Regeni, Meloni: "Chiudere i canali con l'Egitto rischia di allontanarci dall'obiettivo"

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"Noi abbiamo utilizzato anche i canali politici e diplomatici con il Cairo, ho un po' il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi", dice Meloni. "Vogliamo sapere chi sono gli assassini", aveva detto Tajani. Intanto le difese dei tre 007 egiziani condannati a 10 anni sono pronte a impugnare la sentenza in Appello 

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"Voglio ribadire la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta che è anche la nostra di verità e giustizia. Lo Stato italiano parte civile nel processo, quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità sulla vicenda". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta all'indomani della sentenza di condanna di tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso a Il Cairo nel 2016.  "La sentenza non è ancora passata in giudicato, quindi tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo . ha aggiunto Meloni parlando alla stampa a Praga con il primo ministro della Repubblica ceca -. Posso dire che in questa ricerca di verità e giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali. Noi abbiamo utilizzato anche i canali politici e diplomatici con il Cairo, ho un po' il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi".

Le parole di Tajani

Sull'argomento in giornata era già intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Vogliamo scoprire chi sono gli assassini di Giulio Regeni", aveva detto tornando sul verdetto sulla morte del ricercatore italiano dopo le polemiche sulle sue parole di ieri. "Sono stati condannati tre uomini non l'Egitto", aveva detto Tajani.  Dichiarazioni definite dall'opposizione "negazioniste e offensive". La segretaria dem Schlein chiede che "il governo faccia rispettare la sentenza". 

Sulle dichiarazioni dopo la sentenza Regeni "io sono stupito dalle polemiche. Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri", ha detto Tajani. "E proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo. Non abbiamo mai mollato e non copriamo nulla. Vale più l'azione diplomatica che il clamore, perché noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane, in ogni incontro, su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni".

"Con la stessa attività diplomatica silenziosa siamo riusciti a riportare in Italia Patrick Zaki - ha proseguito Tajani - e con lo stesso impegno stiamo lavorando per riportare a casa in Italia Nancy Guerra e la sua bambina. Noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità. Siamo il governo, e lo Stato è parte civile del processo, quindi rispetteremo la legge sempre e comunque. Ma ripeto, dobbiamo andare avanti per scoprire la verità, perché la sentenza di ieri è soltanto un primo passo, non ci dice chi sono stati gli assassini di Regeni". 

La difesa degli egiziani verso l'Appello

Intanto il giorno dopo la lettura della sentenza della Corte d'Assise Roma sul caso Regeni, le difese dei tre 007 egiziani condannati nel processo sono pronte a impugnare la sentenza in Appello. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni, quindi tra fine dicembre ed inizio gennaio.

Il ricorso

Il ricorso in secondo grado  potrebbe portare a un nuovo passaggio davanti alla Corte costituzionale, dopo quelli già affrontati sulla questione dell'assenza degli imputati e delle consulenze di parte. I difensori degli ufficiali egiziani intendono infatti chiedere ai giudici di sollevare una questione di legittimità costituzionale riguardo alle norme introdotte dalla riforma Cartabia. In particolare, contestano il fatto che gli avvocati di imputati assenti non possano presentare ricorso senza una procura speciale firmata dagli stessi imputati. Secondo i legali d'ufficio, questa previsione potrebbe entrare in conflitto con il diritto di difesa. La questione rischia quindi di allungare ulteriormente i tempi del procedimento. Stando a quanto filtra, un eventuale processo d'appello potrebbe non iniziare prima di due anni. Un aspetto tutt'altro che secondario, perché si affaccerebbe il tema della prescrizione: per il reato di sequestro di persona, infatti, il termine è di dodici anni dai fatti contestati. Dal canto suo, la Procura attenderà il deposito delle motivazioni per poi decidere se procedere con un eventuale ricorso. Infine, per quanto riguarda le provvisionali disposte ieri e in particolare quella da 150 mila euro in favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, parte civile nel processo, spetterà all'Avvocatura dello Stato procedere con una eventuale richiesta all'autorità egiziane per ottenere il pagamento. 

La polemica politica

Intanto continua lo scontro a distanza tra la famiglia Regeni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici", aveva detto l'avvocata della famiglia Regeni Alessandra Ballerini dopo la sentenza. "C'è la separazione dei poteri, la sentenza è di primo grado: c'è stata una condanna, non è stato condannato l'Egitto, sono state condannate tre persone": aveva risposto a distanza Tajani. "È stato deciso che sono colpevoli, vedremo quello che succederà in secondo e in terzo grado, però c'è stato un omicidio, quindi è stata una cosa non accettabile", aveva aggiunto il vicepremier rispondendo a chi chiedeva se c'era stata collaborazione da parte del governo egiziano: "Noi abbiamo sempre chiesto collaborazione, sono stati condannati e la giustizia farà il suo corso". 

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