Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta per morte padre: Meloni nella "lista nera"

Un quotidiano di Teheran ha pubblicato l'elenco dei "responsabili" della morte dell'ayatollah: tra loro anche il premier italiano. E l'ambasciatore iraniano all'Onu ha chiarito che, se Washington continuerà ad attaccare, Teheran non si considererà più vincolata all'Accordo di Islamabad

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Un quotidiano iraniano ha pubblicato la "lista nera" di quelli che vengono considerati i responsabili dell'uccisione della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei: tra loro, oltre a Trump e Netanyahu, che hanno un mirino disegnato sulla fronte, c'è anche il premier italiano, Giorgia Meloni, in abiti arancioni da galeotto. Poche ore prima il figlio di Khamenei, Mojtaba, aveva promesso vendetta per il padre, sostenendo che è una richiesta della nazione e "deve certamente" avere luogo.

Sul fronte della guerra con gli Usa, Teheran rivendica di aver rispettato gli impegni sul cessate il fuoco e accusa Washington di aver violato il memorandum d'intesa. Secondo fonti statunitensi, l'Iran avrebbe ammesso che gli attacchi alle navi mercantili nello Stretto di Hormuz sono stati compiuti da "estremisti fuori controllo". Gli Stati Uniti chiedono ora un impegno pubblico sulla sicurezza della navigazione e sullo stop agli attacchi. Resta in salita anche il confronto sul programma nucleare iraniano, con l'amministrazione americana che si mostra pessimista sulla possibilità di un accordo. E l'ambiasciatore iraniano all'Onu spiega: "Teheran non si riterrà più vincolata dall'accordo se gli Usa attaccano ancora".

Gli approfondimenti:

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Russia e Iran, killer e spie reclutati online: cosa sono i 'proxy'

Da tempo c'è il sospetto che Mosca e Teheran utilizzino "proxy" per atti  terroristici: una rete fatta di reclutatori online, piccoli criminali e  adolescenti (e secondo l'Europol anche sempre più spesso la criminalità  organizzata) contattati su Telegram e pagati poche centinaia di dollari  per incendi, sabotaggi, pedinamenti e perfino omicidi. Senza sapere chi  colpiscono né perché. Un modello sempre più ricorrente, con tanto di  tariffario. Ecco come funziona.

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Migliaia manifestano a Tel Aviv contro Netanyahu

Migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione in piazza Habima a Tel Aviv per protestare contro il governo, organizzata dal Movimento per un Governo di Qualità. Inbar Goldstein, residente di Kfar Aza, ha dichiarato: "Sono la sorella di Nadav e la zia di Yam, assassinati nella strage del 7 ottobre nella loro casa nel kibbutz. Sono la cognata di Chen e la zia di Agam, Gal e Tal, rapiti e rilasciati dopo 51 giorni. Sono la figlia di Varda e David, la cui casa è stata rasa al suolo. La nuova Kfar Aza viene costruita sulle rovine della verità. La continua richiesta di istituire una commissione d'inchiesta statale è il giusto passo verso una nuova realtà in Israele. Purtroppo, il governo, prepotente e narcisista, manca di rispetto ai suoi cittadini e, durante la nostra guerra più fatale, è impegnato in un'offensiva legislativa, in un discorso divisivo e meschino e in una cinica lotta per la sopravvivenza politica. Meritiamo veri servitori dello Stato".

Stretto di Hormuz, piano di Iran e Oman per introdurre pedaggi

Iran e Oman lavorano ad un piano che prevede la riscossione di un   pedaggio dalle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, nonostante   le obiezioni degli Stati Uniti. A rivelarlo, citando un funzionario   iraniano e quattro diplomatici a conoscenza della questione è il New  York Times, che sottolinea come "la decisione di attaccare l’Iran il 28  febbraio  abbia prodotto cambiamenti di vasta portata e inaspettati in  Medio  Oriente. Prima della guerra, lo Stretto di Hormuz era una rotta   marittima internazionale tra Iran e Oman che le navi percorrevano   liberamente, trasportando petrolio e gas dal Golfo Persico al resto del   mondo". Teheran ha poi di fatto bloccato il passaggio marittimo,  facendo  impennare i prezzi dell’energia. E da allora, i funzionari  iraniani  ribadiscono la loro intenzione di monetizzare il passaggio  attraverso lo  Stretto.

Stretto di Hormuz, piano di Iran e Oman per introdurre pedaggi

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Media: Oman propone accordo per due corridoi in Stretto Hormuz

L'Oman avrebbe elaborato una proposta per gestire il traffico nello Stretto di Hormuz attraverso due rotte controllate separatamente. Lo scrive la Cnn, citando una fonte a conoscenza dei colloqui. Secondo l'accordo, che deve ancora essere finalizzato, entrambi i corridoi rimarrebbero aperti: il Corridoio Meridionale, attraverso le acque territoriali dell'Oman, consentirebbe la libera navigazione secondo le condizioni pre-belliche, mentre le navi che transitano nel Corridoio Settentrionale, attraverso le acque territoriali iraniane, avrebbero bisogno dell'approvazione dell'Iran, anche se nell'ambito dell'accordo non sarebbe imposto alcun tipo di pedaggio. Oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato il suo omologo omanita, Sayyid Badr Albusaidi, a Muscat, e i due hanno discusso i meccanismi per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, aggiunge l'emittente Usa.

Chi detiene il potere negli Stati Uniti?

Un recente sondaggio di YouGov ha analizzato come l’opinione pubblica   percepisce la distribuzione del potere nella società statunitense e cosa  significa essere “potenti”. Il gruppo che emerge nettamente come il più potente è quello dei miliardari. Alcune opinioni cambiano però sensibilmente in base all'orientamento politico degli intervistati.

Chi detiene il potere negli Stati Uniti?

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Valditara: "Siamo con la premier, le minacce non ci intimidiscono"

"Siamo tutti con il nostro presidente Giorgia Meloni, le minacce non ci intimidiscono". Lo scrive sui social il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.

Usa lavorano per coordinamento militare con Israele-Libano

Gli Stati Uniti stanno lavorando per stabilire un meccanismo di coordinamento militare tra Libano, Israele e CENTCOM. Lo scrive Al Arabiya, che cita fonti anonime. 

Tajani: "Massima solidarietà a Meloni, che certamente non si fa intimidire"

"Massima solidarietà a Giorgia Meloni, che certamente non si fa intimidire". Così il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commenta la notizia della pubblicazione su un giornale iraniano del nome e della foto del presidente del Consiglio italiano tra le personalità che devono "attendersi la vendetta iraniana". 

Teheran e Muscat proseguiranno colloqui su Hormuz

L'Oman e l'Iran hanno concordato di proseguire i colloqui tecnici e politici per raggiungere un accordo sulla navigazione dello Stretto di Hormuz nel rispetto del diritto internazionale. Lo scrive l'agenzia di stampa statale dell'Oman. Il comunicato afferma che le due parti "hanno tenuto colloqui a Muscat in merito alla navigazione nello Stretto di Hormuz per garantirne la sicurezza e la liberta' alla luce dei fatti e delle implicazioni derivanti dai recenti sviluppi".

Salvini: "Solidarietà a Meloni, Italia non si lascia intimidire"

"Chi attacca Giorgia Meloni attacca tutti noi. A lei totale solidarietà e vicinanza. E ferma condanna per le minacce che arrivano dall'Iran. L'Italia non si lascia intimidire". Lo scrive il segretario della Lega Matteo Salvini su X.

Foti: "Infondate e inaccettabili le accuse a Meloni"

"Esprimo la piena solidarietà al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel mirino di un quotidiano vicino alle autorità iraniane che pubblica la sua immagine associandola ai responsabili della morte dell'Ayatollah Ali Khamenei. L'avvenuta pubblicazione della fotografia della Presidente del Consiglio, in uniforme arancione da carcerata, altro non rappresenta che una meschina modalità volta a diffondere messaggi di odio e di violenza. Ma deve essere chiaro a tutti che colpire, anche solo attraverso la stampa, il capo del Governo italiano significa colpire l'Italia, le sue istituzioni e i valori di libertà propri della nostra Nazione. A fronte di simili accuse, ci attendiamo la piena solidarietà di tutte le forze politiche italiane a Giorgia Meloni, essendo auspicabile che tutti abbiano piena repulsione per le ignobili istigazioni alla violenza del giornale iraniano". Così il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti. 

Giuli: "Solidarietà a Meloni, chi colpisce lei colpisce l'Italia"

"Esprimo profondo sconcerto per il gravissimo attacco rivolto da un quotidiano iraniano al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A lei vanno la mia piena solidarietà e vicinanza. Colpire il premier italiano significa colpire le Istituzioni della Repubblica e l'intera Nazione. È dovere di tutti, al di là di ogni appartenenza politica, esprimere una ferma e unanime vicinanza di fronte a un episodio platealmente minaccioso e inaccettabile". Lo afferma il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

La Russa: "Solidarietà a Meloni per le minacce dall'Iran"

"Esprimo la mia convinta solidarietà al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, inserita in una lista nera dal quotidiano iraniano Hamshahri, accompagnata da messaggi di aperta minaccia. Si tratta di un episodio che colpisce non solo la persona del presidente del Consiglio, ma i valori democratici e le istituzioni che lei rappresenta. Ogni forma di intimidazione, di incitamento alla violenza e di propaganda dell'odio deve essere condannata con la massima fermezza. In questo momento è fondamentale che l'Italia resti unita nel difendere i principi di libertà, democrazia e rispetto delle istituzioni. A Giorgia Meloni va la mia piena vicinanza e solidarietà". Lo dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica.

Iran-Usa, tutto ruota (sempre e ancora) attorno a Hormuz

La ripresa degli attacchi Usa all’Iran e la rappresaglia iraniana su   Kuwait e Bahrein aprono molti interrogativi. Il piano di pace è   archiviato? Come reagiranno mercati energetici e prezzi del petrolio?   Tra le tante incognite e le incertezze legate anche alla volatilità   delle parole del presidente americano, c'è un elemento che pare chiaro:   al centro degli ultimi sviluppi continua a esserci il destino dello   Stretto, arma potentissima nelle mani dei Pasdaran e stella polare  della  diplomazia statunitense.

Iran-Usa, tutto ruota (sempre e ancora) attorno a Hormuz

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Meloni in lista nera, solidarietà di La Russa, Giuli, Fontana e Foti

Dopo la pubblicazione della foto di Giorgia Meloni nella "lista nera" iraniana, diversi sono stati gli attestati di solidarietà giunti al premier. Tra questi, quelli del presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui  "ogni forma di intimidazione, di incitamento alla violenza e di propaganda dell'odio deve essere condannata con la massima fermezza". Sconcerto ha invece espresso il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, mentre ha parlato di "grave e inquietante rappresentazione" il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Per il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, invece, la foto è "una meschina modalità volta a diffondere messaggi di odio e di violenza".

Il Libano conferma partecipazione ai colloqui di Roma con Israele

Un funzionario libanese conferma la partecipazione del Paese ai colloqui con Israele a Roma.

Dal revolver di Erdogan alla schiava per la Regina Vittoria: i regali diplomatici più assurdi

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha regalato ai leader NATO un revolver. Che però non è certo il regalo diplomatico più curioso: nel corso dei secoli re, presidenti e governi si sono scambiati animali esotici, oggetti improbabili, simboli culturali, prodotti tecnologici e in un caso perfino una schiava. Eccoli tutti.

Dal revolver di Erdogan alla schiava per Vittoria, i regali più strani

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Quotidiano Iran, Meloni nella lista nera dei responsabili della morte di Khamenei

Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di "lista nera" con le foto dei presunti responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei, tra cui la premier Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata, nel giorno in cui è stato diffuso il messaggio scritto dal figlio Mojtaba che minaccia "vendetta" contro gli assassini del padre. L'immagine pubblicata da Hamshari, giornale di proprietà del comune di Teheran, mostra tra gli altri il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un bersaglio in fronte.

L'immagine, pubblicata con il titolo "La vendetta è inevitabile", ritrae anche il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il segretario statunitense alla Difesa Pete Hegseth, oltre al segretario agli Esteri Usa Marco Rubio e al comandante del Comando centrale (Centcom) Usa Brad Cooper. Figurano anche Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, e altri due israeliani: il Capo di Stato maggiore dell'esercito Eyal Zamir e il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. Chiudono la lista il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer. "I criminali si porteranno nella tomba il desiderio di una morte tranquilla", recita il sottotitolo.

Anche Giorgia Meloni nella "lista nera" iraniana per la morte di Khamenei

Anche Giorgia Meloni nella "lista nera" iraniana per la morte di Khamenei

Libano, carri armati israeliani avanzano a Beit Yahoun

Tre carri armati israeliani, accompagnati da diversi bulldozer, stanno avanzando nella periferia orientale di Beit Yahoun, in Libano. Lo riportano i media statali di Beirut. Inoltre, le forze israeliane hanno appiccato incendi a Houla, nel sud del Libano, danneggiando case e ulivi, ha riferito l'agenzia stampa Nna. Altre case sono state fatte saltare in aria dai militari israeliani nel distretto di Nabatieh. 

In corso colloqui con Oman e Qatar a Muscat su Hormuz

Il sito di notizie americano Axios ha rivelato che sono in corso colloqui tra l'Iran e il Sultanato dell'Oman per annunciare una garanzia di piena e libera navigazione nello Stretto di Hormuz centrale. Secondo Axios, Iran e Oman stanno discutendo una possibile dichiarazione per aprire il passaggio centrale dello Stretto di Hormuz alle navi, e i negoziatori del Qatar stanno partecipando ai colloqui a Muscat. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e' arrivato in Oman, Paese che sta svolgendo un ruolo di mediazione per porre fine alla guerra.

Libano, un morto e 4 feriti in attacco israeliano ad al-Mansouri

Una persona è morta e altre quattro sono rimaste ferite negli attacchi israeliani su al-Mansouri, nel Sud del Libano. Lo riporta l'emittente libanese Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah.

Arrestati 4 coloni israeliani per attacco a giornalisti

Secondo la polizia israeliana, quattro coloni sono stati arrestati in seguito a un attacco contro la CNN e altri giornalisti nella Cisgiordania occupata. I giornalisti si trovavano vicino al villaggio di Sinjil, a nord di Ramallah, per seguire le commemorazioni del primo anniversario dell'uccisione di Saif Musallet, un palestinese-americano, avvenuta lo scorso luglio, picchiato a morte da coloni ebrei. Pochi minuti dopo essere arrivati sul luogo in cui Musallet è stato ucciso, i coloni israeliani hanno fatto irruzione nella zona. Mentre la troupe della CNN e altri giornalisti cercavano di  andarsene, un gruppo di quattro coloni ha bloccato la strada con la propria auto, impedendo ai veicoli di proseguire. I quattro coloni brandivano bastoni di legno e metallo e pietre. Uno di loro ha estratto un coltello e ha tentato di forare gli pneumatici del veicolo della CNN. I coloni hanno quindi iniziato a saltare sul veicolo che seguiva quello della CNN, sul quale si trovava un altro gruppo di giornalisti, e hanno mandato in frantumi il parabrezza. Un altro gruppo di coloni ha cercato di bloccare un'altra via d'uscita prima di inseguire i giornalisti verso la città di Sinjil. Quando gli agenti di polizia e i soldati israeliani sono arrivati sul posto, la polizia ha dichiarato di aver arrestato quattro sospetti prima di individuare il loro veicolo nelle vicinanze. All'interno del veicolo sono stati sequestrati bastoni e un coltello, ha aggiunto la polizia.

Dal revolver di Erdogan alla schiava per la Regina Vittoria: i regali diplomatici assurdi

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha regalato ai leader NATO un revolver. Che però non è certo il regalo diplomatico più curioso: nel corso dei secoli re, presidenti e governi si sono scambiati animali esotici, oggetti improbabili, simboli culturali, prodotti tecnologici e in un caso perfino una schiava. Eccoli tutti.

Dal revolver di Erdogan alla schiava per Vittoria, i regali più strani

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Media: "Diversi palestinesi feriti da Idf durante attacco coloni"

Diversi palestinesi sarebbero rimasti feriti a causa dei colpi d'arma da fuoco e delle misure antisommossa delle Forze di difesa israeliane (Idf) nel mezzo di un attacco di coloni contro il villaggio di Mughayyir in Cisgiordania. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa, riportando che i coloni e delle truppe israeliane hanno attaccato un'abitazione nel villaggio: nel corso dello scontro un uomo è stato colpito alla coscia, altri due da proiettili di gomma, un bambino è rimasto ferito da una granata stordente e una persona è stata arrestata dalle Idf.

Cisgiordania, deputato Usa dem bloccato per 90 minuti da coloni israeliani armati

Il deputato americano Ro Khanna è stao trattenuto per oltre un'ora da un gruppo di coloni israeliani armati mentre il democratico, che sta valutando la candidatura alla Casa Bianca nel 2028, stava visitando le rovine di Khibert Zanuta, un piccolo villaggio palestinese nel sud della Cisgiordania abbandonato dopo l'aumento degli attacchi da parte dei coloni e distrutto. Lo riporta il New York Times, citando il deputato che  racconta la paura provata quando uomini armati hanno bloccato la strada di uscita dal villaggio. I coloni - riporta ancora il Times - hanno iniziato a provocare il deputato e il suo team, pronunciando insulti in ebraico e in arabo e dando calci alle ruote del pulmino a bordo del quale viaggiava il gruppo. A questo punto, sono arrivate due auto di militari israeliani e Khanna ha pensato che fossero lì per aiutarlo a passare, ma invece i soldati si sono messi a chiacchierare e fumare con i coloni e dopo che questi sono andati via, hanno spostato una macchina per bloccare la strada. 

New York Times: "Attacchi e accordo preliminare falliti, Trump ha un piano C?"

"I bombardamenti e l'accordo preliminare non hanno funzionato. Trump ha un piano C?". E' la domanda che si pone il New York Times in un'analisi della situazione in Iran, notando come l'amministrazione sembra aver abbandonato l'approccio del "bastone e della carota" ed essere tornata a preferire la linea dura senza concessioni. Se Trump ha un piano C ancora non lo ha fatto trapelare. Quello che sembra evidente è che l'amministrazione appare tornata alle sanzioni e ai bombardamenti, che Trump ha definito devastanti ma che si sono tradotti dello stallo. 

Iran: "Non più vincolati da accordo se Usa attaccano ancora"

L'Iran non si considerera' piu' vincolato dall'accordo con gli Stati Uniti se Washington continuera' ad attaccarlo. Lo ha dichiarato Ali Bahreini, ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, riporta la televisione statale di Teheran Irib. "Se gli Stati Uniti continueranno a violare i propri obblighi ai sensi dell'Accordo di Islamabad, l'Iran non si considerera' piu' vincolato dagli impegni assunti in base a tale accordo", ha affermato il diplomatico. 

Axios: "Negoziatori del Qatar ai colloqui fra Iran e Oman a Muscat su Hormuz"

I negoziatori del Qatar sono a Muscat e partecipano ai colloqui fra Iran e in Oman con al centro lo Stretto di Hormuz. Le parti stanno discutendo di una possibile dichiarazione sulla piena apertura della 'corsia centrale' nello Stretto di Hormuz (situata in acque internazionali) per un transito completo e libero. Lo riporta Axios citando alcune fonti. Gli Stati Uniti hanno chiesto all'Iran di rilasciare entro oggi una dichiarazione pubblica in cui si precisa che lo Stretto di Hormuz è aperto e in cui Teheran si impegna a smetterla di sparare alle navi commerciali. Se l'Iran non lo farà ci potrebbero essere conseguenze, ha avvertito un funzionario americano. 

Media: "Raid aerei Idf contro Mansouri"

Israele avrebbe lanciato due ondate di raid aerei contro la città di Mansouri, nel distretto di Tiro, colpendo diversi quartieri residenziali. Lo rende noto l'Agenzia di stampa nazionale libanese (Nna), e lo riportano altri media internazionali. Il Times of Israel scrive che le Forza di difesa israeliane (Idf) non hanno ancora rilasciato alcun commento a riguardo.

New York Times: "Deputato americano bloccato dai coloni in Cisgiordania"

Il deputato democratico Ro Khanna è stato bloccato dai coloni israeliani in Cisgiordania mercoledì scorso mentre visitava Khirbet Zanuta, un piccolo villaggio palestinese abbandonato. Mentre era a bordo della sua auto, Khanna e il suo staff sono stati avvicinati da alcuni uomini armati che li hanno insultati in ebraico e in arabo, prendendo a calci gli pneumatici del loro minibus. Poco dopo sono arrivate due auto dell'esercito israeliano che Khanna pensava fossero sul posto per agevolare il passaggio. Invece i soldati - riporta il New York Times - si sono fermati a parlare e fumare con i coloni, e poi hanno spostato un'auto per bloccare il passaggio. "Mi sono sentito impotente. Immaginate come si sentono ogni giorno i palestinesi sotto occupazione se sono riusciti a far sentire impotente un membro del Congresso americano per 90 minuti", ha raccontato Khanna, papabile candidato alle presidenziali del 2028. L'incidente arriva mentre il sostegno a Israele da parte degli americani è in calo, soprattutto fra i democratici. "Andrò in ogni angolo d'America, a prescindere dal fatto che mi candidi o meno, per raccontare quello che sta accadendo in Cisgiordania", ha assicurato. A Khanna è stato consentito di proseguire il suo viaggio solo dopo aver contattato l'ambasciata americana e la polizia israeliana.

Giornalisti Cnn attaccati da coloni in Cisgiordania, arrestati quattro sospetti

La polizia israeliana ha arrestato quattro coloni che poco fa hanno bloccato e danneggiato un'auto della Cnn nel villaggio palestinese di Sinjil, in Cisgiordania, a nord di Ramallah. Secondo Ynet, i giornalisti hanno contattato l'Idf, che è intervenuto sul luogo e ha fermato i sospetti che sono poi stati consegnati alla polizia. Il portavoce della polizia riferisce che durante la perquisizione dell'auto dei coloni, gli agenti hanno trovato dei bastoni e un coltello e i quattro arrestati sono stati trasferiti alla stazione di polizia di Binyamin per essere interrogati. ''La polizia israeliana e l'Idf considerano con la massima severità qualsiasi atto di violenza o danni alla proprietà contro membri dei media nello svolgimento della loro professione e continueranno ad agire con decisione per indagare su tali incidenti e assicurare i responsabili alla giustizia'', afferma il portavoce della polizia in una nota.

Scontri tra coloni e palestinesi a est di Ramallah, Idf interviene

Questa mattina nel villaggio di Al-Mughayyir, a est di Ramallah, un palestinese è stato ferito a una gamba da colpi d'arma da fuoco, altri due sono stati feriti da proiettili di gomma e un bambino di 10 anni è stato colpito alla testa da una granata stordente dell'Idf. Lo riporta l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Coloni israeliani in mattinata hanno liberato un loro gregge su terreni di proprietà palestinese a sud del villaggio, causando ingenti danni a coltivazioni e alberi e provocando degli scontri. Il portavoce dell'Idf riferisce che ''i soldati sono arrivati in seguito alla segnalazione di uno scontro tra alcuni palestinesi e civili israeliani. Durante lo scontro, i palestinesi hanno lanciato pietre contro i civili israeliani e, giunti sul posto, i soldati sono intervenuti per disperdere la folla". "Dopo aver identificato diversi sospetti che lanciavano pietre da un'abitazione della zona, i soldati sono entrati nel complesso per perquisirli. Successivamente, è scoppiato un secondo scontro violento in un altro punto del villaggio, durante il quale alcuni palestinesi a volto coperto hanno lanciato pietre contro i soldati. Le truppe hanno aperto il fuoco contro un sospetto. Un palestinese è stato arrestato e tutti gli assembramenti sono stati dispersi''.

Media, attacco Idf nel villaggio Mansouri nel sud del Libano

I media libanesi riportano di un attacco israeliano avvenuto poco fa nel villaggio di Mansouri, vicino a Tiro, nel sud del Libano. 

Cbs, ai colloqui in Oman non ci sarà la delegazione americana

Al tavolo delle trattative in Oman non ci sarà la delegazione Usa, secondo quanto riferito da un funzionario del Qatar a Cbs che, in precedenza, aveva riferito che le delegazioni statunitense e iraniana si erano recate in Oman oggi per continuare i negoziati sulla situazione dello Stretto di Hormuz. A Muscat è invece arrivato il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi. "Finora l'Iran ha mantenuto la parola data, a differenza del cosiddetto segretario del Tesoro statunitense, che sta violando il nono paragrafo del memorandum d'intesa. Questa violazione si aggiunge ad altre infrazioni e passi errati compiuti dagli Stati Uniti", ha scritto Araghchi su X.

Libano, delegazione Usa a Beirut per discutere ritiro Israele

Una delegazione militare statunitense ha incontrato l'esercito libanese a Beirut per discutere l'attuazione del ritiro israeliano da una delle due "zone pilota" nel territorio occupato, secondo quanto ha detto all'Afp un funzionario militare libanese. Le discussioni fanno seguito all'accordo quadro raggiunto il 26 giugno, secondo cui Israele si ritirerà gradualmente dalle aree del sud del Libano che occupa come parte della sua campagna militare contro Hezbollah e l'esercito libanese assumerà il pieno controllo delle due piccole aree. "La delegazione militare americana è arrivata e ha iniziato gli incontri con il comando dell'esercito libanese per discutere i meccanismi di attuazione della prima zona pilota da cui gli israeliani si ritireranno, permettendo il rispiegamento dell'esercito libanese", ha detto il funzionario, chiedendo l'anonimato. "Questo è l'obiettivo principale che la delegazione militare americana porta in Libano... si tratta della traduzione e dell'attuazione dell'accordo quadro", ha aggiunto.

Guardie Rivoluzionarie Iran: "2 membri forze sicurezza uccisi a Mashhad"

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno reso noto in un comunicato che  due membri dei Basij (la milizia legata al corpo) — impegnati in  pattugliamenti per mantenere l'ordine e la calma a Mashhad — sono stati  uccisi giovedì nella città iraniana nord-orientale, lo stesso giorno in  cui si sono svolti i funerali dell'ex leader Ali Khamenei. Secondo la  nota, citata dall'agenzia Tasnim, durante l'attacco — avvenuto a 15 km  dal santuario dell'imam sciita Reza, dove Khamenei è stato sepolto quel  giorno — un uomo è rimasto ferito ed è stato trasportato in ospedale; il  comunicato ha inoltre aggiunto che "gli autori del crimine saranno  puniti".

Libano: attacchi aerei israeliani su Al-Mansouri

Sono in corso attacchi aerei israeliani sulla citta' di al-Mansouri, nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale. Lo riferisce Al Jazeera.

Guida Suprema Mojtaba: "La vendetta per Ali Khamenei deve essere compiuta"

"Questi criminali, i cui nomi sono elencati dal più basso al più alto  rango, porteranno con sé nella tomba il desiderio di una morte serena  nel proprio letto. Devono sapere che questo non dipende da me o da altri  funzionari. Che saremo vivi o meno, questo obiettivo sarà raggiunto e  presto le persone libere in tutto il mondo adempiranno ciascuna a una  parte di questa missione divina", ha affermato il leader, citato dalla  televisione di Stato. In un altro passaggio del suo messaggio, Mojtaba  Khamenei ha voluto "esprimere sincero apprezzamento per la presenza di  decine di milioni di persone, che sono straordinarie, che stanno  sconfiggendo i nemici nelle città e nei villaggi dell'Iran e dell'Iraq,  specialmente a Teheran, Qom, Najaf, Karbala e Mashhad" ai funerali di  Ali Khamenei.

Iran, Mojtaba Khamenei: "Partecipazione storica ad addio a mio padre"

"Decine di milioni" di persone hanno partecipato alle cerimonie in Iran e  Iraq per l'ultimo saluto ad Ali Khamenei. E' quanto sostiene il  messaggio attribuito a suo figlio e nuova Guida Suprema dell'Iran,  Mojtaba Khamenei. "In questa occasione, desidero esprimere la mia  gratitudine per la partecipazione di decine di milioni di persone",  afferma il messaggio di cui dà notizia l'agenzia iraniana Fars. Il  testo, attribuito a Mojtaba Khamenei, parla di partecipazione  "straordinaria" e "storica" nelle città iraniane e irachene in cui si è  tenuto l'ultimo saluto ad Ali Khamenei. Nel testo è contenuta la  promessa di "vendicare il sangue innocente" di Ali Khamenei.

Mojtaba Khamenei: 'vendicare mio padre è volere della Nazione'

"La vendetta è ciò che chiede la nostra Nazione e deve assolutamente avere luogo", afferma il messaggio diffuso dall'agenzia iraniana Fars e attribuito a Mojtaba Khamenei, che non si è mai fatto vedere in pubblico - né in video - da marzo, da quando è la nuova Guida Suprema dell'Iran.

Mojtaba Khamenei parla di "vendetta" per il "sangue puro" di Ali Khamenei e "di tutti i martiri di queste due guerre". "Questi criminali, di cui esiste un elenco completo dall'inizio alla fine, porteranno con loro nella tomba il desiderio di una morte tranquilla - prosegue il messaggio - Devono sapere che questo non dipende dalla mia esistenza o da quella di altri funzionari".

Iran, Khamenei: "Abbiamo lista criminali; subiranno vendetta"

"La vendetta e' la volonta' del nostro popolo e sara' certamente attuata". Lo afferma la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, in un messaggio scritto diffuso dai media iraniani. "Questi criminali, dei quali esiste un elenco completo, dal primo all'ultimo, porteranno nella tomba il desiderio di una morte tranquilla nel proprio letto", afferma Khamenei. "Devono sapere che tutto questo non dipende dalla mia presenza o da quella di altri responsabili", aggiunge la Guida suprema.

Iran, Mojtaba: "Assassini Guida suprema pagheranno per crimine"

"Gli assassini della Guida defunta devono sapere che renderanno conto per i loro crimini". Lo dichiara in un messaggio scritto la Guida suprema Mojtaba Khamenei. 

Iran, Khamenei: "Vendetta è richiesta da Nazione, avverrà"

La Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, dichiara in un messaggio scritto che la vendetta per il suo predecessore e padre assassinato e' una richiesta della nazione e "deve certamente" avere luogo.

Iran, due membri dei Basij uccisi in un attacco a Mashhad

Due membri delle forze di sicurezza iraniane sono stati uccisi in un attacco avvenuto a Mashhad, dove giovedi' si sono svolti i funerali dell'ex Guida suprema Ali Khamenei. Lo riferisce l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. L'agenzia non ha precisato la data dell'attacco ne' l'identita' degli assalitori. Le due vittime erano membri dei Basij, la forza paramilitare affiliata ai Guardiani della Rivoluzione, l'esercito ideologico della Repubblica islamica. Secondo Tasnim, i due uomini sono stati uccisi mentre pattugliavano la citta' di Mashhad, a circa 15 chilometri dal santuario dell'Imam Reza, il principale luogo sacro dello sciismo in Iran, dove Ali Khamenei e' stato sepolto nelle prime ore di venerdi'. "Nell'attacco e' rimasto ferito anche un passante, che e' stato trasportato in ospedale", ha aggiunto l'agenzia. La Guida suprema era stata uccisa in un attacco congiunto americano-israeliano alla fine di febbraio, all'inizio della guerra in Medio Oriente. Le ostilita' tra Iran e Stati Uniti sono riprese questa settimana, con uno scambio di attacchi, i piu' intensi dalla firma, il 17 giugno, del protocollo d'intesa che aveva sancito il cessate il fuoco raggiunto ad aprile.

Sondaggi: Eizenkot continua a crescere rispetto a Netanyahu, ma permane stallo

Continua il trend di rafforzamento del partito centrista 'Yashar!' dell'ex capo di Stato maggiore israeliano Gazi Eizenkot, considerato il principale rivale di Benjamin Netanyahu alle prossime elezioni previste per l'autunno. Nei sondaggi di Maariv e Channel 12, Yashar! supera per la prima volta il Likud di Netanyahu, con 22.75 seggi contro 22.25, mentre per Channel 11 entrambi i partiti si posizionano su 23 seggi. La crescita di Eizenkot è spiegata con una fuga di voti dal partito centrista 'Beyahad' di Bennett e Lapid verso Yashar! In contrasto, Channel 14, emittente di posizioni filo-governative, continua ad attribuire un vantaggio enorme al Likud, con 33 mandati rispetto a 21 di Yashar!, spiegato dal sondaggista con la migrazione di voti dal partito di Bennett e Lapid verso Netanyahu piuttosto che Eizenkot. A parte Channel 14, che attribuisce all'attuale coalizione di governo 63 seggi, gli altri sondaggi certificano la situazione di stallo per cui nessuno dei due blocchi politici che caratterizzano oggi la politica israeliana raggiungerebbe il minimo di 61 seggi necessario per formare un governo.

Iran, media: atteso messaggio Mojtaba Khamenei

E' atteso a breve un nuovo messaggio della Guida Suprema dell'Iran,  Mojtaba Khamenei. Lo riferisce l'agenzia iraniana Tasnim, parlando di un  messaggio che sarà incentrato sull'addio ad Ali Khamenei, Guida  Suprema, ucciso a fine febbraio nel primo giorno di raid di Usa e  Israele contro la Repubblica islamica. Fino a giovedì scorso, per sei  giorni, una marea umana in Iran ha assistito alle cerimonie per l'ultimo  saluto ad Ali Khamenei. Di Mojtaba Khamenei, suo secondogenito, nessuna  notizia ufficiale.  Non si è  mai fatto vedere in pubblico - né in video - da quando ha preso il posto  del padre. Da quando è la Guida Suprema dell'Iran - scelto  dall'Assemblea degli esperti lo scorso 8 marzo, nove giorni dopo  l'uccisione di Ali Khamenei - sono arrivati solo messaggi a nome di  Mojtaba Khamenei, mai audio. Il primo messaggio, letto dalla tv di Stato  iraniana, risale al 12 marzo. Mojtaba Khamenei, 56 anni, sarebbe  rimasto ferito nei primi bombardamenti contro la Repubblica islamica. Le  sue condizioni restano da allora avvolte nel mistero.

Iran, media: "No negoziati senza marcia indietro di Usa"

L'Iran non avrebbe chiesto l'avvio di nuovi negoziati con gli Stati Uniti e non sarebbe disposto a tornare al tavolo finche' Washington non fara' marcia indietro rispetto alle proprie posizioni. E' quanto riferisce una fonte definita "affidabile" e vicina al team negoziale iraniano ripresa dai media iraniani. La fonte ha smentito le notizie secondo cui sarebbe stata Teheran a chiedere la ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti. "La Repubblica islamica dell'Iran non ha presentato alcuna richiesta di negoziati con gli Stati Uniti", ha aggiunto, precisando che "non ci saranno negoziati finche' la parte americana non ritirera' le proprie posizioni".

Iran, Teheran: "In attacchi Usa 17 morti e 115 feriti"

Il ministero della Salute iraniano ha reso noto che gli attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti mercoledi' e giovedi' hanno provocato 17 morti e 115 feriti in sei citta' del Paese. In una nota diffusa oggi, il ministero ha precisato che sono stati effettuati 14 interventi chirurgici e che 102 dei feriti sono gia' stati dimessi dopo aver ricevuto le cure necessarie

Cbs: "Vance, Rubio, Witkoff e Kushner ai negoziati con l'Iran in Oman"

"Le delegazioni statunitense e iraniana si sono recate in Oman oggi per  continuare i negoziati tramite mediatori, nonostante il drammatico  scambio di colpi che ha fatto fallire la tregua". Lo scrive Cbs News  citando funzionari, sottolineando che "il team negoziale del presidente  Trump, guidato dal vicepresidente JD Vance, Jared Kushner, dal  segretario di Stato Marco Rubio e dall'inviato Steve Witkoff, dovrebbe  proseguire i colloqui in Oman sabato" con l'Iran. Secondo Cbs, il team  americano sarà ai colloqui su istruzione di Trump. Oggi è arrivato in  Oman il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Media saudita: "Hamas sempre più operativo dalla Turchia che dal Qatar"

Hamas sta spostando il proprio centro operativo verso la Turchia, dopo anni in cui aveva mantenuto una presenza ridotta nel Paese. Lo riporta il quotidiano saudita Asharq Al-Awsat citando tre fonti del movimento islamico, secondo cui la stragrande maggioranza della  leadership di Hamas si è recentemente stabilita in Turchia e vi ha soggiornato per lunghi periodi, compresi quei leader le cui famiglie risiedono ancora in Qatar. ''Ciò non costituisce una disputa con il Qatar, piuttosto, è avvenuto per alleggerire il peso sul Qatar di fronte alle pressioni statunitensi, spinte da Israele, che chiedono l'espulsione dei leader dell'organizzazione'', ha precisato una delle fonti, aggiungendo che ''Hamas mantiene tuttora un rapporto solido e forte con Doha, che continua ad accogliere con favore la leadership di Hamas''. Un segnale del rafforzamento delle relazioni con Ankara si è visto a maggio, quando Hamas ha tenuto a Istanbul, invece che a Doha come in passato, le elezioni interne del capo dell'ufficio politico.    Le elezioni, che si svolgono secondo un meccanismo segreto, si erano concluse senza risultati e il nuovo round avverrà nuovamente in Turchia ''dopo che sarà concluso il processo di voto nei territori palestinesi'', ha affermato una delle fonti al quotidiano saudita. Secondo il giornale, il trasferimento operativo in Turchia coincide anche con un tentativo di riavvicinamento di Hamas al nuovo governo siriano di Ahmed al-Sharaa, che aveva preso le distanze dalle fazioni palestinesi al momento della presa del potere nel dicembre 2024: Hamas ha condannato i due recenti attentati a Damasco, in contrasto con il silenzio della Jihad islamica, più vicina all'Iran.

Media: "Due attacchi con droni in un villaggio nel sud del Libano"

I media libanesi segnalano due attacchi di droni nel villaggio di Tabnit, nella parte meridionale del Paese.

Mo, Tajani: "Italia in grado di favorire la pace"

"Vediamo quando si svolgeranno, perche' si pensava anche di aspettare la visita" del presidente del Libano, "Joseph Aoun, negli Stati Uniti, quindi una settimana. Cioe', si faranno a Roma, vediamo quando sara' la data, ma e' importante gia' che sia riconosciuto da tutti gli interlocutori il ruolo dell'Italia come Paese in grado di favorire accordi di pace". Lo ha detto Antonio Tajani, leader di Forza Italia, a margine di "Anuman, la foresta delle idee, giovani a confronto", a chi gli ha domandato degli incontri diplomatici tra israeliani e libanesi a Roma. "Avevo fatto una proposta durante la mia ultima missione a Beirut al presidente Aoun, l'avevo ribadita al segretario di Stato americano Rubio, l'avevo detto al ministro degli Esteri israeliano Sa'ar. Alla fine - ha aggiunto- la nostra proposta e' stata accolta e i prossimi colloqui si faranno a Roma, a dimostrazione che l'Italia svolge un ruolo importante per costruire la pace".

Guardian: "L'Europa sta valutando le proposte per consentire i pedaggi a Hormuz"

L'Europa sta valutando proposte che potrebbero consentire l'applicazione di pedaggi per la navigazione nello Stretto di Hormuz, a condizione che tali pedaggi non siano obbligatori e abbiano il sostegno dell'agenzia delle Nazioni Unite che regola il trasporto marittimo. Lo riporta il Guardian.     Il vice primo ministro britannico, David Lammy, ha affermato che l'imposizione di pedaggi obbligatori sarebbe disastrosa. Tuttavia, alcuni suoi colleghi di governo hanno riconosciuto che i sistemi di pagamento per specifici servizi di navigazione sono ammissibili in molte vie navigabili naturali, tra cui lo Stretto di Malacca e il Canale della Manica.     Questo avviene mentre i funzionari statunitensi hanno chiesto all'Iran di rilasciare una dichiarazione pubblica in cui si afferma che lo Stretto di Hormuz è aperto e che le navi che utilizzano questo vitale corridoio non saranno più attaccate.     L'Oman, in collaborazione con avvocati britannici, ha già elaborato una proposta per lo stretto che adatta i principi dello stretto di Malacca. Muscat si è ora offerta di inviare i propri esperti legali a Teheran per illustrare il piano in dettaglio. L'Oman controlla la maggior parte delle acque navigabili dello stretto e si oppone all'introduzione di un pedaggio obbligatorio.

Media Iran: "L'esplosione nell'est di Teheran è smaltimento controllato di munizioni"

Un'esplosione udita nella parte orientale della provincia di Teheran è  stata causata dallo smaltimento controllato di munizioni nella guerra.  Lo affermano i media statali iraniani che citano i Pasdaran. In  precedenza, i media statali iraniani avevano riferito di un'esplosione  udita nella parte orientale della provincia di Teheran, con residenti di  Pakdasht e Qiyamdasht che avevano segnalato l'esplosione.

Wall Street: settimana positiva tra nuove tensioni Usa-Iran e rimbalzo tech

Ieri, seduta in rialzo a Wall Street, con S&P e Nasdaq che hanno  registrato una settimana positiva, nonostante le rinnovate tensioni in  Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scritto  su Truth Social che "la Repubblica Islamica dell'Iran ci ha chiesto di  proseguire i 'colloqui'. Abbiamo accettato di farlo, ma gli Stati Uniti  hanno chiarito, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è finito!".  Il Dow Jones ha guadagnato 149,60 punti (+0,29%), lo S&P 500 è  salito di 31,75 punti (+0,42%), il Nasdaq ha chiuso in rialzo di 74,71  punti (+0,29%). Il petrolio Wti al Nymex ha perso 67 centesimi, lo  0,93%, a 71,41 dollari al barile. L'oro ha perso 26.50 dollari, lo  0,64%, a 4.104,10 dollari all'oncia, per un calo settimanale dello  0,21%. Euro stabile a 1,142 dollari. Bitcoin in rialzo dell'1% a 63.836  dollari.

Descalzi: "Sull'energia nulla è più come prima"

"Oggi i numeri parlano chiaro: soltanto tra il marzo scorso, data d'inizio dei bombardamenti in Iran, e fine maggio, le scorte globali di petrolio sono crollate di 350 milioni di barili, principalmente scorte governative dei Paesi Ocse, più quelle cosiddette on water, cioè petrolio trasportato via mare". Lo afferma, in un'intervista a Il Sole 24 Ore, Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni.    "L'utilizzo di queste scorte - aggiunge - ha fatto sì che i prezzi oscillassero, rimanendo tuttavia sostanzialmente sotto controllo. È chiaro però che, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, potrebbero aspettarci momenti complessi". "Non serve essere allarmisti e pessimisti a oltranza - prosegue Descalzi -, ma in certe situazioni occorre capire cosa sta accadendo e agire di conseguenza".    "Dal 18 giugno - afferma ancora l'ad di Eni -, dopo la firma dell'accordo, hanno ripreso a passare per Hormuz solo 15 navi al giorno, pari al 29 per cento del transito prima delle ostilità, praticamente quasi nulla. Poi, dal 4 luglio, anniversario dell'indipendenza americana, i passaggi risultano più che dimezzati: soltanto otto al giorno. Era evidente che la situazione non si stesse risolvendo. Per mantenere i prezzi sotto controllo occorre continuare a utilizzare le scorte, creando quindi un rischio futuro dato che le riserve non sono infinite. Pper quanto riguarda il gas diventa prioritario reintegrare gli stoccaggi prima dell'inverno, soprattutto in Europa. Ecco perché l'Iran ha acquisito una posizione di forza senza precedenti".    Serve una svolta? "È indispensabile e occorre sia radicale: occorre riprendere a investire per diversificare" conclude Descalzi.

Crosetto: "Teheran non rispetta i patti, ma una parte del regime non vuole la guerra"

"È una riedizione di quel che abbiamo visto nei mesi scorsi, con Hormuz  bloccato dalla inaccettabile e folle strategia iraniana. Il regime di  Teheran prima prende impegni e poi li disattende, bombardando le navi".  Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, il ministro della  Difesa Guido Crosetto. "Nel divenire della guerra - aggiunge -, gli  iraniani hanno scoperto che la chiusura di Hormuz è la più forte delle  armi, perché consente loro di danneggiare tutto il mondo. Una nuova  strategia". "Trump - prosegue Crosetto - ha decapitato il regime  iraniano, ma eliminando la parte religiosa sono rimasti i pasdaran, i  militari più violenti ed estremisti. L'Iran, oggi, è diviso in due: c'è  la parte militare, che vuole chiudere la guerra e trattare anche  rinunciando a qualcosa, e c'è la parte più integralista, che è disposta a  sacrificare il Paese anche per i futuri decenni". Quando finirà il  conflitto? "L'interesse prevalente di entrambe le parti è che finisca  prima possibile" afferma ancora. "Ad Ankara è andata bene - aggiunge -.  Molti pensavano che saltasse l'Alleanza atlantica e che Trump avrebbe  mortificato tutti i leader e invece ha concluso con un appello peace and  love. Il nostro obiettivo, tenere salda l'alleanza, è stato raggiunto.  Noi ci siamo impegnati ad arrivare al 5% di spese per la Nato nel 2035,  con una revisione nel 2030. Quanto è preoccupato per la sicurezza  nazionale dopo la vicenda inquietante delle spie russe? "Sono  preoccupato per la sicurezza non solo nazionale - va avanti Crosetto - e  per l'evoluzione nel mondo dei rapporti tra grandi potenze. Oltre ai  nemici, ci sono gli alleati involontari dei nemici". "Ora c'è  Piantedosi. Ha lavorato molto bene, ha portato a casa risultati  straordinari, dall'immigrazione alla diminuzione incredibile degli  sbarchi, fino alla lotta alla criminalità. Come aveva già fatto Salvini"  conclude Crosetto, commentando l'ipotesi di un ritorno di Salvini al  Viminale.

Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi arrivato in Oman

A Muscat sono previsti  colloqui con funzionari dell'Oman sugli ultimi  sviluppi nella regione, in particolare nello Stretto di Hormuz. Le due parti discuteranno della sicurezza della navigazione nello stretto,  sulla base dell'articolo 5 del Memorandum d'intesa firmato tra Stati  Uniti e Iran a Islamabad, secondo quanto riportato dall'agenzia di  stampa Irna.

Iran, Araghchi a Muscat per discutere del futuro di Hormuz

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e' arrivato a Muscat, capitale dell'Oman, alla guida di una delegazione diplomatica per discutere del futuro dello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaiel Baghaei, la visita rappresenta "la prosecuzione delle consultazioni avviate con l'Oman negli ultimi due mesi sullo Stretto di Hormuz", uno dei "punti chiave del memorandum d'intesa per porre fine alla guerra". Baghaei ha affermato che l'Iran "si e' assunto chiaramente la responsabilita' di definire accordi ordinari e di garantire i servizi marittimi connessi al traffico navale nello Stretto di Hormuz", assicurando che Teheran e' "molto determinata" a rispettare gli impegni assunti. In base al memorandum, l'Iran deve coordinarsi e cooperare con l'Oman sulla gestione dello Stretto. Finora, ha aggiunto il portavoce, si sono gia' svolti diversi round di colloqui tecnici sia a Teheran sia a Muscat. La visita avviene dopo che il rappresentante permanente iraniano all'Onu, Amir Saeid Iravani, aveva chiesto alle Nazioni Unite di fermare gli attacchi degli Stati Uniti, minacciando il mancato rispetto dell'accordo di giugno qualora Washington non avesse interrotto le operazioni militari. Iran e Oman stanno negoziando un protocollo di sicurezza per disciplinare la navigazione nello Stretto dopo le restrizioni imposte dai Guardiani della Rivoluzione iraniani. Tre settimane fa Muscat ha inoltre introdotto un corridoio marittimo temporaneo, esente da pedaggi, per agevolare il transito lungo la strategica via d'acqua, attraverso la quale prima dello scoppio della guerra transitava circa un quinto del petrolio mondiale.

Iran: "Siamo impegnati nel memorandum, se gli Usa non continuano a violarlo"

L'Iran rimane impegnato nel rispetto del Memorandum d'intesa, a  condizione che gli Stati Uniti rispettino pienamente i propri obblighi,  ha dichiarato Saeed Iravani, rappresentante iraniano presso le Nazioni  Unite, sottolineando: "Tuttavia, qualora gli Stati Uniti continuassero a  violare i propri obblighi previsti dal Memorandum d'intesa, l'Iran non  sarà più tenuto a rispettarli". Secondo l'agenzia di stampa Irna,  Iravani ha anche criticato i Paesi E3 (Francia, Germania e Regno Unito),  affermando che questi non hanno la legittimazione legale per invocare  il meccanismo di ripristino delle sanzioni, poiché "per anni non sono  riusciti a rispettare i propri impegni e hanno poi sostenuto gli  attacchi illegali israelo-americani contro l'Iran".

Beirut: "Raid aerei notturni di Iraele su Nabatieh, nel sud del Libano"

L'esercito israeliano ha colpito la periferia di Nabatieh con un raid  aereo, secondo quanto riportato dall'Agenzia Nazionale di Stampa  libanese (Nna). L'agenzia scrive inoltre che Israele ha poi effettuato  un altro attacco con droni nella stessa zona cinque minuti dopo, quando  ci sono state raffiche mitragliatrice contro Zawtar al-Sharqiyah, un  comune che si affaccia sul fiume Litani.

Iran, telefonata MbS-Trump: "Importante garantire la navigazione"

Il principe ereditario e primo ministro saudita Mohammed bin Salman ha avuto un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel corso del quale i due leader hanno discusso della sicurezza marittima, sullo sfondo della recente escalation nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale saudita Spa. Secondo la nota, durante la conversazione e' stata sottolineata "l'importanza della sicurezza marittima e della sicurezza delle rotte di navigazione", esprimendo sostegno "a tutti gli sforzi che contribuiscano a garantire sicurezza e stabilita' nella regione". Bin Salman e Trump hanno inoltre affrontato "gli attuali sviluppi nella regione, compresi i colloqui tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell'Iran", senza che siano stati forniti ulteriori dettagli sul contenuto della telefonata. Il colloquio arriva dopo una settimana di forte tensione nel Golfo. Una nave saudita e una qatarina sono state attaccate nello Stretto di Hormuz in azioni attribuite all'Iran, mentre Teheran ha lanciato missili contro basi militari statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania in risposta ai bombardamenti americani sul territorio iraniano. La telefonata coincide anche con le accuse rivolte oggi dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi agli Stati Uniti di aver violato il memorandum d'intesa firmato il 17 giugno per porre fine al conflitto, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare negoziati sul programma nucleare iraniano. Le dichiarazioni di Araghchi seguono l'annuncio di nuove sanzioni da parte del dipartimento del Tesoro statunitense contro un intermediario finanziario iraniano, adottate dopo la ripresa degli attacchi di Teheran contro il traffico marittimo internazionale nello Stretto di Hormuz. Secondo il ministro iraniano, la decisione americana rappresenta un'ulteriore violazione dell'accordo, ribadendo che "puo' esserci solo un rispetto reciproco degli impegni".

Iran, media: ministro Esteri arrivato in Oman per colloqui

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a Muscat,  in Oman, per gli annunciati colloqui con interlocutori omaniti sugli  sviluppi nella regione e in particolare sulla situazione nello Stretto  di Hormuz. Lo riferiscono i media iraniani.

Fars: "Esplosioni a est legate a distruzione controllata di materiali esplosivi"

L'agenzia iraniana Fars, citando un funzionario, riferisce che le esplosioni udite nella parte orientale della provincia di Teheran erano legate a un'operazione controllata per la distruzione di materiale esplosivo. Lo riporta Reuters. 

Iran, media: "Udite esplosioni nell'est del Paese"

Sono state udite delle esplosioni nell'est dell'Iran. Lo riferiscono i media iraniani. Non e' ancora chiara l'origine delle deflagrazioni avvertite. Le esplosioni udite a est di Teheran sono legale al brillamento di residui bellici. Lo riportano i media locali.

Iran, portaerei francese rientra a Tolone dopo 5 mesi missione

La portaerei francese Charles de Gaulle e' rientrata oggi nella base navale di Tolone dopo una missione di oltre cinque mesi e mezzo che l'ha portata dall'Atlantico settentrionale al Mediterraneo orientale e fino al Mare Arabico, sullo sfondo della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele e della crisi nello Stretto di Hormuz. Partita il 27 gennaio, la missione "La Fayette 26" si e' protratta per 166 giorni in mare, diventando la seconda piu' lunga nei 25 anni di servizio della nave ammiraglia della Marina francese. "E' stata una missione eccezionale", ha dichiarato il contrammiraglio Thibault de Possesse, comandante del gruppo aeronavale, sottolineando che il dispositivo ha operato "in sei mari e due oceani, in condizioni climatiche e strategiche estremamente diverse". Inizialmente destinata a partecipare all'esercitazione Orion e a rafforzare la presenza della Nato nel Nord Europa, la missione e' stata radicalmente modificata dallo scoppio del conflitto con l'Iran. Il 3 marzo il gruppo navale ha ricevuto l'ordine di dirigersi rapidamente verso il Mediterraneo orientale, dopo che Cipro era stata bersaglio di droni iraniani. Il gruppo ha percorso circa 6 mila chilometri in sei giorni, continuando nel frattempo le operazioni di volo e il rifornimento delle fregate francesi e alleate. Per due mesi i caccia Rafale imbarcati hanno operato dal Mediterraneo orientale svolgendo missioni sul Mar Nero, per riaffermare la liberta' di navigazione nell'area, oltre che in Iraq e Siria nell'ambito dell'operazione antiterrorismo Chammal e nel canale di Siria per monitorare la situazione in Libano. Il 6 maggio la Charles de Gaulle ha attraversato il Canale di Suez dirigendosi nel Mare Arabico per sostenere l'iniziativa diplomatica franco-britannica volta alla creazione di una missione multinazionale a tutela della liberta' di navigazione nello Stretto di Hormuz. "E' la riscoperta di quella che chiamiamo diplomazia navale, cioe' il sostegno delle forze navali a uno sforzo politico e diplomatico", ha spiegato il contrammiraglio de Possesse, secondo cui la presenza del gruppo aeronavale "modifica il calcolo degli attori locali". Nel corso della missione sono stati effettuati circa 3.400 appontaggi. Per l'equipaggio il dispiegamento ha significato affrontare condizioni climatiche estreme, dai -4 gradi dell'Atlantico settentrionale agli oltre 70 gradi registrati sul ponte di volo nel Mar Rosso e al largo di Gibuti. "Si sa quando si parte, ma non si sa mai quando si torna", ha osservato il comandante della portaerei, il capitano di vascello Thomas Puga, ricordando che il personale deve essere pronto a operare per lunghi periodi, a grande distanza da casa e in qualsiasi condizione ambientale. "Siamo tutti contenti di rientrare", ha raccontato una delle componenti dell'equipaggio, Oriana, addetta alla movimentazione degli aerei sul ponte di volo. "Mi sono sentita utile, era per questo che mi ero arruolata, ma le ultime tre settimane sono state davvero dure", ha aggiunto.

Iran, Crosetto: "Teheran non rispetta patti ma parte del regime vuole chiudere guerra"

"È una riedizione di quel che abbiamo visto nei mesi scorsi, con Hormuz  bloccato dalla inaccettabile e folle strategia iraniana. Il regime di  Teheran prima prende impegni e poi li disattende, bombardando le navi.  Nel divenire della guerra, gli iraniani hanno scoperto che la chiusura  di Hormuz è la più forte delle armi, perché consente loro di danneggiare  tutto il mondo. Una nuova strategia". Così il ministro della Difesa  Guido Crosetto al Corriere della Sera relativamente al fallimento della  tregua in Iran. Escluso, dal ministro, yn 'rinvigorimento' dell'Iran da  parte degli Usa: "Trump ha decapitato il regime iraniano, ma eliminando  la parte religiosa sono rimasti i pasdaran, i militari più violenti ed  estremisti. L’Iran, oggi - spiega - è diviso in due: c’è la parte  militare, che vuole chiudere la guerra e trattare anche rinunciando a  qualcosa, e c’è la parte più integralista, che è disposta a sacrificare  il Paese anche per i futuri decenni. L’interesse prevalente di entrambe  le parti è che - il conflitto - finisca prima possibile".  "Ad  Ankara è andata bene. Molti pensavano che saltasse l’Alleanza atlantica  e che Trump avrebbe mortificato tutti i leader e invece ha concluso con  un appello peace and love. Il nostro obiettivo, tenere salda  l’alleanza, è stato raggiunto - sottolinea Crosetto - Trump non ricatta,  spinge con molta forza perché tutti si prendano sulle spalle la loro  parte di responsabilità. Il suo mantra è 'Paesi europei, dovete fare da  soli'. Siamo entrati nella fase della responsabilità, in cui  l’alternativa è una sola. Se vuoi fare parte della Nato, rispetti gli  impegni. Altrimenti esci.  Noi ci siamo impegnati ad arrivare al 5% di  spese per la Nato nel 2035, con una revisione nel 2030. Siamo arrivati  al 2,01% di spese per la difesa e al 2,8%, se consideriamo anche la  sicurezza. Il prossimo anno saremo al 2,3% e l’anno successivo al 2,6 %.  Siamo nelle condizioni di rispettare, con gradualità, gli impegni  assunti. E Giorgia Meloni ha ribadito davanti agli alleati che noi siamo  il primo contributore della Nato come uomini, davanti a Usa, Francia e  Regno Unito". Sugli investimenti per la difesa: "Meloni, Giorgetti e io  siamo stati molto chiari - dice Crosetto - Sono soldi di cui si chiederà  l’autorizzazione alla Ue per spese ulteriori, senza toccare alcun  capitolo del sociale. Non parliamo di spese solo per le armi, ma di  stipendi, pensioni, infrastrutture, ricerca, tecnologia, università e  posti di lavoro per chi opera nell’industria della difesa".

Teheran: "Le forze armate iraniane monitorano i movimenti del nemico"

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che le forze armate iraniane monitorano costantemente ogni movimento del nemico. "I valorosi difensori della nobile patria, nelle forze armate, tengono sotto sorveglianza i movimenti del nemico lungo le coste, le isole, i confini e altri punti sensibili del Paese, con occhi vigili e attenti", ha sottolineato in un post su X, aggiungendo che le forze armate "salvano la sicurezza e la tranquillità dell'Iran" attraverso le loro azioni. Baghaei ieri sera ha dichiarato alla televisione di Stato che "violare gli impegni presi è un'abitudine degli Stati Uniti": "Gli americani hanno violato il Memorandum d'intesa con il loro recente attacco contro il territorio iraniano e con l'annuncio della revoca della deroga per la vendita di petrolio all'Iran", ha aggiunto.

Iran, fonti Usa a Cbs: "Iraniani ammettono errore colpire navi"

L'Iran ha ammesso in privato con gli Stati Uniti di aver commesso un errore attaccando le navi commerciali nello Stretto di Hormuz e vuole proseguire i negoziati con l'amministrazione del presidente Donald Trump. Lo hanno riferito alti funzionari americani - riporta Cbs News - secondo i quali emissari di Teheran hanno spiegato che gli attacchi sarebbero stati opera di una fazione "deviata" di oltranzisti intenzionata a sabotare il dialogo con Washington. La Casa Bianca considera tuttavia gli attacchi una violazione del cessate il fuoco e chiede che l'Iran riconosca pubblicamente le proprie responsabilita'. Trump ha comunque dato mandato alla squadra negoziale, guidata dal vicepresidente JD Vance, dal genero Jared Kushner, dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal segretario di Stato Marco Rubio, di proseguire i colloqui. Un nuovo incontro e' previsto domani in Oman. "Sono tornati al tavolo e hanno detto: 'Abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore. Continuiamo a parlare'", ha dichiarato uno dei funzionari.Secondo l'amministrazione americana, dopo il vertice in Oman Teheran dovra' chiarire che intende mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e gestirlo come prima dell'inizio del conflitto. In caso contrario, ha avvertito un alto funzionario, "non sara' una buona giornata per loro". Un altro esponente dell'amministrazione ha definito quella attuale "una fase di attesa per vedere cosa accadra'". I funzionari hanno spiegato che gli iraniani attribuiscono gli attacchi contro il traffico commerciale a un'entita' "deviata" interna al sistema di potere iraniano. Washington, pero', offre una lettura diversa. Secondo gli Stati Uniti, il memorandum prevedeva che la corsia meridionale dello Stretto, lungo la costa dell'Oman, restasse aperta alla navigazione. L'Iran sarebbe pero' rimasto sorpreso dalla rapidita' con cui il traffico commerciale, in particolare quello di petrolio e gas, si e' concentrato su quella rotta, decidendo quindi di fare marcia indietro sugli impegni assunti. L'amministrazione Trump ribadisce che rispondera' con strumenti militari ed economici se Teheran dovesse tornare ad assumere comportamenti ostili. Il presidente, hanno aggiunto i funzionari, e' disposto a concedere ai negoziatori tempo per raggiungere un'intesa, "ma non molto".

Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas

Con la tensione di nuovo alta tra Usa e Iran, il numero di navi in transito nello Stretto di Hormuz si è drasticamente ridotto, secondo le più recenti rilevazioni dei sistemi di tracciamento marittimo. Dopo i 36 passaggi registrati lunedì e i 41 del giorno successivo, giovedì le imbarcazioni erano ormai soltanto poche,  comprese due unità iraniane che rientravano verso i porti del Paese  senza carico. Ecco il quadro della situazione e le conseguenze  economiche.

Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas

Chiusura Stretto Hormuz, le conseguenze sui prezzi di petrolio e gas

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Fonti Usa: "Iran riconosce che è stato errore colpire le navi a Hormuz"

L'Iran avrebbe ammesso che è stato "un gruppo di estremisti fuori  controllo" a tentare di minare i negoziati di pace e la tregua colpendo  le navi mercantili nello Stretto di Hormuz e provocando la reazione  americana, secondo quanto affermato alcuni funzionari statunitensi alla  Cbs News. "Loro (gli iraniani) sono tornati al tavolo delle trattative e  hanno detto: 'Abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore.  Continuiamo a parlare'". Gli Stati Uniti vogliono che l'Iran dichiari  pubblicamente che lo Stretto di Hormuz è aperto e si impegni a cessare  di sparare contro le navi mercantili. I funzionari americani interpellati da Cbs News precisano che la  'confessione' è stata fatta "in privato" da dirigenti iraniani ai  "consiglieri di Trump". "Se poi questa non è la posizione ufficiale di  Teheran", ha aggiunto un funzionario americano a Cbs News, questa non è  la loro posizione, ha detto il funzionario, "per loro non sarà una bella  giornata". "Siamo decisamente in una fase di attesa e osservazione", ha  affermato un altro funzionario. Ma anche se gli iraniani avrebbero  dichiarato agli emissari di Trump che gli attacchi alle navi sono stati  orchestrati da un'entità deviata all'interno del loro sistema,  intenzionata a minare l'accordo, l'amministrazione Trump - ritengono i  funzionari sentiti da Cbs News, sostiene che le navi siano state prese  di mira per un altro motivo: gli Stati Uniti credono che la rotta  meridionale dello Stretto di Hormuz, quella lungo la costa dell'Oman,  sarebbe rimasta aperta in base al memorandum. Ma l'Iran è stato colto di  sorpresa dalla rapidità con cui si muoveva il traffico - e dalla  quantità di petrolio e gas che transitava attraverso la rotta  meridionale - ed è per questo che avrebbero fatto marcia indietro.

Iran: "Parola mantenuta riguardo al Memorandum d'intesa con gli Stati Uniti"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che  Teheran ha "mantenuto la parola data" riguardo al Memorandum d'intesa  con gli Stati Uniti, in seguito all'annuncio del presidente americano  Donald Trump sulla fine del cessate il fuoco, pur accettando di avviare  nuovi colloqui. Araghchi ha  scritto su X, sabato: "Finora l'Iran ha mantenuto la parola data, a  differenza del cosiddetto ministro del tesoro americano che sta violando  il paragrafo 9 del Memorandum d'intesa", riferendosi a una sezione del  memorandum che stabilisce che gli Stati Uniti non avrebbero schierato  ulteriori forze nella regione.

Pakistan, 'Islamabad si prepara per l'arrivo di delegazioni straniere'

Sebbene non vi sia alcuna dichiarazione ufficiale riguardo a eventuali colloqui tra le delegazioni tecniche di Iran e Stati Uniti in Pakistan, la polizia di Islamabad ha annunciato un piano di deviazione del traffico, sul suo account ufficiale X, in vista dell'arrivo in città di delegazioni straniere. Gli agenti hanno chiuso tutte le strade che conducono al Serena Hotel di Islamabad. Il Serena Hotel è stato la sede del primo ciclo di colloqui svoltosi l'11 e il 12 aprile di quest'anno. Il piano - si legge - sarà in vigore dalle ore 8 dell'11 luglio alla mezzanotte del 13 luglio 2026. Al Arabiya, da parte sua, citando una fonte autorevole, scrive che è previsto un incontro tra squadre tecniche provenienti da Iran e Stati Uniti in Pakistan domenica 12 luglio. 

Libano, Idf: uccisi membro Hezbollah e un sospetto in due raid

L'esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso un membro di Hezbollah e un altro "sospetto" in due attacchi separati nel sud del Libano, ritenuti una minaccia per le proprie truppe. Secondo le forze israeliane, le operazioni sono avvenute nella "zona di sicurezza" sulle colline di Ali Taher. L'esercito ha ribadito che continuera' ad agire per neutralizzare ogni rischio per i soldati e impedire a Hezbollah di colpire civili israeliani. Intanto, fonti statunitensi indicano che il ritiro graduale delle truppe israeliane dal sud del Libano, previsto nell'accordo di cessate il fuoco del 26 giugno, potrebbe iniziare a breve. Il ministro della Difesa Israel Katz ha pero' affermato che Israele manterra' la propria presenza finche' Hezbollah non sara' disarmato.Dall'inizio delle ostilita' a marzo, oltre 4.300 persone sono morte in Libano negli attacchi israeliani, mentre 37 soldati e due civili israeliani sono stati uccisi in azioni di Hezbollah.

Iran, su cessate il fuoco abbiamo mantenuto la parola con gli Usa

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato sabato che Teheran ha "mantenuto la parola data" sul cessate il fuoco con gli Stati Uniti, dopo che Donald Trump ha insistito sul fatto che la tregua fosse finita, ma che avesse acconsentito a ulteriori negoziati con la Repubblica islamica. "Finora l'Iran ha mantenuto la parola data, a differenza del 'cosiddetto' Segretario del Tesoro statunitense che sta violando il paragrafo 9 del Memorandum d'intesa", ha scritto Araghchi su X, riferendosi a una parte del memorandum d'intesa relativa al mancato dispiegamento di ulteriori forze statunitensi nella regione. Nel su post su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha aggiunto che "non può esserci rispetto se non è reciproco". Gli scontri tra Iran e Stati Uniti sono ripresi martedì scorso e sono stati i più significativi dalla firma, il 17 giugno, di un accordo volto a trovare una soluzione definitiva alla guerra iniziata il 28 febbraio con l'attacco israelo-americano all'Iran. Donald Trump ha ribadito ieri che il cessate il fuoco era "finito", pur accettando di proseguire i colloqui con Teheran. "La Repubblica islamica dell'Iran ci ha chiesto di continuare le 'discussioni'. Teheran "non ha avanzato alcuna richiesta di questo tipo", si è affrettato a precisare il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, annunciando al contempo che Araghchi si sarebbe recato in Oman sabato per discutere dello Stretto di Hormuz. Teheran consente un solo corridoio di navigazione, lungo la sua costa, ed esclude qualsiasi ritorno alla situazione prebellica, quando il passaggio in questo stretto, attraverso il quale transitava normalmente un quinto del commercio mondiale di idrocarburi, era libero. Gli Stati Uniti hanno colpito l'Iran per due notti consecutive dopo aver accusato Teheran di attacchi a tre navi mercantili nello stretto. Per rappresaglia, l'Iran ha fatto fuoco contro i paesi del Golfo: il Kuwait, il Bahrein e il Qatar.

USA: Trump, 'Ci sono 1000 missili pronti al lancio contro l'Iran'

"Ci sono 1000 missili pronti al lancio contro la Repubblica Islamica dell'Iran, seguiti immediatamente da altre migliaia, qualora il governo iraniano mettesse in atto la sua minaccia, annunciata in tutto il mondo, di assassinare, o tentare di assassinare, l'attuale Presidente degli Stati Uniti d'America, in questo caso, me", ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. Ha aggiunto: "Ho dato l'ordine, e l'esercito statunitense è pronto, disposto e in grado, per un anno, prorogabile, di annientare e distruggere completamente tutte le aree dell'Iran".

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