La Procura chiede l'ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'uomo che ha materialmente ucciso il ricercatore italiano, e 17 anni e mezzo di carcere per Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. I 4 sono formalmente irreperibili da anni. Il 28enne friuliano scomparve da Il Cairo il 25 gennaio 2016. Il suo corpo senza vita, con evidenti segni di tortura, fu ritrovato il 3 febbraio
Sono passati più di 10 anni, 3.890 giorni per la precisione, da quando il corpo del ricercatore 28enne Giulio Regeni fu trovato senza vita a Il Cairo, in Egitto, con evidenti segni di violenze e torture: era il 3 febbraio 2016. Era stato sequestrato il 25 gennaio. Oggi, 28 settembre, arriva la sentenza della prima Corte d’Assise di Roma, chiamata a decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura nei confronti dei quattro imputati per l’omicidio di Regeni, tutti uomini dei servizi segreti egiziani. Non si sono mai presentati in aula e sono formalmente irreperibili e irrintracciabili da anni, a causa della mancanza di cooperazione egiziana. Per uno di loro, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, ritenuto l'uomo che ha materialmente ucciso il giovane italiano, il pm Sergio Colaiocco chiede l’ergastolo. Gli altri, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr, rischiano 17 anni e mezzo di carcere. La presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura dello Stato, ai quattro imputati ha chiesto un risarcimento di due milioni di euro.
Pm Colaiocco: "Egitto ha deciso di coprire gli aguzzini di Regeni"
Colaiocco, nell’udienza in cui ha formulato la richiesta delle pene (lo scorso 23 giugno), ha parlato di “una verità processuale costruita attraverso prove documentali, prove dichiarative, prove tecnico-scientifiche, riscontri esterni, convergenze indipendenti, verifiche dibattimentali”. Il processo è stato voluto con forza dai pm di piazzale Clodio, contro “il silenzio e le menzogne” dell’Egitto che “ha deciso di coprire e proteggere gli aguzzini”, fornendo versioni di comodo o “veri e propri falsi” e coprendo prove. Per i pm ciò che si giudica “non è la semplice soppressione di una vita umana”, ma “l’esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme” e “il sequestro di una persona sottratta a ogni garanzia”.
Il movente
Il movente, secondo la Procura, starebbe nella "errata percezione di attività di intelligence ostile” da parte di Regeni. “Il sequestro e le successive torture si collocano, in questa prospettiva, come strumenti utilizzati per ottenere informazioni che la vittima non era in grado di fornire. La ricostruzione degli apparati egiziani si rivela, alla luce degli elementi acquisiti, radicalmente infondata. Le stesse modalità della tortura, nella loro durata ed efferatezza, confermano la dinamica persecutoria, sino al tragico esito finale. Ne emerge una responsabilità concorsuale a struttura progressiva, nella quale ogni imputato occupa un ruolo funzionale specifico”, dicevano i pm nella requisitoria di quest'estate.
La difesa degli 007 sostiene che dietro l'omicidio ci siano gruppi terroristici
I difensori dei quattro 007 del Cairo imputati hanno sempre sostenuto che Regeni non fu mai “sequestrato da appartenenti alla National Security, perché non vi era alcun interesse da parte di Al Sisi a rovinare i rapporti con l’Italia”. La vicenda, sostengono, sarebbe invece “opera di gruppi terroristici che operavano in Egitto in quegli anni per ostacolare la politica energetica dell'Italia”.
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Il caso Giulio Regeni
Giulio Regeni era nato a Trieste, il 15 gennaio del 1988. Si trovava a Il Cairo nell’ambito del dottorato che stava svolgendo all’Università di Cambridge: lavorava a un progetto sulle trasformazioni del mondo del lavoro in Egitto e sui sindacati indipendenti egiziani. Era nel Paese dal settembre del 2015. Di lui si perdono le tracce il 25 gennaio 2016, dopo che era uscito di casa per andare in piazza Tahrir, nel giorno del quinto anniversario della rivoluzione egiziana. Scompare nei pressi di una fermata della metropolitana, non lontana dal centro città. Il suo corpo, seminudo e con segni di tortura, viene ritrovato il 3 febbraio lungo la superstrada che collega il Cairo con Giza. Parte subito l’inchiesta delle autorità italiane, parallelamente ai depistaggi: il Cairo avanza varie ipotesi per l’omicidio di Regeni, dall’incidente all’omicidio passionale e lo spaccio di droga. Fino ad arrivare all’uccisione di cinque presunti sospettati dell’omicidio, il 24 marzo 2016.