimasta a Trump è il tempo

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Iran, Rezaei: "Trump intrappolato in una palude"

Il Segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha affermato che l'Iran ha comunicato agli Stati Uniti le proprie condizioni per la fine della guerra, ma che Trump non è stato in grado di prendere una decisione. Durante un incontro con il vice primo ministro dell'Azerbaigian Shahin Mustafayev, Rezaei ha affermato che il Presidente degli Stati Uniti è "intrappolato in una palude dove non può nè negoziare nè dichiarare guerra", secondo quanto riportato dall'emittente iraniana IRIB. Rezaei ha affermato che Trump, per disperazione, ha fatto ricorso a quello che ha definito un "blocco aereo" dell'Iran. Le sanzioni statunitensi contro le compagnie aeree iraniane hanno di fatto escluso tali compagnie da gran parte dello spazio aereo mondiale.

Ministro Difesa del Pakistan: "Sarebbe utile un accordo con Turchia e Italia sui droni"

La "cooperazione" già in essere in ambito difesa e della produzione militare con la Turchia e con l'Italia potrebbe dare spazio a "sviluppare un accordo trilaterale, nell'ambito del quale i tre Paesi potrebbero produrre anche droni o persino altri armamenti": lo ha detto il ministro della Difesa del Pakistan, Khawaja Muhammad Asif, incontrando la stampa durante una visita a Roma. "Siamo molto avanzati nella tecnologia dei droni e anche in altri sistemi di armamenti. La Turchia è quasi un Paese leader in questo settore e l'Italia è un nome affermato nella produzione della difesa. Quindi potrebbe essere un accordo molto utile, assolutamente", ha aggiunto il ministro pachistano rispondendo a una domanda a riguardo, sostenendo dunque che questa possibilità "non sarebbe da escludere". 

La polizia conferma: "Nessun esplosivo trovato sui van fermati vicino a base della Raf"

L'antiterrorismo britannico conferma che non è stato rinvenuto alcun esplosivo sui tre furgoni fermati domenica vicino alla base della Raf di Fairford, usata anche dagli Usa nella guerra contro l'Iran. "I veicoli sono stati sottoposti a esame approfondito e possiamo confermare che non sono stati trovati ordigni esplosivi, mentre è stato recuperato un quantitativo di carburante", ha detto il dirigente Laurence Taylor. Rispondendo indirettamente alla sorpresa di Donald Trump per il rilascio dei 5 fermati, Taylor ne ha poi difeso le basi legali, precisando che l'indagine comunque prosegue e che sono state perquisite le loro case. 

Ministro Difesa del Pakistan: "L'Italia può svolgere un ruolo costruttivo per la pace nel Golfo"

"L’Italia è un grande Paese, con molta influenza nell’Unione Europea e oltre. Può svolgere un ruolo molto costruttivo nel portare la pace nel Golfo e nel porre fine a questa guerra". Lo ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano Khawaja Muhammad Asif, rispondendo a una domanda sul contributo italiano al conflitto iraniano, durante un incontro con la stampa all’ambasciata del Pakistan a Roma. "Personalmente ritengo che l’Ue debba svolgere un ruolo guida nel portare la pace in Medio Oriente e ovunque vi siano conflitti", ha aggiunto Asif, secondo cui Bruxelles "gode di una fiducia molto maggiore da parte della comunità internazionale rispetto a qualsiasi altro meccanismo".

Ministro Difesa del Pakistan: "Non credo l'Iran abbia intenzione di acquisire armi nucleari"

"Personalmente credo che gli iraniani non abbiano alcuna intenzione di acquisire la capacità di costruire bombe". Lo ha detto il ministro della Difesa pakistano Khawaja Muhammad Asif durante l’incontro con la stampa all’ambasciata pachistana a Roma, rispondendo a una domanda sul ruolo del dossier nucleare nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Asif ha richiamato l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto durante la presidenza di Barack Obama. "Quell’accordo non c’è più e nel conflitto sono entrate nuove dimensioni, che potrebbero essere molto disastrose", ha affermato. Il ministro ha quindi accusato la comunità internazionale di "ipocrisia", poiché mostrerebbe preoccupazione per il programma iraniano ma non, a suo giudizio, per l’arsenale nucleare israeliano, che ha "dimostrato più e più volte di essere una minaccia diretta non solo per il Medio Oriente, ma per il mondo intero". 

Netanyahu deposita maxi-denuncia contro Haaretz e altri media per diffamazione

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha intentato oggi diverse cause per diffamazione contro i media e i giornalisti che hanno pubblicato nei giorni scorsi notizie legate al presunto avvertimento da parte degli Emirati Arabi Uniti e dell'Egitto sul possibile attacco di Hamas prima del 7 ottobre 2023. ''Gli Emirati Arabi Uniti hanno smentito, gli egiziani pure, si tratta di menzogne assolute, che non a caso vengono diffuse proprio alla vigilia delle elezioni da oppositori politici ed elementi stranieri ostili'', comunica l'ufficio del premier Netanyahu in una nota in cui viene diffusa la denuncia contro i quotidiani Haaretz, Yediot Ahronot, Ynet, Channel 12 e altri sei giornalisti israeliani, tra cui Barak Ravid. 

Netanyahu

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Ben Gvir attacca Bono: "Sostenitore del terrorismo"

''Non c'è limite all'ipocrisia dei sostenitori del terrorismo nel mondo. Bono non ha paragonato a Himmler i terroristi di Hamas, ma solo chi difende gli ebrei dal prossimo massacro''. Lo scrive su X il ministro di ultradestra Itamar Ben Gvir, dopo che il cantante degli U2 lo aveva attaccato in una intervista alla rivista Rolling Stones. ''L'attacco di Hamas del 7 ottobre è un crimine efferato, ma sono particolarmente scioccato dalle parole di Itamar Ben Gvir, che ha detto che ci sono persone a Gaza che non meritano di vivere, che non sono nemmeno umane. Questa retorica mi ricorda Himmler. È un ministro del governo e non è in prigione. Perché a Netanyahu serve per mantenere la maggioranza'', ha detto Bono in uno stralcio dell'intervista ripreso dai media israeliani. ''Molte delle persone che hanno ampliato i miei orizzonti, cambiato la mia coscienza, mi hanno fatto ridere, mi hanno spezzato il cuore con le loro canzoni o mi hanno risollevato il morale, sono ebrei. E Ben Gvir sta gettando un'ombra pesante sulla loro religione'', ha aggiunto il cantante. Dal canto suo Ben Gvir ha affermato, "ho una notizia per lui: gli ebrei hanno smesso di scusarsi per il loro diritto di vivere. Possiamo fare a meno della vostra compassione per gli ebrei morti, preferiamo restare in vita e affrontare le vostre critiche''. ''Se avete davvero a cuore gli abitanti di Gaza, aiutateli a trasferirsi in Irlanda. Supplicano di poter emigrare da Gaza. Nel prossimo governo, intendo ricoprire la carica di ministro della Difesa di Israele, combattere il terrorismo senza pietà, incoraggiare l'emigrazione da Gaza e agire con determinazione e forza per proteggere i cittadini di Israele'', ha aggiunto Ben Gvir. 

Iran, ministro Difesa del Pakistan: "Chiara volontà delle parti di trovare soluzione"

"C’è una volontà molto chiara delle parti coinvolte di trovare una via d’uscita" dalla crisi tra Stati Uniti e Iran. Lo ha detto il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Muhammad Asif, durante un incontro con la stampa all’ambasciata del Pakistan a Roma, nel corso della sua visita bilaterale. Rispondendo a una domanda sui negoziati, Asif ha riferito di "un’intensa attività di incontri e scambi di vedute" tra Pakistan, Iran, Stati Uniti e Qatar a margine delle Nazioni Unite. 

Secondo il ministro, "c’è la speranza di rilanciare alcuni degli accordi" raggiunti in precedenza e di dare attuazione alle clausole dell’intesa di Islamabad.  Asif ha evidenziato come, dopo settimane di trattative, "siamo arrivati a una fase in cui una bozza comune è stata firmata da Stati Uniti, Iran e Pakistan". Ha poi affermato che l’accordo è stato accolto favorevolmente da tutto il mondo, "con la sola eccezione di Israele, che ha interesse a proseguire il conflitto". 

Iran, Ghalibaf: "Se non possiamo vendere il petrolio, nessun altro lo farà"

Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture del Medio Oriente se la propria sicurezza sarà messa a rischio, mentre attende da Washington una risposta alla sua ultima proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz. "Devono sapere che, in una regione in cui non possiamo vendere petrolio, nessun altro lo venderà. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro", ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un monito rivolto agli Stati Uniti e ai loro alleati.

Esercito iraniano: "Pronti a operazioni preventive se la minaccia è imminente"

Il portavoce dell'Esercito iraniano, Amir Akraminia, ha affermato che le forze armate della Repubblica islamica sono pronte a condurre operazioni preventive se dovesse emergere una minaccia imminente, dopo aver modificato la propria dottrina passando dalla difesa all'offensiva. Akraminia ha sostenuto che "la situazione attuale non è favorevole per gli Stati Uniti", riferisce Mehr, aggiungendo che "di conseguenza, gli americani potrebbero voler imprimere una svolta per modificare questo scenario e arrivare a compiere un atto di aggressione". Il portavoce ha affermato che già dopo il conflitto contro Israele del 2025, noto in Iran come "la guerra dei 12 giorni", le forze armate di Teheran hanno orientato la loro strategia verso la guerra preventiva. "In questo conflitto abbiamo concretamente attuato tale strategia, colpendo le postazioni di gruppi controrivoluzionari e separatisti nella regione del Kurdistan iracheno", ha sottolineato il portavoce, parlando della guerra in corso con gli Stati Uniti. "Le informazioni in nostro possesso indicano che le basi americane (nella regione mediorientale) hanno riportato danni gravissimi e che la maggior parte di esse non è più nemmeno ricostruibile", ha aggiunto Akraminia, sostenendo che la posizione attuale degli Stati Uniti nella regione "non sia favorevole". 

Media, Netanyahu convoca riunione con il capo dell'opposizione dopo allarme sicurezza

I media israeliani riportano che il premier Benjamin Netanyahu terrà questa sera una riunione di aggiornamento sulla situazione di sicurezza con il leader dell'opposizione Yair Lapid alle 23,30 (22,30 italiane, ndr). L'incontro si terrà nel contesto dell'avvertimento di oggi di Netanyahu secondo cui Israele potrebbe essere attaccato a ridosso delle elezioni del 27 ottobre. Prima dell'incontro con Lapid, al quale parteciperà anche il segretario militare di Netanyahu, il generale Guy Markizano, il premier terrà una riunione del gabinetto ristretto. Channel 11 riporta fonti di sicurezza secondo cui ''si tratta di un aggiornamento di sicurezza di routine''. 

Iran, Trump: "La questione si risolverà molto presto"

La questione iraniana "si risolverà molto, molto presto". Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo intervento a Washington alla presentazione del nuovo portale digitale unificato del governo federale. "L'Iran non avrà un'arma nucleare, e sta fallendo miseramente", ha ribadito Trump, secondo cui "i prezzi del petrolio crolleranno, proprio come prima". "Penso che negli anni a venire verranno scritti libri e si racconterà la storia del nostro Paese, e si dirà che questa è una delle cose più importanti che abbiamo fatto", ha aggiunto Trump.

Iran, Trump sulla guerra: "Verranno scritti libri su questo"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un evento pubblico a Washington, ha celebrato il fatto di aver deciso di attaccare l'Iran. "Penso che negli anni a venire verranno scritti libri. Verra' scritta la storia del nostro Paese e si dira' che quella e' stata una delle cose piu' importanti che abbiamo fatto", ha dichiarato. 

Gaza, funerale di massa nel campo profughi di Nuseirat. VIDEO

Iran, Vance: "Esiste universo in cui raggiungiamo un accordo"

"Esiste un universo in cui possiamo raggiungere un accordo con l'Iran, ma questo richiede che gli iraniani si comportino di conseguenza". Lo ha dichiarato il vicepresidente americano Jd Vance in un'intervista al giornalista Vince Coglianese, sottolineando che il presidente Donald Trump è stato chiaro sulla possibilità di un'intesa con Teheran. 

"Gli iraniani devono rispettare gli impegni presi con gli Stati Uniti - ha aggiunto Vance - Il principio fondamentale, ossia negoziare, ma farlo sulla base delle azioni e non delle parole, guiderà il nostro approccio nei prossimi due mesi".

Iran, Qatar: mediazione in corso con Usa per "avvicinare le posizioni"

Il Qatar continua a fare da mediatore tra Stati Uniti e Iran, trasmettendo messaggi tra le due parti "per costruire un terreno comune, avvicinare le posizioni e arrivare a una soluzione pacifica". Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed Al-Ansari.

Doha sta lavorando per "la de-escalation e il ripristino della piena libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz", al centro delle tensioni tra Washington e Teheran, ha aggiunto il portavoce, secondo cui "il Qatar condanna gli attacchi contro infrastrutture, impianti energetici e navi perché minacciano gli interessi dei popoli e violano i principi del diritto internazionale e del buon vicinato".

Secondo il portavoce, il protrarsi della crisi e dell'instabilità nella regione ha conseguenze anche oltre il Medio Oriente perché "incide sulle forniture di energia, cibo e prodotti industriali e aumenta la pressione sull'economia globale".

Iran, media: "Kuwaitiana la petroliera colpita a Hormuz"

E' una petroliera del Kuwait l'ultima imbarcazione colpita nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l'agenzia iraniana Fars. Le immagini satellitari hanno confermato che la nave è stata attaccata mentre si trovava circa 31,5 km a est di Khasab, sulla costa omanita.

Gli effetti della crisi di Hormuz sull'economia italiana. VIDEO

Iran, analista Teheran: "Possibile tornare ai negoziati ma dipende dalle mosse di Washington"

"Sì, c'è una possibilità di tornare ai negoziati, ma il ritorno al tavolo dipende soprattutto dalle azioni degli Stati Uniti". Lo afferma in un'intervista all'Adnkronos Afifeh Abedi, analista del Centro per la Ricerca Strategica di Teheran, legato al Consiglio del Discernimento, dopo i contatti a margine dell'Assemblea Generale dell'Onu che sembrano aver aperto nuovi spiragli nelle trattative tra Teheran e Washington. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avuto colloqui indiretti con l'inviato americano Steve Witkoff e con Jared Kushner, con la mediazione del Qatar, e ieri Araghchi ha incontrato nuovamente i mediatori qatarioti. Teheran, ha spiegato il ministro, è ora in attesa della risposta americana alle proposte per riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre il dossier nucleare resta il principale punto di distanza tra le due parti. Araghchi ha ribadito che su questo tema Teheran non intende fare passi indietro né mostrare flessibilità.

Proprio Hormuz e nucleare sono, secondo Abedi, i due dossier centrali di un eventuale nuovo negoziato. "Il livello e la portata dell'arricchimento, le scorte di uranio, il monitoraggio e le ispezioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica e il futuro delle infrastrutture nucleari iraniane probabilmente resteranno al centro di qualsiasi negoziato", spiega l'analista. Il terzo nodo è quello delle sanzioni e delle modalità della loro revoca.

Secondo Abedi, l'Iran mantiene una propensione alla diplomazia nonostante la profonda sfiducia accumulata nei confronti di Washington. "Per l'Iran il negoziato non è semplicemente uno strumento per gestire le pressioni economiche e ridurre il rischio di un conflitto più ampio, ma un percorso per creare spazio di manovra nella politica estera e raggiungere un accordo attraverso la costruzione reciproca della fiducia".

Netanyahu: "Grandi risultati ma pressioni per fermarci"

"Abbiamo conseguito risultati straordinari, ma affrontiamo anche enormi pressioni. Pressioni che spingono a fare marcia indietro, a rinunciare ai grandi traguardi raggiunti grazie al coraggio dei nostri soldati. Non permetterò che ciò accada". Lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in un video, ricordando l'eliminazione di "oltre 100 terroristi" a Gaza nelle ultime settimane e le operazioni in Libano, in particolare l'esplosione del sistema di tunnel di Hezbollah nella "cresta di Ali al-Taher". 

Netanyahu: "Segnali che i nostri nemici vogliano attaccarci in vista delle elezioni"

"Abbiamo segnali che, in vista delle elezioni, i nostri nemici cercheranno di attaccarci. Quindi, da qui, dalla base dell'Aeronautica, dal lungo braccio dello Stato di Israele, vi mando un messaggio: non mettetevi contro di noi, né ora né mai, vi raggiungeremo ovunque e in qualsiasi momento". Lo afferma il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un video diffuso dal suo ufficio che lo mostra durante una visita alla base dell'Aeronautica militare di Tel Nof. Ieri era emerso che l'Idf è in allerta massima a Gaza dove, secondo l'intelligence, Hamas starebbe pianificando di rapire un soldato israeliano per il terzo anniversario del 7 ottobre.

Media: ad Abu Dhabi incontro tra Netanyahu e Saddam Haftar

Nella sua visita riservata ad Abu Dhabi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe incontrato anche Saddam Haftar, vicecomandante delle forze della Libia orientale e figlio di Khalifa Haftar. È quanto riferisce Il Foglio, che cita l'ex consigliere di Haftar Mohamed Buisir, secondo cui lo scopo del faccia a faccia era ottenere il sostegno politico di Tel Aviv alla candidatura di Haftar figlio alla presidenza della Libia. Nell'articolo, rilanciato dai media israeliani e arabi, si sottolinea che, venti minuti dopo l'arrivo negli Emirati di Netanyahu, domenica scorsa, è atterrato anche un jet privato Airbus abitualmente utilizzato da Saddam Haftar. Haftar padre, che nel 2019 lanciò un'offensiva per conquistare Tripoli, ha ricevuto il sostegno di Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia, mentre il governo di unità nazionale di Tripoli è stato appoggiato da Qatar e Turchia. Secondo quanto riferito, incontri tra Haftar figlio e funzionari israeliani sono già avvenuti in passato: nel 2021, Haaretz ha rivelato l'arrivo all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per un incontro segreto con il Mossad. E secondo Israel Hayom, nello stesso anno uno dei figli di Haftar ha firmato un contratto con una società israeliana di pubbliche relazioni registrata negli Emirati, in vista delle elezioni presidenziali poi rinviate. Il Foglio spiega che Saddam Haftar sta cercando di organizzare incontri con alti funzionari statunitensi, tra cui il vicepresidente JD Vance, a sostegno del suo ruolo in Libia, tentando al contempo di stringere legami con l'ambasciatrice degli Stati Uniti in Grecia, Kimberly Guilfoyle.

Iran: lettera dei Pasdaran agli americani, 'avete il diritto di conoscere la verità sulla guerra'

"Il popolo americano ha il diritto di conoscere la verità". È il messaggio al centro di una lunghissima lettera aperta che i Guardiani della Rivoluzione dell'Iran hanno indirizzato agli "onorevoli cittadini degli Stati Uniti", in particolare a studiosi, studenti e giornalisti, per esporre la versione di Teheran sulla guerra con Washington e sulle sue conseguenze. Nel documento, i Pasdaran accusano gli Stati Uniti di aver lanciato sette mesi fa una guerra "in violazione del diritto internazionale" contro l'Iran, sostenendo che il conflitto abbia provocato finora più di 3.600 vittime iraniane, la maggior parte delle quali civili, tra cui 400 bambini. Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, gli attacchi avrebbero colpito otto università, tre ospedali e otto scuole. Tra gli episodi citati c'è l'attacco contro la scuola elementare di Minab, che secondo i Guardiani della Rivoluzione ha provocato la morte di 168 studentesse e dei loro insegnanti. 

Nonostante il bilancio delle vittime e delle distruzioni denunciato da Teheran, i Guardiani della Rivoluzione sostengono che Stati Uniti e Israele abbiano subito una "sconfitta schiacciante", mentre l'Iran avrebbe ottenuto una "vittoria decisiva". Una conclusione che il documento collega anche all'enorme disparità tra le capacità militari dei due Paesi. La lettera invita quindi gli americani a interrogarsi sulle ragioni per cui l'Iran avrebbe prevalso nonostante, secondo i Pasdaran, gli Stati Uniti dispongano di un bilancio militare cento volte superiore a quello delle forze armate iraniane e di un arsenale di armi e munizioni enormemente più consistente. Il documento insiste infine sul costo della guerra per i cittadini statunitensi. "Sono i contribuenti americani a dover sostenere il costo delle guerre ingiuste dell'America", scrivono i Guardiani della Rivoluzione, sostenendo che proprio per questo il pubblico americano abbia il diritto di conoscere le informazioni che, secondo Teheran, non gli vengono comunicate.

Media: "Arresto capo sicurezza di Hamas ha fornito informazioni preziose all'Idf"

Secondo i media israeliani, l'arresto di Mu'in al-Arabid, il capo della sicurezza interna di Hamas, avvenuto il 2 settembre, ha fornito a Israele preziose informazioni che hanno contribuito a un'impennata nelle attività di individuazione e uccisione di altri alti funzionari dell'organizzazione terroristica. Al-Arabid venne arrestato a Gaza City e portato in territorio israeliano in un'operazione che ha visto il coinvolgimento anche delle milizie palestinesi che collaborano con Israele dentro la Striscia di Gaza. Questa notte, l'Idf ha ucciso a Gaza City Izz al-Din al-Bik, capo della Brigata di Hamas del Nord di Gaza. Si tratta del terzo assassinio di un comandante di brigata di Hamas dall'11 settembre, portando a tre omicidi di comandanti di brigata su cinque ancora in carica. Al-Bik ricopriva l'incarico da quando Ahmed Randur era stato assassinato da Israele il 10 novembre 2023.

Iran: "Taglia su soldati americani in caso di invasione"

In caso di invasione americana, l'Iran ha stabilito che saranno messe taglie sulla testa dei soldati Usa. A rivelarlo è stato il portavoce dell'esercito iraniano, il generale Mohammad Akrami Nia, riporta il quotidiano iraniano 'Shargh'. L'ammontare della ricompensa è di 5 miliardi di toman (circa 30mila euro) agli uomini e 10 miliardi di toman (circa 60mila euro) alle donne che catturino o uccidano invasori americani. Il piano, ha riferito il portavoce, è stato predisposto dal comandante dell'esercito, il generale Amir Hatami, dopo che nei mesi scorsi molti iraniani avevano contattato lo Stato Maggiore dell'esercito chiedendo di poter contribuire alla difesa del Paese attraverso una sorta di "jihad finanziaria". "Qualora gli americani commettessero un errore di valutazione e procedessero a un'invasione terrestre del nostro Paese, è prevista una ricompensa per coloro che riusciranno a eliminare o catturare gli invasori americani", ha spiegato Akrami Nia. Sebbene uomini e donne iraniani considerino la difesa del Paese un dovere e un onore, la ricompensa è "stata istituita a fini simbolici", ha sottolineato. Previsti anche altri incentivi. Se un cittadino usasse la sua arma personale per difendere il Paese, "l'esercito acquisterebbe l'arma al doppio del suo valore, la esporrebbe nel museo dell'esercito con il nome del proprietario cui sarebbe consegnata in dono una nuova arma". Secondo il portavoce, il piano non sarebbe finanziato dal bilancio dell'esercito, ma da sostenitori esterni definiti "jihadisti finanziari" che si sono offerti di contribuire economicamente alla difesa nazionale.

Ghalibaf: "Nessuno al sicuro se non lo siamo noi"

L'Iran è tornato ad ammonire che nessun paese sarà al sicuro finché non lo sarà l'Iran. "Fatelo sapere sia gli americani sia gli altri paesi: in qualsiasi regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno vendera' petrolio, e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà sicura", ha ammonito Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano aprendo la seduta di oggi.

Ben-Gvir con centinaia coloni a sito Abramo a Hebron

Il ministro israeliano per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, si è presentato questa mattina con centinaia di coloni nel complesso religioso di Abramo a Hebron, in Cisgiordania. Nelle immagini diffuse da al Jazeera, il ministro è arrivato al sito circondato da decine di ultraortodossi. Il complesso è sacro sia per gli ebrei, come Tomba dei Patriarchi, sia per i musulmani come moschea di Abramo. Secondo la tradizione, le sale sorgono sulla grotta di Macpela in cui sono sepolti il patriarca Abramo con la moglie Sara, e dei loro figli Isacco e Giacobbe con le rispettive mogli Rebecca e Lea. Da decenni è centro di aspre e tragiche contese. Nel 1994 compiuto il colono israeliano Baruch Goldstein compì una strage, con 29 fedeli musulmani uccisi. Dopo quell'attentato, il sito è stato diviso: circa il 60% è adibito a sinagoga e sotto controllo israeliano. Il restante 40% è moschea. Le due parti hanno ingressi separati.

Iran, Cremlino: "Non lasci il Trattato di non proliferazione"

La Russia "non vorrebbe che l'Iran lasciasse il Trattato di non proliferazione nucleare", che ritiene "una pietra angolare della non proliferazione di armi nucleari". Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha chiesto "chiarimenti" sulla dichiarazione in materia del Parlamento di Teheran. Peskov ha affermato che Mosaca "tiene conto che i partner della Russia a vari livelli hanno sempre confermato che l'Iran non ha condotto alcun lavoro per lo sviluppo di armi nucleari".

Meloni sente bin Salman: "Focus sulle soluzioni diplomatiche alle tensioni"

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "ha avuto oggi una conversazione telefonica con il Principe Ereditario e Primo Ministro dell'Arabia Saudita, Mohamed bin Salman Al-Saud". Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi, spiegando che la premier "ha prima di tutto voluto esprimere la solidarietà italiana all'Arabia Saudita". I due leader "hanno quindi discusso la situazione nella regione, le possibilità di ridurre le tensioni e di perseguire soluzioni diplomatiche, ribadendo la centralità della libertà di navigazione attraverso Hormuz e Bab-el Mandeb", aggiunge il comunicato. "La conversazione - spiega poi la nota di Palazzo Chigi - ha permesso anche un esame dei rapporti bilaterali e i due leader hanno confermato la volontà di tenere la prima riunione del Consiglio di Partenariato Strategico, in linea con le intese raggiunte durante la visita del Presidente Meloni ad AlUla lo scorso anno".

Pasdaran: "Usa ammettano sconfitta e lascino regione"

Gli Stati Uniti hanno perso la guerra con l'Iran e devono riconoscerlo. A chiederlo è stato il generale Hossein Mohbi, portavoce dei Pasdaran. "L'America non ha altra scelta che ammettere la sconfitta e lasciare la regione, e la nostra campagna si concluderà con questo risultato", ha dichiarato nella conferenza stampa per presentare la lettera aperta di una decina di pagine inviata agli Americani. Il presidente Donald Trump, ha attaccato, "e' un bugiardo" e punta "a depredare il nostro popolo e a dividere la nostra patria". La lettera "al popolo americano ha l'obiettivo di diffondere la verità e non di influenzare le elezioni americane". Tra le "verita'" che i Guardiani della rivoluzione vogliono ristabilire c'e' la natura del proprio programma nucleare. "L'affermazione secondo cui all'Iran mancherebbero solo poche settimane per ottenere un'arma nucleare è la stessa menzogna ripetuta da 25 anni", ha ricordato il generale. "Se davvero l'Iran fosse stato sul punto di acquisire una capacita' nucleare militare, quelle poche settimane di cui si parlava 25 anni fa sarebbero passate da tempo. Oggi vediamo dunque che questa affermazione e' una grande menzogna", ha assicurato.

Opposizione accusa governo Netanyahu per le violenze in Cisgiordania

"La violenza e i pogrom in Giudea e Samaria (Cisgiordania) non avvengono nel vuoto. Quando un governo crea un clima di illegalità e incoraggia gli estremisti a incendiare il territorio, si assume la responsabilità dello spargimento di sangue".  Lo ha scritto su X il leader dei Democratici. Sulla stessa linea il principale avversariodi Benjamin Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre Gadi Eisenkot: "Questa situazione, in cui ognuno fa ciò che vuole, non è un caso né un errore, ma la diretta conseguenza di una politica pericolosa. Una politica che infiamma la zona, danneggia i residenti e mette in pericolo le forze dell'ordine nello svolgimento del loro dovere", ha scritto su X. "Questi gravi atti sono profondamente riprovevoli. Li condanno con la massima fermezza. Una campagna di terrore e violenza non è né morale né ebraica e danneggia la sicurezza di tutti i residenti, nonché il lavoro delle forze dell'ordine", ha aggiunto. Il deputato della Knesset Gilad Kariv ha commentato: "I coloni estremisti agiscono come padroni della terra e alimentano la guerra nei territori. Smotrich e i suoi partner hanno un chiaro interesse a infiammare i territori". Il leader di Blu e Bianco, Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco ha affermato: "I rivoltosi stanno danneggiando lo Stato di Israele e i coloni, la stragrande maggioranza dei quali si oppone a questa follia". 

Nuovi attacchi coloni oggi, Netanyahu "pochi rivoltosi"

Dopo la terribile notte di Jalud, opera secondo il premier Benjamin Netanyahu "di "pochi rivoltosi", non si fermano gli attacchi di coloni nei territori palestinesi. A quanto riporta l'agenzia palestinese Wafa, questa mattina ci sono stati nuovi raid a Sarda, Tira, Beitunia vicino a Ramallah. I coloni hanno assaltato cittadini e veicoli, oltre a mettere cartelli e appendere bandiere israeliane in diversi luoghi. Centinaia di estremisti sono anche entrati sulla Spianata delle Moschee e, "sotto la protezione della polizia israeliana, hanno eseguito rituali, preghiere talmudiche, canti collettivi e applausi" alla moschea di Al-Aqsa, ha raccontato Wafa. Undici giovani sono stati fermati a Gerusalemme Est per avere aggredito un gruppo di palestinesi fuori alla Città Vecchia. Ma è l'offensiva notturna di Jalud, nel nord della Cisgiordania, ad avere suscitato la reazione del governo israeliano, dopo che tre soldati sono rimasti feriti mentre tentavano di far rientrare una famiglia palestinese nella casa da cui erano stati cacciati dai coloni. Tre giovani sono stati fermati per le violenze. Secondo l'Idf, "piu' di 100 rivoltosi israeliani" si sono radunati a Jalud durante la notte, hanno bloccato le strade, dato fuoco a pneumatici e lanciato pietre contro le forze di sicurezza, oltre a incendiare edifici e veicoli palestinesi nel villaggio. Il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha condannato le violenze, ma ha minimizzato la scala di quanto accaduto. "Il piccolo numero di rivoltosi non rappresenta la comunità dei coloni rispettosa della legge in Giudea e Samaria", ha dichiarato in una nota utilizzando come ormai è consuetudine il nome biblico della Cisgiordania. Non solo. I coloni "intralciano le forze nellamloro missione", ha aggiunto. Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Israel Katz. "Di fronte a questa importante attivita' di sicurezza, spicca la gravità delle azioni di una manciata di rivoltosi" che, ha detto, "ostacolano gli sforzi per contrastare il terrorismo palestinese". Secondo i dati della commissione palestinese per la Resistenza al muro e agli insediamenti, i coloni hanno compiuto 628 attacchi nell'ultimo mese, concentrati a Ramallah e nel governatorato di Al-Bireh con 157 attacchi, seguiti da Nablus con 137, Hebron con 120, B

Netanyahu condanna le violenze dei coloni in Cisgiordania

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha condannato le violenze commesse nella notte in Cisgiordania, chiedendo che i responsabili siano perseguiti "nella massima misura prevista dalla legge" dopo che un centinaio di coloni ha attaccato il villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus. Tre soldati sono rimasti leggermente feriti negli scontri. "Pochi rivoltosi non rappresentano la comunità dei coloni rispettosi della legge in Giudea e Samaria", ha affermato Netanyahu in una nota diffusa dal suo ufficio, utilizzando il termine con cui Israele indica la Cisgiordania. Secondo il capo del governo, gli autori delle violenze "recano un grave danno" alla comunità dei coloni e "interferiscono con le nostre forze mentre svolgono la loro missione". Netanyahu ha inoltre espresso il proprio sostegno ai militari israeliani e agli agenti della polizia di frontiera impegnati nelle operazioni di sicurezza. "Sto dalla parte del personale delle Idf e della polizia di frontiera che lavora per contrastare il terrorismo e proteggere la sicurezza", ha dichiarato, chiedendo alle autorità competenti di "perseguire i rivoltosi nella massima misura prevista dalla legge".

Media: "Nessun esplosivo trovato sui van del presunto attacco a base Raf"

Non è stato trovato esplosivo sui tre furgoni fermati domenica in seguito al presunto piano di attacco vicino alla base aerea britannica della Raf di Fairford, usata anche dagli Usa nella guerra contro l'Iran. Lo riporta fra gli altri il Mirror, dopo che fonti anonime citate da altri media avevano escluso il rinvenimento di "esplosivi funzionanti". L'indiscrezione arriva sullo sfondo delle contraddizioni e dei dubbi emersi sull'accaduto e dopo il rilascio ieri a sorpresa su cauzione di tutti e 5 i cittadini britannici - fra i 23 e i 25 anni - arrestati per sospetta "pianificazione di un attacco terroristico" appena il giorno prima.

I pasdaran al popolo americano: "Il vostro governo pensa a Israele e non a voi"

"Gli americani non conoscono la nostra regione e dobbiamo creare una piattaforma per dialogare con loro. Siamo pronti a comunicare con i cittadini americani, e loro comunichino con noi. La priorità del governo Usa è il regime israeliano, non il popolo americano". Lo ha detto il portavoce dei pasdaran, generale Hossein Mohebbi, in un discorso-lettera rivolto direttamente al popolo americano, pronunciato davanti ai giornalisti. Le dichiarazioni sono riportate da Al-Jazeera e da altri media della regione. Nella lettera, che sarebbe lunga decine di pagine, il militare dice di voler parlare in modo "onesto e logico": "Questa è una lettera, non propaganda" ha sottolineato. "Non c'è motivo di avere 800 basi americane in tutto il mondo - ha detto - Il bilancio annuale delle forze armate iraniane rappresenta l'1% di quello delle americane. I governanti degli Stati Uniti non pensano alla propria popolazione; ci sono 39 milioni di americani che vivono al di sotto della soglia di povertà". Molti cittadini statunitensi, ha proseguito, non sono a conoscenza dei "crimini" che starebbe commettendo l'esercito Usa, tra cui il bombardamento di scuole, ospedali, università, moschee e chiese. Questo starebbe compromettendo l'immagine degli Stati Uniti nel mondo. Mohebbi si è chiesto se sia giunto il momento per la leadership statunitense di cambiare la propria politica estera. Ha sostenuto che, se il governo degli Stati Uniti destinasse agli aiuti per i paesi poveri di tutto il mondo il 10% di quanto spende per gli attacchi militari, "gli Stati Uniti diventerebbero un paese benvoluto".

Lettera Pasdaran ad Americani: "Non siamo terroristi"

I Guardiani della rivoluzione hanno preso carta e penna per scrivere direttamente agli Americani e mandare loro un messaggio: "Non siamo terroristi". A riferirlo è stato il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohbi, in una conferenza stampa riportata sull'agenzia Tasnim. "Perche' gli Stati Uniti fanno pressione su altri Paesi affinché dichiarino i Pasdaran un'organizzazione terroristica? I Pasdaran sono davvero terroristi?", ha chiesto Mohbi. "In questa lettera abbiamo spiegato in modo dettagliato e documentato quali siano i fondamenti e la natura del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, come sia stato istituito e quanto sia radicato tra il popolo", ha raccontato. "Abbiamo inoltre sottolineato fino a che punto esso occupi un posto importante nel cuore della popolazione e quanto profonde siano le sue radici tra le masse della nazione", ha aggiunto, "abbiamo illustrato gli ampi servizi che i Pasdaran hanno fornito alla popolazione nei settori dello sviluppo infrastrutturale, della riduzione delle aree svantaggiate e della sanità. Servizi che non hanno beneficiato soltanto il popolo iraniano, ma anche, oltre i confini del Paese, le popolazioni della regione". Dunque, è stata la conclusione, "sulla base di quale argomento e di quale criterio razionale gli Stati Uniti definiscono i Pasdaran un'organizzazione terroristica?".

Folla di ebrei religiosi aggredisce due arabi alla Porta di Damasco a Gerusalemme

Alcuni video girati durante la notte e postati dai media palestinesi mostrano decine di giovani ebrei religiosi che aggrediscono due uomini arabi alla Porta di Damasco, fuori dalla Città Vecchia di Gerusalemme. I due vengono aggrediti, spinti a terra, presi a calci e inseguiti da una folla di persone, numerosi con i vestiti degli ortodossi ebrei. Secondo i media israeliani ci sarebbero stati undici arresti.

Famiglia attaccata dai coloni a Jalud: "Hanno incendiato la nostra casa"

Muhammad Tubasi, la cui famiglia è stata aggredita da un gruppo di coloni israeliani mentre cercava di fare rientro a casa a Jalud sotto la scorta dell'Idf, ha dichiarato al Times of Israel che la sua casa è stata incendiata dalla folla violenta e che i rivoltosi hanno dato fuoco anche alla sua auto aggiungendo che sono riusciti a fuggire senza riportare ferite solo perché i soldati dell'Idf li hanno messi in salvo e trasferiti su un veicolo militare. La famiglia Tubasi è stata sfrattata da un gruppo di coloni dalla propria casa alla fine di luglio, dopo un assedio durato diverse settimane e l'abitazione è stata occupata. Il 6 settembre, l'Alta Corte di Giustizia ha stabilito che lo Stato deve restituire la casa alla famiglia entro due settimane. Ieri sera, le forze di difesa israeliane hanno scortato la famiglia a casa, ma a quel punto i coloni hanno scatenato una rivolta sul posto bloccando le strade, bruciato veicoli e pneumatici, lanciato pietre contro le forze di sicurezza e appiccato il fuoco all'abitazione della famiglia. A causa dei disordini , le forze sono state costrette a evacuare i membri della famiglia dalla zona.

Attacco dei coloni in Cisgiordania, arrestati tre estremisti di cui due adolescenti

La polizia israeliana ha comunicato di aver arrestato finora tre coloni estremisti con l'accusa di aver partecipato alle violenze della scorsa notte contro residenti palestinesi e soldati dell'Idf nel villaggio di Jalud, in Cisgiordania. I primi due fermati sono due coloni di 15 e 17 anni. La polizia ha trovato un passamontagna e una mazza in un veicolo sospetto usato dagli aggressori.

Araghchi: "Mi aspetto oggi risposta ufficiale da Usa"

"Ci sono delle condizioni che sono state sottolineate dalla Guida Suprema, e queste condizioni devono essere attuate affinché lo Stretto di Hormuz possa essere riaperto", ha spiegato Araghchi, secondo quanto riportato dall'agenzia Mehr, "se gli americani affermano di cercare un accordo o una soluzione pacifica, noi abbiamo proposto questa soluzione". Araghchi ha incontrato lunedì i mediatori del Qatar e del Pakistan e ha affermato che le discussioni si sono fatte "più serie" da quando l'Iran ha presentato il suo piano. Gli intermediari del Qatar "hanno presentato delle idee e ne abbiamo discusso. Si apprestano a sollevare nuovamente la questione con la controparte americana, dopodiché ci verrà comunicata la risposta definitiva degli Stati Uniti", ha proseguito il ministro degli Esteri iraniano, "attualmente l'attenzione è concentrata esclusivamente sullo Stretto di Hormuz e la sua riapertura è subordinata al rispetto di determinate condizioni che abbiamo comunicato all'altra parte".

Teheran minaccia infrastrutture petrolio: "Se non vendiamo noi non lo farà nessuno"

"In una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà, e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro". Lo ha detto, nel corso di una seduta, il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf. Riferendosi alle recenti dichiarazioni di Donald Trump, Qalibaf lo ha definito "delirante" e ha descritto le sue parole come "una ripetizione di affermazioni precedenti. Sia gli americani che gli altri Paesi devono sapere, come abbiamo già detto in precedenza, che in una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà, e se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà sicura".

Herzog condanna le violenze dei coloni a Jalud: "Macchia morale"

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha condannato le violenze di un centinaio di coloni estremisti israeliani che durante la notte hanno scatenato scontri e appiccato incendi per impedire che l'Idf facesse rientrare nella sua abitazione una famiglia palestinese di Jalud, in Cisgiordania, che era stata cacciata da un gruppo di ebrei anarchici. "La grave violenza dei rivoltosi nel cuore della notte è un atto estremamente serio che deve essere affrontato con tutto il rigore della legge. Si tratta di una macchia morale, un danno allo stato di diritto e ai nostri valori più basilari come popolo e come Stato".

Teheran: "Nessuna flessibilità su nucleare, sul tavolo c'è solo Hormuz"

"Nego fermamente che l'Iran abbia alcuna flessibilità" rispetto all'accordo sul nucleare, e "al momento l'unica questione ul tavolo è lo stretto di Hormuz". Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, parlando con la stampa del suo paese a New York. Affermazioni diverse da queste, per il ministro, fanno parte di "una campagna di propaganda che è iniziata qualche ora fa su alcuni media che affermavano e attribuivano affermazioni all'Iran". "Posso dire con certezza che l'Iran non ha cambiato in alcun modo le sue condizioni - ha proseguito Araghchi - Le nostre condizioni per un ritorno agli accordi sono chiare, le nostre posizioni sulle questioni nucleari sono altrettanto chiare. Al momento non c'è nessuna concessione in discussione che possa esistere. La nostra posizione è chiara: al momento l'unica questione sul tavolo è lo stretto di Hormuz, e la sua riapertura è legata a una serie di condizioni che abbiamo fatto sapere alla controparte. Invito la gente a non dare peso a queste speculazioni o alla deliberata disinformazione che i media stanno diffondendo".

Idf uccidono un comandante di Hamas a Gaza

Izz al-Din al-Bik, comandante dell'unità settentrionale delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, è stato ucciso da un attacco aereo delle forze armate israeliane a Città di Gaza. Lo confermano fonti palestinesi ad Al Jazeera. Al-Bik è perito insieme a un altro palestinese in un attacco a un ufficio residenziale nel quartiere di Al-Nasr, riferiscono le fonti. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, hanno annunciato ufficialmente l'eliminazione del comandante, che "ha partecipato alla pianificazione di attacchi terroristici contro le nostre forze e ha lavorato al reclutamento di militanti per l'organizzazione", si legge nel comunicato di Tel Aviv. Un terzo palestinese è morto in ospedale dopo essere stato ferito alla testa da fuoco israeliano a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza.

Teheran: 'Ci aspettiamo per oggi una risposta Usa su Hormuz'

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato di attendersi per oggi una risposta ufficiale dagli Stati Uniti alla proposta di Teheran sull'apertura dello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dai media di Stato. I mediatori qatarioti "hanno presentato delle idee e noi le abbiamo discusse. Devono sottoporre nuovamente la questione alla parte Usa, dopodiché la risposta finale degli Stati Uniti ci verrà trasmessa tramite il mediatore qatariota", ha affermato il capo della diplomazia. "I qatarioti sperano che ciò avvenga entro domani (martedì, ora locale)" ha detto Araghchi, che si trova a New York. 

Rubio: 'Teheran vuole apocalisse, non può avere arma nucleare'

La leadership clericale "apocalittica" dell'Iran sta spingendo il Paese verso un "cataclisma", mentre l'amministrazione Trump intensifica la pressione economica su Teheran. Lo ha detto a Fox News il Segretario di Stato Marco statunitense Marco Rubio, spiegando che "l'Iran è governato da religiosi sciiti radicali con una visione apocalittica del futuro. Credono che la loro vocazione religiosa sia quella di innescare gli ultimi giorni del mondo e l'apocalisse. Persone del genere non potranno mai possedere un'arma nucleare, perché la useranno per ricattare il mondo e per uccidere persone. È un rischio inaccettabile".

Idf: 'Oltre 100 israeliani hanno attaccato villaggio in Cisgiordania'

Oltre 100 rivoltosi israeliani hanno partecipato a violenti disordini nel villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus, e tre soldati sono rimasti leggermente feriti negli scontri. Lo hanno riferito i portavoce delle Forze di Difesa Israeliane e della polizia, aggiungendo che i rivoltosi hanno incendiato edifici, dato fuoco a veicoli, bloccato strade, bruciato pneumatici e lanciato pietre contro le forze di sicurezza. Le Idf - hanno aggiunto - hanno cercato di aiutare una famiglia palestinese a tornare nella propria casa nel villaggio, dopo essere stata costretta ad abbandonarla a causa delle molestie subite in passato dai rivoltosi. 

Siria, grave incendio lungo un tratto di gasdotto a Deir ez-Zor

Un grave incendio è divampato lungo il tratto di un gasdotto a sud del capoluogo della provincia orientale siriana di Deir ez-Zor. Lo riporta la televisione pubblica siriana. Secondo l’emittente, le fiamme sono intense e visibili da notevole distanza. Al momento non si segnalano vittime. Le cause del rogo, l’entità dei danni all’infrastruttura e le possibili conseguenze sulle forniture di gas non sono ancora state accertate. Le autorità siriane non hanno ancora rilasciato commenti sull’accaduto. La provincia di Deir ez-Zor ospita importanti giacimenti di petrolio e gas e infrastrutture energetiche, una parte significativa delle quali è stata danneggiata durante la guerra, sebbene le nuove autorità islamiste ne abbiano avviato il parziale ripristino.

Rubio: "Incidente a base aerea Uk ha coinvolto attore straniero"

L'incidente alla base aerea nel Regno Unito ha coinvolto un "attore straniero".Ad affermarlo il segretario di Stato, Marco Rubio che in un'intervista sull'emittente Fox News ha  dichiarato lunedì che il presunto complotto per un attentato dinamitardo nei pressi di una base aerea britannica utilizzata dagli Stati Uniti è opera di un "attore straniero".

"È un caso che vede chiaramente il coinvolgimento di un attore straniero", ha affermato Rubio ha detto nell'intervista  aggiungendo che non avrebbe fornito ulteriori dettagli.

Medio Oriente: due morti in attacchi israeliani. Idf: "Colpito un terrorista"

Due diversi attacchi israeliani nella Striscia di Gaza hanno causato la morte di almeno due palestinesi e ferito diverse altre persone, secondo quanto riferito dai funzionari sanitari dell’enclave. Lo riporta il "Times of Israel".

Nel dettaglio, una donna è rimasta uccisa, mentre suo marito e altre persone sono rimaste ferite in un attacco israeliano sul tetto del loro edificio nella città di Gaza, hanno sostenuto i soccorritori. Nel secondo blitz, nel campo profughi di Nuseirat, nel centro di Gaza, è rimasta vittima una donna e sono state ferite altre persone. L’esercito israeliano sostiene di aver colpito un terrorista a Nuseirat, senza fornire ulteriori dettagli. Non ha rilasciato commenti immediati in merito all’attacco segnalato nella città di Gaza.

Scontri tra coloni e forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania

Nella notte sono scoppiati scontri nel villaggio di Jalud, nella Cisgiordania centrale, tra circa 100 coloni e le forze di sicurezza israeliane, giunte sul posto per far rispettare un'ordinanza dell'Alta Corte di Giustizia che impone lo sgombero dei coloni che a luglio avevano occupato tre case palestinesi alla periferia della città. Lo riporta - come riferisce il The Times of Israel - l'emittente pubblica Kan. Due coloni sono stati arrestati e alcune case sono state incendiate. Le forze di difesa israeliane e la polizia di frontiera - secondo quanto sostengono i media locali - stanno cercando di mettere in sicurezza l'area affinché le famiglie palestinesi sfrattate possano tornare alle proprie case, ma incontrano ancora difficoltà. Sempre nella notte i coloni israeliani - riferiscono media palestimesi - hanno fatto irruzione nel villaggio di Qaryut, nella Cisgiordania settentrionale, aggredendo e ferendo una donna anziana. Un altro attacco di coloni si è verificato nel villaggio di al-Mughayyir: una bomba molotov è stata lanciata contro la finestra di un'abitazione mentre una famiglia dormiva all'interno. Al momento non si segnalano feriti.

Rubio: "Iran esausto da blocco Usa, verso la bancarotta"

L'Iran è un paese con grande potenziale ma ora è esausto dal blocco americano''. cosi' il segretario di Stato americano, Marco Rubio, che in un'intervista all'emittente televisiva Fox News ha aggiunto che il Paese ''è nel caos e si avvia rapidamente verso la bancarotta''. 

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